ECO GENESI
Centro di termovalorizzazione e riciclo dei rifiuti urbani
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Centro di termovalorizzazione e riciclo dei rifiuti urbani
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Con il ciclo di ricerche "Aniene Rims" dal 2019 la cattedra del professor Antonino Saggio si concentra sul tratto urbano del fiume Aniene, tra il Grande Raccordo Anulare e la confluenza con il Tevere a Tor di Quinto. In quest'area, caratterizzata da circa trenta vuoti urbani prevalentemente di origine industriale e artigianale, si apre un nuovo campo di sperimentazione progettuale volto alla rigenerazione della città esistente.
Questi spazi marginali vengono riletti come risorse da restituire alla collettività attraverso proposte innovative, costruite in dialogo con associazioni, enti e cittadini. Lungo i quindici tratti in cui è suddiviso il percorso dell'Aniene, le azioni progettuali si radicano nella specificità del territorio fluviale e allo stesso tempo delineano una visione infrastrutturale di nuova generazione. L'idea di fondo è che lo sviluppo urbano non debba più coincidere con consumo di suolo, ma con un processo di recupero, densificazione e riqualificazione delle aree esistenti, innescando così una trasformazione sostenibile della città.
All'interno di questo scenario si inserisce la Tesi di Laurea "Eco Genesi"
Roma da anni vive una crisi profonda nella gestione dei rifiuti, con discariche sature, sistemi di raccolta inefficaci e un crescente malcontento cittadino. È proprio da questa emergenza che prende vita Eco Genesi, la tesi di Lorenzo de Maria, che ha immaginato un centro innovativo di termovalorizzazione e riciclo. Il progetto non si limita a proporre un impianto tecnico, ma ripensa radicalmente il ciclo dei rifiuti, trasformando un problema cronico in un’opportunità per rigenerare spazi urbani, creare occupazione e rafforzare la coscienza ambientale collettiva. La scelta di collocare il complesso nei pressi di Rebibbia, nodo strategico della mobilità romana, permette di integrare l’infrastruttura in una rete più ampia che comprende il potenziamento della metropolitana e la creazione di un nuovo parco urbano. Eco Genesi unisce dimensione tecnologica, sociale ed economica: da un lato prevede la riduzione delle emissioni di gas serra e il recupero di materiali, dall’altro promuove la nascita di nuovi modelli di finanziamento e partenariati pubblico-privati. Ma soprattutto, intende educare e coinvolgere i cittadini, facendo del centro non solo un impianto produttivo, ma anche un luogo simbolico e partecipato, capace di raccontare la trasformazione della città verso un futuro sostenibile.
Eco Genesi mostra come l’architettura possa farsi ponte tra esigenze ambientali, urgenze sociali e strategie economiche. Non si tratta soltanto di un impianto per la gestione dei rifiuti, ma di un vero manifesto urbano: un luogo in cui la materia di scarto diventa energia, cultura e partecipazione. Il progetto dimostra che le infrastrutture, spesso percepite come corpi estranei o problematici, possono invece trasformarsi in catalizzatori di rigenerazione, innescando nuove connessioni tra paesaggio, mobilità e comunità. In una città come Roma, dove la crisi dei rifiuti è una ferita aperta, Eco Genesi ci ricorda che il futuro dipende dalla capacità di trasformare le criticità in opportunità. Un invito a ripensare il rapporto tra cittadini e ambiente, e a immaginare che anche i luoghi dello scarto possano diventare spazi di rinascita collettiva.
Abbiamo intervistato Lorenzo de Maria, autore della Tesi di Laurea, per approfondire come è nato questo progetto, quali sfide ha comportato e in che modo l’esperienza della tesi ha influenzato il percorso professionale.
Ritieni che la tua tesi ti abbia aiutato a sviluppare competenze utili per la tua carriera?
L.d.M. La tesi è stata un percorso durato poco più di due anni. In questo lungo periodo ho avuto modo di approfondire il tema dei rifiuti urbani a tal punto da scriverci un piccolo libro che sto finendo di curare per la collana Proactive di Antonino Saggio. La portata del lavoro è stata sicuramente notevole, occupando un’area di più 250 mila mq e di uno sviluppo verticale tra sotto e sopra terra di quasi 210 metri. Chiaramente, vista anche la complessità dell’opera, ho avuto modo di confrontarmi con diversi studi di ingegneria che hanno dato inoltre concretezza al progetto. Insomma, questa è stata sicuramente una scuola tanto utile per la parte accademica quanto per quella sociale – lavorativa, che mi ha aperto le porte a diverse opportunità tra cui anche quelle menzionate nella mia bio di introduzione.
Da dove nasce l’idea di affrontare il tema dei rifiuti, così centrale e complesso per Roma?
L.d.M. Questo per me è stato un tema delicato. Credo fortemente nell’idea di economia, e quindi città, circolare. L’architetto svizzero Walter Stahel fu il primo a teorizzare questo concetto oggi scontato. Da futuro architetto credo che il nostro compito risieda anche in questo. Saper leggere una città, saperne comprendere i vuoti urbani, i suoi angoli di respiro, le sue fratture e le crisi che l’attanagliano. Essere architetti è forse anche questo atto di responsabilità nel fornire soluzioni che non siano solo formali o tecniche, ma anche sociali e culturali.
Quali criticità urbane o sociali ti hanno spinto a immaginare Eco Genesi proprio nell’area di Rebibbia?
L.d.M. La crisi nasce in primissima istanza dall’individuazione della crisi, una piaga che purtroppo riguarda Roma da tempo immemore. L’analisi urbana. Logistica, territoriale e sicuramente socio-ambientale, oltre che politica, hanno trovato sfogo nell’area di progetto in quanto era la perfetta sintesi di un’indagine meticolosa. La sua posizione si sposava perfettamente per risolvere il problema del fallout delle polveri della ciminiera, inoltre l’acqua è un mezzo indispensabile per tutte le operazioni di riciclo delle materie prime e per raffreddare gli inceneritori del termovalorizzatore. Il progetto prevedeva un partenariato pubblico-privato tra la città capitolina, Ama ed Acea, quest’ultima leader nel campo della termovalorizzazione e avente un impianto di depurazione dell’Aniene adiacente all’area di progetto. In modo il vantaggio era sia energetico (il termovalorizzatore fornisce energia sufficiente a sé stesso e all’impianto limitrofo di depurazione) sia ambientale, grazie alle lavorazioni fatte per abbattere il carico di inquinanti prima di incontrare il depuratore.
Quale ruolo hanno il parco urbano e le soluzioni paesaggistiche nel progetto?
L.d.M. Oltre a svolgere un ruolo pratico di depurazione del fiume Aniene, il parco urbano ricollega le cave di Tor Cervara attualmente separate dall’omonima via. In più sono state piantate specie autoctone per ristabilire il giusto equilibrio tra flora e fauna. Tutto questo sistema crea un polmone verde proprio adiacente ad un impianto di smistamento e riciclaggio dei rifiuti urbani. Questo è volto a creare una sensibilizzazione sul tema degli inquinanti e spinge l’associazione rifiuto = risorsa, cardine poi della tesi stessa.
In che modo il centro diventa non solo un impianto, ma anche un luogo educativo e di sensibilizzazione?
L.d.M. Per dare ancora più valore a questo progetto ho fatto una vera e propria campagna di raccolta dati per capire meglio quali fossero i pregiudizi e le aspettative che la popolazione potesse avere riguardo un progetto del genere. Sono emerse tante criticità legate ad una disinformazione di base sia sul ciclo stesso dei rifiuti, sia sul sistema di termovalorizzazione. Ho poi ripetuto la raccolta dati ma sottoponendo questa volta il mio progetto, spiegandone le motivazioni, i vantaggi, la gestione economica e territoriale. È risultato che del primo gruppo circa il 72% aveva maturato un’idea diversa e accoglieva il progetto. Un 19% invece era stupita dai risultati ma riservava delle perplessità, mentre solo il 9% continuava a ritenere il progetto rischioso per la salute. Poi sono andato nelle scuole, dall’asilo al liceo, ed ho tenuto delle lezioni di sensibilizzazione al tema dei rifiuti, mostrando come altre città gestiscano questa condizione. Il risultato è stato che quasi la totalità degli studenti e dei docenti proponesse di sua spontanea volontà soluzioni come quelle proposte nella tesi prima ancora di mostrare il mio lavoro. Questi studi sono fondamentali per comprendere quanto sia importante continuare ad educare certamente le generazioni future, ma anche e forse soprattutto le generazioni presenti e passate, attualmente in grado di apportare cambiamenti significativi. Così il progetto si è trasformato anche in funzione di questi stimoli rendendo il cittadino parte integrante della progettazione.
Credi che Roma sia pronta ad accogliere un’infrastruttura come Eco Genesi? Quali passi concreti servirebbero?
L.d.M. Tutto quello proposto nella tesi ha una valenza concreta e fondata su analisi e progetti che hanno una valenza pratica e concreta. Inoltre dimostra che è possibile affrontare questa crisi con strategie moderne e innovative, frutto soprattutto di casi studio già vincenti nel resto del mondo. La forma mentis è sempre la più difficile da educare e sicuramente è la base per ogni grande progetto. Se la città sia pronta per un’opera del genere credo sia chiaro nella mia tesi, se lo sia la sfera politica e cittadina, questo lo dirà soltanto il tempo.
AUTORE DELLA TESI
Laureata alla facoltà di Architettura La Sapienza. Attualmente lavora presso 3ndy Studio, in provincia di Venezia, e collabora con lo studio Zaha Hadid Architects per un progetto di stampa 3D.
Autrici dell'articolo: Ilaria Capezzali, Melinda Pierini