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5. Sistema a influenze-echi

Non troverai mai arcobaleni se guardi in basso. C. Chaplin

La curvatura eco-biostorica nella realtà




Secondo un processo a catena di ridefinizione, gli appunti e le considerazioni di
Biostoria hanno assunto la connotazione di una scienza-metodo, in quanto rincorrendo i significati e riscrivendo
le carte, in funzione dei nuovi sensi, si sono ri-tratteggiati i movimenti dello Spazio-Tempo. In tale operazione di rivisitazione dei concetti sono emersi gli aspetti comuni e trans-disciplinari che nel tempo avevano svolto la funzione di nodi di biforcazione del processo di conoscenza. Conoscenza che si mostrava come una rete di intrecci o ricami a più strati polisemici di significati che nel loro aprirsi alle nuove direzioni semantiche, svolgevano il ruolo di collettori disciplinari, cioè i quanti-nodi informativi. Il presupposto è stato: - tutto è Storia, poiché: tutto è Spazio, tutto è Tempo, tutto è Fatto (tS : tT = tT : tF = tF : tS). Antonia Colamonico


L'osservatore storico entra nel processo di costruzione della Creazione come Co-agente che
isola, identifica, legge, traduce, proietta... nella Coscienza, porzioni di vita, per poi traslarle (processo di transfert) nei quadri-fatti di risposte future. Egli è in una continua relazione dialogica io-sé/campo-Habitat, essendo permeato-innestato nella vita, respirandola, apprendendola, riproducendola di volta, in volta in uno schema-mappa mentale che gli dà le coordinate di lettura delle possibilità di risposte-azioni.

Ogni appreso è un'elaborazione simbolica di un eco-storico che ha assunto un valore-senso-indirizzo nella mente-pensiero, dandole la capacità a sapersi dirigere nella realtà naturale:
  • come nella navigazione l'abilità del comandante è nel portare la nave verso il porto dell'approdo, così la Coscienza-pensiero porta il suo uomo verso l'evoluzione storica che assume una molteplicità di gradazioni di valore (positivo o negativo) che daranno gli stati di ordine/disordine di lettura, come i gradi delle influenze fattuali.


Il punto di vista funzionale Ernst Cassirer

Il nodo di partenza della rete fin qui elaborata è stato, mentre si procedeva in classe con il laboratorio storico, la rilevazione di un errore concettuale, registrato già da J Le Goff, nella identificazione (come unica realtà) tra la narrazione degli accadimenti passati e la dinamica dei processi vitali, che non faceva tenere conto dello scarto posizionale tra l'osservatore e l'osservato (come documento in Fatto tempo spazio del 1993). L'aver racchiuso, come ancora accade nei manuali scolastici, la disciplina storia al solo passato dell'uomo, con addirittura la distinzione tra storia e preistoria, rende lo studio del sapere fattuale fortemente circoscritto ad una visione limitata che difficilmente spiega le dinamiche vitali a campo allargato e le capacità organizzative della mente umana di rispondere alla vita, in ogni presente. Naturalmente come avviene nella realtà dei fatti il piano dell'indagine si è via, via allargato sino ad assumere la forma topologia a corpo unico di mente/campo che, oggi, si può scorgere nel complesso gioco delle visualizzazioni racchiuse in queste carte eco-biostoriche. Prodotte da continue riflessioni, esercitate sulle stesse argomentazioni, con una lente-sguardo, in grado di essere Osservatore dell'osservatore (Biostoria, 1998).

L'azione di lettura della realtà è ancorata al tempo presente, punto-nodo dell'appiglio storico, da cui con una molteplicità di operazioni cognitive, il soggetto-uomo fa emerge il significato intorno ai fatti (operazione di orlatura). Un'ape elabora i suoi significati con il suo linguaggio, che se letti con il linguaggio del lombrico, potrebbero apparire irrazionali, anche i significati dell'uomo sono irrazionali (privi di un senso-direzione) se letti con un occhio-lente errato, che non metta a fuoco nella giusta inquadratura l'osservato:

  • Molte incomprensioni nascono da una differente taratura delle lenti-linguaggi-sguardi, come sostenne E. Cassirer, l'uomo è un "animale simbolico" ma nell'elaborazione dei significati c'è una vasta gamma di eguaglianze/disuguaglianze informative. Un significato è connesso alla particolare coscienza-cassa di risonanza, e la risonanza evocativa è in relazione agli echi-memorie che il soggetto ha interiorizzato nel tempo. L'assenza di eco, rende nulla l'azione del ricordare, per cui è importantissima la capacità osservativa; una mente che sappia osservare, sarà più equipaggiata a saper trovare risposte storiche. Le risposte sono i punti-nodi fattuali che rendono il soggetto legato-cucito nella vita.
La capacità a costruire linguaggi-segni-significati ha una crescita di tipo esponenziale funzionale al saper diversificare le risposte fattuali. Il simbolo non è una semplice trovata matematica, ma la cerniera di tutta la costruzione della realtà, a 360°. In relazione all'elaborazione di simboli-versi significativi, prendono trama le evoluzioni di risposte storiche, le Società che hanno prodotto maggiori formule simboliche sono quelle che hanno un livello più evoluto non solo di conoscenze, ma anche di possibilità vitale:
  • Un ragazzo che viva isolato in una foresta ha maggiore possibilità a ricavare da essa il sostentamento, rispetto ad uno trasferitosi in essa da una metropoli super-tecnologica, essendo questo privo di una molteplicità di informazioni-echi-simboli per l'inquadratura della realtà Foresta; lo stesso vale se si ribalta la lettura, trasferendo il ragazzo della foresta nella metropoli. La capacità d'interazione con l'ambiente è ancorata alla capacità del cervello-mente a fare intercettazione di informazioni, poi depositate come echi nella memoria.

L'eco storico

La storia, come il campo della vita a 360°, è un tessuto informato permeabile, i fisici amano, oggi, definirlo come un brodo primordiale, ma di fatto anche questa è una lettura, forse più poetica di quella a materia-energia. L'essere la vita un uno/tutto informato, non definibile se non in riduzioni-parole-simboli, la rende una memoria cosmica in cui ogni fatto che in essa si attui, concretizzi, cioè prenda un habitat a spazio-tempo-nicchia si pone a eco vitale.

Il fatto è un evento che, lasciando un'impronta-segno del suo passaggio nella vita, si presta ad essere isolato, collocato, datato, ispezionato, relazionato, cioè letto da un osservatore a occhio disciplinare. Questo dà a quel quid di fatto-eco la veste di realtà storiografica a 360° (tutte le discipline), in relazione al campo-finestra-linguaggio d'osservazione.

Non esistono in natura i campi della fisica, quelli della matematica, quelli della biologia o della poesia, letture queste che fanno sorridere, ma è l'osservatore biostorico che dà al fatto ora la veste di forza o d'energia o di reazione inquadrandolo nel quaderno della biofisica; ora quella punto-linea-piano... inquadrandolo nei registri matematico-geometrici; ora quella parola-metafora, posizionandolo nel quadro-strofa del registro poetico-artistico; ora di evento-azione collocandolo nel tessuto storiografico (Fatto tempo spazio, 1993).

La scelta è una tendenza di lettura che rende il quid-fatto-eco vincolato all'interesse dell'occhio-lettore, che ponendosi a cantore della vita, imprime l'indirizzo-verso-codice di significato-valore.

Dalla lettura delle due mappe Eco presentate a margine (foto 1, 2), si può constatare come il piano della vita nel suo processo naturale, individuale a fatti-eventi-echi, sia una forma nuda dal significato; l'eco prende senso-indirizzo solo se captato da una mente-pensiero osservante (funzione di antenna) che si fa cassa di risonanza di tale informazione, ignuda, che assume habitat nella memoria soggettiva che poi lo trasforma in un quid noto, conosciuto.

L'osservatore eco-biostorico veste di realtà storiografica (narrabile) un quid  mediante il processo d'apprendimento, funzionale alla vita medesima dell'osservatore-uomo e non solo, essendo ogni realtà storica una costruzione a tempo 0, e quindi una risposta alla vita, se letta questa da una posizione a punto infinito (occhio di Dio).

La lettura è per l'uomo e non per la vita che segue le sue traiettorie indipendentemente dai gusti e dalle tendenze-mode dei molteplici occhi-lettori uomo, spesso afflitti dalle ansie di dominio nel volerla sottomettere in una dimensione a carta:
  • La lettura è una deformazione di realtà-vita, che ha in sé l'indirizzo-impronta cognitivo-emozionale della mente-pensiero osservante che per prima l'ha catalogate e illustrata. Le letture successive, saranno degli approfondimenti storiografi, con delle puntualizzazioni di sottigliezze cognitive.
Dalla relazione eco/osservatore nasce la ricostruzione storica che dà i luoghi della lettura. Confondere i luoghi di narrazione con i luoghi vitali è stato l'errore di metodo del paradigma moderno che ha letto come identità storica la carta e la vita naturalizzata in un'idea-simbolica. Fanno sorridere quegli studiosi che criticano le letture degli altri osservatori, definendole semplici ricostruzioni falsate di verità, attribuendo solo alle loro tessiture il valore di concreto verso della vita. Tali sguardi risentono della gabbia moderna, gerarchizzano e tendono ad affermare lo spazio del dominio della loro osservazione storiografica, poiché:
  • Ogni lettura ha in sé una menzogna, essendo una flessione di verità tarata allo sguardo-angolazione di chi la legge. Nella lettura l'osservatore gioca a costruire la realtà e la sua creatura-carta, è un semplice giocattolo storiografico, che per quanto possa essere bello, articolato, dimostrato, è una finzione scenica di realtà.
Anche le carte biostoriche sono una nota di finzione, una riduzione di lettura della vita nuda piegata all'ampiezza-competenza espositiva e immaginativa della sua autrice, Antonia. In tale consapevolezza del limite di ogni cognizione-conoscenza, si sfuma ogni velleità di dominio e lo sguardo lettore-osservatore si apre alla democrazia nelle costruzioni.

Nelle finestre dei siti-nicchie biostoriche, ad esempio, ricorre spesso la parola carte più che quella modelli o mappe, in quanto la bellezza di una carta, lo sa bene uno scolaro, è che può essere stracciata, senza rimpianto, non appena se ne rilevi il limite-errore; mentre un modello matematico o chimico o economico, condito con molta prosopopea, crea una forte resistenza di potere, nell'atto di essere accantonato, si pensi ai modelli finanziari da nobel che sono ancora idolatrati, nonostante le cicliche crisi a bolle, in tale opposizione al cambiamento d'indirizzo nelle letture, c'è tutta l'ampiezza del dominio esercitato da chi muove le dinamiche storiche con tali sguardi ristretti e funzionali alle loro sacche a privilegio



Il dominio cognitivo

La resistenza a mutare lo sguardo-mappa è la causa prima delle immissione di arretratezze cognitive e attuative politico-economico-socio-culturali nella compagine storica. Il dominio, se svincolato dal confine del limite di funzione, è nemico della Vita; chi esercita il potere assolutizzato in un modello a uni-carta di trama-lettura, non ha come approdo-fine implementare la vita, ma un tornaconto particolare e privatistico, nato da un semplice salto di leadership.

Si pensi a tutte le interpretazioni dei fatti storici, ogni indirizzo-verso tende ad un utile particolare, l'utile non sempre è mostrato in un gioco leale, spesso è impaginato in un contorno-cornice a propaganda che cela lo scopo-fine concreto dell'azione. Ogni azione-risposta tende ad un fine-approdo, campo del futuro, senza una proiezione che dilazioni nel tempo-spazio la scena storica, la scelta non nasce, infatti si parla di crisi della scelta che genera una forma di annichilimento della risposta-azione.


La capacità a scoprire le aree sommerse delle giustificazioni storiche crea la libertà di lettura dell'osservatore-emittente del messaggio medesimo. Si pensi all'epopea garibaldina che vesti di bellezza l'azione di furto esercitata a danno del Regno di Napoli, in quel momento storico governato da due fanciulli. Ancora oggi nei libri si parla del trionfo del principio di libertà, in tale fatti, mentre nella realtà concreta tale epopea segnò una vera forma di genocidio a danno delle popolazioni contadine del mezzogiorno d'Italia (legge Pica 1863).

In tale quadro storico i legislatori del nuovo regno unitario tolsero valore-dignità ad una fetta di popolazione e lessero la loro condizione esistenziale, fatta anche di povertà, una inutilità per l'interesse nazionale. Ecco come nasce la politica dello scarto-sociale che rende uomini-ombre. Ancora oggi a distanza di 150 anni, le mamme
campane, pugliesi, siciliane, calabresi assistono scorate alla partenza dei loro figli e sentono spezzarsi nei loro cuori i fili del futuro e cosa più grave è che tale ingiustizia storica, che mostra l'indifferenza degli amministratori locali e nazionale, sia veicolata dalla propaganda giornalistica, come la grande occasione, offerta ai giovani, per aprire le frontiere della logica-pensiero.

Chi viaggia, recita lo spot, apre le frontiere della mente!  Allora nasce spontanea la domanda:
  • Come mai i frati matematici del basso medioevo tracciarono le linee della futura rivoluzione scientifica, con relativa apertura logica a 360°, nel chiuso di una celletta di 2 m2, dei conventi?

Ecco come affiorano la distorsione comunicative di chi ha interesse a tenere basso il costo del mercato del lavoro e a proletarizzare le coscienze giovanili, per farne una facile preda a buon mercato, sfruttandone gli stati d'ansia. Ecco isolata la cecità etico-vitale dell'economia a occhio uni-lineare, a uni-verso di lettura.

L'occhio uni-lineare
non legge la vita come un Organismo Tutto coeso, eco-inter-dipendente, che se subisce una pressione su un punto-area x, automaticamente crea una perturbazione che nel tempo si diffonderà sulla superficie di tutto il sistema allargato, modificandone per sempre la forma. Sono gli effetti di ritorno che rendono democratica la vita, oggi la confluenza su uno spazio-territorio, ristretto, del peso-ricchezza-valore storico, sta rendendo incontrollata l'affluenza migratoria da fiume in piena, con un grave effetto di scompaginazione dei territori. Si parla infatti di tramonto dell'Unione Europea, nata vecchia prima di essere bambina.

La storia si è sempre ripresa le sue trame di verità, quando Roma imperiale fece ricettazione di monete con la politica della vendita delle cittadinanza, ebbe come effetto di ritorno che quei medesimi cittadini non latini la scomposero a regni barbarici, dividendosi l'immensa ricchezza accumulata. La coerenza della vita è tutta in una molteplicità di effetti di ritorno alle molteplici azioni e sono questi che riequilibrano i sistemi, riportando gli stati di giusto-bene. Svincolare le azioni e leggerle come una struttura di casi scollegati è un errore di lettura, nella vita non esiste il caso, il leggerlo è solo un limite cognitivo dell'osservatore.

Biostoria metodo nasce dall'idea di rendere ogni alunno-figlio, uomo o donna di domani, accorto nella lettura fattuale e libero nel saper esercitare la scelta di linea di futuro più consona al Bene storico. Non tutte le offerte del mercato-mondo, sono scelte funzionali alla bellezza dell'essere un Tutto uno nella Vita. Come esiste la vita, esiste la morte e vita/morte si pongono a 2 indirizzi opposti, nel verso di lettura e in quello di realtà. Saper scegliere la vita equivale al non voler scegliere la morte e viceversa. Molte letture tendono a svincolare l'azione dalla scelta del bene futuro, limitando la realtà al solo stato-oggi, ma sono tutte letture pilotate ad un utile, funzionali al consumismo spasmodico che imbavaglia la libertà di scelta:
  • La scelta è intrinseca nella condizione di vivente, anche se c'è la spinta economica ad automatizzare le risposte storiche, azzerando il tempo-vuoto da cui nasce lo spazio utile alla riflessione storica.
Ci sono degli studi-ricerche di marcheting, asservite alle multinazionali del gusto o della moda o della medicina che cercano di misurare come implementare  l'insorgere di bolle-echi nella memoria del consumatore con l'utilizzo di suoni, immagini, parole, colori per pilotare le insorgenza delle dipendenze dai bisogni costruiti.

L'idea è quella di fare del cervello uomo-soggettivo una scatola-tamburo di risonanza senza coscienza, una cassa-strumento in cui il soggetto storico entro cui è impiantato tale cervello-cassa, sia espropriato della sua dignità a percuoterla e a concertare il ritmo-melodia che innesca le scelte consapevoli:
  • Sono queste le nuove baronie, i nuovi signori che non ambiscono più creare le dipendenze dalle cose, ma al diretto possesso completo del cervello-pensiero, de-personalizzato dal suo uomo. Sono le nuove arpie storiche che voglio scompaginare gli afflati dei respiri-echi, dalle percussioni consapevoli delle scelte soggettive e trasformare i viventi in zombi storici.
Ci sono ricerche che studiano come si possano concatenare e standardizzare un suono con una immagine, un colore con un bisogno o come visualizzare un movimento per far rafforzare un'aspettativa o insorgere un'emozione. Pioniere di tali studi fu I Pavlov (1904) che distinse il riflesso condizionato da una scelta-cognizione (apprendimento), da quello non condizionato, automatico, come il girarsi al suono di un clacson mentre si attraversa la strada.

Molti studi di un marcheting spinto, senza un barlume di coscienza, stanno rovesciando i versi-indirizzi di tale studio, mirando a creare risposte automatiche condizionate, ma all'insaputa del medesimo soggetto; sono queste le pubblicità ingannevoli che fanno del messaggio uno specchietto per le allodole.

Molti studi abusano delle neuroscienze che stanno indagando sui percorsi neuronali, come i neuroni a specchio, funzionali alle insorgenze degli echi-immagini, oppure della psicologia comportamentale che ha isolato tre sfere orientative privilegiate nella facoltà ordinativa della realtà:
  • la vista, i visivi; il tatto, i cinestetici; l'udito,gli uditivi, tutto in rapporto all'organo di senso che si privilegia nella lettura della realtà.
Nascono così gli spot-immagini a multi senso con le forme ingrandite, ravvicinate, coloratissime di un sistema comunicativo sempre più ricercato e sfumato che per essere decodificato abbisogna di un occhio osservatore molto, molto erudito sulle tecniche e i metodi di organizzazioni logica a doppia lettura emittente/destinatario, a multi-strato di profondità del significato, a multi-fine. La verità che emerge, è una scienza-tecnologia de-personalizzanta, che toglie naturalezza soggettiva, per creare il prototipo-massa di uni-identità, asservita in un signoraggio senza volto, a sguardo mafioso. 






Il simbolo non è il rivestimento meramente accidentale del pensiero ma il suo organo necessario ed essenziale […]. L'atto della determinazione concettuale di un contenuto procede di pari passo con l'atto del suo fissarsi in qualche simbolo caratteristico " Ernst Cassirer

Il gioco delle dipendenze/indipendenze

L'organizzazione del Pensiero-mente è una dinamica a doppio indirizzo-verso di costruzione del significato storico, uno volto ad aprire le frontiere dei sensi uni-logici  (il poeta), l'altro a chiudere il significato-valore in un appreso-confine (lo scienziato) che lo pone a nodo-seme di un conosciuto che si presta ad essere trattato e proiettato in una possibile azione di risposta storica.

Ogni uomo è uno storico, in grado di saper valutare i tempi e le situazioni in cui attutare le chiusure/aperture degli indirizzi-versi delle sue costruzioni-risposte, in relazione ad una molteplicità di campi-finestre di letture che rendono il suo sguardo frattale: 

  • Ogni verso, imprime un valore (+ o -) alla costruzione di realtà con una impronta-deformazione topologica a doppio-verso, pensiero/habitat.
  • Ogni deformazione è una sfumatura di significato che allarga la chioma della consapevolezza di quell'uomo-osservatore nel saper organizzare le risposte fattuali.
L'uomo come soggetto, in carne e ossa, è impiantato, innestato nella Vita e questa lo apre alle letture di sé e del mondo, che trovano un'abitazione nella sua coscienza. Un uomo senza coscienza e senza storia è solo un uomo di carta, buono per i libri e per le teorie, ma non per camminare sui sentieri della vita. L'errore storico della modernità è nell'aver tolto valore alla vita incarnata, in un corpo-mente che respira e ama e soffre per poi amare ancora e soffrire ancora e poi di nuovo, in funzione di un ideale astratto di perfezione:
  • Si pensi all'ideologia ariana della razza pura e a quanto dolore essa abbia radicato nella storia; a quante vite spezzate che non hanno potuto far germogliare la loro impronta di futuro; oppure ai bigottismi religiosi che parlano di credente o fedele puro, imbrigliato in una miriade di gabbiette a precetti e precettini dalle logiche super-vincolate; oppure alle scuole di pensiero che si perdono nei cavilli di significati dei significati, assunti a regole del ben-osservare, ben-dire, del ben-essere, del ben-vero.
  • La vera purezza è sono una bellissima ibridazione, un incontro vitale che apre la coscienza concreta e singolare, innestata in una nicchia spazio-temporale, alla sintropia del Caos, come l'ordine delle diversità che in un equilibrio armonico, apprendono la bellezza dello stare insieme, in libertà!

Non esiste una conoscenza senza storia e una storia senza un'apertura a doppio indirizzo in cui l'osservatore possa assumere, momento, per momento; campo, per campo; incontro per incontro la sua posizione storica.

Ogni posizione apre ad una doppia possibilità d'assunzione del ruolo di vivente (foto), per cui egli può  o alzare lo sguardo verso l'utopia per ricercare lo svincolo per una traccia d'orizzonte nuovo o guardare l'habitat e il suo sé nell'habitat, per immergersi nei vincoli dei già-fatto, dei già-appreso, per cavare una risposta già collaudata e risultata buona.

Ogni verso è una possibilità di costruzione-partecipazione alla Vita, con la maiuscola, che come una corrente marina deforma/forma la sua spugna-mente, recettiva, ora in una brezze ora in una tempesta ora in uno stato di bonaccia ora in un vortice a mulinello.

La vita non è statica, ferma, immobile, fissa come una bella donna in una pagina di rivista, né come una foglia stilizzata in un libro ingiallito di una biblioteca polverosa; né tanto meno una formula concertata e imbellettata in una dimostrazione. La vita spiazza e rende sciocco ciò che è appreso, chiaro ciò che è oscuro, idiota ciò che è detto o fatto.

Solo in tale gioco ad ombre e luce, l'uomo storico in carne e ossa di uno spazio-tempo che è solo suo, può imparare ad essere vivo, amando d'essere nato.

Tutto il resto è solo un contorno del gioco vitale, come un'insalata di rucola e pomodorini all'aceto balsamico, in un bel piatto di gamberoni arrosto, o, se si preferisce, di una frittata di asparagi selvatici, colti in una macchia mediterranea in un tiepido pomeriggio di Aprile.

La società delle carte assunte a legge, sta piano, piano sottraendo all'uomo storico, spazi di sé e spazi di habitat e, per ricaduta, spazi d'infinito, per trasformarlo in un nevrotico, ansioso, spasmodico, uomo a tutto-tempo-spazio dipendente.



Acquaviva delle Fonti, 27 Ottobre 2015

Antonia Colamonico


© 2015 - Antonia Colamonico - Scienza & Metodo Biostoria (Biohistory of Knowledge) - Vietata la riproduzione.





lenti di lettura


Spunti di operatività per il viaggiatore:


1. isola le parole non note e fai una ricerca lessicale e storica a campi tematici.

2. Leggi il brano allegato, isola il punto di vista dell'autore e assumi una posizione personale, commentando il brano.


L'agente storico tra ricchezza e povertà di pensiero


In questa pagina tratta da Le posizioni di lettura nell’estensione a frattale della mente, si vuole aprire una finestra di riflessione sui rapporti di povertà/ricchezza non in relazione al mondo delle cose e del denaro, ma in relazione all'organizzazione del pensiero. Oggi la povertà è essenzialmente un fatto emozionale che nasce da un sistema mentale che ha smarrito il legame con una progettualità a lungo temine che fa assumere una posizione a occhio infinito in grado di leggere il legame: creatura-creazione-creatore.

“... Se si considera l’espansione della mente-pensiero un processo evolutivo che nasce da una reale e concreta azione nel campo storico, allora si può iniziare a comprendere come ogni passo nuovo delle società sia di fatto un mutamento mentale, una novità cognitiva del modo di organizzare le idee e le visioni della realtài.

Esiste tra habitat-cervello-visione un legame interattivo, inscindibile, per cui l’ambiente forgia il suo individuo storico e l’individuo plasma il suo ambiente vitale. Entrare in una simile architettura storica, implica l’accettazione che ogni civiltà ha sviluppato la sua mente per interagire nel suo spazio ed essere così protagonista della sua storia...

Il rapporto uomo-tempo è intrinseco alla dinamica dei sistemi socialiii. Ogni civiltà elabora il suo andamento storico per cui si osserverà, con una finestra a tutto campo, una molteplicità di velocità delle economie con ritmi discontinui che daranno il grado di malessere/benessere di ogni dato sistema. Le andature rendono le società difformi sotto i profili economico, politico, sociale, culturale che si prestano ad essere letti con specifiche lenti cognitive e con ogni lente-lettura si evincerà il grado (- o +) del valore del sistema.

Ogni ritmo crea la forma della sua nicchia umana di organizzazione mentale, l'uomo contadino, ad esempio, che si misurava con una ciclicità biennale se non triennale della produzione dei suoli, ebbe un rapporto differente con il tempo dall'uomo del nanosecondo. Egli poteva dare spazio, nel tempo morto dell'attività agricola, alla fantasia, alla fabulazione, alla capacità di immaginare mondi fantastici. Poteva spendere parte della sua eccedenza temporale nella costruzione dei rapporti di vicinato basati su una solidarietà spontanea di assistenza e soccorso della prole in caso di morte o malattia di un genitore; nella condivisione di alcune attività come il raccolto o la panificazione o il bucato. Tali facoltà immaginative e relazionali si traducevano in una maggiore ampiezza del significato esistenziale con una ricaduta sul piano civile:

  • Erano uomini che davano profondità oltre-terrena all'azione; essi credevano nel bisogno di rendere ogni risposta un valore stabile, per cui la tradizione come l'essere radicato nelle trame storiche era la salvaguardia dello stato sociale, quale bagaglio culturale degno di essere tramandato alle nuove generazioni. Così facendo essi superavano le strettoie contingenti del tempo presente, per aprirsi ad una visione universale.

Con la società industriale, come ben evidenziò E.J. Hobsbawmiii si attuò la prima grande accelerazione nel rapporto uomo-tempo, dato che il ciclo di fabbrica, con gli alti forni e i costi per tenerli accesi, impose il ritmo della macchina. L'aspetto produttivo a ciclo continuo avviò una rilettura sul tempo morto, che a partire dall'analisi di A. Smithiv sulla divisione del lavoro, fu inteso come tempo perso, annullando il valore della pausa di silenzio dall'azione. Lo svuotamento del significato del tempo dell'attesa del raccolto fece percepire la dimensione temporale come uno spazio orario giornaliero, in cui non aveva più senso pensare e cosa più grave fantasticare in termini stagionali, annuali. L'uomo-giorno aveva un'ampiezza organizzativa fatta a “segmento breve” e anche la sua immaginazione si era circoscritta a progetti e azioni a breve scadenza.

L'aver tolto spazio alla fantasia e alle relazioni sociali di vicinato, legando l'agente storicov alla semplice linearità della catena di montaggio, ha impoverito di fatto lo spazio elaborativo della coscienza e ha localizzato il significato esistenziale, posizionandolo nella sola prospettiva terrena, meglio nel luogo fabbrica e in tutto quanto le ruotasse intorno. Riducendo le coordinate spaziali a due assi evolutivi, da uno spazio tridimensionale topico-atopico-utopicovi ad uno bidimensionale, nell'elaborazione ideativa. L'aver eliminato il sogno utopico, con tutta la gamma delle visualizzazioni a respiro universale, ha reso fortemente vincolate le menti alla materialità del oggettivarsi dei fenomeni storici, dando spazio ad una logica del tutto e subito che ha ricevuto una nuova impennata d'accelerazione con il sistema informatico.

Un pensiero avvitato nell'ingranaggio macchina, come descritto in Tempi moderni di Charles Chaplin, ha fatto del meccanicismo lo scopo finale del processo storico. L'uomo macchina è diventato il prigioniero del suo stesso prodotto. Il consumatore di cose che in modo sempre più incalzante lo spingono ad aumentare da un lato l'impegno lavorativo, data la spinta tecnologia che impone sempre nuovi bisogni; dall'altro ad uno stato emozionale di precarietà con l'affermarsi di un cupo relativismo:

  • Se le dimensioni spazio-temporali della vita sono avvitate intorno all'io-società, come relazione individuo-campo, allora si perde l'occhio di lettura a campo infinito; in tale perdita si attua una involuzione della coscienza che non è più in grado di attuare progetti ad ampio respiro, ad ampia apertura logica. Non credendo più nell'infinito, l'uomo tecnologico e tecnocratico ha smarrito il senso stesso del suo essere nella storia. In tale smarrimento, la vita personale come la presenza in una data realtà, ha assunto un significato nevralgico, portando ad adottare tutta una serie di misure per rendere più a lungo possibile la permanenza.

  • Se l'uomo agricolo dava un valore relativo al suo esserci nel mondo, che era letto come una fase intermedia del processo genitoriale in relazione all'idea di famiglia e di stirpe; l'uomo tecnologico assolutizzando, vede se stesso come il punto di partenza-fine della sua azione. Di qui il senso di solitudine e alienazione, come effetto della perdita della relazione creatura-creato-creatore; in tal senso si può pirandellianamente parlare di un io frantumato.

Come una società non è espressione della sola dimensione economica, così l'uomo non è semplice elaborazione di sé. L'aver imposto nella costruzione della coscienza un un forte vincolo economico ha fatto del denaro e dello spazio intorno a cui ruota lo scambio commerciale, il nodo nevralgico del giudizio di valore storico, agendo da perturbatore antropologico, come ben sottolinea nella prefazione del saggio Il denaro in testavii,Vittorino Andreoli, “La società del denaro non coglie la bellezza del mondo e neanche il suo affanno, riduce l’uomo a un salvadanaio che si può rompere troppo facilmente, lasciando solo dei cocci. L’uomo non merita di diventare un contenitore di monete”.

La produzione industriale con i suoi rapporti di ricchezza/povertà ha dato il senso-indirizzo all'azione di risposta storica e l'uomo depauperato della sua complessità ideativa è divenuto un agente più o meno valido in funzione dal più o meno possesso di moneta, indicatore questo che fa definire i gradi di supremazia e di dipendenza tra le società e gli stessi individui...” da: http://biostoria.blogspot.it/2011/01/lagente-storico-tra-ricchezza-e-poverta.html

Pagine secondarie (1): Le traslazioni storiche
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