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Credo che siamo al paradosso estremo: gli efferati delitti a cui assistiamo inermi in questi giorni - soprattutto se hanno come attori e attrici principali persone giovani o adolescenti - sembrano mostrare qualcosa di assurdo. Cosa?
Sembra che l'autore del delitto giunga ad un contatto "reale" (o effettivo) con una qualche emozione umana solo dopo aver commesso l'indicibile.
È come un urlo di disperazione inaudito, un anelito a cui nessuno ha saputo rispondere. Al risveglio dall'orrore perpetrato, solo allora, finalmente qualcosa sembra essersi smosso "dentro". Tutto ciò è assurdo, spaventoso.
E chiede a noi adulti - soprattutto a noi adulti formatori/educatori - di concentrarci su ciò che vale davvero e su ciò di cui abbiamo più bisogno: la crescita e la consapevolezza della nostra umanità.
Come mai accade questo?
Dare risposte generiche lascia il tempo che trova. Molti ritengono responsabile la connessione con il mondo del virtuale.
Ci può stare; ma non è affatto l'unico "mostro" da cui tutto dipende.
Facciamo però un esempio.
Quando qualcuno cade, abbiamo "da dentro" due spinte: una è quella ironica (fa sempre un po' sorridere quello che cade); l'altra spinta è quella umana/naturale anch'essa di soccorrere quella persona, nel modo in cui ci è concesso fare. In questo senso, possiamo parlare di un evento tragicomico.
Questo dovrebbe accadere nella realtà.
Chi invece vive nel mondo virtuale di videogiochi brutali, di film senza remore e di "assorbimento" continuo di notizie negative, alla fine perde il lato tragico dell'evento negativo e resta solo in quello comico. Perde un "pezzo", un lato di umanità che - sembra assurdo doverlo rimarcare - è il lato che ci rende appunto umani.
Quindi nella realtà non ho più il contatto con la dimensione del "tragico" e tutto resta "comico": tutto diventa freddo e fattibile. Ma dopo aver inflitto un dolore o dopo aver riso e bullizzato chi è incappato in un dolore, solo dopo sento il "pezzo" mancante. Sento l'emozione di essere umano, vicino, capace di fare le cose in modo diverso.
Senza violenza, senza annichilire, senza escludere.
Tutto è diventato comico. Tutto sembra banalizzabile. Ma quando si vive così, poi, si resta fagocitati dal mostro della tragedia costruita e inflitta senza forse esserne consapevole fino in fondo.
19 ottobre 2024
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Per molti amanti del cielo, oggi è il grande giorno. La massima visibilità della famosa cometa, che sembra voler a tutti i costi anticipare la magia delle decorazioni dicembrine (o novembrine), è davanti agli occhi degli abitanti di Terra.
Di cosa sono fatte le comete?
Le vediamo: risvegliano sogni, accendono poesia, destano curiosi e disattenti. Eppure, sono soprattutto ghiaccio. Freddo che gravita per un po' nel nostro orizzonte e che ammalia anche i più distratti della galassia.
Guardo quella cometa (quasi un nome collettivo, dato che racchiude polveri e ghiacci) e mi sembra di vederci.
Siamo così spesso una scia umana di ghiaccio ambulante. Freddi e indifferenti. Arrabbiati come polveri e ghiacci che non sanno se fuggire da Sole o andargli incontro: pena, la fine della luminosità.
Penso a tutti quelli che ci affanniamo a (per)seguire online e che vogliono fare il "capo-cometa". Basta fermarsi qualche istante, osservare, capire: spesso, è tutto un ammasso di ghiaccio.
Eppure, sembra che solo questo possa interessarci e debba interessarci. Il ghiaccio.
Quando ci incantiamo sui video dei social preferiti, mentre il dito che scrolla (che ci fa passare da un video ad un altro) si surriscalda, diventiamo ghiaccio. Frammenti di comete altrui, delle molteplici comete del nostro secolo. Frammentatori di esistenza. Ci arrovelliamo nel buio delle altrui corse e dimentichiamo che possiamo esserci nella nostra-propria esistenza.
Oltre alla consapevolezza, ci salverà solo la pietà: solo un ghiaccio che si lascia sciogliere da emozioni e sentimenti all'altezza della nostra umanità, riuscirà a smobilitarsi dal suo gelido torpore e potrà scorrere.
Come acqua dissetante.
Come fiume di serenità.
12 ottobre 2024
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E continuo a chiedermi: cosa stiamo aspettando?
Sono giorni difficili. Impegnativi per la digestione emotiva. Nuovi fatti ci inquietano e forse i precedenti sembrano svanire. Quasi una rimozione collettiva.
E i nuovi fatti, purtroppo, spesso sono dissing. Incredibile quanta potenza catalizzatrice abbiano alcune vicende, spesso e volentieri anche costruite per accrescere o ricostruire l'attenzione persa o in via di estinzione.
Cosa stiamo aspettando?
Abbiamo visto e sentito cuore e mente di adulti e formatori "friggerci" davanti alla rimozione forzata dell'altro? Ci siamo chiesti se stiamo davvero facendo di tutto e di più per accompagnare quelli che ci sono attorno? Cominciando da chi muove i primi passi della crescita, della costruzione della propria identità. I fatti di Paderno e di Traversetolo ci sono bastati o deve succedere ancora di nuovo? O deve succedere ancora altro?
Penso al mondo della Scuola. Alla vera "tecnica" che serve alla nostra Scuola. E la "tecnica" è diventare esperti dell'esserci. In tutte le direzioni. Esserci per le famiglie come "voce" all'altezza delle necessità attuali. Esserci per i bambini, i ragazzi e gli adolescenti che credono che il silenzio del virtuale sia il labirinto dove poter fare e realizzare nel nascondimento; ma nel labirinto c'è il Minotauro che può divorarti: l'incapacità di comprendere e di abitare con consapevolezza il proprio mondo emotivo. Esserci anche per i colleghi e per tutto il personale scolastico: persone attente ai "pari" (terminologia che uso solo per capirci... perché siamo tutti alla pari, in umanità) per essere poi, nei confronti degli alunni e degli studenti, una "squadra che funziona" perché emotivamente collaudata. Nella consapevolezza che quel "Minotauro" ce l'abbiamo tutti nel nostro labirinto, fino a quando non lo si addomestica.
Ne Il Piccolo Principe dovevamo addomesticare la volpe. Forse non lo abbiamo fatto. I tempi sono diventati corposamente pieni di "ignoranza" (perché abbiamo ignorato l'appello all'interiorità, all'emotività, a ciò che ci gira per la testa). E la volpe è diventata un Minotauro: e non certo per l'evoluzione della specie o per colpa della volpe.
Se questo è l'obiettivo, in un'Istituzione che si rispetti come la Scuola, servono concretezze pragmatiche: luoghi, tempi, occasioni, formazione, esperti coinvolti. Non possiamo stare a guardare. La Scuola non può trasformarsi in un "fruitore di video social", come se gli eventi che accadono attorno a noi si possano configurare alla stregua di video da scrollare sul nostro smartphone.
E continuo a chiedermi: cosa stiamo aspettando?
23 settembre 2024
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C'è chi ha tempo per blaterare su fiori e festa, con tanto di parenti al seguito, a conclusione della prova orale dell'Esame di Stato (la famosa "Maturità").
Shock (da pronunciare con l'enfasi di un noto politico italiano).
Ma ne siamo sicuri?
Credo che bisogna darsi un promemoria: siamo esseri umani e fino a quando non diamo importanza con gesti evidenti a qualcosa, vuol dire che di quel "qualcosa" ci interessa davvero poco.
Quei gesti a margine dell'ultima prova della Scuola secondaria sono una speranza: quella di aver cominciato a comprendere la preziosità del percorso vissuto dai figli. Che indignazione nel leggere tanti che "celebravano" i propri genitori del passato: ricordando, cioè, il ritorno dall'esame orale conclusivo e raccattando un semplice "bene, hai fatto il tuo dovere". Questi post, questi pensieri sono esattamente la fotografia di disumanità di cui questa generazione è erede.
In ogni istante di festeggiamento io, invece, ci vedo una possibilità altra. Diversa. Umana, anzitutto. La possibilità di vedere anzitutto una PRESENZA: quella della famiglia, corresponsabile dell'iter formativo dei figli. La possibilità di vedere una CONSAPEVOLEZZA: non è la fine di una partita di calcio; la conclusione del percorso scolastico di mio figlio vale molto di più della vittoria degli europei/dei mondiali. La possibilità di vedere un SENTIMENTO: l'amore per ogni passo, specie di chi è in formazione.
L'immaturità di chi è? Di chi vuole festeggiare a tutti i costi o di chi a tutti i costi vuole marchiare di giusto/ingiusto qualsivoglia cosa?
Io, al posto vostro, penserei molto di più (indignatamente) ai fischi sostituiti dagli applausi, pur di sostenere quasi apoditticamente ciò che sostenibile non è. Come? Non sai a cosa mi riferisco? Una piccola ricerca e... il gioco è fatto.
Immaturi d'Italia: unitevi!
4 luglio 2024
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Bene. Ricapitoliamo, così. Giusto per renderci conto di quello che succede. No, non per fare polemica. Ma per renderci conto di quello che succede e ci succede. Dicesi "consapevolezza". Dicesi "mi rendo conto".
Tre fatti.
I "casi Ferragni". La stampa annienta colei che prima aveva supportato, sponsorizzato e - diciamolo - molte volte usato. Questione di business, è "chiaro". E quindi, sempre per la stessa motivazione, è facile divorare e dilaniare senza nessuna remora chi fino ad un minuto prima si era trattato esattamente con un atteggiamento opposto. Eppur si muove... e si scrive...
Secondo "caso". La protesta dei contadini. I nostri (tele)giornali danno notizia di ciò che accade all'estero. E solo quando si rischia qualcosa di grosso (come rovinare il Festival di Sanremo... perché in Italia "qualcosa di grosso" è il Festival di Sanremo) allora ci si piega all'evento. Ma ancora una volta, l'eco che si "concede" è limitato e irrisorio: due parole sul palco, concessioni giusto-per... Ma null'altro. Solo qualcuno permette alla notizia di diventare una notizia. Non troppo, sia chiaro. Tante volte dovesse succedere la... Rivoluzione frnancese. Ma no, siamo in Italia.
Ultimo focus: il caso Gaza e dintorni. Quando "sbocciano" come gli ex-fiori di Sanremo (perché di fiori sul palco non se ne sono visti... solo qualche fiorellino dato a tutti) parole del calibro di "genocidio" o "fermatevi", allora tutto viene boicottato. E per rispondere a tutto e a tutti, facciamo un bel comunicato stampa. Ovviamente, non da emanare durante il Festival. Lasciamo la patata bollente alla trasmissione "sul" Festival della domenica pomeriggio. Ed ovviamente, tutti "sottoni" alle direttive dall'alto. Ghali e Dargen D'Amico sono gli eroi... ma finiscono per apparire come alieni da far travolgere dall'onda alta della censura.
Conclusioni? Beh, la domanda è se siamo effettivamente liberi. Vi lascio una data: 8 luglio 1924. Un secolo fa, quasi. Ma sembra più vicino che mai. Io un altro 8 luglio 1924 non lo voglio: né come data di una legge emanata, né nei fatti.
13 gennaio 2024
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Oggi nella Biblioteca scolastica ogni ragazzo (siamo in una quinta primaria) avrebbe potuto scegliere un libro da leggere. Uno di loro non riusciva a trovare nulla che gli piacesse.
A quel punto, chiede consiglio a me. Lo accompagno in un settore della Biblioteca dove si trovano dei libri di un certo calibro, con autori decisamente più adatti alla classe che frequenta. Gli propongo una lettura: gli si illuminano gli occhi. Accetta il suggerimento. Gli chiedo come mai non lo avesse scelto prima. Mi risponde che non lo aveva visto.
Ed in effetti, la sua altezza non gli permetteva di leggere quel titolo, di "trovare" quel volume.
Ho "realizzato" ancora una volta che noi adulti ed educatori dovremmo fare proprio questo: mostrare ciò che è più in alto. Che non si vede - per il momento - ma che c'è. Mostrare la mèta migliore, anche se più ardita, anche se nascosta. Mostrare che un'altra strada c'è. Che un'altra storia è possibile. Che alle volte serve un po' di fatica e serve... diventare più alti: ma è possibile; ne vale la pena. Ed è necessario.
30 gennaio 2024
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Oggi mi sono ritrovato in una conversazione degna di nota. In realtà, era più un monologo che una conversazione... ma qualcosa ho potuto dire anche io.
Si parlava delle feste, del ricominciare dopo le feste eccetera eccetera eccetera. Il fulcro del discorso era più o meno il seguente: le feste sono solo una fandonia che l'essere umano si costruisce per raccontarsi qualcosa di positivo, per auto-ingannarsi del fatto che qualcosa possa cambiare. E che in realtà tutto è come prima.
Un discorso "a tutta vita", insomma.
Non discuto del parere altrui. Ma mi lascio interrogare. In qualche modo, può essere vero il parere del mio interlocutore: abbiamo solo aggiunto giorni ad altri giorni, ridato vita a delle occasioni annuali e... messo qualche chilogrammo in più sulla bilancia.
Ma c'è un MA.
Il senso lo diamo noi. Credo che un essere umano si trascini nel tempo e nello spazio fino a che non comprende che è dall'interno di sè che può dare motivo alle occasioni che vive. Certo, attraversiamo tutti momenti in cui non riusciamo a vedere nemmeno una briciola di barlume... Eppure, ci abbarbichiamo intorno pretendendo che sia altro fuori di noi a motivarci, a "riempire vuoti", a spronarci.
Tutto è uguale se io lascio che tutto sia uguale.
Tutto è uguale se io ripeto gli schemi di sempre e non tento il nuovo. Il mio impossibile è frutto delle convinzioni che ogni mattina, svegliandomi, indosso come primo atto della giornata.
Il mio possibile è attraversare gli eventi e abitare gli incontri con la voglia di scovare ciò che fino ad ora non ho visto nè intravisto. E capire che il reale cela occasioni che non finiscono mai di stupire. Se lo voglio.
8 gennaio 2024
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Ci siamo! La soglia è davanti a te, davanti a noi.
Un anno se ne va, uno comincia.
Sai cosa ti auguro?
Un 2024 dove agisci.
Sì, dove agisci. E dove NON re-agisci. Dove scegli di fare esattamente quello che desideri, perché ti appartiene, perché rispecchia ciò che sei. E non come un modo per puntare i piedi, per mostrare che sei più forte di, migliore di, più capace di...
Agire e non reagire: non un fare che sta sempre a rivangare cose del passato, pesi pesanti, motivi antichi. Anzi, antiquati. Non trasformare in antiquariato i giorni che verranno, l'anno che inauguri.
E comincia subito: non passare dall'altra parte "del ponte", questa notte, semplicemente come una "reazione" ad un calendario nuovo da inaugurare o ad un giro nuovo da fare... attorno al Sole.
Scegli di agire. Scegli tu di "aprire" il nuovo che si profila. Sai: spero che per la tua vita tu possa non inaugurare un... anno di azioni (cioè di non-reazioni), ma un'EPOCA dove tu agisci e non reagisci.
Che tu possa accumulare 2024 azioni. Anzi, molte ma molte di più.
Buon anno nuovo!
E, anzitutto:
buon attraversamento del ponte...
31 dicembre 2023
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I rintocchi di Natale non smettono, ogni anno, di tradursi in una frenesia di regali.
Non so se anche tu hai scritto la tua letterina a Babbo Natale. Credo che non farebbe male, nemmeno a noi adulti, fare questo "esercizio del chiedere". Perchè finiamo tutti per diventare individui che pretendono, mentre siamo nati per vivere come persone che chiedono. Chiedere ci arricchisce: ci mette in gioco. Ribadisce il senso dell'attesa e della possibilità. Pretendere è un po' come morire: dove tutto è dovuto, niente si gusta, nulla lascia poi il segno.
Se dovessi scegliere qualcosa da chiedere per me e per tutti, per questo Natale, non avrei tentennamenti: chiederei in dono il presente.
No, non voglio giocare sulla sinonimia tra "regalo" e "presente" (inteso come sinonimo di dono, appunto). Mi riferisco proprio alla dimensione temporale del presente.
Come mai?
Non so se l'hai notato anche tu: c'è tanta stanchezza in giro. E tanta insoddisfazione. Sono settimane che mi chiedo la ragione, il motivo di tutto ciò. Ovviamente, non ritengo di avere la risposta per tutto e per tutti. Ma sono convinto che uno dei motivi principali sta proprio in questo: nel vivere costantemente in tempi che non esistono.
Sprecare, cioè, le energie del cuore e della mente per un passato farraginoso e per un futuro che pretende così spesso tanto da noi. Meglio: per un futuro che noi crediamo pretenda tanto da noi. Ci auto-frustriamo vivendo in dimensioni temporali che non ci sono.
Mentre c'è l'adesso. Il presente, appunto, che elemosina la nostra presenza. Mi rendo conto che non abbiamo tante occasioni come quelle di oggi per stare nella nostra vita e nella vita delle persone che amiamo o che semplicemente transitano nel nostro oggi. E che saremo infelici fintantochè continueremo a programmare o a rimpiangere.
Ecco, questo è il motivo del desiderio che sento bussare dentro per me e per tutti. Per scoprire che ogni "oggi", ogni "presente" non ha bisogno di feste particolari - come il Natale - perchè io possa riceverlo. Ogni giorno è infatti il natale di un presente che mi viene posto fra le mani. Un presente dove posso esserci. Con tutto me stesso.
15 dicembre 2023
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Si raccontano tante cose sulla metropoli milanese. In questi giorni, poi, si dibatte e si dibatte e si dibatte...
E se invece di dibattere "alla luce", si dialogasse "al buio"? Nel cuore della città, l'Istituto dei Ciechi ospita una possibilità: imparare a vedere nelle tenebre. Lasciare al buio la possibilità di metterci in crisi. Meglio: consapevolizzare che il buio ci mette in crisi. Un'occasione per smetterla di blaterare e per mettersi nei panni di chi vive nell'oscurità fisica ma forse anche nei panni di chi vive in altro tipo di oscurità. Di chi si è dovuto abituare a trasformare il buio in una possibilità di vedere e di chi sfrutta invece la non-luce per continuare a mettere in ombra le proprie nefaste scelte.
Non-vedenti e ciechi si incontrano nel Dialogo nel buio. I non-vedenti guidano noi, i ciechi, così da mettere sullo stesso tavolo di confronto il proprio personale buio.
Non dimenticherò mai cosa è stato entrare oggi in quel buio: terrore. Non c'è una parola diversa per raccontare quello che ho provato. Ma la voce di FRANCESCO, la sua stessa Persona è divenuta i nostri occhi. Ci ha portato in giardino, negli ambienti (riprodotti) di una casa privata e di una strada cittadina; poi, dopo un'ora passata senza accorgersene, l'aperitivo rigorosamente al buio.
Quando abbiamo chiesto a FRANCESCO cosa gli mancasse nella sua vita di essere umano, sono rimasto ancora più allibito: nessun accenno alla questione "(non) vista". Ci ha parlato di una persona importante per lui che ora nella sua vita è assente. FRANCESCO vede molto più di me.
La cosa che mi resterà, più di tutte, molto più del terrore iniziale, è non aver potuto dare un volto a FRANCESCO... certo, avremmo potuto attenderlo all'uscita... potrei andare a trovarlo. Intanto, "materialmente" per me è una voce: mi ha ricordato un po' la coscienza... la senti, ma non la vedi. Dopo poco, FRANCESCO per me è stato ed è molto più che "voce", molto più che "occhi": è il dono di un'esperienza STUPEfacente, che mi spoglia dalle mie STUPIDità da cieco e mi riempie dello STUPore di chi sa vedere anche con gli occhi non-vedenti dell'altro.
Spero che anche tu possa vivere questa esperienza (vuoi saperne di più? ➡️ https://www.dialogonelbuio.org/index.php/it/).
11 novembre 2023
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Le parole "festa" e "paura" non possono essere sinonimi: credo che su questo siamo tutti d'accordo. Ma che una festa ci porti a mettere in "bella" vista un'emozione così delicata - la paura, appunto - questo credo possa diventare interessante.
Interessante perché la paura è un'emozione da cui istintivamente vogliamo prendere le distanze. Quante volte ci è stato ripetuto, crescendo, che non dobbiamo avere paura. Che aver paura non è affatto qualcosa di socialmente accettabile, tanto che "se hai paura, se mostri di aver paura, si approfitteranno di te". Ed in effetti, quanti giocano sulle nostre paure?
Invece... come per MAGIA (e il termine qui è voluto), abbiamo un momento durante l'anno in cui ciò che fa paura sembra attirare, coinvolgere e perfino sembra accettabile.
Giusto? Non giusto? Morale? Immorale?
Ognuno fa le sue scelte.
Ma tutti possiamo approfittarne per dire un grande "grazie" anche a questa emozione che facilmente sfuggiamo. Di cui forse ci vergogniamo (altra emozione, la vergogna). Per accoglierci così come siamo, umani e "paurosamente" umani. Esseri viventi che anche tramite la paura scoprono cose: come, per esempio, ciò che è prezioso e che temiamo di perdere. Persone che, mentre attraversano la paura, imparano davvero chi sono e come sono. Umani che, mentre la paura li attraversa, si avventurano ben oltre ciò che sembrava possibile.
Forse festeggiare la paura non è poi così... inutile!
31 ottobre 2023
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Il compito della formazione: qualcosa di non quantificabile, in merito al suo "peso". Perché chi è "addetto" alla formazione, lascia sempre una traccia indelebile nella vita di chi gli viene affidato. E questo a tutti i livelli (genitorialità, scuola, sport...) e sia in positivo che in negativo.
Formare diventa una responsabilità dal carattere ineguagliabile. Ci vuole coraggio nell'accogliere questo "mestiere", scoprendo anzitutto che non è solo un "mestiere". E che è meglio non avventurarsi in una cosa del genere se la si ritiene solo un "mestiere". Finirebbe per distruggere tutti e tutto, cominciando dal "mestierante".
Non si può formare senza conoscere. La storia raccontata nel video mi ha ricordato che non esistono percorsi standard, non esistono "orari" standard, che non possono esistere pacchetti predefiniti che mettano tutti nello stesso calderone... E che non serve una "certificazione" per avere un occhio di riguardo ed un percorso più personalizzato.
Formare è sinonimo di conoscere. Conoscere il carattere, la storia, la situazione in cui vive l'altro accanto a cui ho scelto di stare o sono stato posto come formatore. Formare anche tutti gli altri a non omologare "voti" e "decisioni", appiattendo le persone sulle misure, scegliendo invece di guardare al percorso che ognuno compie e può compiere come molto più prezioso del traguardo che "il sistema" potrebbe imporre o pretendere. Altrimenti, non si sta formando. Si sta deformando.
Quando si conosce, si scopre - nonostante tu possa essere "il" formatore - che l'altro, anche se più piccolo e dall'esperienza forse relativamente "breve" può formare anche me. E per questo (come accade nel video) devo baciargli il palmo delle mani, grato.
30 ottobre 2023
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C'è chi fortunatamente riflette. C'è chi lo fa troppo, in verità. C'è chi passa la vita a trascinarsi dietro le cose che accadono e non lo sa. Forse è meglio che non lo sappia, soprattutto se è felice così.
C'è chi riflette su se stesso, su quello che vive. Sugli eventi che si susseguono, sulle emozioni che prova, sui successi e sui fallimenti. C'è chi ritiene che alla fine tutto si riduca ad un binomio spaventoso: soffrire o morire. Come se alla fine l'unico sinonimo di vivere sia appunto attraversare i bunker di ripetitivi attimi più o meno lunghi di dolore. E passare così, il più abilmente che si possa fare, da un dolore all'altro. Vivere sarebbe quindi soffrire. Fino a che non si smette di esistere. Fino a quando insomma la morte faccia il suo lavoro definitivo.
Ma perché? Perché deve essere così? Chi lo ha detto che le cose non possano andare diversamente?
Trovare l'alternativa al soffrire chiede troppo sforzo? Perché anche rispetto al soffrire si può diventare dipendenti. Come se soffrire fosse la via più semplice. Per finire poi con facilità nel morboso attaccamento all'abbattersi, al trascinarsi, al lamentarsi, al farneticare di pensieri restii da qualsiasi risoluzione possibile e immaginabile.
La nostra interiorità assomiglia sempre più ad un succedersi di post, con tanto di immagini audio-video: non lasciare al soffrire di essere "amministratore" della "bacheca" della tua interiorità. Decidi tu, scegli tu. "Pubblica" tu. E dai spazio ad altro. Ad altri.
L'alternativa tra soffrire e morire c'è: l'alternativa sei tu.
16 ottobre 2023
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Vorrei dirti che... questo non è un libro.
Questo è il racconto di due vite che si incontrano (e non solo attraverso lo scambio di e-mail degli autori). Ci trovi dentro la vita condivisa. Vita da non tenere tutta "per sé" e da portare al massimo splendore condividendola. Condividerla come racconto. Perché l'altro che ti ascolta ti aiuti a guardare non solo dentro, non solo oltre... perché l'altro ti faccia guardare rimodulando la lettura che si fa degli eventi e delle persone.
Non si tratta di perdere tempo in lagnosi auto-racconti, in un auto-gossip. Si tratta di volersi regalare tempo e occasioni per ribaltare il punto di vista, per vedere la trama sotto i "fatti". Accorgersi nelle tante scelte compiute di quella ancestrale "mania da copia-incolla" che porta a ripetere quasi senza accorgersene le stesse operazioni di devastazione personale. Si tratta di fare tutto questo interagendo: agendo anzitutto nel racconto che si fa a sé di se stessi; agendo nel racconto che faccio all'altro di me stesso.
Incontrando... questo incontro nelle pagine stampate, ha vibrato in me lo splendore che stravolge l'ansia che accumuliamo nel desiderare felicità. E la trasforma nella volontà di focalizzare le emozioni su momenti di vita vera che non aspettano altro che essere intercettati, visti, fatti propri.
Che non aspettano altro che essere scelti.
"Sii una sorpresa. Lascia qualcuno a bocca aperta, viola le aspettative di chi ha incollato su di te i propri sogni non realizzati".
3 ottobre 2023
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Dai, coraggio.
Fallo ora. Fallo adesso l'elenco dei tuoi "per forza". Ci vuole coraggio.
Sotto ogni voce di quei "per forza" ci sono il baratto e il compromesso. Il baratto dei desideri. Il compromesso di una falsa serenità.
Ma dentro... si sta come erosi. Piano piano, ci si ritrova consumati. Smunti. Finiti. Letteralmente prosciugati.
E quando te ne accorgi, sei ancora in tempo?
Sì. Finché c'è vita, c'è tempo. Finché c'è tempo, c'è possibilità.
La strategia? Andare verso qualcosa di più bello. Sempre. O è più bello, o niente. Se mi accorgo che non è "più bello", allora devo fare un passo indietro. Oppure 10.000, se necessario.
Più bello perché più capace di far emergere la propria identità. Più bello perché effettivamente occasione di mettersi in gioco, senza farsi male. Più bello perché apre ad un ulteriore passaggio, ad un ulteriore grado di bellezza.
Il bello non blocca. Il bello spinge oltre. Il bello ti fa "salire di livello".
O così, o niente.
O più bello, o lascia perdere!
15 settembre 2023
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Oggi c'è stato chi mi ha chiesto di dargli un buon motivo per preordinare OLTREmondo.
Ho sorriso quando ho sentito questa domanda: proprio ieri abbiamo raggiunto il traguardo delle 200 copie. Il libro verrà pubblicato: chi ci ha messo del suo, chi ha sostenuto l'avvio di questo sogno, è come l'aria che spinge le ali e permette loro di fluttuare e di prendere quota.
Eppure... la domanda resta.
Perché scegliere di preordinare questo libro?
Questo libro è per chi ha passione per i ragazzi, per la loro formazione, per la loro formazione a Scuola, in un tempo dove mancano persone (adulti) che vogliano mettersi in gioco con loro riconoscendo anzitutto di aver sempre tutti bisogno di crescere, di camminare.
Questo libro NON deve preordinarlo chi crede che formare in qualità di genitori o educatori "di ogni ordine e grado" (con la Scuola in prima linea, ovviamente) sia un mestiere, a cui dedicare ore e non passione; non deve preordinarlo chi concepisce il "quanto" del proprio ruolo come "ore in qualche modo retribuite e dovute" e non come tempo per rimanere accanto; chi crede che sia sufficiente insegnare qualcosa, mentre invece c'è necessità di restare con gli adolescenti, con i giovani. Così come sono. Senza pretese. Senza attese. Senza maternalismi/paternalismi. Ecco, chi vive così il proprio essere formatore... conviene che non prenda questo libro, che non lo consideri: rischia di sentire fastidio rispetto alla propria collaudatissima "fisionomia professionale".
Ecco, la risposta alla domanda è questa.
E posso dire, con grande onestà e riconoscenza, che coloro che si sono lasciati prendere dalla storia di OLTREmondo e che lo hanno sostenuto per davvero, mettendoci del proprio, sono per me persone belle, vere, che credono in quello che fanno. Chi ha solo detto di volerci essere in questa proposta e poi è stato solo lì, ad osservare più o meno da lontano come sarebbero andate le cose, beh... in fin dei conti per me è stato semplicemente se stesso ed ha dato prova di essere appunto collaudato nel suo modo di essere. E di "essere" formatore.
Ma il tempo non è scaduto; le occasioni sono dietro l'angolo e c'è modo per recuperare coerenza tra quanto detto e quanto poi effettivamente scelto.
Certo: OLTREmondo non è LA soluzione, LA ricetta, LA riduzione al nulla di tutte le problematiche dei nostri ragazzi. OLTREmondo è UNA strada, UNA strategia, UNO strumento. A fare la differenza, siamo noi adulti che siamo chiamati a costruire le occasioni di crescita per i nostri "più piccoli".
E di persone che colgano genuinamente queste occasioni, di queste persone i ragazzi hanno bisogno. Perché sono in balia di occasioni "altre", anzitutto a motivo del fatto che noi non abbiamo proposto con fermezza e in cordata il bello che la vita può offrire.
E che può offrire a tutti!
10 settembre 2023
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La salita, il fiatone, la voglia di arrivare alla vetta, di vedere il "dall'alto", il "da lontano", il "da un'altra prospettiva".
Doversi concentrare sui passi da mettere, essere costretto ad abbandonare i pensieri faticosi che in quel momento sono meno faticosi della scalata. Rendersi conto di essere piccolezza che scala grandezza. Porre distanza dal mondo che abiti e che ti sembra così stracolmo di situazioni che ti affaticano per riscoprire la bellezza della totalità, di quella bellezza che rimette in ordine le storture e sa dare loro senso e soprattutto orientamento.
Incontrare il cielo, che ti si fa sempre più vicino. Che è come un foglio bianco su cui scrivi e riscrivi ipotesi di revisione e riconsiderazione.
Attendere i passi di chi sale con te e sentire il piacere incommensurabile di dire ad un altro compagno di "salita" che sono qui, ad attenderti, e che non sei solo.
Dover scendere, ancora, e ritornare al tuo. Al tuo essere in quel mondo, tradito così spesso dalla malevolezza di chi non è cattivo, ma si dimentica di tornare a guardare la bellezza per sentirsi costruttore e ricostruttore di quella bellezza. Invece di perdersi in tante cose che inquinano la vita propria ed altrui... Scendere e ricominciare ad essere per le proprie e altrui strade, desideroso di portare negli occhi di tutti quello che tu hai visto.
Ecco: per tutto questo, amo la montagna.
3 settembre 2023
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Il calendario... una formalità da esseri umani.
Perché oggi è semplicemente oggi. Non c'è altro che il presente. Che il tempo di cui disponiamo in questo preciso momento. Tutto il resto è una costruzione ed una ricostruzione di quello che c'è stato e di quello che ci sarà.
Ogni giorno è capodanno. Ogni giorno è il famigerato "1° settembre". Ogni giorno è la tua data di nascita. Ogni giorno si può cominciare e partire.
Un anno è come un giorno, un mese è come un giorno, una vita è come un giorno. Non abbiamo che questo tempo.
Per questo non dovremmo rinunciare ad essere speciali: ad essere specialmente noi stessi, cioè. A vivere la persona che siamo. A non chiedere agli altri di identificarci, di dirci cosa dobbiamo e vogliamo essere.
Oggi è oggi. Oggi ci sei. Dillo a ciò che fai: io ci sono, oggi. Dillo a chi incontri: io ci sono, oggi. Dillo ai pensieri spettrali del passato che ti vogliono portare in un "indietro" che non esiste più: io ci sono, oggi. Dillo ad un futuro che ti vuole solo fagocitare di ansia: io ci sono, oggi.
Dillo guardandoti allo specchio, mentre mille stordimenti della mente ti vogliono sottrarre alle possibilità che si aprono davanti a te: io ci sono, oggi.
Oggi.
1° settembre 2023
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Siamo nati per danzare.
Per mettere passi atletici, che dribblano tra le cose che non comprendi o che comprenderai poi; ma per dribblare con arte. Con musica ed eleganza. Siamo nati per danzare.
Alle volte si può fare la figura dei "goffi", solo perché non si trova un altro modo per superare l'ostacolo o per essere all'altezza della situazione. Non importa: tu continua a danzare.
Alle volte, poi, la musica su cui ti ritrovi a mettere i tuoi passi non è affatto quella della tua playlist: qualcuno ti ha messo quelle note fra i piedi. E ti sembra di essere in un'altra vita, in un altro mondo: non nel tuo insomma. Non importa: tu continua a danzare.
Alle volte ti viene voglia di smettere di danzare e di cominciare a correre, bruciando le tappe, o di tornare indietro, perché forse era meglio non provarci proprio. Anche qui, tutte queste "voglie" non importano: tu continua a danzare. A scegliere in quale modo dare meraviglia alle cose che fai, a metterci testa e cuore, a non lasciarti andare a passi sprovveduti e senza un briciolo di passione.
Continua a danzare: continua ad essere te stesso!
27 agosto 2023
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Non c'è da aver paura davanti al verbo "ricominciare".
Non c'è da aver paura, guardando in avanti. Alle possibilità che stai decidendo di regalarti. E a quelle inutili e infruttuose che ti stai lasciando alle spalle.
Non c'è da aver paura, dal momento che non è la prima volta che la vita ti chiede di ricominciare. E tu ce l'hai già fatta: tu puoi ricominciare, ripartire, rimettere mano al tuo presente.
Non c'è da aver paura, soprattutto sapendo che ogni istante decidi di cominciare qualcosa: di cominciare a vivere, a mettere in atto un pensiero che ti avvince o di smetterla di farlo; di cominciare a ripetere lo schema che hai utilizzato fino a quel momento, nonostante tu sappia che non ti ha portato proprio da nessuna parte; di cominciare a pensarla diversamente sulle cose, sulle persone, sugli eventi, accettando che un altro punto di vista può permetterti di rapportarti diversamente con te stesso prima di tutto; di cominciare a svelare il senso che stai dando alle tue emozioni, ripartendo dalla bellezza molto spesso inconscia di poter provare emozioni, anche quelle più "brutte" e indesiderate.
Non c'è da aver paura, in sostanza, perché solo chi vive ricomincia: finché c'è vita, c'è ricominciamento. Tocca a te scegliere se sprecare le tue energie su quello che ha smesso di essere o se accogliere il possibile che non smette mai di raggiungerti, accoglierti, abbracciarti e prenderti per mano.
24 agosto 2023
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A pensarci bene, ogni momento della vita è scrivere qualcosa. Sembra che ogni giorno che vivi è UN FOGLIO BIANCO a tua disposizione. Che aspetta solo te. Solo tu puoi decidere cosa scriverci sopra, a chi lasciare "il permesso" di scriverci sopra. Di certo, non puoi lasciarlo così. Vuoto. Senza scriverci nulla. Questo è impossibile.
Quando "incontro" un foglio bianco, è come se mi sentissi osservato. Sembra che mi chieda, che voglia sapere cosa ne farò di lui. Scriverci sopra, disegnarci, quasi arrabbiarsi attraverso quel foglio.
Creare. Inventare.
Ecco, questo è per me un foglio bianco. Poter dare inizio a qualcosa. Avere la possibilità di avviare un processo di idee, emozioni. Un processo di novità. Che non lascerà il mondo come era prima. Piccolo o grande sia "il nuovo" che ne verrà fuori.
Un foglio bianco... è quasi una terapia. Lo incontri e lui ti mette in crisi. In quelle "crisi belle", che non lasciano scampo e che chiedono un cominciamento interessante.
Regalati un foglio bianco!
19 agosto 2023
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