Testo latino
Sic fatus validis ingentem viribus hastam
in latus inque feri curvam compagibus alvum
contorsit. Stetit illa tremens, uteroque recusso
insonuere cavae gemitumque dedere cavernae.
Luca Canali
Così detto scagliò un’enorme lancia con potenti energie
nel fianco della bestia e nel ventre ricurvo per le strutture.
Ella ristette tremando, e percosso il ventre,
risuonaron le cave caverne e diedero un gemito.
Alessandro Fo
Detto che ebbe, un’asta imponente con vivo vigore
nel fianco della bestia scagliò, nel ricurvo fasciame
del ventre. E quella, confitta, vibrò, e dal grembo percosso
rimbombarono, cupe gemendo, le cave caverne.
Rosa Calzecchi Onesti
E detto così, con tutte le forze la sua grande asta
scagliò nel fianco del mostro, nel ventre ricurvo,
compatto. Si conficcò l’asta vibrando, sonarono,
percosso il ventre, le vaste caverne e gemettero.
Personale
Così detto scagliò una grande lancia con estrema forza,
nel fianco della creatura e nel fasciame del ventre ricurvo.
Essa si conficcò tremante, e al riverbero del ventre,
risuonarono le cave caverne ed emisero un gemito.
Pseudo-Apollodoro, Bibliotheca, Epitome, 5.17
Κασάνδρας δὲ λεγούσης ἔνοπλον ἐν αὐτῷ δύναμιν εἶναι, καὶ προσέτι Λαοκόωντος τοῦ μάντεως, τοῖς μὲν ἐδόκει κατακαίειν, τοῖς δὲ κατὰ βαράθρων ἀφιέναι: δόξαν δὲ τοῖς πολλοῖς ἵνα αὐτὸν ἐάσωσι θεῖον ἀνάθημα, τραπέντες ἐπὶ θυσίαν εὐωχοῦντο.
Cassandra vaticinò che all'interno del cavallo c'era una forza in armi, e anche il profeta Laocoonte fu d'accordo: molti quindi dissero di bruciarlo, altri di buttarlo in un precipizio, ma l'opinione prevalente era di tenerlo come offerta alla divinità, e predisposero una celebrazione.
Petronio, Satyricon, 89
[..] Namque Neptuno sacer
crinem solutus omne Laocoon replet
clamore vulgus. Mox reducta cuspide
uterum notavit, fata sed tardant manus,
ictusque resilit et dolis addit fidem.
Iterum tamen confirmat invalidam manum
altaque bipenni latera pertemptat. Fremit
captiva pubes intus, et dum murmurat,
roborea moles spirat alieno metu.
[...] Capelli sciolti al vento,
Laocoonte ministro di Nettuno fende urlando la folla,
vibra la lancia, la scaglia nel ventre del mostro,
ma il volere dei numi gli fa debole il braccio,
e il colpo rimbalza attutito, e dà credito all'inganno.
Ma ancora egli chiede vigore alla mano spossata
e saggia con l'ascia i concavi fianchi. Trasalgono
i giovani chiusi nel ventre panciuto, e al loro sussurro
la mole di quercia palpita d'estranea angoscia.
Quinto Smirneo, Posthomerica, vv. 389-394 e vv. 444-446
Τῷ δ' οἳ μὲν πεπίθοντο κατὰ στρατόν, οἳ δ' ἄρ' ἔφαντο
ἔμμεναι ἠπεροπῆα πολύτροπον, οἷς ἄρα βουλὴ
ἥνδανε Λαοκόωντος· ὃ γὰρ πεπνυμένα βάζων
φῆ δόλον ἔμμεναι αἰνὸν ὑπ' ἐννεσίῃσιν Ἀχαιῶν,
πάντας δ' ὀτρύνεσκε θοῶς ἐμπρησέμεν ἵππον,
ἵππον δουράτεον καὶ γνώ‹με›ναι εἴ τι κέκευθε.
Allora alcuni dell’esercito gli credevano, e altri, seguendo invece il consiglio di Laocoonte, lo chiamavano traditore, e maestro d’inganni. Perché questi ottimi detti spargendo, diceva che questa fosse una grande frode ordita dagli Argivi, e quindi tutti spingeva, ed istigava subito a distruggere col fuoco il gran cavallo, il cavallo di legno, e vedere cosa quello contenesse all’interno del ventre.
[...]
Λαοκόων δ' ἔτ' ἔμιμνεν ἐποτρύνων ἑτάροισιν
ἵππον ἀμαλδῦναι μαλερῷ πυρί· τοὶ δέ οἱ οὔ τι
πείθοντ', ἀθανάτων γὰρ ὑποτρομέεσκον ὁμοκλήν.
Laocoonte ancor seguiva, spronando i suoi compagni a consumare col fuoco ardente quel cavallo; ed essi non gli prestavano ascolto, perché temevano lo sdegno degli dei immortali.
UTERO
uterus, uteri (n.m.)
Con questo vocabolo Virgilio definisce il ventre del cavallo di legno che nasconde i soldati greci: Huc delecta virum sortiti corpora furtim / includunt caeco lateri penitusque cavernas / ingentis uterumque armato milite complent (Aen. II, 18 - 20). Non a caso in Aen. II esso ritorna altre quattro volte (vv. 38, 52, 243, 258), ogni volta cioè in cui si fa riferimento all’ingannevole dono.
Servio (Ad Aen. II, 20) annota: uterus est mulierum... quem modo ideo dixit, quia dicturus est [v. 238] feta armis. alvus est quo defluunt sordes, ut Sallustius ‘simulans sibi alvum purgari’. venter qui videtur, ut Iuvenalis ‘Montani quoque venter adest abdomine tardus’. È forse pensando al ventre pregno di soldati (in questo caso) che Virgilio impiega uterus.
CAVERNAE
caverna, cavernae (n.f.)
Ha 5 occorrenze tutte in clausola e al plurale (aumentativo), come nella tradizione poetica precedente. Ma di questa tradizione Virgilio rifiuta la metafora cosmica caeli cavernae di probabile origine enniana per limitarsi all’accezione propria di «cavità inferiore», di monti (Eneide III, 674; VIII, 242 e 420) e del cavallo di Troia (Eneide II, 19 e 53): qui interpretato come termine tecnico nautico, il «fasciame interno» da Servio ad Aen. II, 19, e da molti moderni.
In tre delle cinque occorrenze domina la connotazione del rumore, cui caverna fa da cassa di risonanza. Tale connotazione acustica è segnalata da procedimenti fonici e ritmici; elaborato è il passo II, 53: colpite dalla lancia di Laocoonte, insonuere cavae gemitumque dedere cavernae: si è spiegato il ‘pleonasmo’ o col valore predicativo di cavae. Ma la motivazione profonda sembra una mimesi fonica: la successione delle due serie omofoniche e isometriche insonuere cavae gemitumque dedere cavernae rende il propagarsi delle vibrazioni all'interno del cavallo.