Oggi via pedonale, ricca di negozi e vicina alla Rinascente ( luogo strategico per utilizzare bagni puliti e gratuiti); nell’antichità via di passaggio per molti stranieri, dove venivano esposte alla vendita lungo il marciapiede delle prostitute illuminate dalla luce d'una candela: quando insieme all'acquirente c’era una terza persona, questa teneva in mano la candela e illuminava la donna per l’amico, da qui il detto “tenere la candela” o “fare la candela”;
Sul pavimento al centro della piazza, è incastonato un masso a forma di ruota: nell’antichità chi non era in grado di pagare le tasse veniva punito in questo punto. In che modo? Gli venivano fatti abbassare i pantaloni e gli si faceva picchiare il sedere a terra tante volte quanti erano i fiorini che doveva pagare.
Sui palazzi fiorentini sparsi per tutta la città ci sono delle finestrelle, le "buchette", che indicavano la vendita al dettaglio del vino.
Quando il tempo minaccia pioggia, se il sedere del leone presente sulla guglia è rivolto verso l’Arno, pioverà sicuramente, mentre in caso contrario no.
La città era circondata dalle mura e tutti i giorni ad una determinata ora le porte venivano chiuse: il detto “ essere alle porte co’ sassi” si riferiva al momento in cui i fiorentini rimasti fuori dalle mura che dovevano rientrare, tiravano i sassi contro le porte per farsi aprire.
Su una delle pareti di Palazzo Vecchio è stato scolpito dallo stesso Michelangelo un profilo chiamato “l’inopportuno”. Il motivo per cui lo abbia fatto non è sicuro, ma le ipotesi sono due: la prima è che fosse il ritratto di un condannato a morte (Piazza della Signoria era adibita anche alle esecuzioni), la seconda che Michelangelo fosse importunato da una persona e per ignorarla si fosse girato di spalle ed avesse iniziato a disegnare sul muro.
Uffizi: il luogo in cui attualmente sorgono, un tempo veniva chiamato “il quartiere della Baldracca”: lì venivano svolte attività di vario genere come gioco d’azzardo, balli notturni ecc…
Le porte del battistero non sono quelle originali, inoltre sul fianco sinistro del duomo è stata aggiunta la testa di un toro rivolto verso la casa in cui abitava un panettiere la cui moglie aveva intrapreso una relazione con un carpentiere che lavorava alla costruzione di Santa Maria del Fiore; il panettiere, scoperto il tradimento, denunciò i due amanti che furono costretti a lasciarsi, così il carpentiere per vendetta scolpì questa testa in modo che il panettiere, affacciandosi e vedendola ogni mattina si potesse ricordare che era un cornuto.
Monumento dedicato a Ferdinando I de Medici, lo raffigura al centro come ape regina, mentre le api intorno disposte in cerchi concentrici simboleggiano i suoi funzionari; le piccole api intorno sono impossibili da contare senza prendere qualche riferimento, da qui nasce la leggenda che chiunque riuscisse ad indovinare il numero giusto sarebbe stato baciato dalla fortuna in eterno.
Sotto la targa che segnala l’inizio della via, c’è un ulteriore targa con scritto “Canto dei Bischeri”.
Il termine Bischeri è generalmente utilizzato a Firenze con il significato di “sciocco” o “stupido”, la parola però si riferisce alla realmente esistita famiglia dei Bischeri che abitava a Firenze tra il 1200 e il 1400.
La famiglia possedeva molte proprietà nei pressi della basilica di Santa Maria del Fiore, la cui costruzione era appena iniziata, perciò la repubblica di Firenze era molto interessata ad acquistarle e la famiglia, per cercare di trarne il massimo profitto, temporeggiò fino a quando un grandissimo incendio non le distrusse e mandò in rovina la famiglia.
Da il termine “Bischero” si riferisce ad una persona poco furba che tenta di imbrogliare gli altri ma alla fine ci rimette.
Qui si trova una rappresentazione della Madonna probabilmente unica al mondo chiamata “Madonna del puzzo” scolpita da Mario Mariotti verso la fine degli anni ‘80 perché questa via era utilizzata come orinatoio all’aperto. La puzza fu poi incrementata dal posizionamento dei cassonetti da parte del comune di Firenze, quindi lo scopo dell'opera era quello di sensibilizzare gli abitanti a tenere un comportamento rispettoso.
Di proprietà dell’antica famiglia Pitti il cui capofamiglia Luca Pitti intorno al 1470 decise di costruire, in contrapposizione alla rivale famiglia Medici, un palazzo che fosse più grande e sfarzoso in bugnato, tecnica molto diffusa all’epoca, utilizzando però dei blocchi molto più lunghi; addirittura sulla facciata principale possiamo notare un blocco che misura 10 metri.
La famiglia a causa dei costi del palazzo andò in bancarotta e fu costretta a vendere lo stabile proprio alla famiglia Medici;
Ponte principale tra quelli di Firenze, prima di raggiungere lo splendore è stato il ponte dei verdurai e dei macellai con lo scopo di preservare il centro della città dagli odori sgradevoli di questi banchetti. Quando poi venne costruito il Corridoio Vasariano che passava sopra il ponte le botteghe originarie furono considerate inopportune e quindi sostituite da quelle di orefici ed artigiani. Oltre ad essere un capolavoro dell’architettura il ponte è riuscito a resistere ad una serie di eventi disastrosi che ne danneggiarono la struttura in legno. Durante la seconda guerra mondiale fu l’unico ponte di Firenze a non essere bombardato dai tedeschi grazie all’ammirazione per la sua bellezza che portò un generale a risparmiarlo, disobbedendo agli ordini.
A due passi dalla cattedrale, sulle pietre della torre campanaria di Santa Maria Maggiore si può osservare la testa pietrificata di una signora, si tratta della "Berta".
Secondo alcune fonti, pare che si trovi lì dal lontano 1326 per colpa dell'astrologo condannato al rogo Cecco D'Ascoli; un sacerdote si affacciò da quel punto della chiesa urlando alla popolazione di non dare da bere al condannato per alcun motivo poiché Cecco si sarebbe salvato se avesse ottenuto un po’ d’acqua.
Svelato così il patto fatto in precedenza con il diavolo, Cecco bruciò sul rogo, ma prima lanciò una maledizione contro il sacerdote, dicendogli: “E tu di lì il capo non caverai mai“, ed ancora oggi la testa del religioso, pietrificato, guarda la strada.
Altri invece identificano La Berta come una fruttivendola che regalò alla chiesa una campana per poter avvisare i lavoratori con i suoi rintocchi dell’apertura e della chiusura delle porte cittadine: questo piccolo busto non sarebbe quindi altro che il segno della riconoscenza dei fiorentini nei confronti della Berta.
Firenze, città d'arte, cultura e buon cibo!
Non si può non nominare per prima la schiacciata toscana, in assoluto uno dei più tipici e famosi piatti toscani.
La sua storia risale a tempi molto remoti, la sua composizione era molto rudimentale, consisteva in un impasto di acqua e cereali macinati a pietra e ridotti ad una sorta di disco sottile, per permetterne la cottura sopra pietre arroventate.
L'invenzione della schiacciata si ebbe con gli Egizi, primo popolo nella storia ad introdurre l’utilizzo del lievito; ma fu con i Romani che ebbe la sua consacrazione, mediante l’aggiunta del frumento nell’impasto, la base su cui si fonda tutt’oggi la realizzazione del nostro pane. A partire dal Medioevo in poi, l’impasto sarà cotto all’interno dei forni, e sarà merito del Rinascimento l’idea di farcirlo.
La schiacciata toscana era alimento molto apprezzato anche dai nobili fiorentini del tempo. Lo stesso Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, riporta infatti in uno suo scritto la frase: “Doman t’arrecherò una schiacciata“.
Ma dove mangiare la schiacciata toscana?
All'Antico Vinaio
I' Girone De' Ghiotti
Antico Forno Pugi
Forno Becagli
È dal 1500 che a Firenze si cucina "ciccia" di manzo cotta alla brace; ormai la Bistecca alla Fiorentina è diventata simbolo della città e dei suoi cittadini, insieme ad altre specialità come la "pappa al pomodoro" e le "pappardelle al ragù di cinghiale".
Osteria del Cinghiale Bianco
Trattoria Sostanza
Noi, quelli del Braciere Malatesta!
Dario Cecchini, l'Officina della Bistecca
Buca Lapi
Più amato delle rime di Dante, più conosciuto delle ceramiche dei Della Robbia, antico come Palazzo Vecchio, il lampredotto è una pietanza che i fiorentini consumano e apprezzano.
Il Lampredotto è il quarto stomaco della mucca e il nome deriva dalla lampreda, un vertebrato simile ad un’anguilla che un tempo viveva nell’Arno.
La forma dello stomaco del bovino ricorda quella della sua bocca e il nome, a quanto pare, viene ricondotto a questa somiglianza.
Come la schiacciata, possiamo considerarlo uno "street food" fiorentino.
Consigliamo di assaggiarlo da:
Pollina
I maledetti toscani
I'Trippaio del porcellino
Ditta Eredi Nigro
Dopo il salato sappiamo che non può mai mancare il dolce, la Schiacciata alla Fiorentina è un dolce tipico del Carnevale Fiorentino.
Si tratta di una torta dal gusto delicatissimo di arancia e spezie, ricoperta da uno strato abbondante di zucchero a velo e con il caratteristico giglio fiorentino spolverato con il cacao.
In origine fu la “stiacciata delle Murate” perché preparata dalle monache di clausura del convento di via Ghibellina a Firenze.
Le monache cuocevano la schiacciata fiorentina nelle teglie rettangolari in cui servivano i pasti ai carcerati.
Si dice che la schiacciata costituisse anche parte dell’ultimo pasto dei condannati a morte, giustiziati nel vicino Prato della Giustizia: dulcis, veramente, in fundo…
Artusi la cita come la “stiacciata coi siccioli”, ovvero una schiacciata con i ciccioli, il grasso di maiale, che si preparava per essere mangiata soltanto il martedì grasso, l’ultimo giorno di Carnevale.
Altro dolce tipico fiorentino sono i Cantucci, biscotti secchi alle mandorle che si ricavano tagliando a fette il filoncino di impasto ancora caldo e che si accompagnano a fine pasto con il vinsanto.
Il nome Cantuccio si riconduce a "canto", angolo, o "cantellus", pezzo di pane.
Le mandorle inizialmente venivano utilizzate soltanto in alcune varianti di questi biscotti; dall'Ottocento invece entrano a far parte stabilmente degli ingredienti.
E possibile gustarlo da:
Il Gilli
Giorgio
Antica pasticceria Castaldini
Il Sieni
Lorenzo
Codecasa
La pasticceria Minni