Nato sulla costa, tra un piccolo gruppo di Tortuga pescatori e monaci che vivevano in equilibrio tra mare e stelle. La vita era semplice, lenta, ritmata dal ciclo delle maree e dal chiarore lunare.
Mia madre mi raccontava storie sulla Signora Luna, Selûne, e sul suo ruolo di guida dei viandanti smarriti nella notte. Da piccolo, amavi sederti sulla spiaggia e osservare le stelle riflettersi sull’acqua scura.
Fu già allora, già da bambino che cominciarono le visioni.
Una donna avvolta in un mantello argentato appariva nei tuoi sogni, dicendoti:
“Un giorno camminerai in un luogo dove la luna non splende più.
Ma tu porterai la sua luce.”
Vivevo in una piccola comunità Tortuga, Crescevo sotto la guida del mio maestro, un anziano e saggio Splint che mi aveva preso sotto la sua ala.
Mi insegnava a leggere le stelle, interpretare le maree e meditare sotto la luce della luna.
Era l’unico a capire la tua natura curiosa e riflessiva. Era la mia guida, il mio mentore, la mia famiglia.
Una notte, una nebbia innaturale avvolse il villaggio.
Non era una nebbia normale: era fredda, densa, e sembrava avere una volontà propria.
Urla distorte e sussurri lontani riempivano l’aria mentre i miei fratelli e amici sparivano uno a uno.
Correvo tra di loro, cercando di proteggerli, ma ogni passo sembrava portarmi più lontano dalla salvezza.
Alla fine, trovai il mio maestro, unico superstite della notte, sul terreno freddo, ferito gravemente.
Il suo respiro era debole, gli occhi pieni di terrore e saggezza allo stesso tempo.
Provò a parlarmi, a dirmi qualcosa, ma la voce gli morì in gola.
Nell'ultimo suo rantolo sosprirato, un piccolo dente si staccò dalla sua bocca e cadde tra le mie mani.
Il maestro morì tra le mie braccia, lasciandomi solo con quel dente nero e scheggiato, unico segno tangibile della sua presenza ormai perduta.
Da quel momento, ogni volta che stringo il dente, sento un eco della sua voce silenziosa, un sussurro incomprensibile che mi parla di protezione, responsabilità e luce nella notte.
Il trauma mi ha segnato:
• La paura della perdita ti accompagna sempre
• La nebbia, le ombre e il silenzio evocano ricordi dolorosi che non puoi dimenticare
Fu quello il momento in cui nacque il tuo cuore oscuro — la marca dell’Haunted One.
Da allora, ogni notte sentivi una presenza osservarti tra le ombre.
E ogni volta, nei sogni, Selûne ti sussurrava:
“Non temere la notte.
Devono temerla coloro che non la rispettano.”
Anya è cresciuta in un monastero isolato, costruito lontano da strade e mappe, dove i monaci non insegnavano preghiere ma confini: tra luce e ombra, tra il mondo e ciò che lo osserva.
Per questo la mandarono spesso fuori.
Anya veniva inviata da sola nei boschi, tra rovine e sentieri abbandonati, per imparare a orientarsi senza segni,riconoscere luoghi corrotti,trovare cibo dove nessuno guardava
Non per avventura.
Per sorveglianza.
Era una Forestiera per addestramento, non per fuga.
Una notte, qualcosa rispose ai loro riti.
Quando Anya si risvegliò, il monastero era immobile, come se la vita fosse stata rimossa.
Non c’erano corpi in decomposizione.
Solo assenza.
Lei era cambiata.
Aveva un solo corno.
L’altro era nella sua mano , identico, ma cavo, come uno strumento rituale.
Da quel momento si é sempre sentita strana diversa ed emarginata.
Quando lo portò alle labbra, non produsse musica, ma vibrazioni che facevano tremare l’aria.
Da quella notte, Anya non sente più il freddo.
Cammina scalza su pietra, terra, neve e ossa come se tutto fosse uguale.
I monaci dicevano che chi perde il senso del caldo e del freddo ha oltrepassato una soglia.
Lei non indossa scarpe perché nulla la ancora più al mondo.
Elyndar Calelan è un druido giovane, brillante, creativo… e con quella punta di sicurezza di sé.
Durante un rito nel Bosco di Lurien, Elyndar tenta di “migliorare” il rito di una cerimonia. Quel gesto diventa una mancanza di rispetto agli occhi di Aeltharyn, un entità arcana — forse un residuo della magia di un arcanista morto secoli prima, forse qualcosa che non ama essere definito— lo colpisce con una maledizione sottile. Da quel giorno l’anima di Elyndar vibra su due frequenze una verde e pulsante come muschio vivo, l’altra tagliente come cristallo.
È l’innesto di una seconda anima magica dentro di lui, che cresce man mano che cresce lui, indipendentemente dalla sua volontà. Diventa una trasformazione lenta, inevitabile.
Elyndar non si limita a diventare un druido-mago: diventa una dimostrazione vivente che l’arroganza può attirare attenzioni cosmiche indesiderate. Le sue scelte definiscono se Aeltharyn gli permetterà di diventare simbolo vivente di un equilibrio tra forze che in genere restano separate… oppure se lo trasformerà in un monito ambulante contro la presunzione.
Amethela Galathor
Amethela Galathor nacque tra le guglie argentate della Città di Lith’Velathar, un antico insediamento elfico noto per la sua imponente Spira delle Quattro Correnti, la torre arcana che custodiva i segreti dei piani elementali. Fin da giovane, Amethela mostrò una sensibilità anomala verso i fenomeni naturali: percepiva il cambiamento dell’aria prima di una tempesta, sentiva vibrare la terra prima di un sisma, e il calore del fuoco sembrava rispondere ai suoi stati d’animo. La sua connessione con gli elementi era evidente, ma anche misteriosa.
Riconosciuta dalla celebre maestra Yllindra, una delle più potenti invocatrici di Lith'Velathar, Amethela venne accolta come sua apprendista. Durante il suo addestramento, scoprì che i suoi poteri non derivavano solo dalla pura ricerca accademica, ma da una profonda risonanza innata con i piani elementali. Trascorse decenni a perfezionare la sua abilità nella manipolazione delle forze naturali, passando le sue giornate tra tomi di pergamene antiche, cristalli focalizzatori e camere di conduzione arcana progettate per imbrigliare poteri primordiali.
Ma la sua curiosità non si limitava solo allo studio. Desiderosa di proteggere i suoi compagni di studi e di imparare a combattere le forze elementali, si addestrò anche con i guardiani della Spira, apprendendo a usare armi leggere, come la balestra a ripetizione e il bastone da
combattimento. La sua padronanza nella magia e nell'arte della guerra la rendeva una figura unica tra i suoi pari.La svolta nella sua vita arrivò durante un esperimento avanzato, quando un varco si aprì improvvisamente sul Piano del Fuoco, e orde di elementali si riversarono nella Spira. Mentre gli altri maghi cercavano di fuggire o di chiudere il portale, Amethela si lanciò verso il pericolo. Con la balestra in una mano e incantesimi incandescenti nell’altra, combatté al fianco della sua mentore, contro l’onda di creature elementali, proteggendo gli studenti più giovani fino all’arrivo dei rinforzi. Il suo coraggio e la sua forza in quel momento divennero leggenda tra gli elfi, cementando il suo ruolo come eroina e campione dei piani elementali. Tuttavia, quell'atto di eroismo segnò anche un cambiamento profondo in Amethela. Sebbene avesse fermato la minaccia immediata, la visione della devastazione che le fratture tra i piani potevano causare non la lasciò mai. Da quel giorno, lasciò la quiete della Spira e intraprese un lungo viaggio per studiare i portali instabili, le reliquie antiche, e le creature elementali che minacciavano l’equilibrio del mondo.
Durante le sue ricerche, scoprì l'esistenza di un evento profetizzato dagli elfi: l’Allineamento Elementale, un fenomeno cosmico che, se non fermato, avrebbe potuto rimodellare i continenti e scatenare un cataclisma. Amethela, armata della sua conoscenza arcana e delle sue abilità marziali, si è dedicata a prevenire questo disastro, investigando culti misteriosi e studiando ogni frammento di magia primordiale che potesse rivelarsi utile per fermare il pericolo imminente.
Nel corso del suo cammino, Amethela non si separa mai dal suo potente artefatto: un frammento cristallino elementale, un residuo del varco che si aprì sul Piano del Fuoco durante l'incidente.
Questo frammento sembra pulsare con energia crescente, una forza che potrebbe essere sia una risorsa incredibile che una minaccia pericolosa. Amethela sa che il frammento potrebbe avere il potere di cambiare le sorti dell'Allineamento Elementale, ma il suo legame con esso potrebbe
anche corromperla, spingendola a forzare l'equilibrio che tanto lotta per proteggere.
Nato cieco in un piccolo villaggio devastato dai predoni, Kael fu trovato in fasce e portato alla vicina Gilda dei Cacciatori di mostri. La sua cecità non fu mai una condanna, ma una risorsa sorprendente. Il suo maestro, Ser Bran Harrow, ranger esperto, lo ha allenato fin da piccolo, insegnandogli a spingersi sempre oltre i propri limiti con perseveranza. Il giorno in cui trovò un piccolo corvo ferito, lo curò e nacque un legame inspiegabile. L’uccello iniziò a mostrargli il mondo con una sorta di “visione condivisa”: sagome blu, su sfondo nero. Da quel momento divennero inseparabili e si allenarono insieme. Il corvo venne chiamato “Ombra” e a Khael fu dato il cognome di Crowson, a ricordarne l’infanzia da orfano, ma anche il legame con il corvo.
Anni dopo, Se Bran scomparve durante la caccia a una creatura proveniente dalle nebbie; l’ultimo messaggio che lasciò era chiaro: “Se entro la notte non torno, la nebbia mi ha preso. Non mi cercare”.
Khael non accettò l’ordine: tormentato dalle visioni trasmesse da “Ombra” e spinto dall’affetto per Ser Bran, è ora sulle tracce del suo maestro.
Giambol
Kael
Elyndar
Amethela
Anya