SAN GIOVANNI IN CONCA RIVIVE GRAZIE AD INTERNET
DAL MONTE CARMELO
Agli inizi del 1200, un gruppo di eremiti si riunisce in comunità sulle pendici del Monte Carmelo, in Palestina, ricollegandosi idealmente alla figura del profeta Elia. Questi religiosi ("Fratelli della Beata Vergine del Monte Carmelo" o Carmelitani) si espandono poi in tutta Europa, dando origine a diversi rami, come i "Carmelitani della Congregazione di Mantova", che si erano insediati a San Giovanni in Conca dal 1531.
Secondo una pia tradizione, nel 1251 Maria era apparsa al priore dei Carmelitani, San Simone Stock, promettendogli che i fedeli che avessero portato l'abito carmelitano in vita e nel momento della morte, avrebbero goduto di una speciale protezione in vista della salvezza eterna. Da qui nasce la devota pratica d'indossare lo "scapolare" che ha una diffusione larghissima a partire dal Cinquecento. Papa Giovanni Paolo II ricordava: "Anch'io portai lo scapolare, credo all'età di dieci anni e lo porto tuttora". Lo "scapolare" per lo più consiste in due pezzetti di stoffa indossati sul petto e sulle spalle poggiando sulle scapole i nastri che li tengono uniti.
LE CONFRATERNITE
Per diffondere la devozione alla Madonna del Carmelo (o del Carmine) i padri di San Giovanni in Conca incoraggiano e sostengono una confraternita, cioè una pia associazione di laici fondata nel 1593: la "Scuola della Beata Vergine Maria dell'Abito del Monte Carmelo" che garantiva ai membri anche la possibilità di ottenere indulgenze.
Le CONFRATERNITE, chiamate anche "Scuole" o "Compagnie", maschili e femminili, erano (e sono) diffusissime in tutto il mondo cattolico; avevano scopi devozionali, assistenziali, catechistici, caritatevoli. Radicate a Milano già a partire dal Medioevo, erano state riorganizzate dal cardinale Carlo Borromeo. I loro aderenti, in particolari occasioni, indossavano una sorta di "divisa", la "cappa"confraternale.
A San Giovanni in Conca esisteva già la "Confraternita del Santissimo Sacramento" destinata a garantire il decoro del culto eucaristico; i confratelli avevano, tra l'altro, il compito di mantenere sempre viva, a loro spese, la lampada presso il tabernacolo. La costituzione di una seconda confraternita, nel 1593, dimostra la volontà dei Carmelitani di San Giovanni Conca di radicare e diffondere questa loro particolare devozione alla Madonna del Carmelo fra i parrocchiani, anche per legarli sempre più strettamente alla loro chiesa ed alla loro Congregazione.
CON QUALE RITO CELEBRAVANO?
I Carmelitani di San Giovanni in Conca celebravano secondo il rito ambrosiano e non invece quello romano, come facevano a Milano alcuni altri ordini religiosi. La questione potrebbe forse sembrare oggi di scarsa rilevanza. In realtà l'"ambrosianità" della liturgia è stata per molti secoli un "marchio" dell'identità e della specificità milanese e come tale vissuta e difesa, anche dal popolo. Già ai tempi di Carlo Magno, si ricorda, i vescovi milanesi avevano reagito ad un piano di unificazione liturgica voluto dall'imperatore.
Nel 1439 si era verificata una sommossa popolare contro il cardinale Branda Castiglioni, causata dal diffondersi di alcune voci che gli attribuivano l'intenzione di sopprimere il rito ambrosiano... Nel 1517 i parrocchiani di San Simpliciano avevano espresso vivacemente (ma senza risultato) le loro rimostranze ai Benedettini cassinesi che, insediatisi nella Basilica, intendevano celebrare in rito romano...
In questo video il liturgista don Claudio Magnoli spiega l'origine e le caratteristiche del rito ambrosiano.
> Nel giugno 1589, due mesi dopo l’ingresso dei padri Barnabiti nella chiesa di S. Alessandro, i Carmelitani di S. Giovanni in Conca, la cui chiesa si trovava proprio a due passi, avevano presentato un ricorso a Roma protestando, perché non erano state rispettate le norme papali che imponevano una precisa distanza fra gli edifici dei vari Ordini religiosi: i nuovi vicini, dunque, avrebbero dovuto lasciare S. Alessandro. Grazie ad una deroga, i Barnabiti riescono però ad ottenere da Roma una decisione a loro favorevole. I Carmelitani nel settembre del 1589 comprano allora una casa con orto, cortile ed una stalla proprio vicino a S. Alessandro, con lo scopo evidente di impedire ai loro “rivali” ogni futuro ingrandimento.
> La situazione era bloccata e le trattative per superare lo stallo durano ben due anni. Solo nel 1591, dunque, un’altra decisione di Roma obbliga i Carmelitani a vendere la casa ai Barnabiti (e sembra che siano comunque riusciti a farlo ad un buon prezzo). Nel rogito vi è l’obbligo preciso per i Barnabiti di non costruire la facciata della loro chiesa di fronte a quella di S. Giovanni in Conca. Evidentemente era questa la cosa che maggiormente premeva ai Carmelitani: non avere “concorrenti” diretti. E infatti da una lettera del Superiore generale dei Barnabiti del 1589, veniamo a sapere che i Carmelitani di S. Giovanni in Conca si lagnavano appunto di aver perso diversi parrocchiani illustri e nobili dopo l’arrivo dei Barnabiti nella chiesa vicina.
> Ma le vicende storiche preparavano un doloroso destino ai Carmelitani ed alla loro chiesa: circa due secoli dopo i primi sarebbero stati soppressi e la seconda aggregata proprio alla parrocchia di Sant'Alessandro. Ed era solo l'inizio...
I confratelli della "Scuola della Beata Vergine Maria dell'Abito del Monte Carmelo" di San Giovanni in Conca ogni anno organizzavano una solenne processione in occasione della festa della Madonna del Carmine. Ci è rimasta una suggestiva (ma anche molto enfatica) descrizione della processione tenutasi l'ultima domenica di giugno del 1604. In quegli anni il Priore della Confraternita era il marchese Muzio Sforza di Caravaggio il cui palazzo sorgeva proprio accanto alla chiesa, mentre la "Scuola" contava una trentina circa di "associati". E' un evento accuratamente preparato in cui la festa si rivela in tutta la sua esuberanza, anche attraverso il rito, la predicazione, lo "spettacolo", la partecipazione popolare.
Questo "collage" di foto che la rete permette di reperire, mostra che la tradizione religiosa della processione con la Madonna del Carmelo è ancor oggi molto sentita in diverse parti d'Italia.
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In un passo di quest' opuscolo di Cherubino Ferrari sulla "solennissima processione" del 1604, scritto con comprensibile enfasi di gusto barocco, si legge:
"Et tutti li Musici di questi chori cantauano con sì dolci accenti, portamenti di voce, gorghe, e passaggi, che pareuano voci celesti" ... "gli animi più nobili rapiti a se stessi, e solleuati alla contemplazione di quell'armonia celeste stillavano da gli occhi dolcissime lacrime"
CHE LA PROCESSIONE ABBIA INIZIO...
🔵 Alcuni giorni prima della festa, lieto suonar di campane, addobbi e preparativi nelle contrade.
🔵 Interno della chiesa (soprattutto l'altare della Madonna) riccamente adornato di seta, d'argento, d'oro, di fiori.
🔵 Dopo il tramonto, partenza del corteo all'interno della chiesa: sono portati in processione il gonfalone della città e quello della Confraternita.
🔵 Di seguito una schiera di fanciulle nobili, cantanti inni a Maria; un Angelo; figure e striscioni allegorici e celebrativi; per finire i Padri Carmelitani.
🔵 Davanti all'altare della Madonna un figurante vestito da cherubino (biondo, ali colorate, abito d'argento, con un liuto) che funge da "regista". Altri impersonano Vergini e Martiri. Tutti si inchinano, suonano, cantano e lodano Maria.
🔵Si alza l'"arca" della Madonna. Musiche squisite, trombe che squillano. La processione si avvia all'esterno.
🔵 Giro nelle contrade intorno alla chiesa (che formano quasi uno "sfondo teatrale"). Ogni volta che incontra una "Crocetta", l'arca della Madonna si ferma e la Vergine riceve omaggi, canti, preghiere, musiche da parte dei Confratelli di quella Croce, che non dimenticano anche spari di "mortaletti".
🔵 Rientro in chiesa, collocazione della Madonna nel suo luogo consueto, nuove musiche, preghiere e benedizione finale.
FINE DELLA "SACRA RAPPRESENTAZIONE BAROCCA"
Il pittore Moretto da Brescia esegue (1520-1525 ca.) due tele che costituivano uno stendardo da portare solennemente in processione. Da un lato è raffigurata la "Madonna della Misericordia", sull'altro i Profeti Enoch ed Elia. Due confratelli, vestiti dell'abito della loro Compagnia sono inginocchiati. Stavano pregando ed ora, meravigliati, sembrano essere stati esauditi, ottenendo la divina visione di Maria. Uno di loro si sta togliendo il cappuccio per vedere meglio la Vergine.
Questo stendardo doveva essere utilizzato da una confraternita religiosa, forse quella esistente presso la chiesa della Madonna del Carmine di Brescia. La Madonna che apre il manto rimanda ad una consuetudine medievale: le nobildonne potevano concedere aiuto e protezione a bisognosi e perseguitati. Essi potevano rifugiarsi simbolicamente sotto il mantello della dama, considerato inviolabile. L'opera è conservata presso il Tempio Canoviano di Possagno.
۞ GIUBILO PER I SANTI "DI FAMIGLIA". Vi saranno grandi feste a San Giovanni in Conca anche negli anni seguenti, quando verranno canonizzati i carmelitani SANT'ANDREA CORSINI e SANTA M. MADDALENA DE' PAZZI. Difficile, ma interessante, leggere nella sua veste originale la "Relatione" stesa nel 1629 sulla processione in onore del primo (si può cliccare qui). Più agevole leggerne una sintesi che cerca in qualche modo di conservare il sapore del tempo. (cliccare qui)
Il 25 agosto del 1719 si tenne a Milano una solenne processione per implorare Dio affinché concedesse il sospirato dono della pioggia. Aprivano il corteo i membri delle numerose Confraternite della città; seguivano gli appartenenti alle congregazioni religiose presenti in Milano, che offrivano alla pubblica devozione le sacre reliquie da loro possedute. I Carmelitani di San Giovanni in Conca portavano quelle dei santi Alberto, Liborio e M. Maddalena de' Pazzi. Per ultimi i Canonici del Duomo, subito prima dell'Arcivescovo, accompagnato dalle Corporazioni (le associazioni professionali) con il loro gonfalone. Una stampa del tempo mostra il sinuoso incedere della processione mentre sta entrando in Duomo. E in effetti, poco dopo la conclusione della processione, piovve...
Un particolare della stampa della processione del 1719, che si può vedere nella sua interezza sul sito "Graficheincomune". Con il numero 11 sono indicati i Carmelitani di San Giovanni in Conca.
۞ TRENT'ANNI PRIMA...
Mancano solo trent'anni al fatale 1782, quando i Carmelitani di San Giovanni in Conca saranno soppressi. Nel chiostro del loro Convento si conservava un Crocefisso ritenuto miracoloso e nel 1752, appunto, si tributano onori straordinari a quest'immagine così venerata: si allestisce una cappella nella chiesa, per meglio esporre il Crocefisso al pubblico culto e si organizza una solennissima processione (sino in piazza del Duomo e ritorno) con i consueti apparati lungo le strade, gli addobbi, i canti, i festeggiamenti, i figuranti, i membri delle Confraternite che sfilano.
Lo stesso governatore della città fa innalzare e illuminare un altare davanti a Palazzo, la nobiltà vestita a gala partecipa al lume delle torce. Prediche e cerimonie religiose connesse alla processione durano tre giorni e al termine è lo stesso Arcivescovo a recarsi a San Giovanni in Conca per impartire la benedizione con il Santissimo Sacramento. Questa sorta di "spettacolo religioso itinerante" sembra continuare a godere di grande favore tra la popolazione.
CELEBRAZIONE, INVENZIONE, COMUNICAZIONE
Apparato funebre realizzato all'altare maggiore della chiesa di San Giovanni in Conca (23 dicembre1740) in occasione dei funerali dell'arcivescovo di Milano, cardinale Benedetto Erba Odescalchi.
L'idea barocca del "gran teatro del mondo" pervade la comunicazione; il progetto di "sacralizzazione" della vita, voluto dalla Chiesa della Controriforma, trova nella Milano del Sei/Settecento molte interessanti realizzazioni. La teatralità, la ritualità, la spettacolarizzazione, sembrano essere uno dei veicoli più importanti per la trasmissione di valori, miti, ideologie, immagini del potere e della fede.
Dalle processioni agli allestimenti funebri, alle celebrazioni per ingressi e visite di principi, arcivescovi, per nascite e nozze regali. Ed ancora: le"rappresentazioni" sacre per il Venerdì Santo e il "teatro cristiano" coltivato a Milano dai Gesuiti e dai Barnabiti...
In un gioco quasi illusionistico, in diverse occasioni, vengono eretti catafalchi, "macchine" per fuochi artificiali, apparati effimeri (archi trionfali, facciate posticce), vengono esposte statue, innalzati dipinti, iscrizioni celebrative, cartigli con motti e sentenze, addobbate le strade.
I cortei per l'ingresso di principi e regnanti costituivano, in particolare, uno dei momenti privilegiati di autocelebrazione del potere civile: percorrevano solitamente l'asse del corso di Porta Romana, considerato una sorta di "via regia". Quest'itinerario (diverso era invece il percorso riservato agli Arcivescovi) passava proprio davanti a San Giovanni in Conca e in alcune occasioni un arco trionfale fu eretto nei pressi della chiesa. Lungo il percorso si provvedeva a nascondere angoli della città decisamente impresentabili, con fondali raffiguranti sontuose prospettive dipinte. Non lontano da San Giovanni in Conca, all'incirca dove oggi la via Unione sbocca in via Torino, un luogo allora chiamato "Malcantone" veniva così sapientemente celato alla vista...
→ PER APPROFONDIRE IL TEMA... Si può leggere un interessante e documentato saggio su Apparati effimeri, feste e ingressi trionfali nella Lombardia barocca e tardobarocca di F. Varallo. (Clicca qui)
Un particolare del "Solenne Ingresso seguito nella Città di Milano dell'Eminentiss.mo Cardinale Giuseppe Pozzobonelli Arcivescovo di detta metropoli". 1744 circa
🎵 I Carmelitani di San Giovanni in Conca non trascurano l'importanza della musica. Rinnovato il vecchio organo (1665), ne viene costruito un altro (1668-69) ed è documentata la presenza di un ottimo organista, Baldassarre Vialardi, autore di musiche sacre.
🎵 Ricerche storiche hanno evidenziato che nel '700 a Milano soltanto dieci chiese erano dotate di una cappella fissa a quattro voci e, tra queste, una era proprio San Giovanni in Conca. Per gli anni 1761-1768 il maestro di cappella era Giovanni Corbella. Dal 1769 risulta attestata la presenza del solo maestro di cappella.
🎵 Dal 1774 è Carlo Monza - celebre organista e compositore - il maestro di cappella: egli aveva lo stesso ruolo anche in diverse altre chiese cittadine e, dal 1787, persino in Duomo. Nel 1775, ad esempio, il Monza fu a San Giovanni in Conca domenica 28 maggio (musica in onore di S. Maria Maddalena de' Pazzi), domenica 9 luglio (celebrazione della festa della Madonna del Carmine) e il 27 dicembre, festa di San Giovanni apostolo.
Grazie a questo breve video di "YouTube" (2012) è possibile ascoltare un "Magnificat" di Carlo Monza eseguito dalla Cappella musicale del Duomo di Milano.
֍ "Questa sera si apre il teatro di legno; è una bell'opera e la sala è bene disegnata; il coperto è di rame e si sono prese tutte le precauzioni per il fuoco; vi sarà sul luogo una macchina di incendio..." ֍
(Pietro Verri, brano di una lettera del 14 settembre 1776)
IL TEATRO "ALLA SCALA" A SAN GIOVANNI IN CONCA?
Non è proprio così, ma la storia merita di essere raccontata.
La vita teatrale della Milano settecentesca era molto vivace ed aveva il suo luogo più significativo nel Regio Ducale Teatro (situato all'interno dell'attuale Palazzo Reale). Ma nel febbraio del 1776 un incendio distrugge completamente il teatro (che era stato splendidamente ricostruito appena una sessantina di anni prima).
Si decide allora, in attesa della costruzione di un nuovo edificio, di tenere gli spettacoli in un teatro provvisorio (o "interinale"). Esso è rapidamente costruito nel giardino del palazzo adiacente alla chiesa, popolarmente chiamato "Ca' di Can" (in ricordo dei famigerati cani tanto amati da Bernabò Visconti) che occupava il lato destro della piazzetta e che era un resto del complesso sistema di edifici voluto da Bernabò attorno alla chiesa.
Costruito su disegno del famoso architetto Piermarini, in legno, con più di cento palchi e copertura in rame, il teatro interinale entra in funzione nel settembre 1776, accompagnato da un apposito regolamento per disciplinare il traffico delle carrozze dei nobili spettatori nella piazzetta antistante la chiesa
Esso cessa la sua breve vita con l'apertura del Teatro Alla Scala (1778), eretto nell'area della chiesa di S. Maria della Scala (demolita proprio a questo scopo) voluta nel 1381 da Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti, che era stato a suo tempo assai generoso nel dotare di beni e privilegi la nuova chiesa.