Biostoria: L'approccio top-down


Disordine storico - Ordine storiografico


Biostoria, come metodo di conoscenza, ha preso corpo (1985) dalla messa a fuoco di un limite organizzativo nell'insegnamento tradizionale della storia. Le giovani menti erano spronate con il gioco della carota (la lode) e del bastone (la punizione) ad interiorizzare una serie disciplinata di ordini, già costruiti e formattati da altri osservatori storici, immortalati nei testi scolastici e posti a parametro di riferimento per definire la correttezza d'esecuzione di un compito di lettura. Inavvertitamente, esaltando e credendo tale ordine come il vero verso della realtà naturale, si finiva,
di fatto, con il confondere l'ordine-costruzione (fatto soggettivo, intimo, privatissimo) con la naturalezza vitale della realtà storica che invece appare disordinata, cioè a multi-grado, a multi-linea, a multi-campo, a multi-profondità, a multi-verso, a multi-corpo, a multi-produzione, a multi-indirizzo, a multi-storia (visione del Caos).

L'ordine, nel significato comune, è l'uniformità passiva, ripetitiva, ad un già costruito, posto a simbolo della perfezione (visione di dominio cognitivo-organizzativo). In chiave biostorica, invece, esso è solo uno
sguardo con un grado (+ o -) di bellezza, cioè un modo naturale del processo mentale di ogni uomo, per "respirare" il Mondo, per apprenderlo e iscriverlo nella nicchia più segreta del "lago del cuore" (Dante), come una consapevolezza di verità narrabile.

Ogni uomo, così facendo, interiorizza la Storia-Bios, a 360°, quale realtà vitale a dentro/fuori - io/Mondo - imparando a dare, di volta, in volta, alla vita il personale volto-racconto, quale immagine-informazione, a negativo, della vita, a positivo. Dare il significato-valore alla vita, dentro di sé, è l'essenza profonda del processo d'apprendimento.

Aver compreso tale errore d'impostazione nell'insegnamento ha prodotto il mutamento del verso-indirizzo di lettura nell'azione pedagogica, in quanto il punto-chiave da cui partire, per poi innestare i nodi-trame delle reti di informazioni ordinabili, è stato il disordine-Caos:
  • Letto, con uno sguardo allargato, come il volto concreto della realtà naturale. Per poi, da tale apertura a campo Tutto della finestra osservativa, imparare a isolare ed estrapolare, le quantità di particelle-periodi informativi dai sensi chiusi, confidando nel fatto che naturalmente, ogni soggetto-alunno, seguendo la naturalezza evolutiva del suo cervello, sarebbe stato protagonista nell'ordinare i gradi-scale-formule-significati storiografici, in coerenza alla singolare capacità a produrre campi di bellezza (scoperta degli ordini multipli a pensiero connettivo).
In sintesi dare le procedure-criteri, vincolanti/svincolati, come le chiavi-cerniere di possibilità organizzative che la mente poi, liberamente, imparerà a utilizzare in relazione alle valutazioni di campo che la renderanno maestra d'immaginazione nel saper estrapolare da un disordine, un grado-fine di ordine (sintropia del Caos).

Educare al disordine è la migliore garanzia per permettere alla mente alunno o figlio di rafforzare la sua naturalezza oggettivante.
 

https://sites.google.com/site/lamentemultiproiettiva/_/rsrc/1373272261402/nota-su-gli-autori/A%20Colamonico%20M%20Mastroleo%20La%20mente%20multiproiettiva.png


Lo spazio-tempo storico con l’insieme di tutte le finestre che si possono costruire è quello che in matematica si chiama uno spazio topologico: uno spazio su cui è definita una famiglia di insiemi che è chiusa rispetto alle operazioni di intersezione e di unione... Essendo la finestra storico-cognitiva per natura una stratificazione di dinamiche, si presta ad essere immaginata come tanti fogli trasparenti su ognuno dei quali l’osservatore ne disegna uno; ovvero l’organizzazione cognitiva della storia, quindi della realtà, è la proiezione su un piano quadridimensionale (spazio-tempo), non di una porzione di superficie iper-sferica curvata nella quinta dimensione, ma bensì di un volume di tale iper-sfera. Ne consegue una visione cognitiva della realtà come proiezione stereografica di un insieme di ipersfere penta-dimensionali osculanti..."  Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo





I disordini naturali (di(s)ordine = 2 volte ordine)


Gli ordini informativi



L'ordine è intrinseco al processo di conoscenza: - l'uomo per apprendere, impara a leggere gli ordini informativi scomponendo la realtà in nicchie-campi di significati. La natura-vita non è né ordinata, né disordinata, è l'osservatore che assumendo una posizione di lettura, legge gli ordini e i disordini in relazione alla sua capacità a saper apprendere. Il dare un significato di ordine o di disordine, non dimostra la natura, ma lo stato mentale-orientativo dello stesso osservatore che sta esplorando e estraendo il significato, si può ben comprendere il soggettivismo dell'azione di lettura, che fa di ogni osservazione una riduzione di complessità della vita. Accettare il limite della conoscenza e relativa scienza, implica ammettere che il sapere è semplicemente lo spazio-frontiera dell'incontro osservatore/osservato, cioè la carta di lettura di un compreso che resta vincolato a quel guizzo informativo che ha permesso il lampo luce nel cervello di un osservatore storico (databile, collocabile, appellabile). Mettere un vincolo all'azione del conoscere non implica l'azzeramento del significato stesso dell'azione, ma l'opportunità per lo stesso osservatore o uomo altro, di poter giocare su più impostazioni e amplificare gli ordini di conoscenza (processo moltiplicativo), con il teke-off delle informazioni. Per visualizzare meglio la dipendenza dell'osservato dalle convenzioni dell'osservatore si può pensare al concetto di base di rappresentazione di un numero. Convenzionalmente usiamo un sistema decimale (per analogia al numero delle dita sulle mani), in cui ci sono 10 simboli ovvero le cifre da 0 a 9, ma nessuno vieta di adottare un sistema di numerazione ad esempio binario, in cui ci sono solo 2 simboli (0 e 1), o perché no uno esadecimale i cui simboli sono le cifre da 0 a 9 e le lettere dalla A alla F. La stessa scrittura numerica 1000 assume significato diverso se la si osserva in un sistema o nell'altro: - nel primo sarà 1000, nel secondo caso "solamente" 8, mentre nel terzo 4096. Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo

Il gioco del poeta: apertura dello spazio logico



La lirica selezionata (in alto) nell'intreccio di immagini e di parole utilizza un linguaggio metaforico per raccontare la capacità del volo della mente-pensiero. Il volo apre la coscienza agli spazi non ancora tracciati, non ancora analizzati ed è la dimensione logica che permette di rinnovare le costruzioni storiche, con le nuove coordinate evolutive dei fatti. Il poeta è un costruttore di connessioni storiche, in quanto sa muoversi negli spazi vuoti dei non ancora narrati, spiegati, immaginati. Egli da un silenzio di parola sa cavare un indirizzo nuovo di lettura. La funzione poetica è iscritta nella mente di ogni uomo, ma non tutti educano il pensiero a sviluppare tale traccia organizzativa di realtà, perdendo di fatto la spinta creatrice nell'azione storica.

Il fuso: Discontinuità di tempi/andate e ritorni, scritto nell'agosto 1994,  fu ideato e impaginato in simultaneità ed è pubblicato come esempio di pensiero frattale nel saggio-quaderno Ordini Complessi (2002). La poesia può essere letta come la veste poetica della "Spugna" del tessuto storico-mentale che si struttura in un intreccio coeso di vuoto/pieno a corpo uno/tutto. Si presenta come un tessuto narrativo a 3 strati soprapposti (dimensione della profondità) di significati: 

  1. Il fuso, forma visibile con uno sguardo allagato, è letto come il gioco delle andate e ritorni dei fili dei pensieri che permettono le filature storiografiche, a 360°.
  2. La discontinuità di tempi nelle lettura che nasce dal gioco del vuoto/pieno della presa di realtà che prende e perde visibilità nella coscienza (loggia della mente).
  3. Le andate e i ritorni delle forme grafiche a tondo che aprono la finestra osservativa sulle operazioni del graduare le letture e puntualizzarle in ordini crescenti di raffinatezze osservative.

Il quadro-poesia è stato selezionato nel 2010 quale manifesto del  frattale poetico dal Gruppo di Arte Quantistica  ed è letto come l'esempio concreto di una costruzione a occhio-mente de-coordinato, dalla logica aperta di Spazioliberina (1991):

"...La parola, come particella topologica, rientra nel processo di naturalizzazione dello Spazio-Tempo. Emerge come una bolla di significato da un vuoto quantistico e ne rivela il fluttuante mistero. Nell’azione poetica l'autore coglie brandelli di verità che con un gioco di ombre/luci danno forma al frattale poetico, quale struttura a spugna con nicchie-stanze di significati che possono essere visualizzati sotto molteplici prospettive. La poesia, come forma geometrica, intreccia in un tempo di presente i piani di passato-futuro, racchiudendo l’anima profonda della dialogica vitale. In tale capacità a leggere in simultaneità la vita, come un entanglement, la Poesia si fa immagine, ricamo…”


In questa lirica, si è cercato di dare valore al silenzio, quel silenzio che ingoia tanta parte di storia e si fa vuoto di nicchia... dolore ... ingiustizia... sogno non espresso... Il silenzio è il contorno della parola in un processo di gemmazione:
  • Non è facile parlare del silenzio che resta silenzio nonostante la spola! L'ho immaginato come un bambino accovacciato tra piante e fiori, un po' come quando si gioca a nascondino. il vuoto del silenzio è l'area dell'attesa che precede la presa di realtà del fatto ed è simile all'attesa del bambino che ha tutta la vita nei i suoi occhi pieni d'incanto. La vita va letta sotto due dimensioni: l'essere e il non essere, il pieno e il vuoto, il prendere e il perdere storia... in tale dualità si esercita la capacità dialogica del pensiero che si pone a terreno di coltura dell'azione storica. Una mente a tutto pieno o a tutto vuoto, a tutto azione o a tutto pensiero non è, evolutivamente parlando, funzionale al perdurare della vita nel presente. La trama storia/coscienza si costruisce come un'unica rete a uno/Tutto della Vita e l'uomo-poeta come un tessitore di senso dà la sua angolazione al frattale storico. Più saranno i poeti e più sarà bella e ricca la realtà di una data società. Oggi si sta affermando una visione di attivismo-efficientismo a tutto campo, una forma di "Martalismo", che rende la giornata un tutto organizzato di azioni convulse, è questo si può definirlo un errore storico, poiché si sta togliendo lo spazio del vuoto, del silenzio di memoria, dell'assenza di azione che permette alla coscienza-pensiero di rimodellarsi, scartando l'utile dall'inutile, il buono dal dannoso. In tale voler vivere tutte le offerte di possibilità si sta automaticamente cancellando la profondità nel pensiero e l'uomo, orfano dell'angolazione a punto infinito, si sta piano, piano trasforma in un uomo-attimo, con una coscienza azzerata poiché ha perso lo spazio-dimensione idoneo all'esercizio di scelta. Antonia Colamonico


La dimensione del Cantore-poeta, presente in ogni uomo, apre la mente-pensiero alla posizione a occhio-infinito, punto a fuori-orizzonte, che permette alla Coscienza d'effettuare le letture a campo allargato dalle dinamiche multiple, a spazio-tempi interconnessi che danno la visione-lettura della profondità. Ogni cantore, indossando lo sguardo a punto di Dio, può cavare, da un vuoto di parola, la traccia di un eco-presenza di un non-detto che si presti ad essere espresso.

La conoscenza è tutta nel gioco di ammiccamento-lettura che fa gemmare le parole da un vuoto di memoria.

Fili e telaiature


Nata dal sole (dettaglio) 2015

In queste opere pittoriche... Gli aghi diventano estensioni delle mani e i fili usati un prolungamento della mente... Le cuciture sono quasi una perpetua tessitura di nuove relazioni. Giovanna Lentini

Lo Spirito si muove in cerchio. 2013



Opere dal:
Ciclo l'osservazione della Natura e Noi


L'altro universo dello sguardo:
  • Verso una lettura della Realtà a due occhi.

La definizione di una psiche a due aree, quella dell'inconscio che apre ad una forma d'irrazionalità nell'agire (decadentismo) e quella della Coscienza che rende razionali e forse anche un po' pedanti nell'elaborazione di una risposta-evento, nella Topologia eco-biostorica di mente multi-proiettiva, si sfuma e si annulla in una Memoria quiescente, disarticolata, non organizzata e annodata, silente, che si pone a campo-matrice della presa di coscienza-realtà in ogni tempo 0 di presente, tempo questo del reale vitale.

La presa-visione è
l'atto-nodo di comprensione, quale guizzo-luce (oggi finalmente visualizzato) che permette al soggetto-osservatore d'estrapolare un grado (+ o -) di ordine con un significato-verso-filo di valore storico:

  • Nell'architettura eco-biostorica ogni presa di realtà è un atto conscio che non dà luogo alla scusa di un'irrazionalità casuale, priva di un senso voluto e diretto verso un'idea-trama di futuro; anche le risposte apparentemente più irrazionali e folli, nascono da una visione (compreso-capito), inquadrata in un'area più o meno fragile di logicità. In ogni atto, dal più scellerato al più sublime, c'è un apprendimento che dà la mappa-contorno in cui collocare, indirizzare e postare la risposta storica.
L'idea d'irrazionalità esaltata da alcune letterature, va circoscritta alla visione decadente del ribelle-
bohémien, che piacque molto ad una certa ricca borghesia di fine '800. La stessa classe politica questa che indirizzò, poi, le coscienze collettive verso le nefandezze dei conflitti mondiali:
  • Si pensi ad un G D'annunzio e al mito del super-uomo, scelleratamente aperto ad un epicureismo gaudente, de-storicizzato dal vincolo della correttezza etica.
Il credere nell'atto non controllato, non gestito che prende radice da un caos mentale, servì in quella parentesi storica a disabilitare, nelle coscienze comuni, i vincoli-nodi delle responsabilità storiche, che invece in chiave eco-biostorica si pongono a pernio-cerniera della coerenza della medesima elaborazione mentale. I cardini-valori sono funzionali al far ruotare e allargare le traiettorie delle letture che se, private del punto-fisso, posto a radice, non avrebbero possibilità evolutiva. Nel gergo comune c'è un'espressione che rende bene l'idea:
  • "parole campate in aria", cioè quei sistemi di discorsi senza radice, senza concretezza storica che creano le gabbie delle illusioni di un qualcosa che non potrà prendere vita, non avendo un fondamento-verità a campo-contorno della realtà che si vuole veicolare. Le parole campate in aria potrebbero essere oggi molti "spots" pubblicitari che danno una parvenza veritiera ad un discorso sradicato dalla verità del prodotto, come nello spot che anima un pupazzetto di gomma, dandogli un dinamismo d'azione che di fatto nella realtà esso non possiede; infatti quando il bambini lo riceve in dono, resta deluso e lo accantona in un angolo, per sempre. La delusione di quel bambino è il segno tangibile dell'infondatezza informativa, argomentata dal messaggio. La stessa lettura può essere applicata ai molti discorsi della propaganda politica che come effetto creano nelle coscienze dei cittadini la disaffezione per la Res-Publica, implementando, così, volutamente le oligarchie privatistiche e aristocratiche.
Per comprendere la radice di una lettura che apre alla curvatura di futuro, necessita imparare ad assumere uno sguardo de-coordinato (a due e più indirizzi-versi di orientamento) partendo dal presupposto che ogni finestra d'osservazione ha in sé non il solo campo-osservato che dà luogo agli spazi del racconto-narrazione; ma anche il campo-occhio-osservatore che isola i segni-echi-nodi che vincolano/svincolano le sue scelte di letture agli stati dei compresi e delle proiezioni storiografiche, immaginate e poi concretizzate:
  • Il D'annunzio ebbe come radice-perno del suo agire l'edonismo-egocentrico che gli fece togliere il valore ad una molteplicità di altre ipotesi storiche; un esempio, dilapidò tra feste e gioco d'azzardo il patrimonio della moglie, negandola nella sua coscienza come valore storico e depauperandola della medesima funzione di moglie. Nelle logiche lineari a uni-verso Ego, gli stati del contorno o Campo Alter-Tu restano area dell'indifferenza. In tale messa in ombra dello spazio a-Topos  si smette di leggere chi è di fronte e il soggetto lettore perde la capacità stessa dell'ascolto-visione del campo-habitat.
Ritornando all'organizzazione della memoria quiescente, disattivata del paradigma eco-biostorico, essa non è l'inconscio, ma solo uno spazio-topos in cui non esiste (nel  t. 0) una traccia di viaggio-iter organizzativo dei quanti-echi informativi; condizione mentale
questa pressoché nulla, in quanto neanche nel sonno esiste l'azzeramento totale della coscienza (stato di morte).

Una si fatta struttura è un topos-luogo, in cui sono impresse tutte le tracce degli echi informativi esperiti
, nel tempo, dalla coscienza medesima, ma sono come dormienti, assopiti; l'eco-informativo, come già detto, privo dell'occhio-lettore (a t. 0) è muto, privo di un senso-verso storico.

L'osservatore-lettore, esercitando la funzione di antenna, dà a quella parvenza d'eco vuoto, una forma di indirizzo-parola.

La memoria silente va immaginata come un grande registro di raccolta informativa, in cui sono solcate e stipate i nodi-echi di conoscenza, non organizzati in sensi-parole-periodi-tessuti-teorie; stati questi delle costruzioni della Coscienza, ma quali semplici echi-nodi non estesi, che solo se richiamati nell'area della coscienza, in un gioco di immagini-suoni, possono assumere un corpo-verso di storicità.

La memoria è un topos allargato da cui emerge la coscienza come un topos ristretto (foto mappa-carta 2002). Tale memoria allargata, è la matrice, il campo-terreno di coltura da cui affiorano, in un gioco di percorsi cerebrali, i quanti storici, a forma di guizzo luce-abbaglio, come dei semi di verità che se elaborati e intessuti in un ragionamento, danno il luogo alle trame-pagine-spiegazioni delle carte storiografiche, a 360°.

Solo da pochi anni i neuroscienziati stanno accettando tale lettura a spugna del pensiero e cominciano, solo adesso, a produrre delle carte dinamiche di un pensiero, servendosi di modelli matematici in grado di tracciare il dinamismo
tridimensionale della mente, facendogli assumere la forma di spugna. Quello che gli occhi dei ricercatori scientifici stanno rilevando, è cosa notissima ai poeti, da sempre, ma solo ora degli strumenti concreti stanno comprovando la concretezza degli iter organizzativi della mente-pensiero e ogni iter è un percorso unico. Certo la riflessione che nasce spontanea è:
  • Beati quelle che hanno creduto senza aver visto! 
Ma si sa che la scienza è un dopo-poesia, tocca al poeta aprire gli spazi immaginativi degli scenari nuovi, che solo dopo, molto dopo, lo scienziato sarà in grado di ordinare in un sistema coerente di dimostrazione, quale foglio-carta a confine chiuso di realtà.

Ogni viaggio-volo del pensiero è una dinamica nuova, una ricostruzione nuova di realtà (Plasticità del pensiero di Spazioliberina, 1991); utilizzando una metafora, la dinamica delle produzioni di immagini-semi-parole è similare ad un'organizzazione a bolle, come corpi che prendono visibilità e perdono visibilità, nel susseguirsi dei vari tempi di presente; ogni bolla-guizzo informativo
allarga la Coscienza ad un gioco di lettura a multi-stati mentali che tracciano con ritmi, ora lenti, ora veloci le visioni, più o meno chiare, delle impressioni storiche. Le prese di verità, appunto. Ogni presa è un fatto conscio, che ha in sé un apprendimento con un contorno di vuoto. Senza il processo d'apprendimento non nascono i guizzi-abbagli informativi e tutto resta cavo, buio.

Nella messa in luce del quanto-eco informativo si genera l'atto di conoscenza, come l'affiorare di una verità nascosta nella nicchia più segreta della Spugna del Pensiero. Ogni presa di verità-conoscenza dà alla mente-osservante la sensazione di averla da sempre posseduta, quale certezza-valore-cardine già iscritto della sua medesima condizione di vivente:
  • Intorno a tale stato mentale si costruirono nel passato le architetture di un un mondo iperuranio,  prenatale, che desse alla Coscienza la visione delle parole già prima della nascita, da trapiantare poi nella storia (Platone). All'idea dello scavare nelle psiche per arrivare alla verità storica si ispirò Socrate con il suo "conosci te stesso". All'idea di una verità già iscritta, si aprirono e si aprono molte religioni che parlano di alito-soffio di Dio nella coscienza. Lasciando ai filosofi e ai teologi il compito d'indagare simili sfumature narrative, quello che emerge dalla lettura a topologica eco-biostorica è che la mente-pensiero, come una spugna rastrella, respira i segni-informazioni, a 360°, li trattiene in sé come echi muti, per poi riversarli in un gioco di parole-significati-valori-fatti storici che si collocano a trame di futuro. Le trame sono proporzionali alle capacità osservative che ogni singola mente-pensiero sviluppa nella sua cittadinanza nella vita.

Nell'azione del rendere trama storica il guizzo-luce, seme di verità, il poeta fa spazio nella coscienza allo scienziato-ricercatore che ha il compito di sistematizzare il lampo-abbaglio in un contesto-contorno di senso chiuso.

La ricerca scientifica nasce in tale 2° stadio evolutivo del pensiero, interno alla coscienza di ogni uomo, che segna il passaggio da una logica aperta guidata dall'emozione della scoperta, ad una chiusa che pone i confini logici a tale consapevolezza; la prima scopre (il poeta), la seconda
(il ricercatore-scienziato) lima, definisce, puntualizza, teorizza , in una parola dà la formula di verità:
  • Il poeta e lo scienziato non sono in antitesi, lettura questa del paradigma moderno che gerarchizzava e divideva, definendo il pensiero poetico (G Vico) uno stadio non evoluto di conoscenza. Credenza questa ancora oggi viva  in molti intellettuali che danno il primato alla mente calcolante, che pone i vincoli, che crea le successioni e le derive finalizzate, spessissimo, ad un utile pratico. E mentre il poeta è letto come uno sradicato dalla realtà, poco avvezzo alla concretezza; lo scienziato è posto al massimo livello di perfezione mentale. Tutti pregiudizi nati da una volontà di dominio della classe borghese che pose l'utile economico a base del valore storico). Il lato poetico, mente emotiva e il lato scienziato, mente razionale sono in armonia nella singolare coscienza, quali i due versi del sé che osserva, scopre, comprende e fila la sua trama coerente di realtà, da immettere nelle maglie della storia.
  • Senza il poeta lo scienziato diviene ripetitivo, logorroico, prigioniero del suo ragionamento e spesso cinico; senza lo scienziato il poeta resta fermo in un'emozione non estesa, non vagliata da una spiegazione logica. Dante è l'esempio più grandioso di poeta-scienziato.
Ogni uomo con un gioco di posizioni alterne ora a poeta, ora a scienziato, si attiva a dare spazi nello Spazio; a dare tempi nel Tempo; fatti nel Fatto; valori nel Valore; vite, nella Vita. In tale gioco moltiplicativo si impara a rispondere e a costruire il privato tracciato di presenza nella scena storica. Imparare a vivere è il vero compito storico con una lettura-visione a nicchie-utero.


Il gioco dello scienziato: chiusura dello spazio logico



Cosa è la realtà?

La domanda sposta l'attenzione dalla scoperta (visione a campo allargato) alla giustificazione logica di essa (a campo ristretto).

Nel gioco dello scienziato si cerca di definire la realtà in una formula, via via riducendo l'ampiezza della finestra di lettura, onde isolare la traccia-filo di verità che possa dare il confine-membrana alla scoperta-abbaglio, della fase poetica.

Ogni dimostrazione-verifica è un'azione che tende a definire, come punto "fermo" d'interpunzione, una verità isolata, posizionandola, a stella fissa, nel cielo del Conoscenza.
Nel gioco però c'è un: - mah! Ogni qual volta la mente osservante si avvicina alla frontiera-orizzonte del confine ristretto, in cui dare forma finita alla realtà, per poi porgerla come formula di un  dimostrato a astro-fisso, scopre un limite di lettura, simile a una smagliatura di una calza di donna, che per effetto domino fa crollare tutta l'impalcatura della rete. In tale stato d'impotenza, il pensiero sperimenta, nella frazione di un secondo, la sua presuntuosa ignoranza a voler racchiudere la Bios in uno schema-carta:
  • La vita, infatti, trasborda la lettura e in tale essere un surplus, permette al suo stesso osservatore di disegnare le nuove le carte, aprendo le coscienze a mille e mille sguardi altri (democrazia della mente). Il dinamismo della lettura è il vero fulcro dello stesso ricercare.

Ogni uscita dalla gabbia logica in cui l'osservatore cade, necessità di un salto di prospettiva che lo riporti a recuperare quella posizione a occhio-infinito del poeta, per quadrare le letture (effetto caleidoscopico) con un'altra angolazione. Dal complesso gioco di aperture e chiusure logiche, la mente-pensiero elabora le versioni storiografiche delle filature disciplinari.

Ogni filatura è una versione-connessa, ogni con-versione, uno spettro-immagine di realtà, raccontata. Ogni immagine, infatti, è un abito di lettura che dà l'impronta, nell'inquadratura dei fatti, non solo del particolare osservatore, ma dell'orma-identità generale di un'epoca, quale paradigma storiografico che si pone a cerniera-valore dell'organizzazione dei significati delle risposte storiche:
  •  Con il modello moderno, ad esempio, si è creduto che la matrice della vita fosse racchiusa nella materia, lettura contrapposta a quella medievale che ragionava intorno alle dimensioni di spirito e di corpo, tanto da leggere una forma d'animismo anche nella foresta popolata da spiritelli o in metalli dalle proprietà miracolistiche.
Il salto moderno tagliò corto con tutta la letteratura medievale, definita frutto di superstizione, e introdusse una distinzione netta tra immaginazione e esperienza, tra fantasia e realtà, dando a quest'ultima la connotazione di tutto ciò che potesse essere toccato con mano, sperimentato col corpo-sguardo, la materialità appunto del ciò che si vede con le espressioni tipiche:
  • Io credo in ciò che vedo! Ancora oggi tale espressione è in voga, in alcuni ambienti che danno una lettura pragmatica della storia, liquidando con una certa faciloneria tutto quello che trasbordi la semplice osservazione. Negare l'area del non visto che apre al mistero, che non è detto che si debba chiamare Dio,  appiattisce l'osservazione negandole lo spazio-vuoto funzionale alla nascita di una dialogica tridimensionale (a spazio topico-atopico-utopico).
    • Tutto è materia che si trasforma! Per cui, se tutto è materia allora l'uomo è quello che mangia! Se tutto è materia, la corporeità, aspetto fisico, è l'elemento-valore dell'idea medesima di salute!. E, quindi,  il corpo va preservato e migliorato dall'erosione del tempo! Sono nate così le molteplici forme di esaltazione della fisicità, come uni-dimensionalità, che oggi hanno dato luogo alle plastiche facciali, alle diete ferree, alle palestre con gli esercizi sfibranti. Al culto della moda. Del cibo. Facendo perdere alla coscienza tutte quelle sfaccettature di bellezze "sottili"che ne costruivano la ricchezza.
Il materialismo storico prendendo sempre più piede, ha finito con l'imporre la lettura a prevalente taglio economico-utilitaristico nell'attribuzione del valore delle Società, delle politiche, dell'occupazione, dei medesimi soggetti storici. Tale sguardo-occhiale di messa a fuoco della realtà, ha col tempo innestato una molteplicità di gabbie concettuali con corrispettive aree di conflittualità:
  • Se tutto è materia, possedere la materia è sinonimo di potere; infatti non fu un caso che in tale periodo si ebbe una forte spinta al Colonialismo, letto come la naturale risposta degli Stati egemoni per l'accaparramento delle terre, risorse, cotone, carbone, tè, schiavi... Introno a tale gabbia ideologica nacque anche l'idea di commercio-mercato a perno-cardine evolutivo delle Società. Le aree economiche-chiavi susseguitesi nel tempo erano e sono tutte ad alta permeabilità nell'accumulo di materie, divise in primarie e secondarie, oggi terziarie (le informazioni). Processo accumulativo che piano piano ha racchiuso l'idea di naturalezza nel cerchio della fisicità di un tutto corpo che come deriva si allarga a esteriorità, a superficie, a perimetro, a apparenza; sottraendo sempre più spazi ai volumi degli approfondimenti, alle lenti-sguardi altri, alle altre trame di naturalità. Infatti oggi parlare ancora spirito sembrerebbe quasi fare un'offesa all'intelligenza dell'umanità, vestirla di una forma di ignoranza. Chiusura mentale questa che nasce da una logica disgiuntiva, avversativa, prigioniera in una pagina di dimostrazione.
Volendo isolare il vincolo cieco che ha dato il luogo alla chiusura mentale che sta emergendo, si può scorgere il vizio di forma nella medesima definizione di oggettività delle scienze che pose in ombra l'osservatore e mise in luce l'osservato, confondendo poi questo con la lettura:
  •  Il porre un osservatore de-storicizzato, neutro, nell'azione della  lettura, conduce ad una forma altra di oscurantismo, che fa leggere la scienza come la nuvola, là alta, nel cielo del poeta, in un giorno afoso d'estate. Spesso gli stessi scienziati dissertano sulla neutralità delle ricerche e con orgoglio affermano la loro attrazione per il fuori-sé, come se le loro coscienze  non creassero perturbazioni fattuali e non inclinassero l'asse portante delle politiche, pilotando le scelte e gli sguardi dei flussi di credenze-fatti-economie-valori storici. Lo scienziato in tale letture è una forma aliena, di extraterrestre, che ricerca, ricerca e ricerca in uno spazio insonorizzato di un campo-realtà a sua volta slegato dalla vita, in una condizione triste.
La Scienza, con la maiuscola, non è neutra, non è un campo chiuso, impermeabile, ma anzi è uno sguardo fortemente ancorato alle dinamiche storiche particolari,  locali, private, per cui una scelta-grado di verità è curvato dagli umori-interessi di campo, quelle dinamiche che danno il via alle mode storiche. Lo scienziato è sullo stesso piano dello stilista (B. Cucinelli, foto) che decide se nella stagione invernale si userà, per un cappotto, un tessuto di cashmere o un misto lana-seta, di colore:
  •  grigio o meglio rosso, ma forse meglio ancora grigio-rosso; a quadroni o a rombi...
Come lo stilista, con un largo anticipo, crea la tendenza dello stile di un abito per la nuova stagione, così lo scienziato crea e visualizza un'inclinazione da dare alla cresta storica, con una particolare curvatura di chiarezza, finezza, limite; escludendo parti di verità e aprendo ad altre definizioni, modelli, spiegazioni... nell'ottica dell'interesse del campo-contorno, in cui vive ed è radicato, impiantato:
  • Un esempio; l'affermarsi delle ricerche sulla scissione di un atomo, ancorate alla 2a Guerra Mondiale, per trovare una risoluzione al conflitto che languiva! Con la pace e la "Guerra Fredda" che seguirono,  gli scienziati medesimi scoprirono la pericolosa della bomba atomica da loro così a lungo elaborata e redassero il documento di presa di distanza (The Russell-Einstein Manifesto, London 9 July 1955) dalla loro creatura (ipocrisia storiografica). In tale situazione concreta, quegli scienziati furono piegati dai due fronti belligeranti che compattarono le loro intelligenza, al servizio dell'arte della guerra; per cui essi introdussero nella trama della storia una piega di malevolenza. Tutta la storia scientifica dal 2° dopo guerra in poi, infatti,  è stata al servizio dei due fronti, Est-Ovest, che si sono posti ad asse-portante degli eventi mondiali, nell'ottica di un materialismo storico, sempre più esasperato e strozzato in un inghiottitoio per l'umanità.

Volendo allargare la cresta della lettura e puntualizzare la gemmazione a varie fioriture del materialismo storico, si può partire con l'isolare le maglie organizzative in 3 fasi d'impalcatura a tutto fisico:

  1.  (1400-1680) Inizialmente ci fu una sete di conoscenza del mondo fisico come se l'umanità si fosse svegliata da un lungo sonno e di colpo scoprisse uno spettacolo: - il Mondo naturale! Le coscienze furono così spinte a guardare, a catalogare a disegnare e  memorizzare la vita, divisa nei 3 Regni, animale-vegetale-minerale, cercando di studiarne le proprietà specifiche e particolari. In tale fase il mondo-cosmo fu spogliato da ogni legame con il mistico e si costruì il vestito del Reale-Naturale, come normalità evolutiva di una pianta, di un'eclissi di sole... di una forza attrattiva... Gli studiosi erano per lo più dei matematici che disegnarono forme e movimenti, calcolandone le periodicità con i movimenti di rotazione e di rivoluzione, con i calendari nuovi e le frontiere nuove degli spazi geografici.
  2. (1680-1880) In tale fase si ebbe il salto, dalla lettura degli stati naturali dei processi fisici, veri e propri, alla lettura degli stati dei processi politico-socio-economici, anche questi spogliati dall'alone mistico di un Dio che ponga a guida di un territorio una dinastia a potere assoluto. Gli Stati in tale fase furono inseriti nella naturale evoluzione storica a sistemi di ordinamenti amministrativi, giudiziari, tributari, politici, commerciali... Tutti ancorati a delle procedure legislative, condivise nello Stato di diritto. In tale fase s'imposero gli illuministi dalle logiche enciclopediche e i patrioti dalle lungimiranze a nazionalità.
  3. (1880-2000) Ecco germogliata la traccia di una nuova nuova moda, che ha ulteriormente incurvato le proiezioni di futuro verso una radice a spazio-tempo tutto materiale, in cui sotto la lente-riflettore non sono tanto i processi naturali o quelli sociali, ma soprattutto quelli a mono-volume a spazio solo-uomo, oggetto di studio di un campo ristrettissimo, isolatissimo che lo ha esaltato come il centro e il nucleo delle azioni stesse di ricerca. Ogni indirizzo ha creato degli isolati (cosmo-mondo, società-stati, uomo) con le carte di lettura e di spiegazione dei processi vitali. In tale 3a fase gli animi illuminati e patriottici, hanno ceduto il passo a quelli positivisti che hanno esteso la teoria dell'utile economico dagli stati nazionali e globalizzati nei monopoli a quella a Uomo tutto tondo. Nasce così la gabbia materialistico-efficentista dell'uomo-prodotto consumistico.
Ma, procedendo con ordine,  per comprendere il valore di tale esaltazione dell'efficienza, si faccia un passo indietro, dall'oggi al 1905-1915, quando le credenze materialiste conobbero una piccola crepa, subito ricucita, che fece germogliare una nuova tendenza di lettura, con la teoria della relatività e in particolare la famosa formula di A Einstein (E = mc2) che de-storicizzata dal suo difficilissimo contorno-confine argomentativo e dimostrativo, fu idolatrata, tanto d'apparire anche oggi sulle magliette degli adolescenti, che giocano a calcetto.

La formula
, automatica, fa scattare l'associazione nella mente collettiva del valore interscambiabile tra materia e energia, come significato equivalente; infatti:
  • parlare di energia o di materia per esprimere il valore-cardine storiografico è la medesima cosa; vale a dire sono dei sinonimi che aprono nella mente un medesimo spaccato di verità.  In tale ottica il materialismo storico si è implementato di efficientismo, a tutto campo, in una Società ad alto valore energetico-tecnologico, in grado di effettuare un alto trattamento delle risorse con una alta-produzione di scorie... (Crescita di tipo esponenziale). In tale ambito la chimica ha cominciato a fare da padrona (1880-1980). Si pensi ai processi di trasformazione del petrolio in benzina... in plastica... in aspirina... Giusto un nome di portata mondiale, la Monsanto che sta interconnettendo la chimica con la biologia dei terreni, delle sementi...
Tutte queste azioni di letture hanno allargato le creste degli scenari fattuali, ipotizzando nuove evoluzioni, nuove trasformazioni, nuovi campi di realizzazioni, ad esempio evolvere la spazzatura in biocombustibili per ricavarne calore o l'uomo medesimo in bio-robot al servizio dell'azienda-sanguisuga in grado di assorbire piano, piano (effetto rana bollita) tutto il suo tempo, scollegandolo dalla casa, dalla famiglia, dal tempo libero, dallo spazio-tempo di una passeggiata in un prato collinare. Lo stesso passeggiare
, oggi, è letto come un corroborare l'energia il corpo-materia, per accrescere l'efficienza e la produttività che, tradotto in linguaggio economico, equivale al produrre più moneta da reinvestire in beni, di beni, di beni:
  • Crescita esponenziale delle produzioni e delle dipendenze, tutte rigorosamente materiali e monetizzabili!
L'effetto di ricaduta è stato che via, via l'uomo si è vestito di prodotti e svestito di naturalezza vitale, con una dipendenza esasperata/esasperante da una miriade di oggetti che lo rendono il robot della vita, facendogli perdere la funzione del cantore-ideatore di bellezza, in una coscienza depressa a seguito della perdita del senso-presa storico di abitante della vita.


Altro aspetto importante dell'affermarsi del valore materia/energia, monetizzato, è nell'aver attivato nella mente economico-politica, una reazione a catena circa i rapporti di lavoro-tempo-salario e di riflesso circa le politiche occupazionali che sta scompaginando l'idea medesima di attività-occupazione-umanizzazione. Le relazioni, tra mondo-produttivo/compagine umana, erano normalizzate da una formula a reazione controllata, frenata, come in una centrale nucleare, da azioni di mediazione - o governative, un nome, G Giolitti, o sindacali, G Di Vittorio, o aziendali, A Olivetti - che confluirono nel famoso Statuto dei lavoratori (L. 20 maggio 1970, n. 300), poi fatto saltate in nome di una libera circolazione del flusso occupazionale (la fisarmonica dei contratti, a seguito della legge Biagi, 14 febbraio 2003 n. 30, e oggi l'abolizione dell'art. 18 dello statuto, decreto-legge Jobs Act, 20 marzo 2014, n. 34). Tali politiche, svincolate dalla negoziazione di un contratto generalizzato e istituzionalizzato che fa da freno storico, stanno accelerando la reazione incontrollata (bomba atomica) del crollo dell'occupazione medesima, con un effetto di ritorno, molto negativo, sulle coscienze giovanili:
  • La perdita del significato-valore della parola stessa lavoro, in un precariato a vita. Fatto che riecheggia quella fuga da ogni attività innescata dalla politica tributaria (297-305) di Diocleziano. Allorquando, introducendo la doppia imposta sui terreni (iugatio) e sulle persone fisiche (capitatio), l'imperatore favorì la fuga dalle attività, accelerando, così tanto la crisi economica dell'Impero, da escogitare l'ereditarietà dei mestieri che erano passati in successione di padre in figlio, come una casa.  L'obbligatorietà dei mestieri, ebbe l'effetto son solo di fomentare l'inattività, ma addirittura di impiantare il vagabondaggio di giovani senza nome, senza mestiere e senza patria che si diedero alla macchia; quello che in un certo senso, mostrano le immagine televisive, quando inquadrano la marea di migrati e clandestini. Diocleziano, è bene ricordarlo, fu lo stesso imperatore che fece una carneficina di cristiani, letti come oppositori!
La precarizzazione e la disaffezione dal lavoro, sono le mine vaganti di ogni struttura sociale a Nazione, lo capirono molto bene i benedettini che nelle cittadelle monastiche, ripristinarono il culto del lavoro con la formula "ora et labora". E, con uno sguardo critico, lo capiscono molto bene le Multi-Nazionali, che ambiscono ad una manovalanza a bassissimo costo, in un sistema produttivo altamente-robotizzato e coordinato da una piccola cerchia di aristocrazia intellettuale (il tecnocrate).

Concludendo la passeggia tra le trame storiche, il culto della materia, arricchita d'energia e valutata in moneta, posta a sommo-bene del valore storiografico, ha innescato non solo  l'accaparramento delle materie e lo sfruttamento-controllo dei territori-luoghi delle estrazioni, ma la "migrazione" della forza-lavoro, con lo spopolamento dapprima delle campagne e la creazione dei grandi centri industriali, divisione del lavoro sistema di fabbrica (1780-Inghilterra), e sistema tayloristico a catena di montaggio (1913-Usa); ora di interi continenti con una massa di straccioni in balia dei venti (1900-2015). Inoltre pur essendoci stata col taylorismo, una divisione della forza lavoro su due fronti occupazionali - (1) massa operaia forza-braccio, (2) colletti bianchi forza-intellettuale - la forbice retributiva era pressoché nulla, cambiava solo il nome, ai primi era dato il salario, ai secondi lo stipendio, con lo scarto di qualche spicciolo. Oggi  con la dinamica a quadri aziendali (1980) e con l'apertura alla robotica, nel Sistema d'Impresa, è cresciuto il dislivello salariale, in una spirale da capogiro, ma solo per quei manager tuttologi delle logiche a S. P. A, di un'impresa de-personalizzata, nella quale nessuna persona-fisica è padrone nell'esercizio del Signoreggio, che tuttavia è imposta senza un volto, infatti:
  • Nessuno è responsabile di nulla! Ecco allora emergere la de-responsabilizzazione dalle logiche a Caino del Mondo!
Gli scenari storici delle disuguaglianze  sono sotto gli occhi di tutti e nessuno cerca di porre un rimedio, anche perché il porlo equivalerebbe a mutare il senso-direzione del valore storico, con un salto di prospettiva e conseguente salto di Civiltà, per costruire una nuova veste alla realtà, evolvendola, da semplice materia-energia-denaro, a Rete-Vita a uno/tutto (etica della Vita), quale bene storico  per l'equilibrio politico, culturale, naturale tra uomo-società-natura:
  • Posti, tutti assieme, in una grande abbraccio eco-iter-dipendente, per cui il bene dell'io e nel bene dell'altro e il bene dell'altro è nel bene dell'io! Il bene dell'altro e dell'io nel bene della natura! Un bene costituito non solo di materie-energia, denaro, ma di una sfumatura di valori sottili, di emozioni impalpabili, di valori gentili che aprono alla bellezza del sentire il soffio della vita, in ogni espressione naturale.
Accettare la Vita come il valore del Valore, implica ritornare alla semplicità dell'occhio poeta che sa meravigliarsi di ogni novità cavata, tirata fuori, da quel alone di mistero che si fa contorno naturale della  gemmazione a tutto raggio, di quella bellezza cosmica a uno/tutto che chiamiamo: Creazione.



Quale è la gabbia della modernità?

Una scienza senza Coscienza, una scienza che ha messo in ombra l'uomo osservatore/osservante nell'atto di modellare la vita per annodare le linee di futuro in relazione ad una scelta di un si o un no, con gli effetti a cascata delle sacche-zone di bene o di male.

Ritornando all'esempio della bomba atomica, gli scienziati, avendo avuto chiara la visione degli effetti cascata, senza visione non nasce la scoperta, prima di concludere la ricerca avrebbero dovuto fermarsi (come E. Maiorana), porre un veto agli Statisti, per non immettere nella storia una spinta di malevolenza, infatti a distanza di 70 anni, oggi, in molti ambiscono alla personale bomba atomica. E intorno alla possibilità che essi possano averla o meno, si creano le correnti dei venti di guerra.

Ricondurre la coscienza individuale nella lettura, implica l'accettazione di una zona d'ombra che trasformi la "formula della vita" in una semplice "ipotesi di possibile verità" sulla vita. In tale essere un'ipotesi-grafo-modello di spiegazione, tra i tanti possibili, lo sguardo si apre a mille e mille altre formulazioni di verità e l'abilità del ricercare non è più nella semplice formulazione-teoretica, ma nell'attribuzione del valore proiettivo alla particolare formula, che si pone a contorno della teoria:
  • Il discorso va allargato a tutte le attività, ogni lavoro dal più semplice al più complesso, ha un grado di ricerca-scienza e in ogni ricerca necessita immettere la coscienza che renda oculate e virtuose le operazioni. La ricerca del bene-storico vitale non è un optional come nell'offerta di una macchina, ma il cardine su cui far ruotare la scelta di azione, partendo dalla rilevazione che il bene implementa bellezza e il male, bruttezza storica.
Uno uomo a 360° quindi, che sappia tenere sotto controllo le ambizioni di potere sue e di chi influenza le scelte fattuali, imparando a saper leggere gli ordini nascosti (foto: Desdra, Palazzo che suona con la pioggia).

Un uomo (poeta- scienziato) che sia fuori dal carrierismo e che sappia porre il valore non sul possedere una molteplicità di cose, ma sull'essere il cantore della vita tutta, sperimentandone la sua grandezza e gratuità.
Indagando tra le biografie degli scienziati, ad esempio, emerge che quando il loro valore speculativo ha cominciato a prendere visibilità, pronti sono giunti gli inviti ad essere uomo di una cerchia privatissima, in grado di creare una differenza con la restante umanità. In questo mettersi nel ghetto del privilegio la coscienza a scienziato, perde gradi di libertà, trasformandosi a sua volta in oggetto-materia a uso e consumo:
  • Uscire dalle logiche di dominio non è semplice, lo stesso approdo ad uno spazio nuovo di comprensione, ad una raffinatezza di attuazione, dà una forma d'esaltazione, che fa sentire illuminati, ma data la portata evolutiva di una scoperta, ogni uomo ha il compito storico di negarsi ai padroni nefasti, per non annichilire la coscienza e con essa il senso profondo della vita, prima di tutto dentro di sé.
Riportare l'etica con il valore della Vita, nella storia, non equivale ad immettere in essa il moralismo pedante di una falsa morale a sola facciata (perbenismo storico); ma a camminare in essa con gli occhi aperti alle nuove generazioni.

Passare dallo stato di cecità di una scienza asettica de-umanizzata, ad una scienza-coscienza che, aprendo il campo-finestra allargato degli effetti zoomati a più tempi-spazi di ricadute, sappia visualizzare, prima che le dinamiche prendano trama di realtà, le linee delle portate dirompenti di ogni piccola azione sulla vita. Posta, questa, a cerniera-cardine di ogni rotta di navigazione.

In tale essere l' occhio puntato alla vita, nodo-fisso per l'ancoraggio, ogni uomo si porrà a cantore-ricercatore di bellezza-bontà e sono le sfumature qualitative dei significati sottili, a rende differenti sia gli sguardi e sia le scelte dei fatti.



Acquaviva delle Fonti, 20 Ottobre 2015
Antonia Colamonico



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lenti di lettura

Spunti di operatività per il viaggiatore:

1. Isola le parole non note e fai una ricerca lessicale e storica.

2. Scomponi i 2 brevi racconti in piccole unità informative per poi collocarle in 2 relative tabelle, trasforma poi le tabelle in mappe concettuali a nuclei, disposti in 2 ambienti "prima-dopo". 




L'abito

Dalla parete ad Est, si staccò l’ombra, per accostarsi alla sua donna. In sottoveste carne con merletto Alba cercava l’abito da indossare per la festa. Sceglieva, tra quel insieme di toni e sfumature, la tinta adatta alla pelle di caldo sole estivo. Il grande armadio a muro offriva all’occhio attento una tavolozza di luci e fantasie. Rosa e fiori si mischiavano con gialli e celesti, qualche tocco di azzurro, un po’ di nero, una macchia rossa e, tanto, tanto, verde e seta.
Fu nell’attimo in cui le scivolava indosso una nuvola polvere, luccicante che si sentì, insolitamente, messa in ombra da chi non le si appressava mai più di tanto. La cosa la stupì. Non amava i grigi, le sapevano di fame e di sete. Non amava essere in secondo piano, proprio lei che altera, in passerella, metteva in mostra la sua forma vestita di sogni di stilisti.
Si fece più vicina all’armadio, ma la mossa non fu geniale. Più verso lo specchio e lesta l’ombra sua la ricoprì. Si mosse ancora e di nuovo fu come prima. Quella parte in negativo del suo intero, non voleva darle tregua.
Fu così che Alba, vinta, si fermò ad aspettare.
Pronta, calma, l’ombra sua arrivò. Si sistemò tra la spalla destra e il piede sinistro, coprendo un solo occhio, più una ciocca.
- Che cosa vuoi?- chiese la donna.
E quella, di ritorno:

- Sono stanca d’esser sola. Parlo sempre a pareti sorde e a muri ciechi. Nessuno che mi presti un po’ d’attenzione. Per questo ho deciso di fare un’invasione, voglio insegnare, a te, a vedere la mia metà di mondo.
Docile Alba, con il suo occhio in negativo tutto imparò sulle miserie e sulle povertà, sulle delusioni e sugli inganni, sui tradimenti e sulle uccisioni, sui torti e sulle ipocrisie; mentre con quello in positivo, iniziava a disegnare i colori delle gioie e delle speranze, dei sogni e dei progetti, degli slanci e delle certezze, delle comprensioni e delle fedeltà.

Fu così che l’abito vecchio cadde sopraffatto da quella duale dimensione. (Da Ed altro. Le stagioni delle Parole, inedito. 1994 - In Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Ed. Il Filo, Bari 2002.)


Il Salto


Il grigio della strada l’assalì all’improvviso e via, via che questo procedeva, come una spugna di mare beveva ogni suo attimo. I battiti, i respiri, le luci si integravano nella macchia che cresceva, lasciando in ombra lo spettro di vita che lentamente continuava a camminare, ripetendosi: - sono stanco di tutto e di tutti, anche di te.
Ogni punto del suo corpo si stava cancellando, lasciando spazi dentro spazi di tessuti, di emozioni, di vissuti. Fu così che Agnese perse il tempo. La cosa non la spaventò. Era troppo attenta a registrare il salto e quando tutto fu finito, era già entrata nell’ordine delle diversità. Non si era mai accorta di quanto quella storia l’avesse logorata con il susseguirsi di tutti quegli attimi che si perdevano in durate di senso a metà. Metà le letture. Metà le scritture.
Aveva cercato di riunire in un unico insieme le singole porzioni, ma vi era sempre una maglia che sfuggiva, rendendo fragile l’insieme, quale il vibrare d'ala di farfalla che costruendo vuoti di moti la innalza e poi precipitare.
La nuova dimensione le piacque. Vide un’esplosione di materia e di colori e i significati si erano moltiplicati. Ogni punto o virgola o affetto assumeva una sua collocazione e il disegno si mostrava tutto intero. (Da Ed altro. Le stagioni delle Parole, inedito. 1994 - In Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Ed. Il Filo, Bari 2002.)

  • Obiettivo metodologico: Imparare a traslare delle informazioni in più ambienti-registri espositivi.





 - Antonia Colamonico - Scienza & Metodo Biostoria (Biohistory of Knowledge) - Vietata la riproduzione.









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Il verso di lettura

Il modello d’indagine fin qui seguito dagli studiosi nell’organizzazione della vita è di tipo bottom-up, come un procedere, per livelli crescenti d’astrazione, appunto dal basso verso l’alto. Nell’approccio biostorico si segue un procedimento inverso, top-down, ovvero per livelli crescenti di concretezza. ... La mente osservatore bussola cognitiva. - L’osservatore oltre a isolare le identità in uno spazio di lettura e a tessere i vari linguaggi, crea l’immagine stessa della realtà che assume una forma topologia a dentro/fuori di spugna storica: - è la mente-coscienza dell’individuo che, agendo da bussola cognitiva, permette l’orientamento in uno spazio-tempo che assume forma grazie allo stesso cervello (geometria multi-proiettiva della mente). Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo





L'occhio a punto infinito

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