b. Fuochi sdoppiati di ordini


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Il bipolarismo nella lettura

La poesia è un aprirsi verso il dentro e verso il fuori. E' un udire nel silenzio e un vedere nell'oscurità. Maria Zambrano

Il binomio di Newton è bello come la Venere di Milo. Il fatto è che pochi se ne accorgono. Fernando Pessoa


L'Occhio-sguardo del Poeta


La costruzione della profondità del Pensiero si organizza, come sottolineò Sant’Agostino, intorno alla capacità prevalentemente umana di dilatare la Coscienza, superando il limite dello stato di presente, il tempo 0, e aprirsi all’Infinito. Da un punto di vista biostorico un’ape e un uomo si differenziano non tanto nella capacità operativa, entrambi agiscono, quanto nelle possibilità di aprirsi ai piani dei passati, prossimi e remoti, e dei futuri, semplici e anteriori. Questa capacità a costruire livelli di immaginati e costrutti di linguaggi permette di superare il piano del contingente; dà la libertà alle coscienze private e collettive di entrate in modo creativo nel processo storico. L’uomo a differenza dell’ape può edificare sistemi di strutture artificiali, si pensi ad una radio o a un telefonino… che vanno a intersecarsi nei piani storici, per cui si può parlare di un’organizzazione esponenziale della Civiltà, come processo d'emancipazione dalla semplice animalità. Egli pur rientrando come soggetto storico nella categoria animale, grazie alla sua coscienza si è evoluto verso un piano più complesso che lo fa piangere, sorridere, emozionare, sognare, immaginare, rivoluzionare: - Nel processo dialogico io-campo l’uomo giunge a dialogare con se stesso, col fratello, con la natura, con Dio. Tale emancipazione cognitiva è partita dal primo uomo che si è incantato di fronte al creato, il primo uomo che si è emozionato aprendo la mente e il cuore alla Poesia. Nell’antichità, nella scala delle produzioni, il primo posto spettava alla poesia considerata come colei in grado di donare l’immortalità. (Il ruolo della poesia nella storia)

Il vivere implica la capacità a dare delle risposte al movimento del campo, elaborando una sequenza d’azioni che, inanellate in successioni di momenti, tracciano il percorso di ogni individuo. Sono tutte quelle azioni che costituiscono la quotidianità, scandita dal ritmo dell’orologio, che fa essere, ogni giorno, abitante-attore della vita. Il prendere la distanza dalla vita è lo stoppare la successione degli istanti e creare un vuoto spazio-temporale, in cui rifugiarsi e aspettare di vedere decantare la vita; come l’area della presa di distanza dalle emozioni, dalle ansie, dalle tirannie, dai pregiudizi… per iniziare ad essere il semplice spettatore-osservatore dalle trame che trascinano ogni singola esistenza, verso il privato destino. Il poeta, pur essendo un attore-abitante storico, non si limita al solo vivere. Egli è il curioso, il ricercatore di emozioni, il cantore dell’anima... l’inquisitore della coscienza… Come posizionato dietro ad una finestra, egli è attento a chiedersi il perché e il come di ogni singola azione di risposta data, da ogni singolo individuo, al richiamo della vita. Vita che come le Sirene, nel racconto di Ulisse, invita gli uomini a lasciarsi sedurre dalla bellezza di ogni più piccola porzione di storia. La poesia prende forma in una mente che sappia assume una meta posizione sulla realtà che scorre sotto gli occhi e in tale prendere le distanze nasce la domanda: Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me?

Il poeta, dunque, si muove in uno spazio più complesso di pensiero, in quanto non è attratto dal semplice mostrarsi della realtà, dal semplice agire nella storia, ma dal cosa si cela dietro quel oggetto, quel azione, quel movimento, quel sentimento, quel tempo dell’anima, quello stato d’inquietudine o di gioia. L’area della sua azione è proprio quella zona d’ombra che sfuma i significati, annulla le certezze e apre la mente al silenzio dell’infinito… e in questo mare di quiete egli, come inebriato, folle, cattura la parola più pura, più preziosa da incastonare nella strofa. Il poeta è il pazzo, in senso biblico, che strappa il velo dalla normalità, dall’essere scontato, dal vivere, giorno dopo giorno, nella storia, privata e sociale, senza una coscienza di sé. Cercando di essere più semplici il poeta è il saltimbanco della vita che con le sue capriole leggere è in grado di rovesciare il senso-direzione di un discorso, di una parola, di un’emozione, di un significato, mostrando o, meglio, svelando gli inganni, le grettezze, le ipocrisie, le superficialità con cui si diventa prigionieri dei conformismi, dei sensi comuni d’intendere. La poesia non accetta l’ipocrisia, ricerca la verità è in tale andare oltre l’apparenza della normalità diviene un potente attrattore storico. Da sempre i poeti hanno svolto il ruolo di coscienza collettiva, hanno scosso gli animi e hanno dato indirizzo nuovo al percorso della storia.  ( La poesia movimento dell'anima)


L'essere poeta è la predisposizione cognitiva per innescare l'apertura logica che permette d'incanalare e d'interiorizzare i gradi di bellezza che rendono vivibile la vita.  Sono le sfumature di valore a rendere la Spugna Pensiero permeabile alle alee di campo che fanno radicare nella vita. Lo stato mentale del poeta, presente in ogni uomo, lega in un nodo dialogico la coscienza Uomo al campo-contorno Habitat, permettendo il fluire dei quanti informativi che una volta compresi e organizzati in sensi chiudi di parole, permettono le letture di realtà.

L'umanità è la prigioniera della lettura-parola, essendo l'accesso alla realtà sottoposto alla funzionalità del suo cervello nel saper costruire significati-parole, infatti non sono dati all'uomo le verità costruttive naturali della Creazione (limite delle scienze), ma solo quelle quelle deformate  in una realtà de-finita, manipolata, letta e giustificata dalla medesima logica umana. In tale essere prigioniero dei suoi limiti cognitivo-emozionali ogni uomo, ogni scienza, ogni società... ha la necessità di verificare costantemente la temuta delle letture storiche che gli disegnano i campi delle possibilità di risposte storiche, i fatti-azioni:

  • La presa di naturalezza dialogica rende concreta la vita e con lei il singolo soggetto che acquisisce le consapevolezza degli stati di bene/male, bello/brutto, grande/piccolo, giusto/ingiusto, ricco/povero... 

Ogni grado di valore è legato ad un'emozione che rende fine l'occhio, nella lettura. Volendo sintetizzare, il pensiero nasce come un nodo-seme, incarnato nel corpo-neonato, che radicandosi, con lo stesso respirare nella vita, dà forma-spazio alla memoria-Coscienza, facendole assumere la struttura a spugna-chioma; non tutte le chiome hanno uguale apertura logica, non tutte le spugne hanno la medesima permeabilità alla vita. Le variazioni di ampiezze e di chiome dipendono dalla capacità del singolo uomo ad emozionarsi.




L'insensibilità rende sordi agli effetti farfalla delle variazioni minime e, come ricaduta, sclerotizza le visioni in un sistema di luoghi comuni che nel lungo tempo aprono ai pregiudizi. Questi sono caratterizzati da una valutazione storica espressa in relazione a un appreso pregresso, codificato e bloccato in una forma ferma e  astratta di vita. L'astrazione nel pregiudizio smette di svolgere la funzione ordinativa delle dinamiche di echi, per divenire una gabbia di cecità. In tale gabbia si concretizza la chiusura logica che se non sapientemente gestita avvita la mente osservatore in una tirannia mentale e, per effetto domino, sociale, implementando così i gradi di cecità-sordità che rendono l'osservatore e la società due estranei alla vita.

In una democrazia mentale si amplificano le capacità percettive, si moltiplicano i piani logico-semantici e in tale essere attenti alle alee di campo si guardano non gli appresi interiorizzati e cristallizzati, ma le percezioni-sottili dei quanti vitali che rendono vibrante il campo-vita, presente per presente.



Sotto il profilo politico ed economico  con il puntare lo sguardo alla chiusura si guarda al passato che se assolutizzato, avvita
automaticamente le società in una spirale implosiva per carenza dialogica, riducendo gli orizzonti osservativi in una sistema di parole-vuote, deprivate del valore etico-semantico che ha caratterizzato il loro emergere come fatto nuovo. Nel campo delle parole deprivate del valore storico la mente-pensiero dà lo spazio alle forme di ipocrisia, che scindono il piano dei pensati da quello dei detti e questi da quello dei fatti - la personalità a uomo scisso. Per contro, tenere sotto controllo le chiusure mentali, riconoscendone i nodi che aprono agli stati di ansia, si apre alla democrazia e con essa si dà il la alle esplosioni di consapevolezze con le moltiplicazioni esponenziali delle letture e con le ricchezze di sfumature e produzioni:
  • La ricchezza di lettura  è un disordine informativo che racchiude in sé una fitta rete di trame e strati di organizzazioni ordinate. Proprio in tale reticolo di ordini multipli assume valore storico la Complessità di uno sguardo che sappia leggere il campo-habitat a organizzazioni frattali. Lo sguardo-lente di Spazioliberina, appunto, quale nuova topologia della coscienza-uomo in una Società Planetaria in cui tutto e tutti, a 360°, acquisiscono dignità storica per il semplice essere abitanti della Vita.
Ogni apertura logica nasce da un avvistamento che si fa appiglio di riflessione, come il soffio di un respiro che segnala all'occhio-mamma il sonno  sereno del figlio, appena nato. Nel legame affettivo mamma-neonato prende casa l'emozione ed è questa ad aprire nella mente-pensiero madre lo spazio Maternità per apprendere il ruolo-funzione nell'esercizio di madre. L'esempio può essere trasferito in tutti gli ambiti disciplinari e operativi, che aprono alle risposte diversificate dei fatti. Il saper fare è in relazione alla chiarezza mentale nel saper esercitare il ruolo-funzione e la chiarezza è intessuta nell'emozione provata:
  • L'emozione è la molla che apre la coscienza alle moltiplicazioni storiche.

Articolo, 8 sett. 2010. Il Filo (BA)


https://sites.google.com/site/lamentemultiproiettiva/_/rsrc/1390386449398/nota-su-gli-autori/marcello-mastroleo/M%20Mastroleo%202014%202.png

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1370683669203/home/struttura/patrimonio-culturale/02-18.tif?height=158&width=400


Il peso-valore storico delle emozioni

… In questa visione, il pensiero analogico è l’emergenza di un nuovo ordine logico da una sovrapposizione di differenti ordini indipendenti. Tale emergenza diventerà a sua volta un nuovo ordine logico che si andrà ad aggiungere ai precedenti strati proiettivi. (...) modello cognitivo di realtà come multi-proiezione per piani logici, in cui l’unico motore è il pensiero analogico (de-coerente) che struttura sacche di logicità. Ne deriva una visione di pensiero a sua volta come una spugna. Da A Colamonico, M Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo S.r.l. - Bari, 8 settembre 2010.


L'emozione è la porta d'accesso alla lettura di una novità, poiché affinando lo sguardo al nonnulla di un quid che prende casa nella coscienza, produce la rottura dello stato di equilibrio nella mente con la crisi del significato; ciò spinge la Coscienza a rileggere la carta di realtà, attivando le facoltà esplorative ed elaborative (la logica-razionale) nel tentativo di trovare il senso-verso nuovo dell'ordine.

L'osservatore legando a sé, in un appreso, la dinamica vitale dà a questa la forma stessa della sua mente, secondo un'organizzazione topologica a dentro/fuori. Nella società moderna, nata dalla rivoluzione scientifica che fa da contorno alla rivoluzione tecnologica-industriale, il legame osservato-osservatore è stato reciso, per cui si è sviluppata una Scienza senza la consapevolezza delle incidenze soggettive dell'osservatore medesimo che esercitava l'azione di lettura. Nel porre in ombra il soggetto-lettore, si è confusa la carta con la verità storica e si è data a questa un valore assoluto. Tale strettoia cognitiva esasperata con il positivismo è il contesto da cui hanno preso storia gli imperialismi moderni dalle logiche monolitiche.

La carta-lettura di realtà è un oggetto storico che assume una sua identità nell'istante stesso in cui è scritta, si pone come ponte tra l'osservatore e l'osservato, essa non è né l'uno, né l'altro, ma solo il punto-luogo di congiunzione che rende visibile un compreso.

C'è un momento nella scrittura in cui l'osservatore (il narratore) e l'osservato (l'oggetto-narrabile) si fondono in un tutto-uno (la scrittura) che assume una sua privata identità come altra cosa di realtà. Non è né lo scrittore, né il fatto osservato; ma un oggetto/soggetto nuovo che si distacca e si carica di naturalezza, come una verità messa in ombra che, orgogliosamente, prende individualità, quale forma aliena dall'occhio lettore e dal campo di narrazione. Ecco è questo il momento che prediligo, quell'attimo in cui, con un brivido di pelle, quella cosa nuova appare chiara al mio sguardo-lente. Ed è quella stessa impercettibile elettricità che m'informa di essere approdata in uno spazio-tempo nuovo che ha assunto stato-confine nella pagina, in tale essere altra cosa, quell'insieme ordinato di espressioni e di significati assume storicità. Le tessiture storiche danno il volto alla realtà che resterebbe un non conosciuto e un non dicibile, se privata dallo sguardo-mente dell'osservatore che, intessendo gli echi informativi in narrati disciplinati, dà tracciabilità al suo avvistato-compreso-affermato-trasmesso. In un simile gioco intricato multi-prospettico, l'accesso alla realtà è vincolato alla capacità cognitiva ed espositiva dell'osservatore (ogni uomo) che veste di senso-direzione dei quid informativi che da incognite si fanno res note (cose conosciute). La cosa nota non è l'oggetto naturale, ma lo spettro-modello mentale che l'osservatore stesso si costruisce come reale, in tale costruzione lo stato di verità oggettiva non è nell'oggetto-incognita che si pone a contorno-regione dello stesso processo d'appropriazione soggettiva della realtà (la conoscenza), ma la verità è nel modello-carta che assume oggettività limitata e circoscritta, all'interno di una teorizzazione. Si passa, da un punto di vista eco-biostorico, da una realtà ignota che è esterna e vera in se stessa, ad una realtà nota che è negoziata dallo sguardo mente di un osservatore concreto che con scelte motivate e mirate, dà di volta, in volta l'indirizzo di realtà all'incognita della vita. Se è l'uomo storico a dare il senso di oggettività, allora non è più accettabile l'idea di una scienza che apra le maglie della vita e ne sveli i codici nascosti che sono il modo naturale della vita d'evolversi: - tutte le teorie scientifiche sono semplici sguardi soggettivi che hanno dato il carattere di oggettività ad un quid che ha preso storia nella stessa mente dell'osservatore che definendo ha inclinato il significato, di quell'ignoto, al privato senso di verità, soggetto ad essere espanso o rigettato nel tempo. Allora se questa radice soggettiva è il limite della scienza, essa non può essere più intesa come la verità intorno alla vita, ma solo una plausibile spiegazione di essa... Antonia Colamonico Nota Il piglio eco-biostorico © 2013


https://sites.google.com/site/biohistoryepistemology/_/rsrc/1424594023087/biostoria-indice-quaderni/dualismo-storia-storiografia/Carta%20biostorica%20dualismo%20storia%20storiografia.png?height=359&width=400


La carta di realtà

Chi ama inventa le cose che ama… Mário Quintana

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione. Albert Einstein

La Vita, come il campo in cui prendono presente-spazio le particelle-corpi-sistemi vitali, assume un significato-nome-identità di realtà in un negoziato dialogico tra il soggetto, ogni uomo, e il campo-habitat, la nicchia storica, che si codifica in echi-segni di appresi informativi. Questi si collocano nella memoria-coscienza individuale.

Ogni appreso è un grado di consapevolezza, come è raccontata nella Genesi:

  • E Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono.

Il prendere consapevolezza crea il valore storico di quel lampo-guizzo di verità che si è incanalato nella mente-pensiero. Il cervello dà la visione dell'oggetto e con la presa informativa la realtà si contorna e si biforca in una topologia a dentro/fuori di luoghi-forme-nomi.

Lo spazio è la matrice da cui prende organizzazione la realtà naturale, ma cosa sia in sé lo spazio-matrice nessuno può dimostralo, anche la fisica quantistica che si avvicina più di tutte le altre scienze alla forma infinitesimale, ammette la presenza di un vuoto informativo. Vuoto non per l'assenza di un quid di vitale, ma per impossibilità di lettura essendoci un confine-frontiera che impedisce all'uomo di valicare quel tunnel che apre alla natura stessa della forza creatrice. Tutte le letture sono semplici ricostruzioni umanizzate, cioè piegate alla forma di strumento-scala-occhio-mente che isola e definisce i contorni della lettura.

Volendo usare una metafora la Vita aleggia nel Cosmo e in questo suo errare dà il la alle organizzazioni, dai micro ai macro sistemi. Le organizzazioni entrando in contatto con la mente-occhio, prendono casa nella spugna del pensiero di ogni uomo. Nella coscienza-uomo di carne e ossa lo spazio è esperito e acquisisce valore, identità.

Senza la coscienza-pensiero al singolare lo spazio smetterebbe di essere oggetto di visione-riflessione e perderebbe la forma:
  • Se lo spazio per assumere la connotazione di realtà conosciuta, necessita d'essere interiorizzato, allora è dalla coscienza che necessita partire per comprendere come avvenga la formulazione della realtà.

L'errore della società moderna che ha posto su due piani disgiunti l'io-osservante e lo spazio-osservato, nasce dall'aver definito la coscienza una cosa da sacrestia, una invenzione clericale per esercitare il dominio sulle menti. Certo analizzando il contesto storico in cui nacque il metodo scientifico non meraviglia la forte opposizione alle verità di fede, ma se si vuole essere critici il loro fu un errore di prospettiva, non era la verità in gioco in tale momento storico, ma solo il potere costruito intorno alla lettura di verità e con esso le chiavi del flusso della monete:

  • Lo scontro reale tra il papato e il mondo scientifico non fu sulle carte di lettura, ma su chi avesse il dominio di lettura per enunciare la verità, funzionale al dato tornaconto economico. Dante da credente accorto mise in luce la pericolosità di una clericalizzazione della conoscenza, egli sapeva bene che non esistono santoni della verità, ma solo cantori di bellezza.
La condizione del cantore è quella di colui che contempla la vita e trasforma la sua emozione in preghiera, quale lode alla vita. All'uomo non è data la chiave della creazione, ma solo gli occhi per guardarla e la mente per comprenderla, quando i ricercatori pretendono di entrare nella dinamica del divenire, manipolandola ad uso e consumo privatistico, fanno un abuso di potere come quei vescovi-conti del basso medioevo, solo che non è più una forma di clericalizzazione ma il tentativo pretenzioso di rendere atea la creazione, estromettendo il Creatore di tanta bellezza e farsi arbitri di ciò che deve e non deve vivere.

Oggi con gli sviluppi di sguardi-occhi nuovi tale lacerazione può essere ricucita, ma necessita un passo indietro in ambo le posizioni di lettura per rimettere il limite fisiologico alle letture tutte, ed è questo il campo privilegiato dell'analisi eco-biostorica che dà gli occhiali del nuovo paradigma:
  •  Se la carta tolemaica è superata, anche quella copernicana è soggetta ad essere superata, se la meccanica classica è circoscritta ad alcune letture, anche quella quantistica è limitata in un ristretto spazio cognitivo, sono tali strettoie applicative che costringono l'osservatore a tenere sotto costante controllo la tenuta storica della sua carta-esposizione, assumendo la meta-posizione; in tale operazione le carte scientifiche e non solo, sono vincolate all'occhio-posizione-contorno osservante che ne dà il verso-indirizzo di significato. E questo stesso è limitato, chiuso in un contesto paradigmatico che si pone a confine del verso-peso storico. I pesi possono essere immaginati come gli occhiali con cui si visualizza la vita e questa si forma e deforma in relazione all'occhiale-sguardo che adotterà l'osservatore storico.
Il limite di valore-applicazione della realtà di carta non rinnega la bellezza del canto di verità, codificata dall'occhio-pensiero che per primo  l'apostrofò.
Dietro ogni carta di lettura c'è un'emozione che ha incantato l'osservatore, Tolomeo e Copernico sono due cantori d'infinito che hanno saputo traslare l'emozione in una elegia, non ha importanza quale linguaggio-codice adottarono, se algebrico o alfabetico o geometrico o combinatorio, né quale morfologia di carta estrapolarono con il loro ragionamento. Il valore è tutto coeso in quell'abbraccio lettore-vita da cui prese storia il particolarissimo guizzo-informativo:
  • Un codice-linguaggio è solo uno strumento con cui veicolare l'incontro dialogico che ha aperto lo spazio-mente in un abbaglio di verità. La verità prende casa nella carta di lettura e questa è una semplice testimonianza di quel compreso databile, collocabile, definibile all'interno di una compagine storica.

Perdere la dimensione storica della ricerca e della scrittura, rendendo queste degli assoluti, equivale alla perdita di naturalezza. La malattia di tanti osservatori oggi è nello scollamento tra le osservazioni e il peso-valore vitale che le rende sensate/insensate, un esempio la pretesa di alcune teorie economiche di racchiudere in una casistica a logica-chiusa le evoluzioni aleatorie di un mercato, tentativo ridicolo di mettere il bavaglio al divenire che ha in sé una nicchia di segretezza. Proprio in quella nicchia negata, di spazio del mistero, può iniziare il volo d'immaginazione per le linee evolutive dei fatti nuovi.







La topologia di un abbaglio-verità in un racconto

Alessandro 2

 I numeri stavano prendendo forma sempre più complessa, come nella “Primavera” di Botticelli, in cui ogni spazio accoglie un elemento nuovo, mentre il cielo gioca a nascondino tra i tronchi che non hanno chioma:

3838485920663400084700003745859697000038376268907773623525478697079587

7463995000002103400057349236523900002838747575839292000000309487875734

8384758992847575849230000202020030000000000084847737447736609304857679

3903395786749000475563785795356332647589000458375068837646586835636475

8785908585938404827367429...

Non doveva lasciarsi ingannare, il suo essere resistente era solo una maschera. Doveva ipotizzare una lente più scaltra, una base differente, isolare una traccia di stranezza che da numero qualunque lo rendesse numero espugnabile.

Aveva bisogno di liberarsi di tutta la sicurezza dei vecchi percorsi, sapeva che la chiave era lì, sotto gli occhi, bisognava solo aspettare che apparisse.

Alessandro ritornò a fissare la stampa del Botticelli sulla parete, decise di leggerla da sinistra verso destra, poi di fronte, poi dal basso verso l'alto e viceversa. Ad intermittenza, aprendo e chiudendo gli occhi, verificava la mappa mentale di quel tappeto di iris, margherite, violette, alloro, fiordalisi.

Ogni serie, in funzione dell'ammiccamento predisposto, cambiava posizione nella successione.

Ritornò al numero, in base 8, forse 10, no meglio 28. Si, ecco. Fatto.

La rottura della chiave era sotto i suoi occhi. Sentì una fitta allo stomaco. Ogni volta era così.

Per Regina la matematica era un'astrazione, ridendo gli aveva confessato che si perdeva già in una divisione, figurarsi in un crittosistema e smetteva di ascoltarlo, quelle poche volte che provava a condividere la sua tristezza.

Ogni numero è vivo con un suo respiro che si ferma, appena se ne rompe l'ordine nascosto.

Era di nuovo, in lui, come un lutto, in attesa di essere elaborato, per non fare, di questa nuova perdita, la trappola del dolore. Da A. Colamonico. Il grido, 1° ordito. Alessandro 2. © 2011 - Antonia Colamonico









Il breve racconto apre una finestra su una dinamica osservativa con l'affiorare della soluzione. Il protagonista è un giovane crittografo che sta investigando una sequenza numerica per trovarne la chiave onde decriptare il sistema e misurare così la tenuta di segretezza.

Nell'azione del vedere egli compie dei piccoli esercizi di rotazione dell'occhio, il pretesto è dato dalla copia della Primavera del Botticelli che è su una parete del suo studio. La possibilità della rottura della sequenza è interconnessa alla base numerica con cui si organizzano le operazioni-letture, il sistema decimale ad esempio è quello che si utilizza normalmente in tutte le operazioni quotidiane, dalla spesa al mercato al pagamento della bolletta all'ufficio postale; mentre il sistema binario (0 e 1) è legato alla modalità interna del funzionamento logico di un elaboratore elettronico (aspetto hardware).
Alessandro giocondo a mutare le basi numeriche apre il sistema e scopre, in un guizzo-abbaglio, la modalità per costruire il significato. Il guizzo è l'apertura logica che genera una presa di verità nuova.
La crittografia è un ramo della matematica che è alla base del sistema digitale (contesto storico), oggi tutti sanno cosa sia una
password quale parola-chiave di accesso ad esempio per la posta elettronica o il codice PIN cioè il numero d'identificazione personale per un prelievo o un pagamento con la  carta di credito.

Dietro tali azioni elementari c'è un intero universo speculativo che ha prodotto un'apertura logico-immaginativa nelle società, con la creazione di nuove carte di lettura e nuovi orizzonti osservativi che hanno permesso la creazione di un nuovo sistema relazionale e, da questo, la produzione di fatti-eventi inimmaginabili solo una cinquantina di anni fa. Gli storici definirono nel 1980 la rivoluzione informatica come la più grande rivoluzione della storia, dopo la scoperta dell'agricoltura da parte delle donne della Mesopotamia.

La crittografia è antica come il mondo, ogni qual volta un emittente ha voluto tramettere un messaggio con segretezza, ha utilizzato un sistema a codice segreto che per essere letto avrebbe richiesto un'azione di decodifica da parte del destinatario, possessore della chiave di lettura. Un gioco che i bambini sono soliti fare è costruire un sistema alfabetico criptato per scambiarsi i messaggini con l'amico del cuore, in classe. Quella che è stata una prassi limitata a situazioni particolarissime, ad esempio nelle azioni di guerra o come nell'esempio al gioco dei bambini, oggi è la prassi medesima di tutto il sistema storico:

https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1284145853486/Home/biografia/il-tempo-e-lo-spazio-biostorico/Firenze%20eco-antonia.jpg?height=292&width=320

  • Codificare e decodificare i messaggi è il nodo chiave delle relazioni economiche-finanziarie-culturali, ma allargando lo sguardo e riflettendo, tutti gli scambi informativi richiedono una sequenza di operazioni decriptanti di messaggi. Ad esempio anche nella lettura di un racconto o di una poesia o nella visione di un film il soggetto osservatore-lettore (destinatario) compie automaticamente una moltiplicativa azione di smontaggio e rimontaggio del senso-significato (effetto zoom) che permette di comprendere il verso di lettura che il brano o il film dà alla realtà rappresentata. Il verso è la posizione dell'emittente nei confronti della realtà rappresentata. L'osservatore-emittente storico imprime con la sua scelta di orizzonte di esposizione il grado di curvatura alla cresta storica.

Rispetto al passato cosa è mutato, mentre prima tali abilità osservative erano compiute  senza una consapevolezza, oggi si sta sviluppando un allargato campo di riflessione multidisciplinare, sulle modalità della mente-pensiero nel compiere le azioni di comprensione del mondo, dentro e fuori di sé. Il salto storico-paradigmatico eco-biostorico è in una scienza che sappia parla di sé che indaga, di una una poesia che parli di sé che si emoziona, una matematica che parli di sé che investiga, come fa il matematico del racconto che gioca ad errare tra arte-numeri-emozioni-ricordi e in tale vagabondare trova l'indirizzo nuovo.

Un tale campo arricchito si attualizza con l'assunzione della meta-posizione che dà la profondità di osservazione, come uno sdoppiamento di sguardo con due fuochi di lettura su due diversi orizzonti, uno focalizzato sulla tipologia d'azione di risposta-evento (primo piano), l'altro sulla modalità di costruzione della tipologia d'azione (secondo piano). Questa capacità allargata e profonda di riflessione è un occhio-mente topologicamente a multi-sguardo con un bipolarismo di lettura e una maggiore mobilità dell'occhio-riflettente.

Il risultato economico-culturale di una sì fatta ricchezza e profondità di sguardo è nell'accelerazione delle scoperte con la migliore aderenza alla vita nella crescita esponenziale delle conoscenze e delle possibilità di risposta:
  • Il sistema informatico è in sintesi un'organizzazione fortemente dinamica che richiede una forma-mentis nuova. Tutte le crisi socio-economico-politiche che si stanno manifestando sono il risultato di un'arretratezza culturale e antropologica delle società che non sanno più leggere la realtà storica, essendo sprovviste dei nuovi-occhiali di lettura

La cecità di un sistema storico, nel racconto il comportamento di Regina chiusa a riccio di fronte alla complessità della matematica di Alessandro, è nell'azione di chiusura al nuovo che fa arroccare su posizioni rigide di autodifesa; la ragazza, professando la sua ignoranza, costruisce una distanza con i numeri e per effetto di ricaduta una sacca d'estraneità con il protagonista, il quale legge ciò come isolamento cognitivo ed esistenziale, non solo della ragazza, ma suo stesso (stato di dolore) che si legge come il prigioniero della sua indagine.

La chiusura mentale di chi non vuole rileggere le carte di lettura della realtà, parte da una forma di pigrizia che come effetto domino crea le nicchie a diversa velocità delle società con le esplosioni/implosioni di civiltà.

La morte delle Società antiche fu il risultato di una perdita di occhiali di lettura, una forma di ritorno all'ignoranza. Oggi un codice egizio o sumero è un sistema fortemente criptato che solo qualche centinaia di studiosi sono in grado di decriptare, lo stesso vale per l'alfabeto azteco.

La perdita di linguaggio è il primo passo per la perdita dell'identità, per questo nelle invasioni si assiste sistematicamente alla distruzione dei libri-biblioteche, per cancellarne l'impronta identificativa e rendere la società priva di nome. In tale non avere più memoria si radica la nuova identità che l'oppressore vole imporre. Riflettendo l'uomo è ripetitivo, costruisce
sempre la stessa azione,una volta isolata come efficace.

Perdere il senso del linguaggio trasforma i segni-parole echi in rumore, il quale non dice, cioè è un nulla, nel racconto la serie numerica prima di essere espugnata.

La cecità di fronte al cambiamento è la naturale conseguenza di una perdita emotiva che rende impermeabile la spugna del pensiero-coscienza, con lo smarrimento della voglia d'apprendere (= vivere). In molte risposte deleterie di tanti giovani che preferiscono una droga ad un libro di poesie è nella insensibilità della loro coscienza, che ha perso la voglia di vivere. Spesso tale inclinazione esistenziale è indotta dal medesimo campo-habitat che predilige un individuo fragile da poter gestire e manipolare a uso e consumo del tornaconto politico-economico di una ristretta cerchia elitaria.

La presa di consapevolezza del valore della vita è la molla della libertà della coscienza a voler costure il futuro, per sé e come ricaduta per tutta la società. In una lettura eco-biostorica a fuoco sdoppiato, è bene precisare, se muore l'individuo, muore anche il campo storico, non è dato un campo-habitat senza osservatore e un osservatore senza nicchia storica, è nella relazione vitale che i due si implementano e si comprendono, evolvendosi:
  • Che senso avrebbe lo Spazio senza un occhio-uomo in grado di leggerlo e il Tempo senza il lettore che lo scansioni o la Famiglia senza l'insieme genitori-figli-nonni-zii-cugini; oppure una Scuola senza alunni o un Paese senza cittadini; una Religione senza fedeli?
  • Sarebbero tante scatole vuote di parole vuote!
Sono gli uomini con le loro coscienze, pensieri, ricordi, sogni  a dare valore e significato storico alle serie di ordini, linguaggi, istituzioni... Lo sanno bene gli insegnati nelle giornate di sciopero cosa sia il vuoto di classe o una mamma il vuoto di figli, se costretti a migrare perché le Istituzioni locali e nazionali non hanno saputo elaborare per loro una traccia futuro. La migrazione è una ferita sociale, storica e antropologica, poiché priva quel territorio delle evoluzioni future non solo produttive, ma immaginative, condannandolo all'immobilismo.


Acquaviva delle Fonti, 28 settembre 2015

Antonia Colamonico





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