I santi sono coloro che riflettono la Luce: premi QUI per vedere un video di Giovanni Scifoni.
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La scelta di ricordare tutte le personalità che si guadagnarono la beatificazione fu di Papa Gregorio IV , il quale nell' 835 scelse il 1º novembre come data per ricordare i santi apostoli e tutti i santi, martiri (ossia coloro che in passato morirono a causa della loro Fede cristiana) e confessori.
Nel 1475 la ricorrenza divenne obbligatoria per tutta la cristianità per volere di Sisto IV.
"Il ricordo dei mortali è anch'esso mortale": premi QUI per vedere un video di Giovanni Scifoni.
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Possiamo acquistare a favore delle anime del Purgatorio l’indulgenza plenaria (una sola volta) dal mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto il 2 novembre vistando una chiesa (non necessariamente una parrocchia) e ivi recitando il Credo e il Padre Nostro.
Sono inoltre da adempiere le tre condizioni che occorrono per qualsiasi indulgenza plenaria:
confessione sacramentale Questa condizione può essere adempiuta parecchi giorni prima o dopo. Con una confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie, purché permanga in noi l’esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.
comunione eucaristica.
preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice recitando Padre Nostro, Ave Maria e Gloria al Padre.
distacco da ogni affetto al peccato, anche veniale.
La stessa facoltà è concessa nei giorni dal 1° all’ 8 novembre al fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti, sempre rispettando le medesime condizioni generali (confessione, comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa e distacco dal peccato) .
La ricorrenza della Commemorazione dei Fedeli Defunti, suscita in tutti noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che con i nostri cari ci hanno tenuto uniti durante la loro vita terrena. E’ ciò che esprimiamo con il termine suffragio, parola che deriva dal verbo latino suffragari che significa: soccorrere, sostenere aiutare. In vari modi la Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari defunti: con la celebrazione di Sante Messe, con i meriti che acquistiamo compiendo le opere di carità, con l’applicazione delle indulgenze.
Fonte: Sito Veritatem in Caritate
Laica
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Fu la madre di papa San Gregorio I (pontificato 590-604). Rimasta vedova intorno al 573, si ritirò in una casa sull'Aventino seguendo la regola benedettina e dedicando il resto della sua vita alla preghiera, alla meditazione e all'aiuto dei malati e dei più bisognosi.
Il figlio Gregorio continuò invece ad abitare nella villa paterna che trasformò in monastero e dove eresse una chiesa dedicata a sant'Andrea (l'attuale oratorio di Sant'Andrea al Celio). In questo periodo sua madre si preoccupava di fargli recapitare ogni giorno un pasto caldo, temendo che l'austerità della vita eremitica ne compromettesse ulteriormente la salute già cagionevole.
Domenicano - Patrono del Perù, dei barbieri e parrucchieri
CITAZIONI
"Non lamentatevi, questo dimostra insoddisfazione della volontà di Dio nel momento presente"
"Allora andrò a servire il mio migliore Amico" disse San Martino dopo aver ricevuto una lettera del Padre di Martino, nella quale egli comunicava di esser stato premiato dal Re (dopo aver tolto un dente del giudizio senza far sentire al cliente alcun dolore) e che quindi nulla sarebbe più mancato alla famiglia. A partire da questo momento pensò di servire il Signore in un convento.
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Durante la sua vita ebbe intensi rapporti con gli angeli: era devotissimo soprattutto al suo angelo custode.
É patrono dei barbiere perché, durante la sua vita, per guadagnarsi da vivere iniziò a studiare da barbiere e chirurgo (due attività all’epoca spesso abbinate) legando il proprio nome anche alla diffusione del chinino, da lui prescritto per combattere la febbre e la malaria.
LIBRO TRATTO DA: "The Life of Blessed Martin de Porres: Saintly American Negro and Patron of Social Justice" - J.C. Kearns
Questi (gli angeli) gli si presentavano sempre sotto l’aspetto di giovani ragazzi con in mano delle candele accese per accompagnarlo dal dormitorio al coro e poi sparivano. Questo privilegio fu visto e testimoniato da molti confratelli del Santo. In un’altra occasione i preti e i fratelli della sua comunità domenicana videro un giorno S.Martino in compagnia di due Angeli che lo assistevano durante la recita dell’Officio della Vergine. Un’altra volta il Santo fu visto camminare nel chiostro del convento in compagnia di quattro Angeli che portavano delle torce illuminate nelle loro mani. Martino subì però anche assalti del demonio. Una volta il diavolo gli incendiò la cella. Un fitto fumo nero cominciò a fuoriuscire dalla sua camera. Due suoi confratelli che si trovavano a passare nel corridoio, si precipitarono subito nella cella per aiutarlo. Appena aprirono la porta si trovarono di fronte a delle fiamme spaventose e tutto sembrava ormai perso quando improvvisamente scorsero S. Martino che pregava in ginocchio completamente illeso. Il santo allora con calma rassicurò i suoi confratelli facendo loro notare che nonostante le fiamme danzassero intorno ai mobili, non era stato distrutto niente. Spiegò loro che era un’illusione creata dal demonio per terrorizzarlo e fargli perdere la fiducia in Dio
Cardinale - Patrono della Lombardia, dei catechisti, dei vescovi e dei fabbricanti d'amido
CITAZIONI
"La candela per dar luce si deve consumare"
"Se i sacerdoti saranno santi, similmente sarà santo il popolo"
"Mettete pur insieme non un sole ed un mondo, ma mille soli e mille mondi, l'anima tua, o cristiano, è ben maggiore, anzi è ben lontana dal soffrirne paragone"
"Le ricchezze sono come la manna, di cui era solo permesso raccoglierne quanto n'esigesse il bisogno; che se alcun poco ne fosse stata raccolta di sovrappiù, essa si corrompeva"
"Tu, Cristo Gesù, che sei il Pane degli angeli, non hai sdegnato di divenire il cibo degli uomini ribelli, peccatori, ingrati. Oh grandezza della dignità umana!... Dio ci ha fatto un favore singolare! Il suo amore per noi è inesplicabile! Solo questa carità poté spingere Dio a fare tanto per noi. Perciò come è ingrato chi nel suo cuore non medita e non pensa sovente a questi misteri!"
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Essendo nato come secondo figlio, secondo l'uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Studente brillante a Pavia, venne fatto cardinale a 22 anni.
L’improvvisa morte del fratello Federico (1562) gli fece cambiare radicalmente vita (prima organizzava fastosi e festosi ricevimenti non per vanità ma perché lo riteneva opportuno vista la carica che ricopriva e per la fama e decoro della famiglia da cui proveniva). La interpretò come un segno da parte di Dio per riformare la propria vita ancor più in senso evangelico: ridusse il proprio tenore di vita, intensificando la penitenza, i digiuni e le rinunce. L'anno successivo venne nominato Vescovo di Milano.
Inoltre si batté per riaprire il Concilio di Trento (temporaneamente sospeso) e nel 1562 i lavori conciliari ripartirono. Venne affrontata la questione del sacrificio della Messa, considerato memoriale e "ripresentazione" in maniera reale dell'unico sacrificio di Gesù sulla croce, sacerdote e vittima perfetta, condannando con ciò le idee luterane e calviniste della Messa come semplice "ricordo" dell'ultima cena e del sacrificio di Cristo.
Era evidente la devozione del Santo verso la Santissima Eucaristia (cresciuta anche grazie all'amicizia con San Filippo Neri). Infatti, una volta, mentre distribuiva la Comunione gli cadde inavvertitamente dalla mano una sacra particola per terra. Il Santo si ritenne colpevole di gravi irriverenze a Gesù e ne soffrì tanto che per quattro giorni non ebbe il coraggio di celebrare la Messa e si impose per penitenza 8 giorni di digiuno totale.
OMELIA San Carlo Borromeo: le corrette disposizioni per accostarsi all’Eucarestia. Per ascoltare premi QUI
Arcivescovo - fondatore della Pia Società di San Francesco Saverio per le Missioni Estere
CITAZIONI
"Il crocefisso è il grande libro sul quale si sono formati i Santi e sul quale noi pure dobbiamo formarci"
“Il suo Cuore dolcissimo ha voluto provare tutti gli affetti e i sentimenti del cuore umano, ha voluto come sperimentare tutte le nostre miserie e tutti i nostri bisogni, ha voluto sentire nel tempo della sua mortale carriera l’eco pietosa di tutti i gemiti umani"
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Nacque nel 1865 a Parma e a soli 11 anni entrò in seminario ma divenne sacerdote a 23 anni a causa di problemi di salute. Questi gli impedirono di adempiere alla sua vocazione missionaria ma Guido non si scoraggiò: nel 1895 fondò la Pia Società di S. Francesco Saverio per le Missioni Estere (Missionari Saveriani) con lo scopo unico ed esclusivo della evangelizzazione dei non cristiani. L'anno successivo inviò i primi due missionari in Cina.
Più volte i problemi di salute compromisero le cariche affidategli da Papa Leone XIII fino a quando, nel 1907, ricevette l'incarico di reggere la Diocesi di Parma che durò ben 24 anni: istituì scuole di dottrina cristiana in tutte le parrocchie; preparò i catechisti con appositi corsi di cultura religiosa e di pedagogia dell’insegnamento e, primo in Italia, celebrò una settimana catechetica. In più istituì e promosse le associazioni cattoliche, la buona stampa, le missioni al popolo, i Congressi Eucaristici, Mariani e Missionari e i Convegni di Azione Cattolica.
Eremita - Patrono dei carcerati ingiustamente.
CITAZIONI
"Ricordatevi che è scritto che val meglio il poco del giusto che le ricchezze di tutti gli empi, e che un sbocconcello di duro pane, mangiato nella gioia di una coscienza pura, è da preferirsi alle abbondanti e svariate provviste di quelle case ove regna la discordia"
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Di questo santo si hanno poche notizie: nato probabilmente nel VI° secolo, sarebbe stato educato da san Remigio, arcivescovo di Reims, che lo avviò all’apostolato. Il re dei Franchi Salii, Clodoveo, gli concesse il privilegio, concesso già a Remigio, di liberare i prigionieri che avesse incontrato e ritenuto innocenti e il santo sfruttò questa opportunità liberando un gran numero di persone ridotte in condizioni miserevoli e prive di libertà.
Sentendosi chiamato da Dio a vita monastica, eresse un monastero di cui fu abate fino alla morte. Aquitania, Inghilterra e Germania furono pervase dalla fama di Leonardo e i prigionieri, dovunque lo invocassero, vedevano miracolosamente spezzarsi le loro catene e si recavano da lui per ringraziarlo.
Presbitero - Fondatore della congregazione delle Figlie dell'Oratorio e ora loro patrono
CITAZIONI
“Come fanno gli altri a capire che dentro di noi c’è tanta gioia nel servire il Signore? Dobbiamo dimostrarlo con la nostra vita!”
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Il primo mandato effettivo come parroco fu dal 1873, a Regona, piccola frazione di Pizzighettone per cercare di rimediare ai danni compiuti (secondo la testuale definizione del vescovo) da un “disgraziato antecessore” che aveva desertificato la parrocchia. Difatti, la popolazione del luogo era da tempo lontana dalla pratica religiosa, ma don Vincenzo vi si dedicò con tanta cura che dopo pochi anni trasformò il piccolo borgo in un “conventino”, come appunto venne definito dai suoi confratelli un po' invidiosi.
Ma il segreto di don Vincenzo è a disposizione di tutti: tante ore al giorno in confessionale, colloqui prolungati davanti al Tabernacolo e la passione per i giovani (concedeva loro non solo di frequentare assiduamente la sua casa ma perfino di svuotargli la dispensa purché stessero lontani dai luoghi e dalle compagnie pericolose).
Clarissa
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Nacque nel 1706 e fin da giovanissima ebbe la vocazione religiosa: a 14 anni entrò come educanda nel monastero delle clarisse della diocesi di Senigallia. A 19 anni vestì l'abito religioso prendendo il nome di Maria Crocifissa. Concentrò tutti i suoi sforzi nella realizzazione del suo costante desiderio: rendersi sempre più conforme a Gesù Crocifisso, con la pratica dei consigli evangelici e la devozione filiale alla Vergine Immacolata, secondo lo spirito di santa Chiara di Assisi.
Provata da afflizioni spirituali e corporali, fu tormentata per tutta la vita anche da assalti demoniaci che poté superare e sopportare con l’aiuto di esperti e santi direttori spirituali. Protagonista di prodigi soprannaturali e fenomeni mistici, fu prima eletta badessa del monastero e poi vicaria fino alla morte avvenuta a 39 anni a causa della tisi.
Frate francescano
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A soli 15 anni vestì l’abito francescano e pochi anni più tardi, durante la preparazione alla Professione religiosa (1281) ricevette l'apparizione del Bambino Gesù tra le braccia, come dono della sua semplicità e della sua devozione al mistero dell’Incarnazione.
La sua vita fu caratterizzata da un'intesa attività accademica svolta in Francia (era originario della Scozia) ma non furono anni tranquilli: nel 1303, infatti, a causa della crisi tra il re di Francia, Filippo IV il Bello, e il papa Bonifacio VIII, dovette prendere la via dell’esilio per la sua fedeltà al Papa. Dopo pochi mesi il papa morì e il beato poté ritornare a Parigi per ricevere il titolo di Magister regens, dando vita alla sua intensa e attività scientifica.
All’inizio del 1307 ci fu una importante “disputa” sul tema dell’Immacolata Concezione per il quale il beato prese una ferma posizione: basti sapere che Papa Giovanni Paolo II, nella catechesi del 5 giugno 1996, lo definì «Dottore dell'Immacolata» perché con la sua dottrina aveva offerto alla Chiesa la chiave per superare le obiezioni sorte in merito. Si ricorda che "l'Immacolata Concezione" è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento
VIDEO Una riflessione sull'Eucarestia. Premi QUI
Monaca carmelitana - Patrona dei malati e degli orfani
CITAZIONI
"Dopo la Comunione, possediamo tutto il cielo nella nostra anima, eccetto la visione"
"Troveremo la sorgente della pietà nella santa Comunione, da cui attingeremo luce e forza"
"Che bella cosa pregare l'uno per l'altro, darsi appuntamento presso il buon Dio, dove non esiste più né distanza né separazione"
"Chiediamo a Dio che ci renda veri nel nostro amore, che ci renda esseri sacrificali, perché mi sembra che il sacrificio sia solo amore messo in atto"
"Il cuore della Vergine è un cuore che ha conosciuto tutti i tormenti e tutti gli strazi, eppure seppe conservarsi sempre calmo e forte, perché appoggiato a quello di Cristo"
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La sua prima infanzia, fino ai 7 anni, fu attraversata da scoppi di collera indomabili: infatti era una bambina piuttosto vivace, volitiva, esuberante, estroversa, dal carattere forte e aggressivo. Tutto cambiò quando, nel 1887, la famiglia si trasferì a Digione in una modesta abitazione accanto alla quale si poteva contemplare il monastero del Carmelo. Quello stesso anno il padre morì e la vita di Elisabetta, pian piano, si trasformò.
Il giorno della sua Prima Comunione, la Priora del Carmelo le diede un santino di Santa Elisabetta e le spiegò il significato in ebraico del suo nome: "abitazione di Dio". Dio abitava in lei fin dal battesimo: questa circostanza la colpì e con fervore cercò di accostarsi all’Eucaristia il più possibile (a quei tempi non si poteva ricevere tanto spesso). Entrò nel Carmelo di Diogione nell'estate del 1901, a 21 anni.
Religioso dell'Ordine dei Chierici regolari teatini
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Ordinato sacerdote nel 1545, nell'ottobre 1547 si trasferì a Napoli per frequentare la facoltà di diritto di quella Università, dove si laureò in diritto civile e in diritto canonico. Un giorno gli accadde che, mentre stava risolvendo una questione, si lasciò sfuggire inavvertitamente una bugia; fu tanto l'orrore che ne concepì che decise di lasciar per sempre l'avvocatura e dedicarsi unicamente al ministero ecclesiastico.
L'Arcivescovo di Napoli gli affidò allora la cura di alcuni monasteri di religiose ed egli si adoperò con tanto zelo per estirpare gli abusi e ad allontanare le persone senza vocazione, che incorse nell'odio di alcuni malvagi i quali lo perseguitarono fino ad attentare più volte alla sua vita.
Entrò nell'ordine dei Teatini (fondato da San Gaetano Thiene e papa Paolo IV) e nutrì in tutta la sua vita una tenerissima devozione verso la SS. Vergine, ricevendone in cambio visibile protezione. Ebbe anche il dono della profezia, vedeva i segreti dei cuori e godette più volte il colloquio degli Angeli.
LIBRO "Opere Varie del glorioso Sant'Andrea da Avellino". Per approfondire premi QUI.
Vescovo - Patrono delle Guardia svizzera pontificia, albergatori, cavalieri, fabbricanti di maioliche, fanteria, forestieri, mendicanti, militari, sarti, sinistrati, vendemmiatori, viticoltori
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Ad Amiens, nell'inverno del 338/339 avvenne l’episodio più famoso e più narrato della sua vita, il più decisivo e importante della sua futura vocazione. In quell'anno l'inverno era particolarmente rigido tanto che morirono parecchie persone. Una notte Martino era di guardia alle porte della città, insieme ad altri soldati, quando passò un mendicante seminudo e infreddolito che gli chiese l’elemosina. Il giovane non aveva con sé denaro da dargli, in quanto ciò che aveva lo aveva dato in precedenza. Tuttavia, memore delle parole di Gesù: "Perché … ero… nudo e mi avete vestito…"» (Mt 25, 36), d’impulso con la sua spada tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante.
Quella stessa notte Martino vide in sogno Gesù che, rivestito del suo mantello, diceva ai suoi angeli: "Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato: egli mi ha vestito!". Quando Martino si risvegliò, trovò il suo mantello integro.
DALLE LETTERE DI SULPICIO SEVERO: Martino povero e umile. Premi QUI per leggere.
Laico - Patrono di Cremona, mercanti, sarti
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Non lasciò scritti e nemmeno discorsi, ma attraverso la tradizione orale ci giunge la sua chiara disposizione nei confronti del denaro guadagnato: su di esso avevano precisi diritti i poveri. I soldi erano mezzi d'intervento per soccorrere la miseria. La sua generosità divenne proverbiale, tanto che a Cremona è rimasto il detto "Non ho mica la borsa di sant'Omobono".
Morì un giorno d'autunno del XII° secolo, durante la Messa, nella chiesa intitolata a sant'Egidio (oggi a lui intitolata), mentre recitava il Gloria.
Domenicano - Lo si invoca contro il mal di testa
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Nacque a Caccamo (Sicilia) nella prima metà del XV° secolo; purtroppo la madre morì durante il parto. A 15 anni, essendosi recato a Palermo, entrò nella Chiesa di Santa Zita per confessarsi e ai tempi era gestita dai Domenicani. Qui incontrò beato padre Geremia, il quale, scorgendo in quel giovane la divina chiamata, lo invitò ad entrare nell'Ordine.
Si fece molto onore nello studio e Dio gli fece il dono di saper predicare con parole che infiammavano i cuori: i cattivi si pentivano e cambiavano condotta, gli indifferenti decidevano di praticare la carità, chi non credeva in Dio ritrovava la fede.
Devotissimo alla Madonna e divulgatore del Rosario, visitava ogni villaggio, sempre a piedi, in compagnia di un confratello.
CONFIDARE NELLA DIVINA PROVVIDENZA
Giovanni era anziano quando gli apparve la Madonna che gli affidò una missione: costruire una chiesa e un convento con l’aiuto del Cielo, a Caccamo. Giovanni, fiducioso, si incamminò verso il suo paese natale dove non aveva più fatto ritorno. Non sapeva dove costruirli né come fare ad acquistare il terreno. Un angelo gli disse di stare tranquillo perché era già pronto il terreno con le fondamenta. Alcuni contadini, infatti, si accorsero che in mezzo a un bosco sorgevano delle fondamenta che nessuno aveva mai visto prima. Il primo magistrato della città rimase così stupito da decidere di regalare, con atto pubblico, quel pezzo di terra al frate. I lavori iniziarono grazie alle offerte dei ricchi del paese e alla manodopera gratuita dei suoi concittadini.
Terziaria domenicana
CITAZIONI
"Pazzo è chi non te ama“
"Amore, amore che accende tutto il mondo“
"Non me fare secondo la tua iustitia, ma secondo la tua misericordia"
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Nata a Narni nel 1476, sin da bambina decise di consacrare la vita a Dio, ma i suoi tutori (il padre morì mentre lei era piccola) avevano in progetto di farla sposare. A 14 anni la costrinsero a fidanzarsi e pare che, in occasione del fidanzamento, Lucia gettò per terra l'anello, schiaffeggiò il pretendente e fuggì via dalla stanza. L'anno successivo cedette alle resistenze e sposò un giovane di nome Pietro di Alessio; sembra che accettò il matrimonio grazie ai consigli del suo confessore e ad una visione della Madonna.
Dopo soli tre anni, Pietro le disse che era libera di andare e fare ciò che desiderava, quindi, Lucia entrò nella congregazione di terziarie regolari (terz'ordine domenicano), prima a Roma e poi a Viterbo dove rimase per tre anni condividendo anche fisicamente la passione di Cristo attraverso le stigmate.
Religiosa cistercense
CITAZIONI
"Ogni volta che guardiamo il Santissimo Sacramento, il nostro posto in cielo è elevato per sempre"
"Gesù, tu che mi sei immensamente caro, sii sempre con me perché il mio cuore rimanga con te e il tuo amore perseveri con me senza possibilità di divisioni e il mio transito sia benedetto da Te"
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All'età di 5 anni (era il 1261) fu posta nel monastero di Helfta, appartenente all'ordine delle Cistercensi, allora diretto dalla badessa Gertrude di Hackeborn.
Gertrude di Helfta venne affidata a Santa Matilde di Hackeborn (ricordata il 19/11) la quale trovò in lei un'allieva esemplare. Ebbe una "violenta crisi spirituale", come la chiamò lei stessa, a 25/26 anni che determinò la sua conversione e che la spinse a consacrarsi a Dio. Estasi, visioni e fenomeni soprannaturali accompagnarono questa decisione, oltre al sopraggiungere di malattie fisiche.
Si dice che ella fu una delle prime propagatrici della devozione al Sacro Cuore di Gesù. "Preparò il terreno" per la futura Santa Margherita Alacoque, che visse 400 anni dopo.
LIBRO "Le rivelazioni di Santa Gertrude". Premi QUI
Terziaria francescana - Patrona dell'Ordine Francescano Secolare, degli infermieri, delle società caritatevoli e dei fornai
CITAZIONI
[Nel giorno del suo matrimonio] "Come posso osare di portare una corona così splendida davanti a un Re con in capo una corona di spine?”
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Nacque in Presburgo, allora regno d'Ungheria, l'anno 1207. A 4 anni, secondo l'uso dei tempi, fu promessa in sposa al principino Ludovico e, appena 15enne, venne organizzato il matrimonio. Il marito le regalò uno specchio riflettente l'immagine del Salvatore come primo dono di nozze. D'allora visse in un triplice amore: verso la famiglia, verso Dio e verso il prossimo tanto da essere chiamata la "madre dei poveri".
Dopo che il marito morì durante una crociata, il cognato spogliò Elisabetta di tutte le sue possessioni e barbaramente la scacciò di corte con i suoi bambini. Un bando vietava ai sudditi di accoglierla, e la regina non trovò rifugio che in una stalla. Per opera di suo padre fu reintegrata nei suoi diritti e in quelli dei figli: restituiti i beni, le fu restituita la corona e le venne proposta la mano di un principe ma essa preferì vestire l'abito francescano, riconoscente a Dio dei dolori e di tutte le ingratitudini sofferte.
Religiosa appartenuta prima all'Ordine della Visitazione di Santa Maria e poi, dal 1804, alla Società del Sacro Cuore di Gesù
CITAZIONI
"Coltiviamo un piccolissimo campo per Cristo, ma lo amiamo, sapendo che Dio non richiede grandi conquiste ma un cuore che non trattiene nulla per sé"
"Gesù, vivo per Te, lavoro per Te, desidero solo Te... Tu in me e io in Te: Tu con me e io con Te; Tu tutto mio e io tutta Tua"
"Non guardare al passato e non guardare al futuro. Tieni lo sguardo solo al presente perché contiene la Volontà di Dio"
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Fu educata dalle Visitandine nel Monastero di Ste Marie d'en Haut e, attirata dalla loro vita contemplativa, a 18 anni infatti vi ritornò come novizia.
Allo scoppiare della Rivoluzione Francese la comunità fu dispersa e Filippina tornò in famiglia. Consacrò quindi il suo tempo ad alleviare le sofferenze di molti, visitando i prigionieri politici e soccorrendo i malati, i poveri e i bambini. Dopo il Concordato del 1801 tentò con alcune compagne di ridar vita al Monastero di Ste Marie d'en Haut, dove accolse delle alunne interne.
Nel 1804, avendo appreso l'esistenza di una nuova congregazione, la Società del Sacro Cuore, decise di offrire se stessa e il Monastero alla fondatrice Maddalena Sofia Barat. Dopo la professione religiosa, insieme al desiderio di vita contemplativa, si fece più viva in lei la chiamata alle missioni, nutrita fin dall'adolescenza e nel 1818 il suo sogno si realizzò. Fu inviata nel territorio della Louisiana per rispondere all'appello del vescovo che cercava una Congregazione di educatrici per aiutarlo ad annunciare il Vangelo agli Indiani e ai giovani francesi della sua diocesi.
Monaca cistercense
CITAZIONI
"Mio Signore, per lo splendore del vostro volto, illuminate la faccia dell'anima mia”
Una notte, non potendo pigliar sonno, quella pia vergine disse al Signore: “Oh! quanto sarebbe buono e adatto per conversare con Voi, questo tempo di silenzio!”
Metilde, un giorno, vide l'anima sua nel seno del Signore sotto la forma d'una piccola lepre addormentata con gli occhi aperti e disse: “Signore mio Dio, datemi l'istinto di questo animale, affinché quando il mio corpo si addormenta, il mio spirito vegli per Voi”
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Nacque nel 1241 da una nobile famiglia tedesca e già in tenera età volle entrare in monastero, seguendo le orme della sorella maggiore Gertrude di Hackeborn.
In monastero, le suore si riunivano intorno a lei: era il rifugio e la consolatrice di tutti e aveva, per dono singolare di Dio, la grazia di rivelare i segreti del cuore di ciascuno.
Si dice fosse dotata di una meravigliosa e soave voce. Compose e insegnò tante orazioni, ma più importanti furono le sue intense esperienze mistiche che confidò a due consorelle (una di queste Santa Gertrude la Grande - ricordata il 16/11) che le raccolsero in "il libro della grazia speciale".
LIBRO "Il libro della grazia speciale". Premi QUI
Laico
CITAZIONI
"Viva Cristo Re!"
"Muoio contento perché sto morendo al fianco di Nostro Signore"
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Durante la guerra cristera, Josè si unì alle forze ribelli per combattere contro il governo comunista che perseguitava la Chiesa di Cristo in Messico. Catturato dai rossi, venne tenuto prigioniero e torturato per fargli abiurare la Fede, ma fu vana impresa. Alla madre così scrisse durante la prigionia: "Muoio contento perché sto morendo al fianco di Nostro Signore".
Venne torturato fino all'ultimo, ma non abiurò mai la Fede, neppure quando gli furono spellati i piedi e venne costretto a raggiungere a piedi il luogo della sua esecuzione! Fu accoltellato, perfino, ma non cedette mai e ad ogni supplizio ripeteva "Viva Cristo Re!". Esasperati dall'eroico atteggiamento del ragazzo, i rossi infine gli spararono, ma nell'agonia, Josè riuscì perfino a tracciare una croce sul terreno col proprio sangue. Tutto questo a neppure quindici anni.
Grazie a @reazione_cattolica
Religiosa - fondatrice della congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Nazareth
CITAZIONI
"Egli è l’unico scopo, l’unico oggetto di tutto il nostro amore"
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Quando aveva 16 anni (nel 1854) incontrò il padre cappuccino Leandro Lendzian con cui si instaurò un'intesa spirituale che lei stessa considerò il “momento della mia conversione; mi recai dal padre come una pagana, vuota di Dio e del Suo amore, tornai illuminata nell'amore". Nel crescere prese sempre più coscienza della vocazione religiosa però non appoggiata dal padre. Nel 1860 seguì i suoi genitori che dovettero recarsi in Svizzera, nel Tirolo, in Germania e poi in Francia; ma la salute cominciò a declinare tanto da far temere una tubercolosi, male che imperversava in quell’epoca.
A 31 anni, padre Leandro le disse chiaramente che era volontà di Dio che iniziasse la fondazione di una nuova famiglia religiosa che divenne poi "Suore della Sacra Famiglia di Nazareth". La nuova comunità doveva essere dedita all'adorazione del Ss. Sacramento, all’imitazione della vita di Maria Vergine a Nazareth e all’educazione catechistica dei fanciulli.
La prima casa venne fondata a Roma: iniziarono immediatamente a prendersi cura dei bambini trascurati e abbandonati, a insegnare religione ai giovani, a preparare le giovani coppie al matrimonio e a organizzare gruppi di incontro per le giovani. Il primo convento fuori Roma fu fondato a Cracovia nel 1881 e nel 1894 ne esistevano già quattro in Polonia.
Laica
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Nacque nel 1928 nella Slovacchia orientale, non lontano dal confine ucraino. Venne l'anno della seconda guerra mondiale (1944) e il 22 novembre, a seguito dell'invasione dei soldati nel suo villagio, si nascose nel seminterrato di casa sotto la cucina assieme alla famiglia.
Un soldato sovietico fece irruzione nella loro casa e iniziò la perquisizione e mentre stava per uscire scoprì il nascondiglio. Il padre di Anna, credendo che il giovane avesse bisogno di aiuto, le chiese di andare a dargli qualcosa da mangiare. Anna obbediente, seppur timorosa, uscì allo scoperto. La passione brutale del soldato si accese e la minacciò di morte se non fosse stata disposta a cedere ai suoi desideri impuri. Anna non aveva dubbi: preferiva morire piuttosto che tradire il Vero Amore perciò non ebbe paura di dare la vita a Gesù per difendere il dono prezioso della castità.
Viene anche definita la "Maria Goretti della Slovacchia". Sulla sua lapide nel cimitero del villaggio, oltre ai dati usuali, c'è il motto di San Domenico Savio "La morte ma non peccati".
Terziaria domenicana
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Dopo una predicazione di San Vincenzo Ferrer volle diventare domenicana ma, essendo figlia del principe di Savoia, si dovette sposare. Nel 1418 il marito morì. Margherita aveva 28 anni e dopo aver risolto le questioni familiari, con un gruppo di dame di corte visse una vita monastica in un palazzo ad Alba (Piemonte) dove vi fondò il convento. Per evitare un matrimonio con il Duca di Milano, divenne monaca di clausura del Secondo Ordine Domenicano.
Come religiosa, subì umiliazioni, punizioni e privazioni. Si narra che un giorno le apparve Cristo con tre frecce in mano (che rappresentavano malattia, calunnia e persecuzione) chiedendole con quale delle tre voleva essere ferita e lei gli disse: "con tutte e tre". Per 20 anni visse una vita di pazienza e rassegnazione. Morì consolata da una visione della stessa Santa Caterina da Siena, testimoniata da altri religiosi oltre alla morente.
Religiosa delle Suore di Santa Marcellina
CITAZIONI
"Poi, se il Signore visita con la tribolazione coloro ché Egli ama, allarghiamo un po' il cuore, e confidiamo che Egli volgerà in nostro bene anche le croci"
"Io sono contentissima di fare i Santi Esercizi dove, quando e come Ella crede. La è pure una grande benedizione il trovarsi sotto obbedienza in ogni cosa; ed io sono ben felice di farne la dolce esperienza"
LO SAPEVI CHE...
Fu una delle prime allieve delle Suore Marcelline a Vimercate; vi entrò a 11 anni e, ai tempi, era un istituto di recente fondazione. Quando sentì la chiamata di Dio a una vita più consacrata e dedita alla scuola, scelse proprio le Marcelline, rivolgendosi per essere accolta come postulante nel 1848.
Suor Maria Anna fu semplicemente e totalmente fedele al carisma fondamentale della sua Congregazione. Tre grandi insegnamenti sgorgano dalla sua vita e dal suo esempio: la necessità della formazione e del possesso di un buon carattere fermo, sensibile, equilibrato; il valore santificante dell'impegno nel dovere assegnato dall'obbedienza e l'importanza essenziale dell'opera pedagogica.
La sua vita fu dedicata interamente all'insegnamento in vari collegi della congregazione: a Cernusco sul Naviglio, Genova e Milano, prima nelle scuole elementari e poi in quelle superiori, insegnando anche musica. L'unica interruzione rilevante in questa sua attività fu causata dalla II° Guerra d'Indipendenza, in occasione della quale si dedicò all'assistenza dei feriti (1859).
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Terziaria francescana - Invocata contro i temporali, gl'incendi e la guerra
CITAZIONI
"Grazie, Signore, perché mi fai sentire i dolori della tua Passione!"
LO SAPEVI CHE...
Il suo confessore (nonchè direttore spirituale e biografo), gli consigliò di abbandonare la sua vita di tessitrice per seguire l'abitudine di San Francesco nel Terzo Ordine. Così fece; Elisabetta aveva allora 14 anni, era il 1400. Il demonio, invidioso dei suoi progressi sulla via della perfezione, la perseguitava spesso ad esempio sotto forma di sospetti da parte delle compagne, con situazioni di abbattimento e con la comparsa di malattie come la lebbra. Ma Elisabetta sopportò tutto: il segreto della sua forza era nella meditazione della Passione di Cristo, oggetto del suo amore e regola della sua vita.
Il Signore la favoriva segnando a volte il suo corpo con i segni della sua Passione: ferite come spine sulla testa, segni di frustate e persino stimmate. Sebbene apparissero solo occasionalmente, il loro dolore era continuo ma lei, nel mezzo della sofferenza, continuava a dire: "Grazie, Signore, perché mi fai sentire i dolori della tua Passione!"
Laici (coniugi)
LO SAPEVI CHE...
Convolati a nozze nel 1905, andavano a Messa tutte le mattine e la loro giornata era contrassegnata da momenti di preghiera in comune, come il Rosario serale. Diventarono inoltre terziari francescani.
Lui, amico di Don Sturzo e di De Gasperi, testimoniò la sua fede nel laico ambiente di lavoro; lei, scrittrice di libri educativi, fu crocerossina durante la guerra e realizzava, come catechista, corsi per fidanzati (una novità per l'epoca).
I primi tre figli, Filippo, Stefania, Cesare, abbracciarono tutti la vita consacrata; la nascita dell'ultimogenita Enrichetta invece fu preceduta da una gravidanza drammatica. I medici invitarono la madre ad abortire per sfuggire alla morte, ma i coniugi rifiutarono con fermezza. ll lunedì Santo del 1914 Maria diede alla luce il quarto figlio e i medici constatarono stupiti le buone condizioni di entrambe.
Il 13 agosto 1940 la madre affidò i figli alla protezione di Maria presso il santuario della Madonna del Divino Amore e la protezione non tardò ad arrivare: durante la guerra, il primo figlio, Filippo, divenuto Don Tarcisio, scampò il 13 agosto del 1942 al siluramento della nave dove era imbarcato; il 13 agosto dell'anno successivo Cesare, cappellano militare con il nome di Padre Paolino, sfuggì ai colpi di un cecchino mentre raccoglieva le spoglie di un soldato caduto; nello stesso giorno Stefania, che aveva preso il nome di Madre Cecilia, uscì dal monastero delle benedettine di Milano poco prima che questo venisse colpito da un bombardamento.
L’ultimogenita Enrichetta, laica consacrata e ora adornata del titolo di "Venerabile", trascorse la sua vita sempre al fianco dei genitori in perseverante preghiera, consacrandosi al Signore nel servizio al prossimo.
Frate minore riformato francescano
CITAZIONI
"Se voi praticate parecchie volte al giorno, il santo esercizio della Comunione Spirituale, vi dò un mese di tempo per vedere il vostro cuore tutto cambiato"
“lo credo che, se non ci fosse la Messa, a quest’ora il mondo sarebbe già sprofondato sotto il peso delle sue iniquità. È la Messa il poderoso sostegno che lo regge”
LO SAPEVI CHE...
Una delle particolarità per cui fu famoso san Leonardo, vissuto nel XVII° secolo, è stato il suo impegno per la diffusione della Via Crucis. Attraverso questa modalità di preghiera, cercava di rendere partecipi tutti del dono della contemplazione. Attenzione: non fu lui ad inventarla, già esisteva dal XIII° secolo, ma il Santo ligure la diffuse con immenso amore e ardente pietà proprio perché si contempla la vittoria del bene sul male!
San Leonardo attribuiva molta importanza al “guardare” i vari momenti della via dolorosa contemplandoli per fissare nella mente e nel cuore la Passione stessa del Salvatore e attingere la forza di prenderne parte. Egli le chiamava “stazioni” per indicare proprio il fermarsi a prendere quasi parte della lotta.
LA COMUNIONE SPIRITUALE Per un approfondimento premi QUI
Presbitero
CITAZIONI
"La santità è la testardaggine nel compiere la volontà di Dio sempre, nonostante qualsiasi difficoltà"
"Dio non spreca la luce: accende le lampadine nel momento del bisogno, ma sempre nel tempo opportuno"
"L'apostolo, il predicatore, il missionario, il confessore, l'uomo d'azione, corrono grave rischio di costruire sulla sabbia, se la loro attività non poggia sopra un'intensa devozione e fiducia in Maria"
"La stampa, il cinema, la radio, la televisione costituiscono oggi le più urgenti, le più rapide e le più efficaci opere dell’apostolato cattolico, per dare con i mezzi moderni, più celeri e più efficaci, tutto ciò che è buono, vero, utile"
"La visita eucaristica è un incontro dell’anima e di tutto il nostro essere con Gesù: È la creatura che si incontra con il Creatore. È il discepolo presso il divino Maestro. È l’infermo con il Medico delle anime. È il povero che ricorre al Ricco. È l’assetato che beve alla Fonte. È il debole che si presenta all’Onnipotente. È il cieco che cerca la Luce. È l’amico che va dal vero Amico. È la pecorella smarrita cercata dal Pastore. È il cuore disorientato che trova la Via. È lo stolto che trova la saggezza. E l’afflitto che trova il Consolatore. È il nulla che trova il Tutto"
LO SAPEVI CHE...
Nella notte che segnava il passaggio al nuovo secolo (XX°), durante la veglia di adorazione eucaristica solenne nel Duomo, mentre era inginocchiato a pregare, visse un’intensa esperienza spirituale. In essa percepì con chiarezza la sua futura missione: vivere e dare al mondo Gesù Cristo via, verità e vita, utilizzando a tal fine tutti i mezzi più celeri ed efficaci che il progresso umano offriva per la comunicazione tra le persone.
Nel 1914, mentre a Roma stava morendo il santo pontefice Pio X, ad Alba don Alberione diede inizio alla "Famiglia Paolina" con la fondazione della Pia Società San Paolo. Bruciato dallo "zelo" per le anime, cercò di individuare le forme più rapide per raggiungere, con il messaggio evangelico, ogni uomo. Intuì che, accanto ai libri, un mezzo molto efficace poteva risultare la pubblicazione di periodici; tra le varie iniziative si segnala la fondazione della rivista "Famiglia Cristiana" nel 1931.
LIBRO "I novissimi". Per approfondire premi QUI
LA STORIA IN BREVE
LA PRIMA APPARIZIONE
[...] “Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: «Suor Labouré! Suor Labouré!» Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la cortina e vedo un fanciullino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: «Venite in cappella; la Madonna vi aspetta». […] Il fanciullo mi condusse nel presbiterio accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il fanciullino rimase tutto il tempo in piedi. […] Finalmente giunse il sospirato momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: «Ecco la Madonna, eccola!»”. [...]r
TERZA APPARIZIONE - 27 novembre 1830
[...] «Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri, [...] Alcune pietre preziose non mandavano raggi… “Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di chiedermi" mi disse la Vergine»
[...] Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”.
LA QUARTA APPARIZIONE
Nel dicembre 1830 ha luogo la quarta e ultima apparizione. [...] "Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più". [...]
Soltanto due anni dopo, grazie all’autorizzazione dell’arcivescovo di Parigi, mons. De Quelen, si iniziò a coniare i primi 1.500 esemplari della medaglia. Era il 30 giugno 1832. Le grazie ottenute sono furono fin da subito così numerose – soprattutto tra i malati di colera in seguito all’epidemia che ha colpito Parigi dal febbraio 1832 – che immediatamente si indicò la Medaglia come “Miracolosa” e come tale la conosciamo ancora noi oggi.
Per la storia completa premi QUI. Santa Caterina Labouré è ricordata dalla chiesa il 31 dicembre.
IL SIGNIFICATO DEI SIMBOLI SULLA MEDAGLIA
Giaculatoria: “O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te”.
Questa scritta ha il valore di una profezia, poiché alcuni anni dopo, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamerà il dogma della Immacolata Concezione. Dopo quattro anni dalla proclamazione del dogma, nel 1858, la Madonna si presenterà a Bernadette proprio come “Immacolata Concezione”.
Perché Maria è in piedi sul mondo?
Perché Lei è la Regina, chiamata a vincere, nel nome di Suo Figlio Gesù, le potenze delle Tenebre, divenendo così Corredentrice.
Braccia aperte della Vergine e i raggi che fuoriescono dalle mani della Madonna
Dicono che la Madonna vince il demonio elargendo le grazie che Ella ottiene da Dio, intercedendo presso il Padre in favore di quanti a Lei ricorrono con fiducia e devozione.
Sul retro della medaglia sta una Croce, appoggiata sulla “I” di “Iesus” che sormonta la “M” di “Maria”.
La Croce è il simbolo della vittoria di Cristo sul peccato, sulla morte e quindi sul demonio, a causa del quale la morte è entrata nel mondo, come ricorda la Sacra Scrittura. La Croce è la via per vincere il diavolo, il peccato e la morte e questa Croce “poggia” su Gesù perché sulla sua morte e resurrezione si fonda la possibilità, per ognuno di noi, di partecipare della sua vittoria e guadagnare la Gloria del Cielo. Ma questa vittoria di Gesù nella croce a sua volta “poggia” sulla “M” di Maria, come a dire che la Madonna è lo strumento di cui Gesù si serve per realizzare la sua vittoria.
Attenzione alla medaglia miracolosa falsa. Per maggiori informazioni premi QUI.
Frate francescano
CITAZIONII
[Ultime parole] "Gesù, Maria. Benedetta la Passione di Gesù"
"Amo Te, mio Dio, che sei sempre pronto a perdonare tutti i miei peccati"
LO SAPEVI CHE...
Nacque a Monteprandone (Ascoli Piceno) nel 1394: fu discepolo di San Bernardino da Siena dal quale ricevette a 22 anni il saio francescano. Come il maestro, anch'egli si diede alla predicazione prima in Italia e poi in Polonia, Boemia, Bosnia e Ungheria perché ordinato dal Papa. Oratore ardente, si scagliò soprattutto contro i vizi dell'avarizia e dell'usura senza dimenticare di promuovere attivamente il nome di Gesù, proprio come il suo maestro.
La sua vita fu di estrema penitenza tanto che si sottoponeva a sette quaresime durante l’anno e negli altri giorni i suoi pasti consistevano in una scodella di fave cotte nell’acqua. Spesso malato, ricevette sei volte l’Estrema Unzione eppure resistette nella faticosa vita dei predicatori itineranti. Una cosa sola temette nella sua esistenza: che il dolore fisico lo distraesse dalla preghiera.
LIBRO "La Regola per ben confessarsi". Per approfondire premi QUI
Religiosa e fondatrice delle monache adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento
CITAZIONII
"Amato mio Bene, questo mio cuore brama viver languendo e poi morire amando"
"Gesù diletto vieni dalla tua Sposa che nulla altro brama che i suoi occhi ti vedan presto. O Gesù mio, il tuo bel nome mi riscalda e mi accende questo povero e freddo mio cuore. Amato mio Bene, cerco in petto il mio cuore. E l'trovo prigioniero fra tue catene..."
LO SAPEVI CHE...
Nel 1787, poco più che 16enne, Caterina frequentava un facoltoso padrone di bastimenti, che le prometteva una vita serena e avventurosa. Prima di partire per un viaggio a Costantinopoli, le fece anche dono di un cofanetto di gioielli, quasi una promessa di matrimonio. La ragazza fu ben contenta di farne sfoggio ad una messa domenicale; il padre fu il primo a notarli e la rimandò a casa con l’ordine di toglierseli di dosso. Il padre, che sapeva fare buon uso delle sue ricchezze destinandole parte alla beneficienza, la voleva far crescere nella fede affinché fosse salda, senza bigottismi e senza smancerie. Arrivata a casa Caterina si specchiò un’ultima volta per vedersi con tutti i gioielli di cui era agghindata ma, invece della sua immagine, vide riflessa quella di Cristo nello strazio della passione.
Nello stesso anno Caterina entrò nel monastero dei Santi Filippo e Giacomo in Ischia di Castro (Viterbo) delle terziarie francescane. A 19 anni emise i voti ed assunse il nome di Maria Maddalena dell'Incarnazione. A soli 32 anni venne eletta badessa del convento e dedicò le sue forze a rafforzare la vita di povertà e di penitenza del convento. Nel frattempo, sotto la guida spirituale di padre Giovanni Baldeschi, andò maturando la fondazione di una comunità religiosa monastica che si dedicasse unicamente all'adorazione del santissimo Sacramento e che venne ufficialmente fondato nel 1807.
Apostolo - Patrono di Fabbricanti di corde, Paralitici, Pescatori, Pescivendoli, Giovani donne che cercano marito. Invocato contro i Crampi, Dissenteria, Gotta, Paralisi, Erisipela, Torcicollo.
LA CHIAMATA AD ESSERE APOSTOLO (Gv 1, 35-40)
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabbì (che significa maestro), dove abiti?". Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
LO SAPEVI CHE...
Perché è patrono delle donne che cercano marito? Poiché Sant'Andrea è associato all'atto di "pescare", la sua figura è diventata un simbolo per la ricerca di un marito, considerata una forma di "pesca" di un compagno di vita, come per cercare un buon "pesce"