Thomas Eakins, Miss Amelia Van Buren, 1891
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La città del Direttore – ora in trimestre sabbatico, ciao Stefano! – è un posto tutto strano e particolare.
Unico.
Quando sei lì, non sai più chi sei.
Lo ha detto uno dei padri del pensiero debole, Pier Aldo Rovatti – che lì vive -.
Ed è capitato anche a me in questi giorni di visite e contatti triestini.
Dislocati.
Out.
O meglio, borderline.
Follia, cura, Basaglia.
Poesia e letteratura.
Svevo, Joyce, Saba.
Ma poi, anzi prima di tutto, forse addirittura soprattutto, politica.
Andate a vedere la mostra su Massimiliano e Manet al Castello di Miramare, merita.
18 gennaio 1868: arriva nel Golfo del secondo porto dell’Impero austroungarico la salma dello sfortunato fucilato Arciduca già Imperatore del Messico e fratello di Francesco Giuseppe.
Il Messico?
Che ha da spartire il Messico con i giardini del Parco di Miramare, che – devo dire – hanno ripreso eleganza e bellezza?
L’Ottocento è una cosa complicata. A Trieste diventa complicatissima.
L’Ottocento a Trieste non è mai passato. Ed è diventato blocco unico con il Novecento.
Il tempo della borghesia. Della grande, ma anche piccola, borghesia.
Claudio Lolli ha messo in musica e canto i cascami, tra le nostre interiora poco commestibili – nessuna pajata possibile –, di ciò che quella borghesia produsse. Nel bene e nel male. Molto nel male.
Sodaro che si diletta di queste corbellerie – non infuriarti, Direttore! - mi spiegava che qui fu fondata una delle due Congregazioni monastiche di Cattolici Armeni.
Armeni? A Trieste?
Altroché, con tanto di pasticceria – al tempo - in una delle arterie cittadine, in pieno centro.
Di tutto a Trieste.
Come un po’ sognava e un po’ vaneggiava, forse sproloquiava, l’altro cantante, Rino Gaetano, non triestino: “Tutti nel letto di Lucia.” (https://youtu.be/vNnAJLVdkP8)
E impazzivamo tutti. Tutti no, sarebbe eccessivo. Diciamo tanti.
E infatti, tu guarda, Giuseppe Conte l’altro ieri proprio a Trieste.
Perché poi – tira e molla, gira e rigira – questa città ha poco di provincia italiana e molto di incrocio autostradale mitteleuropeo.
Lampioni arcuati sulle rive del lungomare. Palazzi severi.
Ordine e disciplina. Apparenti. Come è della follia.
Dunque, il Presidente del Consiglio dei Ministri. Quasi ci vado a sbattere contro.
Ma quali ministri?
Se ne sente nominare e se ne vede sempre uno e uno solo.
Anche Di Maio è ministro? E di che? Ah, del lavoro. Scusate. Me ne sono accorto solo da poco. L’Ilva. Ha fatto cambiare lui idea a Mittal? O allo Stato cattivone? Fateci capire dai.
Roma-Trieste? Va bene, Roma-Trieste.
Per quanto mi riguarda, Milano-Trieste, ma ok.
Dalla slogatura di quella medesima – un poco decrepita però ormai – borghesia del blocco unico, che tanta apparenza d’ordine e disciplina testimonia in quel di Trieste, esce anche la sentenza della Corte d’Appello su Mafia Capitale, pervicacemente inseguita da quel Dott. Pignatone, Procuratore della Repubblica di Roma, oggetto di beffarde critiche giornalistiche quando archiviò presunti fatti di insider trading che avrebbero coinvolto Renzi e De Benedetti.
Perché la colpa di tutto, anche del trattenimento a bordo della nave Diciotti se non si fosse capito, è tutta e solo di Renzi e del PD. Chiaro no?
Ma andiamo avanti.
O indietro.
Roma-Trieste.
Erano in migliaia ad applaudire l’annuncio delle leggi razziali nel 1938.
Ma la scia chimica, blocco unico versione 2018, dell’amatissima decrepita nostra borghesia tuona che, in fondo, è tutta colpa del PD.
Ecco, sentitelo Mussolini, da Roma veniente, che annuncia dal balcone di Piazza Unità d’Italia, a Trieste per appunto, la promulgazione di leggi vergognose.
E il Comune non vuole però che ci siano manifesti di rimembranza troppo espliciti al riguardo.
Cose incredibili, da non credersi, ma è Trieste, signore e signori.
18 settembre 1938. Sempre un giorno 18.
E siamo nel 2018.
Voi dove siete Maestri di stile e di pensiero? Dormite? Perché non una parola turpiloquente a favore dei rinserrati sulla nave Diciotti? Non vi veniva congeniale?
La magnifica alternativa costituita dall’attuale Governo oggi trionfante (tutta colpa del PD, ribadiamolo, tutti nel letto di Lucia) vi paralizza la mano e non potete usar la penna o digitar la tastiera?
Le conoscete sì le parole del vergognoso trionfo legislativo razzista e fascista (se si può ancora dire) del 1938? Eccovene una sintesi.
Leggetela però, abbiatene il coraggio, non fate gli sbruffoni, ammiratori espliciti dei conti che non si fanno pagare il taxi per andare al Quirinale e dei salvatori piccolini di noantri: «Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale (…) Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso, come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno.»
Mussolini questo. Fa impressione? Spalle alzate? È il blocco unico del tempo che fu o del tempo che è?
E adesso, maestri?
Come poetava quello lì? “Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti”. Poveretto. È finito male, malissimo.
Tutti nel letto di Lucia.
In questi anni di conoscenza con Stefano (Sodaro), mi ha molto inquietato il suo rimescolamento, un po’ pazzesco e un po’ troppo azzardato – glielo dico sempre -, di amore ed amicizia: una minestra che rischia di essere o troppo dolce o troppo salata. Sostiene anche altre teorie – o pratiche, non si sa bene, meglio non saperlo – che possono lasciare perplessi. Lo so, glielo dico, mi fa anche paura. Datti una calmata.
Invece no.
Perché all’invito di Rino Gaetano si può rispondere in modi variegati: “tutto in vacca”, con rispetto parlando. “Siamo tutti uguali”, evviva l’Uomo Comune. “Siamo tutti bravi e buoni”.
Oppure siamo tutti in discussione.
Siamo tutti che amiamo male, urca che roba. Amare male.
Poi c’è il Vaticano. Che a Trieste si sente meno. Ma c’è.
Con tutte le sue cose cosette cosone di Viganò e amici.
Artiglieria, bombarde e cannoni proprio de sexto con nessi e annessi. Sodaro ci hai preso, il sesso comanda tutto. L’amore non saprei.
Puristi contro il Papa. Che dunque sarebbe incline a lasciare in pace una Curia lasciva? Questa la tesi dei nostri guerrieri?
Eh ma questa volta “nostri” non è mica ironico.
Eccolo il Vaticano forgiato nei secoli dal medesimo blocco unico di borghesia otto-novecentesca. Contrazione otto-novecentesco di venti secoli.
Quel coacervo di doppiezza comportamentale, del “Va tutto bene madama la marchesa”, che il terzo nostro musicista - Paul Misraki, nato ad Istanbul, ma “Misrachi” è cognome ben presente a Trieste – ha fatto diventare tratteggio di un intero stile di vita e che le folle osannanti per le leggi fasciste considera(va)no rifugio di salvezza: che non ci becchino mai occhi indiscreti a combinare il contrario esatto dei nostri ammaestramenti pseudo-morali elargiti a destra e a manca – più a manca in realtà -, giacché pure il razzismo antisemita era una morale, eccome. Paurosa. Orrenda. Ma una morale precisa.
Tutti nel letto di Lucia.
Solo ecclesiastici corrotti? Non ne sarei mica tanto sicuro.
A Trieste non sai più chi sei.
Parola di milanese.
Luigi Murica