Buddismo

Diffusione nel mondo

Sorto nel VI secolo a.C. nel nordest dell'India il buddhismo si diffuse nei secoli successivi soprattutto nel Sud-est asiatico. Nel corso del XX secolo si è fatto conoscere nelle nazioni occidentali. Ha una certa ripresa in alcune regioni dell'India in seguito all'immigrazione della comunità tibetana assieme al XIV Dalai Lama dopo l'invasione cinese del Tibet del 1951. 
Con 550 milioni di fedeli è la quarta religione per numero di credenti dopo Cristianesimo, Islamismo e Induismo. 
È molto diffuso in Myanmar, Thailandia, Cambogia, Laos e Sri Lanka.

Dal buddismo cinese nasce il Buddhismo coreano, giapponese vietnamita.

Il Buddhismo tibetano viene praticato in Tibet, in Mongolia e parte del Nepal.


Il fondatore

Fondatore del buddismo è Siddharta Gautama, vissuto nel VI sec. a.C. 

nel nord-est dell’India.

La vita


La vita di Siddharta ‎dal film "Il piccolo Budda"


Il Nobile Ottuplice Sentiero
La via indicata dalla quarta verità è un percorso di perfezionamento che riguarda le parole, le azioni, la meditazione e la saggezza.
1. Retto intendimento: conoscenza delle quattro nobili verità.
2. Retta risoluzione: impegno sostenuto dall'intenzione di padroneggiare il 
    desiderio.
3. Retta parola: attenzione nella scelta delle parole in modo che non producano 
    effetti nocivi agli altri e a se stessi.
4. Retta azione: non deve essere motivata dalla ricerca di vantaggi egoistici.
5. Retta condotta di vita: vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi.
6. Retto sforzo: perseverare con equilibrato impegno nella bontà della pratica 
    buddista.
7. Retta consapevolezza:mantenere la mente priva di confusione, non 
    influenzata dal desiderio.
8. Retta pratica della meditazione: mantenere il corretto atteggiamento          
    interiore che porta alla corretta padronanza di se stessi durante la meditazione

Il Nirvana
Il cammino delle otto vie ha un punto d'arrivo: il Nirvana. Questa parola deriva dal sanscrito e si può tradurre con "eliminazione" o "annullamento". Solo eliminando ogni causa di desiderio e piacere, solo staccandosi dal mondo e da se stesso, superando vizi e passioni, l'uomo può essere felice. E' riuscire a liberarsi dalla brama, dall'odio e dall'illusione. 

Il Buddismo come l’Induismo ritiene che l’uomo è legato al ciclo delle rinascite: azioni virtuose porteranno ad un’esistenza migliore; azioni malvagie causeranno sofferenza nella vita successiva. Solo il vero seguace del Buddha riesce a raggiungere il Nirvana ed è liberato dal rischio di tornare a nascere. Chi ha raggiunto il Nirvana ha anche annullato in sé il desiderio di vivere e di tornare a vivere, che sono le cause delle nuove nascite. 

Il Nirvana è perfezione, serenità, felicità, beatitudine, pace suprema, gioia assoluta.
La dottrina del nirvana acquisisce significati diversi in base alla scuola buddista, al periodo storico e luogo in cui essa fu esposta.

Il Bodhisattva
Nella tradizione buddista il Bodhisattva è un essere alla ricerca dell'illuminazione e del raggiungimento del Nirvana. Egli tuttavia rinuncia a liberarsi dal ciclo delle rinascite e a raggiungere la perfezione, perché mosso da compassione, preferisce aiutare gli altri a fare il suo stesso percorso e raggiungere la verità. Dunque rinuncia ad entrare nel Nirvana poiché da quel momento non avrebbe più la possibilità di aiutare i suoi simili; accetta di continuare ad avere un legame col mondo accumulando un numero incredibile di meriti, Alcuni buddisti ritengono che lo stesso Buddha, nel periodo precedente a quando raggiunse l'illuminazione, fosse un bodhisattva. 
Generalmente vengono adorati come fossero delle divinità. 

Luogo sacro: lo Stupa
E' una costruzione conica che ha il compito di fungere da reliquiario. In genere è un tumulo funerario di terra, mattoni o pietra che ha al suo interno una reliquia. Secondo la tradizione, gli stupa più antichi dovrebbero contenere un osso dello stesso Buddha o di uno dei suoi primi discepoli. I buddisti ritengono che girando attorno allo stupa si ottengono meriti. Inoltre girando attorno alla costruzione in senso orario venerano la reliquia. Con la diffusione del buddismo in altri paesi lo stupa si è trasformato in Pagoda. Molto famose sono le pagode giapponesi.
Le bandiere nel Tibet
I buddisti tibetani sono soliti appendere bandiere di preghiera, detti cavalli del vento. Possono ornare ponti, valichi e monasteri, luoghi sacri e di devozione come gli stupa. Durante la semina ornano la fronte degli animali da soma per propiziare buoni raccolti. Vengono scritte diverse formule sacre su tessuto colorato dei cinque colori fondamentali: bianco, rosso, verde, blu, giallo che corrispondono ai cinque sensi. Le bandiere sono un buon mezzo per diffondere la preghiera tra tutti gli esseri, per attirare la fortuna e allontanare le forze maligne, come i demoni.

Gli occhi di Buddha
Gli occhi di Buddha hanno la funzione di tenere lontano il male, compaiono spesso sugli stupa, di cui vediamo qui un esempio nel Nepal: come si nota gli occhi vengono riportati  su tutte le facce degli stupa, che così può proteggere e guardare in ogni direzione.

Il grande Buddha di Hong Kong
Tian Tian Buddha conosciuto come il Grande Buddha è una statua di notevoli dimensioni, 34 metri, realizzata in bronzo situata nell'isola di Lantau ad Hong Kong. Essa rappresenta le relazione armoniosa che esiste tra uomo e natura, l'umanità e la religione ed è qui nella classica posizione del fiore di loto.








Simboli religiosi
La ruota del Dharma è il simbolo della Dottrina che conduce alla liberazione dal dolore per conseguire l'illuminazione, attraverso il Nobile Ottuplice Sentiero (8 raggi). Rappresenta dunque tutto l'insegnamento del Buddha e ci ricorda che il Dharma è la Legge universale che tutto abbraccia e completa in sé. 
Il fiore di Loto (quello rosa è simbolo del Buddha storico, Siddharta Gautama) rappresenta la più alta visione della Purezza e della Bellezza; lo stelo del loto si erge infatti dalla melma degli stagni e dei laghi per far sbocciare il fiore incontaminato, immacolato e perfetto sopra la superficie dell'acqua. Il numero di petali, tutti uguali tra loro, varia da otto a dodici e la loro simmetria rappresenta l'armonia del cosmo.
Il glorioso nodo senza fine o dell'amore infinito è composto da linee chiuse che si intersecano ad angolo retto. Simbolo del divenire senza fine e di come i fenomeni siano interconnessi e dipendenti da cause e condizioni. Non ha ne inizio ne fine, per questo simboleggia l'infinita saggezza del Buddha e l'eternità della sua Dottrina, il Dharma. Rappresenta anche l'unione dell'energia femminile e maschile, la loro armonica inseparabilità, la realizzazione della loro unione, l'amore infinito, la vita infinita.

Le Quattro Nobili Verità
Rappresentano un elemento cardine della dottrina buddista. Il principe Siddharta Gautama giunse alle conclusioni di questa dottrina durante la meditazione al Parco dei Cervi, presso Varanasi.

 1. La verità del dolore. Nella vita dell'uomo è insita una sofferenza di tipo esistenziale che lo affligge sin dalla nascita. Questa sofferenza è percepita non solo quando si constata l'ineluttabilità di malattia, vecchiaia e morte, ma anche quando si è costretti al contatto con ciò che non si ama o alla separazione da ciò che si ama. Questa sofferenza è causata dal fatto che ogni cosa, come ogni tipo di felicità, appagamento e serenità, è destinata a finire. La frustrazione dei desideri è una delle più usuali percezioni del dolore.
 2. La verità dell'origine del dolore. La sofferenza esistenziale non è colpa del mondo, del fato, della divinità, ne avviene per caso. Ha origine dentro l'uomo, dall'attaccamento alle illusioni della vita, dalla ricerca della felicità in ciò che è transitorio, dal desiderio che non si può mai appagare davvero.
 3. La verità della cessazione del dolore. Per sperimentare la cessazione della sofferenza occorre evitare l'attaccamento alle cose e alle persone, eliminare le illusioni della vita e le inutili passioni. Occorre giungere alla consapevolezza che solo l'estinzione del desiderio può condurre all'annientamento del dolore.
 4. La verità della via che porta alla cessazione del dolore. Consiste nel camminare nelle vie che portano ad emanciparsi dal dolore. Il Nobile Ottuplice Sentiero permette di raggiungere una condizione di perfetto e totale annientamento del dolore. 

Monaci e laici
I modi di vivere il buddismo sono essenzialmente due: lo stato laicale e il monachesimo. Quest'ultimo rappresenta la forma più perfetta per seguire l'insegnamento di Buddha: i suoi primi seguaci erano monaci. I due stadi di vita si sostengono l'uno con l'altro: i monaci sono tenuti a rinunciare al lavoro remunerato e a vivere solo di elemosina, infatti sono i laici che provvedono al loro sostentamento; i monaci beneficiano i laici attraverso la predicazione e l'esempio e anche offrendo nei loro monasteri aiuto per i poveri, cure per gli ammalati e istruzione per tutti. 
Gli unici beni che può possedere un monaco sono: vestito giallo-arancione (tunica, saio e mantello), un paio di scarpe, un rasoio (deve avere la testa sempre rasata), un ago, un filtro per l'acqua, una ciotola appesa alla cintura per ricevere il cibo che gli viene dato in elemosina. All'alba il monaco deve alzarsi per meditare,  poi si veste ed esce per la questua con la sua ciotola, deve rientrare in tempo per lavarsi e mangiare prima di mezzogiorno, poi dovrà digiunare fino all'alba del giorno successivo. Il monaco buddista è itinerante infatti i monasteri sono luogo d'incontro per i ritiri e per la stagione delle piogge (luglio-ottobre), in cui è proibito uscire dal monastero anche per la questua. Nel 8° e 14° giorno del mese i monaci celebrano l'osservanza: il ritiro e il digiuno più rigoroso, con il rito della confessione pubblica, in cui il più anziano legge alla comunità i 250 precetti e chiede di confessare le mancanze. Chi non confessa è punito con dure penitenze.

Il Buddhismo Tibetano
Il primo monastero buddhista in Tibet venne fondato nel VIII sec. d.C. In questo paese  in buddhismo assunse caratteristiche proprie: ad esempio i religiosi si erano organizzato in una comunità fortemente gerarchizzata  a capo della quale c'erano due maestri, detti Lama, di cui uno il Dalai Lama ("maestro oceano di salvezza") deteneva il potere supremo, sia politico che spirituale sul Tibet. 
Fino a oggi la successione del Dalai Lama avviene in modo particolare: un reggente va alla ricerca della reincarnazione del maestro defunto e sottopone un bambino, che segni divini sembrano indicare come prescelto, a prove atte a ricordare la vita precedente. Quando le prove sono ritenute valide ha luogo una cerimonia di intronizzazione, poi cominciava la sua educazione monastica e governativa ad appena sei anni in attesa dell'insediamento che avverrà quando il bambino avrà raggiunto la maggiore età con l'assunzione dei pieni poteri come capo del governo e della religione.
Con l'invasione cinese del 1951, il Dalai Lama si è rifugiato in India, con altri migliaia di tibetani, per sfuggire alla persecuzione. Il Dalai Lama vive tuttora  in esilio  e spesso compie viaggi in tutto il mondo per sensibilizzare la comunità internazionale sui problemi che affliggono il suo paese. 
Si chiama Tenzin Gyatzo (nato nel 1935) ed è il XIV Dalai Lama, ricevette il premio Nobel per la pace nel 1989 ed è esponente della dottrina della non violenza.

La ruota della preghiera
La ruota della preghiera è un mezzo per recitare l'eterno mantra tibetano: "Om mani padme hum". Bisogna farla girare più volte in senso orario. Il mantra significa: "Salve gioiello del fiore di loto". E' una invocazione a Buddha misericordioso.
All'interno di questi mulini di preghiera si trovano pagine arrotolate con centinaia di preghiere stampate. Quando si gira questo mulino, le preghiere vengono, per così dire, sparse. Ogni rotazione corrisponde alla recitazione di un mantra o di una preghiera.

Oggetti religiosi 
Il rosario
ll rosario buddista, che si chiama Juzu, ha ispirato quello cristiano e quello musulmano. Serve a mantenere il calcolo delle recitazioni dei mantra e delle prostrazioni, senza distrarre la mente dalla pratica con un calcolo numerico mentale.
Il tamburo
Il tamburo viene molto usato nella preghiera buddista. Con le sue vibrazioni fa cessare l'angoscia e la sofferenza. Nel Buddismo si cantillano frasi del Buddha, mantra, dediche e inni di lode. Viene accettato l'uso di strumenti musicali come campane, tamburi, gong, cembali che servono a scandire il tempo all'interno dello spazio sacro.








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