L'exhibition scolastica e il dono della European Bilingual School
Non hanno né maschere né mantelli e - a dire il vero - nemmeno il fisico da eroi, eppure sono tre bambini molto speciali, proprio come la loro missione: diffondere i valori e i temi dell'agenda 20-30 dell'Onu.
Quello scelto da loro e portato tra le corsie del reparto di pediatria dell'ospedale Niguarda è stato l'obiettivo 3 (in tutto ne sono 17), ovvero "Salute e benessere".
In particolare la loro di agenda era piena di appunti sulla cura e i diversi sistemi sanitari nel mondo, che già a soli 10 anni, in quinta primaria, sembrano saper e voler modellare con le loro mani.
Quelle con le quali hanno donato, ad esempio, ai loro piccoli coetanei momentaneamente costretti in ospedale, tutta una serie di libri. Un gentile omaggio della European Bilungual School (BES), fondata nel 1999 in via Val Cismon 9 con l'obiettivo dichiarato (sul loro sito) di incentivare nei bambini lo sviluppo delle fasi evolutive fondamentali e alimentare la passione per l'apprendimento, consentendo loro di acquisire la perfetta padronanza di una seconda lingua.
Un traguardo ricercato anche tramite una exhibition scolastica in cui gli studenti di quinta, come i 3 piccoli eroi-missionari, sono chiamati a cimentarsi prima di fare il salto verso la scuola secondaria. Proprio in questo ambito è rientrata la loro iniziativa, portata a termine con grande successo presso il reparto pediatrico del Niguarda.
PEIRIS UTTHARA
Una raccolta di 4 contributi scritti dagli allievi del Niguarda
1) VIKRAM: coraggio!
Mi chiamo Riccardo, ho undici anni e frequento la prima media della scuola Anna Frank di Meda (prov. Monza e Brianza). Sono giunto presso l’ospedale Niguarda il 7/03/2025 e non mi aspettavo di dover essere ricoverato. All’inizio ero un po’ preoccupato ma poi ho capito che in ospedale ci sono tanti professionisti pronti ad aiutarti, a curarti e ad accoglierti. Mentre ero qui, inoltre, ho scoperto che anche in ospedale c'è la scuola, con insegnanti preparati, che mi hanno aiutato a svagarmi e a riprendere gli argomenti fatti in classe per tenermi al passo con i compagni. Secondo me la scuola in ospedale è utile affinché anche i ragazzi ricoverati non si sentano diversi rispetto ai compagni a scuola. Quindi bisogna vivere l’esperienza in ospedale come qualcosa che ci fortifica, non come una punizione o un castigo. Prima di venire qui ho sentito una parola che è “Vikram”, che in Sanscrito significa “coraggio” e che è la qualità che ho dovuto sperimentare in questo percorso di guarigione e che vorrei trasmettere a tutti i ragazzi e i bambini che verranno in ospedale. (Riccardo, I media)
2) Intervista alla dottoressa Corato, cardiologa in pediatria
Come hai fatto a diventare dottoressa?
Ho studiato tanto
Quando hai deciso di diventare dottoressa?
Ho deciso di fare la dottoressa quando ero alle elementari, in seconda
Da quanti anni lavori a Niguarda?
Ci lavoro da 37 anni
Cosa ti piace fare quando sei a casa?
Mi piace andare a passeggiare con il mio cane e giocare con lui
Quante ore di lavoro fai al giorno?
Qui in reparto si sa quando si entra, ma non si sa mai quando si esce
Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?
La cosa che mi piace di più del mio lavoro è quando i pazienti stanno bene
Un consiglio per tutti i bambini?
Nella vita ci vogliono un obiettivo e una passione
Robert (3° primaria)
3) Come può essere positiva un’esperienza in ospedale
Ciao, mi chiamo Isabella, ho tredici anni e frequento la scuola Dante Alighieri di Varese. Sono arrivata all’Ospedale Niguarda il primo maggio, perché inaspettatamente ho avuto due ictus. All’inizio ho avuto molta paura, perché non mi era mai successo. Ho trascorso il week-end qui in ospedale ed è stato molto noioso e doloroso.
Il lunedì mattina, tuttavia, ho scoperto che c'era la scuola in ospedale: all’inizio non l’ho presa bene, perché pensavo alla scuola fuori dall’ospedale, ma poi ho cambiato idea.
Secondo me la scuola in ospedale è molto divertente ed è utile perché i ragazzi che sono ricoverati non rimangono indietro con il programma e possono rivedere insieme agli insegnanti gli argomenti che non avevano capito bene a scuola.
Nonostante la situazione poco piacevole, quella in ospedale è stata un’esperienza positiva, che mi ha fatto cambiare in meglio e mi ha insegnato a prendere le cose con più leggerezza. Isabella (3° media)
4) Un’esperienza inaspettata
Sono Matteo, ho tredici anni e mercoledì 7 maggio 2025, mia madre mi ha svegliato per dirmi che dovevamo andare in pronto soccorso.
Inizialmente ero sorpreso ed impaurito, ma quando sono arrivato mi sono tranquillizzato, perché questo ospedale già lo conoscevo. Solo quella mattina, però, ho scoperto che all’interno dell’ospedale c’è una scuola.
Mi è piaciuta l’idea, la trovo interessante ed utile, perché così i ragazzi che non vanno a scuola - poiché in ospedale - possono rimanere al passo con gli argomenti che stanno affrontando i compagni in classe.
I prof. che sono venuti a trovarmi sono stati gentilissimi e simpatici. Inoltre il prof. di tecnologia mi ha spiegato un argomento che in classe non avevo capito completamente.
Ho trovato in generale l’umorismo dei proff. in ospedale divertente e allegro. Inoltre gli insegnanti che ho conosciuto in ospedale sono più giovani rispetto a quelli della mia scuola. Questa per me è stata un’esperienza inaspettata, ma anche interessante e formativa, perché mi ha fatto crescere e conoscere cosa succede all’interno degli ospedali. Matteo (2° media)
A cura di ALESSANDRA ANTARES BEGNI
Keisy una ragazza di 14 anni è stata ricoverata presso l'ospedale Niguarda, dove ha deciso di raccontare l'avventura vissuta nella scuola in ospedale che ha sperimentato lì. Di seguito, dunque, il suo elaborato.
"Io sono Keisy, ho quattordici anni e frequento la terza media della scuola Pellico. Sono arrivata al Niguarda venerdì 11 aprile e non mi aspettavo di dover essere ricoverata. All’inizio non capivo nulla ed ero un po’ preoccupata. Purtroppo, ho trascorso un week-end in ospedale un po’ noioso, però ho trovato in aula un libro che mi ha tenuto compagnia ed il tempo alla fine è passato.
Sapevo che in ospedale ci fosse la scuola e secondo me, se un/a ragazzo/a non sta troppo male, è un servizio utile, perché così i ragazzi che sono ricoverati possono rimanere al passo con gli argomenti affrontati a scuola.
Quest’esperienza mi è servita a capire meglio come funzionano gli ospedali e come lavorano i medici, anche perché da grande vorrei lavorare in questo ambito e magari specializzarmi proprio in pediatria.
Per cui ai bambini e ai ragazzi che dovessero essere ricoverati consiglio di stare tranquilli, perché troveranno dei professionisti bravi e competenti e… anche il cibo è buono!"
Sotto, invece, il testo di G.
VOCI DAL DAY HOSPITAL
"Mi chiamo G. e ho 9 anni, la scuola non mi piace perché è noiosa, bisogna scrivere troppo, però mi piace stare con i miei compagni.
Motoria è la materia migliore. Oggi sono stato fortunato a venire in ospedale perché c’era motoria ma il maestro ci voleva far lavorare tutto il giorno perché settimana scorsa lo avevamo sfidato a fare canestro dal fondo della palestra e lui non è riuscito quindi abbiamo passato l’ora a giocare ma oggi avremmo dovuto lavorare."
A cura di Yevanhelina Shcherbii ed Enea Carozza
Premiata il componimento "Poesia in ospedale"
PARTECIPAZIONE DI MERITO (medaglia color bronzo, spilletta e libretto) a Greta Franchi e Claudia Fraccalvieri per la poesia POESIA IN OSPEDALE – Insegnante Carmen Tigre
POESIA IN OSPEDALE
Siamo arrivate in ospedale
senza sapere
tutte le cose che si potevano fare.
I nostri compagni e la nostra famiglia
abbiamo dovuto salutare,
sapendo che ci dovranno aspettare.
Non pensavamo ci fosse la scuola,
ma con grande sorpresa siamo qui ora!
L’amicizia nasce per caso
anche in situazioni di disagio.
Si lascia spazio all’immaginazione,
per imparare cose nuove...
tra un ago e un esame
ci sta pure un bel finale!
L’esperienza in ospedale
non va vissuta male,
ma con ottimismo, allegria...
e un po’ di fantasia!
Il musicale in ospedale: un regalo che colpisce il cuore
Il giorno 12 marzo la 3^C ha portato la musica in ospedale rendendolo un posto magico e fantastico.
“Carissimi, abbiamo fatto un’esperienza stupenda e vorrei raccontarla a tutti; per questo voi del giornalino siete importantissimi!
Siamo andati in ospedale con la 3^C per suonare, pensando di regalare qualcosa e invece siamo tornati arricchiti. Io, come docente, mi sono sentita accolta dalle mie colleghe proprio come una famiglia.
Ho avuto il grande privilegio di vedere da vicino il lavoro che svolgono e devo dire che chi lavora in ospedale ha una marcia in più, pagata al prezzo di stare accanto a tanta sofferenza”.
ANNA ORELIO, DOCENTE DI VIOLINO
INTERVISTA ALLA 3 C
CHE COSA VI HA COLPITO DI PIU’?
La gente simpatica e il fatto di rendere felici i bambini.
VI SIETE DIVERTITI?
Molto e ci vorremo ritornare
COME VI SIETE SENTITI A SUONARE?
Bene e felici di arricchirci
QUALI BRANI AVETE SUONATO?
Fratelli D’Italia, Believer, Mozart On
QUANTO TEMPO VI SIETE PREPARATI?
Tre mesi
MARCO LO IACONO
I lavori dei ragazzi del Niguarda sul Sommo Poeta
Udite, udite!
Oggi abbiamo deciso di raccontarvi come gli alunni della scuola in ospedale abbiano incontrato il padre della nostra letteratura: Dante Alighieri.
Sia i bambini più piccoli che i ragazzi più grandi si sono cimentati in attività rivolte alla conoscenza del poeta. Individualmente e in gruppo hanno imparato divertendosi: chi ha disegnato Dante, chi ha creato le corone d’alloro (per l’incoronazione poetica), chi ha letto e commentato qualche verso della Divina Commedia… insomma, Dante è entrato in ospedale!
A cura di NICOLE VERANES E GABRIELE GARBIN
L'esperienza di Gregorio con il suo amico Thomas, in ospedale.
Oggi, io, Gregorio, sono arrivato all’Ospedale Niguarda, verso le 07:00, per essere operato. Ero molto ansioso fino a quando non è arrivato Thomas, un bambino poco più piccolo di me, che ho scoperto essere il mio compagno di stanza: giochiamo entrambi a calcio, ma io vado in seconda media presso l’Istituto Sacro Cuore; mentre lui frequenta la quinta elementare.
Adesso, però, siamo in questa struttura ospedaliera, che mi piace molto: è poco caotica, con molta tranquillità, e poi con il mio amico Thomas non ci si annoia mai. Inoltre il letto è comodo come le altre stanze.
Io di questo ospedale penso che sia il posto che ti rende più inaspettatamente felice, con la compagnia, i libri da leggere, disegni da colorare, con anche la scuola per i bambini e i ragazzi che stanno qui, che mi piacerebbe conoscere di persona. Così come mi piacerebbe rivedere in futuro le due insegnanti che mi hanno anche regalato “Il giro del mondo in ottanta giorni”.
Passerei una notte qui molto volentieri, forse però senza la flebo. Non so quando tornerò a casa, ma questa esperienza felice me la ricorderò per tutta la vita.
Gregorio (II media) Ospedale Niguarda.
P. S. Io e Thomas ci rincontreremo forse in un campo da calcio da grandi.
A cura di TOMMASO PAPPALARDO E GIACOMO SANTELMO
"La scuola in ospedale è più bella della scuola normale"
Io sono Greta, frequento la scuola media Don Minzoni che si trova a Paderno Dugnano.
Sono arrivata in ospedale il giorno 17/02/2025 alle ore 17:00, perché avevo la febbre alta da tre settimane e mia madre aveva deciso di portarmi al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda. Non era la mia prima esperienza.
Mi hanno fatto una serie di esami che sono riuscita ad affrontare con serenità. Alla fine hanno deciso di ricoverarmi per tenermi sotto controllo.
Con mia grande sorpresa ho scoperto che in ospedale c’è la scuola e che i ragazzi fanno lezione. Secondo me è una cosa positiva perché anche i pazienti dell’ospedale possono istruirsi e imparare cose nuove. Facendo lezione in ospedale il tempo passa più velocemente e ci si annoia di meno.
La scuola in ospedale viene fatta in un aula comune o direttamente nelle stanze e le attività che propongono sono accoglienti e divertenti.
All’inizio io non ero convinta di volermi iscrivere alla scuola in ospedale, perché pensavo fosse noiosa come la scuola al di fuori dell’ospedale e invece mi, sbagliavo perché ho scoperto che svolgono molte più attività coinvolgenti rispetto alla scuola tradizionale: vedere film, pet terapy, letture, giochi e lezioni individuali.
Quindi ho vissuto questa esperienza in modo molto positivo e maturo. E vorrei consigliare a tutti i futuri ragazzi che verranno di stare tranquilli, perché si troveranno con delle persone molto pazienti e simpatiche. Per cui mi raccomando: aderite tutti alla scuola in ospedale!
Greta (3° media)
A cura di GIACOMO SANTELMO & TOMMASO PAPPALARDO
Il racconto di Filippo, undicenne proveniente dal "Ballerini"
Sono Filippo, frequento la prima media al "Ballerini" di Seregno (in provincia di Monza) e ho 11 anni.
Sono arrivato all’ospedale Niguarda lunedì 17/02/2025, in tarda mattinata. Ho scoperto che ci fosse la scuola in ospedale mercoledì 19 febbraio, quando la mattina è venuto il prof. di matematica e abbiamo fatto le operazioni con le frazioni. Invece il pomeriggio ho fatto lezione con la prof.ssa di lettere.
Secondo me la scuola in ospedale è utile, perché i ragazzini possono ripassare gli argomenti fatti in classe. È diversa dalla scuola normale, perché si fanno attività individuali o in camera o in un’aula comune.
Si possono conoscere nuovi ragazzi e fare amicizia con loro. Inoltre questo servizio è utile anche per far passare il tempo più velocemente e per non annoiarsi.
All’inizio avevo paura ed ero pensieroso, ma poi mi sono tranquillizzato, perché gli infermieri, i medici e gli insegnanti erano gentili con me.
A cura di CATERINA ZHAO
Le confessioni dei ragazzi in day hospital
Dietro le tende che separano i letti di un ospedale si nascondo tante storie da raccontare. Per questo al Niguarda di tanto in tanto il personale della scuola che si svolge lì chiede ai ragazzi ricoverati di parlare un po' della loro vita. Di seguito le interviste fatte in day hospital.
Mi chiamo Z. e sono una bambina di otto anni. Vado a scuola vicino al Po, frequento la terza elementare e ho tanti amici. Mi piace ballare, cantare e leggere... la mia favola preferita è la "Bella Addormentata".
Quando sono stata ricoverata non sapevo che avrei trovato le maestre pronte ad accogliermi; così, oltre a mamma e papà che non mi lasciano mai sola, ci sono le insegnanti che mi fanno fare i compiti e tanti lavoretti.
In questi giorni, per esempio, ho studiato matematica, grammatica e geografia e ho fatto una bellissima ghirlanda da regalare alla mamma.
Penso sia bello avere la possibilità di studiare anche se non si sta bene, perché altrimenti quando si ritorna a scuola è difficile recuperare ma soprattutto perché il tempo scorre veloce e non ci si annoia mai.
Mi chiamo B., ho 10 anni e frequento la quinta elementare. La mia scuola è grande e tutta colorata, si mangia bene e ho tanti amici. L’aspetto più bello della scuola è che si impara e allo stesso tempo ci si diverte perché impariamo insieme.
Mi chiamo G., frequento la seconda media,sono stato ricoverato varie volte sia l’anno scorso che quest’anno, anche per dei day hospital. Sono venute delle prof e man mano che le conoscevo sempre meglio mi piaceva far lezione con loro perché erano molto gentili e le cose che mi facevano fare erano divertenti. All’ inizio non avevo voglia di far scuola ma me l’hanno fatta venire. Anche italiano, che non è proprio la mia materia, mi è sembrata meno pesante.
A cura di Tommaso Pappalardo
Appese delle farfalle gialle tra le corsie del Niguarda
Un battito d'ali e il vento che soffia sopra i ricordi. E, specie durante la Giornata della Memoria, invece di spegnerli li aizza, come con le tempeste di fuoco tra le foreste. Anche quello della "Farfalla gialla" di Pavel Friedman brucia, perché l'ultimo prima che il suo corpo divenisse cenere.
E' la Shoah in versi, anche se lo sterminio degli ebrei e di tante altre categorie di persone non ha nulla di poetico. Eppure l'autore nato a Praga nel 1921 e morto ad Auschwitz nel 1944, a soli 23 anni, è riuscito con la sua poesia a regalarci un simbolo che sa volare oltre i fili spinati e le camere a gas, sopra i muri dei campi di concentramento e tra le dita che imbracciavano i fucili: una farfalla, gialla, come una lacrima di sole che nessuno può asciugare.
Un po' come quelle - seppur con le dovute distinzioni - che alle volte vengono versate tra le corsie di un ospedale, perché anche in un posto del genere si può avere paura di non farcela, si può avvertire la mancanza della mamma e avere la sensazione di essere un po' più sfortunati degli altri.
Per questo - dicono le maestre e i docenti che insegnano ai ragazzi costretti a studiare lì - il tema della Giornata della Memoria in ospedale è sempre piuttosto complicato, sia per i tempi, che non consentono di trattare l’argomento in modo completo, sia per l’argomento in sé. In ospedale - proseguono - cerchiamo infatti di parlare soprattutto di argomenti allegri. Quest’anno abbiamo deciso, però, di appendere delle farfalle gialle in corridoio, in modo da avere lo spunto per una riflessione sull’argomento.
A cura di TOMMASO PAPPALARDO E GIACOMO SANTELMO
Rievocatori storici "portano" al Niguarda alcuni tra gli antichi popoli della Storia
A volte in ospedale si aggirano supereroi, pagliacci, personaggi televisivi e sindaci. Soprattutto in pediatria, nel periodo natalizio - grazie alle numerose associazioni del territorio - si possono veder passare Batman, Babbo Natale e una schiera di elfi che portano doni.
Quest’anno, però, per la prima volta anche noi - come scuola - siamo riusciti a essere tramite per l’ingresso in pediatria di un gruppo di rievocatori storici, ovvero appassionati di storia che ricostruiscono gli abiti e la cultura di popoli antichi, cercando di essere il più possibile aderenti alla verità storica.
In particolare in ospedale sono arrivati un greco, un etrusco, un ligure e un celta. Ciascuno di loro aveva indosso indumenti e accessori distintivi del popolo rappresentato, come lo scudo, la tunica o l’elmo.
Proprio sottolineando queste differenze hanno saputo parlare di storia tra iniziale imbarazzo e risate.
Come potete vedere dalle foto, erano vestiti proprio come gli antichi e, nonostante il freddo, (a Niguarda i padiglioni sono lontani e li abbiamo costretti a uscire all’aperto) si sono aggirati per l’ospedale riscuotendo l’interesse dei vari avventori, ma soprattutto hanno girato stanza per stanza della pediatria.
Anche i più piccoli hanno apprezzato e voluto toccare armi ed elmi e tutti hanno voluto la foto di rito.
In ogni stanza si sono fermati a spiegare in modo giocoso chi erano e hanno saputo far sorridere ogni piccolo paziente, ma anche i genitori, che si sono divertiti tanto quanto i figli. Hanno avuto molto successo anche fra dottori e infermiere.
Ad ogni bambino e ragazzino hanno lasciato un dono, delle schede da colorare e hanno fatto una piccola cerimonia di investitura, nominando i pazienti "piccoli guerrieri della fenice".
Anche gli adolescenti, di solito più restii con gli adulti che non conoscono, si sono lasciati coinvolgere e hanno voluto immortalare il fatto. In alcune stanze è stato molto emozionante e i genitori dei pazienti ci hanno ringraziato anche nei giorni successivi.
A cura della REDAZIONE
Vittoria: "La fast fashion la mia prima lezione in una scuola sì... ma d'ospedale"
Sarà che il mondo gira e deve fa un po' un effetto lavatrice, per le cose e per le persone. Solo così ci possiamo spiegare dei vestiti nel bel mezzo del nulla di un deserto e dei sogni e una maestra dentro una stanza d'ospedale.
Quella del Niguarda, per l'esattezza. Dove Vittoria negli ultimi mesi di quest'anno che volge ormai al termine è stata centrifugata dal suo percorso di tirocinio abilitante (un'attività finale per diventare insegnante) vivendo, forse contro le sue stesse convinzioni iniziali, un vortice di profonde emozioni.
E' da questo che è nata la lettera che ha voluto condividere con noi, per lanciare un messaggio a tutti gli studenti e pure al mondo intero. Lo ha fatto con le parole di Robert Swan, ma anche con la fast fashion, una lezione di educazione civica (e non solo) che mostra quanto le persone e gli eventi siano molto più legati di quanto pensiamo, tanto che l'abito gettato - magari ancora buono - può finire in un luogo del pianeta impensabile, proprio come un sogno che si avvera.
Ma poi sta a noi rimboccarci le maniche e strizzare l'occhio al destino nostro e del globo, perché il mondo gira e solo noi possiamo renderlo un posto migliore, più pulito, un po' come un effetto lavatrice!
LA REDAZIONE
Un messaggio che dà valore a ciò che diamo per scontato o addirittura nemmeno apprezziamo
Mi chiamo A, sono un bambino di 10 anni e frequento la quinta elementare di una scuola di Milano.
Non sapevo esistesse la scuola in ospedale e quando ho conosciuto la maestra sono rimasto a bocca aperta. Lo racconterò a tutti i miei amici e alle mie maestre! Penso sia bello poter studiare e fare i compiti, anche in ospedale. Se non lo fai rimani indietro e quando torni a scuola come fai?
A.