SAN GIOVANNI IN CONCA RIVIVE GRAZIE AD INTERNET
Di seguito si espongono alcuni dati che si è riusciti a raccogliere, non senza qualche sorpresa, come quella del "trasloco" del coro ligneo di San Giovanni in Conca in una chiesa in provincia di Como...
* ALLA RICERCA: → IN LOMBARDIA *
LECCO, SANTUARIO DI S. MARIA GLORIOSA (LOCALITA' RANCIO ALTO)
UNA STATUA DELLA MADONNA
► Nel 1810 un privato cittadino fece dono a questa chiesa di una statua della Madonna del Rosario, comprata per 11 zecchini nella vendita delle suppellettili della chiesa di San Giovanni in Conca. [altre informazioni]
BOVISIO MASCIAGO (MB), CHIESA DI SAN PANCRAZIO
UN CROCIFISSO
► Nel 1810 “una croce grande con piedistallo di lastra d’argento con Crocifisso”, che si venerava in San Giovanni in Conca, fu donata alla Parrocchia di San Pancrazio di Bovisio Masciago da una “persona pia”. E il dono, oggetto di grande venerazione, fu accolto con giubilo dalla popolazione del luogo. [vedi anche qui]
BUSTO ARSIZIO (VA), BATTISTERO DI SAN FILIPPO NERI
IL "BATTESIMO DI CRISTO" DI B. LANINO
►Bernardino Lanino, allievo di Gaudenzio Ferrari, eseguì quest'opera a Vercelli tra il 1553 e il 1555. Essa si trovava in San Giovanni in Conca nella cappella di San Giovanni Battista ed è qui in deposito, proveniente dalla Pinacoteca di Brera di Milano.
VALMADRERA (LECCO), CHIESA PARROCCHIALE
UNA "CROCIFISSIONE" DI G. P. LOMAZZO
► In S. Giovanni in Conca, alle spalle dell'altar maggiore, era collocata una tavola del pittore Giovan Paolo Lomazzo: "Crocifissione con la Madonna e San Giovanni Ev." (1568 circa). Potrebbe essere stata commissionata da un membro della famiglia dei marchesi Sforza di Caravaggio, proprietaria del palazzo che sorgeva proprio accanto alla chiesa. L'opera fu donata e fatta trasportare alla chiesa di Valmadrera da Antonio M. Sambrunico, facoltoso possidente del luogo, fra il 1855 e il 1856.
[Sulle due "Crocifissioni" che il Lomazzo dipinse per San Giovanni in Conca, vi è un documentato studio di LAURA LANZENI.]
(Il coro ligneo della Parrocchia di Tutti i Santi a Cirimido collocato ai lati e dietro l'altare maggiore)
CIRIMIDO (COMO), CHIESA DI TUTTI I SANTI
CORO LIGNEO DI VIRGILIO DEL CONTE
► Cirimido si trova nella zona sud ovest della provincia di Como: è un piccolo comune con poco più di duemila abitanti. Nella parrocchia di Tutti i Santi è conservato, con alcuni adattamenti e manomissioni, il pregevole coro in legno intagliato (con figure di Apostoli e di Santi Carmelitani) già nella chiesa di San Giovanni in Conca. Per molto tempo si era creduto fosse andato perduto, ma uno studio di J.STOPPA ha definitivamente accertato la sua presenza qui.
►In un documento dei primi del Novecento si parla infatti della presenza di un "Coro in noce acquistato dalla soppressa chiesa di S. Giovanni in Conca": l'acquisto dovrebbe essere avvenuto fra il 1809 e il 1810. L'autore del coro era VIRGILIO DEL CONTE, uno dei più importanti intagliatori attivi a Milano e dintorni tra gli ultimi vent'anni del Cinquecento ed i primi vent'anni circa del Seicento. Quando termina il coro per San Giovanni in Conca (1599), Virgilio ha già lavorato in prestigiose chiese di Milano e dintorni: con il padre al coro di San Simpliciano e poi, da solo, ad alcune formelle degli stalli corali del Duomo (1582).
Se vogliamo metterci alla ricerca di ciò che è rimasto in Milano della chiesa di San Giovanni in Conca, la prima cosa da fare è percorrere il breve tratto che porta da piazza Missori a via Francesco Sforza. (Non ricordate perché? Andate al capitolo LA GUERRA e leggete "Come creare un rudere". Poi la ricerca può imboccare altre direzioni...)
MILANO, BASILICA DI SAN LORENZO MAGGIORE
L'ORGANO
► Secondo il sito internet della Parrocchia di S. Lorenzo [Vedi] l' organo attuale è il risultato del rifacimento compiuto nel 1884 da P. Bernasconi e possiede qualità timbriche antiche, risalenti forse ad un organo italiano barocco. Nel 1808 fu richiesta al ministro per il culto l’assegnazione alla Basilica dell’organo di San Giovanni in Conca (che ne aveva due) ma purtroppo gli studi storici non hanno ancora chiarito se ciò sia poi realmente avvenuto.
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MILANO, PINACOTECA DI BRERA
UNA "CROCIFISSIONE" DI G.P. LOMAZZO
► Nella chiesa (seconda cappella a destra entrando) si trovava anche una "Crocifissione con la Madonna, San Giovanni Evangelista e la Maddalena" di Giovan Paolo Lomazzo, ultima sua opera prima della cecità e databile probabilmente al 1572. Alcuni critici hanno sottolineato la vicinanza di questo dipinto ad incisioni di Albrecht Dürer e ad opere tarde di Tiziano.
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MILANO, DEPOSITI DELLA PINACOTECA DI BRERA
TELA DI CARLO F. NUVOLONE
► Tra il 1651 ed il 1652 Carlo Francesco Nuvolone dipinse una tela - "San Pietro Apostolo e Santa Chiara" - che si trovava in una cappella di destra della chiesa. Essa pervenne poi alla Pinacoteca di Brera nel 1809, anno della sua istituzione. Nel 1818 fu data in deposito alla basilica milanese di San Simpliciano ed ora, restaurata da Claudio Fociani, si trova di nuovo a Brera, nei depositi della Pinacoteca.
Non vi sono dubbi: si tratta del Castello Sforzesco di Milano. Qui, sotto il "Portico dell'Elefante", trova riparo il busto di San Giovanni evangelista, già collocato in una nicchia sulla facciata della chiesa. Nel Museo invece si trovano:
le pitture della "tomba dei cervi", la "lapide di Aldo", la stupefacente Arca funebre di Bernabò Visconti, e il più modesto sepolcro della moglie Beatrice Regina. Sono conservati anche pezzi lapidei e frammenti degli affreschi trovati nella chiesa e nella cripta per lo più negli anni 1949-1950, ma quelli esposti al pubblico sono decisamente pochi.
Fra essi vi è una Annunciazione, probabilmente degli ultimi anni del Duecento: è un'opera di grande interesse ed è una straordinaria testimonianza del rinnovamento gotico di San Giovanni in Conca avvenuto nella seconda metà del secolo. La chiesa assume infatti proprio in quel periodo un aspetto "gotico-lombardo", in cui si notano anche influenze dell'architettura degli ordini religiosi mendicanti. Si rinnova la struttura architettonica della chiesa e, forse nello stesso volgere di anni, si appronta una nuova decorazione pittorica.
"ANNUNCIAZIONE" proveniente da San Giovanni in Conca e databile verso la fine del XIII secolo. L'affresco è ora esposto ai Musei del Castello Sforzesco, dopo essere stato trasportato su tela in due pannelli trapeziodali. Esso era anticamente collocato sui due pennacchi dell'arco trionfale che immetteva all'abside della chiesa: a sinistra l'Angelo, a destra la Vergine. L'angelo Gabriele è rappresentato mentre incede alzando la destra, biondo, il volto dal colorito acceso, in candida veste, raffigurato all'interno di un loggiato; Maria, col capo reclinato, è in piedi all'interno di un'edicola a cupola sorretta da agili colonnine, con il trono alle spalle.
Lo stato di conservazione del dipinto è in qualche punto precario; non vi è dubbio però che si tratti di opera di alta qualità: grande eleganza formale, abbondante uso della decorazione "a pastiglia" e ricercata ambientazione spaziale, grazie alla presenza di elementi architettonici. E' opera di un artista lombardo non proprio di secondo piano, dato che a lui (chiamato "Maestro dell'Annunciazione di San Giovanni in Conca") dobbiamo anche, con una certa probabilità, un'Ultima Cena purtroppo frammentaria della chiesa di Sant'Agostino a Bergamo caratterizzata da raffinati accordi di colori.
Giotto, "Annunciazione", Cappella degli Scrovegni, Padova, 1305 circa: anche in questo caso i due personaggi, l'"Angelo annunciante" e la "Vergine annunciata", sono collocati nei due pennacchi dell'arco trionfale della cappella.
Spesso, infatti, la scena dell'"Annunciazione" ha una struttura chiaramente bipartita e i due protagonisti hanno ciascuno un proprio spazio. A volte è un elemento centrale (colonna, vaso con fiori, leggio, ecc.) che separa i due "mondi", pur strettamente correlati, dell'angelo e di Maria (il divino e l'umano che stanno per incontrarsi). Talora invece la separazione è costituita da un vero e proprio spazio vuoto, come quello esistente fra i pennacchi di un arco trionfale o fra due scomparti di una pala d'altare.
GLI AFFRESCHI (DI BERNABO')
E' molto probabile che sia stato Bernabò Visconti il committente per la chiesa di San Giovanni in Conca di un importante ciclo di affreschi con "Storie di San Giovanni Evangelista" che ci è purtroppo giunto assai frammentario.
Si riconoscono in questi frammenti (ospitati nel Museo del Castello Sforzesco) figure di santi e personaggi di incerta identificazione: è chiaramente leggibile la figura di un vescovo che alza le mani pieno di stupore, accompagnato da un diacono; in un altro frammento un giovane biondo regge un libro, mentre spesso in secondo piano si stagliano persone in atteggiamento devoto. Le scene hanno come sfondo ora un edificio con eleganti bifore o un portico, ora la facciata di una chiesa oppure sembrano svolgersi in interno.
Gli episodi rappresentati, divisi in riquadri, sono incorniciati ed impreziositi da una ricca decorazione e il basamento di ogni riquadro rende, con una tecnica illusionistica, una serie di finte scansie di marmo. Una striscia bianca al di sotto di ogni scena conteneva una didascalia esplicativa, di cui restano oggi incomprensibili parole. Questi affreschi databili tra gli anni 1360-65 e 1370-75, vengono attribuiti al "Maestro delle storie di San Giovanni", un pittore ancor oggi senza nome, ma che conosceva bene le opere dei più validi artisti giotteschi presenti a Milano.
* ALLA RICERCA: → UNA TRACCIA PORTA A OXFORD *
Interrogando il database di una delle più antiche biblioteche del mondo, la "Bodleiana" dell'Università di Oxford, una piccola sorpresa: conserva un codice manoscritto su pergamena, con miniature, datato 1464-1465. Alla fine la firma e la datazione (in latino) dell'autore, che dice di essere un sacerdote di San Giovanni in Conca (nome: "Dionisii de Castello") e di aver scritto di sua propria mano questo "breviarium". Esso contiene formule e calendari liturgici, inni religiosi, litanie, indicazioni sulle feste e persino brevi annotazioni sulle proprietà medicinali del finocchio. Difficile dire come sia giunto sino in Gran Bretagna... (Per saperne di più)
Se poco si è salvato della chiesa, nulla resta del grandioso palazzo (o meglio del sistema di edifici e strutture) di Bernabo' Visconti, che circondava San Giovanni In Conca. Ma una traccia c'è: le ricerche hanno confermato che colonne degli splendidi loggiati del palazzo furono utilizzate per il rifacimento del "chiostro dei morti" della chiesa di Sant'Eustorgio, al tempo del duca Filippo Maria Visconti. Colonne bianche e nere, alcune delle quali furono poi utilizzate per il rialzo del coro della chiesa. Ancor oggi si vedono visitando lo "scurolo" (o pseudo-cripta) di Sant'Eustorgio.
Altre tracce, ancor più labili. Nel 1450 Sagramoro Visconti, del ramo dei Visconti di Brignano, si era installato in un edificio facente parte del complesso milanese del bisnonno Bernabò nei pressi della chiesa e lo aveva probabilmente fatto ricostruire. Alcuni capitelli depositati al Castello Sforzesco provengono da qui. Si tratta del palazzo poi passato alla leggenda con il nome di "Casa dei Cani".