a. Letture e Rotte



Carta eco-biostorica (1998)


Cartografie di spazi naturali in Scenari immaginativi e attuativi

Ogni parola, in relazione alle variazioni di senso-direzione, può assumere una molteplicità di sfaccettature che allargano gli spazi ideativi dei significati (campo delle idee-immagini) e in simultanea lo spazio cognitivo della mente, relativo alla particolare applicabilità di direzione-verso esplorativo (indirizzo storico-epistemologico che vincola lo sguardo-mente al senso storico che si dà alla proiezione di lettura), con cui l'osservatore-agente (ogni uomo) può costruire la rappresentazione della realtà che sta osservando (campo dei modelli-carte di conoscenza che schiudono alle discipline-scienze e alle geografie mentali): - la rappresentazione del campo-habitat è funzionale all'elaborazione dell'azione storica che rende l'individuo-agente un co-creatore della vita a tempo presente (t. 0). Il tradurre gli osservati in modelli rappresentativi è intrinseco alla condizione stessa dell'essere un vivente che apprende, come si evince dagli stessi graffiti paleolitici, che sono la testimonianza della capacità del cervello-mente uomo d'elaborare l'ambiente, farne una mappa mentale e saper agire, orientandosi grazie ad essa.

Ogni parola assume, oltre ad un suono, una forma-immagine e un significato racchiusi nella parola stessa (particella topologica) che nasce in relazione ad un'azione d'isolamento da uno sfondo-confine che ne circoscrive il vincolo-peso di lettura e da una comparazione con gli apprendimenti pregressi (memoria storica) che fa di quel isolato un assimilato e compreso, ad esempio, connessa alla parola punto c'è uno spazio-regione di contorno che ne permette l'identificazione e la possibilità (per il punto) di posizionarsi e quindi farsi un isolato identificabile e trasferibile (azione del traghettare) in una ulteriore situazione osservativa che presenti delle caratteristiche similari (apertura logica): (...) parole-sensi-forme che danno indicazioni direzionali allo sguardo e quindi un'organizzazione spaziale alla mente che può ordinare il campo-habitat e orientarsi in esso, ponendo dei vincoli, a dentro/fuori, tra il sé e il mondo (topologia della mente/campo a corpo unico). Lo stesso vincolo si fa espediente esplorativo che permette di scomporre l'osservato in finestre-maglie di lettura che sono dei campi locali (topoi), ristretti, con cui poter miscelare le rilevazioni e costruire le relazioni storiche che danno i quadri ordinati degli ordinamenti informativi, letti quali sistemi coerenti di conoscenze che permettono all'uomo di sviluppare l'agilità operazionale... Antonia Colamonico

Accettare il legame inscindibile osservato-osservatore-osservazione implica mettere il limite all’assolutezza dell’indagine che da incondizionata si fa relativa, cioè condizionata alle scale di lettura, alle lenti-mappe cognitive dell’osservatore, alle categorie e alle geometrie logiche con cui si valutano e si ordinano le conoscenze. Il limite se da un lato ha tolto spazio alle velleità onniscienti degli scienziati; dall’altro ha aperto il frattale conoscenza che si è moltiplicato con una crescita esponenziale, poiché giocando a variare le scale di lettura, gli occhiali interpretativi, le categorie logiche, esso ha assunto forme di coerenza sempre nuove con possibilità di applicazioni sempre più raffinate e più vicine alla grana fine della vita. In tale possibilità diversificata e diversificante dei modi di messa a fuoco del campo d’osservazione, la coscienza è entrata da protagonista nel processo esplorativo ed organizzativo dell’oggettivarsi della vita che non smette mai di sorprendere, svelando i lati nuovi si sé. La coscienza, perdendo la connotazione esclusivamente religiosa che l’aveva fatta oscurare nel secolo delle rivoluzioni borghesi, è vista oggi, biostoricamente parlando, a sua volta come un oggetto frattale, dinamico, plastico, aperto a mutazioni continue di scale e di grandezze che le permettono di attuare i salti logico-disciplinari nelle letture, in ogni tempo 0 di presente. L’organizzazione di una coscienza a occhio allargato è lo snodarsi-annodarsi del pensiero nell’azione di messa a fuoco della realtà dalla dimensione quantistica a grana fine, a quella della bio-fisica mentale creando così le proprie nicchie storiche e sentimentali d’appartenenza. Immergendosi in se stessa la coscienza apre lo sguardo a tutto il suo sistema organizzativo, visto come un complesso oscillante, fragile e molteplice insieme di lievi percezioni. I quanti informativi formano e in-formano, dando vita agli stati mentali e nel contempo, agli stati di reali. Antonia Colamonico







Avrebbe letto nel suo ozio di poltrona, di dolci e di silenzio la trama di questo suo sogno che in sordina stava prendendo corpo, come altra presenza, nella sua presenza. Avrebbe snodato punto dopo punto la rete di quella coscienza, ancora bambina, che si divertiva a giocare con i legami delle immagini sbiadite di tutte quelle fini. Avrebbe dato a quel sogno che si infiltrava come vapore in un’ampolla, un’identità e una qualità. Si sistemò meglio sulla poltrona, mise in bocca un bignè al cioccolato che si sparse un po’ sul dito. Leccò il dito. Lo trovò buono. Chiuse gli occhi e vide sua madre che stirava, poi suo padre che scriveva, mentre fumava. Rivide la sua prima compagna di banco, non ricordava più il nome; l’estate ‘63; dicembre del ‘68 e la festa dei suoi diciotto anni. Sua sorella. La facoltà occupata e quel cieco che, accompagnato dal suo cane, parlava di primavere. Scorrevano uno ad uno tutti i visi che affollavano i suoi ricordi, alcuni erano privi della bocca, altri di un occhio, altri ancora di un sopracciglio e quello che aveva più amato era privo del volto. Era rimasto solo l’ovale olivastro, la voce morbida, il torace ampio e la mano calda. Poche briciole di tutto quel groviglio di emozioni, desideri, delusioni. Mentre era, così, sprofondata nelle foto del suo album, si tuffò in silenzio nella sacca del suo cuore e finalmente, dopo tanto cercare, intravide il filo che cuciva tutte quelle sequenze nella trama della sua vita. Solo allora Giovanna quieta si addormentò. (A. Colamonico. Il Sogno, da Ed Altro 1993. In Ordini Complessi. Il filo, 2002.)





La rotta dando la posizione, in nautica, permette l'orientamento nello spazio-mare. La rotta non segna il mare, ma la mappa-carta ristretta di una verità-mare che resta un oltre la linea-retta che disegna la percorrenza.

Andare per mare equivale al saper tracciare le rette tra i punti-spazi identificati con l'aiuto di strumenti nautici, per calcolare i tempi per gli approdi; le virate per i porti; i luoghi opportuni per gli ancoraggi in caso di tempeste.


Il comprendere il significato di spazio-mare equivale ad aver sviluppato nello spazio-mente  un punto-parola che si ponga a cardine di un verso-valore nella coscienza-memoria. Il parola è una particella topologica che si pone a nodo storico, funzionale alla costruzione della rete della memoria. Lo sviluppo topologico da parola a nodo-eco, seme-informativo, presuppone un'azione d'apprendimento, come la capacità dell'imparare a prendere un quid non conosciuto per trasformarlo da uno spazio-vuoto in uno spazio-pieno di significato, mare appunto.

Un bambino che non abbia mai visto il mare, neanche in foto, non possiede l'idea-concetto-immagine di esso. Per lui il mare è una parola vuota, senza spazio, né forma, né confini. Un non-senso quindi, un non-verso storico.

Nella coscienza gli spazi prendono la forma e il senso-verso direzionale che permette all'osservatore di orientarsi; il topos-verso-direzione trasforma il fuori "spazio x", in un dentro "spazio-mare":

  • In un contesto eco-biostorico necessita indossare nuovi occhiali che diano la visione topologica di spazio a dentro/fuori, come la costruzione vitale che permetta al soggetto-agente uomo di saper rispondere agli eventi-fatti della sua quotidianità, avendo in sé le cartografie di realtà su cui calcolare e misurare le angolazioni e le posizioni; le rotazione e le proiezioni... delle letture che a loro volta vincolano i fatti.

Lo spazio x è un non-luogo, essendo un non definito e non collocato, cioè uno spazio non ancora esploso nella Coscienza in un guizzo-abbaglio di verità storica che ne circoscriva l'identità, l'appellabilità, la collocazione, la datazione ... Cioè tutte quelle operazioni che rendono chiara la visione. Ogni uomo per vivere compie operazioni storiche; le differenze tra uomo e uomo nascono dall'evoluzione delle topologie mentali che danno la mappa più o meno chiara di realtà a due versi-indirizzi l'io-sé e il mondo-habitat, come due tipologie di realtà, apparentemente scisse, a dentro, la coscienza-pensiero e, a fuori, l'habitat storico.

La coscienza-pensiero svolge la funzione di coordinatore di spazi, come il luogo delle congiunzioni coordinative/disgiunzione/avversative... tra un mondo esterno e un mondo interiore, tra uno spazio intero e uno frantumato in sotto multipli di sé, tra due spazi equipollenti che si orientano verso una medesima direzione ... o divergenti o confluenti ...

 Sotto l'aspetto grammaticale una congiunzione è un delle parti invariabili del discorso che unisce due nomi, aggettivi... attribuendo loro un volere o equivalente o differente o indifferente...

  • Gatto e cane, mela e pera, Anna e Sergio... Ogni voce, assume un significato di pari-grado grazie alla e che apre nella mente uno spazio dialogante, logica aperta, in grado di arricchire, espandendo la forma stessa del pensiero. Processo moltiplicativo a uno/tutto.

  • Viceversa una particella disgiuntiva, si pone come processo di chiusura che, negando il pari valore, nel tempo introduce una gradualità  a gerarchia argomentata e giustificata in un ragionamento, anche sofisticato, teso a comprovare le forme di maggiore e minore diritto di cittadinanza. Gatto o cane, mela o pera, Anna o Sergio. Una simile architettura della mente privilegia nell'organizzazione dei rapporti oppositivi, logica chiusa, che se non gestiti possono innescare i rapporti di potere che convergono verso le guerre di posizione.

  • Mentre una congiunzione avversativa si posiziona su un punto-frontiera che contemporaneamente dice e non dice, afferma e non afferma, creando uno stato di attesa; né gatto, né cane; né mela, né pera; né Anna, né Sergio... Si pensi a 2 vettori che non assumano la direzione-verso e restino bloccati, fermi in una crisi di indirizzo. Alcuni stati di stress nelle letture-definizioni della realtà, nascono dall'incapacità della Coscienza ad attribuire il verso-direzione ad un significato che non trovando collocazione (topos) storica, non dà il guizzo-risposta, per agire correttamente.

  • ...

Quando si leggono i libri della Genesi, ad esempio, emerge la funzione coordinativa-copulativa nella creazione che si allarga, espande inglobando tutto il creato. Un poeta che amò nell'esposizione le proposizioni coordinative-positive con periodi-frasi di pari dignità fu Giacomo Leopardi, sviluppando così un'apertura di orizzonti immaginativi di grande portata storica, nelle sue liriche infatti egli preanuncia una Società Planetaria dialogante, in un periodo storico di guerre per il il semplice possesso di una linea di frontiera o di un brandello di terra da strappare al vicino, letto come nemico (logica disgiuntiva, avversativa):

Dolce e chiara è la notte e senza vento,

e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti

posa la luna, e di lontan rivela

serena ogni montagna. ... ( La sera del dì di festa)


Passata è la tempesta:
odo augelli far festa, e la gallina,

tornata in su la via,

che ripete il suo verso. Ecco il sereno

rompe là da ponente, alla montagna; (e)

sgombrasi la campagna,

E chiaro nella valle il fiume appare. (e)

Ogni cor si rallegra, in ogni lato (e)

risorge il romorio (e)

torna il lavoro usato.(e)

L'artigiano a mirar l'umido cielo,

con l'opra in man, cantando, (e)

fassi in su l'uscio. ... (La quiete dopo la tempesta)




Accendere un faro per illuminare le operazioni mentali sulla dimensione dialogica,  rende Il soggetto storico, ogni uomo, più consapevole delle aree di chiaro/scuro della coscienza e per effetto domino della conoscenza, a 360°.

La leggerezza del pensiero nel volo


La lettura dei versi del poeta dà la leggerezza aerea delle immagini dei luoghi e delle azioni, sembrerebbe quasi un volo, come se il suo occhio si fosse innalzato nello spazio e avesse fotografato la realtà dall'alto, diremmo oggi come un drone che ispezione da una posizione a occhio-infinito, posto oltre il campo o il territorio di lettura. Egli ha assunto una posizione nello spazio con l'aggiunta di una dimensione, nel volo-immaginativo effettuato ha introdotto la profondità, acquistando una topologia di spazio tridimensionale che ha reso cubica la visione. In tale ampiezza di veduta egli, in un sol colpo, semplifica la realtà e ne isola le corrispondenze, convergenze di una bellezza armoniosa acquietante. Anche nei libri della Genesi, il commento finale è in quel Dio vide che era cosa buona (posizione a occhio infinito, l'occhio di Dio).

L'occhio-mente a spazio utopico è una facoltà più ampia di visione, di ragionamento con un grafo di finezza osservativa moltiplicata, più vicina alla medesima ricchezza della creazione.

Cercando di essere più semplici nella concettualizzazione, ritornando alla parola-mare:

  • L'esperienza di spazio-mare è ancorata ad una qualche dimensione che ne dia il limite, circoscrivendolo in una particolare forma che si ponga a frontiera del significato.

Genericamente il mare è uno spazio, piatto, di acqua circondato da terre; nel senso comune il mare è il luogo in cui i bambini possono giocare a bagnarsi i piedi, senza alcuno rimprovero da parte dei genitori. Intorno alla parola-topos mare si è sviluppata una variegata presa di coscienza che richiama una molteplicità di significati altri nella memoria. Ogni significato ha una sfumatura valoriale:

  • Mare=libertà, mare=immensità, mare=calma, mare=inquietudine, mare=forza...

Trovare le definizioni altre per incastonare la parola mare in uno spazio valoriale più ampio è il compito dei poeti che aprono i versi-direzioni delle topologie di parole con gli approdi nuovi (con metafora, similitudine, iperbole...) Il poeta è il giocoliere della parole, come il matematico lo è degli spazi e lo storico dei fatti. L'azione del gettare per aria gli oggetti-informativi, per creare le dinamiche dei giochi, permette di diversificare le prese-realtà e ogni presa è una consapevolezza nuova, con una sfumatura nuova di verità arricchita.

Casa sul mare


Il viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora i minuti sono eguali e fissi
come i giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.

Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.

Eugenio Montale

Echi di vita

Dire mare Mediterraneo equivale ad un valore aggiunto nell'informazione generica di mare, in quanto presuppone una mappa mentale non solo con un perimetro di contorni-terre generiche, non collocate, non date, ma bensì note, esplorate e definite:

  •  i tra 3 continenti Europa-Asia-Africa; Spagna, Italia, Grecia, Turchia, Libano... Barcellona, Genova, Taranto... (processo moltiplicativo di spazi-parole).

La definizione di mare Mediterraneo è nata nella carte nautiche, dopo le esplorazioni dello spazio non ubicato che ha assunto un luogo-nome, frastagliato, nella Coscienza.

La coscienza umana dà i nomi, i confini, i perimetri, le tipologie di forme agli spazi che deprivati di una mente-pensiero osservatore resterebbero tutti non luoghi, non collocati, non spiegati...

Spostando l'osservazione ad altri ambienti-territori, la stessa operazione di estensione del grado-valore dicasi per le molteplici indagini storiografiche dalle terre-conteniti-stati-regioni, alle orbite stellari e planetarie di tutto il cosmo, dai tessuti-organi muscolari, alle cellule, dai boschi alle gemme di un biancospino, dai fossili di conchiglia alle rocce calcaree di un litorale... La medesima operazione moltiplicativa è nella elaborazione di sentimenti-aspettative con gli stati di serenità-incertezza nell'indagine della psiche; oppure per le ere geologiche e le epoche storiografiche... Tutto è storia-vita e tutto assume un valore nella coscienza-pensiero che legge e comprende.

Allargando lo sguardo-finestra di lettura a tutto lo scibile umano, sino al limite massimo che schiude all'infinito non espresso, non identificato, non detto, emerge una Coscienza-pensiero che ha saputo dare un nome, un contorno-forma di significato, un margine di verità... Tutti i sistemi di apprendimenti che poi depositati nella memoria, come un insieme coeso, danno l'immagine-esperienza di realtà storica. Si comprende così come il dare un nome-identità-luogo scinda lo spazio non esploso, non espanso, non collocato e datato, facendolo gemmare in un fuoco pirotecnico di immagini-forme, a frattale, di valori-sensi storici che rendono la medesima mente attrezzata a vivere .

Ogni nome-forma è una coordinata di verso-significato, per tessere la ragnatela della Conoscenza nella Coscienza-memoria storica:
  •  Se si osserva l'immagine-foto dell'arancia, questa assume un valore storico nella mente, in relazione a una posizione sullo spazio-cubo, al contorno e alla  forma distanziata dall'ombra, al primo piano da uno sfondo-parete.

L'occhio legge tutto questo in un sol colpo è identifica l'arancia non conservando memoria delle operazioni elementari che sin da neonato ha imparato per contornare la realtà, nell'esempio, arancia, appunto.

Dare nome è il primo compito per esercitare l'azione di lettura, ed è un'operazione così importante da essere iscritta, sin dalla notte dei tempi, nei testi sacri delle religioni, quando si parla di Dio-creatore che dà all'uomo il compito di chiamare il creato, tutto:

  • Tutto l'uomo può chiamare, definire, collocare, imparando a rendere pieno, lo spazio-vuoto della mente e via, via che cresce l'ampiezza dello spazio-habitat, cresce l'ampiezza dello spazio-pensiero; tuttavia in questa moltiplicazione di luoghi e nomi che permette all'io-osservante di contornare la realtà c'è un limite.

Egli non può dare il nome a Dio che conserva per sé quella caratteristica di non-luogo a spazio-vuoto di nome-forma... come quel vuoto quantico caro ai fisici.

Il vuoto che Dio nelle scritture riserva per sé, come la nicchia segreta della sua essenza profonda che sfugge ad ogni contorno-azione è il punto-fisso, non esteso, non spiegato dell'ancoraggio 1° della coscienza nell'azione del conoscere-vivere, il nodo-fatto primordiale (quanto storico) da cui partire per imparare a costruire le rette-coordinazioni di lettura.

Aprendo il perimetro del senso-religioso che racchiude l'idea di Dio-Vita-Mistero in una nicchia teologica, si può estendere la parola vuoto in un contesto epistemologico allargato a tutti i campi di indagine (pensiero connettivo) e allora questo assume il contorno dello spazio non spiegato, oltre il limite-tetto massimo di conoscenza; luogo a cui tornare ogni qual volta si voglia compiere un'azione di revisione-correzione-emancipazione delle letture-carte, per aggiungere un grado maggiore di bellezza-finezza storica.

Il vuoto, non perché sia tale in sé ma per assenza di definizione, si pone a limite/contorno di tutta la conoscenza-azione che assume di volta in volta di disciplina, in disciplina un ordine di senso-significato-valore storico.

Nascono così i non-luoghi del vuoto di parole, di significati, di versi, di azioni, di tempi, di sentimenti, di forme geometriche, di leggi fisiche ...

Il vuoto è quello spazio non esploso che accende l'immaginazione e permette le moltiplicazioni delle costruzioni storiche di risposta alla vita. Accettando il limite si permette alla mente di esercitare l'azione del dialogare  con il Sé, con il mondo, con Dio.

La parola Vuoto da significato chiuso in un campo teologico, si apre ad una varietà altra di campi che vanno dalla fisica, alla matematica, alla geometria, alla linguistica, all'arte, alla grammatica, ad esempio si pensi allo scarto poetico che crea i vuoti di parola con l'effetto di amplificare i significati. Ma, facendo un passo indietro, si provi ad allargare lo sguardo sino al punto 0 in cui la trama-cresta mente di ogni uomo si radica nella Vita.



 Che cosa è nascere?

Il lato Materno di Dio, in un'etica gentile

La Creazione è il ricamo della Vita


Dio è seduta e piange.
la meravigliosa tappezzeria della creazione
che aveva tessuto con tanta gioia è mutilata,
è strappata a brandelli, ridotta in cenci:
la sua bellezza è saccheggiata dalla violenza.

Dio è seduta e piange.
Ma, guardate, raccoglie i brandelli,
per ricominciare a tessere.
Raccoglie i brandelli delle nostre tristezze,
le pene, le lacrime, le frustrazioni
causate dalla crudeltà, dalla violenza,
dall'ignoranza, dagli stupri, dagli assassinii.

Raccoglie i brandelli di un duro lavoro,
degli sforzi coraggiosi, delle iniziative di pace,
delle proteste contro l'ingiustizia.
Tutte queste realtà che sembrano piccole e deboli,
le parole, le azioni offerte in sacrificio,
nella speranza, la fede, l'amore.

Guardate!
Tutto ritesse con il filo d'oro della gioia.
Dà vita ad un nuovo arazzo,
una creazione ancora più ricca, ancora più bella
di quanto fosse l'antica!

Dio è seduta, tesse con pazienza, con perseveranza
e con il sorriso che sprigiona come un arcobaleno
sul volto bagnato dalle lacrime.
E ci invita a non offrirle soltanto i cenci
ed i brandelli delle nostre sofferenze
e del nostro lavoro.

Ci domanda molto di più;
di restarle accanto davanti al telaio della gioia,
ed a tessere con lei l'arazzo della nuova creazione.

M. Riensiru


Ecco il punto-tempo zero che rende l'osservatore-soggetto storico, il consumatore/costruttore di di fatti-vita.

L'atto di nascita, nella forma embrionale-fetale prima e neonatale poi, è un atto di ap-piglio della nuova gemmazione nella rete storica, come nell'ancoraggio della nave, che fa apprendere la vita.

Vita che come processo allargato a tutta la creazione, resta un oltre in quello spazio non-luogo, quale matrice di segretezza che segna il limite di conoscenza, per sempre:

  •  L'uomo tutto può imparare a contornare e a appendere, ma ogni conoscenza nuova produrrà una sacca di non-luogo, uno spazio di ignoranza che si intreccerà nelle trame della conoscenza nuova, come quando Socrate, definito il più sapiente, affermò il suo so di non sapere.

Come cresce la conoscenza, così si espande l'ignoranza-vuoto, solo uno scienziato pazzo può immaginare di racchiudere il tutto della vita in una carta nautica del vivere:

  • Tra la carta e il mare c'è un abisso che divide, una distanza che separa, uno spazio-membrana di non-luogo che necessita apprendere a contornare, ma il contornare è solo un orlo-confine che si affaccia su un abisso incolmabile, cosi come il cratere di un vulcano che racchiude nelle viscere di sé, la forza del suo fuoco.
Il neonato dovrà imparare tutto per vivere, relazionandosi con tutto, per poi costruire le sue carte mentali di orientamento gnoseologico ed esistenziale. Le carte sono privatissime, sono uni-uomo, perché l'azione del dare il valore entra nella libertà di scelta-vitale, per sapersi orientare, per non essere impreparato a rispondere ad assumere il ruolo-funzione di Co-costruttore di realtà. In tale operazione dell'apprendere e poi comprendere egli edifica la sua gnoseologia  privata e sociale, fatta di parole-spazi a pieno/vuoto che per moltiplicarsi, richiedono ogni volta un confine-tetto limite da ridefinire:
  • Lo spazio-non luogo si presta ad essere avvistato; il tempo non esteso, ad essere scandagliato; la realtà-non detta, ad essere ispezionata e raccontata; ma il non vedere, il non scandire, il non dichiarare, non autorizza a credere nell'assenza di un oltre l'orizzonte di lettura che entri nella dinamica dialogica del divenire. Si pensi alle realtà dei dinosauri che hanno esercitato la loro funzione storica, millenni prima della comparsa del primo uomo, eppure questa realtà, non-luogo sino a qualche secolo fa, oggi è entrata con preponderanza nelle trame storiche, affascinando le menti dei piccoli che hanno quasi tutti almeno un dinosauro tra i giocattoli, senza dimenticare la filmografia. Quello spazio-fatto non esplorato è entrato nella dinamica del conoscere essendo parte integrante del uno/tutto che diviene, cioè la Vita.
La presenza dei resti  di uno scheletro di un tirannosauro, rende pretenziosa e ingenua l'idea di una realtà che viva nella sola mente-uomo o di un uomo che viva nella sola mente di una mente aliena, un po' come la famosa La vida es sueño di Calderón de la Barca; solo che il poeta giunge a tale conclusione riflettendo sui non sensi delle sue scelte emotive e relazionali, mentre gli scienziati che vorrebbero ridurre la vita ad una sequenza cibernetica, di pura apparenza, pretendono di sopprimere la realtà-verità  con un colpo di cancellino sulla lavagna, etichettandola un non-senso, piuttosto che contornare gli spazi di non conoscenza, per cavarne una forma di verità a coordinazione storica:
  • Se si interiorizzano le due spaziature a luogo-non luogo, a forma-non forma, a tempo-non tempo, a nome-non nome, allora l'occhio-lente osservante potrà imparare a relazionarsi, in simultanea, con entrambi gli spazi-forme-tempi-nomi... per sviluppare la sua capacità di cavar fuori da un vuoto-assenza di significato, un abbaglio di verità che si faccia punto-cardine delle sue rette di lettura-azione.
  • Se le carte nautiche hanno chiuso in un confine, segnato da punti-approdi, una porzione di Terra facile da identificare una volta collocata e poi da ispezionare; allora imparare a costruire le carte di lettura della realtà a dentro/fuori di sé, diventa il fulcro dello stesso imparare a vivere per ogni uomo-osservante (colui che guarda e osserva) che voglia restare radicato nella vita, per il periodo del suo tempo. Ogni uomo è uno spazio a tempo, con una durata evolutiva che lo fa nascere, crescere, morire. Il tempo è il valore esistenziale che rende importantissima l'azione di economizzarlo, imparando a dare valore solo alle verità funzionali allo stesso vivere. 
  • Se l' imparare a dare il valore, permette di costruire le rotte storiche, allora non tutte le scelte si pongono sulla stessa linea di orizzonte. Alcune saranno più vitali altre più critiche, alcune più semplici, altre più intricate... ma ogni volta all'osservatore con un gioco di chiaro/scuro è data la possibilità di rilettura, di riscrittura con il solo immergersi nel non-spazio, non tempo, non fatto, per imparare a dare spazio, tempo, azione. Cioè a dare/darsi valore storico.
La vita è l'uno/tutto coeso, connesso, eco-iter-Co-dipendente, dimensione moltiplicata, che si pone a frontiera dell'orizzonte massimo dello spazio-finestra di lettura, a cui l'occhio potrà tornare per attingere un grado di verità nuova. La mente-uomo come sottomultiplo della vita, non potrà mai contenerla tutta, ma ne potrà assaporare la bontà-bellezza-fragranza in un abbaglio-luce di verità. E la verità lo renderà libero, donandogli la dimensione volo.

Acquaviva delle Fonti, 5 Ottobre 2015

Antonia Colamonico




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lenti di lettura


Spunti di operatività per il viaggiatore

1. isola le parole non note e fai una ricerca lessicale e storica.

2. Osserva la carta: la nicchia storiografica e prova ad applicarla alla lettura di una pagina storica, compiendo una destrutturazione del tessuto narrativo, isolando i nodi informativi 




(Carta biostorica da: A. Colamonico. Biostoria. il Filo 1998)


Obiettivo metodologico: potenziare la capacità a traslare le forme in un piano organizzativo nuovo.




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