Dante Alighieri nacque il 29 maggio 1265 a Firenze da una famiglia della piccola nobiltà. Nel 1274, secondo la Vita Nuova, vide per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari) della quale si innamorò subito e perdutamente. Quando morì sua madre Gabriella, la «madre bella», Dante aveva circa dieci anni. A 17, nel 1283, quando anche suo padre Alighiero di Bellincione, commerciante morì a sua volta, Dante divenne il capofamiglia.
Il giovane Alighieri seguì gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana (Santa Croce) e domenicana (Santa Maria Novella). In questo periodo strinse amicizie e iniziò una corrispondenza con i giovani poeti che si facevano chiamare «stilnovisti». Nelle Rime si trova l'insieme dell'opera poetica di Dante che non risulta inserito in alcun'altra opera.
A 20 anni sposa Gemma Di Manetto Donati, appartenente a un ramo secondario di una grande famiglia nobile, dalla quale avrà quattro figli, Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.
Due anni dopo la morte di Beatrice, nel 1292, comincia a scrivere la Vita Nuova. Dante si consacra così molto presto completamente alla poesia studiando filosofia e teologia, in particolare Aristotele e San Tommaso.
Redige il Convivio (1304-1307), il trattato incompiuto composto in lingua volgare che diventa una summa enciclopedica di sapere. Quest’opera è destinata a coloro che, a causa della loro formazione o della condizione sociale, non hanno direttamente accesso al sapere.
Nel 1306 intraprende la redazione della Divina Commedia alla quale lavorerà per tutta la vita. Quando inizia «a far parte per se stesso», rinunciando ai tentativi di rientrare con la forza a Firenze con i suoi amici, prende coscienza della propria solitudine e si stacca dalla realtà contemporanea che ritiene dominata da vizio, ingiustizia, corruzione e ineguaglianza. Nel 1308, in latino, compone un trattato sulla lingua e lo stile: il De vulgari eloquentia, nel quale passa in rassegna i differenti dialetti della lingua italiana. Fonda la teoria di una lingua volgare che chiama «illustre», che non può essere uno dei dialetti locali italiani ma una lingua frutto del lavoro di pulizia portato avanti collettivamente dagli scrittori italiani.
Nel 1310, con l’arrivo in Italia dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, Dante spera nella restaurazione del potere imperiale, il che gli permetterebbe di rientrare a Firenze, ma Enrico muore. Dante compone allora Il De Monarchia, in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrena degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Dibatte anche sui rapporti tra Papato e Impero: al Papa il potere spirituale, all’Imperatore quello temporale. Verso il 1315, gli venne offerto di ritornare a Firenze ma a condizioni che il suo orgoglio ritenne troppo umilianti. Rifiutò con delle parole che rimangono una testimonianza della sua dignità umana: «Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria, ma se prima da voi e poi da altri se ne trovi un'altra che non deroghi all’onore e alla dignità di Dante, l’accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s’entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai. Né certo mancherà il pane».
Nel 1319, fu invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città che, due anni più tardi, lo inviò a Venezia come ambasciatore. Rientrando da questa ambasciata, Dante venne colpito da un attacco di malaria e morì a Ravenna, dove si trova la sua tomba, a 56 anni nella notte tra il 23 e 24 settembre 1321.
Giovanni Boccaccio nasce in Toscana nel 1313. Frutto di una relazione illegittima tra il padre, il mercante Boccaccino di Chelino, e una donna di estrazione sociale inferiore, viene riconosciuto e cresciuto dal genitore a Firenze. Nel 1327 parte giovanissimo per Napoli, al seguito del genitore, per imparare il mestiere mercantile e bancario, seguendo il desiderio paterno di vederlo sistemato in una professione stabile e remunerativa. L’esperienza napoletana si rivela però molto diversa rispetto alle aspettative, traducendosi in anni di svaghi e spensieratezze presso i raffinati ambienti della corte angioina. Qui, grazie agli stimoli della vivace vita culturale che anima la nobiltà napoietana, Boccaccio inizia ad interessarsi ai classici latini e ai grandi capolavori in volgare, Dante su tutti.
Nel 1340 Boccaccio, a causa di problemi economici che affliggono il padre, deve rientrare a Firenze, lasciando l'amata Napoli. Qui la vita si rivela subito molto diversa dai continui svaghi partenopei, e Boccaccio, spinto anche dalle ristrettezze finanziarie, si concentra sulla propria produzione letteraria.
Dopo la peste del 1348, inizia il suo capolavoro, il Decameron, che concluderà nel 1351: l'opera, una raccolta di cento novelle raccontate da dieci giovani narratori in dieci giorni, non è solo il testo più celebre dello scrittore fiorentino, ma una vera e propria sintesi di tutto il mondo comunale e mercantile del tempo, e uno dei libri più importanti per l'intera narrativa occidentale.
L'ultimo periodo di vita, caratterizzato anche da difficoltà economiche e personali, è per Boccaccio quella della meditazione esistenziale ed intellettuale: alla riscoperta dei classici corrisponde il sempre vivo interesse per Dante, cui Boccaccio dedica un Trattatello in laude (1365, ma la prima redazione è precedente di qualche anno) e una serie di pubbliche letture della Commedia a Firenze. Lo scrittore, ormai anziano e malato, si spegne a Certaldo nel 1375.
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Angelo Ambrogini (Montepulciano, 1454 - Firenze, 1494), detto il Poliziano per il nome latino del luogo natale (Mons Politianus), è stato uno dei principali poeti lirici dell'Umanesimo volgare in Italia, cresciuto alla corte medicea di Firenze dove fu, tra l'altro, amico di Lorenzo il Magnifico e precettore dei suoi figli. Autentico enfant prodige della sua epoca (a sedici anni già traduceva in latino l'Iliade), fu anche erudito e cultore della filologia classica, proseguendo l'opera intrapresa da Petrarca nel secolo precedente, nonché professore di eloquenza latina e greca nello Studio fiorentino. La sua produzione volgare comprende un poemetto mitologico incompiuto (le Stanze per la Giostra dedicate a Giuliano de' Medici), varie rime e canzoni a ballo, e una favola teatrale, l' Orfeo, che rappresenta la prima opera di contenuto profano del nostro teatro. Come scrittore latino ci ha lasciato numerosi lavori, tra cui opere di storia, raccolte critiche e filologiche, epistole, mentre fu autore anche di versi greci. È considerato il principale umanista del Quattrocento italiano, destinato forse ad ancora maggior fortuna se la morte non lo avesse colto quarantenne.
fonte: https://letteritaliana.weebly.com/angelo-poliziano.html
Niccolò Machiavelli nasce a Firenze nel 1469. Nel 1498 è nominato secondo segretario della Cancelleria della Repubblica, incarico non particolarmente importante, ma che gli permette di partecipare alla vita politica attiva della città.
Per le sue qualità d'ingegno, viene inviato in missioni all'estero. Si reca più volte in Francia, alla corte di Luigi XII, è inviato presso Cesare Borgia, presso l'esercito fiorentino che assediava Pisa, presso il papa, presso l'imperatore Massimiliano in Germania. Frutto di queste missioni diplomatiche sono varie relazioni nelle quali elabora delle analisi politiche approfondite e acute, insieme ad alcuni consigli che rivolge al governo di Firenze.
Il suo impegno nei confronti dello stato fiorentino fu finalizzato a dotare la città di un esercito proprio e a non avvalersi più dei mercenari, nella convinzione che la situazione in cui versava l'Italia, richiedesse un nuovo tipo di politica, più risoluto, in cui occorrono "prudentia et armi".
Nel 1512 espulsi i francesi, alleati della repubblica fiorentina, a Firenze rientrano i Medici. Questo segna la fine della carriera politica di Machiavelli. Viene confinato per un anno nella villa dell'Albergaccio, presso San Casciano. Alla scoperta di una congiura contro i Medici, Machiavelli viene arrestato e torturato, perchè sospettato di complicità.
Tra il 1512 e il 1525 Machiavelli compone quasi tutte le sue opere più importanti: "Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio", "Il Principe", "Dialoghi dell'arte della guerra", "Discorso sopra il riformare lo stato di Firenze"; nel 1520 ottiene l'incarico di scrivere la storia di Firenze, "Istorie Fiorentine", che completa nel 1525. Viene anche utilizzato dai Medici per alcuni incarichi di poca importanza.
Negli stessi anni si colloca anche l'attività più propriamente letteraria di Machiavelli: il poemetto satirico "L'asino d'oro", la commedia "La Mandragola", nel 1518, capolavoro del teatro rinascimentale, e la commedia "Clizia" , nel 1525.
Nel 1527 dopo la cacciata dei Medici da Firenze, a seguito del sacco di Roma da parte delle truppe di Carlo V, Machiavelli cerca invano di mettersi al servizio della restaurata repubblica, in quanto sospetto per la sua collaborazione con i Medici. Nello stesso anno Niccolò Machiavelli muore.
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Contemporaneo di Machiavelli, Francesco Guicciardini fu un celebre uomo politico e letterato della Firenze rinascimentale.
Nasce a Firenze nel 1483, da una famiglia aristocratica e stimata nella città. Dopo aver frequentato gli studi di Legge, sposa nel 1508 Maria Saviati, rampolla di una ricca famiglia.
Ottiene importanti incarichi politici, cariche e missioni ufficiali in qualità di diplomatico, facendosi così un bagaglio notevole di esperienze, soprattutto presso Ferdinando il Cattolico di Spagna.
Tornato in Italia, gli viene offerto dal Papa Clemente VII il governatorato di Modena e Reggio Emilia, e in seguito di tutta l'Emilia Romagna.
Sempre a Guicciardini Clemente VII affida poi il compito di creare la Lega di Cognac.
Tutto cambia in seguito al rovinoso sacco di Roma del 1527.
Tornati i Medici a Firenze, Guicciardini si vede accusato di malgoverno, trovandosi perciò costretto a ritirarsi dalla vita politica e da Firenze.
Muore nella sua villa ad Arcetri, stancato dalla fatiche e dalle amarezze, nel 1540.
Giorgio Vasari nasce ad Arezzo il 30 luglio del 1511. Si forma nella città natale studiando con Guillaume de Marcillat, artista francese attivo ad Arezzo e specializzato nella realizzazione di opere in vetro. Nel 1524 si trasferisce, giovanissimo, a Firenze (su consiglio del cardinale cortonese Silvio Passerini, tutore di Ippolito e Alessandro de’ Medici) dove studia con Andrea del Sarto. Poco dopo, nel 1531, insieme a Francesco Salviati compie un viaggio a Roma per studiare le opere dell’antichità classica. Risale al 1532 la sua prima opera nota, la Sepoltura di Cristo conservata ad Arezzo a Casa Vasari (la sua residenza oggi trasformata in un museo, visitabile), dipinto di committenza medicea.
L’artista è dunque già ben introdotto presso la cerchia dei Medici, tanto che nel 1534, a soli ventitré anni, dipinge il ritratto del duca di Firenze, Alessandro de’ Medici. Nell’ottobre del 1540, l’importante banchiere Bindo Altoviti gli commissiona quella che è forse la sua opera pittorica più nota, l’Immacolata Concezione, di cui agli Uffizi si conserva una replica autografa in dimensioni ridotte, a uso privato (l’opera fu tuttavia variamente replicata in virtù della sua grande fortuna). Nel 1541, Vasari si trasferisce a Venezia su invito del suo amico nonché concittadino Pietro Aretino. A Venezia, oltre a realizzare le scenografie per la “Talanta” di Pietro Aretino, Vasari esegue le decorazioni di Palazzo Corner-Spinelli. Nel 1542, l’artista torna ad Arezzo dove inizia ad affrescare gli ambienti della sua casa: l’opera sarà terminata nel 1548. Nel frattempo, nel 1546, si era spostato a Roma per lavorare per il cardinale Alessandro Farnese, per il quale esegue gli affreschi del salone del Palazzo della Cancelleria, con scene celebrative del pontificato di Paolo III Farnese. Il salone è noto anche come “sala dei cento giorni” perché Giorgio Vasari si vantava di averlo terminato proprio in cento giorni (si racconta che Michelangelo, nell’apprendere che la sala era stata affrescata in tale lasso di tempo, rispose sarcasticamente “si vede”).
Nel 1550, presso l’editore Torrentini, Vasari pubblica la sua prima edizione delle Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, uno dei testi fondamentali di tutta la storia dell’arte. L’anno successivo è di nuovo a Roma dove, fino al 1554, lavora insieme a Bartolomeo Ammannati, suo grande amico nonché coetaneo, a Villa Giulia. E proprio nel 1554 Vasari torna a Firenze al servizio di Cosimo I, che gli affida la realizzazione del Palazzo degli Uffizi, suo grande capolavoro nel campo dell’architettura. Il palazzo avrebbe dovuto ospitare uffici (da cui il nome) amministrativi. I lavori inizieranno nel 1560 e termineranno nel 1580 dopo la scomparsa dell'artista. Intanto, nel 1562 Vasari inizia a eseguire il celeberrimo, grande ciclo di affreschi del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, con la celebrazione delle imprese di Cosimo I de’ Medici, che sarebbe divenuto granduca di Toscana nel 1569. I lavori saranno terminati nel 1565. Nel 1568, Vasari pubblica, presso l’editore Giunti, la seconda edizione delle Vite ampliandola con le biografie degli artisti contemporanei e con la propria autobiografia. Tra il 1570 e il 1572, per Francesco I de’ Medici, esegue il Perseo e Andromeda, e nel 1572 riceve l’incarico di realizzare gli affreschi per decorare l’interno della cupola di Brunelleschi del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze. Tuttavia, a causa della sua scomparsa avvenuta due anni più tardi, Vasari non riesce a completare il lavoro e l’incarico sarà quindi assunto da Federico Zuccari. L’artista si spegne infatti a Firenze il 27 giugno del 1574.
Nasce nel 1778, da madre greca, a Zante (Zacinto), una delle isole Ionie che appartenevano alla Repubblica veneta. A sette anni deve andarsene perché il padre, un medico di origine veneziana, ha trovato lavoro a Spalato. Tre anni dopo il padre morirà lasciando in gravi difficoltà economiche la famiglia che si trasferirà a Venezia. Foscolo affronta l'ambiente colto e raffinato di Venezia con grinta sorprendente. Con impegno feroce studia i classici greci e latini, gli italiani antichi e moderni ed i grandi stranieri. In questo ambiente stringe amicizia con Ippolito Pindemonte e Melchiorre Cesarotti. Si esalta agli ideali della rivoluzione francese e professa il giacobinismo. Quando Napoleone conquista Venezia, è eletto segretario della municipalità. Dopo il trattato di Campoformio, con cui Napoleone cede Venezia all'Austria, deve abbandonare la città: la delusione politica e l'esperienza dell'esilio offrono uno spunto al romanzo le "Ultime Lettere di Jacopo Ortis". Negli anni successivi milita come ufficiale nella Guardia Nazionale; si sposta da Milano a Bologna, da Genova a Firenze alla Francia. Nel 1808 ottiene la cattedra di eloquenza all'università di Pavia, ma dopo pochi mesi la cattedra verrà soppressa. Nel 1815 la restaurazione del dominio austriaco segna il definitivo abbandono dell'impegno politico. Il nuovo governo gli offre la direzione di una rivista letteraria, ma egli rifiuta, poiché prima avrebbe dovuto giurare fedeltà all'Austria, quindi va esule in Svizzera. Perseguitato dalla polizia austriaca si rifugia in Inghilterra. L'ambiente intellettuale lo accoglie benevolmente ma il suo carattere imprevedibile presto gli fa il vuoto intorno. L'amore per l'eleganza ed il lusso lo portano a spese pazze e per sfuggire ai creditori è costretto a cambiare continuamente casa. Muore nel 1827 povero, isolato e gravemente ammalato. In seguito le sue spoglie verranno collocate nella chiesa di Santa Croce, fra i grandi che aveva celebrato nei Sepolcri.