Il mandylion (in greco μανδύλιο, in arabo ﻣﻨﺪﻳﻞ, mandīl, lett. "panno, fazzoletto") o immagine di Edessa era un telo, venerato dalle comunità cristiane orientali, sul quale era raffigurato il volto di Gesù. L'immagine era ritenuta di origine miracolosa ed era quindi detta acheropita, cioè "non fatta da mano umana".
La leggenda del re Abgar di Edessa (antica città della Siria), contemporaneo di Gesù, databile al I sec. d.C., narra che essendo malato venne a conoscenza dei miracoli operati da Gesù e dunque mandò un messaggero per fagli dipingere un'immagine del Messia, convinto che se l'avesse avuta sarebbe guarito. Il messaggero voleva osservare attentamente le sue sembianze per riprodurle, ma non riusciva a motivo dello splendore che emanava dal suo volto. Fu Gesù stesso a dargli la sua immagine asciugandosi il volto su un telo detto ῥάκος τετράδιπλον [ràkos tetràdiplon], cioè ripiegato quattro volte doppio. Quel panno, chiamato sindon o mandylion, con la straordinaria immagine acheropita (cioè "non fatta da mani d'uomo"), fu portato al re, che in seguito alla vista del Volto di Cristo fu guarito miracolosamente dalla malattia. Allora Abgar fece fissare l'immagine sopra una tavola ornata d'oro..
L'icona sacra fu ricordata anche nel Concilio di Nicea (787 d.C.), che confermò la validità del culto delle sacre immagini sul presupposto storico del Sacro Volto di Edessa e sulla base dogmatica dell'Incarnazione: se Dio in Gesù si è reso visibile perché si è fatto uomo e si è lasciato raffigurare, così può essere riprodotto.
Il mandylion fu conservato inizialmente a Edessa (oggi Urfa, in Turchia). Nel X secolo fu traslato a Costantinopoli. Se ne persero le tracce nel 1204, quando la città fu saccheggiata nel corso della Quarta crociata. Alcuni studiosi ritengono che esso fosse lo stesso telo noto oggi come Sindone di Torino. Vi sono al mondo anche altri Mandylion acheropiti. Le varie scuole hanno preso spunto per farne diverse copie.