Salutato in grande stile un altro anno di scuola
E' volato via come un palloncino nel vento e forse un giorno, chissà dove, esploderà: nei ricordi di chi l'ha vissuto tra i banchi, dietro una cattedra, per gli uffici. E' l'anno scolastico 2024-25, ormai quasi concluso (ma non ditelo alle terze) e salutato, sabato 24 maggio, con una festa in grande stile dai due plessi della secondaria, in Mann e in Verga, perché i palloncini si sa, si perdono alle feste.
Quelle a cui non può mancare proprio nessuno. A prendervi parte, infatti, sono state le studentesse e gli studenti delle classi prime e seconde (per le terze è previsto, invece, un ballo finale dopo gli esami, il 26 giugno), i loro docenti, la dirigente scolastica e anche i genitori. Quest'ultimi, in particolare chi faceva parte del comitato omonimo, vi hanno anche contribuito concretamente allestendo un ricco e gustoso "angolo bar".
Anche grazie a questo si è così potuto brindare al meglio all'anno che non verrà più, ma che tutti si porteranno nelle tasche del proprio cuore, come una vecchia foto sbiadita. Ci troveranno risate, scherzi, delusioni, richiami, schiamazzi, l'impegno profuso sui libri (dai ragazzi) e dietro la cattedra (dai proff.).
Anche quello speso dalla Commissione Festa (Vitolini per Mann e De Cicco, Di Luca e Di Matteo per Verga) per organizzare le varie attività ideate per l'importante occasione e quello impiegato dagli studenti e dalle famiglie nel prendervi parte.
In verga, infatti, dopo l'iniziale momento in cui abbiamo mostrato i lavori fatti in classe ai genitori, abbiamo fatto un quiz di cultura generale, uno per i genitori e uno per gli alunni. Poi siamo usciti in giardino a fare dei percorsi con la palla e un po' di gioco libero nel parcheggio, perché stavano ristrutturando il tetto della palestra, e non era accessibile neanche il giardino. Inoltre c'era un banchetto organizzato dal comitato genitori con tante cose da mangiare e da bere.
Alla fine ci sono stati i saluti finali e le premiazioni. Si è cominciato con le ragazze che hanno vinto il concorso sulla lettera di Natale indetto dal giornalino: Ahmed Rim, Ardemagni Ginevra, Barone Miriam, Celeste Vanessa, Larocca Giulia, Rhao Cecilia, Reitano Aurora e Veranes Nicole, tutte della 1^D. A proposito del Pertini News Party, è stato tributato anche un applauso a noi piccoli giornalisti. A seguire rivelati i vincitori dei quiz: la 1^E (che riceverà una medaglia) e la 2^F (che avrà la coppa vinta l'anno scorso dall'attuale 3^H). Chiusura lasciata alla nostra preside, che ha augurato buone vacanze a tutti, chiedendo ai proff. di non dare troppi compiti per le vacanze (evvai!).
In Mann, invece, si è tenuto un triathlon di giochi per intelligenze multiple:
Prima gara per intelligenze visuo-spaziali e logico-matematiche: costruire il maggior numero di becchi di papero (1 punto), barchette di carta (3 punti) e uccelli origami (10 punti); da svolgere in corridoio al secondo piano (attività coordinata e valutata da una "giuria" composta dai docenti Alessia Michelotti e Michele Vitolini, con l'ausilio di una collaboratrice scolastica e di un genitore)
Seconda gara per intelligenze linguistiche: scrivere una storia con il maggior numero di parole inizianti con la lettera L (1 punto per ogni parola), in versi (1 punto per ogni verso), in rime (1 punto per ogni rima); (per la giuria le docenti di lettere Laura Russo e Lucia Telmon, con l'ausilio di un genitore ed eventualmente in compresenza di un'assistente educativa)
Terza gara per intelligenze corporeo-cinestetiche e visuo-spaziali: disegnare monumenti con i corpi; (attività coordinata e valutata da una "giuria" composta dalle docenti Ana Milosavljevic e Martina Pulvirenti, con l'ausilio di due genitori).
Insomma, una festa davvero degna di questo nome in entrambi i plessi, coi ragazzi grandi protagonisti. Soprattutto a loro, per le imminenti vacanze estive, auguriamo di essere proprio come dei palloncini: leggeri, ma capaci di volare alto.
NICOLE VERANES
Ha raccontato alle nostre terze l'esodo dei trentini durante la Grande Guerra
Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire di dover abbandonare la vostra casa per andare in un luogo sconosciuto, portando con voi solo una posata e una coperta, come vi sentireste? Angosciati? Confusi? Sconfortati? Delusi dal Paese che servite lealmente da quando siete nati?
Ecco, così si è sentito il popolo dei trentini, nel 1915, quando è stato costretto a migrare in Boemia. Questo popolo è stato protagonista di tre esodi: dal Trentino alla Boemia, allo scoppio della guerra tra Italia e Impero Austro-Ungarico; dalla Boemia al Trentino, quando finalmente hanno potuto fare ritorno a casa; e infine, dal Trentino alle città con più offerta di lavoro, durante la crisi economica degli anni Venti.
La storia dei trentini ci è stata raccontata il 29 aprile scorso dall'autore Dario Colombo, che ha scritto il saggio "Boemia" e tre libri sull’argomento, dopo numerosi anni di ricerche sul posto. E’ questa una storia dei vinti, una storia cioè che non si trova nelle pagine dei libri di scuola, ma solo nelle tradizioni orali e in documenti dimenticati.
Ringraziamo Dario Colombo per averci fatto scoprire la forza di questo popolo che, nonostante le continue difficoltà, è sempre riuscito a rialzarsi e a VIVERE.
Emanuele Cordisco, Viola Ferrara, Valentina Mori, Erik Blomqvist
III E
In aula magna la storia della musica in 4 esibizioni, più una in teatro
La storia della musica non la si può ripercorrere che suonando, ed è proprio quello che hanno intenzione di fare le tre classi della sezione musicale della nostra scuola media: 1^F, 2^F e 3^C.
Fittissimo e succulento, infatti, il calendario dei saggi tramite cui ce la racconteranno e che le classi hanno messo su per noi e per voi assieme alle loro docenti di strumento, Anna Orelio e Ana Ana Milosavlievic.
La prima ad esibirsi sarà la 2^F, giovedì 15 maggio, alle ore 16:30. Se in quest'occasione vi sarà un concerto dei quattro strumenti che i nostri alunni suonano abitualmente - violino, pianoforte, clarinetto e flauto - poi, il 19 maggio (ore 16:45) sarà la volta di un assolo dei soli violinisti di tutte e tre le classi.
Tra i brani che suoneranno ci sarà "Trono di spade" e "Mission impossible" e alla fine è prevista anche una sorpresa, che ci è stata svelata in anteprima assoluta: una chicca preparata dalla prof. Mirra Denise e dalla 1F, ma non possiamo svelare di più!
Dopodiché, il 21 (ore 16:30), sarà la volta della 3C, che tornerà ad adoperare tutti gli strumenti; così come farà la 1^F il 22 maggio.
Per finire, presso il teatro Goretti di via Melchiorre Gioia il 26 maggio gran finale con l'esibizione della 2^F e della 3^C.
Manca davvero poco e i nostri piccoli musicisti - che stanno provando da gennaio - non sono più nella pelle. Un misto di soddisfazione, stress e ansia li accompagnerà fino ai loro saggi, come da loro stessi rivelatoci.
Le docenti di strumento, Anna Orelio e Ana Milosavlievic ci tengono invece ad invitare tutti, sicure che "i saggi saranno l'occasione per imparare la storia della musica in modo divertente, tramite l'ascolto dei vari strumenti".
YEVANHELINA SHCHERBII ED ENEA CARROZZA
Gita a Grazzano Visconti: quando Carlo Magno insegnò a fare la pace
Giovedì 8 maggio alcune classi, 1D, 1G, 1B, 1I, sono andate in gita a Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza. Tra i 77 studenti presenti - accompagnati dai docenti Negri, Zerbo, Vitolini, Caroppo, Carravieri, Gruosso, Forni e Di Matteo - c'eravamo anche noi (della 1D).
Siamo saliti tutti sul pullman alle 8.05 e siamo arrivati alle 9.20 circa. Sul posto, un borgo medievale costruito dal nulla, ci ha accolto un signore vestito da cavaliere, di nome Orlando, come il celebre paladino di Carlo Magno, figura attorno alla quale è ruotata l'uscita didattica.
Ci ha detto che per svolgere l'attività in programma dovevamo prima fare merenda e poi dovevamo appoggiare tutti gli oggetti moderni (tipo zaino, giacca, cellulare ecc..) in un luogo apposito.
Dopo questo, abbiamo fatto un cerchio molto grande e il cavaliere ci ha diviso in 2 squadre, composte da Longobardi e Franchi. Per impersonarli a dovere abbiamo anche dovuto indossare degli abiti medievali: un elmetto, una tunica bianca e nera (i Franchi) e bianca e rossa (i Longobardi) e una spada messa in vita. Dopodiché siamo andati in una specie di campo di battaglia per allenarci a sconfiggere i nostri nemici, cosa che abbiamo provato a fare in seguito.
E' stato un duro faccia a faccia: abbiamo lottato, finché i Franchi non hanno preso un guerriero avversario, anche se al loro re - impersonato da un altro attore - non sembrava importasse molto.
I Franchi hanno fatto vedere, invece, al re longobardo Desiderio che erano ben disposti ad accogliere un cittadino di un altro popolo, anzi lo avrebbero ospitato con onore. Addirittura Carlo Magno - impersonato da uno di noi ragazzi - ha concesso agli sconfitti Longobardi di poter passare tutti dalla sua parte, senza che venisse fatto loro alcun male. I guerrieri longobardi ci hanno pensato e alla fine hanno accettato.
I Franchi assieme ai Longobardi hanno, allora, rincorso Desiderio. Desiderio si era nascosto dentro a una casetta piena di armi: ha preso una spada molto appuntita, si è scontrato con Carlo Magno e ha perso, ma non è stato ucciso. I suoi rivali, infatti, gli hanno dato una seconda possibilità. Così re Desiderio è stato mandato in esilio.
In tal modo le persone con cui abbiamo svolto la rivisitazione storica dell'ASSEDIO DI PAVIA ad opera dei Franchi contro i Longobardi, avvenuto tra il 773 e il 774 d.C., hanno voluto farci riflettere sui conflitti in atto oggi e su come una via per una pace e una convivenza più eque siano possibili, a patto che si segua quella tracciata molti secoli fa da Carlo Magno, che per primo ha posto le basi dell'odierna Unione Europea.
Terminata questa entusiasmante ed istruttiva attività, prima abbiamo mangiato in un'apposita area del borgo e poi ci siamo sfidati tra classi in una gara di orientamento e resistenza ideata dai proff.: avevamo una carta di Grazzano Visconti, sopra cui erano segnati ben 13 luoghi di interesse storico-artistico e avrebbe vinto il gruppo che fosse riuscito a scattare una foto di classe davanti ad ognuno di essi nel minor tempo possibile.
Ci siamo divertiti molto, anche perché ha vinto la nostra 1^D, l'unica assieme alla 1^B ad aver completato il gioco.
VERANES NICOLE E ZHAO CATERINA
Da 10 anni l'angolo "verde" tra Bicocca e Niguarda
O.C.N. Orto Comune Niguarda, un angolo di verde tra i quartieri di Bicocca e della zona ospedaliera, fiorito circa dieci anni, lì dove prima c'era un campo rom. Ci sono state le classi prime della nostra scuola in queste settimane per capire come è nato, perché, e come viene portato avanti il lavoro dell'associazione che se ne occupa.
Si tratta dell'omonima ass. Orto Comune Niguarda, che un decennio fa ha ricevuto l'area su cui ora sorgono fiori e piante dal Parco Nord, che a sua volta l'aveva ottenuto in gestione dal Comune.
L'area è gestita da una serie sempre crescente di soci, ognuno dei quali mette a disposizione degli altri le proprie abilità, più manuali o più organizzative, che paga una tessera d'iscrizione di 20 euro l'anno.
Il terreno da loro curato si estende su 5000 metri quadri ed è diviso in quattordici quadrati di 14 metri di lato ciascuno. La prima zona coltivata è quella che si trova all'ingresso, quella delle erbe aromatiche (rosmarino, basilico, menta, alloro e salvia); poi ci sono la "stanza segreta" (un pergolato sotto cui ripararsi dal sole e isolarsi un po' per meditare e godere della bellezza circostante), la foresta di bambù - freschissima e fittissima - e tutta una serie di lotti deputati alla coltivazione di diverse piante e fiori, quali borragine, papaveri, denti di leone, pomodori (che però a causa dell'aumento delle temperature degli ultimi anni non danno più le soddisfazioni di una volta e probabilmente non saranno più coltivati), cipolle, fragole, zucche e tanto altro.
Fiori all'occhiello dell'orto sono, però, secondo noi, le api e il mandala con diverse varietà di lattuga. Le prime sono circa 40 mila e producono miele millefiori nelle loro arnie; le lattughe - per il decennale dell'associazione - ora formano una splendido mandala con l'acronimo O.C.N. (Orto Comune Niguarda) e la scritta "10 anni".
Al termine di tutte queste spiegazioni e della visita ci hanno anche fatto sperimentare una serie di lavori agricoli tipici, come estirpare le erbacce dell'insalata e rivangare il terreno fertilizzato dalla bava delle larve di lumaca e lombrichi per eliminare le pietre e gli antichi resti di metallo e vetro del vecchio campo rom.
E' stata un'esperienza molto bella, ma anche altrettanto faticosa, visto che alcuni di noi si sono anche sentiti male per il troppo caldo. Ma questo ci ha fatto capire che la bellezza richiede sacrificio, proprio come la scuola.
A proposito, se qualcuno volesse dare una mano può visitare il loro sito e scrivere al loro indirizzo email: il sabato - con precedenza per i soci e poi con un'offerta a piacere per gli altri - c'è anche la distribuzione dei prodotti coltivati.
Una giornata sul potere inclusivo dello sport
Forse è per questo che palle e palloni sono sferici, per poter contenere tutti come in un grande abbraccio; e per mettere ogni persona al centro, farla sentire il più possibile vicino agli altri, ma anche equidistante dalle difficoltà di ognuno. Almeno ciò è quanto è stato fatto venerdì scorso all'Allianz Cloud di Milano alla manifestazione sportiva e sociale "Giovani per i giovani" organizzata dai Lions.
E' stata infatti una manifestazione sull’inclusione, alla quale hanno preso parte ben 132 alunni solo della nostra scuola (tutte le prime), più tanti altri di scuole diverse, sia delle elementari, sia delle superiori.
In particolare GIOVANI PER I GIOVANI ha mostrato la forza e il potere dello sport, che permette a tutti di giocare e divertirsi, indipendentemente dalle difficoltà delle persone.
Gli sport che sono stati praticati sono stati i seguenti:
baseball
pallavolo
Esistono due modi per giocare: da seduti, con una rete molto bassa. Questo per chi non ha una o entrambe le gambe. Però, la cosa bella è che ci possono giocare anche coloro i quali non problemi, basta che stanno seduti anche loro. Oppure tutte le persone sono sulla carrozzina e la rete è un po’ più alta.
basket,
chiamato baskin, cioè una pallacanestro inclusiva, con due canestri aggiuntivi ai lati per persone con particolari difficoltà motorie e con poca forza nelle braccia.
calcio
Prima di iniziare queste esibizioni, ci hanno fatto anche vedere una dimostrazione con dei cani addestrati a posta per aiutare le persone con disabilità. Un calciatore della nazionale italiana non vedenti poi ci ha dimostrato come, anche se cieco, riusciva a calciare i rigori e a fare goal: il pallone emette dei suoni quando viene mosso, mentre il portiere (normovedente) batte un oggetto contro i pali e le traverse per indicare al giocatore dove si trova la porta.
Molto emozionante, come il momento dell'inno d'Italia a metà mattinata, cantato a squarciagola da tutti i presenti (circa 3.000 persone secondo il presentatore), che ci ha fatto stringere ancor di più attorno a chi ne aveva più bisogno.
E fa nulla se alla fine la nostra scuola - nonostante i bellissimi slogan preparati da noi - non è rientrata tra le tre premiate per gli slogan e il tifo più originale e sentito. L'importante è che questa MANIFESTAZIONE ci ha fatto capire una volta di più che anche le persone diversamente abili possono fare dei giochi molto belli, ma soprattutto possono far parte di squadre e gruppi di persone misti, cioè anche senza disabilità fisiche o psichiche evidenti. E questo grazie a tutti quelli che non hanno queste problematiche, ma che decidono comunque di giocare assieme ai propri amici, pur di farli sentire felici.
CATERINA ZHAO E ALESSANDRA ANTARES BEGNI
Una presentazione fatta da alcuni ragazzi della classe 3H della prof. Popolo
Nelle scorse settimane tutte le classi terze della nostra scuola media, sia del plesso Falcone e Borsellino sia del plesso Verga, hanno partecipato al tradizionale viaggio di istruzione di tre giorni.
Quest'anno la meta è stata la città francese di Strasburgo, sede di alcune tra le principali istituzioni dell' Unione Europea, come il Parlamento europeo.
Gli alunni e le alunne, però, hanno anche visitato Colmar, conosciuta come la petite Venice.
Ma è stata anche l'occasione per visitare la Linea Maginot: la sua storia e le sue caratteristiche principali nella presentazione di Giada Ravelli, Donato De Censo e Arianna Russo della classe 3H.
A cura di LIA CRESTANA
2^E e 3^B alla rivisitazione in lingua francese della nota fiaba
Lunedì 24 febbraio scorso le classi 2^E e 3^B, accompagnate dalla prof.ssa di francese Gabriella Popolo, dalla prof.ssa Paola Coppini (inglese), presso il teatro Pime hanno assistito ad una rivisitazione dello spettacolo "La bella e la bestia", svoltosi nella lingua che si parla sotto la Torre Eiffel.
E' stata l'occasione per riflettere sui temi del bullismo e del cyberbullismo, dato che la trama della nota fiaba (da cui è stato tratto anche un film) è stata un po' modificata, proprio per affrontare una delle più stringenti emergenze moderne, specie se si fa riferimento al mondo della scuola.
Se nella versione più comune, ovvero quella di Beumont (a sua volta rifacimento della storia ideata da Villeneuve, ispiratosi ad alcuni miti, tra cui "Amore e Psiche") il tema è infatti quello della duplice natura umana, del riconoscimento che in noi vi possono essere una parte bella e gentile, ma anche una brutta e violenta; la compagnia teatrale del Pime ha invece voluto reinterpretare la morale originale in un modo leggermente diverso: la Bella e la Bestia come il bullo e il bullizzato.
E proprio come nella trama più classica, il riconoscere l'altro e capire anche un po' le sue ragioni, e addirittura riconoscersi nell'altro, rende quest'ultimo più propenso a cambiare, venendosi incontro entrambi.
Insomma, lo spettacolo ha invitato le ragazze e i ragazzi della 2^E e della 2^B a riflettere anche su quanto siano importanti l'empatia, il dialogo e il non giudicare dalle apparenze, senza prima conoscere gli altri e le loro storie.
E devono averlo fatto anche molto bene se, al termine della rappresentazione teatrale, durante il momento del dibattito e delle domande - rigorosamente in francese - ad un alunno di 3^B, Gedeon, è stata anche regalata una maglietta (foto in prima pagina).
CESARO CHLOE E CRESTANA LIA
La recensione di alcuni ragazzi di 3^E sul film visto dalle terze al MIC
Il 27 gennaio, Giornata della Memoria, gli abitanti del nostro quartiere si saranno chiesti come mai decine e decine di ragazzi delle medie dell'Istituto Pertini si dirigessero verso il Museo del Cinema, il MIC, saltellando tra le pozzanghere create dal cielo gonfio di pioggia di quella giornata.
Ecco spiegato il motivo: siamo andati a vedere “One Life”, un film del 2023 che racconta la storia di Nicholas Winton, un agente di borsa londinese, che tra il 1938 e il 1939 riuscì a salvare 669 bambini dalle grinfie dei nazisti, usufruendo di treni che viaggiavano da Praga a Londra.
La storia è raccontata tramite flashback: un Nicholas ormai anziano rivive gli anni della sua gioventù e cerca di lasciar andare il passato. Winton infatti è schiacciato dal senso di colpa per non essere riuscito a salvare tutti i bambini che si trovavano nei campi profughi di Praga.
Questo film ci ha commosso per la sua drammaticità e le sue scene toccanti, trasmettendoci molte emozioni: ansia, tristezza, felicità, rabbia. Quando l’ultimo treno non è partito, quando la ragazza è scomparsa, quando genitori e figli si sono separati, noi abbiamo pianto con Winton e con lui abbiamo riso di gioia nel rivedere i bambini salvati, ormai adulti.
“Why do you do that Mr. Winton?”
“Because if I can do something, I must do it.
Erik Blomqvist, Viola Ferrara, Alice Zani e Valentina Mori - 3^E
Al teatro del Buratto lo spettacolo dell'amore e della guerra
Achille piange, sul corpo dell'amico e amante Patroclo, e versa tante lacrime quanto il sangue versato dai troiani per mano sua. E' così che Giacomo e Davide, i bravissimi attori (rispettivamente di 28 e 37 anni) interpreti dei due eroi greci, lo scorso 7 febbraio hanno alzato il sipario del Buratto su una storia che dall'Iliade di Omero ha preso le mosse, per mettere in scena il lato più tragico e più intimo dell'essere umano, il suo destino di guerra e amore: Achille che combatte per andare incontro alla sua gloria immortale e così - beffardamente e profeticamente - alla sua stessa fine; e Patroclo che è partorito, cresciuto e salvato da una vita tutt'altro che gloriosa solo dall'amore che il Pelìde sa donargli.
Il tutto davanti a una platea fatta dalle nostre prime C, D, F, e I e da tante altre scolaresche delle medie (e anche da una prima superiore). Il punto di vista offerto loro è stato soprattutto quello di Patroclo, perché l'amore sa essere egoista e cieco, e non vede oltre il proprio innamorato. Infatti sul palco ci sono stati solo i due amici amanti che, dialogando tra loro, hanno invitato chi li guardava a riflettere sui concetti di destino, gloria, onore, fragilità e forza: scelta coerente con le intenzioni della regista, ma non piaciuta tantissimo a diversi nostri compagni, che avrebbero preferito più movimentazione e meno chiacchiere.
Tutto il resto, dall'ira di Achille alla morte di Patroclo (vestito dell'armatura del primo) caduto per mano di Ettore - passando per il sacrificio brutale di Ifigenia - è stato solo evocato - in modo impeccabile - dai ricordi e dai dialoghi tra Davide e Giacomo.
Scelta che ha rivelato dunque, come confermato a fine spettacolo anche dagli attori, come le vicende narrate ed evocate siano state tratte anche da altri libri, oltre che da quello omerico, su tutti "La canzone di Achille" di Madeline Miller.
Quest'ultimo capolavoro, infatti, si immerge nella storia di un legame in cui il timido e invisibile Patroclo viene scelto dal giovane eroe Achille. Attraverso i ricordi dei due, il racconto segue la loro crescita, le sfide affrontate sotto la guida del maestro centauro (mezzo uomo e mezzo cavallo) Chirone e l'inevitabile destino che li attende durante la guerra di Troia. La voce di Patroclo, rinnegato ed esiliato da suo padre Menezio per l'omicidio involontario di un giovanissimo e prepotente principe, è centrale, desiderosa di dare nuova vita alle storie di entrambi i protagonisti, offrendo una prospettiva diversa sull'amicizia e sull'amore tra loro.
I due attori si sono esercitati per più di un mese, diluito nell'arco di un anno, per portare in scena tutto ciò: sforzi che hanno prodotto uno spettacolo pieno di emozioni. Lo spettacolo è stato, infatti, molto interessante da molti punti di vista: saltare la scuola, divertirsi, stare in compagnia, conoscere meglio l'Iliade e soprattutto andare al teatro.
Moneta Leonardo e Lo Iacono Marco
Le ben 173 famiglie giunte all'evento stupite dalla simbiosi tra docenti e alunni
Di "Malavoglia" ne abbiamo. Di quelli che sarebbero piaciuti anche a Giovanni Verga, non per nulla autore cui è intitolato il plesso - uno dei due della secondaria di primo grado - che sabato scorso ha ospitato l'evento. Di quelli che - contrariamente a quanto farebbe pensare il termine - sanno imbarcarsi in un avventura con tutte le loro energie e fare il carico, non di lupini stavolta, ma di complimenti.
Tanti infatti i giudizi positivi giunti dai bambini e soprattutto dai genitori iscrittisi all'evento - ben 173! - alternatisi tra la presentazione della Dirigente scolastica e del vicario in aula magna e i quattro percorsi laboratoriali disseminati per gli altrettanti piani dell'edificio, compreso - quest'anno - anche il seminterrato, coi nuovissimi spazi per le aule di robotica e di multilinguismo (cui abbiamo già precedentemente dedicato un apposito articolo, incentrato anche sull'aula inclusione).
E' per quei corridoi, in quegli spazi che gli alunni delle nostre terze e anche alcuni (di prima) di questo stesso giornalino hanno saputo lasciare gli ormeggi delle ansie e delle titubanze, del senso di inadeguatezza e del complesso d'inferiorità per gettare, invece, l'ancora nel solido fondale delle competenze acquisite in questi tre anni di scuola media, della consapevolezza dei propri punti di forza.
Quelli su cui hanno puntato i loro altrettanto entusiasti e insuperabili proff., abili prima a scegliere il compito più adeguato per ognuno di loro e poi a supportarli durante i tantissimi laboratori tenutisi, tramite cui la Verga - pensiamo - ha saputo mettere ancora una volta in mostra l'aspetto che probabilmente più di tutti la contraddistingue: la grande umanità che traspare nei rapporti tra tutte le componenti della scuola, il sentirsi parte di una piccola grande famiglia, come in effetti lo era (almeno inizialmente) anche quella dei verghiani Malavoglia.
E' così che allora le varie attività, ben 23 se si comprendono anche gli infopoint del musicale, sull'inclusione e quello relativo all'ampliamento dell'offerta formativa, sono state dunque anche metafora di ciò che normalmente avviene nella nostra scuola: la caccia e l'isola del tesoro organizzate rispettivamente dalle proff. Mollica e Ortolani hanno simboleggiato allora il quotidiano tentativo di scoprire e far emergere quanto di prezioso i nostri alunni custodiscono nel forziere del loro animo, non sempre così semplice da scardinare.
Tanto che alle volte ci vogliono proprio una lente d'ingrandimento o un microscopio per scrutare dentro di loro e i loro pensieri, uno di quegli strumenti usati, per esempio, nel laboratorio di scienze delle docenti Lattanzio e Ghislandi.
O ancora, a proposito di strumenti, l'armonia che vien fuori quando in classe si riesce a individuare lo spartito giusto per ogni alunno, da suonare poi sinfonicamente tutti assieme, così come è avvenuto negli spazi dedicati al musicale al terzo piano, dove a dirigere le piccole orchestre ci sono state le proff. Orelio, Mirra, Aguzzi, Scarlato, Zuccolo e (in via del tutto eccezionale) Grauso.
In questi e in tanti altri laboratori (quello di robotica dei docenti Caglio e Quarta; di coding diretto da Occhioronelli e Cannistrà; di lingue straniere tenuti dalle docenti Mauri, Gallicchio, Semperlotti e Fava; di lettere degli insegnanti Barone, Gambetta e Negri; di Motoria del prof. Forni; e di arte coi maestri artigiani Calegari e Caccavale) i genitori e i bambini sono stati condotti dai nostri esemplari ciceroni, le guide assegnate ad ognuno dei 32 gruppi formatisi tra grandi e piccoli.
Ebbene, nonostante qualche piccola mareggiata, sono arrivati molto al largo, lontano, diritto nel loro cuore. Senza peraltro mai arenarsi o addirittura far affondare la Provvidenza, cui un po' - più in chiave manzoniana che verghiana stavolta - si era pure affidata la Commissione Open Day.
LA REDAZIONE
All'open day della Falcone - Borsellino il laboratorio delle professoresse Popolo e Coppini
Sulla passerella anni - di ansie e gioie, rigetti e soddisfazioni - trascorsi sui libri e tra i banchi a studiare l'inglese e il francese. Le studentesse e gli studenti del plesso Falcone e Borsellino le hanno fatte sfilare assieme a loro, queste lingue, durante l'open day svoltosi sabato 23 ottobre scorso, sotto la magistrale direzione di due stiliste d'eccezione, le professoresse Gabriella Popolo (francese) e Paola Coppini (inglese).
Per i loro allievi di 2A e di 3B, infatti, le due docenti hanno cucito l'abito adatto all'occasione: divertimento, sfrontatezza e voglia di mettere in mostra tutto il loro valore e il loro talento, per le lingue straniere, certo, ma un po' anche per la sfilate!
Quest'ultime sono state introdotte da una breve presentazione dell'edificio svolta, sia in inglese che in francese, da due ragazzi. Poi un sottofondo musicale ha allietato la sfilata vera e propria: i novelli modelli calcavano la casereccia passerella (un fila di banchi impilati uno dietro l'altro), mentre un compagno - dopo essersi presentato - decantava dinnanzi alla platea le virtù dell'abbigliamento in mostra in quel momento.
In effetti, l'attività non è stata scelta a caso, dato che concludeva un periodo didattico dedicato proprio ai vestiti. Quelli indossati dagli scolari erano quelli che abitualmente hanno in classe, suddivisi per temi: le quattro stagioni, lo sport, feste e ovviamente tenuta scolastica.
Una chiusura, ancora una volta in ambo le seconde lingue comunitarie, ha poi messo fine a quella che la prof. Popolo ha definito "un'esperienza certamente diversa e dove i ragazzi si sono divertiti e soprattutto che ha permesso loro di mettersi in mostra, non tanto con il loro look, ma soprattutto con le capacità e le conoscenze che hanno acquisito grazie alla scuola e al loro impegno".
Un impegno, stando al grandissimo successo dell'evento, sicuramente ben ripagato, sia per gli studenti già più comodi nei panni del poliglotta, sia per quelli che di solito se ne restano più abbottonati.
LA REDAZIONE
"Per fare un uomo ci vuole un villaggio". La prof.ssa Telmon non poteva scegliere un detto migliore per racchiudere e contenere - come appunto i villaggi sanno fare - in poche parole l'essenza della nostra scuola tutta e in particolare del plesso Falcone e Borsellino (per le medie) e della Pertini (per le elementari), grandi protagoniste dell'open day di sabato 23 novembre scorso, svoltosi in via Thomas Mann.
Lo ha scritto, la prof. Telmon, in calce ad una lettera che, al termine dell'evento, ha voluto indirizzare a tutti i colleghi, che hanno avuto una parola o un gesto di ringraziamento, di incoraggiamento, di sostegno, di aiuto. Ma un grande grazie va anche ai nostri studenti, che si sono spesi al meglio. Un detto africano dice: “Per fare un uomo ci vuole un villaggio. Ieri è questo che ho sperimentato e penso abbiano sperimentato anche i nostri studenti: una comunità educante che guarda a loro. Genitori e docenti uniti, un clima sereno e disteso, anche scherzoso, ognuno a dare il meglio nel proprio ruolo e nel rispetto reciproco. È in questo clima che, per quel che mi riguarda, ho potuto ricevere ben più di qualche piccola (e bella!) sorpresa da parte dei miei studenti.
All'open day la scuola-quartiere convince genitori, alunni... e pure i docenti
Parole in assoluta simbiosi con quelle dei genitori, che si sono gentilmente concessi ad alcune nostre domande e che hanno mostrato di apprezzare e di condividere l'idea (che il prof. Vitolini ha magistralmente reso anche sulle locandine realizzate per l'evento) di una scuola che abita il quartiere, Bicocca, e da esso è abitato. Con tutte le culture e le esigenze di chi ci vive, nel tessuto scolastico e in quello urbano.
Bello, ad esempio, leggere che la città o quartiere cui un genitore voleva somigliasse la nostra scuola è in realtà proprio quello in cui operiamo e agiamo quotidianamente, con - parole di un altro genitore - grande attenzione ai bisogni dei ragazzi e con buona preparazione.
LA REDAZIONE
In Mann la splendida mostra della prof. Telmon e della sua 2^B
"Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano". Ecco, magari tra questi ci saranno gli adulti che un giorno diverranno i ragazzi dell'attuale 2^B e anche tutti i bambini che da loro sono stati accolti per l'open day di sabato scorso, svoltosi nel plesso delle medie Falcone e Borsellino.
Già, perché sotto la magistrale guida della loro prof.ssa di italiano, Telmon, la 2^B ha ideato e messo su una mostra sul Piccolo Principe, capace - a detta dei presenti - di "rapire" i bambini delle quinte elementari dalla realtà di una giornata grigia per trasportarli nella fantastica dimensione del capolavoro di Antoine de Saint-Exuperie.
Dopo che l'anno scorso la classe aveva letto e lavorato in chiave esistenziale sull'opera, infatti, sabato ogni ragazzo e ragazza si è messo nei panni - nel vero senso della parola - di uno degli indimenticabili personaggi del racconto fantastico: dalla rosa al protagonista, passando per l'aviatore, l'ubriacone, il lampionaio e tanti altri.
Tutti hanno così presentato ai futuri alunni delle medie i riassunti, i cartelloni e i disegni realizzati per l'occasione, coinvolgendo in modo interattivo e dialogante grandi e piccini: ognuno di questi ha potuto fare, ad esempio, delle domande, ricevendo risposta non dagli alunni, bensì dai personaggi da loro interpretati.
Tra questi il re che, al termine della mostra, ha donato ad ogni bambino un bigliettino (ne avevano preparati ben 50!) con una citazione tratta da Il piccolo principe.
La 2^B e la loro insegnante avrebbero meritato di certo "E' il tempo che hai perduto per la tua rosa (mostra) che ha reso la tua rosa (mostra) così importante" e così ben riuscita, aggiungiamo noi.
LA REDAZIONE
A San Siro dodici alunni delle classi prime
Lo scorso sabato io e altri 11 compagni di scuola siamo andati allo stadio San Siro a vedere MILAN-JUVENTUS. Con noi i professori Marco Forni e Michele Di Matteo. Eravamo tutti alunni delle prime, alcuni della Verga, altri della Falcone e Borsellino. In realtà avremmo dovuto essere in 14 ma, causa influenza, abbiamo dovuto fare a meno di due alunni.
Allo stadio ci siamo recati con la metro lilla, che era particolarmente affollata.
Appena ci siamo seduti sulle tribune - a noi avevano assegnato il primo anello verde - sono partiti dei fischi da parte dei milanisti per la formazione della Juve. Prima che i giocatori scendessero in campo per il riscaldamento,poi il diavoletto del Milan ha lanciato dei gadget (una maglietta arrotolata e un pantaloncino).
Poi finalmente l’ingresso ad effetto dei giocatori del Milan, accompagnati da un gioco di luci ed ombre dei riflettori e dall’inno della squadra, cantato a squarciagola da parte dell’intero stadio, che ha continuato a incitare i propri beniamini nonostante le poche occasioni da gol. I tifosi, compresi noi, hanno dato tutto loro stessi e durante l’intera partita hanno incitato i loro beniamini con cori, sventolando bandiere e percuotendo tamburi. Anche se qualcuno probabilmente avrebbe voluto percuotere più che altro i giocatori, visto che non hanno offerto un grande spettacolo.
Io ho capito che una una partita come questa (Milan-Juventus) è più rumorosa di una partita come Inter-Empoli. Ci siamo tutti divertiti, anche se è finita con un noioso 0-0. E spero che possa esserci ancora una possibilità simile, magari però per un match con molti più gol.
ALESSANDRA ANTARES BEGNI
1^F, 2^F e 3^ C dirette dalle proff. Orelio e Milosavljevic
Tra un mese è già Natale. A ricordarcelo non tanto le luminarie che cominciano ad essere montate per le strade o i panettoni ormai da tempo nei supermercati. Piuttosto è il saggio dei violinisti delle classi 1^F, 2^F e 3^C della scuola media, dal titolo appunto "Tra un mese è già Natale".
Si terrà venerdì prossimo 22 novembre nell’aula magna al secondo piano del plesso G. Verga (in via Asturie 1), da cui provengono i diciotto artisti in erba, che si preparano a questo evento sin dagli inizi del nuovo anno scolastico.
I violinisti, a partire dalle ore 17:00, suoneranno ben 10 brani natalizi, sotto la direzione delle docenti di strumento Anna Orelio e Ana Milosavljevic.
Noi ne abbiamo sentiti due, Marco Lo Iacono e Maria Chiara Santo, ovvero noi stessi. Ebbene possiamo dire che li abbiamo trovati davvero molto emozionati e anche un po' imbarazzati in vista dell'imminente esibizione che li vedrà protagonisti. Siete eccitati per il saggio?
Si, visto che è il nostro primo saggio, siamo molto eccitati. Ma abbiamo anche la grinta per suonare e fare bella figura.
Da quanto tempo vi state preparando?
Da due mesi
Vi piace come strumento musicale il violino?
Si, è molto impegnativo come strumento, però dopo gli sforzi abbiamo avuto tutti dei bei risultati.
Alcuni di voi già suonavano questo strumento?
Sì, ma solo due di noi: Eleonora Sartori, Giorgio Groppo. Anche loro, come noi, della 1^F.
Qual è stato il brano natalizio più complesso da preparare?
Il brano più difficile per noi è Jingle Bells, perché ci vuole molta abilità. Fortunatamente in questi mesi, grazie alle nostre docenti abbiamo imparato tutte le maestrie di questo eccezionale e delicato strumento.
A queste insegnanti avete qualcosa da dire in particolare?
Loro danno tutto loro stesse per noi e per la musica. Cercheremo di non deluderle e - come dicono sempre - di trovare armonia e di trasmetterla.
E al pubblico, volete lanciare un invito?
Beh, potete venire tutti. Ci sono posti a volontà. E poi... senza il saggio non comincerà mai davvero Natale!
MARIA CHIARA SANTO E MARCO LO IACONO
Con la sezione ambientale tra i bunker e la flora locali
Il silenzio assordante del bunker, il profumo dei fiori di campo, la grazia maestosa degli animaletti scovati tra le piante e gli alberi. Più che una gita quello al Parco Nord è stato un viaggio, un percorso tra la storia e la natura che ci circondano, che ci passano accanto ogni giorno senza che spesso nemmeno ce ne rendiamo conto.
Una volta li, però, non abbiamo potuto fare a meno di ascoltare curiosi le spiegazioni di Alice e Martina, le educatrici della sezione ambientale del Parco (prestatesi anche per un'intervista esclusiva), che ci hanno accompagnati con tanta pazienza e professionalità per tutte le mattinate.
Infatti alla gita presso il Parco Nord ci sono andate tutte le prime, a due a due. In particolare le 1^B e G il 29 ottobre, la D e la I il 22 ottobre e le 1^ B e G il 29 dello stesso mese. Mentre le ultime due classi a fare l'uscita, le 1^C ed F, in realtà avrebbero dovuto essere le prime (8 ottobre) ma, causa maltempo, ci sono andate solo il 6 novembre.
Tutti noi - come già detto - abbiamo fatto questa gita con delle guide di nome Martina e Alice, della sezione ambientale del Parco Nord. Ogni mattinata, nello specifico, una classe è stata con la prima e una classe con la seconda, invertendo le due attività previste.
La prima cosa che abbiamo fatto noi due, ad esempio, è stato è andare nei bunker del Secondo dopoguerra. Erano abbastanza freddi, un po' allagati e con immagini di bombardamenti risalenti al periodo della fase finale del conflitto.
Poi siamo usciti dal bunker e subito dopo abbiamo fatto merenda, sull'erba, all'interno di una zona recintata.
Dopo la merenda siamo andati a fare una specie di sfida: divisi in gruppetti, dovevamo trovare quante più elementi naturali tipici. Noi abbiamo trovato del muschio, della corteccia, un fungo secco, delle bacche, delle sottospecie di fiori, un fungo budinoso, una castagna; una ghianda; un quadrifoglio (che fortuna!) e un pezzo di canna di pianta infestante.
Che dire, è stata proprio una bella esperienza, per conoscere meglio un luogo in cui andiamo spesso, ma di cui non sappiamo poi tanto; ed è stato importante anche per fare gruppo tra noi studenti, proprio come fanno gli animali e gli insetti del Parco Nord per sopravvivere.
EMANUELE TOGNOLI E LEONARDO MONETA