Sommario
Sommario
Ricordando Enrico Zuddas: la Resistenza attraverso gli occhi di una figlia, di Lorenzo Martinelli - III A
Un consiglio per l'8 marzo-Donne di straordinaria normalità, di Giulia Carta, Elisabetta Corrias, Tommaso De Angelis, Lorenzo Secchi - III B
Incontro con gli esperti: la corsa contro la fame, di Pietro Aresu e Gabriele Limbardi - I C e Francesco Cambuli - I E
Il Teatro a scuola: "Selfie, la legge del più scemo", di Elena Lecis - II A e Matilde Frau - II D
Sport e Salute Sardegna e Fondazione Pietro Mennea presentano il documentario "Mennea segreto", di Federico Elia - II F
Laboratorio sulla gestione delle emozioni: l'esperienza della 1A, di Emma Atzei, Vittoria Luna Pisano e Virginia Valdés - I A
Laboratorio di Chimica: come rilevare la presenza di amido negli alimenti, di Martina Spiga - II B
La Fluorsid - un viaggio nel settore chimico, Vittoria Cadeddu e Lavinia Marini - I C e Princess Aurora Cruzat - I D
Tra Orti e Giardini, di Camilla Medici e Sofia Trogu - I F
Visita al Teatro Lirico di Cagliari, di Irene De Angelis - III A
Visita al Museo Archeologico di Cagliari, di Elena Lecis e Patrick Diry - II A
Clean up the Med: le classi 2E e 3C collaborano con Legambiente per tutelare l'ambiente, di Stella Scotto - III C
La classe terza F in visita alla diga di Genna Is Abis, di Giulia Cuboni e Arianna Ibba - III F
Escursione sul colle di Sant'Elia, Sarah Agus, Leonardo Cauli, Alessandro Serra, Elisabetta Spano - III B
I Giochi Matematici, di Filippo Fraschini, Camilla Medici, Francesco Quattrone e Sofia Trogu - I F
Giocomix, di Sofia Carboni e Chanel Huang - II F
Agenda 2030 - Obiettivo 7, di Irene De Angelis - III A
Consigli di lettura: la saga di "Petrademone" di Manlio Castagna, di Eleonora Pilu - I D
Il Cactus Edu Film Festival, a cura della II F
Consigli di visione: "Train de vie - Un treno per vivere", di Giulia Ferrero e Vittoria Venuti - III E
Consigli di visione: "Jimmy Grimble", di Camilla Medici e Sofia Trogu - I F
One Pager - Tutto in una pagina, di Daniele Farci e Sofia Masala - III F e Anna Porcu - II F
English Corner - One Pager, The Inbestigators, by Viola Morittu - I E
English Corner - Crossword - We love animals, by I E
English Corner - We love music crossword solution, by I E
L'hockey subacqueo, di Pietro Aresu e Francesco Pala - I C
Il nuoto: uno sport dalle origini antiche, di Patrick Diry e Elena Lecis - II A
L'atletica leggera, di Lorenzo Martinelli e Niccolò Mascia - III A e Eleonora Pilu - I C
Le nostre attività sportive
Ricordando Enrico Zuddas: la Resistenza attraverso gli occhi di una figlia
di Lorenzo Martinelli - III A
Il 24 aprile noi ragazzi delle classi terze abbiamo incontrato la signora Rosella Zuddas, figlia del carabiniere Enrico Zuddas che ha dato la vita per salvare alcuni ufficiali della resistenza partigiana.
L’incontro è avvenuto in aula magna e la signora, dopo averci salutati, ci ha spiegato chi è stato suo padre raccontandoci la sua storia.
Enrico Zuddas nacque a Dolianova nel 1911 e, compiuti 19 anni, si arruolò volontariamente nell'arma dei carabinieri per diventare corazziere (carabiniere a cavallo). La signora ci ha raccontato che suo padre aveva una vera e propria passione per i cavalli, pertanto non avrebbe potuto scegliere professione più amata. Che fosse un uomo coraggioso si colse fin da quando aveva solo vent’anni quando ottenne la medaglia di bronzo al valor militare per essere intervenuto contro un folle che stava provando ad uccidere tutta la sua famiglia. In giovane età conobbe una ragazza toscana, Emma, e i due si innamorarono. Si sposarono quando Enrico aveva 28 anni, si trasferirono a Roma ed ebbero due figli, Antonio e Rosella.
Durante la seconda guerra mondiale, all'atto dell'armistizio di Cassibile reso pubblico l’8 settembre del 1943, entrò nel Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri, dove si impegnò subito in azioni particolarmente rischiose contro le SS tedesche di Hitler. La signora Rosella racconta che in quel periodo suo padre trovò impiego nella fabbrica di pneumatici Pirelli dove, durante la notte, gli pneumatici che sarebbero andati ai tedeschi venivano danneggiati. Fu in quel periodo che iniziò ad accusare dei disturbi respiratori.
Il 29 maggio 1944, in Piazza della Libertà pochi giorni prima della liberazione di Roma lui, insieme a dei carabinieri di Villanova di Monteleone, scortava il capo del Fronte della resistenza, quando arrivò un camion con all’interno un reggimento di fanteria tedesco.
Enrico Zuddas, appena le truppe tedesche scesero dal camion, sparò per proteggere i suoi compagni. Nel bel mezzo della sparatoria uccise due soldati ma rimase gravemente ferito, colpito da un proiettile nella spina dorsale, però riuscì a mettere in salvo gli ufficiali della resistenza che intanto erano scappati.
Trasportato all'ospedale Santo Spirito di Roma, nonostante le cure ricevute, il brigadiere morì il 9 giugno. La signora Rosella ci ha raccontato che la sua giovanissima mamma andava a trovarlo in ospedale fingendo di essere lì per il vicino di letto del marito. Se avessero capito che si trattava della moglie del loro ostaggio, la signora sarebbe stata in serio pericolo.
Dopo la morte del brigadiere Zuddas la signora scelse di essere trasferita in Sardegna, a Dolianova, dove i fratelli del marito le diedero una mano a ricostruire la sua vita e dove la raggiunsero dalla Toscana sua madre e le sue sorelle.
Per il suo generoso atto di coraggio, Enrico Zuddas è stato premiato con la medaglia d’oro che la signora ci ha mostrato in copia, oltre a degli articoli di giornale scritti per lui, per ricordare il suo coraggio. A suo padre è anche intitolata la scuola di Dolianova, quella dei carabinieri di Cagliari e una via nella capitale.
L'incontro con la signora è stato divertente nonostante la storia triste, perché lei la raccontava con un tono scherzoso e amichevole felice di portare a tutti noi un messaggio di pace e di amore per la libertà. In conclusione è stato un bell'incontro che ci ha intrattenuto facendoci divertire.
Un Consiglio per l'8 marzo- Donne di straordinaria normalità
di Giulia Carta, Elisabetta Corrias, Tommaso De Angelis, Lorenzo Secchi - III B
L’ 8 Marzo 2025 la Terza B, insieme ad altre scuole di Cagliari, è stata invitata al Palazzo Regionale per partecipare a una giornata dedicata alle donne intitolata «Donne di straordinaria normalità». La giornata è iniziata con il discorso del consigliere regionale Giampietro Comandini che ha ringraziato l’associazione “Medici Senza Frontiere” mostrando un breve video. Successivamente è intervenuta un’operatrice umanitaria, che ha esposto il suo pensiero su questa giornata e sul suo lavoro. È stato, poi, il turno di varie consigliere regionali che hanno enfatizzato il ruolo della donna nella società, citando vari testi di donne importanti e mandando rilevanti messaggi ai giovani.
Alla giornata sono stati invitati alcuni dei tanti centenari sardi, come simbolo di longevità, insieme al fotografo Pierino Vargiu, che li ha spesso immortalati e che ha raccontato molte delle loro esperienze attraverso i suoi scatti fotografici.
Sono state invitate anche le campionesse olimpioniche Alessia Orro e Marta Maggetti, che hanno evidenziato la forza straordinaria delle donne sarde e del loro ruolo nello sport.
La celebrazione si è chiusa con l’esibizione della violinista Anna Tifu e con un discorso della Presidente della Regione Alessandra Todde, la quale si è dichiarata felice di ricoprire il suo ruolo anche per far fronte ai bisogni delle donne sarde, con l’obiettivo di ricavare per loro un posto nella società.
Le impressioni degli alunni sono state molto positive e, soprattutto, essi sono stati molto grati di aver potuto partecipare ad un’esperienza così unica e indimenticabile.
Incontro con gli esperti: la corsa contro la fame
di Pietro Aresu e Gabriele Limbardi - I C e Francesco Cambuli - I E
La Corsa contro la Fame è un progetto completamente gratuito aperto a scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, promosso da Azione Contro la Fame, un’organizzazione umanitaria internazionale che opera da oltre 40 anni nella cooperazione.
Ogni anno trattiamo nelle classi il tema della Fame, andando a scoprire le sue cause e le sue conseguenze attraverso l’approfondimento di una nazione del mondo: nel corso di quest’anno scolastico l’esperto, Gaspare Messana, ci ha raccontato della Costa d’Avorio.
Il progetto lega sport e solidarietà ha l’obiettivo di responsabilizzare gli studenti arricchendo le loro competenze legate all’Educazione civica. La Corsa contro la Fame coinvolge gli studenti rendendoli parte attiva del processo di apprendimento, con un modello di responsabilizzazione innovativo.
Ogni istituto, in seguito all’iscrizione, riceve gratuitamente tutti i materiali necessari per organizzare il progetto: un passaporto solidale, un pettorale per la corsa, una busta per la raccolta dei fondi per ogni studente e studentessa, dei poster, adesivi, nastri e striscioni… Partecipando noi possiamo aiutare i bambini che sono in difficoltà nella Costa d’Avorio, infatti, una volta trovati degli sponsor tra parenti e amici, guadagneremo una piccola cifra per ogni giro: più giri faremo e più sponsor troveremo, più avremo la possibilità di guadagnare dei soldi da donare per questa buona causa attraverso l’associazione.
di Elena Lecis - II A e Matilde Frau - II D
Il 27 e il 28 marzo tutte le seconde hanno partecipato allo spettacolo “Selfie. La legge del più scemo”, organizzato dalla prof.ssa Scanu, referente dell’Istituto per la lotta e la prevenzione al bullismo e al cyberbullismo e messo in scena dalla compagnia ASMED – Balletto di Sardegna / Nymphaea Rubra per la regia di Senio Dattena.
Lo spettacolo parlava di una ragazza, di nome Alice, che a 15 anni era vittima di bullismo. Iniziò tutto quando, il giorno dei suoi 15 anni, uscì con un ragazzo che le piaceva e si baciarono, ma, dal momento che lui voleva spingersi oltre, Alice scappò e lui le disse che gliene avrebbe fatto pentire. Il giorno dopo, a scuola, la sua migliore amica le disse che era una poco di buono e che non avrebbe dovuto fare sesso con il ragazzo con cui era uscita; nonostante Alice le assicurasse che non era vero, la sua migliore amica credeva solo alle voci che erano state messe in giro. Continuarono a prenderla in giro in modo sempre più pesante e anche la sua migliore amica le disse che le faceva schifo, perché qualcuno (che poi si è scoperto essere la sua migliore amica) l’aveva ripresa in bagno seduta sul water. Alice si vergognava di parlarne con suo padre ma stava sempre peggio, quindi smise di andare a scuola per un certo periodo, finché non trovò un rimedio su Internet.
Andò a scuola con un nastro blu che avvolgeva una lettera, guardò i suoi compagni e, dopo averli salutati con la mano, si buttò sulla strada mentre passava una macchina.
Nello spettacolo raccontava che da lassù vedeva le ambulanze che andavano a prenderla, ma ormai era troppo tardi.
Dopo lo spettacolo c’è stato un dibattito tra gli attori e i ragazzi delle altre seconde, nel corso del quale abbiamo fatto varie domande agli attori, sia sulla storia (in particolare se la storia fosse vera) sia sulla loro recitazione.
di Federico Elia - II F
Il 21 marzo, presso l’aula magna della scuola, abbiamo partecipato ad un incontro e alla proiezione di un documentario dedicato alla figura di un grande atleta, Pietro Mennea.
Durante l’incontro, che grazie all’impegno e alla passione della prof.ssa Comella è stato riuscitissimo, abbiamo potuto parlare in presenza con il magistrato Paolo De Angelis, il Coordinatore Regionale Sport e Salute Stefano Esu, il maestro di sport Gianfranco Dotta e Angelo Cherchi, scrittore e velocista ai tempi di Mennea.
L’incontro si è svolto in collegamento online con Manuela Olivieri Mennea, moglie di Pietro Mennea e presidente della fondazione Fondazione Mennea Onlus a lui dedicata, e Andrea Falcone, delegato della fondazione per la Campania.
Ci è stata anche mostrata un'intervista a Pietro e alle persone a lui vicine, in cui veniva mostrato un personaggio dalle molte sfaccettature: un Pietro dedito alla vita sportiva, un Pietro che aveva altre passioni oltre la corsa, un Pietro che aveva una moglie e degli amici.
Le persone venivano intervistate anche per sapere com’era Pietro durante gli allenamenti e a casa, come veniva visto dalle persone.
Nell’intervista abbiamo anche scoperto che negli ultimi anni della sua vita Mennea aveva fatto molti incontri nelle scuole per sensibilizzare sull’importanza del non doparsi e della sportività.
Pietro Mennea fin da bambino amava correre perché lo faceva sentire libero, come se stesse correndo nel cielo, sopra le nuvole.
Purtroppo la sua famiglia era abbastanza povera e non si poteva permettere né di mandarlo in una società né di comprargli delle scarpe da corsa, e quindi correva solo quando doveva consegnare i vestiti prodotti dai suoi genitori.
Un giorno Pietro entrò in un campo di atletica e, visto che diceva di essere veloce, venne sfidato da un ragazzo in una gara di corsa. Durante la gara, che Pietro vinse, gli allenatori si resero conto della sua velocità e decisero di proporre alla madre di mandarlo nella loro società. Lei inizialmente rifiutò, sia perché non poteva pagare per le lezioni, sia perché desiderava che il figlio si concentrasse sulla scuola. Successivamente ci ripensò e, visto che gli allenatori le avevano proposto di far andare Pietro gratuitamente, gli permise di andarci.
Pietro crebbe e lui e la squadra vennero portati in una gara di staffetta in cui un allenatore avrebbe potuto selezionarli per una società sportiva molto prestigiosa. Durante la gara la squadra di Pietro era in svantaggio ma, grazie ad un suo sprint finale, vinse e Pietro viene selezionato. Nella società si allenò molto duramente, perché chi avrebbe garantito le migliori prestazioni sarebbe potuto andare alle Olimpiadi. Durante le vacanze di Natale lo fecero rimanere nella società, per cui si allenò ancora di più e poi il suo allenatore lo selezionò per andare alle Olimpiadi. Prima delle Olimpiadi Mennea aveva già iniziato a farsi conoscere grazie ad una medaglia di bronzo vinto in una gara europea con cui si aggiudicò il soprannome di “freccia del sud”.
Durante le Olimpiadi, però, arrivò settimo: la gente era delusa da lui e la stampa descrisse la sua posizione come una grande sconfitta.
Ma Pietro non si perse d’animo e continuò ad allenarsi con il suo allenatore, anche dopo che quest'ultimo venne espulso dalla società. Grazie al suo impegno riuscì a vincere e battere il record mondiale in una gara in Messico.
Nel frattempo Mennea stava frequentando l'università per laurearsi, come la madre voleva facesse. Lì incontrò una ragazza e, con la scusa di doverle restituire un libro, riuscì ad incontrarla al parco, dove si fidanzarono.
Mentre si avvicinava la sua seconda e ultima Olimpiade, a causa di alcune guerre c’era il rischio che venissero annullate le gare e Pietro per la tensione litigò prima con la sua ragazza e poi con il suo allenatore. Durante le Olimpiadi, nella prima gara arrivò sesto e subito si rattristò, pensando di non partecipare alla seconda fase. Fortunatamente il giorno prima della gara ebbe la possibilità di chiarire con tutte le persone con cui aveva litigato e, dopo essersi tolto questo peso, vinse il tanto atteso oro.
di Emma Atzei, Vittoria Luna Pisano e Virginia Valdés - I A
La I A sta affrontando un laboratorio per la gestione dei conflitti, che è iniziato a marzo e si concluderà a maggio.
È tenuto da due esperte che vengono una volta ogni due settimane e che ci fanno parlare dei nostri disagi e affrontarli. Per adesso si sono svolti tre incontri.
La prima volta ci hanno fatto presentare con una parola e un'emozione (all’inizio di ogni incontro ci salutiamo così), spiegandoci poi cosa sono i conflitti attraverso il disegno di un iceberg e spiegandoci che, durante un conflitto, noi vediamo solo la parte esteriore di una persona, cioè il comportamento, mentre la parte che non vediamo dell’iceberg rappresenta le emozioni che percepiamo solo all’interno del nostro cuore e che non sempre dimostriamo a chi ci parla o a chi comunica con noi.
Nel secondo incontro ci è stato dato un sticker con un'emozione del film Inside out, e dovevamo descrivere quando provavamo quell’emozione e come ci comportiamo quando la proviamo; successivamente abbiamo guardato un filmato sulle emozioni.
Nel terzo incontro - che si è tenuto oggi - dovevamo portare un oggetto a cui eravamo affezionati da piccoli o lo siamo ancora oggi; se non si aveva la possibilità di portarlo bisognava descriverlo, raccontare la sua storia, chi te lo avesse regalato o dato, ma soprattutto il perché fosse così importante per te.
Alla fine dell’incontro abbiamo visto un piccolo pezzo del programma “The Big Bang Theory” per capire come è importante ascoltare e capire gli altri.
L’obiettivo del percorso è aiutarci e farci capire come gestire in modo corretto e responsabile i conflitti. Questo progetto ci ha appassionato molto.
di Martina Spiga - II B
Materiali:
Zucchero (saccarosio)
Farina
Mela
Patata
Tintura di iodio
Piattini
Coltellini
Pipette Pasteur
Metodi
La professoressa ha tagliato a fette la mela e la patata. Noi abbiamo disposto in ogni piattino una fetta di mela, una fetta di patata, un cucchiaino di zucchero e uno di farina.
Abbiamo versato con la pipetta Pasteur alcune gocce di tintura di iodio su ciascun alimento presente nel piattino.
Risultati e conclusioni
Abbiamo potuto osservare che la tintura di iodio cambiava colore, diventando viola, a contatto con la patata e la farina, mentre questo non accadeva con la mela e con lo zucchero.
Il cambiamento di colore ha evidenziato la presenza dell’amido, infatti lo iodio contenuto nella tintura reagisce con l’amido e forma un complesso dalla caratteristica colorazione viola.
Questa attività è stata molto interessante e abbiamo imparato divertendoci!
di Vittoria Cadeddu e Lavinia Marini - I C e Princess Aurora Cruzat - I D
La Fluorsid è stata fondata in Sardegna nel 1969; i suoi stabilimenti si trovano nella penisola Italiana e in Norvegia.
Il fondatore della Fluorsid è Carlo Enrico Giulini.
Carlo avviò il business dell’estrazione della fluorite nelle miniere di Silius nel Gerrei.
Adesso la Fluorsid produce e commercializza fluoro e suoi derivati, usati in vari settori, come quello dell’edilizia e nella produzione di fertilizzanti, e ha sede a Macchiareddu.
Il 14 novembre alcuni rappresentanti dell’azienda sono venuti nella nostra scuola e ci hanno spiegato l’importanza della sicurezza sul lavoro e di quanto possa essere pericoloso, in base al lavoro che svolgi, non usare una protezione adeguata.
La fluorite, chiamata anche fluorite o spatofluore, è un minerale molto comune composto da fluoruro di calcio. È il più importante dei minerali fluorurati.
Da essa deriva il nome del fluoro e del fenomeno della fluorescenza. La fluorite forma spesso cristalli euedrali perfetti e grossi, di aspetto generalmente cubico.
Raramente si presenta limpida e incolore: di solito ha bellissime colorazioni violette, blu, gialle, verdi, rosa, rosse, talvolta bianche.
Dotata di molte proprietà sfruttate in cristalloterapia, la fluorite è una pietra molto comune da cui si estrae il fluoro. Con le pietre di fluorite si possono ricavare dei braccialetti o altri oggetti di decorazione.
di Camilla Medici e Sofia Trogu - I F
Durante la giornata del 9 aprile la classe I F si è recata in visita ai Giardini Pubblici e di seguito all’Orto dei Cappuccini.
Siamo stati accompagnati dalle professoresse Bertoldo, Pusceddu e Russo.
Siamo arrivati ai Giardini Pubblici alle ore 8.45 circa con il bus di linea CTM numero 6, dove intorno alle ore 9.00 ci ha raggiunto la guida della fondazione Arasolè, Francesca.
Francesca ha fatto una spiegazione molto accurata sui Giardini Pubblici, partendo dal Medioevo, passando per il periodo dei Giudicati ed arrivando fino ad oggi.
Successivamente ci siamo incamminati per una passeggiata nei giardini, durante la quale abbiamo visto tante piante molto belle, profumate e interessanti: ginepro, lavanda, rosmarino…
Poi abbiamo fatto merenda, immersi nel verde, tra gli alberi, in una location veramente suggestiva.
Dopo aver concluso la merenda abbiamo attraversato una zona tempestata da gatti tenerissimi che vivono liberi nella zona dei Giardini Pubblici.
Questa zona è stata uno step mediano per poi arrivare all’orto dei Cappuccini.
Nella strada per arrivare abbiamo visto tante case d’epoca, molto belle, che ci hanno reso meno dura l’attesa.
L’orto dei Cappuccini era davvero bello, a cominciare dal fatto che, con le dovute autorizzazioni, si potessero raccogliere ortaggi dall’orto pubblico.
La spiegazione è stata estremamente esaustiva e la guida Francesca ha risposto a tutte le nostre domande.
Alla fine ci siamo rotolati da una collinetta (non molto saggiamente) nei nostri dieci minuti di svago finale.
E’ stata una gita molto divertente e tutti ci siamo divertiti molto!
di Irene De Angelis - III A e Vittoria Venuti - III E
Il giorno 2 Aprile le classi 3A, 3E e 3F sono andate al Teatro Lirico di Cagliari per assistere ad un concerto per orchestra: le musiche erano di Amadeus Mozart e di Ludwig van Beethoven. L’orchestra comprendeva circa 35-40 elementi: davanti c’erano gli archi e dietro fiati, ottoni e percussioni accompagnati dall’arpa. Davanti ai musicisti c’era il direttore d’orchestra, che si trovava su una specie di piattaforma e dettava i movimenti che l’orchestra doveva comporre, muovendosi in base alla tonalità del suono. Noi spettatori eravamo seduti su comode seggiole, divise in tre settori.
Successivamente, alcune guide ci hanno divisi in gruppi e ci hanno illustrato il lavoro che c’è dietro ad un’opera lirica. Inizialmente, ci hanno mostrato la postazione in cui si trova il/la regista, che attraverso dei monitor, controlla lo spettacolo e fa preparare le persone che devono andare in scena. Successivamente, ci hanno portato nelle varie sale adibite alle prove, in cui si poteva sia suonare che riscaldare la voce, e ci hanno raccontato che l’acustica è ottima grazie alla presenza di pannelli che permettono di non far sentire l’eco. Inoltre ci hanno detto in quante parti è diviso il coro e le voci: le voci sono tre maschili e tre femminili. Quelle maschili sono: il tenore che è la voce maschile con il timbro più elevato, il baritono che ha il timbro medio e il basso che è la voce con un timbro più basso.
Quelle femminili sono: il soprano che è quella con il timbro più alto, il mezzosoprano con un timbro medio e il contralto con un timbro più basso.
Dopo siamo andati nella zona in cui si producono i vestiti, e ci hanno raccontato che i vestiti che si devono produrre per un’opera lirica sono più di cento e la maggior parte delle volte si devono generare anche più abiti per un’unica persona. Per finire, siamo andati in una stanza in cui si facevano delle sculture inerenti l’opera da rappresentare. Ci hanno spiegato che per fare alcune di esse, a volte si impiegano anche molti mesi.
Alla fine di questa visita davvero molto interessante, siamo tornati a scuola. Questa esperienza è stata molto formativa ma soprattutto è stato coinvolgente vedere com’è fatto un teatro.
di Patrick Diry e Elena Lecis - II A
Il giorno 4 dicembre le classi II A e I E si sono recate al museo archeologico di Cagliari.
Al nostro arrivo, la guida ci ha accolti facendo una presentazione generale. Poi ci ha accompagnati in una sala dedicata ai “Giganti di Mont'e Prama”, statue di enormi dimensioni, ricche di dettagli molto interessanti.
Queste statue sono state trovate quasi casualmente da un contadino mentre arava il terreno nella penisola del Sinis, più precisamente nella località di Mont’e Prama, nel marzo del 1974; le statue sono considerate un’importante testimonianza della civiltà nuragica. Successivamente la guida ci ha fatto vedere i nuraghi (antiche strutture in pietra risalenti anch'essi all’età nuragica) insieme agli strumenti principali che sono stati rinvenuti al loro interno: vasi di terracotta e bronzetti, ossia piccole statuette in bronzo raffiguranti guerrieri, animali o scene di vita quotidiana, armi come per esempio punte di freccia, lance, o altri strumenti costruiti in bronzo, oppure amuleti o strumenti utilizzati nella vita religiosa (nella maggior parte dei casi legati al culto dell’acqua). E’ stata un’esperienza molto bella e da rifare sicuramente.
di Stella Scotto - III C
Il giorno 11 Aprile la classe III C e la classe II E furono impegnate in un'uscita didattica presso la spiaggia del Poetto per il progetto Legambiente “Clean Up the Med”.
L’attività consisteva nel raccogliere il maggior numero di rifiuti dalla spiaggia del Poetto fino all'altezza dello stabilimento balneare D’Aquila e differenziarli nelle apposite buste.
Appena arrivate, le classi incontrarono gli organizzatori del progetto nei parcheggi di Marina Piccola e da loro ricevettero delle pettorine, cappellini e buste per differenziare l'immondizia, dopo si avviarono verso la spiaggia e iniziarono la raccolta.
È stata una giornata bella (forse leggermente stancante) che si è conclusa con il gelato; oltre al divertimento e allo svago abbiamo ottenuto più consapevolezza e soddisfazione sapendo di aver riempito più di 5 bustoni di rifiuti.
di Giulia Cuboni e Arianna Ibba - III F
Il 27 marzo 2025 la III F è andata in visita didattica alla diga di Genna Is Abis e alle grotte di Santa Barbara presso la miniera di San Giovanni.
Alle 8:40 la classe è partita con lo scuolabus diretta alla diga, accompagnata dalla professoressa Bertoldo e il professore Ronzitti.
Appena arrivati alla diga che si trova presso i comuni di Uta e Villaspeciosa sono venute le guide a spiegarci l’utilizzo.
La diga è uno sbarramento artificiale utilizzato per usi idropotabili, agricoli e industriali.
Siamo saliti sopra un ponte dove abbiamo visto meglio la diga.
Ci hanno fatto vedere la sirena di allerta che serve per informare gli abitanti di Uta per le cose che succedono alla diga, e dopo ci hanno fatto sentire il rumore, però solo per 2 secondi per non allarmare il paese.
Poi siamo scesi e ci hanno fatto vedere la centrale di controllo.
Infine siamo tornati all’entrata e ci hanno fatto vedere la centrale operativa dove era pieno di bottoni.
Dopo aver fatto una sosta per il pranzo siamo saliti in autobus per andare alla grotta .
Appena arrivati alla grotta ci hanno messo i caschi di protezione e abbiamo subito preso un trenino che ci ha portato all’entrata della grotta.
Con un ascensore siamo saliti nella montagna e poi siamo saliti con delle scale all’interno della grotta.
Quando siamo entrati abbiamo notato subito la particolarità dei colori che la facevano sembrare un tiramisù.
C'erano stalattiti e stalagmiti e c’era una roccia molto particolare che aveva la forma di una culla.
C’era anche un laghetto all’interno della grotta che però non abbiamo potuto vedere da vicino.
Poi dopo averla visitata siamo saliti sul trenino e poi sull’autobus e siamo tornati a scuola.
Ringraziamo i professori per questa bella esperienza.
di Sarah Agus, Leonardo Cauli, Alessandro Serra, Elisabetta Spano - III B
Il 20 marzo del 2025 le classi 2B e 3B hanno fatto un’escursione alla Sella del Diavolo per osservare e documentare la flora e la fauna del luogo. Arrivati sul posto, gli alunni hanno incontrato la guida che li ha accompagnati per tutto l’itinerario. Durante l’escursione, gli studenti hanno potuto ammirare il panorama e le numerose strutture risalenti all’epoca romana, spagnola e alla seconda guerra mondiale e, lungo il tragitto percorso, hanno scoperto anche le numerose leggende riguardanti questo interessante sito turistico.
La guida è riuscita a catturare l’attenzione dei ragazzi mostrando la variegata vegetazione locale, soffermandosi su piante come la palma di San Pietro, il ginepro, l’olivastro, il lentisco e l’euforbia. Si è poi dedicata all’illustrazione della fauna locale, mettendo in evidenza la presenza di animali delle specie più varie: uccelli come il falco pellegrino, il gheppio e la pernice sarda.
Arrivati sulla cima, le classi hanno potuto vedere le vecchie saline, il lungomare e il panorama della città.
Durante la discesa dalla sella, gli alunni hanno osservato le torri di avvistamento militari, i bunker e le possibili basi strategiche dell’epoca nazista. L’esperienza è stata molto apprezzata dai ragazzi di entrambe le classi che, nonostante la fatica del percorso, che è stato indubbiamente impegnativo, hanno potuto scoprire delle cose che non conoscevano e guardare la sella con occhi diversi.
di Filippo Fraschini, Camilla Medici, Francesco Quattrone e Sofia Trogu - I F
I giochi matematici sono una competizione organizzata dalla Bocconi e suddivisa in più fasi:
- i giochi d’autunno, la prima fase preparatoria, che si svolge a livello dei singoli istituti e quest’anno si è svolta il 12 novembre;
- i quarti di finale, che si sono svolti il 28 febbraio e hanno generato una classifica a livello provinciale ed hanno permesso di passare alla semifinale a tutti i concorrenti che avevano svolto correttamente almeno tre quesiti, ovvero 376 persone;
- la semifinale, che si è svolta il 15 marzo alla Cittadella Universitaria di Monserrato;
- la finale, che si svolgerà il 10 maggio all’università Bocconi di Milano.
Tra gli alunni e le alunne della scuola Tuveri che hanno partecipato alla semifinale e che fanno parte della redazione ci sono Sofia Trogu, Camilla Medici, Francesco Quattrone, Filippo Fraschini, Federico Elia.
Sia l’esperienza che il clima dei giochi alla Cittadella Universitaria di Monserrato sono stati bellissimi.
I quesiti per la categoria C1 erano 9, ed i pareri sulla loro difficoltà sono stati contrastanti, invece i quesiti per la categoria C2 erano 12.
Siamo arrivati alle 12:30 e la competizione è iniziata alle 14:30.
La competizione durava 90 minuti per la categoria C1 (prima e seconda media) e 120 minuti per la categoria C2 (terza media e prima superiore).
Dopo aver risposto a tutti i quesiti si andava a consegnare il foglio risposte e si otteneva un attestato di partecipazione.
Nei giorni scorsi c’è stata la premiazione di coloro che hanno superato la fase delle semifinali, ma comunque noi ci riteniamo soddisfatti/e per essere arrivati fino a qui in prima media!
di Sofia Carboni e Chanel Huang - II F
Anche quest’anno si è svolto a Cagliari, sabato 29 e domenica 30 marzo, il Giocomix, il festival dedicato al gioco, al fumetto e alla cultura pop più grande e importante della Sardegna.
Ogni anno l’evento attira migliaia di persone appassionate di tutte le età, e anche quest’anno c’è stata una grandissima affluenza, con oltre 20.000 visitatori.
Il festival ha offerto una vasta gamma di attività:
Aree ludiche con giochi da tavolo, come Dungeons and Dragons, videogiochi e realtà virtuale.
Mostre dedicate a fumetti e manga, tra cui una speciale sull’anime e manga DanDaDan, creata in collaborazione con J-pop manga.
Incontri con autori e artisti famosi, come i doppiatori Pietro Ubaldi (voce di Doraemon, Taz, Meowth, Patrick Stella, Barba Rossa e Scooby Doo) e David Chevalier (doppiatore di Morty).
Gare cosplay, dove è stato possibile ammirare alcuni lavori incredibili creati con passione da cosplayer di tutte le età.
Hanno arricchito l’evento i diversi laboratori come quello di fumetto.
C’erano poi tanti stand dove era possibile acquistare articoli come minifigure di personaggi anime, carte collezionabili, poster e spille.
È la seconda volta che partecipiamo all’evento con i nostri costumi da cosplayer: è stata un’esperienza indimenticabile che ripeteremo sicuramente anche il prossimo anno.
di Irene De Angelis - III A
L’agenda 2030 rappresenta il nuovo quadro nazionale e internazionale che mira a trovare soluzioni comuni alle grandi sfide del pianeta come l’estrema povertà, i cambiamenti climatici, le crisi sanitarie ecc…
L’agenda 2030 è entrata in vigore nel 2016 con l’intento di guidare il mondo sulla strada da percorrere per i prossimi 14 anni.
Gli obiettivi dell’agenda sono in totale 17, e sono:
sconfiggere la povertà, sconfiggere la fame, salute e benessere, istruzione di qualità, parità di genere, servizi igienico-sanitari, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, innovazione di infrastrutture, ridurre le disuguaglianze, creare comunità sostenibili, consumo e produzioni responsabili, lotta contro il combattimento climatico, vita sott’acqua, vita sulla terra, pace giustizia e istituzioni solide, partnership per gli
obiettivi
OBIETTIVO 7: ENERGIA PULITA E SOSTENIBILE
L’energia pulita e sostenibile è un importante obiettivo dell’agenda 2030. L’obiettivo è garantire l’accesso di tutti i servizi di approvvigionamento energetico affidabili, sostenibili e moderni. Le energie pulite ed accessibili sono quelle rinnovabili e l’obiettivo è ridurre l’uso di combustibili fossili come petrolio,carbone,uranio e plutonio.
Le energie principali sono: l’energia termica,elettrica,solare,idroelettrica e geotermica.
Cosa deve garantire l’agenda 2030?
Entro il 2030, si deve garantire l’accesso universale ai servizi energetici a prezzi accessibili. Si deve aumentare il tasso globale di miglioramento di efficienza energetica aumentando la quota di energie rinnovabili e le più importanti sono, l'energia idroelettrica, solare, eolica,marina, le biomasse e la geotermia.Secondo l’agenda 2030, rafforzando la cooperazione internazionale, si facilita l'accesso alla tecnologia e alla ricerca di energia pulita, comprese le energie rinnovabili, l'efficienza energetica e la tecnologia avanzata per promuovere gli investimenti nelle infrastrutture energetiche. Entro il 2030, l’obiettivo è estendere le infrastrutture e aggiornare la tecnologia per la fornitura di servizi energetici moderni e sostenibili per tutti i paesi in via di sviluppo e anche per i paesi meno sviluppati, i piccoli Stati insulari, e per i paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare, in accordo con i loro rispettivi programmi di sostegno.
Noi, nel nostro piccolo, cosa possiamo fare?
Spegnere le luci quando non servono, sfruttare la luce solare, usare meno energia termica e regolare la manutenzione degli impianti di riscaldamento e condizionamento.
di Eleonora Pilu - I D
Composta da tre volumi, la saga di Petrademone è l’esordio nella narrativa di Manlio Castagna, l’autore salernitano che da anni collabora all’organizzazione del Giffoni Film Festival del quale, nel 2007, è divenuto vicedirettore artistico. Manlio inoltre è anche un critico cinematografico, un fotografo, uno sceneggiatore e un regista. Primo libro della saga di Manlio Castagna, Il libro delle Porte è un primo sguardo al mondo di Frida, la giovane protagonista, che ha da poco perso entrambi i genitori, in seguito a un incidente. Dopo essere rimasta orfana, Frida va a Petrademone, la tenuta dei suoi zii, luogo in cui accadono cose misteriose. Durante la sua permanenza Frida, insieme a tre amici, scopre di essere la prescelta per salvare l’umanità da un mondo parallelo al suo ed estremamente malvagio. Secondo volume di Petrademone è La terra del non ritorno. In questo secondo romanzo della saga, Frida si trova nel mondo scoperto in Il libro delle porte e, in compagnia dei suoi amici, si incammina nei regni di Amalantrah per salvare Il Guaritore e tutti i cani scomparsi. Nel corso delle pagine, i quattro amici si trovano a dover affrontare nuove e pericolose creature, a viaggiare su vascelli fantasmi e a risolvere numerosi enigmi. Al fianco dei protagonisti, i border collie di Petrademone che li aiutano nei momenti più importanti e decisivi della loro avventura. Terzo capitolo della saga è Il destino dei due mondi. In questo nuovo romanzo, Frida e i suoi amici si trovano a dover affrontare l’armata del Male, capeggiata dalla Signora degli Urde che sta portando morte e distruzione sia nel mondo di Petrademone che sulla Terra. Nella loro battaglia contro di lei, Frida e la sua amica Myriam scoprono di avere poteri straordinari che però devono imparare a controllare. Al loro fianco numerosi alleati, tra cui affetti mai perduti. Una corsa contro il tempo, che decreterà il destino finale dei due mondi raccontati nella saga.
a cura della II F
https://cactusfilmfestival.com/cactusedu-2/film-cactus-edu/
Il Progetto Cactus Edu Film Festival è un progetto educativo che utilizza il cinema come strumento per insegnare agli studenti e alle studentesse in modo coinvolgente e interattivo. Ha un’impronta fortemente multiculturale ed è’ stato ideato per promuovere la comprensione delle dinamiche sociali e culturali e la promozione di valori come l’empatia, il rispetto e la tolleranza, coerentemente con l’insegnamento dell’Educazione civica, che da alcuni anni è stata introdotta nel curricolo delle scuole come materia di studio a sé. Il Progetto prevede la visione di cortometraggi e documentari, seguiti da attività didattiche e materiali di supporto per insegnanti e studenti/esse.
Il progetto si è svolto in Italia per la prima volta nel 2014 ad Aosta e ogni anno è più seguito: a questa edizione hanno partecipato quasi 60.000 studenti e studentesse in tutta Italia. La classe ha aderito al progetto dallo scorso anno scolastico e quest'anno abbiamo deciso all'unanimità di aderire nuovamente e far parte così della giuria di studenti e studentesse che votano i cortometraggi proposti.
I filmati in gara provengono da tutto il mondo e sono divisi in quattro fasce d’età: Sezione 3+ per la Scuola Dell’Infanzia e i primi due anni della scuola Primaria; Sezione 8+, per gli ultimi tre anni della Scuola Primaria, Sezione 11+, per la Scuola Secondaria di Primo grado e Sezione 15+, rivolta alla Secondaria di secondo grado. Ogni sezione ha una durata complessiva di poco più di un'ora, al cui interno sono presenti cortometraggi differenti e di diversa durata. Quest'anno i film in concorso per la Scuola secondaria di Primo grado erano sette.
Valentina Origa
Cafunè, di Carlos De Vigo e Lorena Ares, Spagna 2024, 8’
di Mauro Vito Tola
Cafuné è il cortometraggio che io ho preferito tra i vari film.
È un film di animazione che parla di Alma, una bambina immigrata che, persi i genitori durante il tragitto in mare, è stata affidata alla migliore amica della madre, una donna molto gentile che racconta alla bambina di una parola, ”Cafuné“, una parola portoghese impossibile da tradurre che esprime affetto e conforto, qualcosa come "coccolare una persona amata passandole le dita tra i capelli per farla sentire felice e al sicuro". Proprio di questo Alma ha bisogno per superare il trauma di aver perso i genitori in mare, trauma che le torna alla memoria quando la sua bambola cade nell’acqua della piscina.
Mi è piaciuto perché purtroppo è molto realistico: molte persone che cercano di arrivare in Europa da paesi più poveri muoiono nel tragitto. I genitori hanno provato a vivere una vita migliore con lei, però sono morti nel tragitto lasciandola alla fidata e cara amica della madre, che si prenderá cura della bambina.
Hafekasì, di Annalise Hickey, Australia 2023, 16' 24"
di Amirah Sveva Vignati
Da poco la professoressa ci ha assegnato un lavoro: ognuno di noi doveva scrivere un testo su dei cortometraggi visti in classe ed io ho scelto Hafekasì. Sono stata l’unica a scegliere questo cortometraggio, forse perché solo io ci ho visto del potenziale che gli altri non riuscivano a vedere.
Il cortometraggio parla di una ragazza meticcia di padre tongano e madre australiana; vive in Australia e si sente diversa rispetto alla gente che ha un’altro colore di pelle.
Quando lei esce con la madre al mercato incontra un bambino che ha la pelle come la sua, ci parla e dopo poco lo vede tornare dalla sua famiglia con del cibo; sentendo due signore parlare male di loro, si sente sempre meno apprezzata. Alla fine del cortometraggio però capisce attraverso una canzone che il colore della sua pelle non è un difetto e anche la mamma riesce a capire la figlia.
Io ho scelto questo cortometraggio perché a volte sento gente parlare male delle persone di colore e questo mi fa sentire in colpa pur non avendo detto niente, e a volte penso a tutto il razzismo che si subisce ancora oggi, in una nuova generazione, ma andando avanti con gli anni capisco che non è cambiato niente.
Spesso mi chiedo perché la gente discrimina una persona solo per il suo colore di pelle: vi fa sentire più importanti? Vi fa sentire simpatici? Beh, non lo siete, e non lo siete perché non pensate a che dolore voi possiate procurare ad una persona che soffre già.
E infatti mi ha stupita che nessuno tranne me abbia scelto questo cortometraggio: forse non hanno letto tra le righe, o non hanno colto il suo vero potenziale.
Kaulquappe (Girino), di Julia Skala, Germania 2024, 9’ 13”
di Clara Bona, Sofia Carboni e Chanel Huang
Il modo in cui questo cortometraggio tratta il delicato tema della crescita e dell‘adolescenza ci è piaciuto molto, perché con grande semplicità racconta una storia di crescita e auto accettazione.
Hanno utilizzato la metafora della vita di un girino che cresce e cambia continuamente e come dice il video ha ben 47 stati. La bambina e il girino rappresentano la trasformazione, trovandosi entrambi in una fase di cambiamento.
Il video parla di una ragazzina che all’inizio non vuole che lei e il suo corpo crescano perché si sente scomoda e costantemente osservata e toccata. La bambina si rivede nel girino, provando per lui rabbia ma anche empatia.
Alla fine del video riesce a liberarsi dei suoi pesi perché si accorge che crescere non è una cosa così brutta ma soprattutto che è una cosa inevitabile e anche del tutto normale: la scena finale, in cui si getta nel lago, simboleggia il superamento delle sue paure e insicurezze e l'accettazione del suo corpo, che si è trasformato come quello del girino in una rana.
Anche la scelta dei colori, cupi nella parte iniziale e più luminosi nella parte finale, accompagna la narrazione e ci aiuta ad immedesimarci nello stato d’animo della bambina.
Il video mostra che non è sempre facile crescere, ma che tutti e tutte possiamo trovare i nostri momenti di pace e felicità anche nei periodi difficili in cui non capiamo bene chi siamo e cosa vogliamo fare.
The little ancestor (Il piccolo antenato), di Alexa Tremblay-Francoeur, Canada 2023, 11’ 12”
di Federico Elia
“The little ancestor” è un cortometraggio che parla di come cambia il mondo nel tempo e di quanto gli umani influiscono in questo cambiamento, solitamente causando danni.
Il filmato inizia mostrandoci una collina senza case, in cui le fondamenta di una casa iniziano a costruirsi da sole. Poi, all'interno della casa si iniziano a creare le stanze con tutti gli arredi. Essendo una casa antica, i mobili della casa stessa sono diversi da come sono oggi.
La casa brucia a causa di un incendio, ma si ricostruisce e modernizza, aggiungendo i fili elettrici e mobili più nuovi. La casa continua ad evolversi diventando sempre più moderna, mentre sulla collina appaiono sempre più case.
Lentamente il territorio cambia, con le case che vengono sostituite da palazzi altissimi, fino a quando non rimane solo la casa e un albero vicino ad essa. Alla fine anche questa casa viene demolita, e della collina non rimane più niente.
Il passare del tempo e l’evoluzione della casa vengono evidenziati da alcuni fattori: l’albero che cresce vicino alla casa cresce insieme alla casa. Infatti la prima volta che vediamo la casa l’albero è solo un arboscello, mentre quando la casa sta per essere demolita è alto quasi quanto essa. Un altro fattore sono gli oggetti della cucina, che inizialmente solo pentole e mestoli, ma che poi diventano frullatori, planetarie e altri oggetti elettrici. Anche la macchina parcheggiata, che inizialmente neanche c’era, si evolve sempre di più. Ma un fattore molto importante è la musica di sottofondo: non serve solo per bellezza, ma fa da altro indicatore del passaggio del tempo. All’inizio la musica è suonata da un violinista, poi da un grammofono e poi da radio sempre più nuove.
Questo cortometraggio ha anche una bellissima grafica, accesa e fluida, che insieme alla musica lo rende bello visivamente oltre che con un significato importante.
In questo filmato c’è una cosa che mi ha colpito molto, ovvero che non compaiono mai gli umani, a parte per le loro ombre, come se fossero, appunto, delle ombre, un pericolo per la natura, come lo sono stati per la collina, che è stata sommersa da palazzi cupi e tristi.
Bezsennosc Jutki (L’insonnia di Jutka), di Maria Gorlich-Opyd, Polonia 2023, 17’ 20”
di Chiara Solinas, Giovanni Piras e Michele Laconi
Il cortometraggio racconta la storia della persecuzione e della deportazione degli Ebrei in Polonia confrontando la storia reale che una bambina ha vissuto con i racconti del nonno.
Jutka, infatti, vive con il nonno e con la zia Estera a Łódź e non riesce a dormire; per questo la notte il nonno le racconta la storia di come Teseo sfuggì al Minotauro, rendendosi invisibile grazie ad un gomitolo magico e senza emettere alcun rumore.
Il loro paese è occupato dai nazisti e lei vive confinata in un ghetto con gli altri Ebrei. Quando un giorno la bambina e i suoi amici si avvicinano di nascosto alla stazione dei treni e un signore lancia loro una mela, vengono seguiti dai soldati, pronti a portarli nei campi di concentramento. La sua amica viene uccisa, mentre Jutka riesce a nascondersi in tempo. Quando i soldati iniziano a perlustrare le case e a portare adulti e bambini nei campi, il nonno la fa nascondere in un sacco grigio, dicendole di comportarsi come Teseo con il Minotauro. Dopo diverse ore arriva al confine e il suo sacco viene accoltellato da un soldato, il coltello le sfiora la fronte ma, superato il confine, Jutka rivede la luce e di fronte a lei c’era sua zia ad abbracciarla, mentre il nonno veniva portato nei campi di concentramento.
Il cortometraggio affronta un tema molto delicato e doloroso, quello della deportazione degli ebrei nei campi di concentramento, e rappresenta tutta la sofferenza e il dolore patito da queste povere persone perseguitate.
Il tema è affrontato con metafore e con molta delicatezza, ma le scene riescono a comunicare il dolore e la disperazione della bambina che soffriva di insonnia a causa della guerra.
Grazie a questo si può apprendere e capire con semplicità ciò che è avvenuto.
Kleingeld (Spiccioli), di Daniel Bakker, Olanda 2023, 19’
di Anna Porcu
Tra i cortometraggi del “Cactus Film Festival” che abbiamo visto in classe, il mio preferito è stato “Spiccioli”.
Il film racconta la storia di una ragazza che viveva con il padre senza avere grosse disponibilità economiche. Nella scuola che frequentava ogni volta che c’era un compleanno gli alunni portavano qualcosa da mangiare per festeggiarlo.
A breve è il compleanno della protagonista, ma lei purtroppo non poteva permettersi di comprare dei dolcetti come facevano i suoi compagni; un giorno all’uscita di scuola vede un negozio dove vendono caramelle e quindi quando torna a casa chiede al padre i soldi per comprare dei lecca-lecca. Ovviamente il padre le dice che non se li possono permettere e lei allora prende delle bottiglie di plastica abbandonate, le ricicla nei distributori e ricava 6,50 €, convinta che le bastassero va al negozio e acquista i dolci per i compagni di scuola, ma quando arriva alla cassa il negoziante le dice che non bastano perché il conto era di 11,00 €.
Quel giorno a scuola la maestra aveva avuto la brillante idea di ricordare alla classe che sarebbe stato il suo compleanno e lei si sente ancora di più di malumore perché sa che non può invitare niente a nessuno.
Rientra a casa di cattivo umore e come se non bastasse il giorno dopo i compagni la invitano al cinema e lei deve usare una scusa per rifiutare; l’indomani i compagni vanno a bussare a casa sua per andare in piscina questa volta è costretta ad accettare e ad usare i soldi guadagnati riciclando le bottiglie.
Mentre i compagni nuotavano in vasca vide, non lontano da lei, una signora che rimetteva i soldi nel borsellino che le era appena caduto, e poi lo conservava dentro l’armadietto.
Tra le banconote che aveva raccolto ne aveva notato una da 100€, una da 50€ e una da 20€; fu così che decise di prendere i 20€ dall’armadietto della signora e usarli per acquistare i dolci per il suo compleanno.
A quel punto va ad acquistare i dolci nel negozio dove era stata qualche giorno prima e l’indomani li distribuisce alla classe. Non tutto, però, andò come aveva previsto, perché i compagni l’avevano vista, ma quando glielo fecero notare lei negò tutto.
Durante l’ora di ginnastica l’insegnante non si accorse che non indossava le scarpe da lei richieste e fece lo stesso l’esercizio del salto in alto scalza; quando le fece i complimenti dicendole “Bel salto”, lei scoppiò a piangere.
Il film mi è piaciuto perché rispetto agli altri cortometraggi era realizzato meglio; ho trovato belli sia la storia che il significato e il film era più realistico.
Mi è piaciuto il modo in cui si parlava del tema della povertà e della superficialità delle persone che circondano la protagonista, dando tutto per scontato.
Piano (Il pianoforte), di Marjan Keshani, Shahab Shamsi, Iran 2023, 7”
di Davide Cocco e Alessandro Pintus
Per noi questo cortometraggio è stato il migliore e il più significativo.
Parla di un ragazzo che sin da piccolo sognava di suonare il pianoforte, ispirandosi ad una ragazza che lo suonava ogni giorno in una scuola di musica che lui non poteva permettersi. Più i giorni passavano e più lui si innamorava di questo strumento, arrivando perfino a far finta di suonare con vari oggetti che immaginava fossero il pianoforte tanto desiderato.
Un giorno, quando era ormai diventato adulto, ci fu una guerra, la sua città venne bombardata e lui rimase vivo per miracolo. Uscì di casa; tutto era distrutto e lui si diresse alla Scuola di musica in cui aveva sempre sognato di suonare.
Anch'essa era distrutta, ma una cosa era ancora integra e intatta: il pianoforte.
Subito corse allo sgabello e iniziò a suonare: il suo talento era impressionante e suonò una bellissima melodia. Finalmente il suo sogno si era avverato, nonostante le difficoltà e gli episodi drammatici.
Questo cortometraggio insegna a non smettere mai di inseguire i propri sogni, e quindi a non arrendersi.
Se si fa attenzione, in diversi momenti del film si può vedere una colomba, che secondo me è un segno che porta pace e fortuna.
Hafekasì, di Annalise Hickey, Australia 2023
Cafunè, di Carlos De Vigo e Lorena Ares, Spagna 2024
Kaulquappe (Girino), di Julia Skala, Germania 2024
The little ancestor (Il piccolo antenato), di Alexa Tremblay-Francoeur, Canada 2023
Bezsennosc Jutki (L’insonnia di Jutka), di Maria Gorlich-Opyd, Polonia 2023
Kleingeld (Spiccioli), di Daniel Bakker, Olanda 2023
Piano (Il pianoforte), di Marjan Keshani, Shahab Shamsi, Iran 2023
di Giulia Ferrero e Vittoria Venuti - III E
Train de vie - Un treno per vivere è un film del 1998 diretto da Radu Mihăileanu che racconta la storia degli abitanti di un piccolo villaggio ebraico dell’Europa dell’Est che costruiscono un finto treno di deportati per sfuggire all’Olocausto.
Il film inizia con l’arrivo di Schlomo, il pazzo del villaggio, che avvisa dell’imminente arrivo dei tedeschi. Il consiglio dei saggi sceglie di riunirsi per decidere cosa fare e organizza un falso treno di deportati. La comunità prepara la partenza in gran segreto, organizzando tutto nei minimi dettagli: ognuno avrà un ruolo, con qualcuno che deve fingere di essere tedesco mentre tutti gli altri dovranno fare la parte dei deportati. Nonostante le difficoltà e la paura di essere scoperti, riescono ad arrivare alle Terra Promessa. O forse no…
Inizialmente il regista Radu Mihaileanu aveva proposto il ruolo di Schlomo, il protagonista, a Roberto Benigni, che però ha rifiutato perché era impegnato nella realizzazione del film La vita è bella.
Nel 1998 Tran de vie ha partecipato al festival di Venezia dove vince il premio Fipresci, a cui l’anno seguente è seguito il David Donatello come miglior film straniero.
Il regista è riuscito a trattare questo argomento complesso con leggerezza e ironia, senza però distogliere l’attenzione da questa tragedia; i personaggi sono caricaturali e volutamente stereotipati.
Il tema di questa storia è il rapporto tra l’uomo e Dio: l’uomo è rappresentato tramite la fede del rabbino e nella sua comunità, mentre Dio si identifica nell’innocenza dei sogni di Shlomo.
La visione di questo film ci ha aiutato a capire quanto noi siamo fortunati a vivere la nostra vita con serenità e a quanto a volte diamo per scontato delle cose che, per altre persone della nostra età che si trovano in posti dove non ci sono condizioni di vita facili, non lo sono affatto.
di Camilla Medici e Sofia Trogu - I F
Jimmy Grimble è un film inglese uscito nelle sale italiane il 10 agosto 2001.
La storia narra le vicende di un ragazzo di 15 anni, Jimmy Grimble, che ama giocare a calcio, ma che ogni volta che si ritrova davanti a un pubblico viene preso dall’imbarazzo e smette improvvisamente di giocare bene come sa fare.
Inoltre Jimmy ha un altro problema: è un tifoso del Manchester City, mentre quasi tutti i suoi compagni e conoscenti sono tifosi del Manchester United.
Per questo i bulli lo hanno preso di mira: un giorno, mentre sta fuggendo da alcuni di loro che lo hanno circondato mentre tornava a casa da scuola, decide di rifugiarsi nel sottoscala di una casa vicino casa sua.
Qui incontra una vecchina che, sapendo del suo problema di ansia da prestazione, gli offre degli scarpini da calcio, dicendo a Jimmy che erano magici e che gli avrebbero permesso di giocare benissimo.
Jimmy li prende, ma non crede che siano davvero magici, ed è molto frustrato per quello che sta accadendo in quel periodo nella sua vita: la madre ha un nuovo fidanzato, che più egoista e antipatico non si può, i bulli lo perseguitano ogni giorno all’uscita da scuola, ancora non riesce a giocare bene a calcio quando qualcuno lo guarda e per di più adesso una vecchina che vive da sola in un sottoscala gli offre degli scarpini “magici”! La frustrazione è così forte che Jimmy butta gli scarpini in un cassonetto della spazzatura per strada.
Dopo che Jimmy è riuscito con qualche trucchetto a entrare nella squadra della sua scuola, alla prima partita gli vengono rubati gli scarpini da un suo compagno di squadra e anche bullo di nome Gordon Burley.
Così Jimmy è costretto a recuperare gli scarpini della signora, e si convince che siano davvero magici perché lo aiutano a vincere tutte le partite fino ad arrivare alla finale allo stadio del Manchester City.
Nel frattempo, come molto spesso accade nelle squadre di calcio, vincendo è diventato amico dei bulli, ma la temuta gelosia di Gordon Burley lo porta a fare un gesto sconsiderato: buttare gli scarpini magici nel fiume poco prima della finale, dopo la morte della vecchietta che li aveva regalati a Jimmy.
Jimmy perde tutta la sua autostima e l’allenatore decide di toglierlo dal campo prima dell’inizio del secondo tempo.
In suo aiuto arriva l’ex compagno della madre, al quale Jimmy era molto affezionato e il quale l’ha convinto a tifare per i Citiziens.
Jimmy gli racconta ciò che gli aveva detto l’anziana signora, ovvero che gli scarpini erano appartenuti a tale Robby Brewer, suo figlio ed ex giocatore di successo: a questa affermazione l’ex compagno della madre rimane sconvolto, dichiarando di conoscere Robby Brewer: Jimmy scopre così che egli era in realtà l’addetto alle pulizie cieco dello stadio di Manchester, al quale la madre aveva regalato gli scarpini da calcio per farlo sentire più potente.
Jimmy capisce così che la magia non risiede negli scarpini ma nei suoi piedi, e che l’importante è crederci. Vince così la partita e riceve un ingaggio dal Manchester United, ma rifiuta: infatti poco prima, in un momento che nel film non vediamo, ne ha già ricevuto uno dal Manchester City, la sua squadra del cuore!
di Daniele Farci e Sofia Masala- III F e Anna Porcu - II F
Daniele Farci - III F
Lo One Pager consiste nel disegnare e scrivere in una sola pagina, preferibilmente un foglio da disegno, gli aspetti più salienti di un libro o un film: serve a sintetizzare i temi principali di un testo, a presentare i personaggi, a riportare citazioni che riteniamo particolarmente importanti, curando con passione anche la parte grafica.
Anna Porcu - II F
Sofia Masala - III F
by Viola Morittu - I E
Crosswords - We love animals
By I E
We Love Music Crossword Solution
L'hockey subacqueo
di Pietro Aresu e Francesco Pala - I C
Gli alunni e le alunne del corso sportivo hanno fatto un corso di hockey subacqueo, uno sport di squadra che si gioca sul fondo di una piscina. Per praticare questo sport servono un paio di pinne, una maschera con un boccaglio, una mazzetta, un guanto e un disco. Si gioca in sei giocatori per squadra e bisogna cercare di lanciare il disco con la mazzetta nella porta avversaria.
I fondamentali sono la S e la V, che sono dei movimenti con la mazzetta che servono per superare gli avversari, il passaggio che si esegue con l’esterno della mazzetta, il tiro che si esegue con la parte esterna della mazzetta. Per fare un tiro bisogna essere molto precisi.
Le istruttrici che ci hanno insegnato a giocare si chiamano Danila ed Elisabetta. Noi ci siamo divertiti/e tantissimo e speriamo di tornarci anche l’anno prossimo.
Il nuoto, uno sport dalle origini antiche
di Patrick Diry e Elena Lecis - II A
Il nuoto è una delle attività fisiche più antiche conosciute dall'uomo, con una storia che risale a migliaia di anni fa.
Sin dai tempi preistorici, gli esseri umani hanno utilizzato il nuoto come mezzo di sopravvivenza, per praticare la pesca. Dipinti rupestri trovati in una grotta in Egitto, risalenti a circa 10.000 anni fa, rappresentano chiaramente persone che nuotano, dimostrando l'importanza di questa attività fin dalle prime civiltà. Nell'antichità, il nuoto era una competenza essenziale nelle culture greca e romana: i Greci consideravano il nuoto una parte fondamentale dell'educazione fisica e lo includevano nei loro programmi scolastici; i Romani usavano costruire terme pubbliche, dove i cittadini potevano nuotare per rilassarsi e mantenersi in forma. Anche i soldati romani erano addestrati nel nuoto, poiché era una capacità vitale durante le campagne militari.
Durante il Medioevo, l'interesse per il nuoto diminuì notevolmente in Europa, poiché la paura delle acque e delle malattie legate ad essa dissuadeva le persone dal praticarlo. Tuttavia, in altre parti del mondo, come in Asia e in alcune culture indigene, il nuoto continuò a essere una pratica diffusa e apprezzata. Con il Rinascimento e la riscoperta degli ideali classici, l'interesse per il nuoto in Europa rinacque: cominciarono ad essere scritti e nel 1538 uscì uno dei primi manuali sul nuoto, del tedesco Nikolaus Wynmann.
Il nuoto moderno come sport competitivo iniziò a prendere forma nel XIX secolo. Nel 1837, in Inghilterra, la National Swimming Society organizzò le prime gare di nuoto ufficiali, attirando un crescente numero di partecipanti e spettatori. Nel 1896, il nuoto fu incluso nei primi Giochi Olimpici moderni ad Atene, con gare esclusivamente maschili.
Le donne furono ammesse alle competizioni olimpiche di nuoto solo nel 1912.
Da allora, il nuoto ha continuato a evolversi e a guadagnare popolarità a livello globale e oggi è uno degli sport olimpici più seguiti e praticati, con numerose discipline come stile libero, dorso, rana e farfalla. Le innovazioni tecniche e scientifiche, insieme all'introduzione di nuove attrezzature e metodi di allenamento, hanno contribuito a migliorare costantemente le prestazioni degli atleti.
Il nuoto non è solo uno sport agonistico, ma anche un'attività ricreativa e terapeutica, con numerosi benefici per la salute fisica e mentale. La sua storia ricca e affascinante continua a ispirare nuove generazioni di nuotatori in tutto il mondo.
L'atletica leggera
di Lorenzo Martinelli e Niccolò Mascia - III A e Eleonora Pilu - I C
L'atletica leggera è un insieme di 27 discipline sportive che possono essere raggruppate in quattro categorie: corse, marce, concorsi (salti, lanci e gare) e prove multiple.
Ogni atleta può decidere la disciplina da praticare così da specializzarsi e migliorare le sue prestazione fisiche; le discipline sportive più diffuse tra gli atleti e le atlete sono la velocità, la resistenza e il lancio del giavellotto e ci sono due tipi di salti: salto in lungo e salto in alto/salto con l’asta.
La pista di atletica è composta da 8 corsie con varie zone di cambio e c’è un unico punto d’arrivo e vari punti di partenza; all’interno si trovano l’ostacolo con la fossa ad acqua, la pedana del getto del peso insieme alla pedana a disco e martello con rete di protezione e la pedana del lancio del giavellotto.
Ci sono anche due materassi per il salto in alto e per il salto con l’asta, e anche la pedana con la fossa di sabbia per il salto in lungo.
Esistono diverse categorie di atleti ed atlete, classificati in base all’età:
ESORDIENTI: vanno dai 7 a 10 anni e corrono distanze dai 200 ai 600 metri.
AGONISTI: vanno dagli 11 ai 13 anni e corrono distanze dai 1000 ai 1500 metri; da questa categoria in poi si possono cominciare a usare le chiodate (scarpe coi chiodi).
CADETTI: vanno dai 14 ai 16 anni e corrono in genere dai 2000 ai 3000 metri; a partire da questa categoria si iniziano ad usare i blocchi, ovvero dei supporti per la partenza.
ALLIEVI: vanno dai 16 ai 20 anni e corrono dai 3000 ai 4000 metri; entrano a far parte della classifica italiana, cominciando a viaggiare per partecipare a delle gare.
Alcuni degli atleti e delle atlete più famosi sono Marcell Jacobs, Usain Bolt, Sara Simeoni. Tra le atlete sarde ricordiamo Valentina Uccheddu, un'ex lunghista, e Dalia Kaddari, velocista italiana, campionessa europea under 23 dei 200 metri piani a Tallinn 2021.
Lo sponsor di tutti gli atleti italiani è la Joma ed esiste anche un'associazione che finanzia l’atletica e altri sport, ovvero la FIDAL.
Le nostre attività sportive
Progetto "Valori in Rete" – Le alunne del nostro Istituto si sono distinte nella fase regionale, conquistando il primo posto e guadagnandosi l’accesso alla finale nazionale, in programma a Salsomaggiore dal 20 al 24 maggio.
Campionati Sportivi Studenteschi – Gli alunni e le alunne del nostro Istituto si sono distinti nel torneo di Rugby, conseguendo la vittoria grazie a impegno, determinazione e spirito di squadra.
Hockey
Hockey subacqueo
Dodgeball
Atletica - Salto in lungo