Racconta la storia di un bambino di nome Giovanni a Palermo. Per il suo compleanno il padre gli regala una gita. Tappa dopo tappa prendono vita i momenti chiave della storia di Giovanni e le vittorie e le sconfitte. Poi Giovanni scopre che il padre non parla di cose di astratte,la mafia c'è anche a scuola,la mafia è nemica da combattere subito,senza aspettare.
Mi è piaciuto perché anche questo è intitolato alla nostra scuola e in alcuni capitoli è proprio toccante.
Malak Tahori 1A
Il piccolo principe si apre sul ricordo del narratore di quando a sei anni ha deciso di abbandonare una delle sue più grandi passioni, il disegno, da quel momento si è interessato di aerei.
Dopo questa breve prefazione, il narratore inizia a raccontare il suo incontro, durante una disavventura con l’aereo nel deserto africano, con il Piccolo Principe.
Da una frase inaspettata, quanto semplice “Mi disegni, per favore, una pecora?" ha avuto inizio il loro rapporto.
Il piccolo principe racconta la sua storia spiegando al narratore da dove proviene e intanto gli pone curiose domande sulla vita sulla terra.
Ad esempio “È vero che le pecore mangiano gli arbusti?” oppure “A cosa servono le spine sui fiori?".
Domande legittime per lui, che è padrone di un piccolo pianeta nella galassia, dove possiede una rosa per lui rara, tre vulcani e deve difendersi dalla crescita di arbusti giganteschi, i baobab.
Nei suoi viaggi che ha compiuto per cercare un'occupazione e per istruirsi, è entrato in contatto con diversi personaggi e ognuno si è distinto per una particolarità.
Mi è piaciuto perché la favola del piccolo principe ci insegna che è bello ammirare tutte le cose che scopriamo e, ancor più bello, riconoscere, rispettare e aiutare tutte le persone che incontriamo.
“Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano".
Firmino è un topino nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta.
È il tredicesimo cucciolo della nidiata, il più fragile e malaticcio.
La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l'unico escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno.
Scopre che i libri più belli sono i più buoni e diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo.
In un finale di struggente malinconia, Firmino assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l'attuazione del nuovo piano edilizio.
E' un libro che ci fa comprendere il potere della lettura, utilizzando come riferimento il protagonista, un piccolo topo di Boston, vediamo come un libro può salvarci da situazioni dove l'unico modo di ignorare i problemi che abbiamo attorno, é estraniarci immergendoci in avventure che probabilmente non avremo mai la possibilità di vivere.
Londra 1886.
Il dottor Henry Jekyll, medico affermato e stimato, studia con dedizione la psiche umana. Dopo vari e originali esperimenti, giunge alla composizione di una pozione dagli effetti straordinari. La prova su se stesso e subisce una trasformazione tale da far emergere la sua seconda natura, quella non domata da morale o educazione: « La droga infatti, di per se stessa, non agiva in un senso piuttosto che nell’altro, non era divina né diabolica di per sé; scuoté le porte che incarceravano le mie inclinazioni».
Jekyll proietta dalle proprie viscere il mostro Mr. Hyde (in inglese il verbo to hyde significa nascondere, dunque letteralmente Mister Occulto). Il suo Doppio malvagio imperversa impunito in una progressione di delitti, sconvolgendo chiunque abbia a che fare con lui: Hyde è puro istinto di libertà. Ma cosa accadrà a Jekyll?
Quale tra le due parti, Jekyll-Hyde, sopravvivrà? Jekyll riuscirà a non far scoprire a nessuno il suo segreto?
“Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” è considerata la più importante opera di Stevenson, ed è uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi. La trama del racconto trae origine da un incubo dell’autore. Fortemente impressionato dallo “spirito malvagio” che aveva abitato la sua notte, lo scrittore si mise immediatamente al lavoro su quel che diventerà il suo capolavoro. “Quel forte senso della doppiezza che si annida nell’ uomo è qualcosa che a tratti cattura e sovrasta la mente di ogni creatura pensante”.
Opera dell’horror e del mistero, strutturata sulle trame del romanzo poliziesco carico di suspense e di colpi di scena
imprevedibili, si dipana intorno ad un preciso nucleo tematico, relativo ad un caso di sdoppiamento della personalità.
Il dottor Jekyll si accorgerà, con terrore, che le trasformazioni dall’una all’altra personalità si avvicenderanno senza suo intervento e ad una frequenza sempre più irregolare, a intervalli di tempo via via più breve.
Lo spettacolo, dalla trama avvincente, trasporterà lo spettatore direttamente nella Londra di fine ‘800, durante la seconda rivoluzione industriale, grazie alla scenografia strutturata su tre piani, ideata e realizzata dall’artista internazionale Sergio Gotti, ad abiti d’epoca di alta sartoria teatrale, e ad una vasta ed accattivante scelta musicale.
Mi è piaciuto perché Mr Hyde rappresenta l'Ombra dello stimato Dr. Jekyll, la sua parte non riconosciuta ed assassina che, essendo assolutamente inconscia e non integrata nella coscienza, finisce per prendere il sopravvento ed agire in modo inconsapevole e distruttivo.
L'opera, ambientata nell'Inghilterra degli anni novanta, descrive le avventure del giovane mago Harry Potter e dei suoi migliori amici, Ron Weasley e Hermione Granger. L'ambientazione principale è la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, dove vengono educati i giovani maghi del Regno Unito.
Harry Potter è esploso nel 1997 come fenomeno letterario in Inghilterra, dove in quell'anno il primo romanzo della serie usciva col titolo "Harry Potter and the Philosopher's Stone". Nel 1998 il successo attraversa la Manica e si propaga in tutto il mondo. Solo in Italia il primo libro della serie, Harry Potter e la pietra filosofale, fu pubblicato con una tiratura iniziale di 20.000 copie. Vince nel dicembre dello stesso anno il Premio Cento, riconoscimento dedicato alla letteratura per ragazzi. La Warner Bros. acquista i diritti per un film e nel novembre 2001 l'omonimo Harry Potter e la pietra filosofale conquista i cinema di tutto il mondo.
In soli 10 anni (1997-2007), l'intera serie ha venduto circa 450 milioni di copie. I libri sono stati tradotti in 77 lingue, tra cui il latino e il greco antico.
La serie di film tratti dalla saga è stata la più remunerativa della storia di Hollywood, e l'opera nel suo complesso ha avuto e ha tuttora un impatto fortissimo sulla cultura popolare di tutto il mondo (anche nella musica, dando vita addirittura ad un genere totalmente correlato alla serie, il wizard rock).
Nel 2016 viene pubblicato sotto forma di sceneggiatura teatrale un ottavo volume, ambientato 19 anni dopo la serie principale e basato sull'opera teatrale Harry Potter e la maledizione dell'erede, mentre arriva nelle sale cinematografiche il primo episodio di Animali fantastici e dove trovarli, nuova saga in cinque film ispirata all'omonimo libro della Rowling, che costituisce uno spin-off prequel ai libri e ai film di Harry Potter.
Tralasciando la realtà soprannaturale, Harry Potter è una fiaba allegorica che insegna che la magia vive dentro di noi.
“Non posso essere un mago. Sono solo Harry”, afferma il giovane predestinato invitandoci a credere nelle nostre possibilità.
Andrea è uno dei capitoli della mia vita, il più bello, quello la cui fine non vorrei mai leggere, ma è finito": sono queste le parole di una madre che ha perso suo figlio.
Andrea Spezzacatena si è impiccato lo scorso 20 novembre nella sua casa di Roma.
Fiumi di inchiostro sono stati spesi per la scomparsa "del ragazzo dai pantaloni rosa"...
Questo è il racconto doloroso, straziante, a volte delirante ma sempre attento ad ogni sfumatura, della perdita di una madre; la ricostruzione di quegli attimi; la difesa di chi non poteva più difendersi; il tentativo di comprendere e di aiutarsi; la speranza che questo possa aiutare altri. Prefazione di Maria Rita Parsi.
La sua storia è diventata un libro, grazie alla 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐓𝐞𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐌𝐚𝐧𝐞𝐬 che ne è l’autrice, e poi un film approdato sul grande schermo.
Tratto da una storia vera, quella di Andrea Spezzacatena, il ragazzo vittima di bullismo e cyberbullismo che il 20 novembre del 2012 si tolse la vita dopo aver subito numerosi atti di bullismo da parte dei compagni di scuola, il film analizza un fenomeno ancora molto attuale che inizia a manifestarsi già negli ambienti scolastici.
Andrea era una ragazzo come tanti.
Quando si tolse la vita aveva da poco compiuto 15 anni, frequentava il liceo scientifico, era innamorato e gli piaceva sperimentare liberamente con il suo stile.
Non gli importava degli altri, amava essere eccentrico.
Per questo indossava con orgoglio anche i suoi pantaloni rosa, schiariti per sbaglio dopo un lavaggio.
Una scelta che gli costò la vita.
Il ragazzo dai pantaloni rosa: è così che lo soprannominarono i suoi bull*, nome che poi ripresero per creare una pagina Facebook dove concentrare tutti gli insulti rivoltisi. Per Andrea iniziò l’inferno. Anche a scuola aumentarono gli episodi di bullismo, che si fecero sempre più violenti e incontrollati.
Fin quando Andrea non ha più retto e, esasperato dai continui messaggi di odio da parte dei suoi compagn* di classe, mette un punto alla sua vita nel fiore dell’adolescenza.
Troviamo sia uno straordinario romanzo che ci é stato presentato in classe dopo aver visto il film che l'ha ispirato; consigliamo a chiunque di leggerlo perché riesce ad accomunare tenerezza, realtà e la spietatezza di quest'ultima.
Il testo è un grande classico che ha aperto gli occhi sull’autismo.
Seguiamo la storia del protagonista Christopher, un ragazzo con disturbi dello spettro autistico (sindrome di Asperger).
Christopher ama la matematica e i libri gialli, ma non ama stare nella confusione ed essere toccato. Anche uscire di casa, per lui è un’impresa.
Ma poi scoprirà il cadavere di Wellington il cane della vicina. Così, decide di imitare le gesta del suo eroe Sherlock Holmes e scoprire la verità dietro quella strana morte.
Questo gli cambierà la vita.
E' molto interessante perchè è una storia dolce e commovente sul come poter superare problemi e limiti.
«Sei il mio piccolo angolo di Paradiso all’Inferno, Haven. Quel raggio di luce che filtra attraverso un cielo coperto di nuvole. La sensazione di quando pensi che stia per piovere e poi il sole spunta all’improvviso e ti riscalda la pelle.»
L'amore si intreccia con il mito nella serie romance di Hazel Riley. Protagonista è la giovane e ingenua Haven, la cui vita viene sconvolta una volta oltrepassati i cancelli di Yale. Ad attenderla infatti sarà un incontro tanto improvviso quanto sconvolgente. Quello con la famiglia Lively. Cinque fratelli popolari e irraggiungibili, Hades, Apollo, Hermes, Aphrodite e Athena, celebri in tutto il campus per i Giochi degli Dèi, sfide impossibili in cui ogni partecipante deve mettere alla prova le proprie capacità, pronto a spingersi oltre ogni limite.
A complicare ulteriormente le cose è l'attrazione irrefrenabile che la ragazza sente per Hades.
Haven infatti ancora non sa che la pedina principale della partita sarà proprio lei.
Ci è piaciuto molto per i riferimenti sulla Grecia e sugli Dei che abbiamo adorato e che sono inseriti davvero bene all'interno della storia, la lettura è scorrevole è la trama è originale e ci sono tantissimi colpi di scena.
Consigliatissimo!
Frederic ha undici anni e tanti problemi.
La sua famiglia ha appena deciso di trasferirsi da Los Angeles a Torino, i suoi genitori sono in crisi e sembrano non avere tempo per lui e nella nuova scuola la sua principale occupazione è cercare di sfuggire alle ‘attenzioni’ di un gruppo di bulli che lo hanno preso di mira. Anche la cupa villa in cui abita, con le sue torrette e i lunghi corridoi bui, non aiuta a migliorare la situazione.
Unica nota positiva: due amici che si è fatto nella nuova scuola, Liz, dalla parlantina veloce e dagli affascinanti occhi viola e il piccolo Ben, che non parla, ma sa esserci al momento giusto.
Tutto precipita la sera del suo compleanno. Invece della serata in famiglia che si sarebbe aspettato, i suoi hanno deciso di fare una grande festa con tanti invitati, e Frederic, tristissimo, scende in cantina per sfuggire al party. Qui lo aspetta un incontro incredibile: un misterioso ragazzo senza nome, se possibile ancora più spaesato e confuso di lui, con il quale Frederic sente un’immediata e sincera affinità.
Ma chi è questo nuovo amico?
E perché i suoi genitori non lo vedono? Insieme i due dovranno affrontare un’avventura fantasmagorica in una Torino magica e misteriosa e portare a termine una missione impossibile…
E Frederic imparerà che l’amicizia e l’amore possono davvero tutto e che se accanto a te hai le persone giuste, nel tuo cuore non c’è spazio per la tristezza e la paura.
Ci è piaciuto perché l'autore è riuscito a pieno a farci entrare in empatia con tutti i personaggi e la trama comprendendo il senso dell'amicizia, dell'avventura condivisa con i propri amici e la tensione portata dalle dinamiche all'interno della storia.
“Diario di scuola” non è un romanzo tradizionale, ma una raccolta di riflessioni autobiografiche e considerazioni sul sistema educativo, incentrate sulla figura dello studente somaro, ovvero quello che non riesce a integrarsi con il metodo scolastico tradizionale. Daniel Pennac, che in gioventù si è considerato egli stesso un somaro, racconta la sua esperienza personale, alternando aneddoti della propria vita scolastica a episodi della sua lunga carriera come insegnante.
La trama del libro si costruisce attorno alla domanda fondamentale: perché alcuni studenti non riescono a imparare? Pennac non offre risposte semplici, ma esplora una serie di fattori che contribuiscono al fallimento scolastico. Racconta di come, da ragazzo, fosse un allievo svogliato e ribelle, sempre sull’orlo della bocciatura, incapace di trovare motivazione nello studio.
Pennac descrive con vividezza le umiliazioni subite a scuola, le incomprensioni con i docenti e il senso di inadeguatezza che lo accompagnava.
La sua esperienza da insegnante, tuttavia, lo porta a riconsiderare il suo passato e a cercare di capire i meccanismi che portano uno studente a rifiutare la scuola. Pennac si interroga sulla figura dell’insegnante, sulla responsabilità di chi educa e sul peso che la scuola esercita su certi ragazzi, trasformandoli da potenziali studenti curiosi e creativi in alunni demotivati. In Diario di scuola, l’autore analizza anche il ruolo delle famiglie, le aspettative sociali e l’impatto che la cultura della valutazione e del giudizio ha sulla psiche degli studenti.
Uno degli aspetti più toccanti del libro è la capacità di Pennac di parlare al lettore con grande empatia.
Non si limita a descrivere la propria esperienza, ma si sforza di comprendere e raccontare anche le difficoltà degli altri studenti che ha incontrato nel corso della sua carriera.
La trama di Diario di scuola non è lineare o costruita secondo le convenzioni narrative tradizionali, ma è piuttosto un intreccio di riflessioni, aneddoti e pensieri che ruotano attorno a un tema centrale: il fallimento scolastico e come affrontarlo.
Pennac vuole sfatare il mito che alcuni ragazzi siano semplicemente “somari” e destinati al fallimento scolastico, insistendo sul fatto che ogni studente ha un potenziale che può essere sviluppato, purché si trovi il modo giusto per avvicinarlo alla conoscenza.
La scuola, secondo Pennac, non dovrebbe essere un luogo di giudizio e classificazione, ma un ambiente in cui ogni individuo possa sentirsi accolto e stimolato a esprimere le proprie capacità.
Uno degli aspetti più rilevanti del messaggio di Pennac è l’importanza di comprendere e accettare le differenze. Non tutti gli studenti apprendono allo stesso modo, e il sistema educativo tradizionale spesso fallisce nel riconoscere la diversità dei metodi di apprendimento. Pennac invita insegnanti e genitori a non imporre un’unica visione del successo scolastico, ma a cercare di valorizzare le qualità e i talenti di ogni studente, anche quando questi non rientrano nei canoni scolastici tradizionali.
Un altro tema centrale del libro è la necessità di umanizzare la scuola.
Pennac crede fermamente che gli insegnanti debbano recuperare il rapporto umano con gli studenti, ponendo l’accento sull’ascolto, sul dialogo e sulla relazione emotiva; solo così si può costruire un ambiente di apprendimento positivo, dove i ragazzi possano superare le loro difficoltà senza sentirsi continuamente giudicati o esclusi e, soprattutto, CERCANDO DI ESSERE NOI PROFESSORI DEI MODELLI COMPORTAMENTALI PER I NOSTRI ALUNNI, concetto che, in alcuni contesti purtroppo, viene completamente ignorato.
Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò "Se questo è un uomo" nel 1947.
Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo.
Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, "Se questo è un uomo" è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche.
È un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.
E' fondamentale conoscere questo libro, soprattutto in questo periodo storico, perché è un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.