Fu deciso adunque di passar la notte all'aria aperta, e della decisione il primo a rallegrarsi fu Rovo. Temeva che se non Ciurma, certo Trincia, recalcitrasse all'idea di dormire sotto le stelle. Gli uomini hanno i loro nidi, le loro case dove si nascondono, quando si sentono indifesi. E chi, come l'uomo immerso nel sonno, è esposto ai pericoli? Ecco perché i bambini che hanno paura persino di una faccia nuova e gridano e si nascondono il viso quando vedono una persona sconosciuta, dormono con i pugni chiusi. Da chi voglion difendersi con quelle manine minacciose? Del resto, anche gli adulti addormentati sono più deboli di una libellula. Gli occhi chiusi, le membra immobili, le braccia inerti, le gambe paralizzate. Solo le orecchie stanno un po' all'erta e sono le prime a dare il segno d'allarme, se c'è pericolo; allora gli occhi pigri si aprono a poco a poco, mentre le orecchie gridano: aiuto, aiuto! Ma prima che questa voce sia intesa, ce ne vuole! Forse per questo nel sonno russano; si direbbe che voglion fare la voce grossa per tener lontano il nemico. Certo il sonno è così somigliante alla morte!
Rovo, questi timori non li aveva mai avuti. Per lui il sonno era come la notte, che viene dopo il giorno e precede il giorno. Dei nemici non aveva paura. Si sentiva forte come quei tre pini che vigorosi e felici crescevano sulla collinetta vicina. Bisognava - questo fece intendere Rovo - andare a dormire vicino ai pini.
Avventure di un merlo, Rigulfo, ed. SAIE Torino