NOI DELLA PANZINI N°13
Anno 3
Marzo 2025
Questo sito ha finalità unicamente didattiche.
Anno 3
Marzo 2025
Care lettrici e cari lettori,
siamo felici nel presentarvi il nuovo numero di "Noi della Panzini". In questo numero leggerete del giornale Carpe Diem, di alcune informazioni sul Mago di Oz e di due interviste molto diverse.
Speriamo con tutto il cuore che quello che abbiamo scritto possa convincervi a continuare a leggere questo giornalino.
Buona lettura e al prossimo numero.
a cura di Giovanni D.
Care lettrici e cari lettori,
ecco alcune domande al veterinario del parco delle Cornelle, il dottor Manuel Morici, che conosce bene questo luogo!
Buona lettura e buona continuazione.
Lei che ruolo occupa all’interno del parco?
Sono il Dottor Manuel Morici e sono Medico Veterinario e Direttore sanitario del Parco delle Cornelle. Mi occupo della gestione della salute e del benessere degli animali ospitati presso il nostro parco.
Quando è nato il parco e perché si chiama così?
Il parco è nato nel 1981 e si chiama così perché è stato costruito su una zona di Valbrembo chiamato Cornelle; “Cornelle” è il nome locale dato ai sassi levigati dalla corrente del fiume Brembo.
È mai capitato che un animale si trovasse male, di conseguenza venisse spostato o eliminato?
Nel nostro zoo ci prendiamo molta cura degli animali. Tuttavia, può capitare che un animale si senta male o abbia bisogno di cure speciali. In questi casi, i nostri veterinari, che sono esperti in salute e benessere animale, eseguono tutti i controlli necessari per capire cosa non va. Se necessario, spostiamo l'animale in un'area più adatta per curarlo.
In rari casi, se un animale soffre troppo e non può essere curato, potremmo decidere di farlo addormentare per evitare che soffra. Questa è una decisione difficile, ma la nostra priorità è sempre il benessere e la dignità degli animali.
Quale missione si pone lo zoo?
Il Parco Le Cornelle si impegna a proteggere specie di animali minacciate d'estinzione, contribuendo alla conservazione della biodiversità. Come moderno giardino zoologico promuove la conservazione, la ricerca e l'educazione. Questi strumenti non solo salvaguardano le specie e i loro habitat, ma sensibilizzano anche il pubblico sull'importanza della biodiversità attraverso programmi informativi ed educativi.
Qual è il modo più comodo per raggiungervi e quanto tempo dura la visita?
Il modo più comodo per raggiungere il Parco Le Cornelle è senza dubbio in automobile o l’autobus (sul nostro sito https://www.lecornelle.it/informazioni/raggiungere-il-parco/ si trovano tutte le informazioni necessarie!). La durata di una visita al Parco Le Cornelle può variare a seconda di quanto tempo desideri dedicare all’esplorazione di ciascuna area e ad ammirare gli animali. In genere, una visita completa dura dalle tre alle quattro ore, ma se vuoi fermarti di più a osservare gli animali o partecipare a qualche attività (laboratori, visite guidate, etc), potresti trascorrere anche un'intera giornata. Dipende molto dal ritmo e dall'interesse personale!
Quali sono le stagioni in cui si trovano meglio gli animali?
Il periodo migliore per visitare il Parco Le Cornelle è durante la primavera e l'autunno, quando le temperature sono piacevoli e gli animali sono molto attivi. L'estate può essere calda, ma è comunque una buona stagione, soprattutto se si preferisce approfittare delle lunghe giornate di sole. In inverno, invece, il parco potrebbe essere meno affollato, ma alcune specie potrebbero essere meno visibili a causa del freddo.
Ringraziamo per questo intervento e speriamo di poter ripetere l'esperienza con altre realtà lagate al mondo dei nostri amati amici animali.
a cura di Giovanni D.
In questo articolo abbiamo intervistato Valeria Carozzi, la referente di un progetto attivo nella nostra scuola, "Supereroi", che si prefigge di alimentare e valorizzare nostro potere nascosto di scrivere, proprio attraverso esperti di scrittura.
LA SCRITTURA infatti è veramente il potere che tutti (o quasi) abbiamo e che dobbiamo esercitare. Speriamo che questo articolo possa interessarvi e invogliare anche voi alla scrittura.
Si può presentare e spiegarci perché ha deciso di avviare questo progetto?
Mi chiamo Valeria Laura Carozzi e sono una formatrice del CFS, Centro formazione Supereroi, nato nel 2016 a Milano con un progetto principale: realizzare laboratori di scrittura creativa per le scuole e nelle scuole e diffondere tra i ragazzi il piacere della scrittura, che è anche un “superpotere” (ecco perché parliamo di "supereroi"!). Chi sa scrivere è senz'altro avvantaggiato rispetto a chi non sa scrivere. La scrittura quindi è una capacità che va allenata!
Alla fine dei nostri laboratori i testi scritti dai ragazzi vengono raccolti in un piccolo libro, di cui ognuno degli autori avrà una copia da mostrare con orgoglio agli amici.
2) Ha mai incontrato studenti timidi?
Sì, ogni tanto sì. Però è un fenomeno passeggero: di solito, appena l’atmosfera si scalda e ci si conosce un po', la timidezza scompare e i ragazzi, che prima erano timidi, si dimostrano contentissimi di essere coinvolti nelle attività del laboratorio.
3) Si è mai commossa, ascoltando le biografie dei ragazzi/e con i quali ha lavorato?
Sì, mi è capitato, perché spesso i ragazzi scrivono fatti molto personali.
4) A scuola Le piaceva scrivere?
Sì, mi piaceva moltissimo.
5) Ha mai scritto un libro?
No. Mai dire mai, comunque. Chissà, magari in futuro, stimolata dall'esempio dei tanti ragazzi creativi che ho conosciuto nei laboratori, mi ci metterò anch'io!
Anche in questo caso ringraziamo la Dottoressa Carozzi e il CFS per il tempo dedicatoci e l'esperienza che abbiamo vissuto con loro nella scoperta del nostro "superpotere".
a cura di Antonio G.
Il liceo classico Giovanni Berchet, nell' ultima edizione del loro giornalino Carpe diem, ci menziona e racconta con entusiasmo l'esperienza dei redattori della loro testa, qui da noi .
Ci ringraziano dell' invito e si augurano di ripetere l'esperienza anche in altre scuole.
Anche noi speriamo di poter ospitare le redazioni di altri giornalini scolastici.
a cura di Anita L. , Irene T. , Diana S. e Alice S.
Il film ‘Il Mago Di Oz’ è stato distrubuito, per la prima volta, nel 1947 e nonostante sia un film per ragazzi ha dei segreti sconvolgenti e oggi ve ne racconteremo alcuni.
Sul set accaddero le peggio cose agli attori, ma quella che ne soffri di più fu Judy Garland. Per esempio, per dar l’idea di essere una bambina di otto anni (ai tempi ne aveva 16) dovette mettere degli strettissimi corpetti e le sue famose "scarpette rosse" erano più piccole di qualche taglia, il ché rese i balli molto dolorosi. Inoltre l'attrice fu costratta anche a intraprendere una dieta, che prevedeva come pasto del caffè, del brodo di pollo e parecchie droghe.
Il costume del leone era fatto di vera pelliccia di leone che pesava 45 Kg e all'inizio si pensava di utilizzare un leone vero preso dal Metro-Goldwyn. All’attore che interpretò il leone fu proibito mangiare, proprio perché ci si impiegava molto tempo per truccarlo, quindi se avesse mangiato, il trucco si sarebbe sciolto: l’attore svenì molte volte sul set.
Nel film, durante la scena della nevicata, per simulare la neve si è usato dell’amianto, che è considerato un cancerogeno di gruppo uno, quindi tossico per l’essere umano: alcune persone sul set sono morte per questo motivo.
Inoltre l’attrice che ha interpretato la strega del Nord, in una scena, doveva sparire nel fumo e si bruciò gran parte della faccia, dovette continuare a lavorare, pur essendo ferita, e poté chiamare i soccorsi solo dopo dodici ore. Anche il trucco della strega era composto da materiali chimici che le danneggiarono la pelle.
L’ uomo di latta in realtà inizialmente era Buddy Ebsen, che dopo dieci giorni dovette abbandonare il set perchè il suo trucco era composto da polvere di alluminio: l’attore inalò una quantità così grande di alluminio che gli danneggiò completamente i polmoni.
Nel mago di Oz ci furono diverse ingiustizie, infatti il cane Totò venne pagato più dei mastichini (comparse).
Insomma ci sono molti segreti nascosti e fatti interessanti.
a cura di Chenoa W, Sofia M., Antonia T. e Sofia M.
si ringraziano Alberto R., Davide J. e Stefano P per la parte grafica
Non è facile definire la parola "rispetto", ma alcune alunne della Panzini vi propongono qualche riflessione dalla quale partire, quando vogliamo parlare di rispetto.
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Per me il rispetto è essere leali, educati verso il prossimo, avere un buon atteggiamento ed essere onesti con le persone.
Per esempio, durante una partita di uno sport, si deve essere cordiali ed educati, ossia applicare il fair play,
Attraverso il rispetto si può anche conquistare la fiducia degli altri.
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Per me il rispetto è un modo di esprimersi in modo gentile, per poter approcciarsi meglio e ricevere più fiducia alle persone che ti stanno intorno.
Per esempio, se una persona ti dice qualcosa che tu non avresti mai fatto o ti racconta un segreto, per iniziare, non bisogna mai giudicare, perché uno ci potrebbe rimanere male. Inoltre in caso di segreti, bisogna mantenere la riservatezza per non perdere la fiducia e il dialogo con gli altri.
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Per me il rispetto è la gentilezza verso gli altri, non essere egoista contro chi ti vuole bene, per quanto riguarda l'atteggiamento o il sentimento.
Si può agire in modo rispettoso, spesso attraverso l'affetto verso gli altri oppure attraverso l'attenzione verso a ciò che si dice .
Il rispetto è molto più di una singola parola o delle semplici frasi: il rispetto è la sincerità e la capacità di ascoltare o guardare le persone senza essere giudicati.
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Per me il rispetto è il concetto che ci rappresenta sia a livello del nostro carattere che nella nostra forma fisica.