Apostolo - Patrono di architetti, artisti, carpentieri, giudici, muratori, scalpellini, geometri, agrimensori
Dal Vangelo secondo Giovanni 20, 24-29 - Tommaso incredulo e credente
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Terziario domenicano - Patrono delle confraternite e dei giovani di Azione cattolica
CITAZIONI
"L'avvenire è nelle mani di Dio e meglio di così non potrebbe andare!"
"Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro"
"Con tutta la forza della mia anima esorto voi giovani ad avvicinarvi al tavolo della Comunione tutte le volte che potete. Nutriti di questo pane di angeli da dove attirerai tutta l'energia necessaria per combattere le battaglie interiori. Perché la vera felicità, cari amici, non consiste nei piaceri del mondo o nelle cose terrene, ma nella pace della coscienza, che abbiamo solo se siamo puri di cuore e di mente"
LO SAPEVI CHE...
Nacque nel 1901 a Torino. Amico di tutti, esprimeva sempre una fiducia illimitata e completa in Dio e nella Provvidenza ed affrontava le situazioni difficili con impegno, serenità e letizia. Si iscrisse a diverse congregazioni e associazioni cattoliche e fondò con i suoi amici più cari una "società" allegra denominata "Tipi loschi" per condividere in letizia e comunione fraterna le gite in montagna; l'amicizia era fondata sulla fede e la preghiera reciproca.
Leggeva appassionatamente San Tommaso e, soprattutto, Santa Caterina da Siena. Nel 1922 indossò l'abito di terziario domenicano - come laico - e, da fervente discepolo di San Domenico, recitava ogni giorno il Rosario. Lo portava sempre nel taschino della giacca, non esitando a tirarlo fuori in qualsiasi momento per pregare, anche in tram o sul treno, persino per strada: "Il mio testamento - diceva, mostrando la corona del Rosario - lo porto sempre in tasca".
Presbitero - Fondatore della Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo, meglio noti col nome di "Barnabiti"
CITAZIONI
"È proprio dei grandi cuori mettersi al servizio degli altri senza ricompensa e combattere non in vista della paga"
"Corriamo come matti non solo a Dio, ma ancora verso il prossimo, il quale è il mezzo che riceve quello che non possiamo dare a Dio, non avendo Egli bisogno dei nostri beni", così scrisse ai suoi primi confratelli in una lettera d’esortazione
LO SAPEVI CHE...
A Milano, intorno al 1535, fondò la "Congregazione dei chierici regolari di San Paolo" nei pressi della chiesa di San Barnaba (che i milanesi chiamarono "Barnabiti"). I tre collegi della nuova famiglia spirituale fecero subito parlare di sé per le loro pratiche, le loro penitenze, il loro modo di vestire, la loro predicazione talvolta provocatoria. Fra le iniziative che si devono a loro va ricordata l'usanza di suonare le campane alle 15.00 del venerdì, in ricordo della morte di Gesù e l'esposizione solenne dell'Eucaristia, a turno nelle chiese della città (le cosiddette Quarantore).
Sant'Antonio Maria voleva ridare vigore alla pietà popolare e riaccendere i cuori con l’amore per Gesù. Fin dalla fanciullezza dimostrò il suo amore per gli ultimi come quando - in una fredda giornata d’inverno - tornò a casa senza mantello perché lo aveva messo sulle spalle di un povero. Già da giovane medico avvertiva l’urgenza di spiegare le Sacre Scritture e trasmettere le verità di fede a grandi e piccoli, in un’epoca contraddistinta dalla nascita delle eresie di Lutero. Nel 1529 (a 27 anni) divenne sacerdote, ma morì solo 10 anni dopo.
Laica - Patrona della gioventù
CITAZIONI
"Per amore di Gesù perdono il mio aggressore" disse prima di morire
LO SAPEVI CHE...
Rimase orfana del padre a soli 10 anni (correva l'anno 1900). La madre decise di rimanere a Ferriere e di lavorare ancora in società con la famiglia Serenelli. Maria, sensibile e affettuosa, soffrì molto per la morte del babbo; tuttavia con tenerezza confortava la madre.
Nonostante l'età matura, non aveva ancora fatto la sua Prima Comunione: ne aveva un gran desiderio e lo manifestava a sua madre ma lei, presa dal lavoro e sempre a corto di denaro, la rimandava a tempi migliori. Maria insistette: imparò velocemente il catechismo e così ricevette la sua Prima Comunione. Dopo si impegnò ancora di più nella via della bontà: volle essere anzitutto l’angelo consolatore della mamma. Le infondeva coraggio e fiducia nella Provvidenza, le ubbidiva in tutto, cercava di alleggerirle il lavoro, pensando alla pulizia della casa, alla preparazione dei pasti, alla custodia dei fratellini, al rammendo delle vesti.
Alessandro Serenelli, di 18 anni e figlio dei datori di lavoro della famiglia Goretti, s'innamorò di Maria la quale, però, continuava a rifiutare le sue avance. Il 5 luglio del 1902 Alessandro, accecato dall'ira per per le sue resistenze, la uccise. Fu condannato a 30 anni di reclusione dove maturò il pentimento e si convertì alla religione cattolica. Anni dopo avrebbe raccontato di aver tentato una riconciliazione con la famiglia e la religione in seguito a un sogno in cui la sua vittima gli offriva dei gigli che si trasformavano in fiammelle.
Laico
LO SAPEVI CHE...
Nel 1995 è diventato il primo beato papuano.
Pietro nacque nel 1912 in Papua Nuova Guinea da una famiglia cattolica. Ereditò dal padre le doti del leader (era un capotribù influente e carismatico, tra i primi convertiti al cattolicesimo) e dalla madre la particolare sensibilità per la religione. Pietro era portato per l’insegnamento, era un ottimo conoscitore della Bibbia ed era capace di relazionarsi con tutti, con un forte ascendente soprattutto sui giovani. A 24 anni si sposò con Paula Varpit, una ragazza di 16 anni con cui condivideva la fede e gli ideali. La gente vedeva che il giovane viveva ciò che insegnava e lo ammirava per la forza del carattere, la coerenza e la generosità che dimostrava.
Nel 1942 l’esercito imperiale giapponese attaccò ed occupò l’intera regione, prendendo subito di mira la religione portata dagli occidentali: tutti i missionari europei vennero cacciati o internati nei campi di concentramento. L’unico a rimanere “sul campo” fu proprio Pietro perché indigeno e laico. Con naturalezza e semplicità si prese così in carico la comunità rimasta senza sacerdote. In particolare, si fece notare dall'esercito quando prese posizione netta contro la poligamia che i giapponesi volevano di nuovo introdurre: Pietro sapeva che, così facendo, stava segnando irrimediabilmente la sua sorte ma con grande serenità diceva a tutti che “è bello morire per la fede”.
Sposi e martiri, discepoli di San Paolo - Patroni dei fabbricanti di tele per tende e architetti
LO SAPEVI CHE...
Aquila era giudeo originario del Ponto trapiantato a Roma, mentre Prisca (detta anche Priscilla) era romana convertiti al cristianesimo, erano molto legati a San Paolo apostolo e furono suoi collaboratori nella diffusione del Vangelo.
Erano stati scacciati da Roma da un editto dell'imperatore Claudio che espelleva i giudei, ed erano venuti a stabilirsi a Corinto. Qui Paolo li incontrò al suo arrivo nella città, nel 50: "si stabilì nella loro casa e lavorava" (At 18, 1-3); di mestiere facevano i tessitori di tende. Quando Paolo andò a Efeso, verso l'anno 54, tutti e due lo accompagnarono. Nella loro casa si riunivano i cristiani, come precisa l'Apostolo stesso: "Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con le comunità che si raduna nella loro casa" (1Cor 16,19). E sempre loro, a Efeso, completarono l'istruzione cristiana di Apollo. Verso il 57 tornarono a Roma, come attesta ancora Paolo: "Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù" (Rm 16, 3). Egli aggiunge, alludendo ad avvenimenti per altro sconosciuti "per salvarmi la vita, essi hanno rischiato la loro testa, ed ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le chiese dei gentili" (Rm 16, 4). Verso la fine della sua vita Paolo prega Timoteo di salutare "Prisca e Aquila", i quali si erano recati evidentemente di nuova a Efeso, dove risiedeva Timoteo.
Monaca clarissa cappuccina
CITAZIONI
"La vera vita è quando si ama Dio e ci scordiamo di noi"
"Non posso dire altro: Dio è pazzo, fa pazzie d’amore; resto anch’io impazzita, attonita per tanto bene"
"Io non capivo e non potevo comprendere come potevate fare voi altri sacerdoti a tenere quel Dio fra le vostre mani e non impazzire d’amore"
"Ho avuto un rimprovero da Maria SS.ma la quale mi ha fatto capire la sua fedeltà verso di me e la mia infedeltà nel non andare a Lei frequentemente, per chiederle grazie per me e per tutte le persone. Lei è Madre di misericordia e gradisce molto che si ricorra a Lei"
"Non vi è cosa piú cara in questa vita che il patire; non vi è cosa piú preziosa che la croce; non vi è contento piú grato né allegrezza piú vera che fare la volontà di Dio, sommo Bene; non vi è spasso né sollievo piú dilettevole che cercare il patire; non vi è riposo piú soave che stare in croce con l’amato Bene. E in questo non bisogna che noi cerchiamo il sentimento e gusto del nostro spirito"
LO SAPEVI CHE...
All'autopsia risultò che il cuore era trafitto da parte a parte. Dopo aver ricevuto le piaghe della Passione di Cristo, infatti - rivela nel diario spirituale - «piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti». Era il Venerdì Santo del 1697 e Veronica stava domandando umilmente a Dio perdono dei suoi peccati: le apparve Gesù Crocifisso e le impresse le sacre stimmate. Veronica timorosa che ciò che avveniva in lei fosse opera del demonio, non voleva ingannare nessuno. Anche i superiori vollero accertarsi dell'origine del fatto: fu trattata da strega, derisa, maltrattata, privata della Comunione, scomunicata. Ma la pace del cuore non l'abbandonò mai; si rammaricava soltanto di non poter ricevere Gesù ed assistere alla S. Messa. Cessata la dura prova, le consorelle mutarono il loro disprezzo in alta stima.
Tra le altre grazie mistiche concesse a santa Veronica, sono da ricordare due pellegrinaggi mistici alla Santa Casa di Loreto, compiuti spiritualmente il 10 dicembre 1714 e 1715, nella festa della Traslazione Miracolosa della Santa Casa. Nulla sapremmo delle sue esperienze mistiche se il direttore spirituale non le avesse ordinato di trascriverle; lo fece per 30 anni e sono raccolte nel libro il "Tesoro nascosto".
FILM Per vedere un film che tratta la vita della Santa premi QUI
Monaca carmelitana
LO SAPEVI CHE...
Nacque a Reggio Emilia nel 1428. La sua vocazione religiosa fiorì sin da piccola ma, dato che i genitori volevano maritarla, dovette affrontare varie controversie. Alla loro morte, cominciò a occuparsi della fondazione di un convento carmelitano in città: rifiutò di usare il denaro ereditato e si ritirò presso una donna di modeste condizioni economiche. Intanto si affidò alla Divina Provvidenza per trovare un luogo adatto. La grazia arrivò: con l’appoggio del Vescovo le venne affidata la chiesa di san Bernardo (aveva anche pregato per avere un segno divino di approvazione alla sua scelta di fare lì il nuovo convento carmelitano e le era apparso San Bernardo per incoraggiarla). Gli inizi del nuovo monastero si datano 1485, quando il nome della chiesa cambiò in Santa Maria del Popolo (detto “le Bianche”).
Giovanna trascorreva lunghi momenti di preghiera solitaria durante la giornata, digiunava tutto l'anno, mangiando solo pane e acqua da settembre fino a Pasqua e infliggendosi mortificazioni estreme. Era assai devota alla Madonna e molte guarigioni miracolose furono attribuite alle sue preghiere.
Inoltre si guadagnò la fama di efficace guaritrice e guida spirituale. Avvennero altri miracoli: per esempio, la dispensa vuota del convento si riempì, mentre pregava implorando cibo per le monache che avevano fame. Ancora, nella notte di Natale contemplò la vista di Gesù bambino tra le braccia di Maria. Lo vide poi per Pasqua gloriosamente risorto, ma era maltrattata dal demonio che spesso le balzava addosso per soffocarla, la picchiava e una volta la fece cadere dalle scale.
Monaco benedettino
LO SAPEVI CHE...
Oltre ad essere monaco fu anche architetto: a lui si deve, infatti, la costruzione, nel X° secolo, della chiesa di San Pietro (edificio che fu costantemente arricchito nei secoli successivi) con annesso il monastero benedettino di cui lui stesso fu abate. Prima, in quel luogo, esisteva una chiesetta in rovina che era stata la cattedrale di Perugia nei secoli passati. Si racconta che proprio durante la costruzione del nuovo luogo di culto egli compì molti prodigi.
Pietro viene ricordato anche come grande esempio di carità verso i poveri, dei quali si occupò costantemente e come difensore della sua città dalle durissime vessazioni imposte dagli imperatori tedeschi del periodo.
Monaco - Fondatore dell'Ordine di San Benedetto - Patrono d'Europa e varie città. Patrono di Agricoltori, Agronomi, Architetti, Chimici, Ingegneri e Speleologi
CITAZIONI
"Correte mentre avete la Luce"
"Nulla anteporre all'amore di Cristo"
"Ogni volta che inizi un'opera buona, devi prima di tutto rivolgere un pressante appello a Cristo nostro Signore perché la porti alla perfezione"
LO SAPEVI CHE...
É stato un monaco, fondatore dell'Ordine di San Benedetto, ed è il fratello gemello di Santa Scolastica.
Iniziò la sua opera a Subiaco ma nel 529, nei dintorni dell’Abbazia, dimorava un prete di nome Fiorenzo il quale, vedendo sempre meno affluenza nelle proprie messe, fu assalito da forte invidia e reso ormai cieco da quella tenebrosa passione inviò del pane avvelenato presentandolo come pane benedetto in segno di amicizia. San Benedetto riconobbe l'inganno e diede ordine ad un corvo (che era solito nutrirsi giornalmente con il pane del Santo) di portarlo lontano dove nessun uomo lo potesse ritrovare. Il Santo prese comunque la decisione di cambiare città per evitare che l'invidia di don Fiorenzo nuocesse ai cittadini ma, poco dopo aver lasciato la città, don Fiorenzo morì improvvisamente.
Nonostante ciò, San Benedetto non rientrò a Subiaco. Si diresse verso Cassino dove fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani. Lo arricchì di oratori in onore di San Giovanni Battista, da sempre ritenuto un modello di pratica ascetica, e di San Martino di Tours, che era stato iniziatore in Gallia della vita monastica.
Morì nella cappella di Montecassino mentre era in piedi, con le braccia alzate in cielo, sostenuto dai fratelli del monastero, poco dopo aver ricevuto la Santa Comunione.
MEDAGLIA DI SAN BENEDETTO Si dice che San Benedetto fu il primo padre esorcista che la storia ricordi: fu preso di mira dal demonio ma scampò alle sue insidie. Da sempre la sua Medaglia viene considerata efficace come protezione dagli attacchi del maligno, sia per la persona che per la casa. Per maggiori informazioni premi QUI
Genitori di S. Teresa di Gesù Bambino
CITAZIONI
Louis Martin: “So perché il buon Dio mi ha inviato questa prova: non avevo mai subito alcuna umiliazione nella mia vita, e ho bisogno di averne qualcuna” disse Louis In un momento di lucidità a un medico
LO SAPEVI CHE...
Louis, di indole contemplativa, amante della poesia, del disegno e della pittura, da giovane tentò di entrare in un monastero di San Bernardo, ma fu rifiutato per la sua mancanza di conoscenza del latino. Per un certo periodo, mentre lavorava come orologiaio e orefice, ne intraprese lo studio ma in seguito abbandonò tale progetto.
Marie-Azélie ricevette una formazione che la rese un’abile fabbricante di merletti col Punto di Alençon. Aveva il desiderio della vita religiosa, ma la sua salute precaria e il giudizio negativo della Superiora delle Figlie della Carità di Alençon la dissuasero. Più avanti incontrò provvidenzialmente un uomo sul ponte Saint Leonard: aveva una nobile fisionomia, l’andatura riservata, l’atteggiamento pieno di dignità. Ne rimase impressionata. Nello stesso tempo, una voce interiore le mormorò in segreto: "È quest’uomo che ho preparato per te". Si trattava di Louis.
La coppia ebbe la gioia di dare la nascita a nove bambini (tra questi ci fu Santa Teresa di Lisieux). Ne persero quattro in tenera età, ma né i lutti né le prove indebolirono la loro fede profonda, sostenuta dalla frequentazione quotidiana dell’Eucaristia e dalla devozione filiale verso la Vergine Maria. Marie-Azélie morì di cancro al seno a 45 anni, lasciando Louis con cinque figlie tra i 4 e i 17 anni. L’uomo offrì loro una vita ordinata e stabile, piena di giochi, preghiera e letture spirituali. Col tempo, tuttavia, le sue condizioni mentali iniziarono a declinare, forse per via degli ictus che aveva subito. Santa Teresa scrisse riferendosi a quel periodo:
"In Paradiso gioiremo ricordando questi giorni oscuri di esilio. I tre anni del martirio di mio padre mi sembrano la parte più dolce e feconda della nostra vita. Non li cambierei per le estasi più sublimi, e il mio cuore grida di gratitudine per un tesoro così prezioso: “Abbiamo gioito per i giorni in cui ci hai afflitti”. Questa croce amara è stata dolce e preziosa, e il nostro cuore ha emesso sospiri di amore grato. Non abbiamo più camminato – abbiamo corso, abbiamo volato sulla via della perfezione".
Monaco - fondatore della Congregazione vallombrosana - Patrono di Forestali e Selvicoltori d'Italia
LO SAPEVI CHE...
Da giovane fu addestrato nelle armi però la carriera militare gli fu dannosissima perché, spingendolo all'orgoglio e alla prepotenza, disseccò nel suo cuore i nobili sentimenti cristiani ispiratigli dall'ottima sua genitrice.
Ancor giovane, un suo cugino uccise a tradimento suo fratello e Giovanni giurò di farne vendetta. Incontratolo, infatti, disarmato il Venerdì Santo, colla spada sguainata gli si avventò contro minacciandolo di morte. Il cugino vedendosi perduto si gettò ai suoi piedi e lo implorò: "In nome di Gesù Crocifisso, perdonami". Giovanni fu toccato da quelle parole; stette un momento perplesso, poi rinfoderò la spada: "Si, in nome di Gesù Cristo ti perdono". Una pace penetrò l'animo suo ed egli entrò in una chiesa per pregare.
Gesù Crocifisso, in premio del suo eroico perdono, gli disse che lo voleva religioso e Giovanni, ubbidiente alla voce del Signore, entrò nell'abbazia di San Miniato. Il padre infuriato corse al convento per strapparlo di là, ma Giovanni con l'aiuto di Dio superò questo grave pericolo e vestì l'abito di San Benedetto, divenendo ben presto un monaco modello.
Presbitero - Terziario dei Servi di Maria e fondatore della Congregazione delle Serve di Maria di Galeazza,
LO SAPEVI CHE...
Nel 1852 fu nominato parroco a Galeazza Pepoli (BO), dove rimase 41 anni, fino alla morte. Trasformò radicalmente la sua parrocchia con l’esempio della sua santità e per la sua vasta opera pastorale il cardinale Parocchi lo paragonò al santo Curato d'Ars: Ferdinando ispirò il suo sacerdozio proprio a lui, dedicandosi alla direzione spirituale e alle confessioni alle quali dedicava anche 10 ore al giorno. Infatti, diceva sempre che la confessione è l’incontro con la misericordia e con l’Amore Divino e che il Signore null’altro desidera se non dare sollievo alle anime.
Creò quattordici associazioni religiose, senza trascurare le opere di carità. Diffuse la devozione alla Vergine addolorata, alla quale consacrò la sua parrocchia. Morì improvvisamente alle ore 3:40 del mattino, con la testa china su un libro di meditazione sulla passione di Cristo aperto sullo scrittoio dello studio.
Presbitero - fondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani) - Patrono dei malati, ospedali, infermieri, sanità militare
CITAZIONI
"Non bisogna mai perdere di vista Dio, ma contemplare il Creatore nella Creatura"
"Dio è tutto, il resto è nulla. Salvare l’anima è l’unico impegno della vita che è breve"
"Un buon soldato muore in guerra, un buon marinaio muore in mare, un buon ministro degli infermi muore all’ospedale"
"Padri e fratelli miei, miriamo nei malati la persona stessa di Cristo. Questi malati cui serviamo ci fanno vedere un giorno il volto di Dio"
LO SAPEVI CHE...
Mentre San Luigi Gonzaga si trovava a Roma, sulla città si abbatterono diversi drammi, uno dopo l’altro: prima la siccità, poi la carestia, infine un’epidemia di peste. Fedele al motto “Come gli altri”, cioè dimentico delle proprie origini nobili come dei privilegi derivanti dal suo stato di salute, Luigi andò tra gli “appestati” per curarli e soccorrerli, al fianco di San Camilo De Lellis.
Nato a Bucchianico, in provincia di Chieti, nel 1550, San Camillo dal 1586 è emblematicamente legato alla croce rossa che egli ottenne di portare cucita sull'abito religioso. In particolare, come padre Sanzio Cicatelli, primo biografo del Santo, “per tre ragioni piacque al padre nostro che portassimo la Croce ne' vestimenti, tenendola per nostra impresa e insegna. La prima, per far distinzione dall'abito della Compagnia di Gesù. La seconda, per far conoscere al mondo che tutti noi segnati di questo impronto di Croce siamo come schiavi venduti e dedicati per servigio de' poveri infermi. E la terza, per dimostrare che questa è religione di croce, cioè di morte, di patimenti e di fatica, acciò quelli che vorranno seguitar il nostro modo di vita, si presuppongano di venir ad abbracciare la Croce, di abnegar se stessi e di seguitar Gesù Cristo fino alla morte”.
Cardinale - Patrono di Facchini, fattorini, teologi e tessitori
CITAZIONI
"La preghiera è madre e origine di ogni elevazione spirituale”
“Chi dunque vuol salire, deve evitare il peccato che deforma la natura”
"La migliore perfezione di un uomo religioso è fare le cose comuni in modo perfetto. Una fedeltà costante nelle piccole cose è una virtù grande ed eroica"
“L’uomo accecato e avvilito siede nelle tenebre e non riesce a vedere la luce celeste se non lo soccorre la grazia con la giustizia contro la concupiscenza e la scienza congiunta alla sapienza contro l’ignoranza”
LO SAPVI CHE...
Si dice che da bambino fu guarito da San Francesco, che avrebbe esclamato: "Oh bona ventura", ma non si hanno fonti certe. Probabilmente sono stati l’esempio e l’influenza di Alessandro di Hales a spingere il santo a farsi francescano.
Dal 1257 al 1274 fu ministro generale dell'Ordine francescano, del quale è ritenuto quasi un secondo fondatore. Sotto la sua guida furono pubblicate le Costituzioni narbonesi, su cui si basarono tutte le successive costituzioni dell'Ordine. Su sua richiesta venne incrementata la devozione alla Vergine Maria e, sempre per sua volontà, venne ordinato di suonare ogni sera la campana all'ora di compieta per invitare tutto il popolo a recitare l'Ave Maria. Da ciò ebbe origine la recita dell'Angelus.
Venne canonizzato da papa Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da papa Sisto V nel 1588. È considerato uno tra i più importanti biografi di San Francesco d'Assisi.
Monaca benedettina
LO SAPVI CHE...
Figlia di re Luigi di Germania, assieme alle tre sorelle Ildegarda, Gisla e Berta decise già in giovane età di portare il velo. Quando divenne suora, suo padre le donò il Convento Agostiniano Buchau am Federsee del quale fu badessa fino all’857.
In quanto figlia del re, ricevette l’educazione che all’epoca spettava alle donne di questo rango; tuttavia sin dalla prima infanzia disprezzò la vita sfarzosa della corte e decise di condurre una vita al servizio del Signore. Fu amata da tutti poiché si occupava degli indigenti e dei bisognosi nella zona del Chiemsee. Cercava di mangiare poco e conduceva una vita all’insegna della penitenza.
Un vescovo locale scrisse di lei: "Portava le sue greggi all'Agnello, donandogli molte compagne pure [vergini], ed era cara a Dio per i suoi santi meriti, [e] svolgeva molte attività importanti, una sposa devota a Dio suo sposo".
Laica, Regina di Polonia
LO SAPEVI CHE...
Edvige nacque nel 1374, figlia di Ludovico d'Angiò, re d'Ungheria e Polonia. A solo un anno di età fu promessa in sposa a Guglielmo, erede degli Asburgo al Granducato d'Austria, ma il re Ludovico morì inaspettatamente nel 1382. Gli ungheresi si opposero all'ascesa al trono della regina; in seguito a una considerevole attività diplomatica ed a molti intrighi politici, i polacchi elessero Edvige nel 1384. Si rendeva necessario un matrimonio per potersi assicurare la successione e, a dispetto delle promesse, i nobili polacchi decisero che avrebbe sposato Ladislao Jagellone, granduca di Lituania e Rutenia, che non era ancora cristiano (promise di battezzarsi se il matrimonio avesse avuto luogo).
Ladislao, i suoi fratelli e i nobili lituani che erano al governo furono battezzati nel febbraio 1386 nella cattedrale di Cracovia, e il matrimonio reale avvenne più tardi nello stesso mese. La corte asburgica non si rassegnò, e mise in circolazione racconti maliziosi sulla coppia. Nel frattempo, Ladislao si dedicò al compito di cristianizzare la Lituania e fondò un monastero di benedettini slavi fuori Cracovia.
Edvige rivolse la sua attenzione anche alla liturgia della cattedrale di Cracovia: desiderava che diventasse un centro di culto permanente, in cambio della grazia che Dio le aveva concesso, perciò fondò un collegio di salmisti, un gruppo di sedici sacerdoti che si alternavano nel cantare i salmi nella cattedrale ventiquattro ore il giorno, interrompendo il canto solo nel caso di una funzione. Durante il suo regno dovette affrontare un certo numero di rivolte e un'invasione della Lituania da parte dei cavalieri teutonici. Le questioni politiche erano complicate, ma cercò sempre di trovare una soluzione pacifica e riuscì persino a sconfiggere i potenti cavalieri con un'attenta negoziazione e il compromesso.
Vescovo
LO SAPEVI CHE...
Probabilmente di origine inglese, fu eletto vescovo di Utrecht tra l’825 e l’828 e combattè il paganesimo e l’usanza dei matrimoni incestuosi. Federico poteva contare sull'appoggio dell'imperatore Lotario, ritornato in Frisia dopo l'invasione Normanna.
Avendo rimproverato l'imperatore Ludovico il Pio per aver sposato una seconda donna (Giuditta) quando la moglie era ancora in vita (Irmingarda), sarebbe stato fatto assassinare durante una messa solenne proprio su ordine di Giuditta. Altri però attribuiscono l'assassinio del santo ad un nobile dell'isola di Walcheren , sempre da lui rimproverato, o a un gruppo di pagani che rifiutava di convertirsi.
Anche se i contorni biografici di san Federico si perdono nel tempo, ci sono alcuni punti fermi che mettono in luce soprattutto due aspetti di questo santo vescovo: l'impegno a difendere la fede davanti al dilagare del paganesimo e il coraggio nel denunciare gli abusi e le incoerenze dei potenti.
Eremita
LO SAPEVI CHE...
Fa parte dei cosiddetti «santi folli»: così lo definì il contemporaneo e conterraneo beato Iacopone da Todi.
Dopo una giovinezza movimentata, a 30 anni Pietro si convertì. Vendette quanto aveva ereditato dal padre e donò il ricavato ai poveri. Vendette addirittura se stesso come schiavo, ma il padrone lo liberò. Andò quindi a vivere nel campanile della cattedrale di Foligno dove pregava, digiunava e aiutava nelle mansioni più umili. Dedito alle più aspre penitenze, basava la sua spiritualità sull'esempio di Santa Angela da Foligno e Santa Chiara di Montefalco.
Vestiva di sacco con i piedi nudi e pregava fissando il sole in cui riconosceva Cristo: l'Inquisizione si interessò del suo caso ma trovò la sua fede limpida e inspiegabile la capacità di guardare il sole senza subire danni alla vista.
Profeta - Aeronautica Civile, Aeronautica Militare, Ordine dei Carmelitani, Cocchieri - Invocato contro la siccità
ELIA, IL PROFETA CHE INCONTRA DIO NEL SILENZIO 1 Re 19, 1-13
Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso te come uno di quelli». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo. Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.
Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.
Monaco
LO SAPEVI CHE...
Siamo nel VI° secolo.
Siriano di origini, durante il suo pellegrinaggio nei luoghi santi incontrò un altro siriano, Giovanni, con cui ritornò da Gerusalemme; entrambi erano ben istruiti, particolarmente dotti in lingua greca. Sulla via del ritorno attraversarono Gerico e videro i monasteri che erano stati eretti lungo il Giordano. Furono attratti dalla vita eremitica e decisero di diventare monaci.
La caratteristica peculiare dell'approccio di Simeone alla vita spirituale fu l'umiltà: credeva non solo di dover accettare di buon grado le umiliazioni mandateci da Dio nella vita di tutti i giorni, ma cercare anche di mortificarsi e di non farsi guidare dalla mente umana in queste questioni.
Patrona dei Giardinieri, profumieri, guantai, prostitute pentite, penitenti, cartai, parrucchieri
LO SAPEVI CHE...
“Apostola degli apostoli”: si deve a Tommaso d’Aquino questo titolo. Il nome "Maddalena" deriva da da Magdala, il villaggio di pescatori di cui era originaria e situato sulla sponda occidentale del lago Tiberiade. Di lei, racconta l’evangelista Luca nel capitolo 8, 1-2:
In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni [...].
Nel vangelo compare la sua figura anche nel momento della crocifissione, in Mt 27, 55-56:
C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Infine Maria Maddalena è la prima fra le donne al seguito di Gesù a proclamarLo come Colui che ha vinto la morte. L'evangelista Matteo riporta quanto segue in 28, 1-10:
Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
Religiosa - Fondatrice dell'Ordine del Santissimo Salvatore - Patrona dei pellegrini, viaggiatori - Compatrona d'Europa
CITAZIONI
"L’uomo non deve fare nulla per acquistare gli onori né per essere lodato dai suoi simili: spinto dall’amore, deve agire per avere una ricompensa eterna"
"Se l’uomo avesse solo l’anima e non il corpo non potrebbe, con tanta facilità e sublimità meritare un bene così alto, perché non dovrebbe sopportare le sofferenze fisiche, così, affinché l’uomo ottenesse i beni eterni e l’onore del cielo, all’anima è stato congiunto il corpo"
"Le tre cose che suscitano amore sono: pregare Dio perché ci soccorra; pregarlo perché ci liberi dalle dilettazioni perniciose e pregarlo perché ci dia la volontà di piacergli in ogni cosa; infatti non si ottiene l’amore divino se non lo si desidera e tale desiderio non è assennato se non è fondato in Dio"
Disse Gesù alla Santa "Non amare niente nel modo in cui ami me"
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Nacque in Svezia nel 1303. Fu costretta dal padre a sposare il giovane Ulf Gudmarsson e dalla coppia nacquero otto figli di cui uno sarà Santa Caterina di Svezia. Dopo la morte del coniuge nel 1344, Brigida diede una svolta alla sua vita: indossò l’abito cinerino del Crocifisso, simbolo di povertà e di penitenza, ed entrò in un monastero cistercense. Trascorreva il tempo nella meditazione e nella contemplazione: spesso cadeva in estasi e riceveva molte rivelazioni che poi dettava al suo confessore. In occasione dell’Anno Santo 1350 Brigida si trasferì a Roma (anche qui proseguirono le su rivelazioni).
LA VISIONE DEL PURGATORIO
Nelle sue visioni si narra che un giorno ebbe una visione del Purgatorio: sentì la voce di un Angelo che, consolando le anime, ripeteva queste parole: “Sia benedetto Colui che, vivendo ancora sulla terra, soccorre con operazioni e buone opere le anime purganti, poiché la giustizia di Dio esige che senza l’aiuto dei viventi siano queste necessariamente purificate nel fuoco”. Allo stesso momento, dalle profondità dell’abisso, udì un gruppo di voci che dicevano: “O Cristo, giudice giustissimo, in nome della tua infinita misericordia non guardare ai nostri falli, che sono senza numero, ma ai meriti infiniti della tua preziosissima Passione ed infondi, te ne preghiamo, nel cuore del clero sentimenti di vera carità, onde per le sue preghiere, mortificazioni, elemosine ed indulgenze applicabili in nostro suffragio, siamo soccorse nei nostri estremi bisogni”. E udì ancora altre voci che aggiungevano: “Grazie siano rese a coloro che ci apportano sollievo nelle nostre sventure; la vostra potenza è infinita, o Signore: renda il centuplo ai nostri benefattori, che ci inducono più presto nel soggiorno della vostra luce divina”.
LE ORAZIONI DI SANTA BRIGIDA Attenzione alle false devozioni. Per approfondire premi QUI
Monaco dell’Ordine libanese maronita
CITAZIONI
"Un uomo che prega vive il mistero dell'esistenza, e un uomo che non prega difficilmente esiste"
"Persevera nella preghiera senza sosta... per capire e vivere secondo la Sua Volontà, non per cambiarla"
"Prima di parlare rifletti bene sulle parole da dire, come chi mette il sasso nella fionda e lo lancia solo quando ha preso bene la mira"
"Non puoi affrontare Satana se non t'inginocchi davanti a Dio. Satana non entra dalle finestre che hai chiuso bene, entra dalla porta che hai aperto per accoglierlo"
"Non vendere l'anima al mercato del mondo, perché è troppo preziosa. Qualunque prezzo che il mondo la paghi è sempre irrisorio in confronto al suo valore. Non venderla, perché il mondo non può pagare il suo prezzo che è il sangue di Cristo sparso sulla croce"
LO SAPEVI CHE...
Fin da piccolo parve manifestare grande spiritualità che trovò un terreno fertile quando la madre, rimasta vedova, si sposò con un uomo molto religioso. Fu proprio la figura del patrigno a indirizzare Youssef ad una vita ascetica e alla preghiera quotidiana.
Fin dall'età di 14 anni si dedicava alla cura del gregge di famiglia, ma a 22 anni, senza informare nessuno della sua vocazione, si recò al monastero di Nostra Signora di Mayfouq dove si ritirò in preghiera ed entrò in noviziato scegliendo il nome di Charbel, che significa "storia di Dio". Dopo essere stato ordinato sacerdote, fu rimandato dai suoi superiori al monastero di Annaya. La fedeltà alla vita comune, l'ubbidienza, la carità verso i confratelli, il lavoro manuale e la disponibilità nel servizio agli ammalati contribuirono alla sua maturazione spirituale.
Qui maturò in lui la volontà di ritirarsi in totale solitudine e di vivere in un eremo, permesso che gli fu accordato nel 1875. Agli inizi del 1875, infatti, si sentì chiamato a vivere la Regola degli eremiti nell’Ordine. Tuttavia, i confratelli lo consideravano un prezioso aiutante e un modello da seguire nella vita monastica, quindi non osavano concedergli di partire. Una sera, padre Charbel chiese ad un inserviente di riempire la sua lanterna con olio; quest’ultimo gli volle giocare uno scherzo e la riempì con acqua. Padre Charbel, ignaro di tutto, accese la lanterna. Durante la notte, il padre superiore si alzò e vide che la cella di padre Charbel era illuminata, dunque andò a rimproverarlo per non aver ubbidito: i monaci, infatti, in quel giorno dovevano spegnere le lampade prima del riposo. Lui si scusò di non aver saputo del divieto, ma l'inserviente, udito tutto, si presentò e rese evidente che la lanterna conteneva acqua.
Monaco carmelitano
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Era noto per il suo amore per il Santissimo Sacramento. Viene raffigurato con una pisside in mano, in ricordo del fatto avvenuto a Liegi durante la devastazione della città da parte di Carlo il Temerario, duca di Borgogna e conte di Fiandra: sfidando la morte, il Beato raccolse le Sacre Specie che il popolo aveva gettato e sparso per terra e le portò nella chiesa del suo Ordine.
Nacque presso Caen, in Normandia, nel 1394 e nel convento di questa città prese l'abito carmelitano. Fu ordinato sacerdote verso il 1417. Egli è ricordato soprattutto come riformatore, cioè per la sua continua opera finalizzata a ricondurre l'Ordine allo splendore dell'osservanza regolare, in un periodo storico particolarmente critico. In questa attività agì in due direzioni:
Curando che venissero osservate la regola e le costituzioni;
Introducendo nel maggior numero di conventi che poté l'osservanza nel suo significato specifico, relativamente alla povertà ed al raccoglimento interno ed esterno.
Riformò l'ordine carmelitano, rivide le costituzioni e le promulgò nel 1462. Compose anche una Expositio parenetica in Regulam Carmelitarum (Esposizione Parenetica/Esortazione sulla Regola dei Carmelitani)
STRALCIO Expositio parenetica in Regulam Carmelitarum
Esigenze del cammino contemplativo carmelitano:
18. Negli studi qui sintetizzati, vengono pure messe in risalto, nell’esperienza e nella riflessione dei Carmelitani delle prime generazioni, alcune esigenze caratteristiche del loro processo di interiorizzazione: [...]
C) il culto del deserto, già presente nella Norma di vita albertina e raccomandato dagli autori carmelitani, porta al formarsi di una “mistica della cella” nella linea di Cassiano e dei Vittorini. Il deserto viene posto in relazione al tema del silenzio e della solitudine; si parla di silenzio interiore ed esteriore come necessari all'uomo interiore. In particolare:
• Il deserto è essenziale alla contemplazione; è spazio all'iniziativa di Dio, mostra il nostro limite e la necessità di Dio. Si attua nello spogliamento-purificazione e nell’accoglienza ascolto della Parola.
• Si legano così anche i temi croce-morte, "notti", morte dell’egoismo per uscire da se stessi al fine di incontrare Cristo.
Suora della congregazione delle Figlie dell'Immacolata Concezione
CITAZIONI
"Te lo do io, Gesù, il bacio d’amore"
“Voglio tutto quello che vuole Gesù, costi quel che costi”
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Visse profonde esperienze mistiche: ebbe apparizioni di Gesù e Maria che invitavano a diffondere la devozione al Volto Santo di Gesù.
Scrive nel diario la beata: «Avevo dodici anni quando, il Venerdì Santo, attendevo nella mia parrocchia il mio turno di baciare il crocifisso, quando una voce distinta dice: “Nessuno mi dà un bacio d’amore in volto, per riparare il bacio di Giuda?”. Credetti, nella mia innocenza di bimba, che la voce fosse da tutti udita e provavo gran pena vedendo che si continuava il bacio alle piaghe e nessuno pensava a baciarlo in Volto. Te lo do io, Gesù, il bacio d’amore, abbi pazienza e, giunto il momento, Gli stampai un forte bacio in Volto con tutto l’ardore del mio cuore. Ero felice, credendo che Gesù ormai contento non avrebbe più avuto quella pena».
Da allora il volto di Gesù fu termine di devozione profonda da parte di Giuseppina. «Da quel giorno», scrive ancora nella lettera, «il primo bacio al crocifisso era al Santo Suo Volto».
LIBRO Diario della beata Madre Pierina de Micheli. Per leggere premi QUI
Suora Crocifissa di Gesù Sacramentato (oggi Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia)
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Desiderava fin da piccola diventare religiosa, ma a 23 anni fu obbligata dal padre a sposarsi. Dopo il rito civile, lo sposo ebbe i primi sintomi della tubercolosi che lo avrebbero condotto alla morte. Maria Grazia poté allora realizzare il suo sogno: entrare nella Congregazione delle Suore Crocifisse di Gesù Sacramentato e assunse il nome di suor Maria della Passione che fu estratto a sorte, ma le fece molto piacere perché nel suo animo lei era già una mistica della Passione di Cristo.
Una volta sognò le Suore della Congregazione vestite con una “pazienza” (larga striscia di panno che scende per tutta la persona sul davanti e dalle spalle) rossa, mentre nella prima versione dell’abito delle suore era nera e tale era al tempo di Maria Grazia; fu cambiata in rosso anni dopo, quando fu approvata la Regola dalla Santa Sede.
Dotata di carismi eccezionali, ma allo stesso tempo colpita da vessazioni diaboliche, suor Maria offriva tutto per la santificazione dei sacerdoti e il ravvedimento dei peccatori. Nel 1906, quando ritornò al monastero di San Giorgio a Cremano, subì maltrattamenti violenti da parte del demonio, in particolare quando, su invito della fondatrice - la Venerabile Maria Pia della Croce - prese a pregare intensamente per la conversione di un peccatore: in quell’occasione l’attacco fu così violento da riportare al braccio destro un trauma, che produsse una piaga profonda.
Tra gli elementi della sua multiforme personalità emerge l’amore all’Eucaristia, preceduto dall’amore per la Passione di Gesù, per giungere alla riparazione come vittima di espiazione. Inoltre la devozione alla Vergine Addolorata ebbe un posto centrale nella sua vita.
Monaca francescana clarissa
CITAZIONI
"Io sento che il Signore mi ha destinata ad essere un’oblazione, un sacrificio di sofferenza… Il giorno in cui non ho sofferto è un giorno perduto per me"
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Per sottrarsi all’impegno delle nozze, giunse al punto di provocarsi volontariamente una gravissima ustione ponendo il piede in una fossa di brace ardente. Il proposito di svilire la sua singolare bellezza non valse del tutto a liberarla dalle attenzioni dei pretendenti; anche negli anni successivi dovette difendere la propria vocazione. Fu Padre Giacomo Muricken, suo confessore, a orientarla verso la spiritualità francescana facendole conoscere la Congregazione delle Francescane Clarisse, dove entrerò a 17 anni nel 1927 (da non confondersi con le monache fondate dai santi Francesco e Chiara d’Assisi - la congregazione era nata in India, sul finire del 1800, per il servizio ai più abbandonati).
Si mantenne molto riservata e caritatevole verso tutti cercando di non pesare alla comunità. Soffrì in silenzio sia le ostilità che non mancarono, sia le malattie, che nel 1945 esplosero in modo violento e inarrestabile portandola a morte a soli 36 anni.
Vescovo
CITAZIONI
"La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve"
"Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno"
"Siediti alla tavola dei peccatori e Cristo sederà alla tua tavola. Riconosciti peccatore e Cristo mangerà con te. Sii coi peccatori al banchetto del tuo Signore e tu non potrai più essere peccatore"
"La donna toccò il mantello di Gesù e fu guarita, fu liberata dal suo male. Noi invece tocchiamo e riceviamo ogni giorno il corpo del Signore, ma le nostre ferite non guariscono. Se siamo deboli non dobbiamo attribuirlo al Cristo, ma alla nostra mancanza di fede. Se infatti un giorno, passando per la strada, egli restituì la salute a una donna che si nascondeva, è evidente che oggi, dimorando in noi, Egli può guarire le nostre ferite" (Sermone 43)
"(Il fervore) è un fuoco uscito dal cuor di Dio, come dal suo focolare, il quale s’impossessa dei nostri cuori e l’infiamma: egli è una felice disposizione dell’anima che la rende pronta e coraggiosa a tutto intraprendere per Dio, nonostante qualunque difficoltà che possa incontrare, e sempre accompagnata dal desiderio d’andare a Dio, di ubbidire a Dio, di piacere a Dio, di tutto sacrificare a Dio e di unirsi intimamente a Dio"
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Il soprannome di Pietro è «Crisologo», che significa «dalle parole d'oro» (come per San Giovanni Crisologo). La sua identità di uomo e di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti che possediamo, circa 180 sermoni: è stato infatti riconosciuto come uno degli oratori più famosi della Chiesa Cattolica.
Nei suoi sermoni dà un’importanza centrale al mistero dell’Incarnazione, per cui Maria, grazie al Suo concepimento e al Suo parto verginale, svolge un ruolo molto rilevante. Tutto il discorso mariologico di Pietro Crisologo viene elaborato attorno al tema della verginità feconda di Maria, che si esprime nello schema: “Vergine concepisce, vergine partorisce e vergine rimane. Non rientra nell’ordine della natura, ma dei segni divini... Non è cosa normale, ma singolare; è un fatto divino, non umano” (Sermone 148). Tale impostazione gli permette non solo di mettere in rilievo la perpetua verginità di Maria, ma anche la divinità di Cristo, che si manifesta nel concepimento e nel parto.
Religioso - fondatore della Compagnia di Gesù - Patrono dei Gesuiti, militari e Patrono universale della gioventù
CITAZIONI
“Scegli ora ciò che vorresti aver scelto in punto di morte"
“Non l'abbondanza del sapere sazia e soddisfa l'anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente"
“Il nemico osserva bene se un'anima è grossolana oppure delicata; se è delicata, fa in modo da renderla delicata fino all'eccesso, per poi maggiormente angosciarla e confonderla”
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Era stretto amico di San Francesco Saverio
Nel primo 1500 visse nel comune di Arevalo (Spagna), dove da 9 a 20 anni imparò le maniere di corte e visse tranquillamente. A Pamplona si ferì una gamba in un bombardamento e venne rimandato a casa dove affrontò la degenza leggendo storie di santi e dedicandosi alla meditazione: maturò così la vocazione religiosa. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, all'abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua.
Frequentò per sette anni l'università di Parigi e, visto il proliferare dei seguaci del suo metodo di preghiera, nel 1534 decise di fondare la “Compagnia di Gesù” (gesuiti): un luogo di accoglimento ed evangelizzazione grazie a cui, tre anni più tardi, venne ordinato sacerdote in Italia. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme che, successivamente rielaborate, formarono i celebri Esercizi Spirituali (costituiscono il metodo di spiritualità proprio della Compagnia di Gesù).
ESERCIZI SPIRITUALI Sant'Ignazio di Loyola. Premi QUI