LA SETTIMA LETTERA
In epoca successiva alla morte del filosofo cominciò a circolare un epistolario che portava il suo nome e che è arrivato fino a noi. I filologi escludono che esse siano tutte autentiche e che Platone abbia ordinato le proprie lettere come testo destinato alla pubblicazione
Alcune lettere – la VI, VII e VIII - sono però molto probabilmente autentiche e intorno a questo nucleo deve essersi formato il corpus con l’aggiunzione delle spurie
Con esse Platone inventa un nuovo genere letterario: la lettera autobiografica aperta: la Settima in particolare è il riconoscimento di un insuccesso, difficilmente proveniente dalla penna di un discepolo e invece in linea con il coraggio di Platone nell’affrontare i propri fallimenti. Sul modello platonico sono stati messi insieme molti epistolari spuri, di personaggi famosi, come Falaride, Socrate, etc.,
Si può istituire (Canfora) una polarità dialoghi vs lettere: nei primi, si trova la riflessione filosofica in fieri all’interno della scuola; le seconde in forma di opuscolo isocrateo, rappresentano la comunicazione verso l’esterno.
La Lettera Settima offre un breve profilo degli anni giovanili del filosofo, riconsiderati dal punto di vista della sua tarda età: morto Dione, dopo aver liberato la città di Siracusa dalla tirannide di Dionisio I, gli amici del defunto chiedono consiglio a Platone su come riuscire a mettere ordine nelle vicende siracusane. Platone risponde, alternando il racconto delle vicende che lo avevano condotto tre volte in Sicilia e gli avevano fatto conoscere sia Dione che Dionisio con excursus e riflessioni sulla vita politica e civile.
La lettera ci dà un resoconto degli interessi di Platone negli Anni Novanta (…): "Pensavo, non appena divenuto padrone del mio destino, di volgermi all'attività politica" (Lettera VII, 324 B 8). Secondo Dodds si può leggere questo racconto come una riflessione sui fatti che portano alla composizione del Gorgia. Si tratta di un documento di straordinaria importanza che ci documenta sulla giovanile e persistente ambizione di Platone per una carriera politica, che durò fino ai suoi quarant'anni circa.
L' interesse di Platone per l'azione politica spiega perché le sue opere più lunghe, che abbracciano la sua intera carriera, sono dedicate al problema di come imporre un ordine morale alla vita della città: Gorgia, Repubblica e Leggi.
Questa stessa preoccupazione ci aiuta a comprendere i suoi due infruttuosi viaggi alla corte di Dionigi II a Siracusa, quando egli pensava di avere una qualche possibilità di influenzare il corso degli eventi nella città più potente del mondo greco.
Dal ripetuto riferimento in questa lettera al trattamento riservato a Socrate come fosse una sorta di misura della salute di un regime politico, possiamo vedere l'importanza unica che il maestro ebbe nella vita di Platone come modello per il suo pensiero morale e politico. Mostrandoci quanto fosse difficile per Platone rinunciare alle sue ambizioni politiche, la lettera spiega quanto fosse importante per lui concepire la vita dedicata alla filosofia come la continuazione dell’azione politica con altri mezzi.»
Tale scelta è definitiva prima della partenza per la Sicilia (388 a.C.)
Essa comporta:
L’organizzazione dell’insegnamento e della ricerca, attraverso la fondazione dell’Accademia (modello di tutte le accedmie, università e centri di ricerca, a partire dal Liceo)
la stesura di una serie di dialoghi non più «socratici», sui temi dell’educazione, della virtù. Dal punto di vista letterario, Platone inventa una struttura narrativa nella quale un narratore (spesso Socrate) racconta una conversazione e fornisce descrizioni dell’ambientazione e degli interlocutori; la scena del dialogo è posta in un luogo e in un tempo fittizi accuratamente forniti in un proemio.
L’ideazione e la stesura di un gruppo di opere – la Repubblica, il Fedro, il Simposio,il Fedone – in cui viene presentata una visione del mondo e della politica del tutto nuova.
Quartiere del Ceramico, Atene: la strada verso l'Accademia