UNA RUBRICA CHE FA IL VERSO ALLA NATURA: SE SIETE APPASSIONATI DI ANIMALI E DEI MISTERI E DELLE STRANEZZE CHE LI RIGUARDANO, NON POTETE CHE METTERVI ASSIEME A NOI SULLE ORME DI ALCUNI DEGLI ESSERI PIU' SORPRENDENTI DEL PIANETA.
Anche nel regno animale la regina è sempre lei!
La mamma è sempre la mamma, sia nel mondo umano che in quello animale. L’amore per i propri figli, si sa, non conosce né limiti né distinzioni tra specie. Infatti, anche tra gli animali esistono delle mamme speciali e noi, in occasione della festa della mamma appena celebrata, vogliamo appunto parlarvene.
Le mamme dei canguri 🦘: Un animale marsupiale tra i più conosciuti è il canguro. Una specie davvero unica, a partire dalla mamma-canguro. Pochi sanno infatti che ciascuna riesce ad allevare contemporaneamente cuccioli di età diverse. Un embrione, un fagiolino ancora nell’utero e altri piccoli canguri di alcuni mesi possono crescere assieme nello stesso marsupio! Ma come ci riesce? Appena dopo il parto, nell’utero si trova già un nuovo ovulo che aspetta di essere fecondato. Una particolarità incredibile è che riesce a bloccare lo sviluppo dell’embrione nell’utero. Se ha già dei piccolini a cui badare, ad esempio, può aspettare il momento migliore per partorire. Si può dire, in questo caso, che la mamma del canguro è sempre incinta!
Questo excursus nel mondo animale ci ricorda quanto tutte le mamme siano uniche e speciali, e quanto sia importante celebrarle ogni giorno. Buona festa della mamma a tutte!
ALESSANDRA ANTARES BEGNI
IL PIU' PICCOLO CARNIVORO IN VIA D'ESTINZIONE
Il diavolo della Tasmania, è un mammifero marsupiale. La taglia relativamente piccola non deve tuttavia trarre in inganno: la forte testa, sorretta da un collo largo e muscoloso, fa sì che questo animale abbia il morso più potente di tutti i mammiferi viventi in rapporto alle dimensioni corporee. Ciò gli consente di nutrirsi di carogne, triturando senza difficoltà anche le ossa e perfino i denti. Attualmente questo animale è diffuso soltanto nell'isola di Tasmania: tuttavia si hanno testimonianze di una sua presenza passata anche nel resto dell'Australia, Sebbene si tratti di un animale molto conosciuto e generalmente ritenuto comune nella sua patria, il diavolo orsino verso la fine degli anni novanta è stato decimato da una rara forma di cancro trasmissibile, il tumore facciale del diavolo, che ha notevolmente ridotto il numero di esemplari e posto a rischio la stessa sopravvivenza della specie, tanto che nel maggio 2008 il diavolo della Tasmania è stato classificato ufficialmente come specie a rischio. Il governo regionale tasmaniano ha attivato dei programmi per contrastare la diffusione del fenomeno.
Descrizione
Il diavolo di Tasmania raramente supera gli 80 centimetri di lunghezza e un peso oscillante tra i 9 e i 12 kg chilogrammi; fatto insolito per un marsupiale, in questo animale le zampe anteriori sono più lunghe di quelle posteriori. L'olfatto è molto sviluppato tuttavia il senso più sviluppato nel diavolo della Tasmania sembra essere l'udito. Gli occhi sono invece piuttosto piccoli e supportano una visione in bianco e nero La dentizione del diavolo della Tasmania è quella tipica della sua specie, con 42 denti.
Il marsupio si apre in direzione della coda ed è permanente.
I diavoli della Tasmania sono animali carnivori: sebbene possano aggredire e sopraffare animali di dimensioni anche considerevolmente maggiori, molto spesso si accontentano di mangiare carogne, animali giovani o malati, piccoli mammiferi, pesci e anche frutta e bacche, mostrando una grande variabilità nella dieta in relazione al cibo reperibile nella zona abitata.
Alla nascita i cuccioli si presentano glabri, sordi e in generale ancora poco sviluppati, (con un peso fra gli 0,18 e gli 0,24 grammi). Già a partire dai due mesi, il pelo comincia a crescere e la pelliccia è completamente cresciuta quando il piccolo ha tre mesi: i primi peli spuntano a partire dal muso e in seguito crescono man mano sul resto del corpo.
Come potete vedere dall'immagine qui a fianco, i piccoli sono tenerissimi. Ma attenzione: l'apparenza spesso inganna!
ALESSANDRA ANTARES BEGNI
Uno dei primati più brutti al mondo; è a rischio estinzione e i suoi incisivi non cadono mai!
L'aye-aye (Daubentonia madagascariensis Gmelin, 1788) è un primate nativo del Madagascar.
Il primo a descriverlo fu, nel 1775, lo zoologo tedesco Schreiber; verso la metà del XIX secolo tale scoperta fu confermata dal naturalista inglese Richard Owen. È l'unico rappresentante vivente del suo genere e della sua famiglia: l'aye aye gigante è infatti estinto da tempo. L'aye aye vive nella zona costiera orientale del Madagascar, dove colonizza la foresta pluviale al di sopra dei 700 m d'altitudine: lo si trova sempre più spesso nelle piantagioni, sia a causa della distruzione dell'habitat di questa specie, sia poiché qui gli animali trovano con facilità il cibo.
L'aye-aye non è facilissimo da avvistare. Il pelo è lungo, folto, di colore nero o bruno scuro, con sfumature rossicce sul ventre ed un collare bianco-crema attorno al collo.
È stato descritto come un animale dalle orecchie da pipistrello, la faccia da volpe, gli occhi da gatto, il corpo da scimmia, le mani da strega e la coda ed i denti da scoiattolo: si tratta infatti di un animale unico nel suo genere, con caratteristiche comuni coi primati ed i roditori, al punto che i primi zoologi europei scambiarono questo animale per una qualche specie di scoiattolo gigante che si nutriva di lombrichi, che infilzava con lungo dito medio, e come tale lo classificarono .
Si tratta di un animale onnivoro, che mangia vermi, larve e pupe di insetti, oltre che materiale vegetale. Non c'è un periodo preciso degli accoppiamenti: la gestazione dura circa 5 mesi, al termine dei quali viene dato alla luce un unico cucciolo, che viene tenuto principalmente dalla madre, anche se il padre resta sempre nei pressi e a volte offre pezzi di cibo al piccolo.
Il suo aspetto è curioso e rientra nell'elenco dei dieci animali più brutti al mondo. Eppure la sua aria simpatica e i suoi modi buffi ci hanno conquistati!
ALESSANDRA ANTARES BEGNI
La tradizione del coniglio, della colomba e dell'agnello
Quello della Pasqua è un periodo molto importante per la religione cristiana, poiché celebra il momento in cui Gesù Cristo ha sconfitto la morte, risorgendo dopo la crocifissione e montando (ossia "purificando") l'umanità dal Peccato Originale. Animali compresi!
E infatti sono proprio tre di essi - oltre al classico ramoscello d'ulivo - i principali simboli della Pasqua. Il primo, l'agnello, anzi è strettamente connesso alla tradizione biblica ed ebraica; gli altri due, coniglio e colomba, hanno invece un significato un po' più laico.
L'AGNELLO
L'agnello rappresenta il sacrificio compiuto da Gesù, che nonostante fosse il Figlio di Dio si fece crocifiggere per la salvezza dell'umanità.
L'importanza del sacrificio in realtà è stata ereditata dalla religione ebraica, che condivide molti aspetto col Cristianesimo (Gesù stesso era ebreo). Anche gli ebrei infatti festeggiano la Pasqua - anzi, il nome "Pasqua" viene proprio dall'ebraico Pesah - anche la loro celebrazione ricorda la liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto grazie a Mosè (leggi il nostro articolo sulla rubrica "Wow!" per saperne di più).
Nel libro dell'Esodo, nella Bibbia, si racconta infatti che, quando gli ebrei erano schiavi in Egitto, un angelo della morte, inviato dal dio degli ebrei, si fermò nelle case degli egiziani, uccidendo tutti i primogeniti (la decima e ultima delle piaghe d'Egitto). Ma passò oltre le case degli ebrei, le cui porte erano segnate con il sangue d'un agnello. Alle prime luci dell'alba, il popolo, risparmiato dall'angelo del Signore, partì verso la Palestina. La parola stessa Pasqua è legata al verbo ebraico pasach che significa "passare oltre".
IL CONIGLIO
La Pasqua, però, cade durante la stagione della primavera, simbolo di una rinascita molto più umana e concreta, con la natura che rifiorisce e con le giornate che si allungano.
Ebbene, proprio a questo aspetto è legato il binomio coniglio-Pasqua. Nell'antica cultura europea la lepre e il coniglio, infatti erano già l'emblema del periodo primaverile, essendo animali molto prolifici; e i loro cuccioli - tra i primi a venire alla lue in primavera - rappresentavano perfettamente la rinascita della natura e la fertilità.
LA COLOMBA
Una via di mezzo tra l'aspetto religioso e quello laico è poi rappresentato dalla colomba. Fu in fatti questi l'animale che annunciò la fine del Diluvio Universale a Noè, portandogli col becco un ramoscello d'ulivo (simbolo a cui è spesso accostato). Da quel momento la colomba venne a rappresentare la benevolenza di Dio e la pace, tra quest'Ultimo e gli esseri umani, ma anche tra gli uomini stessi. Inoltre, la colomba pasquale è anche un simbolo della Resurrezione di Gesù Cristo: la forma a campana, gli zigomi in pasta di zucchero, simboleggiano proprio la sua vittoria sulla morte.
LA TRADIZIONE OGGI
Tra tutti questi animali, oggi il coniglio è molto presente durante il periodo pasquale nei Paesi nordici e nel mondo anglosassone, mentre lo è un po' meno nella nostra tradizione. Tuttavia anche questo simpatico animale è richiamato espressamente dalla religione cristiana, non solo per i motivi detti prima, ma anche perché rappresentano il rinnovamento, visto che questi cambiano il pelo durante le stagioni calde e fredde.
MONETA LEONARDO, SANTELMO GIACOMO, PAPPALARDO TOMMASO
Una rondine non fa primavera... ma tutti questi animali messi insieme, sicuramente sì.
La primavera è ormai arrivata, annunciata dalla presenza di tanti animali usciti dal letargo o ritornati dalle aree dove erano emigrati.
Quando la primavera è alle porte la natura comincia a risvegliarsi: dagli animali che hanno passato l'inverno in letargo al fiorire delle piante, fino all'arrivo dell'uccello simbolo della primavera, la rondine. E benché il detto “Una hirundo non facit ver” (una rondine non fa primavera) possa tarpare un po' le ali all'entusiasmo, è anche vero che marzo è uno dei mesi più belli dell'anno. Non è solo la rondine a simboleggiare il ritorno della bella stagione, perché gli animali primaverili sono anche tanti altri!. Scopriamoli qui sotto, respirando a pieni polmoni il ritorno della stagione primaverile!
Ecco a voi i 10 animali che annunciano la primavera:
1 Riccio: Piccolo animale insettivoro, dotato di aculei che ne rivestono interamente il dorso, il riccio inizia ad andare in letargo sin dai primi mesi autunnali per risvegliarsi in primavera, preferibilmente verso aprile e maggio.
2. Vipera: Considerate fra gli animali più velenosi del mondo, in realtà le vipere sono esseri viventi pacifici che non attaccano se sono lasciate stare. Sono caratterizzate da una testa a forma triangolare e un corpo tozzo con una coda corta. La vipera durante i mesi freddi è costretta ad un periodo di riposo forzato che termina appunto con l’arrivo della primavera.
3. Cicogna: Specie di uccello migratore che vive nelle zone umide di Africa, Asia ed Europa, la cicogna è visibile nel nostro continente da marzo fino ad agosto. Essa tende a nidificare ogni anno nello stesso posto, privilegiando luoghi inaccessibili all’uomo come i tetti delle abitazioni e i pali della luce.
4. Marmotta: Genere di roditori in grado di vivere anche in ambienti inospitali come l'alta montagna, tra i 1.500 e i 3.000 metri di altitudine, le marmotte sono animali territoriali che durante l’inverno vanno in letargo e si risvegliano proprio in primavera. Fun fact: negli Stati Uniti il comportamento di una marmotta chiamata Phil, indica se manca ancora tanto (o poco) all'arrivo della primavera!
5. Cuculo: Uccello della dimensione di una colomba, si riconosce per il dorso grigio cenere e il ventre bianco striato di nero. Numeroso e stabile in Europa, il cuculo si distingue per il caratteristico richiamo dei maschi. Anche lui, con il suo caratteristico canto, è un animale primaverile.
6. Ghiro: Piccolo roditore dalla pelliccia di colore grigio castano ma dal ventre bianco, il ghiro è capace di dormire in letargo per 6 mesi, risvegliandosi solo per concedersi un breve pasto. Il ghiro esce completamente dal letargo in primavera per iniziare il periodo riproduttivo. Insieme alla rondine, è decisamente uno degli animali simbolo della primavera!
7. Tartaruga: Le tartarughe di terra, di cui si conoscono ben 45 specie, sono rettili che trascorrono i mesi invernali in letargo per poi risvegliarsi in primavera, quando inizia la stagione riproduttiva. Anche le testuggini, quindi, possono considerarsi a tutti gli effetti animali della primavera.
8. Orso: L’orso è probabilmente il più noto tra gli animali che vanno in letargo: per la scarsità di cibo e le basse temperature questo grande animale onnivoro tende ad entrare in uno stato di quiescenza fino alla primavera. Durante questo periodo il battito cardiaco rallenta e la temperatura corporea passa da 37 a 31 gradi.
9. Rondone: Spesso confuso con la rondine, questo è di colore marrone scuro e ha le ali più lunghe e strette e la coda più larga e corta. Il rondone è un animale longevo che può vivere fino a 21 anni: in Europa arriva all’inizio di maggio.
10. Rondine: Rondine e primavera sono spesso considerati un tutt'uno: questo piccolo uccello dal dorso scuro con riflessi bluastri, la gola rossa, la pancia bianca e la coda lunga e biforcuta, è piuttosto diffuso in Europa. In Italia la rondine è il simbolo più noto della primavera, e infatti si può avvistare fin dall'inizio di marzo!
ALESSANDRA ANTARES BEGNI
Un cane carinissimo e coccoloso
Docile, amabile e molto affettuoso, IL MALTIPOO è il compagno ideale per i bambini. Vanta, infatti, una spiccata intelligenza e vivacità, da stimolare continuamente con giochi, attività e movimento. Ma attenzione, perché durante l'attività ludica o le coccole potrebbe cadere e farsi male alle articolazioni o alle zampe.
Ma quanto è impegnativo un maltipoo?
Un maltipoo è un cane particolarmente adatto a stare in un appartamento, dato che è mansueto e silenzioso. Ma è anche un compagno ideale per lunghe passeggiate, poiché è disponibile e si lascia guidare senza dare troppi strattoni. ed è generalmente uno dei cani più facili da gestire: è piccolo, non perde pelo, non abbaia molto, ed è socievole.
Che carattere ha un maltipoo?
Il maltipoo ha un carattere dolce, calmo e giocoso.
Quanto può costare un maltipoo?
Un maltipoo potrebbe costare 700 – 800 euro.
Cosa deve mangiare un maltipoo?
Parte della sua alimentazione sono sicuramente le classiche crocchette, l'umido (una poltiglia di carne o pollo, mescolata con le crocchette) e le fragole e i frutti di bosco, che gli fanno particolarmente bene.
Un maltipoo, invece, non deve mangiare cioccolato, uva, uva passa, cipolle, aglio e cibi fritti.
IL MIO MALTIPOO
Ho scelto di parlare di questa specie canina perchè io stesso ne ho uno. Il mio cane si chiama Wendy, ha 3 anni ed è dolce e vivace.
Il mio cane me l' hanno regalato i miei genitori a NATALE e il nome l' ho deciso io.
Come lo curo?
Il mio cane mangia 2 volte al giorno la mattina e la sera. Le faccio mangiare un mix tra crocchette e umido. La porto a fare una passeggiata 3 volte al giorno. La lavo ogni 15 giorni con prodotti non troppo profumati, ma le lavo sempre le zampette. Una volta alla settimana la pettino. Un consiglio per chi vuole prendere questa specie è di fare tante coccole a questi bellissimi esseri.
GABRIELE GARBIN
Il ragno più strano al mondo
Deinopidae
Il Deinopidae è stato scoperto nel 1850, è un aracne della famiglia appartenente all'infraordine Araneomorphae.
Etimologia
Il nome deriva dal greco δεινός, deinòs, cioè terribile, tremendo, spaventoso, e ὄψ, òps, cioè aspetto, forma, atteggiamento, proprio a causa del loro aspetto esteriore, ed il suffisso -idae, che designa l'appartenenza ad una famiglia.
Caratteristiche: Questi ragni hanno corpo e zampe molto allungati e la costruzione della ragnatela avviene proprio tra le estremità delle zampe, in modo da poterla contrarre ed espandere a piacere, dirigendosi verso la preda.
In inglese sono appunto noti come net-casting spiders, cioè ragni che gettano la rete, in quanto allargando le zampe, possono avvolgere la preda nelle proprie ragnatele.
Il genere Deinopis è il più noto della famiglia, presente in Africa, Australia e nelle Americhe, pressoché cosmopolita nelle aree comprese fra i tropici.
La loro eccellente visione notturna ha fatto sì che si sviluppassero particolarmente gli occhi mediani e posteriori in modo da poter afferrare le prede con precisione. Di giorno lo si può notare appeso con un filo di seta, capovolto, ad alcune fronde. Si desta di notte per mettere in pratica il suo sistema insolito di cattura delle prede.
Tassonomia:
Attualmente si compone di 3 generi e 68 specie, tra cui le principali sono le seguenti:
Asianopis- Cina, India, Vietnam, Celebes Deinopis-cosmopolita
Menneus-Africa meridionale e orientale, Australia, Nuova Caledonia, Nuova Guinea, Avella - Australia, Avellopsis - Sudafrica
ALESSANDRA ANTARES BEGNI E NICOLE VERANES
Gli uccelli del paradiso sono famosi per il loro aspetto e per i rituali di corteggiamento che mettono in atto per conquistare le femmine. Un ulteriore studio scoprì un altro elemento di fascino di questi volatili sono (quasi) tutti bio fluorescenti, una caratteristica che secondo gli autori dello studio è anch'essa collegata ai loro riti di accoppiamento un ulteriore modo per comunicare con le femmine e segnalare la propria qualità.
Cosa sono gli uccelli del paradiso?
I Paradiseidi, o uccelli del paradiso, sono uccelli nativi ed endemici della Nuova Guinea, con solo alcune specie (sulle 45 specie totali) che si trovano in Australia e in altre isole del Pacifico.
Sono famosi per i loro intricati rituali di corteggiamento, e anche per il loro aspetto spettacolare e il piumaggio coloratissimo. Piumaggio che, a quanto pare, ha un'altra caratteristica non visibile all'occhio umano, cioè la fluorescenza, scoperta in 37 delle 45 specie conosciute di uccelli del paradiso.
Cos'è la fluorescenza?
Si tratta di un fenomeno per il quale un organismo vivente assorbe la luce, la "trasforma" e la riemette di un colore diverso. La fluorescenza è particolarmente evidente nei maschi degli uccelli del paradiso, ed è molto evidente soprattutto in quelle parti del corpo che vengono messe in mostra durante il corteggiamento: è logico quindi pensare che si tratti di un'ulteriore strategia di seduzione, che non avevamo mai visto prima di questa ricerca.
SANTELMO GIACOMO E PAPPALARDO TOMMASO
L'inia (Inia geoffrensis), detta anche bonto è un cetaceo diffuso nelle acque dolci dell'America Meridionale.
Il nome latino deriva dall'appellativo usato dagli indiani Guarayo della Bolivia.
L'inia può arrivare a quasi 3 metri di lunghezza con gli individui che abitano il Rio delle Amazzoni, mentre gli esemplari delle popolazioni che abitano il sistema dell'Orinoco, forse ascrivibili a una sottospecie distinta, sono un po' più piccoli.
La sua testa è caratterizzata da un lungo becco tubolare ricoperto da corti peli rigidi e sormontato da una fronte a bauletto il cui profilo può variare, cosicché a volte è prominente e a volte piatta. Le pinne pettorali sono lunghe e larghe, e vengono usate anche per la propulsione, oltre che per virare.
La pinna dorsale è sostituita da una lunga e stretta gobba, le pinne caudali sono larghe e concave. I denti sono acuti. La colorazione è molto variabile: dipende dall'età e dall'ambiente in cui i diversi individui vivono. I giovani sono grigio, scuri sul dorso e chiari sul ventre; gli adulti sono molto più chiari, talvolta quasi bianchi, con sfumature di grigio bluastro.
Alcune inie assumono una colorazione rosea (da cui il nome in portoghese di boto cor-de-rosa), talvolta quasi rossastra (da cui il nome in portoghese di boto rosso). Quelle che vivono nelle acque di fiumi torbidi sono in genere più chiare di quelle che abitano le acque più limpide dei laghi. Alcuni esemplari in cattività sono diventati più scuri nell'acqua trasparente delle vasche dei delfinari. L'inia è il delfino più colorato al mondo. Il colore brillante della sua pelle non è dovuto alla pigmentazione, ma alla presenza di numerosi vasi sanguigni che traspaiono sotto la pelle. La ricca vascolarizzazione serve a regolare la temperatura corporea sotto sforzo liberando calore. Appena nato è nero, per poi diventare grigio man mano che cresce, e infine rosa nella maturità. Che spettacolo!
ALESSANDRA BEGNI
I coleotteri bombardieri costituiscono una sottofamiglia di insetti che comprende più di 500 specie diffuse in gran parte del globo. Nonostante le dimensioni estremamente variabili, dai 7 mm agli 8 cm, presentano molte caratteristiche comuni:
il corpo è rivestito da un esoscheletro scuro e abbastanza spesso;
le antenne sono molto lunghe e sottili;
la testa e le mandibole sono di grandi dimensioni;
le zampe sono lunghe e robuste
La peculiarità di questi insetti, però, è la presenza nel loro addome di due ghiandole che emanano rispettivamente perossido di idrogeno e idrochinone, ma soprattutto la capacità, se messi in condizione di stress o aggrediti, di mescolare queste due sostanze in un’apposita sacca. La miscela, puzzolente e vaporosa, che raggiunge addirittura i 100 °C, viene espulsa - per giunta - con un botto fragoroso. Grazie a quest’arma bollente questi insetti riescono ad allontanare gran parte dei predatori anche quelli di grandi dimensioni.
Per decenni il segreto del coleottero bombardiere è rimasto incompreso. Solo in seguito a osservazioni accurate, e con l’uso dei raggi X, è stato possibile comprendere come avviene questo processo, che in parte li accomuna alle più famose puzzole.
TOMMASO PAPPALARDO E GIACOMO SANTELMO
Dalle strisce alle macchie di ghepardo: un mammifero in abito chic
Lo squalo zebra (Stegostoma fasciatum) è piuttosto diffuso nelle acque costiere degli Oceani Indiano e Pacifico, riconoscibile per la pinna caudale molto lunga, che raggiunge all'incirca la lunghezza del resto del corpo.
Il nome squalo zebra è stato dato alla specie perché prima della maturità i membri presentano sul corpo strisce simili a quelle di una zebra. Al momento della maturità le strisce diventano puntini simili a quelli del ghepardo. Ci si riferisce tuttavia a quest'ultimo animale nel nome del piccolo squalo Triakis semifasciata (per l'appunto squalo ghepardo) che vive nell'Oceano Pacifico Orientale sulle coste del Nordamerica, e quindi alla specie in esame è stato assegnato il nome di squalo zebra. Gli esemplari si trovano nell'Oceano Pacifico Occidentale ed in quello Indiano. Vivono a profondità comprese tra 5 e 30 metri.
Questa specie è dotata di un corpo molto snello e allungato, di una lunghezza di circa 2.5 metri, ma può raggiungere in via eccezionale la lunghezza di 3,5 metri. Oltre alla lunga coda, segno distintivo per lo squalo zebra sono le creste lungo il corpo. Come suggerisce il nome, il corpo è di due colori: i giovani sono segnati da linee giallastre sul corpo scuro, mentre gli adulti presentano ovunque (ed anche sulle pinne) sul corpo rossastro pallini neri. Il muso è piuttosto arrotondato e presenta barbigli. Di abitudini sedentarie, questo squalo si nutre principalmente di molluschi, crostacei e di piccoli pesci, a causa dei suoi denti tondeggianti e grossi.
Se volete vederne un esemplare dal vivo, lo trovate all'Acquario di Genova o a quello di Livorno!
ALESSANDRA ANTARES BEGNI
Renna e non solo: i 5 animali tipici delle diverse tradizioni natalizie del mondo
I simboli del Natale sono tanti, i versi invece sono cinque, quelli degli animali che oggi, nel mondo, rappresentano più di ogni altro loro simile il Natale. Né il bue né l'asinello, ma dal Nord al Sud del mondo, ognuno ha la sua caratteristica specifica e un insieme di miti e leggende di cui è stato reso protagonista, soprattutto in questo periodo di Festività.
La Renna
Non può esistere un elenco di animali natalizi senza la presenza delle renne. Sapete, sia gli esemplari maschi sia le femmine hanno i palchi (cioè corna) e, li perdono ogni anno per farne crescere delle nuove. Un continuo rinnovo. Un po' come noi alunni, insomma!
La Capra
La capra di Yule è un simbolo e una tradizione natalizia scandinava e nordeuropea. Sapevi che le capre hanno le pupille rettangolari? Possono vedere da 320 a 340 gradi nella loro periferia. In pratica tutto tranne ciò che è direttamente dietro di loro! Praticamente a loro non sfugge niente, proprio come ai nostri proff.
P.S. Ogni accostamento corna - docenti è puramente causale
Il narvalo
A caratterizzarli uno strato di grasso molto spesso, che li mette al sicuro dalle gelide temperature del Polo Nord. Ma ancor di più un elemento di spicco sulla loro fronte. I narvali, infatti, sono anche conosciuti come “unicorni del mare” a causa del loro corno, che può crescere fino a oltre 2 metri di lunghezza (ancora non sappiamo peraltro con certezza quale sia la loro funzione), e si trovano solo nelle gelide acque dell’Artico, dove promettiamo però di recarci al più presto per scoprirlo. Magari dopo Natale, così può essere che lo strato di grasso viene pure a noi!
Il canguro
I nostri amici “DownUnder” trascorrono un periodo festivo piuttosto caldo e secondo la canzone natalizia australiana “Six White Boomers”, sono proprio questi marsupiali a trainare la slitta di Babbo Natale e non le renne. Che facciano grandi balzi lo sanno tutti, ma sapevi che i canguri non possono muoversi all’indietro? Beh, speriamo che noi, invece, riusciremo a ritornare sui nostri passi: anche perché ci sa che i nostri compagni sennò ci lasceranno marcire coi narvali.
L’orso polare
Ecco un altro animale preferito tra le specie natalizie, alle prese purtroppo con lo scioglimento dei ghiacci causata dalla crisi climatica. Ma sapevi che sotto tutta quella folta e candida pelliccia, la loro pelle è in realtà nera come l’ebano? Ah, come le nostre mamme: pure loro quando usciamo insieme, dopo che abbiamo combinato qualche guaio, sotto la pelliccia sono "nere."
Però, quante cose che abbiamo in comune con gli animali!
GABRIELE GARBIN E ALESSANDRA BEGNI ANTARES
Il nome è dovuto ad una particolare caratteristica dei piccoli nati
È lungo 10-15 metri, pesa 6 tonnellate o più ed è il secondo pesce al mondo in termini di grandezza, dopo lo squalo - balena. Niente paura, però, perché - come quest'ultimo - è un innocuo migratore e filtratore di plancton, per cui non rappresenta alcun pericolo per l'essere umano.
Lo chiamano squalo - elefante perché , soprattutto i piccoli, presentano il muso molto allungato, simile appunto ad una proboscide. Il suo nome scientifico è, invece, Cetorhinus maximus, dal greco ketos (mostro marino) e rinhos (naso), per via del muso allungato. In Inghilterra, però, sono soliti chiamarlo anche basking shark, per l'abitudine di prendere sempre il sole sul pelo dell'acqua. In effetti lo si osserva spesso in superfice, mentre si crogiola al sole, a volte dondolandosi stancamente a pancia in su.
Raramente, però, lo fa in compagnia. Di norma è solitario, ma lo si può trovare anche in branchi, di solito in zone particolarmente ricche di plancton. Per esempio nelle acque temperate e fredde di tutto il mondo, solitamente in mare aperto e nelle acque costiere. E' anche un grande girovago, dato che compie grandi migrazioni stagionali per la ricerca di plancton.
Appartenente alla famiglia dei Cetorinidi, unico genere e unica specie, tende a raggiungere un peso tra i 3.500 e i 4.500 kg, nonostante si cibi soltanto di plancton, alghe e animali minuscoli. Ma è proprio questo cibo, molto facile da rinvenire a consentirgli una mole così imponente. Procedendo, infatti, ad una velocità di circa 2 nodi l'ora, uno squalo - elefante adulto può filtrare in media 9.000 litri d'acqua in un'ora, finendo col contenere dentro lo stomaco fino a mezza tonnellata (500kg) di uova, piccoli pesci e larve.
Anche se è di così grandi dimensioni, e quindi teoricamente facile da seguire, tuttavia, molti sono ancora i misteri che lo riguardano. Nessuno sa con esattezza, ad esempio, dove vada questo animale in inverno. Vi sono molte teorie a riguardo, alcune basate sull’esame di squali catturati o spiaggiati. Sembra che la mancanza di plancton in inverno sia la ragione principale che induce lo squalo elefante a dirigersi al largo, allontanandosi dalle coste; ma dove va, e di cosa si nutre? Un’ipotesi é che l’animale perda le spine branchiali in questa stagione e non si nutra fino a quando esse non sono ricresciute, quattro o cinque mesi dopo. Si pensa che durante questo periodo lo squalo viva sul fondo, in una sorta di “ibernazione”, rallentando tutte le attività e quindi i consumi energetici. Probabilmente sopravvive grazie anche alle riserve accumulate nel suo enorme fegato o, secondo altre ipotesi, passa a nutrirsi di animali che vivono sul fondale.
ALESSANDRA BEGNI ANTARES
Questa volpe è il canide più piccolo al mondo
Il fennec, noto anche come volpe del deserto, è una piccola volpe che abita nell’entroterra desertico del Nordafrica. Alcuni studiosi ritengono si tratti dell’unica specie facente parte di un genere a sé stante, ma altri credono appartenga al genere Vulpes.
Si pensa che il termine “fennec” derivi dalla parola araba fanak, che significa proprio volpe, mentre zerda è una parola greca che vuol dire “asciutto” e fa riferimento all’habitat naturale di questo animale.
Il fennec è il canide (mammifero carnivoro di medie dimensioni) più piccolo al mondo. In media non supera i 1.5 - 2 kg, è alto 20 cm e può essere lungo 30-41 cm. Presenta un muso piccolo e appuntito e delle grandi e lunghe orecchie. Esso mangia principalmente cavallette, locuste, lucertole e gechi, uccelli, uova piccole, roditori, frutti e tuberi.
GABRIELE GARBIN