La Theotokos di Vladimir (in greco Θεοτόκος του Βλαντιμίρ), nota anche come Madre di Dio della tenerezza, Madonna di Vladimir o Vergine di Vladimir è una delle icone ortodosse più venerate e famose al mondo ed è un tipico esempio di iconografia bizantina della tipologia eleusa ( Madonna col Bambino Gesù in braccio e con la propria guancia appoggiata a quella del figlio). Nella classificazione data dagli iconologi moderni, l'Eleusa è una delle sei tipologie fondamentali di icona mariana assieme a Odigitria, Aghiosoritissa, Blachernitissa, Basilissa e Galactotrofusa. La Theotókos (termine greco che significa "Madre di Dio") è considerata la protettrice della Russia. L'icona è conservata nella Galleria Tret'jakov di Mosca. La Chiesa ortodossa la festeggia il 3 giugno ed il 26 agosto.
Secondo una tradizione, l'immagine fu dipinta dall'evangelista Luca. Altre fonti dicono che l'icona fu dipinta a Costantinopoli nel XII secolo, alla corte degli imperatori Comneni. Il patriarca greco di Costantinopoli, Luca Crisoberge, intorno 1131 inviò l'immagine in dono al gran principe di Kiev, Jurij Dolgorukij. L'opera rimase nel Monastero di Mežyhir'ja fino al 1155, quando Andrej Bogoljubskij, figlio di Dolgorukij, distrutto una parte di Vyšhorod e rubato la icona la portò nella città di Vladimir. Secondo la tradizione, i cavalli che trasportavano l'icona, si fermarono vicino alla città e si rifiutarono di andare avanti. Il popolo interpretò l'episodio come un segno secondo cui la Theotokos voleva rimanere a Vladimir. Per ospitare l'immagine, fu costruita la grande cattedrale della Dormizione, cui seguì la costruzione di altre chiese dedicate alla Madonna.
Nel 1395, durante l'invasione di Tamerlano, l'icona fu trasportata fino a Mosca. Nel luogo in cui la popolazione ed il principe "incontrarono" la Theotokos fu costruito il monastero Sretenskij. Basilio I di Russia passò una notte intera nel monastero, piangendo e pregando sull'immagine; il giorno successivo l'esercito mongolo si ritirò. I moscoviti si rifiutarono di riportare l'icona a Vladimir e la collocarono nella cattedrale della Dormizione del Cremlino. Per mezzo dell'icona, fu attribuita alla Madonna la salvezza di Mosca durante gli assalti dei soldati tatari nel 1451 e nel 1480. Nel 1917, poche settimane prima dell'inizio della rivoluzione, davanti all'icona si svolse l'elezione del Patriarca di Mosca, Tichon. Poco tempo dopo, le autorità bolsceviche vietarono qualsiasi celebrazione religiosa e l'icona fu rimossa dal tabernacolo in cui si trovava, per essere restaurata e successivamente collocata nella Galleria Tret'jakov, dove è tuttora conservata. Nel dicembre 1941, quando i Tedeschi erano vicini alla capitale, Stalin avrebbe ordinato che l'immagine fosse posta su un aereo e che questo sorvolasse la città. Alcuni giorni dopo, l'esercito tedesco iniziò la ritirata. Così afferma il giornalista Antonio Giuliano [Avvenire, venerdì 25 agosto 2017].
In questa icona il Bambino si appoggia teneramente sulle guance della Madre, mentre Ella ha una espressione pensosa e mesta come se stesse meditando già la Passione del Figlio. L’Icona significa “Misericordiosa, Pietosa, Tenera” perché raffigura la Madonna con il Bambino nell’atto di scambiarsi gesti di affetto. La traduzione “Madonna della tenerezza” non è del tutto esatta perché il termine eleos esprime un amore come pietà e compassione, fino al «dono delle lacrime». Una grazia concessa spesso da quest’icona a chi si soffermava a pregarla: non si trattava di sensibilità o facilità a commuoversi, ma di una particolare condizione dell’anima che attraverso l’ascesi giungeva a superare l’attrazione del mondo terreno così da godere per qualche istante della comunione con il mondo dell’amore divino. La particolarità più espressiva di questa iconografia è proprio il modo in cui Madre e Figlio si abbracciano: la Vergine con una mano lo regge sospingendolo a sé e con l’altra lo indica come Salvatore e via da seguire. E il Bambino si protende verso la Madre poggiando il volto sulla sua guancia. Con Maria che diventa anche l’immagine della Chiesa che riceve l’abbraccio di Cristo. Il Bambino si appoggia alla Madre facendo leva sul piede destro come se il corpo della Vergine fosse una scala su cui elevarsi: un chiaro riferimento a un inno liturgico della Chiesa ortodossa in cui Maria è paragonata a una scala che unisce cielo e terra. Sta forse in questo allora il segreto della fortuna di quest’icona, un’immagine che illumina il senso della vita di ogni uomo e di ogni tempo: l’espressione seria del Bambino è il volto dolce e sicuro del Creatore che ci rassicura e ci conforta sul nostro destino.