Immaginiamo una discussione di tre illustri personaggi (Cicerone, Virgilio e Dante) avente per oggetto Odisseo
hinc semper Ulixes / criminibus terrere novis: hinc spargere voces / in vulgum ambiguas, et quaerere conscius arma Eneide, II 97-99
di qui sempre Ulisse ad atterrirmi con nuove calunnie, a spargere ambigue voci tra il popolo e cercare sagace i mezzi d’offesa
DISCUSSIONE TRA SECOLI
Immaginatevi tre autori cardinali di diversi secoli chiacchierare al bar riguardo Ulisse. Stiamo parlando di Viriglio (sesto secolo avanti Cristo), Cicerone (nono secolo avanti Cristo) e Dante (tredicesimo secolo dopo Cristo).
“Ave oh amicus! Ho chiesto di venire qui per confrontarci su colui che distrusse i Troiani con la trovata del cavallo” disse Cicerone.
“Salve a voi! Perché vuoi parlare di quel cane ingannatore?” Ribattè Virgilio.
“Ingannatore? Cane? Perché mai rivolgersi in questo modo a un così grande esempio di virtù? Il suo desiderio continuo di sapere è da ritenersi proprio degli uomini sommi. Il suo amore per la conoscenza superava perfino quello di tornare alla propria patria”
“Io invero lo denomino cane perché ogni qual volta che Ulisse è presente un inganno v'è certo.”
“Vuoi forse dire che fossero meglio Paride, Achille e Agamennone, guidati solamente dall'ira e dalla passione? Ulisse deve essere per noi un utile esempio di ciò che possono virtù e sapienza!”
“Salve gente! Perdonate il mio ritardo, giungendo qua persi la retta via e mi imbattei in tre strani animali. Cosa muove i vostri animi a discutere così arduamente?” Dicendo così, Dante si sedette fra i due autori.
“Cicerone cerca di elogiare quel falso impostore di Ulisse. Ma io farò tutt'altro che un elogio! di qui sempre Ulisse con nuove accuse ad impaurirmi, a spargere voci ambigue tra il popolo. Non si può che avere scarsa stima di lui”.
“Compagni, avete entrambi ragione! Infatti, io incontrai Ulisse nell'ottavo girone dell'inferno, quello dei consiglieri fraudolenti, ossia coloro che usano la malizia per ingannare, peccato molto grave. Parlandoci però pronunciò una frase che molto mi colpì; disse che gli esseri umani non sono stati creati per vivere come bestie ma per seguire virtù e conoscenza. Costui non è sicuramente esempio di buona dottrina, ma si possono vedere anche aspetti molto positivi in lui.”
I tre continuarono lungamente questa discussione fino a tarda notte, accompagnati da numerose caraffe di vino nero.