Notiziario ad uso interno del Comitato di Gemellaggio e Cooperazione fra i Popoli - ODV
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E’ trascorso un anno da quel fatale fine febbraio 2020 in cui il mondo intero si è trovato improvvisamente catapultato in una dimensione che aveva, almeno all’inizio, un’aura quantomeno fantascientifica…città deserte, tutte le attività commerciali non essenziali bloccate, scuole che da questa forzata “vacanza” sono passate a non riaprire i battenti per tutto il restante anno scolastico.
Qualcuno, vedendo le lunghe code in attesa ai supermercati, rievocava tempi di guerra e di restrizioni, e poi la ricerca affannosa delle introvabili mascherine e degli altrettanto irreperibili guanti. Distanziamento che per tanti è diventato isolamento totale, insicurezze, ansie, depressioni, solitudine hanno toccato un po’ tutti, fino a quando, a fine maggio qualcosa ha cominciato a cambiare. L’estate sembrava poter ridimensionare la velocità di espansione del virus, ma così non è stato e a settembre ci siamo ritrovati di nuovo a fare “il gioco dei colori” dove la nostra Italia ha conosciuto una tavolozza di pennellate che decretavano (e tutt’ora definiscono), il nostro grado di “salute virale”.
Qualcosa certo è migliorato in questo lungo periodo: si sono affinati i metodi di cura nell’affrontare i contagi, si sono attrezzati i centri ospedalieri aumentando terapie intensive e reparti specializzati, ma ancora piangiamo, anche nelle nostre realtà prossime, amici e conoscenti che non ce l’hanno fatta. Quanta tristezza in queste morti così “sole”, quanta pena nel cuore dei famigliari, quanto dolore in quel saluto mancato, in quella mano non accarezzata. Lutti non elaborati, mancanza di quella crescita dialettica e sociale che i giovani in questo periodo hanno inevitabilmente perso senza la didattica in presenza, ibernazione dei sentimenti e delle occasioni di incontro per salvaguardare la salute, certo bene primario, ma che se è facilmente calcolabile da un punto di vista puramente fisico sfugge per quanto riguarda la sfera emozionale. Il virus, quando non ha contaminato il corpo, ha comunque sicuramente segnato la nostra sensibilità e le cicatrici resteranno per sempre.
Ma mentre noi viviamo in un paese discretamente attrezzato ad affrontare, pur tra oggettive difficoltà, anche vicende così angoscianti, dobbiamo non dimenticarci di chi già in partenza non dispone delle stesse potenzialità. Per questo abbiamo chiesto agli amici missionari in Bangladesh “uno spaccato” di come è stato per loro vivere quest’anno di difficoltà, come sono riusciti a far fronte ad una povertà crescente e al tempo stesso non vanificare l’impegno verso l’istruzione, da sempre considerata sinonimo di libertà ed autonomia. Le risposte ottenute sono diverse proprio come diverse sono le realtà in cui essi operano. Certo è che ognuno si è inventato modalità che dessero risposte concrete alle necessità quotidiane di tanti poveri fratelli. “Non si impara con la pancia vuota…” ce lo insegnava Romano quarant’anni fa, ce lo ripetono i missionari oggi e, allora, prima si è cercato di non far morire di fame chi aveva perso il già misero lavoro che consentiva il mantenimento della famiglia, poi ci si è “inventati” forme di scuola “diversa” che tenessero conto delle disposizioni anti-contagio. Le quote delle cosiddette “adozioni a distanza” hanno svolto il duplice compito di sostenere un po’ di più l’intero nucleo famigliare con l’assegnazione di qualche aiuto alimentare e, subito dopo, di riportare i bambini a quella vicinanza allo studio che la scuola governativa ha risolto con poche ore di lezione online non preoccupandosi minimamente di chi avrebbe potuto seguire o meno gli insegnamenti non disponendo delle necessarie attrezzature tecnologiche. Come Comitato abbiamo sentito nostro il “dovere di esserci” e, attraverso la generosità di tanti, siamo riusciti a dare qualche risposta concreta alle richieste di aiuto che ci pervenivano. Le difficoltà economiche le abbiamo sentite un po’ tutti, ma forse qualcuno è riuscito anche a far sì che queste difficoltà, oltrepassando le barriere dell’individualismo, sfociassero in una dimensione più universale… “se posso fare a meno di un maglione o un paio di scarpe nuove posso sfamare una famiglia bengalese per qualche settimana”: quel maglione o quelle scarpe sono diventati riso, cipolle, patate, lenticchie… e molti “Natali” hanno vissuto un’atmosfera più intima e preziosa nel raccoglimento di un’interiorità in passato spesso accantonata.
Mentre ogni giorno sentiamo rimbombare notizie e smentite sui piani vaccinali dobbiamo augurarci che anche sotto questo aspetto l’appello di Papa Francesco trovi ascolto nelle “alte sfere farmaceutiche” e un antidoto, adeguato a quelle realtà climatiche, possa approdare presto anche in Bangladesh.
Questo virus ha messo a nudo fragilità impensabili ed ha anche mostrato come la nostra ricchezza possa essere effimera e inutile davanti ad avvenimenti di portata mondiale. Se tanto la pandemia ci ha tolto io voglio credere che a molti abbia anche donato una visione più vera di quello che possiamo e dobbiamo fare per il bene dell’intero pianeta. Come uomini abbiamo rilevanti responsabilità, come cristiani ancora di più. Il Santo Padre non si stanca di esortarci in questo senso e le sue due ultime encicliche (Laudato si e Fratelli tutti) ne sono un chiaro esempio. Ad Assisi, sulla tomba del Poverello, è stata deposta il 3 ottobre scorso quella meravigliosa Preghiera Ecumenica che al secondo versetto recita: “Concedi a noi cristiani di vivere il Vangelo e di riconoscere Cristo in ogni essere umano, per vederlo crocifisso nelle angosce degli abbandonati e dei dimenticati di questo mondo e risorto in ogni fratello che si rialza in piedi”.
Non parole da recitare, ma impegno da vivere.
Bruna
4 febbraio 2021 - Rishilpi Bangladesh
A partire dallo scorso 8 marzo 2020, il COVID-19 si è diffuso rapidamente nelle comunità del Bangladesh. Ad oggi siamo a circa 537.000 contagiati, ma i dati ufficiali non sono in realtà attendibili.
Dal 26 marzo al 31 maggio tutto il Bangladesh è stato in lock-down totale. Nel frattempo il 20 di maggio è passato proprio da Satkhira anche il ciclone Amphan che ha fatto parecchi danni materiali ma fortunatamente non alle persone e quindi dopo qualche giorno di gran lavoro, i danni, sono stati riparati. Dal 1°giugno il governo ha preso la decisione considerata da molti come “incauta” di aprire gli scambi fra le regioni e i distretti, dando quindi la possibilità di ampi spostamenti delle persone con mezzi pubblici e privati su tutto il territorio nazionale. La gestione dei protocolli COVID è stata stata quindi lasciata al buonsenso della singola persona e quindi la maggior parte delle persone ha dovuto scegliere tra il rischio di morir fame o di COVID. Questa scelta forzata ha quindi acuito una situazione già di per se grave, in cui i poveri, si sa benissimo, sono sempre più poveri e più in difficoltà....
Le scuole elementari, gli asili e le scuole superiori di ogni ordine e grado sono chiuse dallo scorso 18 marzo 2020 e lo saranno ancora, almeno, fino a fine febbraio-marzo 2021, ma i nostri programmi educativi sono andati avanti ugualmente. Per far si che il programma funzioni anche in questo periodo di pandemia, è necessario che gli insegnanti delle scuole di villaggio visitino ogni giorno gli studenti presso le proprie abitazioni o in piccoli gruppi nelle aie dei villaggi, per verificare che seguano il programma scolastico attraverso i compiti a casa che vengono dati periodicamente e, durante questa visita, compilano la scheda informativa relativa alla visita e all'andamento scolastico del bambino con qualche informazione aggiornata circa la situazione in quel determinato villaggio. Per il momento è possibile soltanto una didattica a distanza che consiste nello svolgere determinati "compiti a casa" che vengono assegnati e i cui risultati vanno a formare la valutazione finale del rendimento scolastico dello studente. I bambini, quindi, devono essere seguiti dagli insegnanti nel pomeriggio attraverso le ripetizioni per poter apprendere la lezione del giorno e prepararsi a quella del giorno successivo. Paradossalmente i nostri insegnanti di villaggio, stanno lavorando più ora che le scuole sono chiuse, che in periodi normali. La chiusura delle scuole pone infatti un grave rischio sulla continuità dei programmi educativi soprattutto diventa molto più facile la possibilità di matrimonio precoce per le bambine che, non essendo impegnate con lo studio in modo tradizionale perché le scuole sono appunto chiuse da ormai un anno, vengono date in sposa più facilmente dalle famiglie che quindi se ne possono liberare senza troppe giustificazioni. I nostri operatori del sostegno a distanza e del comitato di contrasto dei matrimoni precoci, ogni settimana visitano ogni villaggio in cui operiamo per dare sostegno e continuità sia educativa che medica e di assistenza sociale.
Al momento tutto il personale e tutti gli operatori stanno bene e nonostante questo periodo di “fermo forzato” e senza ammortizzatori sociali, Rishilpi ha continuato ad elargire gli stipendi a tutto lo staff: circa 300 persone.
Una delle nostre priorità al momento è anche quella di sostenere il nostro staff dei progetti educativi in modo che possa portare avanti il proprio prezioso lavoro anche in questo periodo anomalo e del tutto nuovo.
Contiamo dunque sulla vostra comprensione e sul desiderio comune di aiutare le persone dando loro una prospettiva di lungo periodo piuttosto che dare aiuti "intermittenti" che non consentono di pianificare un futuro. Per questo motivo è fondamentale ora come non mai, continuare il sostegno a distanza e tutti i progetti legati all'educazione dei bambini per far si che non abbandonino il percorso di crescita educativa e culturale e che le bambine non siano date in sposa in tenera età.
Un caro saluto dal Bangladesh e un augurio di ogni bene e tanta salute!
Monica insieme a Enzo e Laura
Progetto Uomo
Rishilpi International Onlus
Cari amici donatori,
Buongiorno e cordiali saluti dai nostri 20.000 bambini indigeni Mandi e da tutti noi qui nella diocesi cattolica di Mymensingh, Bangladesh!
Grazie mille per il vostro meraviglioso sostegno e amore per i nostri figli che stanno studiando convenientemente. Il Comitato ha messo a disposizione donazioni per i bambini indigeni Mandi nella diocesi di Mymensingh anche durante il COVID 19. Confermiamo di aver ricevuto la somma di 10.980,00 Euro ( = BDT 1.021.198,00 @ cambio di BDT 93,0053 per un Euro) e altri 500 Euro ( = BDT 50.037,00 @ cambio di BDT 100,00 per un Euro), che è stato depositato nel nostro conto presso la Janata Bank Ltd, Mymensingh.
Per vostra informazione, i nostri bambini Mandi stanno studiando bene grazie al tuo aiuto in 150 scuole primarie cattoliche, 4 scuole medie inferiori, 10 scuole superiori e 2 college nella diocesi di Mymensingh. Abbiamo usato la vostra donazione per sovvenzionare lezioni speciali di orientamento per i nostri bambini come: un seminario sulla sensibilizzazione dei bambini durante il COVID 19, le tasse per ostello, scuola e college, poiché hanno fatto lezioni online per scuola e università e sostenuto gli esami, abbiamo anche pagato lo stipendio per gli insegnanti della scuola elementare e distribuito provviste di cibo per ogni famiglia sponsor durante il lock-down in Bangladesh. Questo perché i loro genitori hanno perso il lavoro, in quel momento.
Mi dispiace molto dire che non ho potuto contattarvi in tempo a causa di altri impegni in diverse parrocchie della diocesi di Mymensingh e anche per la mia malattia.
Con rinnovati auguri a tutti voi, Grazie mille.
Con gratitudine e fraternità in Cristo,
P. Biolen Chambugong
Direttore del progetto di sponsorizzazione diocesana,
Diocesi di Mymensingh.
Khulna {Bangladesh} 25 gennaio 2021
Carissimi amici,
nel ringraziare tutte le persone che in questo anno di lockdown si sono interessate e preoccupate per noi, vorremmo destinare queste poche righe di informazione generale.
Le scuole in Bangladesh sono chiuse dal 15 marzo scorso. Dopo i primi mesi difficoltosi per una gestione nuova ed incerta, abbiamo iniziato a muovere i primi passi con estrema prudenza ma consapevoli che i tempi di riapertura delle scuole avrebbero tardato tanti mesi ancora. C'e' stato un tentativo governativo di lezioni online ma credo che non abbia avuto troppo successo per vari motivi; nel villaggio non tutti hanno la tv, la corrente elettrica spesso viene distaccata per alcune ore, orari spesso non compatibili con la programmazione preannunciata etc. Come gestire tutto questo? Essendo noi una ong non potevamo decidere di operare autonomamente dopo che il Dpcm aveva tassativamente vietato la riapertura delle scuole. Distribuzione di mascherine e igienizzanti sono stati i primi passi che abbiamo mosso. Dopo 2 mesi di isolamento , le famiglie dei bambini iscritti al nostro programma scolastico, hanno iniziato a chiedere aiuti per la sopravvivenza. La mascherina era un optional, mancava il riso, l'olio, patate, sale, zucchero. Abbiamo cosi' deciso di intervenire distribuendo sacchi contenenti alimentari per 1 mese, poi per 2 mesi. Colmata questa primaria e vitale difficolta' siamo passati alla seconda fase. SE IL BAMBINO NON PUO' ANDARE A SCUOLA, LA SCUOLA PUO' ANDARE DAL BAMBINO.... e cosi' abbiamo fatto !!!! Abbiamo trasferito i banchi dalle nostre aule alle case dei nostri insegnanti i quali a gruppetti distanziati e con mascherina , hanno potuto fare lezioni all'aperto. Il governo ha deciso di promuovere automaticamente tutti i bambini anche se da casa hanno dovuto dare gli esami di fine anno. Gli insegnanti e tutto il nostro personale ha continuato a percepire lo stipendio per 2 motivi: 1) hanno lavorato con maggiori difficolta' tranne i primi 2 mesi, 2) gli stessi insegnanti sono poveri e riescono a malapena ad arrivare a fine mese con il loro stipendio. Se avessimo sospeso il salario avremmo oggi almeno 60 famiglie disperate.
Questo anno e' stato molto difficile per tutti ed ha avuto anche risvolti difficili da gestire; per esempio molti adottanti hanno dovuto interrompere, seppure a malincuore, il sostegno con il bambino/a a loro affidato, poiche' non avevano piu' le possibilita' economiche. Quindi ci siamo trovati con 45 bambini scoperti da adozione a distanza ed abbiamo chiesto aiuto per la continuità agli studi di questi bimbi. In parte abbiamo ricevuto nuove famiglie disponibili a sostenerci.
A noi non resta che dire GRAZIE perche' abbiamo sperimentato ancora una volta che non ci lasciate mai da soli ma insieme stiamo portando avanti queste attivita'.
Siamo in attesa di sapere quando riapriranno le scuole, per ora speriamo febbraio/marzo.
Rudi Bernabini
Bangladesh Country DirectorPang'onoPang'ono (OdV) Mohammadnagor, Jalma, Batiaghata, Khulna - 9260 BangladeshIl numero totale di persone colpite dal virus al 31 Gennaio 2021 era di 535.139 e il numero totale di morti era di 8127 persone. Solitamente le morti sono avvenute tra persone dai 41 anni ai 60 anni.
Lavoro: Circa il 68% delle persone che vivono nelle aree urbane (Dhaka e Chittagong) hanno perso il lavoro.In Dhaka e Chittagong, alcune persone che fanno business hanno affermato che il guadagno e’ stato piu’ basso rispetto al normale.
Molte persone che lavorano nei tessili sono stati licenziati per mancanza di ordinativi e altri per alcuni mesi non hanno ottenuto lo stipendio intero oppure stipendi pagati ogni due o tre mesi.
Tutte le donne che lavoravano nei Beauty Parlour (Istituti di bellezza) sono dovute ritornare nel loro villaggio e adattarsi a lavorare nei campi.
Alcune persone che hanno perso il lavoro si sono messi a guidare l’Easy bike (riscio’ a batteria) per continuare a portare avanti la famiglia.
Scuola: Le scuole restano chiuse, l’apertura viene sempre posticipata. In questi ultimi giorni parlavano di riaprire le scuole al 4 Febbraio ma dopo poco hanno comunicato un’altra data: 14 Febbraio anche se due giorni fa il Primo Ministro ha dichiarato che forse le scuole potranno rimanere chiuse fino a Marzo.
Noi come scuola della missione, qualche giorno fa abbiamo incontrato I genitori degli studenti comunicando che dall’8 Febbraio inizieremo una classe speciale di 2 ore per tre volte la settimana la classe quinta e ottava. Le altre classi solo una volta la settimana. Anche la nostra scuoletta di Chandpur, ha già iniziato a far classe tre volte la settimana.
I ragazzi e le ragazze sono stufi di rimanere a casa e altrettanto i genitori che attendono con impazienza l’apertura delle scuole.
Solidarietà: La solidarieta’ non e’ venuta a mancare con l’aiuto distribuito dalla Casa della Solidarieta, sostenuta anche dal Comitato di Gemellaggio di Forli e da tante altre persone che si sono prodigate a far si che la gente potesse mettere sul tavolo un piatto di riso.
La Caritas di Mymensingh, ha distribuito in diversi villaggi un aiuto di 1600 tk. per ogni famiglia e maschere per proteggersi dal virus.
Come Casa della Solidarieta’, gia’ da alcuni mesi, abbiamo lanciato il Bazar della Solidarieta’. Le persone con 100 tk. portano a casa un chilo di riso, di patate, mezzo chilo di cipolle, 250 gr. di daul e di olio. Apriamo il Bazar della Solidarieta’ due volte al mese e coloro che vengono superano i sessanta.
Padre Giuà
IL COVID-19 IN BANGLADESH
da Nilima Munda e Oporna Munda
Jesus Nam Ashram - Ishwaripur, Shyamnagar,
Satkhira, Bangladesh
30 Gennaio 2021
Tre sono i campi in cui il COVID-19 sta lasciando un segno anche in Bangladesh: la salute, l’economia e la scuola.
A causa del Covid-19 la situazione economica di parecchia gente è stata gravemente danneggiata. In particolare molti lavoratori presso organizzazioni non governative hanno perso il lavoro, piccoli imprenditori hanno dovuto tenere chiuse le loro attività e molti piccoli commercianti non hanno potuto tenere aperti i loro negozi.
Tuttavia il lockdown nel nostro Paese non è stato cosi rigoroso come in altri Paesi e la situazione economica almeno nel Bangladesh rurale non ne ha risentito più di tanto.
La scuola e l’istruzione sono i campi in cui il Covid19 ha fatto maggior danni. Dal mese di Marzo 2020 fino ad oggi tutte le scuole e le istituzioni educative sono rimaste chiuse. Solo chi poteva avere accesso ai mezzi di comunicazione moderni tipo televisione, internet e smartphone ha potuto seguire le lezioni online. Ma nel Bangladesh rurale solo poca gente ha accesso a questi mezzi e così il livello di istruzione già bassa si è abbassato ancora di più. Si è invece purtroppo alzato il numero dei matrimoni precoci a causa della chiusura delle scuole. E questo tra tutti i gruppi sociali e non solo tra il nostro gruppo tribale.
Ultime notizie di questi giorni:
Il Primo Ministro Sheikh Hasina ha dichiarato che per decidere la eventuale riapertura degli istituti scolastici dovrà essere valutato l’andamento dei “dati” dei prossimi mesi di Febbraio e Marzo, quindi di sicuro (almeno) fino ad Aprile le scuole rimarranno chiuse.
Il Bangladesh ha avviato la campagna di vaccinazione contro il COVID-19 nella capitale Dhaka, con l'intenzione di somministrare più di 30 milioni di dosi nei prossimi mesi. La popolazione del Bangladesh supera i 160 milioni.
Quando anche in Bangladesh arrivò il Covid-19 si temette che avrebbe fatto una grande strage. Le tre misure di contenimento del virus tra la nostra gente sarebbero state impossibili. Chi avrebbe potuto tenere la distanza sociale nella marea umana del Bangladesh? E chi sarebbe riuscito a convincere la nostra gente ad indossare la mascherina? Quanti sanno e possono lavarsi bene le mani?
Noi del Jesus Nam Ashram, nel Giugno 2020, abbiamo avuto la fortuna di poter seguire un corso sulle misure di prevenzione voluto e tenuto da p. Luigi Paggi. Con la collaborazione della SAMS abbiamo poi fatto il possibile per diffondere l’invito a seguire quanto avevamo imparato, con incontri e un filmato in lingua bengalese (con sottotitoli in inglese) realizzato con uno smartphone.
Per quel poco che ci è stato possibile, abbiamo anche distribuito mascherine e sapone alle famiglie più fragili, assieme ad alcuni generi alimentari indispensabili.
Non si capisce per quale miracolo l’impatto del Covid-19 sulla salute della nostra gente sia stato finora (e speriamo che continui ad esserlo) molto leggero rispetto ad altri Paesi.
Dall’inizio della pandemia ad oggi (30.01.2021, dati Worldmeters i decessi in Bangladesh sono stati 8.111, oltre dieci volte meno che in Italia (88.279), quando oramai hanno superato i due milioni (2.221.392) se si considera l’intero Mondo.
L’ipotesi più accreditata è che la popolazione del Bangladesh è mediamente molto giovane e di conseguenza meno esposta al contagio e più resistente.
Inoltre, in Bangladesh sono molto vaste le aree rurali (come la nostra) dove il rischio di contagio è certamente assai minore che nelle città affollate.
Last but not least, noi Bangladeshi abbiamo un sistema immunitario molto forte.
Anche se purtroppo non è ancora finita, c’è davvero da chiedersi chi abbia finora protetto il povero Bangladesh:
Ai posteri l’ardua sentenza!
(Quest’ultima frase è di P. Luigi Paggi)CONTATTACI PER SAPERNE DI PIU’
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