IL QUESTIONARIO - STRUTTURA e LETTURA DEI DATI
1. Profilazione: La prima sezione è dedicata alle "Informazioni Generali e Percezione del Sé", il che indica un'indagine che parte dalle caratteristiche individuali del rispondente.
2. Contestualizzazione: La seconda sezione, "Percezione del Bullismo e del Cyberbullismo a Scuola", localizza il fenomeno nell'ambiente scolastico.
3. Analisi Fenomenologica: La terza sezione, intitolata "Tipologie di Cyberbullismo", dichiara esplicitamente l'obiettivo di "analizzare nello specifico il fenomeno e le sue diverse sfacettature", suggerendo che il questionario non tratti il problema in modo generico ma disaggreghi le varie forme di attacco digitale.
4. Ambito Legale: La quarta sezione, "Conseguenze e Normative", ha lo scopo dichiarato di entrare "nello specifico riguardo la tutela e le leggi a riguardo", evidenziando un focus educativo o di verifica sulla conoscenza giuridica del fenomeno.
5. Chiusura: Il questionario termina con le "Riflessioni Finali"
L'analisi del questionario su 7.586 risposte studentesche rivela un quadro di adolescenti italiani delle superiori iperconnessi e vulnerabili al cyberbullismo, con benessere relazionale fragile e scarsa propensione a denunciare.
Prevalgono studenti di biennio-triennio (immagine1), indirizzi misti (immagine2), con >3-5 ore/giorno online (immagine7), social Instagram/TikTok dominanti (immagine9), profili aperti a 11-13 anni autonomamente o con amici (immagine10-12), privacy mista e condivisioni foto frequenti (1-2/settimana, immagine19-20).
Sentimenti scolastici misti: accettazione media dai pari (immagine 4), comfort limitato con genitori/amici per problemi (immagine 5-6).
Diffusione Percepita
Bullismo tradizionale: "abbastanza/molto diffuso" per ~60-70% (immagine25).
Cyberbullismo: diffusione analoga tra compagni, con >50% a conoscenza episodi (immagine26-27).
Gravità: cyberbullismo ≥ tradizionale (image28, maggioranza); anonimato aggravante primaria (immagine29).
Testimonianza di non intervento: paura ritorsioni top (immagine30), barriere denuncia: vergogna/timore esclusione (immagine32).
Supporto e Consapevolezza
Scuole: referente comune (immagine33), iniziative presenti ma efficacia bassa (~40-50% sì, immagine34-35).
Primo aiuto: amici/parenti preferiti (immagine45); adulti impreparati (~70%, immagine49).
Normativa: legge 71/2017 poco nota (immagine47), cyberbullismo reato per ~80% (immagine46), regolamenti scolastici variabili (immagine48).
Informazione denuncia: insufficiente per ~60% (immagine44).
Una significativa esposizione al mondo digitale, sia in termini di tempo trascorso online sia di frequente condivisione di dati personali, favorisce la tendenza a considerare il cyberbullismo come una realtà normale. Le testimonianze raccolte mostrano che tra il 40% e il 60% dei casi si verifica l’effetto bystander: la presenza di spettatori che rimangono passivi contribuisce non solo a far tacere ulteriormente le vittime, ma anche ad accrescere il rischio di manifestare sintomi subclinici di disturbo post-traumatico da stress, come l’ipervigilanza e il progressivo indebolimento dell’autostima.
Il divario di fiducia tra adulti e genitori evidenzia una tendenza alla cronicizzazione dello stress relazionale, rendendo difficile la costruzione di reti di supporto efficaci. Parallelamente, la bassa percentuale di autodenuncia — attestata solo al 20-30% — suggerisce una sottostima diffusa del fenomeno: molte vittime non riconoscono pienamente i rischi associati, soprattutto quando si tratta di insulti o diffamazione online. Questa dinamica incrementa la probabilità di sviluppare disturbi d’ansia e sintomi depressivi, aggravando ulteriormente il malessere psicologico legato al cyberbullismo.
Per affrontare efficacemente il fenomeno del cyberbullismo, è necessario implementare protocolli scolastici strutturati che vadano oltre le semplici sanzioni disciplinari. In primo luogo, la scuola deve promuovere percorsi di psico-educazione mirata, integrando nel curriculum attività di role-play incentrate sull’empatia e sulla capacità di riconoscere e denunciare gli episodi di cyberbullismo. Questi laboratori permettono agli studenti di immedesimarsi nel ruolo di vittime e testimoni, favorendo la sensibilizzazione sulle conseguenze delle azioni online, il superamento dell’indifferenza e lo sviluppo di una cultura della responsabilità collettiva.
Parallelamente, è fondamentale introdurre uno screening regolare del benessere degli studenti, come suggerito dalle evidenze raccolte (immagini 3-4). Attraverso strumenti di valutazione sistematici, si possono individuare precocemente segnali di disagio quali ansia, depressione o isolamento sociale, spesso correlati a situazioni di cyberbullismo. Tali screening dovrebbero essere affiancati da sportelli di ascolto e consulenza psicologica, così da offrire un supporto immediato e ridurre il rischio di cronicizzazione dello stress.
Un ulteriore pilastro degli interventi è rappresentato dall’integrazione attiva delle famiglie nel percorso educativo. Le famiglie, spesso poco consapevoli delle dinamiche digitali vissute dai figli, vanno coinvolte attraverso incontri formativi, workshop e materiali informativi che illustrino i rischi legati alla privacy online e le strategie per tutelare la presenza digitale dei minori. Solo una stretta collaborazione tra scuola e famiglia permette di colmare il divario di competenze e fiducia, rafforzando il senso di comunità e di responsabilità condivisa nella prevenzione e gestione dei casi di cyberbullismo.
In conclusione, la promozione di protocolli scolastici articolati, basati su psico -educazione, screening del benessere e integrazione familiare, rappresenta una strategia completa per contrastare il cyberbullismo e diffondere una cultura del rispetto e della tutela della dignità personale nell’era digitale.
PROF LUCA BELOTTI- LICEO D. CRESPI - BUSTO ARSIZIO