La Trinità (detta anche Ospitalità di Abramo, dall'episodio biblico dell'incontro di Abramo e Sara con i tre angeli presso la tenda piantata a Mamre) è una celebre icona di Andrej Rublëv, realizzata negli anni intorno al 1422, conservata presso la Galleria statale di Tret'jakov a Mosca. Raffigura la scena della visita di tre angeli ad Abramo per annunciare a lui e alla moglie Sara l'arrivo di una discendenza. Fa riferimento a un passo di Genesi: «Poi il Signore apparve a lui [Abramo] alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo» (Genesi 18, 1-3).
Durante il concilio dei cento capitoli, tale opera d'arte è stata dichiarata l'Icona delle icone, per via della sua sovrumana bellezza. Rublëv la realizzò in occasione della canonizzazione di Sergio di Radonež, fondatore del monastero ora detto della Trinità di San Sergio. La vita di Sergio era votata alla contemplazione incessante della Santa Trinità, ma partecipava anche attivamente alla vita politica del suo tempo. La missione che sentiva sua era quella di realizzare l'unità ad immagine della Trinità. Il suo motto era "Contemplando la Santissima Trinità, vinciamo tutte le odiose divisioni del mondo". L'uomo, diceva S. Sergio, è diviso anzitutto in sé stesso oltre che con i fratelli, ma la soluzione era vivere l'unità a Sua immagine. A fine 1300 ci furono le invasioni dei tartari che penetrarono nella Russia; in più c'erano lotte fratricide tra principi feudali, epidemie e carestie. Rublëv era già un celebre iconografo, allievo di Teofane il greco; era spesso fuori monastero per dipingere in vari luoghi. Pativa enormemente per le sofferenze del suo popolo, ebbe anche una crisi profondissima di fede e si chiedeva come continuare a dipingere vedendo tanta sofferenza. Entrò in un silenzio della parola e dei pennelli, ma quando tornò la pace, nel 1409, Il successore di S. Sergio, S. Nicone, committente dell'opera, chiese all'artista di rappresentare la Trinità come sorgente e modello di ogni unità. Rublev ruppe il silenzio, passò molte notti fissando lo sguardo di Gesù nelle icone, perché diceva "solo guardandolo possiamo rappresentarlo". Inspirava ed espirava le icone per trarre ispirazione. Questa fu l'ultima delle icone che dipinse, nonchè il suo capolavoro. Rublev morì nel 1430 e fu fatto santo nel 1988.
Il fondo oro simboleggia la luce divina in cui le tre Persone sono immerse. L’albero alle spalle di Cristo potrebbe alludere al legno della Croce, nuovo albero della vita. L’edificio in alto a sinistra potrebbe simboleggiare il Tempio di Gerusalemme oppure la Chiesa, che è la Casa del Padre. La montagna in alto a destra è il luogo del silenzio e delle manifestazioni di Dio. La finestrella rettangolare aperta sulla faccia anteriore del tavolo permette di identificarlo con un altare: si tratta, infatti, della “finestra della confessione”, cioè di quell’apertura presente su molti altari medioevali che permetteva di guardare le spoglie del martire custodite sotto di esso o al suo interno. I tre bastoni o scettri sono simboli della signoria e del potere divino di cui è dotata ogni persona della Trinità.
Le tre figure veterotestamentarie sono rappresentate come angeli, tuttavia sono considerate una manifestazione della Trinità. Già Sant’Agostino, all’inizio del V secolo, osservò che "Abramo tres vidit et unum adoravit": vide tre e adorò uno. Le tre figure siedono attorno a un tavolo, su cui è appoggiata una coppa. Hanno tutte espressioni dolcissime e compiono gesti aggraziati. La loro posizione è tale da iscriverle all’interno un'ideale circonferenza, simbolo di perfezione divina. Dentro questa circonferenza ideale è possibile scorgere anche un triangolo, altro simbolo trinitario, i cui lati lambiscono la figura centrale. Le tre persone sono identiche fra di loro ma anche distinte, grazie a lievi differenze dei visi ma soprattutto alle vesti, che presentano colori differenti e ci consentono di identificarle: infatti, il rosso, simbolo di sacrificio e di umanità, ci fa riconoscere Gesù al centro, mentre il verde, simbolo del rinnovamento della vita, è il colore dello Spirito Santo, a destra. Il blu, simbolo della vita eterna, identifica Dio Padre a sinistra, coperto da un manto rosa-oro simbolo di regalità. Di ciò sono convinti molti autorevoli storici dell’arte, esperti di icone, che osservano che tale posizione corrisponde anche all’ordine rigoroso del Credo: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Dio Padre, unico fra i tre, leva la mano come per dare un ordine, giacché tutto procede da Lui, e indica la coppa al centro del tavolo, la quale è sicuramente il calice eucaristico, simbolo del sacrificio di Cristo ma anche di salvezza per l’umanità. Le altre due Persone hanno invece l’atteggiamento di chi accetta e la figura al centro, Cristo appunto, sembra a sua volta benedire la coppa, in un cenno della mano e del capo con i quali acconsente all'Incarnazione. L’immagine di una seconda coppa, molto più grande, è formata dai profili interni dei due angeli ai lati, come a dire che il sacrificio del Figlio è comunque condiviso dall’Amore trinitario. Infine risulta un'ultima coppa, disegnata sul pavimento tra i piedistalli degli angeli laterali: rappresenta lo spazio dove io posso sedermi e partecipare al dialogo d'amore delle tre Divine persone, lasciandomi plasmare da Dio e dimorando presso di lui. Le mie ginocchia si troveranno all'altezza della piccola apertura nella parte anteriore dell'altare, luogo tradizionalmente contenente le reliquie dei martiri, disegnata sul pavimento tra i piedistalli degli stessi angeli laterali: rappresenta lo spazio dove io posso accedere e partecipare al dialogo d’amore, lasciandomi plasmare da Dio e dimorando presso Lui. Ma è anche la porta stretta attraverso la quale si entra solo se si è piccoli ed umili.