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La vita è un viaggio, un cammino: inizia col concepimento, ha un epilogo naturale con la morte, ma… si protrae nella memoria, negli affetti che abbiamo coltivato e nei segni che lasciamo.
Viaggiare è conoscenza di sé stessi attraverso il prossimo che incontriamo, del mondo che ci circonda, è un’esperienza di piacere e di dolore, di tribolazione e di gioia, di vittorie e di sconfitte, talvolta con una meta prestabilita altre volte semplicemente avventura. Il nostro tornare periodicamente in Bangladesh è un po’ tutto questo.
Certo è importante l’itinerario prefissato, organizzare bene le tappe, le soste, gli spostamenti, in modo minuzioso, aiutati in questo dai preziosi amici missionari in loco, ma questa è la cornice, il contenuto vero è il quadro che andiamo a costruire, giorno dopo giorno, pennellata dopo pennellata, nei molteplici incontri che si susseguono con i bambini nelle scuole, nei villaggi, nel raccogliere le istanze delle famiglie, negli scambi di amicizia e condivisione con i missionari e con altri volontari a cui ci troviamo, spesso inconsapevolmente, affiancati in alcune tratte di viaggio, tutto questo in un alternarsi di forti emozioni e il proporsi di situazioni a cui poi cercare di fornire risposte concrete e condivise.
Il viaggio intrapreso quest’anno ha avuto inizio dalle regioni poste al nord del paese dove abbiamo avuto modo di visitare diverse scuole situate in villaggi le cui famiglie, “fuori casta”, sono poverissime. La nostra presenza lì è una delle pochissime occasioni che hanno di “fare festa”, di esibirsi coi loro costumi in balli e canti, di poter poi dire con orgoglio di avere ospitato e accolto dei fratelli venuti da lontano. Ci hanno anche fatto presente, con molta dignità ed un certo pudore, le loro difficoltà a mandare i figli a scuola per problemi economici, e sarebbe loro di grande aiuto che il Comitato adottasse qualche bambino in più … dopo la gioia, l’allegria e l’emozione dell’incontro … ecco la prima “domanda” cui dovremo dare una risposta.
Scesi a sud, oltre la capitale Dhaka, ci siamo recati alla Rishilpi, la missione organizzatissima di Enzo e Laura. Qui, oltre a ritrovare gli amici di sempre ed avere condiviso momenti di festa con i bambini adottati e le loro famiglie nei vari villaggi sparsi in mezzo alle risaie, abbiamo incontrato due giovanissime fisioterapiste, fresche di laurea, Elena e Serena che offrivano la loro professionalità gratuitamente e volontariamente nella cura dei bambini disabili, e tre “motociclisti giramondo”: Andrea, Ilario ed Elena.
Con loro abbiamo condiviso le serate di gioco con i bambini disabili, culminate in una incredibile festa finale di ballo e canto in cui il vortice delle “carrozzine danzanti” è stato un momento memorabile, soprattutto per noi, grati ai ragazzi, portatori di disabilità spesso gravissime, per averci fatto riflettere con gioia e leggerezza sul concetto di “normalità”, … altra domanda che ci dovremmo riproporre spesso.
Il viaggio prevedeva una puntata da Padre Luigi Paggi per incontrare nella sua missioncina, ai margini della foresta di mangrovie, i “suoi” ragazzi e ragazze, di cui alcune già sposate e con prole. E’ con queste nuove famiglie che Padre Luigi, da qualche anno, porta avanti un progetto ambizioso: costruire casette solide, di mattoni, che resistano alle alluvioni ed ai cicloni: Ma nel suo operato c’è un valore aggiunto: questa “impresa edile” è segno visibile di una grande condivisione e di spirito di solidarietà fra le famiglie della missione : chi vive già in queste case, nell’eventualità di calamità naturali, ospita le famiglie del villaggio che vivono ancora nelle capanne… rapportiamo questo al nostro mondo e ci sorgerà spontanea un’altra domanda … “solidarietà dove sei?” …
Proseguendo nel nostro itinerario, il quadro si è arricchito degli incontri avuti coi bambini delle varie scuole seguite dalla missione Pang’ono di Rudi Bernabini. E’ stato un susseguirsi di eventi significativi: lo scambio di disegni fra alcune classi di scuola elementare italiane e alcune classi bengalesi, un vero e proprio gemellaggio, il dono di divise e zainetti fatto ai bambini dell’asilo da tre classi di terza media di una scuola di Forlì, il dono dei vestitini e delle berrettine di lana confezionati con amore dal “gruppo sarte” della parrocchia di S.Pio X.
“Nonne” e bambini all’opera: il “vissuto” ed il “futuro” uniti dal linguaggio universale della “continuità esistenziale” e della “fratellanza”.
Il nostro viaggio ha avuto il suo epilogo nella megalopoli di Dhaka popolata da circa 17 milioni di persone. Una città difficile da descrivere per la variabilissima umanità che lì vive, per il caotico traffico e lo smog imperante, per la povertà che si incontra dovunque, in particolare nei luoghi da noi visitati unitamente a Padre Alfonso: il porto fluviale e la stazione ferroviaria. Qui l’impatto emotivo è stato crudo e disarmante; abbiamo incontrato persone carenti del benché minimo sostegno materiale, spesso con disturbi psichici, disabili, bambini abbandonati in tenerissima età e oggetto di violenze che sgomenta il solo pensarle, ammalati più o meno gravi, tutti accomunati da un totale disinteresse per la loro condizione e alla ricerca quotidiana e di poche take per poter sopravvivere. Sono esseri umani “invisibili”, che danno fastidio alla nostra coscienza, perché fanno emergere la nostra incapacità di dare una risposta ai loro bisogni elementari: un pugno di riso, acqua, cura delle ferite del corpo e dell’anima, ma fortunatamente c’è chi, mettendo in pratica la frase di Madre Teresa di Calcutta: “quello che facciamo è una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”, si adopera ogni giorno per salvare un po’ di questa umanità reietta: sono Padre Alfonso e il suo aiutante Pholas, due gocce nell’oceano appunto, ma indispensabili. E noi? Ci limitiamo a sentirci impotenti, a rattristarci per un attimo, a prendercela con questo “mondo” ingiusto, crudele, assuefatto al male, o proviamo a portare la” nostra goccia” d’amore in quell’oceano di disperazione?
Il viaggio in Bangladesh è stato un piccolo “Sinodo”, dove abbiamo soprattutto “ascoltato” anche le parole non dette… Ora si torna in Italia per continuare là il nostro viaggio, portando con noi le tante domande cui dare una risposta.
Un’esperienza “nuova” del nostro ultimo viaggio è stato il concretizzarsi di diversi eventi di “scambio e di gemellaggio” (come ci suggerisce l’intestazione stessa della nostra Associazione) fra i bambini e ragazzi italiani e i bambini e ragazzi bengalesi, frutto questo, principalmente, degli incontri realizzati, con il supporto di un progetto sulla mondialità e i diritti umani coadiuvato dalla Caritas Diocesana, in diverse classi di scuola primaria e secondaria di primo grado della nostra città e in alcuni gruppi di catechismo, prima della nostra partenza per il Bangladesh.
Durante i suddetti incontri abbiamo illustrato in modo semplice e concreto ai bambini e ai ragazzi la realtà dei fratelli bengalesi: come e dove vivono, i loro problemi, le loro aspettative, i loro “sogni” e abbiamo chiesto, se lo desideravano, un segno di amicizia e fratellanza da portare con noi e donare ai bambini del Bangladesh. La risposta è stata generosissima: una classe di scuola elementare, una sezione di materna e un gruppo di catechismo, coordinati dagli insegnanti e dagli educatori, hanno fatto una serie di disegni a tema libero, mentre i ragazzi di 3 classi di terza media, oltre a mandare un messaggio scritto di saluto, essendo più grandi e dimostrandosi molto coinvolti, hanno voluto offrire un segnale tangibile della loro amicizia raccogliendo una somma di denaro destinata a fornire a 30 bambini di un asilo bengalese divise scolastiche e gli zainetti.
Non ci sono parole ed aggettivi adeguati per descrivere la gioia e l’entusiasmo con cui i bambini e i ragazzi bengalesi e le loro mamme hanno accolto i doni portati e, subito, hanno voluto ringraziare e ricambiare facendo a loro volta dei disegni da consegnare al nostro rientro in Italia.
Come moderni Ermes (messaggeri degli dèi!) abbiamo quindi “dato continuità” al nostro viaggio completando il percorso in senso contrario. Ci siamo pertanto recati:
nella classe 5C della scuola elementare Bersani dove ci hanno accolto gli studenti e la loro maestra Elena Biserni, curiosi di conoscere quanto più possibile del nostro viaggio sottoponendoci ad una serie infinita di domande veramente interessate e pertinenti.
Stesso entusiasmo e curiosità anche da parte dei bambini più piccoli della scuola materna di Vecchiazzano, dove l’attenzione è stata intensa e partecipata per oltre un’ora, come pure in un paio di classi di catechismo di prima comunione della Parrocchia di S. Pio X, dove i bambini, che non avevano potuto fare disegni da inviare agli amici bengalesi nel nostro ultimo viaggio, si sono ripromessi di prepararceli per la nostra prossima visita in Bangladesh;
nelle tre classi medie 3B - 3C - 3E della scuola “Caterina Sforza” di Forlì, dove ci siamo rapportati con i ragazzi e le loro insegnanti di riferimento, Venturi, Raffaelli e De Guglielmo, recando loro il ringraziamento del missionario che segue la scuola e l’asilo a cui abbiamo consegnato le divise e gli zainetti donati dai ragazzi mostrando la ripresa video fatta nel momento gioioso, e giustamente movimentato trattandosi di bambini dell’asilo, della consegna del tutto. Anche in questo ambito le domande e la curiosità di conoscere i dettagli del nostro viaggio sono state tante, non solo sul piano delle informazioni generali legate alle caratteristiche ambientali o del cibo o delle abitudini quotidiane, ma soprattutto sulla qualità della vita di quella popolazione, sulle carenze e le diseguaglianze incontrate e anche su di noi, su cosa ci spinge a fare quello che facciamo, quali sono le motivazioni umane e/o religiose, cosa ci “regalano” questi viaggi… Domande importanti a cui abbiamo cercato di dare risposte che in qualche modo provocassero altre riflessioni, altri stimoli a conoscere e a sentirsi sempre e comunque parte di un’umanità che deve “camminare insieme”, a scoprire che “fratellanza” non è solo una parola astratta o una impossibile utopia, ma una realtà che si costruisce con pazienza, umiltà, condivisione…spalancando la finestra della nostra quotidianità su orizzonti che ci fanno intravedere scenari “d’amore” insperati.
Ogni compagnia aerea determina il peso massimo dei bagagli trasportabile…per fortuna quella, scelta da noi, era discretamente “permissiva” cosicché con un carico di 40 Kg a testa (sfruttati al grammo!), essendo in tre come i Re Magi, siamo riusciti a “fare un pieno” di ben 120 chilogrammi di doni.
E se all’andata, oltre ai nostri “minimal” equipaggiamenti di ricambio eravamo carichi di vestitini per bambini, cuffiette di lana per il freddo, giocattoli vari, materiale per scrivere e colorare e un po’ di medicinali, al ritorno le valigie, oltre ad essere piene di artigianato bengalese che servirà ad arricchire il nostro prossimo mercatino dell’Avvento, contenevano anche varie richieste per interventi di aiuto raccolti nelle nostre visite alle singole missioni.
Non facile esaudirli tutti, ma sulla base della disponibilità economica del “fondo” del Comitato destinato a soddisfare le richieste di interventi straordinari e specifici, a livello di Direttivo abbiamo già deliberato di finanziare quelli più urgenti confidando sempre anche nella generosità dei nostri fedeli sostenitori e di quanti, magari leggendo questo articolo, sentiranno di potersi impegnare per un piccolo aiuto (la nostra filosofia, ereditata da Romano e Laura, ha come base che col “poco” di tanti si può fare il “molto”). Portiamo pertanto alla conoscenza di tutti gli amici i “progetti” per cui ci vedremo impegnati in questo anno:
Progetto 1 - Scuola di Bijoipur - Rafforzamento argine del fiume e sistemazione cortile della scuola € 1.800,00
Progetto 2 - Scuola di Citolia - Ripristino tetto della scuola e pozzo € 1.300,00
Progetto 3 - Scuola di Cassiapara - Completamento muro di cinta della scuola € 4.600,00
Progetto 4 - Scuola di Pasghao -Giochi da esterno per bambini e stuoie su cui studiano a terra € 1.000,00
Progetto 5 - Scuola di Bhutta - Ristrutturazione completa dell’edificio: tetto, porte, finestre, fatiscenti. € 3.500,00
Progetto 6 - Scuola di Padre Giuà - Costruzione recinzione del cortile della scuola € 3.160,00
Il Comitato ha già provveduto ad inviare alle varie missioni ed ai missionari di riferimento una prima trance di aiuto finanziario per consentire l’inizio dei lavori. Avremo modo di seguirne l’evoluzione con la certezza che porteranno grande beneficio, in termini di utilizzo e sicurezza, ai villaggi ed alle scuole frequentate dai bambini e ci siamo già dati appuntamento con loro per andare a trovarli e fare festa nel nostro prossimo viaggio.
Per chi volesse contribuire, nel Comit trova gli IBAN di riferimento e come causale è sufficiente scrivere “Progetto 2023” col numero del progetto che si vuole sostenere (1 – 2 – ecc..).
Grazie fin da ora per quello che sarà donato.
Ogni realtà parrocchiale legata al Comitato sa esprimere al meglio le proprie potenzialità e la sua “fantasia” nella realizzazione di iniziative a favore delle missioni.
La Parrocchia di Bordonchio ha trovato che il “lato dolce” è particolarmente apprezzato e così a marzo ha dato vita ad una giornata di vendita eccezionale di torte (rigorosamente casalinghe!) con cui ha “invaso” il porticato antistante la chiesa.
La finalità del progetto, ma soprattutto il profumo e l’appetibilità di quanto occhieggiava dai vassoi, hanno consentito un grande “incasso” parìa € 530,00.
A questa importante cifra si sono aggiunti € 630,00 ricavati dai “salvadanai di Quaresima” dei gruppi di catechismo, frutto delle piccole rinunce dei bambini adeguatamente sollecitati dai loro educatori ad un’attenzione missionaria.
Grazie Bordonchio! Il vostro contributo profuma certamente d’amore, ma anche… di cacao, di vaniglia e di zucchero a velo!
Martedì 9 maggio un bellissimo e nutrito gruppo di amiche si è ritrovato nella sala parrocchiale della chiesa di Ca’Ossi per celebrare un anniversario veramente “speciale”: i trent’anni di attività di sartoria e maglieria (ma sarebbe più giusto definirlo “laboratorio d’amore”) che ha caratterizzato il loro operato.
Innumerevoli i destinatari delle loro creazioni che, attraverso i canali più disparati, hanno raggiunto Africa, Asia, paesi dell’Est Europa, ma anche tante realtà di disagio italiane. Il Bangladesh è stato in più occasioni meta delle loro spedizioni e la consegna delle loro “creazioni” in occasione dell’ultimo viaggio di Fiorenzo, Paolo e Alberto è stato immortalato in foto e filmati che sicuramente hanno regalato momenti di vera gioia e anche commozione rinnovando (caso mai ce ne fosse bisogno!) l’entusiasmo di rimettersi subito all’opera.
La “sorpresa” di una video chiamata di Rudi Bernabini dal Bangladesh ha annullato le distanze facendo veramente sentire tutti i presenti “di casa” in quella fetta di missione.
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