Il bianco - corrisponde alla somma di tutti i colori. Niente è più luminoso della luce bianca, pertanto simboleggia la luce e l'eternità, quindi era usato per gli dei fin dall'antichità. La parola tibetana "hot-tkar" significa "bianco e uno" in riferimento all'unità di Dio. Virgilio nella Georgica descrive il dio Pan (che significa "tutto"), principio di vita, "bianco come la neve". Tra i celti, i druidi erano vestiti di bianco. Gli antichi egizi vi vedevano un colore gioioso e fortunato. Avvolgevano i morti in teli bianchi perché la morte separa il chiaro dallo scuro, l'anima dal corpo. Nell'Africa il bianco è il colore della morte e serve anche per allontanarla. Tra i primi cristiani il battesimo si chiamava "illuminazione". Il neobattezzato indossava un abito bianco come segno della sua rinascita in Cristo. Il bianco è il colore della rivelazione, della grazia e della teofania. Dio si manifesta sul Sinai a Mosé nella luce dei lampi. Cristo si trasfigura sul monte Tabor. Questo candore sfolgorante del vestito di Cristo si ritrova nell'icona della Trasfigurazione e nelle numerossime icone della risurrezione. Il bianco è il colore della purezza ("i vostri peccati diventeranno bianchi come la neve" Is 1,18), della scienza divina e della conoscenza, ma esprime anche gioia e felicità. Nel libro "Du spirituel dans l'art et dans la peinture en particulier, Kandinskij dice:
Il bianco agisce sulla nostra anima come il silenzio assoluto...
Questo silenzio non è morte, trabocca di possibilità viventi"
L'azzurro - è il più profondo, delicato e più immateriale dei colori e rappresenta la trasparenza dell'acqua, dell'aria o del cristallo. Lo sguardo vi spronda verso l'infinito. Colore del cielo per eccellenza, predominava nelle vetrate medievali e smaterializza in qualche modo le forme che vi compaiono. Passivo a livello materiale per il debole irraggiamento, diventa invece attivo a livello spirituale, orientato com'è verso il trascendente. Esso guida lo spirito sul cammino della fede, di cui è simbolo. Ha anche un carattere introverso e discreto, che suggerisce silenziosa umiltà. I toni più profondi ne accentuano l'azione interiore, ma anche il richiamo verso l'infinito. La sua trasparenza ne fa un alleato naturale del bianco. In passato simbolo di immortalità per i cinesi e di verità per gli egizi, il cui gran sacerdote portava uno zaffiro e officiava vestito d'azzurro, questo colore rivela subito il legame con il divino.
Nella contrapposizione del cielo e della terra, l'azzurro e il bianco (celesti) si contrappongono al rosso e al verde (terreni). L'icona di San Giorgio alle prese con il drago ne è un esempio. Anche se l'azzurro è molto apprezzato in oriente (si pensi ai tessuti e alla splendida ceramica persiana e ottomana) è raramente citato nella Bibbia. Anche se poi l'azzurro e il bianco sono colori attribuiti alla Vergine Maria, perché esprimono il distacco dal mondo e lo slancio verso Dio dell'anima redenta.
Il blu scuro - segno del mistero della vita divina, domina nell'iconografia. E' il colore al centro dell'aureola nelle icone della Trasfigurazione e del Cristo in gloria. Blu è anche il manto del Pantocratore, la veste della Vergine e degli apostoli, senza dimenticare le gradazioni di blu che compaiono nell'icona della Trinità di Rublev.
Il rosso e il porpora - il rosso è un collore illimitato, vicino alla luce, così da venir usato a volte per formare lo sfondo delle icone, che manifesta l'irruzione di una vita esuberante. A causa del suo irraggiamento irrestistibile e del suo stretto legame col sangue, principio di vita, il rosso è spesso considerato come il primo dei colori. Di carattere terreno, simboleggia gioventù, bellezza, ricchezza, salute, amore, ma anche forza e guerra. Presso molti popoli è associato a tutte le grandi festività.
Se il rosso vira verso l'arancione, significa rivoluzione.
Perdere il sangue significa perdere la vita. Anche il vino è rosso, immagine di vita e allegria. Simbolo della Verità divina nell'Antico Testamento, il vino diventa sangue di Cristo al momento della Consacrazione. Plotino vede nel fuoco uno degli archetipi della bellezza. L'emblema della Trinità è la cifra 3, anch'essa immagine del fuoco (il sanscrito vahni si traduce con "fuoco" e con "3"). Gesù a differenza di Giovanni non battezza più con acqua, ma col fuoco (Mt 3,11). Simbolo dell'amore, del sacrificio e del dono di sé, il rosso occupa un posto importante nel cristianesimo. Sono rossi la tunica di Gesù, le vesti dei martiri, il manto di San Michele Arcangelo e anche i serafini (in ebraico si chiamano gli "ardenti"). Notiamo che il rosso può significare anche l'egoismo, l'odio, l'orgoglio luciferino e per estensione il fuoco dell'inferno.
La porpora è riservata alle più alte dignità già in Omero, poi nella Bibbia (Daniele riceve la porpora in ricompensa (Dn 5,29). Per i bizantini simboleggia il potere supremo. Salvo che nelle cerimonie liturgiche, in cui compare vestito di bianco, l'imperatore porta la porpora, il cui commercio è vietato dal codice di Giustiniano. Anche oggi i cardinali della Chiesa romana indossano una veste rosso porpora.
Fortemente contrastanti, il rosso e l'azzurro creano una grande armonia. Così succede quando la Vergine Theotokos appare vestita di rosso (simbolo dell'umano) sotto un manto azzurro (simbolo del divino, perché è madre di Cristo). Il manto porpora e azzurro dell'angelo centrale dell'icona della Trinità di Rublev sottolinea a sua volta l'umanità, il sacrificio e la divinità di Cristo. La veste porpora è insieme regale e sacerdotale. I due colori attestano le due nature assunte una sola ipostasi.
Il verde - è complementare al rosso, come l'acqua e il fuoco. E' il colore del regno vegetale, della primavera e quindi del rinnovamento. Le clorofilla verde è prodotta dalla fotosintesi (indotta dal sole, astro di fuoco) e condizionata dall'umidità (acqua). Verde e vita sono due parole unite da un legame profondo. I greci e i romani consacravano il verde ad Afrodite o Venere, dea della bellezza nata dall'acqua. Gli egizi vi riconoscevano il colore della vita vegetale, dalla gioventù alla salute. Così anche Dionigi l'Aeropagita. Tutti i popoli mediterranei, dal cristiani agli islamici, ricorrono abbondantemente al simbolismo del verde. Collocato tra l'azzurro (freddo) e il rosso (caldo), il verde rappresenta l'equilibrio perfetto e quindi la calma. Simbolo di rigenerazione spirituale, il verde è spesso il colore dei profeti e dell'evangelista Giovanni, annunciatori dello Spirito Santo.
Il giallo e l'oro - mentre il giallo puro rappresenta la verità, il giallo pallido simboleggia l'orgoglio, l'adulterio, il tradimento, la gelosia, tutte emanazioni dello spirito del male.
L'oro ha un chiaro riferimento alla luce solare. L'incarnato degli dei e dei faraoni nella pittura egiziana era d'oro. Anche il Buddha veniva rappresentato dorato, per ricordare l'illuminazione. Ricordiamo le cupole dorate e i mosaici d'oro che ebbero molto rilievo nella storia dell'arte: simboleggiavano l'aldilà, un mondo dove il sole non tramonta. Poiché è inalterabile, simboleggia la vita eterna e la fede per i cristiani, ma prima di tutto Cristo: il Sole divino. Anche in questo caso si presenta un'ambivalenza: l'oro-colore simbolo solare, si contrappone all'oro-denaro, simbolo di idolatria.
L'oro non è un colore che si incontra comunemente in natura: perciò i fondi dorati nelle icone e nei dipinti medievali creano uno spazio in cui i corpi non devono più conformarsi ad elementi paesaggistici. Liberati dalla terra, sono spiritualizzati.
Se lo splendore metallico dell'oro da una parte riflette la luce, dall'altra intensifica i vari colori con il gioco di un contrasto che produce un'armonia sublime.
La parola ebraica aur, che designa la luce, è vicina alla parola latina aurum, oro. Analogamente il termine latino oratio, parola, richiama alla mente il termine italiano oro. I greci dicevano di un grande oratore che aveva una bocca d'oro. Il giallo dell'oro simboleggia pertanto la Parola (Logos), che secondo Giovanni evangelista era luce degli uomini. "Parlare" significa "agire" perché Dio ordinò: "Vi sia la luce. E vi fu luce" (Gn 1,3). Se l'oro sta quindi ad indicare parola e luce, si può dire che la parola espressa nel dipinto dorato, è assimilata tramite la vista.
Il bruno - è il colore del suolo, del terriccio e delle foglie autunnali, e risulta da un'amalgama di rosso, azzurro, verde e nero. In iconografia il bruno illuminato dalle varie luci sta ad indicare l'umanità trasfigurata e rinata in Cristo. Simbolo di umiltà (humus, terra), di povertà, il saio ricorda la lenta morte al mondo del religioso.
Il nero - è la negazione della luce. Evoca il nulla, il caos, l'angoscia della morte, assorbe luce senza rifletterla. Tuttavia il nero della notte contiene la promessa dell'aurora, come l'inverno quella della primavera. La Bibbia vede il nero, la tenebra, come la notte delle origini, che precede la creazione. Il nero è anche il simbolo del tempo e, come dice Jung, il luogo delle germinazioni. Così può essere semplicemente un colore di passaggio, che porta al rinnovamento. L'abito nero dei monaci sottolinea la rinuncia alle vanità del mondo, condizione per giungere alla visione della luce divina. Neri sono, nei dipinti del Giudizio finale, i condannati. Come pure neri sono i diavoli, oppure rossi o bruni. Nera è la grotta nell'icona della natività di Gesù, come pure il sepolcro di Lazzaro, la grotta sotto la croce e l'ade.
Testo tratto da "L'icona" di Michel Quenot
29.5.25
Non so se vi è mai capitato, ma ci sono momenti della giornata, più spesso la sera, in cui sei affaccendato e cerchi ad esempio di preparare velocemente la cena perché ormai s'è fatto tardi, e una luce particolare proveniente dall'esterno cambia il tono di quella presente fino ad un attimo prima e attira la tua attenzione. Tu non stai guardando fuori, sei concentrato a concludere ciò che stai facendo, ma la tua attenzione viene catturata da quella particolare luce che fa capolino nei tuoi occhi e che colora la stanza in cui ti trovi. Allora esci in terrazza, guardi il cielo e noti che si è tinto di un particolare colore, che porta con sè un messaggio. Ecco, stasera è successa questa magia. Il messaggio che mi è giunto è che ho un Padre Celeste (il più bravo dei pittori), il quale ogni tanto vuole attirare la mia attenzione e dirmi attraverso pennellate veloci sulla tela del cielo... "ti amo!"
La nascita dei colori
leggenda indios
21.5.25
Tanto tempo fa gli dei litigavano sempre perché il mondo era assai noioso, con due soli colori: uno era il nero che comandava la notte, l’altro era il bianco che camminava di giorno; il terzo non era un colore, era il grigio che dipingeva sere e mattine affi nché non si scontrassero troppo. Questi dei erano litigiosi ma molto sapienti. In una riunione si misero d’accordo per pensare a come rendere allegra la vita degli uomini. Uno degli dei cominciò a camminare per pensare meglio, e tanto pensava, che sbatté contro una pietra ferendosi la testa da dove uscì sangue. Il dio, dopo aver strillato per un bel pezzo, guardò il suo sangue e vide che era di un colore diverso e andò dagli altri Dei, mostrando loro il nuovo colore che chiamarono “rosso”. Un altro dio cercava un colore per dipingere la speranza. Lo trovò dopo un bel pezzo e lo mostrò all’assemblea degli Dei; gli misero il nome “verde”. Un altro cominciò a grattare forte a terra. – Che fai? – gli chiesero gli altri dei. – Cerco il cuore della terra – rispose rivoltando la terra da ogni lato. Dopo un po’ trovò il cuore della terra, lo mostrò agli altri dei e chiamarono quel colore “marrone”. Un altro dio salì in alto. – Vado a guardare il colore del mondo – disse, e si mise a scalare una montagna. Quando arrivò ben in alto, guardò in giù e vide il colore del mondo, ma non sapeva come fare a portarlo. Allora rimase a guardare per un bel po’, fi nché il colore non gli si attaccò agli occhi. Discese come poté, a tentoni, e andò all’assemblea degli dei. – Porto nei miei occhi il colore del mondo: l’azzurro. Un altro dio stava cercando colori quando sentì un bambino ridere; si avvicinò con cautela e gli prese la risata che diventò il giallo. A quel punto gli dei che erano ormai stanchi, andarono a dormire, lasciando i colori in una cassetta sotto un albero. La cassetta non era chiusa bene e i colori uscirono, cominciando a far chiasso e festa. Così nacquero tanti nuovi colori. Quando tornarono gli Dei si accorsero che i colori non erano più sette, ma molti di più. Presero la cassetta dei colori, salirono sulla cima del monte, e da lì cominciarono a lanciare i colori, così l’azzurro fi nì in parte nell’acqua e in parte nel cielo, il verde cadde sugli alberi e sulle piante, il marrone, che era il più pesante, cadde sulla terra, il giallo, che era un risata di bambino, volò fi no a tingere il sole, il rosso giunse sulla bocca degli uomini. Gli dei lanciavano i colori senza fare attenzione a dove fi nissero e alcuni di essi spruzzarono gli uomini. Per questo vi sono persone di diversi colori e di diverse opinioni. Allora, gli dei, per non dimenticarsi dei colori e perché non si perdessero, cercarono un modo per conservarli. Stavano pensando come fare quando videro un pappagallo, che era brutto e grigio come una gallina spennacchiata. Lo presero e gli attaccarono i colori. Ancora oggi il pappagallo se ne va in giro per ricordare agli dei che molti sono i colori e le opinioni e che il mondo potrebbe essere felice se tutti i colori e tutte le opinioni avessero il proprio spazio. Il bianco ed il nero si erano sentiti messi da parte nella creazione dei nuovi colori. Anzi, si erano proprio offesi! Possibile che gli dei non si erano ricordati almeno di chiedere loro che ne pensavano della novità? E così presero il coraggio in due mani e inventarono anche loro una bella cosa che potevano poi pensare solo loro... Perché aggiungendo”chiaro” o “scuro” ai nuovi colori, ne inventarono il doppio!! Rosso scuro e rosso chiaro, verde scuro e verde chiaro e così si divertirono ad arricchire tutta la gamma di tinte!