Odisseo e Calipso tra mortalità e immortalità
Pavese, Dialoghi con Leucò, “L'isola"
Cesare Pavese nasce il 9 settembre del 1908 e muore suicida il 27 agosto del 1950. Fu scrittore, poeta, sceneggiatore, saggista e critico letterario. Inoltre tradusse molti racconti, tra cui la Teogonia di Esiodo e tre inni omerici.
I Dialoghi con Leucò testimoniano il grande amore che Pavese nutriva per la letteratura greca. Ognuno dei ventisette dialoghi raccolti nel libro si ispira ad un mito antico. Il titolo deriva da Leucotea, dea presente sulla schiuma del mare, particolarmente apprezzata dall'autore. Infatti la dea è protagonista di ben due dialoghi, con Ariadne e Circe. Modelli a livello formale sono le Operette morali di Leopardi.
Ne’ “L’Isola” i dialoganti sono Odisseo e la ninfa Calipso.
Dopo aver trascorso anni e anni sull’isola di Ogigia, Odisseo sente la mancanza della patria e contempla l’orizzonte parlando agli scogli. Avviene a questo punto un dialogo tra i due riguardante la morte destinata ad Odisseo in quanto uomo e la straziante immortalità di Calipso. La dea, infatti, si lamenta di essere intrappolata in un lasso temporale infinito per cui ha smesso di “sentire” la vita, percependola quasi come una infinita tortura. Ella dichiara che la propria vita ha ricominciato a scorrere solo quando il naufrago è approdato sulla sua terra, “portando un’altra isola” in sé. Per Odisseo immortale è colui che non teme la morte ed infatti egli si ribella al proprio destino, perdendosi alla ricerca di una vita altra. Per la dea Calipso, invece, il destino è immutabile ed ella si perde nella terribile ciclicità dello stesso.
Nel dialogo, attraverso la figura di Ulisse, vengono trattati gemi universali come l’abbandono, l’amore e l'eternità.
Ulisse, infatti, è deciso ad abbandonare Calipso benché ella gli prometta l'eternità. Odisseo è spinto dal desiderio di ritornare in patria per rivedere i suoi affetti più cari, tra cui Penelope, sua fedele compagna. Egli, infatti, ha soggiornato dalla dea per ben sette anni e finalmente ha compreso che è il momento di abbandonarla per riprendere il suo viaggio verso Itaca.
L’altra protagonista del testo è Calipso, signora di Ogigia, isola posta al centro del mare, nel punto più lontano dai “palpiti mortali”. Calipso dice a Odisseo: “Temo il risveglio, come tu temi la morte. Ecco, prima ero morta, ora lo so. Non restava di me su quest’isola che la voce del mare e del vento. Oh non era un patire. Dormivo. Ma da quando sei giunto hai portato un'altra isola in te.” Il paradosso di Calipso si fa evidente: continuando ad esistere, a durare in una dimensione atemporale, la dea ha smesso di “sentire la vita”. Vita eterna è trascorrere, in ogni istante, la ripetizione esatta, ineludibile, puntuale di ogni presente. Significa smarrire il senso stesso dell’esistenza, tanto che la vita vuota di Calipso vive solo della pienezza passiva del mare e del vento.