Ayo era un bambino bellissimo, con profondi occhi neri. Sorrideva sempre: sorrideva la bocca, sorridevano gli occhi, tutto in lui era luce. Trasmetteva pace a chi gli stava intorno. Aveva un'abitudine curiosa: a volte tratteneva la lingua fra i denti e la faceva sporgere poco poco dalle labbra. Gli altri bambini allora ridevano, perché in Africa si ride per ogni piccola cosa: non per prendere in giro, ma così, per il gusto di farlo. Le bambine si nascondevano la bocca fra le mani, i maschi gli correvano intorno divertiti. Un giorno Duma gli chiese: "Ayo, perché ogni tanto chiudi la lingua fra le labbra? Sei buffo!". E allora Ayo rispose: "A volte mi vien da dire una parola di troppo, e allora fermo la lingua, così non faccio danni". Duma, che solitamente era veloce come il tuono, in tutto, si fermò un attimo a pensare: dopotutto non era male andare cauti, ogni tanto, proprio come Ayo.
Marina Donato