Nei versi che raccontano la battaglia (vv. 246-254, vv. 254-259/298-301 e vv. 232-240) si notano subito le forti presenze di suoni e silenzi. I silenzi principalmente quando i Troiani vanno a dormire ignari dell’inganno fusi per moenia Teucri conticuere e quando Sinone apre furtivamente il ventre del cavallo inclusos utero Danaos et pinea furtim laxat claustra Sinon. Al contrario i rumori compaiono nei passi della battaglia clarescunt sonitus armorumque ingruit horror e della distruzione delle mura per l’ingresso del cavallo pueri circum innuptaeque puellae sacra canunt. Queste descrizioni permettono una profonda immedesimazione nel testo e stimolano a una percezione più elevata dell’intera scena. Inoltre la scelta di alcune parole rimanda ad ampi concetti che caratterizzano l’epoca e la cultura in cui è vissuto Virgilio, come fatis che esprime il destino che regola gli eventi del mondo al quale sono legati tutti gli uomini. Nel racconto della morte di Priamo (vv. 544-558) spiccano due uomini completamente diversi tra loro: Pirro e Priamo; l’uno giovane e forte, l’altro ormai anziano e indifeso. Virgilio segue la tradizione secondo la quale il re viene ucciso all’interno del suo palazzo; tuttavia sembra anche fare riferimento a quella narrata da Servio: Pirro lo avrebbe trascinato fino al tumulo di Achille sulla spiaggia e lì decapitato iacet ingens litore truncus avulsumque umeris caput et sine nomine corpus. Quello che colpisce di più dell’episodio è la descrizione dell’atto e la crudeltà di Pirro implicuitque comam laeva dextraque coruscum extulit ac lateri capulo tenus abdidit ensem.
Particolarmente significativi, all’interno del discorso di Enea riportato nel secondo libro dell’Eneide, sono i passi riguardanti la battaglia e i momenti che la precedono. A partire dal verso 232, Virgilio evidenzia lo sforzo collettivo messo in atto dai troiani per fare accedere l’imponente cavallo di legno alla città. A questo scopo creano una breccia nella cinta muraria (dividimus muros et moenia pandimus urbis). Qui, come riporta Servio, moenia indica gli edifici all'interno del murus, che rappresentano il cuore della città, ormai spoglio di ogni difesa e privato dai suoi stessi figli di ogni possibilità di salvezza. Alla machina, definita fatalis, a indicare che la caduta della città è inevitabile, anche se ciò non riduce il carattere tragico della sua attuazione, e minans, trascinata faticosamente sulle macerie (Horsfall), si contrappone il suono puro degli inni gioiosi dei giovani e delle fanciulle, che accolgono festosamente lo strumento della propria rovina. Al verso 246 si sente ancora la voce della profetessa Cassandra, quasi assimilata a un rumore funesto, negletto nel febbrile ammaliamento dei concittadini. I Troiani festeggiano in quel loro ultimo giorno (ille dies, evocativo del giorno in cui Ilio sarebbe caduta predetto da Ettore in Iliade VI) come se fossero usciti vincitori da una lunga guerra. Ma presto sorge una tacita luna, così definita per indicare o il silenzioso risplendere o la momentanea assenza, che, in ogni caso, si mostra favorevole alle trame dei Greci invasori, i quali colmano la città inerme di pianto e battaglia. La degradazione del comportamento degli Achei, vincitori grazie a un inganno, culmina con l’uccisione del re Priamo, nei confronti del quale Neottolemo, figlio di Achille, non mostra il rispetto e la compassione paterni.
Si compie, ancora una volta, il volere del fato.
Un gran frastuono risuona tra le porte Scee della città di Troia, si spalancano per far passare l’imponente dono offerto dai nemici, i Greci. Un gigantesco cavallo di legno, fatalis machina, trascinato da alte funi di corda. Canti e balli in onore dell’omaggio tanto atteso. (VV. 232-240) Considerato uno dei passi che hanno avuto più successo nella storia letteraria e nel linguaggio comune. Dei versi ricchi di aggettivi che travolgono il lettore, facendogli fare un tuffo nel passato in una guerra tra troiani e greci. E’ davvero sorprendente come Virgilio riesca a coinvolgere i lettori in un passo della mitologia già conosciuto.
Silenzio. Tutti dormono, tutti tranne i mirmidoni che si preparano all’attacco della città. Il cavallo situato immobile al centro dell’urbe. Nessuno è consapevole del fatto che al suo interno ci sono dei Greci, uomini forti pronti a prendere d’assalto la città (VV. 246-254). L’inganno più clamoroso di tutti i tempi. Ancora un gran fracasso. Il rumore delle spade che trafiggono anime senza colpe. I soldati greci hanno iniziato a combattere all’interno delle mura di Troia, distruggendo tutto quello che compare innanzi ai loro occhi. Fuoco, armi, uomini, cadaveri. La Fine di Troia è ormai vicina. (VV. 254- 259/ 298- 301) Anche in questi versi Virgilio riesce a farci immedesimare nella scena. Un fantastico cavallo di legno, un dono curioso dei greci per i troiani, viene descritto alla perfezione. Si riescono a percepire i suoni e i rumori messi in atto dai soldati greci durante l’assedio della città. La distruzione di Troia uno degli eventi chiave che segnerà la storia di tutti i tempi.
Nei passi presi in considerazione si può notare come l’alternanza dei momenti riguardanti il tema dei silenzi e dei rumori nello svolgimento della narrazione del racconto crea un efficace effetto cinematografico di tensione e suspense che precedono l’azione più concitata. Inoltre essi creano una dilazione del tempo coinvolgendo il lettore e accompagnandolo durante la descrizione. In particolare nel passo ai versi 246-253 si può notare la contrapposizione tra il giorno caratterizzato dalla festa, quindi dal rumore, e la notte in cui c’è silenzio. Anche nel passo ai versi 232-240 il rumore riguarda le grida gioiose di festa dei troiani. Il cavallo viene considerato dai troiani un dono dunque la sua entrata all’interno della città viene accompagnata da inni intonati dalle fanciulle non ancora sposate. Interessante è il fatto che questi rumori gioiosi siano in realtà effimeri, in quanto il lettore ben sa cosa si nasconde dentro il cavallo e che questi si trasformeranno presto in rumori di armi e pianto. Nei versi 254-259 è quindi il silenzio ad essere connotato positivamente infatti la flotta argiva avanzava nel tacitae per amica silentia lunae. Qui, l’attesa dei Danai che vogliono vincere Troia caratterizzata dal silenzio pian piano si trasforma in pianti e fragore delle armi come se lentamente l’autore decidesse di alzare il volume. È inoltre curioso come due schieramenti vengano associati ai due momenti, rispettivamente l’assoluto silenzio agli Achei sia mentre stanno raggiungendo le spiagge ben note da Tenedo che quando sono acquattati dentro il cavallo e invece il rumore ai troiani sia durante l’inizio della battaglia che quando fanno festa mentre portano il simulacro al tempio.