La Calegari al passo d'addio, l'intervista
Le ultime pennellate e poi il capolavoro sarà terminato. Quarantadue anni per dipingerlo e tutto il resta della vita per goderselo: è il viaggio tra i banchi di scuola fatto dalla prof.ssa Calegari, che da settembre sarà in pensione. Per l'occasione l'ha ripercorso assieme a noi, confidandoci i suoi ricordi e le sue ultime riflessioni da docente.
A che età ha cominciato ad insegnare e da quanti anni lo fa?
Ho iniziato a 24 anni a fare supplenze, sia in ed. artistica che tecnica, perché con la laurea in architettura potevo fare entrambe. Oggi sono 42 anni che insegno!
Nella nostra scuola, invece, da quanti anni insegna?
In questa scuola insegno da 9 anni.
È sempre stato questo il lavoro dei suoi sogni? Cosa l'ha spinta a fare la docente di arte?
No, all’inizio ho fatto architettura di interni, mi piaceva progettare arredamenti e con una mia compagna di università abbiamo avviato uno studio insieme: facevamo delle bellissime prospettive. Ora non è più necessario sapere disegnare, lo può fare il computer. Ai tempi erano in pochi a sapere fare bene i disegni manualmente. La mia collega e amica è rimasta incinta e quindi da sola non me la sono sentita di continuare e ho iniziato a fare supplenze e da quel momento ho iniziato ad avere contatti con il mondo scolastico e devo dire che non è stato molto semplice all’inizio. Nessuno ti spiegava come fare, eri catapultata in classe senza sapere neanche quale fosse il libro di testo, ma un po’ alla volta capisci come funziona e come ti devi relazionare con colleghi e ragazzi. Ha iniziato a piacermi quando le supplenze sono cominciate ad essere lunghe, perché riuscivo a conoscere i ragazzi e a creare un rapporto costruttivo con loro.
Quindi qualche volta ha pensato di mollare?
Certo che ho pensato di mollare, quando continuavo a cambiare scuola ogni 15 gg.
Il momento o un episodio che ricorda con particolare piacere?
Le cose che mi ricordo con piacere sono le settimane a scuola natura con i ragazzi, dove il rapporto era a 360 gradi: 5 giorni insieme dove puoi vedere i tuoi alunni sotto altri punti di vista e stare con i colleghi (simpatici) al di fuori delle mura scolastiche. Un po’ come voi ragazzi che non vedete l’ora di andare a fare qualche gita insieme.
Se tornasse indietro, invece, c'è una cosa che non rifarebbe?
No, non rinnego nulla. Tutto ciò che ho fatto mi è sempre piaciuto
Negli anni lei ha visto tanti tipi di scuola diversi, cosa pensa sia cambiato in peggio e cosa in meglio?
Sono cambiati molto i ragazzi, ma quello che è cambiato di più è tutta la parte burocratica, alla quale io sono molto allergica. Si stava così bene con il registro blu sul quale tu annotavi le assenze e gli argomenti, i ragazzi segnavano i compiti sul diario e non avevi lo stress del registro elettronico dove devi scrivere di tutto e di più, comunicazioni degli alunni e dei genitori. Devo dire che per chi ha molte classi è un delirio. Io appartengo al giurassico. Le scuole sono diverse come utenza a seconda della zona in cui sono collocate, prima di venire in Verga ero in una scuola difficile, perché molti ragazzi provenivano da famiglie con povertà economica e culturale e quindi non avevano quasi mai il materiale ed erano di difficile gestione. Quando sono approdata alla Verga mi sembrava strano che portassero quasi tutto e che facessero i compiti. Ma anche qui con gli anni l’utenza si è mescolata e quindi è molto simile ad altre scuole. I ragazzi oggi mi sembrano più superficiali e solitari rispetto a quando ho iniziato, nessuno aveva il cellulare e quindi si trovavano fuori dalla scuola per stare insieme; oggi quando arrivo per la prima ora ci sono gruppi di ragazzi della stessa classe vicini, ma ognuno gioca
con il suo cellulare e questo a me fa molto effetto.
Da settembre non sarà più dietro la cattedra, che effetto le fa?
Per ora non ci sto ancora pensando, perché ho un sacco di adempimenti entro fine anno. Me ne renderò conto quando il primo settembre non sarò al Collegio Docenti.
Cos'è stata per lei la scuola?
Per me la scuola è stata un bellissimo lavoro a contatto con i giovani che ti tolgono il fiato appena entri in classe, che ti ascoltano, che si annoiano, che fanno cavolate; ma che alla fine ti danno tanto. A volte penso che è molto bello lavorare con chi è in crescita. Non so se mi sarebbe piaciuto lavorare in ospedale o con gli anziani. Voi siete dei fiori che stanno sbocciando, che non devono appassire e noi vi dobbiamo nutrire.
Come pensa che trascorrerà il tempo libero?
Penso che mi dedicherò ai miei hobby con più calma, andrò a fare delle belle passeggiate in montagna, dedicherò più tempo alla mia mammetta, che è anziana.
Vuole chiudere con un messaggio agli alunni e ai colleghi?
Spero di avervi lasciato un buon ricordo con la scuola tappezzata con i vostri lavori. Mi mancherete sicuramente, ma è giusto così. Ai colleghi dico che non si libereranno di me, perché abito vicino alla scuola e un caffè insieme al baretto ce lo prenderemo sicuramente.
LUCREZIA MINOTTO
Emozioni e speranze dei nostri esaminandi
La prima volta non si scorda mai, nemmeno quella degli esami. Emozioni, ansie, aspettative sono lì appollaiate in gran segreto (ma neanche troppo) dietro ogni pagina che si sfoglia per ripassare, dietro ogni "chissenefrega, tanto ora viene l'estate". E invece probabilmente frega un po' a tutti, a ognuno a suo modo. Pertanto abbiamo provato a parlarne coi diretti interessati, per capire esattamente cosa stanno provando in queste settimane le ragazze e i ragazzi di terza in vista dell'esame delle medie. A risponderci sono state la E, la H e la G.
TERZA E
Come vi sentite in vista degli esami? Provate ansia, adrenalina…?
Le emozioni che proviamo sono diverse, alcuni di noi provano ansia perché dovranno affrontare una cosa nuova e temono di fare brutta figura, altri invece non sono per nulla preoccupati, sono sicuri di passarlo. Non vogliono sottovalutare la prova ma vogliono affrontarla serenamente.
Siete curiosi verso le date delle prove scritte e orali?
Sì molto, perché vogliamo al più presto organizzare l’estate.
Pensate sarà più difficile la parte scritta o l'orale?
Sette persone pensano che gli scritti saranno più difficili, ma la maggior parte della classe ritiene più difficile affrontare l’orale perché richiede capacità di improvvisazione e nell’affrontare gli imprevisti.
Quale materia o prova temete di più?
Siamo quasi tutti d’accordo nel dire Tedesco e Matematica, ma una piccola parte di noi è preoccupata anche per il tema.
Vi piace il tipo di esame che dovrete fare o avreste preferito una delle tipologie precedenti? Tesina, presentazione interdisciplinare di un argomento assegnatovi un mesetto prima?
Solo sette tra di noi sono contenti della modalità scelta, molti avrebbero invece preferito la tesina.
I proff. vi mettono più ansia o cercano di incoraggiarvi? C’è qualche loro suggerimento in particolare che avete fatto o farete vostro?
Dipende dai prof…
E voi, come vi state preparando?
Alcuni di noi hanno studiato fin dall’inizio dell’anno con costanza, anche se nell’ultimo periodo il carico è aumentato, altri invece stanno aspettando il programma d’esame e quindi al momento non stanno facendo nulla.
Cosa vi aspettate dagli esami?
Le aspettative sono diverse per ciascuno di noi: una sfida da affrontare, un evento traumatico, qualcosa di divertente, un’esperienza formativa, comunque vada.
Avete qualche rito scaramantico che userete per gli esami?
Sì: entrare in aula con il piede destro, entrare con il piede sinistro, fare il giro lungo attorno alla sedia prima di sedersi, indossare delle pietre calmanti e la collana con il simbolo di Atena.
Da parte nostra un grosso in bocca al lupo!
TERZA H
Come vi sentite in vista degli esami? Provate ansia, adrenalina…?
La maggior parte di noi prova ansia, preoccupazione e la paura di fare una brutta figura, mentre la minoranza è abbastanza rilassata e sta già pensando a come organizzarsi per l'estate.
Siete curiosi verso le date delle prove scritte e orali?
Siamo timorosi a causa di quello che ci aspetta e curiosi delle date degli orali. Infatti, alcuni di noi sperano che la fortuna sia dalla loro parte, così da compiere l'orale presto, mentre altri sperano verso la metà di giugno per poter ripassare per bene tutti gli argomenti.
Pensate sarà più difficile la parte scritta o l'orale?
La preoccupazione dell'orale è più alta rispetto all'ansia per lo scritto, per altri invece è il contrario.
Quale materia o prova temete di più?
Le materie più temute sono le lingue straniere: inglese e francese.
Vi piace il tipo di esame che dovrete fare o avreste preferito una delle tipologie precedenti? Tesina, presentazione interdisciplinare di un argomento assegnatovi un mesetto prima?
Molti di noi sono scontenti per la tipologia di esame, e avremmo preferito la classica tesina, che altre scuole hanno mantenuto durante gli anni.
I proff. vi mettono più ansia o cercano di incoraggiarvi? C’è qualche loro suggerimento in particolare che avete fatto o farete vostro?
I professori non aiutano, ci fanno sentire una grossa pressione a causa di ciò che dovremo affrontare tra poche settimane, però, alla fine dei conti è il loro dovere prepararci per il nostro futuro percorso di cinque anni.
E voi, come vi state preparando?
Alcuni di noi hanno incominciato a ripassare in vista degli scritti, ma molti invece preferiscono godersi gli ultimi giorni di scuola assieme ai compagni.
Cosa vi aspettate dagli esami?
Speriamo di ricordare questo percorso con gioia.
Avete qualche rito scaramantico che userete per gli esami?
No, nessuno!
Da parte nostra un grosso in bocca al lupo!
TERZA G
Come vi sentite in vista degli esami? Provate ansia, adrenalina…?
Alcuni alunni si sentono stanchi, molti sono anche ansiosi perché temono di non avere tutti gli argomenti per l'orale.
Siete curiosi verso le date delle prove scritte e orali?
Non conosciamo ancora le date, ma sappiamo che gli scritti si faranno la settimana successiva alla fine della scuola. Soprattutto siamo ansiosi di conoscere al più presto le date dell'esame orale.
Pensate sarà più difficile la parte scritta o l'orale?
Siamo più preoccupati per la seconda parta, perché sappiamo più cosa aspettarci dallo scritto che dall'orale.
Quale materia o prova temete di più?
Un po' tutto.
I proff. vi mettono più ansia o cercano di incoraggiarvi? C’è qualche loro suggerimento in particolare che avete fatto o farete vostro?
I prof ci mettono un po' di ansia a volte, però cercano di incoraggiarci, ma spesso ci dicono anche che dobbiamo studiare.
Avete qualche rito scaramantico che userete per gli esami?
Niente di particolare
Da parte nostra un grosso in bocca al lupo!
ZHAO CATERINA
I proff. ricordano le loro prove di terza media
Se c'è una cosa che accomuna i docenti e i loro studenti, sono gli esami: prima di voi, infatti, anche i professori hanno dovuto superare le prove che alcuni tra i lettori si apprestano ad affrontare (per la verità hanno sostenuto esami anche prima e dopo le vecchie scuole "medie"). E se indubbiamente nel corso dei decenni le modalità di svolgimento sono mutate, ciò che probabilmente è rimasto e rimarrà inalterato per sempre sono le emozioni che questo tipo di tappa della nostra vita ci fa sperimentare. Alcuni proff. si sono resi disponibili a raccontarle, insieme ad una serie di aneddoti tutti da leggere!
Prof.ssa Yvonne Massetti
Ebbene sì, lo confesso: ho sempre amato studiare. Ho trascorso pomeriggi interi ad eseguire compiti su compiti, aggiungendone anche altri inventati da me, per la mia onnivora curiosità. I miei compagni erano davvero esterrefatti, pensavano che non stessi troppo bene. Pertanto, mi invitavano a feste, biciclettate e passeggiate in centro, tra i portici della mia città. Ma niente da fare. Lo studio prima di ogni cosa. E allora cosa volete che sia stato per me l’esame di terza media?! Una tappa semplice semplice, da bruciare senza problemi? Tutt’altro!, perché con i miei genitori vigeva la regola inderogabile del massimo dei voti: se non avessi preso ottimo (l’attuale 10), avrei fatto meglio a non presentarmi più a casa (l’educazione di una volta… da paura!).
E così ho affrontato con un certo batticuore l’esame di terza media, portando tutte le materie, eseguendo gli scritti di italiano, inglese e matematica, e l’orale con domande libere e terrificanti dei professori su tutti i programmi, non tanto “per seguir virtute e canoscenza” (Dante Alighieri), ma soprattutto per non incorrere nell’ira genitoriale. Ho preso ottimo, ça va sans dire, ma ancora rimpiango la bazza, la leggerezza, dei miei compagni che si sono anche divertiti!
Ciao ragazzi, e buon esame a tutti voi!
Prof. Michele Di Matteo
“E quest’è?” Alla porta bussavano festose le imminenti vacanze estive, le finestre spifferavano un dolce ululato di salsedine e giochi da spiaggia, ma dentro l'aula – muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale - rimbombavano solo quelle parole.
Un attimo prima davanti ad esse se ne stava seduto, dietro una lunga tavolata di banchi-trincea ed un folto plotone di docenti, un ragazzo dall'aria apparentemente serena, quella di chi sa che tanto il mondo ricomincia massimo tra una mezz'ora. Bisognava solo trattenere un po' il fiato e farsi un bel segno della croce. Quel ragazzo, all'epoca tredicenne, era il sottoscritto. La croce, però, sul mio esame di terza media sembrava averla messa, ancor prima di cominciare, lo “squalo”, il mio prof. di matematica e scienze.
Corporatura robusta, mento affilato come una pinna e voce profonda, mai soprannome era stato più azzeccato. Dato che, facendo metaforicamente a brandelli la mia tesina (sì, nell'allora 2003 c'era la tesina), aveva appena azzannato sul nascere le mie speranze di concludere al meglio il mio triennio. Eppure, nonostante le premesse tutt'altro che promettenti, riuscii a restare a galla e, senza scompormi più di tanto, a riprendere la rotta verso il mio “ottimo” (all'epoca non c'erano i voti numerici) poi riconosciutomi.
Se l'inizio di quell'orale, che seguiva le prove scritte di italiano, matematica e inglese (non si studiava la seconda lingua straniera) non posso proprio dimenticarlo, devo ammettere di non ricordare però su cosa vertesse la tesina o che domande mi furono fatte (ricordo, invece, che all'esame di quinta elementare – che all'epoca ancora si faceva - avevo parlato sicuramente di Napoleone, uno dei miei personaggi storici preferiti, vedi la manzoniana citazione di cui sopra e quella di cui sotto).
In effetti la “vendetta” che mi presi appena qualche giorno dopo riecheggia ancora dall'Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, ed è un altro aneddoto veramente indimenticabile di quell'esame.
Io ed un mio compagno stavamo andando ad assistere agli esami del resto della classe ancora in supplizio quando - davanti ad una salumeria - vedemmo un cartone vuoto di gelati Algida: una folgorazione sulla via di Damasco! Lo portammo a scuola, fingendo che fosse pieno di magnum che avevamo portato per gli amici e anche per i docenti e - neanche a farlo a posta - proprio lo “squalo” sembrò il più contento di tutti; peccato che i suoi denti non poterono azzannare proprio nulla, anche se probabilmente, deluso com’era, avrebbe tranquillamente potuto rimediare con le mie ossicine di fresco licenziato.
A cura della REDAZIONE
Il murale che ricostruisce il senso civico dell'istituzione scolastica
Non si costruisce soltanto con i mattoni, ma anche sui mattoni. Magari dopo aver mandato in frantumi - con una pennellata di arte e senso civico - quelli resi sporchi e beceri da scritte indegne ed offensive. Lo sono state quelle apparse l'anno scorso sulle mura del plesso di via Thomas Mann, lesive verso un membro della nostra piccola grande famiglia e verso tutti quelli che vivono liberi e lontani da preconcetti ed etichette.
La risposta è stata ridipingerli con un messaggio positivo, un murale ispirato ai valori che la scuola - nostra e come sistema - cerca di trasmettere quotidianamente agli studenti.
Proprio per tale motivo quest'ultimi, guidati dai proff. di arte Calegari e Raimondo, sono stati sin da subito coinvolti nel progetto, di cui abbiamo parlato più approfonditamente proprio con gli autori.
Un bambino che con un calcio rompe un muro e si ritrova davanti i colori della bandiera della pace. Che messaggio contiene il murale?
Bisogna abbattere tutti i muri che ci troviamo davanti, quello del razzismo, della diversità di genere, dell’omertà, quello dell’indifferenza. Nel momento in cui rompiamo il muro con tutte le nostre forze, ci sentiremo meglio, perché da quel piccolo spiraglio si aprirà un mondo che impareremo - allargando il nostro sguardo - a capire e ad apprezzare. Tutti siamo esseri umani unici e ognuno nella sua unicità è diverso dagli altri, chi per colore, per idee, per orientamento sessuale, per religione ecc. ma solo con il dialogo e con la nonviolenza riusciremo a confrontarci senza prevaricarci. Pensiamo a dei semplici gesti che hanno cambiato molte situazioni; Rosa Parks attivista nera rifiuta di alzarsi da un posto sull’autobus riservato ai bianchi, Gandhi con la marcia del sale contro la tassa sul sale imposta dal governo britannico. I conflitti hanno sempre portato solo dolore e anche delle scritte su un muro di una scuola possono fare molto male.
A chi è rivolto tale messaggio?
Il messaggio è rivolto a tutti quelli che passeranno e avranno la voglia di soffermarsi e capire; ma anche ai ragazzi che frequentano la scuola, ai loro genitori, ai loro nonni e a quei ragazzi che hanno imbrattato il muro con parole offensive rivolte ad un docente. Ora quel muro è colorato e bello, quindi la bellezza cancella le brutture.
Chi ha avuto l'idea dell'immagine da raffigurare? Come si è giunti ad essa?
Lo scorso anno all’interno della scuola è stato indetto un concorso al quale hanno partecipato tutte le classi della scuola media, per realizzare un murales , un’opera bella per coprire il “brutto”. In realtà il concorso è stato vinto da due ragazzi di 3C, ma quando la Dirigente ha chiesto il permesso al comune, che è proprietario dell’immobile di potere fare il murale, hanno rifiutato il soggetto, perché comparivano i volti di due cantanti viventi e avremmo dovuto chiedere il loro permesso. L’immagine che ci è sembrata più significativa è stata quella di Minoja Beatrice, che lo scorso anno era in 3H.
Come nasce tecnicamente un murale? Quali sono le fasi da seguire?
. Abbiamo dato una base di colore bianco
. disegno a matita sulla base
. scotch di carta per delineare gli spazi da dipingere
. contenitori per i colori, pennelli di diverse dimensioni
. colori acrilici
. due o più mani di colore
. delimitazione dell’area di lavoro in quanto alle 16,30 uscivano i bambini delle elementari
. il lavoro si svolgeva ogni giovedì con i ragazzi dalle 14,30 alle 17,30 nel mese di marzo
. il martedì i due docenti sistemavano e preparavano il lavoro per le fasi successive
Quanti docenti e quanti alunni vi hanno partecipato?
Hanno partecipato a rotazione alunni delle classi 3° e i docenti coinvolti sono stati prof. Raimondo e prof. Calegari. Ogni giovedì c’erano 4 alunni che lavoravano al murales, non era possibile, data la dimensione e lo spazio di lavoro, gestirne un numero maggiore. I ragazzi si sono mostrati sempre attivi e soddisfatti del lavoro che facevano a parte qualche inconveniente iniziale con i colori che non riuscivamo a formare dato lo scarso prodotto utilizzato.Siamo riusciti ad ottenere i colori desiderati utilizzando i colori acrilici., quelli che erano stati acquistati inizialmente non erano adatti. Le difficoltà sono state quelle di riuscire a gestire la preparazione dello spazio di lavoro, preparare i colori per i ragazzi e spiegare cosa dovevano fare, sembra una cosa semplice la progettazione sulla carta, ma la realizzazione comporta molta organizzazione pratica e attenzione per non fare dei pasticci, noi il martedì preparavamo il lavoro per i ragazzi che dovevano fare il giovedì. Concluso il lavoro di quella giornata c’era tutta la parte di pulizia dello spazio, dei pennelli, riportare tutto il materiale nello sgabuzzino.
Siete soddisfatti del lavoro finale?
Siamo molto soddisfatti del risultato finale, anche perché tutti quelli che passavano ci confermavano con il loro apprezzamento la riuscita del lavoro.
In conclusione, che titolo dareste al murale?
La scelta del titolo possiamo lasciarla a voi!
CATERINA ZHAO E NICOLE VERANES
Intervista alla prof. Mollica e agli studenti del corso di latino
A quali classi si rivolge il corso? E quante ore dura in tutto?
Il corso si rivolge alle classi Terze e da qualche anno , sperimentalmente, anche alle classi Seconde. Sono lezioni di due ore ciascuna e coincidono con il Quadrimestre (Primo per le classi Terze e Secondo per le classi Seconde)
In genere che tipo di studenti si iscrive?
Generalmente sono ragazzi che hanno in mente di iscriversi ad un Liceo che contempli lo studio del latino, ma abbiamo avuto anche casi di alunni che hanno voluto semplicemente approcciarsi a questa lingua per pura curiosità e per mettersi in gioco. Addirittura abbiamo avuto il caso di un ragazzo che aveva frequentato il corso in seconda e poi, nonostante avesse deciso di iscriversi in una scuola dove non avrebbe studiato latino, ha seguito le lezioni anche in terza.
Quali sono le difficoltà più comuni che incontrano gli allievi?
All’inizio fanno fatica a capire il sistema delle declinazioni e come applicare l’analisi logica nella costruzione della frase, poi in genere si appassionano e, come un gioco, si sfidano a chi riesce prima a trovare la soluzione corretta
E quali erano le difficoltà che incontrava lei da studentessa di questa materia?
La difficoltà maggiore è stata capire il metodo. Il latino non è una lingua straniera da tradurre secondo regole prestabilite e per cui magari basta una buona memoria; per rendere un testo latino in italiano è necessario usare il ragionamento. Conoscere perfettamente la teoria non basta
C'è un metodo particolare che preferisce usare per insegnare il latino?
Per ogni lezione partiamo dal ripasso delle lezioni precedenti e poi introduciamo un nuovo argomento. Recitiamo le declinazioni e le coniugazioni, elenchiamo le particolarità e le regole grammaticali, finchè non sono state perfettamente memorizzate. La seconda parte è dedicata all’applicazione pratica di quanto appreso. Ed è questa la parte che piace di più: è bellissimo vedere come da un miscuglio di parole, messe apparentemente in ordine casuale, possa venire fuori una frase di senso.
Come si prepara per una lezione di latino? Ha delle routine particolari?
No. Penso alla lezione da svolgere, preparo delle schede apposite oppure delle fotocopie da un testo che utilizzo come base. Gli esercizi da svolgere li decido mano mano, in base alla risposta degli alunni e alla velocità di esecuzione
Ci sono un autore o un’opera che ritiene particolarmente utile o interessante da leggere?
Da buona lucana, non posso che amare Orazio (il poeta è nato a Venosa nel 65 a.C.). Di lui ho sempre apprezzato il messaggio che ha cercato di trasmettere e cioè che bisogna vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, sfruttando appieno ciò che la vita offre, senza temere la morte. Un altro autore che mi piace tantissimo è Catullo.
Qual è la sua opinione rispetto a chi dice il latino è una lingua morta?
Ritengo che il latino non sia affatto una lingua morta, ma una lingua viva che continua a influenzare profondamente la nostra quotidianità. Se ne possono trovare tracce in tutte le lingue occidentali, che da esso derivano, perciò impararlo aiuta nell'apprendimento della logica delle varie lingue. È inoltre presente in tutti i linguaggi chimici, matematici e biologici. Conoscere il latino significa conoscere tutta la cultura occidentale.
Come pensa che lo studio del latino possa essere utile per gli studenti, anche al di fuori della lingua stessa?
Studiare il latino abitua la mente a riconoscere e analizzare strutture grammaticali differenti dalle nostre e a dare una base più forte al nostro linguaggio scritto e parlato. Inoltre fare una versione di latino è un po’ come risolvere un problema di matematica: in entrambi i casi bisogna usare logica per trovare una soluzione.
Ha delle risorse o dei suggerimenti per chi volesse approfondire il latino fuori dalle ore di lezione?
In rete si possono trovare tantissime risorse. Molto interessante e ben strutturato e il sito https://www.latinovivo.com/versioni/homeversioni.htm
Cosa le piace di più del suo lavoro come insegnante di latino e quali soddisfazioni le dà questo ruolo?
Mi piace il fatto che tutti gli studenti siano motivati a sfruttare davvero questo tempo del corso per imparare. Non essendo un corso obbligatorio, non essendoci verifiche e voti, l’approccio è quello rilassato di chi è lì per capire, senza il condizionamento legato alla performatività e alla valutazione.
Per concludere, ci dice un motto latino che le piace o da cui si sente rappresentata?
IN MEDIO STAT VIRTUS - La virtù sta nel mezzo
E' una sentenza che deriva da Aristotele e che invita alla ricerca di equilibrio, secondo l’ideale greco di virtù sempre lontana dagli eccessi. Un pò come l’altra espressione che utilizza Orazio, "EST MODUS IN REBUS" (C’è una misura nelle cose). Entrambe le massime invitano a ricercare l’equilibrio, che si pone sempre tra due estremi, pertantola al di fuori di ogni esagerazione.
DOMANDE PER GLI ALUNNI
1)Perchè vi siete iscritti al corso?
Mi sono iscritta al corso perchè frequenterò un liceo scientifico e mi sembrava utile sapere già qualcosa e per curiosità di conoscere la lingua - Giorgia 2G
2)Cosa vi piace di più del corso?
La prof. sa spiegare bene e trova sempre il modo più semplice di farti capire - Judy
4)Questa materia, a vostro parere, è difficile o semplice?
All' inizio difficilissimo però dopo una lezione diventa quasi un gioco - Gabriele
5)Secondo voi questa materia vi servirà in futuro?
Secondo me dipende da che superiori si vogliono fare
Alice B. 2C
MARCO LO IACONO E LIA CRESTANA
Intervista ai prof. Occhioronelli e ai suoi studenti
Il venerdì pomeriggio dalle 14:30 alle 16:30 nel plesso della Verga si sta svolgendo un corso di CODING, tenuto dai proff. Occhioronelli (in qualità di tutor) e Cannistrà (in qualità di esperto).
In realtà lo avevano svolto già durante il primo quadrimestre, con ruoli invertiti.
Spinti dal grande apprezzamento dei nostri compagni per questa attività, abbiamo voluto saperne qualcosa in più dai prof. e dagli stessi alunni.
Per cui di seguito ecco la nostra intervista.
DOMANDE PER IL PROF. OCCHIORONELLI
Cosa si fa al corso di coding?
Durante il corso, introduciamo i ragazzi al mondo della programmazione in modo divertente e interattivo. Impariamo i concetti base del coding, come sequenze, cicli e condizioni, e li applichiamo per creare piccoli giochi matematici.
Che programma usate/Che progetti fate?
Per questo primo corso, abbiamo utilizzato principalmente Scratch, un ambiente di programmazione visuale molto intuitivo. I ragazzi hanno lavorato a progetti semplici, come creare storie interattive, animare personaggi e programmare piccoli giochi.
Ha mai fatto prima questo corso?
No, questa è la mia prima esperienza come docente di coding. È stata una sfida entusiasmante e ho imparato tanto insieme ai ragazzi. E poi c'è anche il mio collega, il prof. Cannistrà, che è preziosissimo!
Che differenze ci sono tra le lezioni del mattino e il suo corso?
Le lezioni del mattino seguono un programma più tradizionale, con lezioni teoriche, esercitazioni pratiche, interrogazioni e verifiche. Il corso pomeridiano è molto più pratico e creativo. I ragazzi sono attivamente coinvolti nella risoluzione di problemi e nella creazione di progetti personali.
Quanti ragazzi partecipano?
Il corso è stato pensato per un piccolo gruppo di studenti, circa 16, per garantire a tutti un'attenzione adeguata e un supporto personalizzato.
Siete divisi in gruppi o ognuno fa per sé?
All'inizio abbiamo lavorato in coppie per imparare i concetti base. Successivamente, i ragazzi hanno avuto la possibilità di lavorare individualmente su progetti di loro scelta.
Gli alunni capiscono quello che devono fare o hanno delle difficoltà a capire?
All'inizio, alcuni ragazzi hanno avuto qualche difficoltà a comprendere i concetti di programmazione. Tuttavia, con la pratica e il supporto costante, sono riusciti a superare le difficoltà e a realizzare progetti sorprendenti.
Il coding che applicazioni può avere nella vita di tutti i giorni?
Il coding è una competenza sempre più richiesta nel mondo del lavoro. Oltre alle professioni legate all'informatica, il pensiero computazionale sviluppato con il coding è utile in molti altri ambiti, come la risoluzione di problemi, la creatività e la capacità di lavorare in team.
Secondo lei il fatto che non è consentito usare strumenti elettronici durante le ore del mattino, è buono, o le piacerebbe usarli anche per fare coding in classe?
Penso che ci siano vantaggi e svantaggi in entrambi gli approcci. Limitare l'uso di strumenti elettronici durante le lezioni del mattino favorisce la concentrazione e l'interazione diretta tra studenti e insegnanti. Tuttavia, integrare il coding nel programma scolastico con l'uso di computer e tablet potrebbe arricchire l'esperienza di apprendimento e preparare meglio i ragazzi alle sfide del futuro.
Perché suggerirebbe ai ragazzi di frequentare questo corso?
Consiglierei questo corso perché il coding è un'attività stimolante e divertente che permette ai ragazzi di sviluppare competenze importanti per il loro futuro. Imparare a programmare non significa solo scrivere codice, ma anche sviluppare il pensiero logico, la creatività e la capacità di risolvere problemi.
DOMANDE PER GLI ALUNNI
Perché avete scelto di frequentare il corso di coding?
Al corso si fa ciò che vi aspettavate o qualcosa di diverso?
Secondo voi bisogna avere già delle competenze digitali per poter seguire bene il corso?
La cosa più bella del corso?
In generale vi divertite o vi annoiate?
A chi consigliereste di fare questo corso?
Riccardo Zanardelli 2E
Ho deciso di frequentare il corso perché mi piace la matematica e la programmazione e anche perchè alcuni dei miei amici avrebbero partecipato.
Si, sapevo più o meno cosa avremmo fatto, ma col passare del tempo le cose che facevamo erano più complicate.
No, perché il programma usato (cioè Scratch) è molto facile da usare e intuitivo, quindi anche se qualcuno non ha mai provato a fare qualcosa del genere potrebbe tranquillamente partecipare.
Sicuramente la cosa più bella del corso era quandi i professori ci spiegavano delle nuove funzioni e come integrarle nei nostri progetti
Io personalmente mi sono divertito, perché le funzioni che usavamo ci permettevano di fare molte cose con i nostri progetti e perchè imparavamo sempre cose nuove
Io consiglierei questo corso a tutti, perché non servono competenze particolari e può essere divertente per tutti
Gabriele Corrado 2E
Ho scelto di frequentare questo corso perché ero molto interessato a quegli argomenti, com per esempio la programmazione e la matematica
All corso si impara a programmare al’inizio cose semplici (problemi e quiz matematici creati da noi), poi però abbiamo incominciato a creare variabili ed eseguire esercizi complessi.
No, il programma utilizzato, Scratch, ti permette di imparare questa facoltà in modo molto semplice. Si incastrano blocchi di movimento, blocchi matematici, variabili, e blocchi per far scrivere. Questo programma mette anche in gioco la tua creatività, per esempio puoi creare il personaggio a cui far svolgere diverse azioni.Tramite le migliaia di combinazioni che si possono comporre tu puoi creare di tutto con grande semplicità.
La cosa più bella del corso è di sicuro la semplicità e allo stesso tempo la complessità delle cose create.
Il corso è molto divertente e spero di poterlo fare anche l’anno prossimo
Consiglio questo corso alle persone che hanno voglia di mettersi al gioco e a chi ama il digitale. Se volete armatevi di pazienza e immaginazione.
Veranes Nicole - Zhao Caterina
Intervista al docente e agli alunni che hanno partecipato al corso di robotica
Intervista al prof. Caglio Maurizio
Lei ha tenuto un corso STEM sulla robotica. Innanzitutto cosa vuol dire stem?
L’acronimo STEM significa science, technology, engineering and mathematics, tradotto materie scientifiche e tecniche come scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, proposte per aumentare il livello di partecipazione attiva dei ragazzi e sviluppare competenze trasversali, come il coding, la creatività, il pensiero computazionale e favorire il pensiero critico degli allievi nell’affrontare problemi.
Da quanti anni conduce questo corso in questa scuola?
Ho iniziato 8-9 anni fa, quando una docente della primaria mi ha chiesto di partecipare ad una rete di scuole, “Amico robot”, per svolgere un laboratorio di robotica per gli alunni della scuola secondaria di primo grado del nostro istituto, per poi incontrarsi in un evento finale (maggio), dove le varie scuole si ritrovavano per svolgere delle gare (campo gara prestabilito e uguale per tutti) con dei robottini per affrontare delle missioni con singoli robot e delle staffette con più robot. Con il covid questo si è interrotto, speriamo che possa riprendere prossimamente come esperienza per gli alunni, per mettersi in gioco anche con altre scuole. Un anno siamo arrivati anche primi, vincendo un kit lego education.
E’ necessaria una qualifica specifica per poter insegnare robotica?
Ci vuole una conoscenza almeno base di programmazione a blocchi, ho partecipato a dei corsi di formazione per poter migliorare il corso.
Nello specifico cosa si fa durante il corso?
Durante il corso si imparano quali sono gli elementi che compongono il robot: unità programmabile, motori, sensori e le basi di movimentazione del robot di partenza.
Abbiamo svolto delle piccole missioni e poi è stato smontato il robot base e scelto un tipo di robot e poi programmato per diverse movimentazioni (braccio meccanico, cobra meccanico, cane robotico)
Qual è la cosa principale che i ragazzi apprendono?
La difficoltà è che si lasciano prendere dall'entusiasmo, non ascoltano le indicazioni e quindi saltano dei passaggi fondamentali e bisogna tornare indietro e ripetere le indicazioni soprattutto nella costruzione (aspetto ingegneristico).
L’aspetto principale che i ragazzi apprendono è il saper gestire le diverse fasi per arrivare ad una costruzione e funzionamento del robottino.
A scuola quali sono gli sviluppi pratici che può avere un corso del genere?
Imparare a lavorare in team, gestire le tempistiche di lavoro, mettere a disposizione le proprie capacità nel gruppo per affrontare le eventuali problematiche della programmazione (coding) del blocco o della costruzione (ingegneria) del robottino per la missione, cercando nell’errore la soluzione migliore per risolverlo (prova controlla e riprova).
Per fare ciò avete usato anche “Mindstorm EV3”, cos'è?
EV3 è un kit della Lego per la costruzione di un robot utilizzando il lego technic, più un'unità programmabile con il suo programma. EV3 è stato superato con Lego Spike che è programmabile anche con altre modalità, come arduino, mblock e scratch. Esiste un link Lego education con lezioni specifiche legate alle STEM.
E’ previsto un corso successivo?
Ogni hanno si prevede un corso di robotica educativa, ma poi dipende dagli iscritti, che fortunatamente sono sempre tanti. Ad esempio lo scorso anno erano molti e ho dovuto dividerlo, riducendo le ore del corso per poterne fare due
DOMANDE PER GLI STUDENTI
Cosa vi ha spinto ad iscrivervi al laboratorio?
In quanti eravate?
Di che classi eravate?
Cosa avete imparato?
Pensate che, grazie a questo laboratorio, in futuro potreste scegliere corsi o scuole legate alla tecnologia?
Vi è piaciuto?
Lo consigliereste ai vostri amici? Sì, no, perché?
1 E’ andato bene, abbiamo fatto un sacco di cose che non ci saremmo mai aspettati.
2 Eravamo in 16
3 Eravamo alunni di tutte le prime
4 A programmare i robottini tramite un programma a blocchi della Lego Kit Mondstorm EV3
5 Sì, già prima molti di noi erano appassionati di tecnologia, ma dopo questo corso la robotica ci piace sempre di più e pensiamo che potrebbe essere la nostra strada anche per il futuro.
6 Certo che ci è piaciuto!
7 Lo consiglieremmo un po' a tutti, perché anche chi non è appassionato della materia potrebbe imparare a ragionare e a progettare delle azioni prima di compierle. Quindi ti aiuta anche a pensare e a organizzare il tempo e le attività.
FABRIZIO SANTO ED ENEA CARROZZA
Intervista alla docente e ai suoi alunni
Il giovedì si stanno svolgendo diversi laboratori di lingue. Ci può illustrare quali sono e chi li tiene?
La nostra scuola è centro di certificazione Cambridge English, riconosciuta dalla stessa Università inglese e per tale motivo possiamo utilizzare il relativo logo per promuovere i corsi di lingua inglese.
A che ora cominciano e a che ora finiscono i corsi?
Ogni corso ha la durata di 1 ora: il primo corso dalle 14:30 alle 15:30 e il secondo dalle 15:30 alle 16:30. Per poter partecipare bisogna avere almeno un voto in pagella pari o superiore a 8 alla fine del II anno scolastico.
Lei tiene il ket, a quali alunni è rivolto?
E' da diversi anni che l'I.C.Sandro Pertini attiva dei percorsi di formazione per il potenziamento delle competenze di lingua inglese partendo dalla Scuola Primaria con il “Movers” (classi IV e V) per poi proseguire con la Scuola Secondaria con il “Flyers” (classi II) e il “Ket” (classi III).
In particolare cosa studiate?
Come strumento di lavoro usiamo il libro di testo della Cambridge e la LIM per potenziare le abilità nello speaking, writing, listening and reading.
Che livello di inglese si raggiunge al termine del corso?
Nello specifico il corso Ket certifica un livello di lingua inglese A2, anche se molti studenti ottengono il B1. Viste le numerose adesioni, la scuola attiva due corsi Ket, frequentati da circa 23 alunni per gruppo provenienti da classi diverse.
Bisognerà fare un esame finale? Se si, in cosa consisterà?
L'esame finale si svolge nella nostra scuola nel mese di maggio e riguarderà le competenze su cui ci saremo esercitati.
Quando avete cominciato e quando finirà?
Il corso è annuale ed è totalmente gratuito, eccetto per l’acquisto del libro e i costi dell’esame.
Questo corso lo ha già svolto in passato?
Questo è il mio quarto anno di docenza Ket
Quali sono le differenze rispetto alle normali lezioni del mattino?
Assegno talvolta dei compiti da svolgere a casa, ma hanno una settimana di tempo.
Perché un alunno dovrebbe seguire questi corsi?
Perché è un modo diverso di approcciarsi alla lingua inglese. Non ci sono i voti, la grammatica da studiare e le verifiche, ma si favorisce un processo di maturazione linguistico- personale ed intuitivo. I ragazzi a fine corso acquisiscono maggiore familiarità e sicurezza nell'uso consapevole della lingua inglese.
PER I RAGAZZI
Perché avete scelto di partecipare a questo corso?
Siete contenti di della scelta fatta? Se si, perché? Se no, perché?
Con questo corso state migliorando molto il vostro inglese?
E’ molto stancante?
In questo corso la prof. vi dà i compiti? Se sì, sono tanti?
Avevate già partecipato a corsi simili?
Perché consigliereste di seguirlo?
We are attending a Ket course to improve our English skills. It's free and our English is getting better and better! It is sometimes hard to go back to school if you have an after-school activity. However, it doesn't matter if you have a goal.
We sometimes have homework to do, but it is quite easy and we have a week to do it. We recommend it , because it gives you an important certification recognized in Europe, you save a lot of money and it helps you make new friends! It's nice!
By 3D: Claudia, Costanza, Daiyan, Douaa, Edoardo, Eriny, Eugenia, Federico, Leonardo, Matilde, Mattia, Riccardo, Sofia.
A CURA DI CATERINA ZHAO E NICOLE VERANES
La prof.ssa Mauri svela i segreti del suo ruolo di coordinatrice della Verga
Cosa fa una referente di plesso?
Cura l’organizzazione delle attività scolastiche quotidiane e risolve i problemi che ogni giorno si possono presentare. In particolare io mi occupo della sostituzione dei docenti, quando sono assenti o quando sono in uscita o in gita; dell’accoglienza dei nuovi docenti e della logistica del plesso. Informo anche i commessi delle variazioni della routine scolastica: incontri con esperti, uscite didattiche, corsi pomeridiani, etc.
2. Chi è che nomina la referente di plesso?
La Preside.
3. Da quanti anni fa questo lavoro?
Da diversi anni ormai, ho perso il conto!
4. Questo ruolo quanto tempo richiede in più rispetto alla professione docente?
È difficile da quantificare e dipende anche dal periodo dell’anno scolastico… Per fare una media potrei dire almeno un’ora al giorno, tutti i giorni.
5. Fate riunioni con altri referenti di plesso? Ogni quanto? Di cosa parlate?
All’inizio dell’anno io la prof.ssa Coppini, la referente del plesso “Falcone e Borsellino”, ci vediamo di frequente, parliamo dell’orario, delle eventuali sostituzioni dei professori, del numero di classi da gestire, etc. Poi gli incontri si diradano, ma entrambe sappiamo di poter contare sempre l’una sull’altra per qualsiasi problema.
Inoltre mi relaziono settimanalmente con il vicepreside, il prof. Famiglietti, con cui facciamo il punto sui vari appuntamenti della settimana e sulla situazione in generale.
Se poi i problemi da risolvere sono gravi e urgenti, chiedo alla Preside come fare.
6. Bisogna avere delle qualità e delle competenze in particolare per svolgerlo?
Occorre molta organizzazione, oltre a conoscere bene il funzionamento della scuola. Ma occorre anche sapersi relazionare con tutti i colleghi e non perdere mai la calma per poter gestire bene il lavoro.
7. Per quanto tempo una stessa persona può ricoprire tale ruolo?
L’incarico dura un anno scolastico, poi all’inizio del nuovo anno scolastico, la Preside nomina i vari referenti di plesso e si può essere riconfermati. Certo è necessario avere sempre la fiducia della Preside per ricoprire nuovamente questo incarico.
8. Ci dice un aspetto che apprezza di questo lavoro?
Un po’ come accade con i miei 200 alunni, finisco per conoscere tutti i colleghi, non solo nomi e cognomi, ma anche il loro carattere, il loro modo di prendere il lavoro, di iniziare e di finire la giornata… e poi mi fa sentire utile sia ai miei colleghi che agli alunni e ai commessi. Poi mi ha permesso di conoscere alcuni aspetti legati proprio a come si organizza una scuola, dagli alunni, ai docenti, alla segreteria e alla presidenza.
9. Invece una difficoltà che incontra spesso?
Il momento più difficile della mia giornata è la mattina, quando devo sostituire i docenti assenti non programmati e fare in modo che tutte le classi siano coperte… dieci minuti in cui devo far quadrare tutto! Poi, quando vado in classe, la mente deve concentrarsi sulla lezione!
10. Le piace fare più l’insegnante o la referente di plesso?
Quello che mi piace di più sono la lingua e la cultura francese, e la Francia naturalmente!
11. Se dovesse dare un consiglio alla prossima referente, quale sarebbe?
Avere nervi d’acciaio!
Voilà, c’est tout!
VERANES NICOLE E GABRIELE GARBIN
La scuola dei bambini e degli adulti emersa dal sondaggio proposto all'open day ai nostri ospiti
Un posto dove si cresce, meglio se sul mare, magari su una costa piena di turisti inglesi. Ma soprattutto con tanti docenti preparati, motivanti e dalla grande umanità.
Questa la scuola che i genitori e i bambini che hanno partecipato al nostro Open Day hanno disegnato, rispondendo (in 57) alle domande del sondaggio loro rivolto.
Le domande, riproposte in due distinti questionari, erano uguali sia per gli studenti di 5^ elementare che per i loro genitori.
Ebbene, la maggior parte ha deciso che frequenterebbe il potenziamento di inglese e se fosse un posto sarebbe una città sul mare. Inoltre, molti hanno scelto la "crescita" come parola per definire la scuola.
Ma ecco di seguito tutte le risposte che per ogni quesito posto sono state le più gettonate (dove c'è una sola risposta vuol dire che sia gli adulti che i genitori hanno preferito quella).
La scuola in una parola? Crescita
Se la scuola fosse una località, vi piacerebbe fosse...? Un paesino sul mare
Secondo voi ci sono materie più importanti? No
Qual è la caratteristica principale che dovrebbe avere un prof.? Deve saper motivare (adulti) \ deve saper spiegare (bambini)
Qual è l'aspetto sul quale state ponendo maggiore attenzione per scegliere la scuola media? Preparazione proff. (adulti) \ vicinanza a casa (bimbi)
Quali attività extrascolastiche vi piacerebbe scegliesse vostro figlio tra quelle proposte dalla nostra scuola? Certificazioni d'inglese
Quale attività vi piacerebbe la nostra scuola proponesse agli studenti in più a quelle già praticate da noi? Attività sportive
Avete già avuto figli in questa scuola? No
Se conoscete qualcuno che ha già frequentato il nostro plesso, cosa vi dice di noi? Docenti preparati (adulti) / scuola organizzata (bambini)
Quanto credete che l'open day possa influenzare la scelta della scuola in cui iscrivere il proprio figlio? 8 (adulti) \ 5 (bambini)
''Una possibilità in più per i nuovi iscritti''. L'intervita esclusiva con i proff. Forni e Coppini, promotori dell'iniziativa.
Al momento è solo un'idea. Ma dall'anno prossimo potrebbe diventare una possibilità. A offrirla - tramite l'inserimento di un indirizzo sportivo - la nostra scuola, in particolare il plesso delle medie Falcone e Borsellino. Un'opportunità - quella di fare più ore di sport - per chi è uno sportivo nato; ma anche per chi non se lo può permettere; o semplicemente (si fa per dire) per chi vuole imparare a prendersi cura un po' meglio del proprio corpo e della propria salute. Un'occasione che non fa perdere tempo (come invece il telefonino) e che fa divertire e sfogare, ma soprattutto insegna a stare insieme e a rispettare le regole.
L'indirizzo sportivo potrebbe rappresentare tutto questo è molto altro, per il territorio e per le tante famiglie che vi abitano. A proporlo e a presentarlo, più nel dettaglio, i proff. Marco Forni (docente di Ed. Fisica) e Paola Coppini (docente di Inglese), che ci hanno gentilmente concesso questa video-intervista.
RACHELE ROMANO E SHCHERBII YAVANHELINA
"La miglior forma di orientamento è il dialogo".
Lo scorso 19 ottobre, il plesso della Verga ha ospitato un sacco di scuole superiori - per l'esattezza 24 - per permettere agli studenti di terza media di dare un'occhiata, in un colpo solo, agli istituti che tra meno di un anno saranno chiamati a frequentare. Merito delle docenti Gabriella Popolo (francese) e Anna Ghislandi (matematica), per il terzo anno consecutivo infaticabili organizzatrici di un evento che pochissime scuole milanesi possono vantarsi di ospitare.
Ci potete dire brevemente in cosa consiste un campus di orientamento?
Allora, io dico - esordisce la prof. Popolo - che un campus di orientamento è come una fiera della scuola, con tanti stand. In ogni stand/aula c'è una scuola, ognuna delle quali spiega che cosa si studia, le materie, le ore che si fanno e che cosa organizzano ecc... Quindi è proprio una sorta di fiera.
È stato stressante organizzarlo?
Ehhhh abbastanza! Vabbè, noi è 3 anni che ormai facciamo questa cosa insieme, quindi ormai siamo un po' avvantaggiate da questo punto di vista. Però per organizzare il tutto non è facile, perché bisogna avere tutti i contatti con tutte le scuole e quindi insomma il lavoro non è poco.
Quanto tempo avete impiegato ad organizzare tutto?
Ci lavoriamo - prosegue la Popolo - praticamente dall'inizio della scuola, facendo qualcosa ogni giorno. Proprio perché bisogna invitare tante scuole e attendere le loro risposte e pensare alle varie tempistiche.
Cosa è stato più bello?
È stato proprio offrire alle famiglie e agli studenti di questa scuola un posto per avere a disposizione in una sola mattinata ventiquattro scuole, invece che andare a vistarle singolarmente il sabato.
Cosa è stato più difficile?
Forse - riflette la Ghislandi - riuscire a incastrare tutte le classi nello spazio giusto e dare a tutti la stessa possibilità. E poi c'è sempre qualche errorino.
Al di là di questi errorini, siete comunque soddisfatte del lavoro fatto?
Sì, siamo entrambe contente di come è andata. Poi, certo, si può sempre fare meglio. Abbiamo già individuato alcuni aspetti da migliorare e sicuramente l'anno prossimo interverremo in tal senso.
Per quanto riguarda, invece, le scelte dei ragazzi, secondo voi dal Campus hanno tratto indicazioni interessanti per la loro scelta?
Sicuramente - è convinta la prof. Ghislandi - qualcuno la sua scelta l'ha già fatta: c'è chi ha visto una scuola e ha deciso di andarci. Altri sono ancora indecisi. Sì, c'è ancora tanta confusione - secondo la Popolo - è una scelta difficile, sia per i genitori che per i ragazzi. Spesso si sbaglia a scegliere, ma questo è umano. Ci dobbiamo ricordare che si può sempre tornare indietro e che i ragazzi vanno guidati passo passo. Ma fortunatamente in questa scuola lo facciamo in tanti modi sin dalla prima. Magari ai nostri tempi avessimo avuto degli adulti che ci consigliassero e ci aiutassero a capire cosa fare!
Ecco, voi generalmente che consigli date ai ragazzi per scegliere la scuola?
Sicuramente di non scegliere come ho fatto io - ammonisce la prof. Popolo - in base a dove vanno le amiche, né di scegliere una scuola vicina, perché è anche bello e formativo dover prendere un autobus, frequentare un quartiere diverso. Tutto ciò ci rende cittadini del mondo. Inoltre, vi dico di non avere paura di scegliere la scuola che vi piace, di non temere di non riuscire perché magari richiede un impegno maggiore. Infine - affermano in coro ambo le docenti - di seguire i consigli degli insegnanti, di informarsi, chiedere tanto.
Noi sappiamo che in effetti i nostri compagni di terza, oltre al Campus, hanno avuto avranno altre occasioni per informarsi. In quale altro modo state aiutando gli studenti?
Organizzando incontri con singole scuole durante le mattine: vengono proprio dei docenti delle superiori, anche assieme ad alcuni loro alunni, e portano - spiega la Ghislandi - la loro esperienza, gli aspetti positivi e negativi del loro percorso in quell'istituto. Inoltre - prosegue la Popolo - ogni docente durante le proprie ore di lezione dedica delle sue ore ad ascoltare i ragazzi, a interrogarsi assieme a loro su paura, dubbi, aspettative. L'orientamento in fondo è un dialogo tra persone per aiutare a far scegliere i ragazzi in modo consapevole.
Ok, grazie per le risposte chiare ed esaustive
Ci mancherebbe, grazie a voi e in bocca al lupo per tutto.
LIA CRESTANA E CHLOE CESARO
Quali ti hanno convinto di più?
Mi hanno convinto soprattutto il Galvani, Russel, Cremona. Di quest'ultimo in particolare il les (liceo scienze economiche)
Prima del campus cosa pensavi di scegliere? E ora, hai cambiato idea o sei più convinta di prima?
Prima del campus ero orientata al linguistico, ed è rimasto il linguistico.
Oltre all'indirizzo, quindi hai già scelto anche l'Istituto specifico o ci stai ancora pensando?
Ci sto ancora pensando.
Allora in bocca al lupo per questa importante decisione.
Grazie, crepi.
LEONARDO MONETA
In occasione del Campus Orientamento, tenutosi nel plesso "G. Verga" sabato 19 ottobre e organizzato dalle docenti Popolo e Ghislandi, Valentina, una ragazza di terza..., si è gentilmente proposta per un'intervista sul difficile momento che lei e tutti i suoi coetanei stanno affrontando in questo periodo.
Come spiegheresti in modo semplice cos'è un campus orientamento?
È un gruppo di scuole che vengono a presentare i loro indirizzi, potenziamenti e che danno informazioni sui loro corsi di studio.
Avete già partecipato ad altri campus simili?
No, solo quello della nostra scuola, due settimane fa.
In questo periodo, però, anche voi studenti potete andare direttamente presso le scuole superiori per vedere come fanno lezione. Quali hai già visitato?
Ho visitato maggiormente licei linguistici
Alice, l'educatrice del Parco Nord, ha un messaggio anche per i nostri proff.
In questo periodo tutte le prime della nostra scuola media stanno facendo un'attività di accoglienza e di educazione civica con la sezione ambientale del Parco Nord. Noi abbiamo intervistato una delle guide per approfondire il suo lavoro e per farci dare consigli su come tutti quanti potremmo proteggere di più la nostra grande casa Terra.
Cosa si intende per educazione ambientale?
Secondo me significa sensibilizzare giovani e adulti nei confronti di buone pratiche per l'ambiente e quindi cercare di avere cura di ciò che ci circonda. In tal modo alle persone si insegna anche ad avere cura del prossimo.
In che modo la scuola può aiutarvi in questo vostro lavoro e viceversa?
La scuola secondo noi potrebbe supportarci partecipando alle attività di Educazione ambientale che propone il Parco, ma soprattutto continuando i percorsi da soli con la classe anche durante tutto l'anno. Magari anche contattando i parchi per avere delle informazioni e dei supporti. Invece noi possiamo dare un aiuto alla scuola in modo concreto dando supporto e formazione anche agli insegnanti.
Sia voi che i docenti vi rivolgete ad alunni di anni diversi. Quali fasce d'età generalmente ritieni più attente al rispetto della natura?
Attualmente direi i più piccoli, perché purtroppo ormai quelli anzianotti arrivano da una mentalità un po’ vecchia e non hanno nessun rispetto per la natura.
Ecco, in questi casi, quando qualcuno commette azioni illecite dal punto di vista ambientale come agite?
Noi non abbiamo potere di fare le multe, però come educatori ambientali possiamo spiegare alla persona che ha sbagliato come in realtà avrebbe dovuto comportarsi in quella situazione e magari spiegare anche il perché. Ad esempio anche dar da mangiare agli animali selvatici non si può fare, perché gli si dà del cibo che non va bene.
Martina e Alice
I nostri compagni di terza sono alle prese con la scelta della scuola superiore e del loro futuro. Lei che percorso ha dovuto fare per arrivare al suo lavoro?
Al momento il ruolo dell’educatore ambientale non è ancora riconosciuto, quindi non c'è un percorso specifico da fare. Però molti colleghi si sono laureati in Scienze dell'Educazione oppure hanno studiato Scienze Naturali. Prima hanno tendenzialmente hanno fatto il Liceo Scientifico o delle Scienze umane. Io – afferma Martina - personalmente ho seguito un percorso un po’ diverso, perché ho fatto Liceo Artistico e ho fatto Accademia delle Belle Arti. Poi ho cambiato, facendo servizio civile universale: è un’esperienza che ti permette di intraprendere un nuovo percorso anche diverso dagli studi precedenti.
Un consiglio che si sente di dare a chi il suo percorso lo sta decidendo solo adesso?
Direi seguire le proprie passioni, perché alla fine sono quelle che ti portano davvero ad avere determinazione e a portare avanti dei propri interessi, che poi possono sfociare anche in una professione.
Per concludere, se l'intera umanità potesse essere un unico albero, fiore o animale, quale nello specifico vorrebbe che fosse e perché?
Bellissima domanda! Guardate, io direi un ulivo, perché è uno dei miei alberi preferiti, e penso che racchiuda in sé una forza, un'energia... Ne hanno così tanta che - secondo me - possono dare queste caratteristiche anche alle persone.
GABRIELE GARBIN ED EMANUELE TOGNOLI
Intervista esclusiva con l'ideatrice
G di giornalino, certo. Ma anche di genialità. Quella che ha espresso la nostra compagna Arseana Alì, di 2^A (plesso Falcone e Borsellino), con la realizzazione della sua proposta di logo. Talmente bello, quest'ultimo, che non abbiamo avuto alcun dubbio: è stata lei ad aggiudicarsi il contest LOCO - LOGO.
Una lampadina per illuminare le nostre menti e le nostre penne, per fare luce sui fatti e le notizie più interessanti; un insieme di lettere da scegliere con cura, per usare sempre le parole giuste; un megafono per amplificarle e diffonderle. Questo e molto altro è il logo che Arseana ha donato a noi e a tutta la scuola e che promettiamo di non tradire mai.
Un po' di emozione, invece, lei la tradisce, ma non potevamo non farle qualche domanda in merito alla sua meravigliosa creazione.
Innanzitutto complimenti! Sei felice che il tuo logo sia stato scelto per il giornalino scolastico?
Sì, molto.
Te lo aspettavi, ci speravi? O è stata una cosa inattesa?
Non me lo aspettavo proprio, é stata una notizia inaspettata.
Come ti è venuta l’idea per questo logo, cosa ti ha ispirata?
Sinceramente non mi ha ispirato nulla di particolare, mi è solo venuta l’idea improvvisa di farla così.
Perché hai scelto proprio la lettera G?
Perché la lettera G è la lettera iniziale della parola “GIORNALINO”
E perché hai riempito la G di tante lettere?
Perché ogni lettera ha la propria creatività
Come hai fatto a realizzare questo logo? Hai usato una particolare tecnica? Che tipo di colori?
Non ho utilizzato nessuna tecnica speciale. Ho usato più o meno i colori vivaci, quelli freddi e anche il bianco e il nero.
E la scuola, invece, che colori ha quest’anno rispetto al precedente?
Non è cambiato molto. Solo le lezioni delle varie materie che non ci piacciono e che diventano sempre più difficili da affrontare.
Però sicuramente arte non deve essere una di queste materie difficili per te. Sei sempre stata così brava a disegnare?
Da quanto dicono i miei insegnanti direi di si
Appena crescerai pensi di continuerai con l’arte?
Si, certo. E' la mia passione
Pensi di diventare un'artista quindi?
Mi è sempre piaciuto disegnare, ma non penso di farlo a livello professionale. Lo vedo più come un hobby. Appena avrò tempo libero disegnerò e scatenerò la mia creatività
Una certa creatività l'hanno mostrata, però, anche Paola Bruno (sempre di 2^A) e l'interclasse di 4^ elementare del plesso Pertini, che ringraziamo per gli splendidi loghi inviatici. Per vederli vi basterà scorrere la foto-gallery in basso.
GIACOMO SANTELMO E TOMMASO PAPPALARDO
Sopra il logo della primaria, giù quello di Paola.