VARESE – Una platea di dirigenti e insegnanti, un tavolo di esperti e, sullo sfondo, la voce silenziosa ma potente di oltre 7.500 studenti lombardi. Si è tenuta l'11 dicembre 2025 una tavola rotonda cruciale per il futuro educativo della regione, dedicata agli istituti secondari di secondo grado. L’obiettivo: ricucire lo strappo generazionale tra adulti e ragazzi nell’era dell’iperconnessione.
nel frattempo gli studenti erano impegnati nelle sfide dell'hackathon presso il Salone Estense
All'evento, che ha visto il coinvolgimento delle scuole nel progetto di monitoraggio nelle fasi iniziali e intermedie del progetto Mirror Minds Hack, hanno partecipato figure istituzionali di rilievo: il provveditore dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese, Dr. Giuseppe Carcano, il dirigente dell’Istituto Crespi di Busto Arsizio, Prof. Giovanni Ferrario, la Funzionaria della Polizia di Stato presso la Procura di Varese, Dott.ssa Silvia Nanni, la dirigente dell’IC Cardano di Gallarate- scuola capofila provinciale sul tema in oggetto, Prof.ssa Germana Pisacane, e la referente dell’Osservatorio Nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, Prof.ssa Maria Grazia Sassi.
L'Allarme dai Dati: Adulti "Impreparati" e Ragazzi Soli
Il punto di partenza del dibattito è stato l'impietoso quadro emerso dall'analisi del questionario somministrato a 7.586 studenti. I dati dipingono una generazione "iperconnessa e vulnerabile": la maggioranza degli studenti trascorre tra le 3 e le 5 ore al giorno online, abitando piattaforme come Instagram e TikTok spesso fin dagli 11 anni
Tuttavia, il dato che ha maggiormente interrogato la platea riguarda la percezione degli adulti. Secondo il report, circa il 70% degli studenti ritiene che genitori e insegnanti non siano sufficientemente preparati a gestire i problemi legati al cyberbullismo, . Un gap di fiducia che si riflette nella difficoltà dei ragazzi a parlare dei propri problemi in famiglia,, favorendo una cronicizzazione dello stress relazionale.
La Legge e la Responsabilità: L'Intervento della Polizia di Stato La Dott.ssa Silvia Nanni ha portato l'attenzione sulle implicazioni legali e sulla percezione della gravità del fenomeno. Sebbene circa l'80% degli studenti riconosca che il cyberbullismo possa costituire un reato, la conoscenza della Legge 71/2017 rimane scarsa.
Un paradosso alimentato dall'anonimato online, che per la maggioranza dei ragazzi (53,3%) rappresenta l'aggravante principale rispetto al bullismo tradizionale.
La discussione ha evidenziato la necessità di trasformare la paura delle conseguenze in una cultura della legalità consapevole.
Empatia e Neuroni Specchio: La Chiave Psicologica Il cuore pedagogico dell'incontro, stimolato dagli interventi della Prof.ssa Maria Grazia Sassi e delle dirigenti scolastiche, si è focalizzato sulle strategie per riattivare l'empatia. Di fronte a un fenomeno di "spettatori passivi" (il cosiddetto bystander effect), dove tra il 40% e il 60% dei ragazzi assiste a episodi di violenza online senza intervenire per paura o vergogna,, la risposta risiede nelle neuroscienze.
Si è discusso approfonditamente del funzionamento dei neuroni specchio, quel meccanismo neurale che ci permette di "sentire" ciò che l'altro prova. L'analisi suggerisce che per combattere l'indifferenza non bastano le sanzioni, ma servono percorsi di psicoeducazione e role-play. L'obiettivo è permettere agli studenti di immedesimarsi nella vittima, rompendo il muro dell'isolamento emotivo che caratterizza forme di bullismo come l'esclusione o il "ghosting"
La Scuola come Presidio: Le Sfide Future Gli interventi del Dr. Carcano, del Prof. Ferrario e della Prof.ssa Pisacane hanno ribadito l'urgenza di protocolli scolastici strutturati. Sebbene le scuole abbiano referenti per il bullismo e cyberbullismo, come previsto da normativa, l'efficacia delle iniziative attuali è percepita come bassa da circa la metà degli studenti. La tavola rotonda ha tracciato la rotta per il 2026:
1. Screening regolari del benessere psicologico per intercettare ansia e depressione.
2. Alleanza con le famiglie, per colmare quel divario di competenze digitali che oggi lascia i ragazzi soli nella gestione della loro vita online.
3. Educazione all'uso responsabile, contrastando la normalizzazione della violenza verbale ("Flaming") e della condivisione non consensuale di immagini.
Conclusioni
L'incontro dell'11 dicembre non è stato solo un momento di analisi, ma una chiamata all'azione.
In un contesto dove il bullismo online è percepito come grave quanto o più di quello fisico, gli adulti sono chiamati a smettere di essere osservatori passivi quanto i loro studenti.
La sfida, come emerso dalle conclusioni, è culturale: promuovere una società "anti-vittimizzante" dove la tecnologia sia uno strumento di connessione e non di isolamento.
PROF LUCA BELOTTI- LICEO D. CRESPI - BUSTO ARSIZIO