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3. La realtà di carta

(Carta da: A. Colamonico. Ordini Complessi, Il filo. 2002. p. 65)

Dualismo Storia/Storiografia


Trasmissioni... giochi di intese.

Ho steso in ogni stanza i fili delle parole... per schermare l'ombra dei tuoi timori. Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - ©1994

" ... L'azione del saper cavare è il cardine-nocciolo della vita stessa, intesa come un apprendimento continuo e consapevole che porta ad elaborare intorno agli appresi un contorno, gli stessi campi semantico-fattuali in senso ampio, che si fanno collegamenti nodali di un unico reticolo a multi-strati. In tale processare il diritto e il rovescio dei sensi di parole-nodi e di campi-rete si crea la dimensione prospettica del poter ruotare e traslare il significato di un appreso precedente in un'azione storica nuova..." Antonia Colamonico


L'errore storico della modernità è nell'aver confuso la Storiografia con la Storia, la scrittura-racconto con la dinamica del fatto. Ogni lettura è un dopo, in tale naturale distanza spazio-temporale, questa si colloca in una nicchia storica di un differente spazio-tempo:
  • La nicchia mente-pensiero in cui trova alloggio la vita, non corrisponde alla nicchia campo-piazza o campo-battaglia o campo-stellare. La prima è lo spazio degli immaginati, la seconda dei vissuti.
La carta in alto è una modello della rappresentazione del mutamento di percorso vissuto da Giovanni nell'impatto-incidente con un cane che mostrandosi all'improvviso lo devia dall'andare in ufficio. Dalla grafica emergono 2 linee, una del percorso reale indirizzato verso l'albero e quella ideale, verso l'ufficio.

Giovanni, per svolgere l'azione dell'andare, memorizza una carta-mentale d'orientamento. Tale schema è l'azione che ha trovato casa nella memoria-coscienza, ma la memoria non corrisponde ai passi concreti che egli ogni mattina compie nella naturale quotidianità dell'azione. L'imprevisto-alea (il cane) entra all'improvviso nella sua vita e le dà un verso-indirizzo nuovo.

Il nuovo incide il suo spazio-tempo come un taglio nella tela di Fontana, da tale frattura emerge uno spazio vitale nuovo che lo costringerà a rivedere la sua carta mentale e a riscriverla, in tale operazione la coscienza si allarga ed espande, la gemmazione. Nel processo germinativo si concretizza l'evoluzione naturale del pensiero che da seme nel tempo 0 dell'atto di radicazione nell'utero materno, si allarga a chioma nel tempo-durata di una vita. L'apprendimento è la chiave evolutiva della vita, anche l'embrione ha in sé un tracciato storico (DNA) che lo dispiega nella relazione utero-feto.

Continuando nella ricostruzione del fatto, Giovanni per schivare il cane sbanda e finisce con lo sbattere contro un albero e si ferisce. Soccorso è portato in ospedale (campo-habitat nuovo), qui inizia a relazionarsi con nuove situazioni; medici, macchinari, infermieri, pazienti... che richiedono delle nuove letture e rappresentazioni comunicative. Ogni lettura è una campo relazionale tra la coscienza-pensiero osservante e gli habitat ristretti (casa, strada, ufficio). L'incidente ha un effetto esplosivo (mappa) che allarga e moltiplica i suoi orizzonti e versi di lettura:
  • Ogni verso è un campo relazionale e ogni osservazione-risposta è una doppia ricostruzione, mentale e fattuale. 
Non ha significato una realtà vitale senza una realtà rappresentata nella coscienza. Questa, muovendosi per quadri di realtà compie l'azione di lettura-cucitura tra il fuori, campo-Habitat, e il dentro, campo-Io/sé. In tale incontro si costruisce il volto della realtà a due facce (topologia a dentro/fuori di uno sguardo-mente multi-proiettivo).
  • In una sì fatta rappresentazione il nucleo centrale della elaborazione di realtà spetta ala coscienza-pensiero soggettivo, essendo ogni uomo uno storico-osservatore di situazioni storiche che egli stesso contorna in una molteplicità di significati.
I significati, di volta, in volta costruiti non tolgono valore né al campo-storico allargato-vita, né al campo-storico ristretto-io-sé, soggetto lettore. Una stella non perde valore se un uomo, un giorno, l'ha chiama Polare e quel nome non è proprietà storica della stella, ma una semplice nomenclatura che permette a quell'uomo di orientarsi nella notte, in mare, calcolando la variazione della sua posizione in rapporto alle angolature delle stelle.

L'aver dato il nome alle stelle, ai pianeti, alle costellazioni... ha permesso la nascita dell'astrologia prima e dell'astronomia dopo; nella prima fu creata una relazione tra le tipologie di eventi sulla Terra e la posizione della stella o di un satellite, per cui la luna rossa era letta come un presagio di sventura. Con la seconda sono state disegnate le dinamiche delle relazioni tra
sole-terra-luna, calcolando le combinazione dei passaggi e dei riflessi che danno la connotazione rossa alla luna.

Riflettendo cosa è mutato tra la prima e la seconda lettura, non certo il cielo con le stelle che non è turbato dalle modalità di letture, infatti o lo chiami Polare o Aster-ix o Vattelappesca non smette di essere la stella; ma è solo cambiata la rappresentazione di essa nella mente e nelle carte storiografiche. La rappresentazione è uno schema-schizzo che si pone a mappa cognitiva, come muta la rappresentazione, automaticamente muta il significato-valore che si attribuisce alla spiegazione che è data. La spiegazione è una realtà di carta e non di luce-energia-calore-forza di attrazione...

In sintesi l'umanità avendo isolato un nuovo orizzonte di lettura, con una gemmazione nuova di idee-riflessioni-strumenti-calcoli procedurali-coerenze logiche, ha strappato le carte dentro e fuori di sé, e ha creato un mondo nuovo di immaginare.
  • Il nuovo è della lettura non del cielo stellato, della mente-orizzonte osservante non della naturalezza cosmica. Questo è il limite delle scienze che essendo vincolate alle rappresentazioni mentali e alla carte storiografiche, se cambia la geografia della mente o la carta, automaticamente, tale organizzazione-disciplinata va sfrattata, mandata in un cassetto della memoria e posta a riposo. Mandare in pensione un uomo è relativamente facile, si stabilisce come criterio l'età combinata alla quantità di anni di servizio e il gioco è fatto; ma mandare una teoria affermata è alquanto più difficile, potrebbero passare secoli, potrebbero scoppiare guerre e carneficine; un esempio il passaggio dalla vecchia gnoseologia tolemaica a quella copernicana che portò allo scontro tra il Papato e il mondo scientifico, sostenuto dai liberali di matrice inglese che volevano imporre il nuovo primato economico-commerciale sull'atlantico, a discapito della Spagna papista.
Il passaggio da un paradigma storico ad un altro non è mai stato indolore, perché dietro la carta-modello si organizzano non solo le idee, le scelte, i fatti, ma sopratutto  i rapporti di potere con i flussi delle monete. Una teoria alla moda mette in moto una molteplicità di sotto-campi, dall'editoria alla tecnologia, dalla realizzazione del prodotto alla speculazione sulle implicazioni future, infatti intorno a ogni teoria è intessuto, come in un ricamo, uno stratificato rapporto di potere con una complicata circolazione e divisione di denaro (dominio economico-culturale di una carta-modello).

Leggendo con un occhio disincantato, l'uomo agisce sempre per un fine e non fa nulla per niente. L'agire è sempre guidato da una visione-orizzonte di futuro (piano dell'utopia) che svolge la funzione d'ancoraggio nella proiezione del fatto-azione (campo del futuro) da impiantare nella vita.
L'uomo con le sue scelte dà la curvatura alla cresta storica.

Non tutti i fini storici hanno il medesimo grado di bontà, infatti sulla generosità/grettezze delle scelte si può misurare il valore storico di una costruzione individuale-sociale-politica-economica-etnica-religiosa. Anche la valutazione è vincolata ad una tendenza di futuro possibile, tanto che quello che è letto come bene da un individuo-società, può essere inteso come male da un altro individuo-società.


L'attribuzione del valore è interconnesso all'orizzonte di lettura che ha in sé una scala di valore; ogni scelta è annodata al particolare indirizzo di scala di lettura, se quantitativa ha un orizzonte prevalentemente economico, finanziario, carrieristico; se qualitativa allora sono scelte basate sui valori amicali, relazionali, spirituali, universali. La scelta di un San Francesco è diametralmente opposta a quella di Federico Barbarossa, così pura quella di Napoleone Bonaparte con quella dell'ammiraglio Horatio Nelson:
  • Non esiste una risposta storica senza un fine e un fine senza una scelta di valore e ogni valore apre uno spaccato di futuro che prende spazio dapprima nella memoria-pensiero e poi nella compagine storico-fattuale. Dalla dinamica delle scelte-orizzonti scaturisce il senso storico di un uomo-società.
Semplificando con un esempio, introdurre una tassazione sull'estensione dei terreni e non sulle produzioni degli stessi, apparentemente è un casa di poco valore, ma tale scelta dei legislatori del Regno d'Italia, all'indomani dell'annessione del Regno di Napoli, costò alle popolazioni contadine del Sud una cifra esorbitante che le impoverì, così tanto, da spingerli alla migrazione di massa

Il legislatore dallo sguardo moderno e liberale (spacciato dalla propaganda savoiarda come logica aperta) attuò una politica tributaria a due facce, benevola verso di sé e maligna verso il mezzogiorno, in quanto non introdusse un sistema scalare in relazione ai profitti annui (guadagno effettivo), ma uno generico su una quota fissa calcolata sulle grandezze, in ettaro, dei suoli; senza alcun controllo delle quantità dei raccolti o delle topologie di colture, se estensive (Sud) o intensive (Nord):
  • Se un ettaro a rotazione biennale a maggese (riposo), produce 10 q di grano con un profitto di 40 £ ogni 2 anni, se invece è una rotazione triennale, allora le 40 £ vanno spalmate su un triennio (40:2 = 20; 40:3 =13,333), ma tutto ciò non equivale al profitto di un campo di uguale estensione, ma a rotazione senza maggese, in grado di produrre 10 q di grano nel primo anno (40 £) e 30 q di rapa (20 £) nel secondo! La tassa da versare sulla pezzatura-ettaro non corrispose a quella sul profitto (in 2 anni, 40 £ non equivalgono a 60 £)!
Il giochetto fece risparmiare un bel po' i liberali piemontesi, lombardi, toscani (classe dirigente) che si professavano tuttavia i custodi della libertà (effetto propaganda), ma, come scrisse Verga nella sua novella, fu una libertà tarata su una particolarissima sfumatura di grandezza numerica e sociale. Aver imposto tale inclinazione alla cresta storica danneggiò fortemente il meridione che di fatto pagò i costi delle tre guerre d'indipendenza. Indipendenza poi da cosa? Dai Borbone che erano tra i sovrani più illuminati d'Europa!

Ecco come si vincola la lettura storica ad una particolare angolatura di verità comoda. La propaganda di regine veicolò tale verità manipolata come la Verità assoluta e alle proteste degli economisti e storici pugliesi o siciliani o campani, si rispose costruendo la gabbia logica di un Sud arretrato e fannullone, ignorante e parassita di un Nord efficentista ed evoluto. Tale gabbia è presente ancora in molti pregiudizi settentrionali che
i meridionali sperimentano quando emigrano nelle regioni del nord. L'emigrazione è diventata la malattia del ex-territorio borbonico.

Ogni gabbia logica toglie valore alla storia e imprigiona questa in una idea fumosa di verità accomodata in una carta mentale-storiografica che si pone a paravento perbenista.

Le carte sono importantissime, senza una mappatura della realtà non ci sarebbe la conoscenza medesima, ma necessita non dimenticare che la mappa-modello-schema-racconto è solo una verità di carta. Ed è proprio questo vincolo che gli intellettuali e gli scienziati del 1700, 1800, e buona parte di tutto il 1900 hanno trascurato, rendendo le loro carte e letture macigni storici che hanno avvitato molta parte delle popolazioni con relativi territori nella voragine della precarietà.


Le correnti marine e i venti non hanno frontiere, - si disse - come del resto il fiume che procede verso la sua foce! Mentre le “correnti a mulinello” dei pensieri umani che s'arroccano in tanti isolati, si! Sono gli uomini che non sanno sviluppare una coscienza mondiale e si ingabbiano, da miopi, in spazi ristretti che rendono grette le azioni! (da A. Colamonico. Il grido. Ordito 4, Enrico. © 2011),



Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più del semplicemente fenomeno dello sfruttamento e dell'oppressione, ma di qualcosa nuova: con l'esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l'appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati”, ma rifiuti, “avanzi”...” (da: Evangelii Gaugium – Franciscus, 24 novembre 2013).








La costruzione della realtà nella coscienza



L'arte è l'espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice. Albert Einstein


Nella mia professione di pittore, facendo un quadro con un taglio, non voglio fare un quadro: apro uno spazio, una dimensione nuova nell'orientamento delle arti contemporanee. Lucio Fontana



Il racconto sull'incidente di Giovanni, tratto da A Colamonico, Fatto tempo spazio (Oppi. Milano 1993), nella sue elementarità è un espediente didattico-pedagogico per introdurre la nuova mappatura di ricostruzione storiografica  a campi-finestre-maglie delle carte di Biostoria Scienza e metodo dello sguardo multi-proiettivo. Architettura, questa, più aderente alla gemmazione vitale e quindi più vicina alla vita/pensiero.

Nella società moderna la gestione degli eventi-fatti per la memorizzazione era elaborata solo sull'asse tempo, come la successione lineare di sequenze temporali, in cui collocare per date gli accadimenti. Tale uni-dimensionalità di lettura, ancora presente nei manuali scolastici, fu tracciata dal Cellario nella sua carta al fine di agevolare l'assimilazione dei fatti-eventi raggruppandoli per concetti a parole-chiave (es. Medioevo, parola-chiave in cui catalogare tutto una molteplicità di eventi (ad esempio, le singole invasioni barbariche, le lotte per l'investitura, la nascita dei Comuni...). Sotto l'aspetto dell'organizzazione mentale la linearità della carta a macro-concetti (preistoria, storia antica, medioevo, età moderna, età contemporanea) introduce la uni-informità di verso-indirizzo di lettura (fissità dell'occhio), con la successione di un solo prima che si fa un solo dopo e questo dopo a sua volta si evolve, in relazione ad un nuovo dopo, in un prima.

  • Al di la del gioco di parole come emerge in una sì fatta lettura la realtà fattuale?

Analizzando l'effetto mentale, in ogni passaggio-segmento, l'occhio compie un salto di lettura che azzera il prima, appena emerge il dopo, ogni successione slega l'evento dal suo passato, con l'effetto di rendere a uni-verso la lettura e con essa l'occhio e nel contempo fortemente condizionata al verso-indirizzo isolato e selezionato (occhio ristretto) che fa perdere valore al contesto-contorno storico (occhio allargato). In una società a isolati, con tempi lenti e con pochi mutamenti, un simile procedere passo, dopo passo (effetti sommativi) aveva, forse, una sua validità cognitiva, ma oggi in una società a struttura mondo con una molteplicità di sensi direzionali e una discrasia di velocità tale mappatura è a dir poco ridicola. Eppure essa continua a fare mostra di sé nelle pagine dei testi scolatici e nelle menti di giornalisti, storiciografi, economisti... che distinguono ancora una Storia da una Preistoria, come se ci fosse stata una realtà senza spazio-tempo-fatto (unità inscindibile del quanto storico) e una con l'acquisto di tali dimensioni.

  • Se il tempo e lo spazio sono intrinsechi al divenire dei fatti, allora anche gli uomini della preistoria erano nella storia!

Tutto è storia, se prende casa nella vita. Affermare che un'epoca è un prima della storia equivale a dire che è una non storica (errore concettuale). La dignità storica poi, guarda caso, coincide con l'invenzione della scrittura (Sumeri, Mesopotamia, 4000 a. C.) altro errore concettuale; se fosse cosi' le civiltà aborigene, presenti in Amazzonia, sarebbe delle sacche di umanità non storicamente trattabili.

Tali errori sono ancora perpetuati da intellettuali,  scienziati, economisti, amministratori dalla vecchia mappatura che restringeva il titolo di dignità al prototipo di uomo occidentale (primato) e tuttavia questi sguardi dai contorni vecchi pretendono ancora d'organizzare le linee evolutive di una realtà nuova, fortemente complessa e a multi-strato e multi-forma che si evolve a nano-secondo.

Ma come detto precedentemente, mandare in soffitta una carta-mappa è difficile, date le monete investite in pubblicazioni e in apprendimenti e materiali, oggi stantii. La volontà di chiudere gli occhi di fronte alla illogicità di tale lettura uni-dimensionale in una società a multi-occhio e multi-verso, crea le inadeguatezze mentali che si traducono in incapacità a gestire il nuovo che affiora da ogni poro del tessuto storico.

  • Una società muore quando perde le chiavi di lettura della realtà a tempo presente.
Procedendo con ordine, ogni lettura apre una topologia di visione mentale (geografia della mente) e con tale apertura di sguardo si osserva la vita, nel suo divenire. Se la lettura è una struttura a uni-forma, nella lettura si faticherà molto ad esempio a ridurre a linea ciò che linea non è, ma la mente avvezza a trovare soluzione riuscirà a trasformare una sfera in una retta. Lo stesso processo vale se trasformarla in un piano. Oppure un cubo in una quadrato.
  • Cosa si perde in simili trasformazioni?

La risposta è semplicissima: Informazione.

Ad esempio:

  • la rotondità della superficie della sfera e quindi la lettura risulterà depauperata della profondità e della curvatura e tutto risulterà piatto. La perdita d'informazione apre alla società dello scarto degli uomini-ombra che nessuno vede e nessuno legge.
La riduzione della complessità da oggetto mnemotecnico, funzionale all'esplorazione, si fa gabbia concettuale che impone l'ordine alla vita, appiattendola in una forma ristretta di naturalezza, si immagini ad esempio la potatura a bonsai che comprime una quercia, rendendola un oggetto di semplice ornamento per un tavolo da salotto; certo bella da osservare, ma per la pianta è una negazione di sé e della sua funzione storica.

L'organizzazione della mente-pensiero non ha una valenza universalmente unica, astrazione della modernità che ebbe la mania di credere nelle uni-forme delle identità, le quali una volta definite in un prototipo erano assunte a dictatus universale, senza alcuna possibilità di messa in discussione. Nacquero così le cacce alle streghe, in quanto chi era letto come non conforme al modello di uomo-prototipo, naturalmente era classificato quale eretico. Ancora oggi c'è la tendenza a rendere uni-sagoma le identità ad esempio di ragazzi e dietro molti fenomeni di bullismo c'è una forma di asservimento al modello imposto dalle logiche consumistiche.


Con le nuove carte biostoriche emerge che ogni pensiero elabora i suoi gradi di complessità e di finitezza-bellezza con le sue sacche di mediocrità e d'ignoranza, per cui se ogni struttura-pensiero è unica, allora potenziare l'univocità di ogni mente-alunno, figlio, cittadino, fedele, operaio, impiegato, moglie, marito, figlio... è il compito storico di una vera Democrazia.

L'univocità di ogni mente-azione non è una scelta di anarchia guerrafondaia, lettura questa di una verità tarata verso una nota di dominio, ma il modo naturale dell'evoluzione di ogni elemento vivente, compreso l'uomo-società:

  • Se un fiore di un dato tempo-stagione, di una particolare pianta-ramo, è unico in quel suo tempo databile, allora perché un uomo o un bambino o il sorriso di una donna non possa essere un unico, per sempre?
La vita tutta è una gemmazione di presenti unici, ma l'uomo per conoscerla, apprenderla e risponderle, tende a creare le categorie generalizzanti delle gabbie logico-nominali che se non gestite si fanno prigioni pregiudizievoli con cui scartare porzioni di vita.

Le logiche avvitate nel pregiudizio sono facili da riconoscere, presentano una forma di malignità nella lettura, sono facili a scandalizzarsi e nell'altro non vedono la sua particolarità di bellezza e indipendenza organizzativa, ma la sua non linearità al ben-fatto del modello.

Tenere a bada le private chiusure mentali, nessun uomo può ritenersi immune, è un ottimo esercizio per acquistare una maggiore informazione, intesa questa come l'azione che prende forma nella vita. La migliore informazione rende le letture pelle, cioè aderenti al movimento vitale. Se il cane dell'esempio ha mutato il percorso di Giovanni e di riflesso allargato la sua mappa mentale e reale, anche la lettura-carta storiografica, estesa a tutte le discipline, dovrà essere a pelle con la gemmazione naturale, se non si vuole perdere informazione sull'evento (l'incidente) e sulle conseguenze storiche a campi allargati di tale novità.

La Biostoria, scienza & metodo di uno sguardo-mente multi-proiettivo, mappata in queste pagine-finestra, è nata da un gioco di lettura attuato in classe con gli alunni a partire dal 1985, quando il personal computer fece capolino nella realtà laboratorio-classe, da tale effetto farfalla tutta la carta gnoseologica ha dovuto essere rivisitata, focalizzando i nuovi occhiali di lettura.




Carta biostorica: Dimensione storica nella Coscienza