El viejo celoso, copertina di Salgadocki - immagine tratta da commons.wikimedia.org
Il direttore non si arrabbierà se osiamo applicare il suo principio di “teologia spirituale” – assai singolare, sia consentito dirlo – per cui si dovrebbe amare chi ama un altro da noi e si verrebbe corrisposti proprio perché si accetta di amare così (in modo dunque molto diverso dalla tradizionale “corrispondenza”) all’attuale assetto di governo.
Lega e Movimento 5 Stelle, né dapprima innamorati, né tanto meno fidanzati, non hanno celebrato alcun matrimonio suggellando un amore in effetti inesistente, ma hanno stipulato un contratto, il contratto di governo.
E Forza Italia, il vero amante, ha accettato che la Lega amasse un altro, facendo venire meno l’alleanza di governo presentata come futuro per l’Italia agli elettori.
Con un’enorme particolarità, tuttavia, che in fondo contraddice completamente quanto appena affermato: non si tratta di amore, cari miei (ammesso e non concesso che i matrimoni avvengano sempre per amore), è un contratto. Lo sostengono gli stessi stipulanti.
Dunque, una somma di interessi? Un accordo per disciplinare fini comuni? Pare proprio di sì.
Ed i contratti di solito concludono una trattativa, molto simile di suo ad una vertenza, oppure risolvono un contenzioso, come accade con le transazioni, che sono appunto contratti.
Al sillogismo spirituale del nostro direttore fa dunque eccezione il caso in cui un apparente amore, benché non corrisposto, sia in realtà qualcosa di molto diverso, un “accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”, come si esprime testualmente l’art. 1321 del codice civile.
In questo caso salta ogni possibile architettura amorosa, anche derivante da una teoria magari piuttosto sofisticata. E ci si ritrova con un documento in mano e due firme. Patrimonialità che va a cozzare violentemente contro patti nuziali? Forse le cose stanno ancora peggio.
Gli accordi, i contratti, evitano le guerre. Placano gli animi, acquietano i conflitti. Forse non li dissolvono per sempre, ma di certo li allontanano.
Il contratto compone due, o più, istanze, le contempera, le disciplina: io farò così, tu colì, tu hai questi diritti, io questi altri.
No war. Anzi, come raffigura la copertina del nostro numero odierno, “War over”.
Il contratto, magari proprio quello “con causa sessuale” – come si esprime la giurista Laura Vasselli nel suo Accordi di famiglia. Matrimonio, unione civile, convivenza, Giappichelli Editore, 2018 – assesta reciproche esigenze, naturali, più-che-naturali, fors’anche spirituali, ma insomma rende accettabile, finalmente sostenibile, non più cieco e distruttivo, il terribile Amore.
War over.
Proviamo a guardare la recentissima cronaca vaticana.
Mons. Carlo Maria Viganò (ce n’erano ben altri di Carlo Maria nella storia contemporanea della Chiesa italiana, giusto?) ha rinfacciato al papa l’assenza di replica alla sua denuncia di qualche settimana fa. Si veda https://www.lastampa.it/2018/09/27/vaticaninsider/torna-vigan-e-si-paragona-a-un-eroe-santo-in-lotta-contro-il-demonio-CL7KddCfwn7P1XCCaB9BbN/pagina.html
Che cosa afferma l’ex nunzio apostolico?
Beh, che, alla fin fine, era pur degno il suo “j’accuse” di almeno un cenno pontificio di risposta!
Sì, il papa dimette dallo stato clericale il reverendo Karadima ,(https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/05/22/0380/00826.html#ITA), ma arriva tardi, troppo tardi. Reazioni sempre a scoppio ritardato.
Così si sente sospirare in giro.
E il papa, soltanto ieri, invita a pregare ogni giorno il Rosario.
Ora, a me, che cattolico non sono, salta all’occhio l’applicazione di logiche strettamente giuridiche all’ufficio petrino – come ho imparato che bisogna esprimersi –, cosa che mi fa abbastanza specie.
Spiego con altre parole.
Che cosa vogliono i cattolici dal Papa? È un bel mistero.
Si becca gli odi a destra e il dito puntato a sinistra.
Ma lui prega.
Cioè, secondo me – che cattolico non sono -, disarticola i piani della logica contrattuale.
Ci si deve comportare in un certo modo perché c’è la legge, penale o civile che sia, o perché c’è la coscienza?
Diciamo che lo si deve fare perché c’è la legge. Il contratto. In agguato allora compare l’infrazione, perché un contratto può essere violato, altroché se può essere violato.
Pacta sunt servanda, ma finché conviene, poi si accetteranno le conseguenze della loro violazione.
I crimini dei pedofili sono crimini, penalmente rilevanti. Vanno puniti, repressi, stanati, giudicati.
Ma questo basta a estirpare il male?
Perché il criminale si è comportato in quel modo nefasto e orripilante? La domanda è troppo complessa e nessuno risponde.
Le vittime dei pedofili, oltre alle denunce, troppo spesso inascoltate, hanno qualcos’altro da dire? La domanda è troppo complessa e nessuno risponde.
Quasi quasi, dunque, Viganò ha ragione. Basterebbe che il papa rispondesse, invece di invitare a pregare.
Leggo da un articolo di Pier Paolo Pasolini del 1962: «Mi offendeva il fatto di veder ribaditi, da quella persona che mi era parsa rispettabile, tutti i luoghi comuni che persone indegne di ogni rispetto hanno accumulato su di me, per farne quella maschera da Nuovo Teatro dell’Arte che dicevo: le «esperienze violente», la «poesia maudite», l’abilità affaristica, la gratuità dell’uso del dialetto e del gergo. Giudizi da provinciale e da ignorante, che, quasi per inerzia, la mia amica di un giorno ha ripetuto con l’ebbrezza che dà l’ammiccamento attraverso il luogo comune con dei sordidi complici.
Ecco un’operazione fascista: ma fascista nel fondo, nei ripostigli più segreti dell’anima. L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi altrettanto crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.» (da P. P. Pasolini, Il fascismo degli antifascisti, Garzanti 2018, pp. 16-17).
“Codificazione del fondo brutalmente egoista di una società”: potrebbe essere, anche se il sogno di benessere del 1962 non è più quello del 2018, una variante del contrattualismo che impone “war over” all’egoismo.
Cioè al male, vediamo di capirci bene. E dunque si rivela ottimo antidoto.
Ma è sufficiente?
Nella sua commedia Il vecchio geloso Cervantes se la ride di come l’anziano marito venga buggerato da piani e strategie ordite dalla vicina a beneficio della giovane ardentissima moglie purtroppo insoddisfatta a causa del vecchiaccio.
Il contratto viene infranto? Sì e no.
“Chi mi garantisce che non lo si saprà?”, domanda Lorenza.
“Chi? La buona diligenza, la sagacia, la furberia; e soprattutto il coraggio, e i miei piani”, risponde Ortigosa.
La verità è salva o è compromessa per sempre?
Bel guazzabuglio. La verità vuole anche Viganò.
Ma forse esiste un fascismo della verità.
E allora preferisco di molto il papa e le sue preghiere.
Ognuno ha le sue verità.
Daniele Cortis