Poesie in 1 D
Le cose
Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da gioco e gli scacchi,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d’una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un’aurora. Quante cose,
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo, stranamente segrete!
Dureranno più in là del nostro oblio;
non sapran mai che ce ne siamo andati.
Jorge Luis Borges
Dopo aver letto la poesia di Jorge Luis Borges, abbiamo capito che anche gli oggetti che ci sembrano banali o quotidiani possono avere un significato profondo se li guardiamo con occhi diversi.
Noi alunni di 1^D ci siamo improvvisati poeti…
Un senso ad ogni cosa
Una vecchia fotografia
di quando ero piccola,
non la dimenticherò mai, pensavo,
ma il ricordo è già svanito.
I ricordi scritti,
in un diario luccicante, per non dimenticarli.
Una pietra,
per me preziosa, per altri nulla.
Un peluche, regalato tempo fa,
rovinato, ma sempre speciale.
Quando me ne andrò,
resteranno lì con emozioni e segreti,
ma non potranno rivelarle a nessuno.
Olimpia B.
Il ricordo
La carta geografica dell’Europa,
la penna stilografica consumata,
la collana in argento attorcigliata,
l’orologio bloccato...
non sapran mai dove sarò andato.
Odore di stantio sui libri,
diario con pagine strappate,
vestito preferito,
la tazza colorata...
Ricordi che ormai saran già persi;
rimasugli di post it sgualciti,
il cubo di Rubik ancora da risolvere,
ricordi che preferivo dimenticare,
voci che giravano su di me,
sguardi misteriosi mi perseguitavano.
Forse di loro rimarrà soltanto il ricordo.
Beatrice G.
COME AMICI
La tazza scheggiata, la penna consumata,
la cartolina viaggiatrice, il quadrifoglio ormai attaccato
tra le pagine di quel vecchio libro,
lo specchio, riflette tutto ciò che gli si presenta davanti,
la coccinella di legno portafortuna
sopra la scrivania, la foto sbiadita,
il quaderno colmo di
parole. Sono come amici,
stanno sempre zitti, non
svelano segreti, ti aiutano sempre,
ognuno ha il suo compito.
Quando sarò grande mi dimenticherò
di loro, staranno comunque zitti,
staranno sempre lì, senza
sapere che me ne sono andata.
Mariachiara P.
Le cose dimenticate
Il piccolo specchio, l’ anello del nonno, l’ orologio antico,
tutti fermi, e obliati da tempo, da tanto senza attenzioni.
Quelle volte che ti puntavo contro lo specchio, ricordi passati,
che col tempo in alto son sfumati.
Ora nel cassetto, l’ anello d’ argento, ancora lì, senza senso.
L’orologio antico tik-tak faceva,
mentre una scheggiatura nel vetro aveva.
Lasciato e dimenticato da vecchi signori,
niente può solcare il ticchettio delle lancette.
Persi e finiti non hanno passato,
poichè il cuore non han trovato.
Resteranno qui quando sarò lontano
e il mio ricordo svanisce molto piano.
Lorenzo S.
Alunni di I D
Vi presentiamo una rielaborazione “più tranquilla e meno provocatoria” del famoso sonetto “S’i fossi foco” di Cecco Angiolieri, da parte di Riccardo di 2B.
Se fossi fuoco illuminerei il mondo
per giocarci almeno un secondo
Se fossi vento emanerei una brezza
che a tutti ci accarezza.
Se fossi acqua attraverserei la terra
per offrimi anche al singolo filo d’erba.
Se fossi papa direi frasi d’amore
per riempire alla gente un rosso cuore
il cristianesimo diffonderei.
E se fossi imperatore lo praticherei.
Se fossi morte ti manderei in cimitero
ma soddisfazione certo non ricevo.
Se fossi vita ti prenderei la mano
per portarti via con me spero lontano
Se fossi Riccardo come sempre sono stato
prenderei la vita di lato.
POESIA D’AMORE IN DIALETTO VENETO
Questa poesia è una rielaborazione dialettale del sonetto Tanto gentile di Dante Alighieri.
E’ stata scritta dal nostro amato scrittore stilnovista.
Davide M. di 2^B
Quando te vedo te soamegli a un anseo,
un anseo cascà dal cielo
te ghè gli oci bei fal soe.
Te ghè na vose che la se come quea de una sirena.
I to abracci i me serve par vivare.
Non te lasaria manco par un miliardo de schei
te si la persona pi simpatica tra tutte.
Te si bea come le stee nel cielo
se non te ghe si ti, non voria esser chi.
Voria anca che te abitassi de fianco a mi
par vederte ogni dì.