Ecco il link della celebrazione
DUOMO - Giubileo dei catechisti (Chiesa di Milano)
Riportiamo l'omelia dell'Arcivescova Maio Delpini durante l'incontro con i catechisti tenutosi sabato 13 settembre in occasione del Giubileo dei catechisti e accompagnatori: battezzati, discepoli missionari
Andate!
E non perdetevi d’animo
Mario Delpini
Giubileo dei catechisti e accompagnatori nella fede Omelia in Duomo, 13 settembre 2025
Lettura della Lettera ai Romani (Rm 10,9-15)
Se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!
Lettura del Vangelo secondo Marco (Mc 16,14-20)
Alla fine [il Signore Gesù] apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e
«perché la nostra gioia sia piena»
durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Si affollano domande, si percepisce un’inquietudine, è diffuso un senso di disagio e di inadeguatezza. Da molti anni il tema e la pratica della catechesi a tutti i livelli e per tutti i destinatari sono abitati da una generosità ammirevole, da una seria competenza e insieme da frustrazioni, perplessità, scoraggiamento.
La celebrazione del Giubileo della Speranza è la grazia di accogliere la promessa del Signore di non deludere chi si affida a lui. E noi vogliamo cercare in Gesù l’interlocutore delle nostre domande e l’incoraggiamento per il nostro servizio.
– Io sono incapace. Mi piace stare con i bambini. Mi piace vedere il gruppo degli adolescenti. È commovente vedere l’entusiasmo dei catecumeni. Mi interessa entrare in dialogo con gli adulti miei coetanei. Ma non sono capace, non sono all’altezza.
«Come lo annunceranno se non sono stati inviati?» (Rm 10,15).
La domanda retorica di Paolo diventa una domanda seria.
Il servizio che i catechisti e le catechiste sono chiamati a prestare alla comunità non è proporzionato alle capacità delle persone, non ha la garanzia dei risultati. È il ministero di alcuni che “sono inviati”. Le persone si convincono a prestare il servizio della catechesi per molte ragioni: perché invitate dal parroco, perché tra i bambini c’è una figlia o un figlio che si prepara alla prima comunione, perché non c’è nessuno che lo fa, perché lo si fa da tanti anni, perché... perché...
Ma è necessario riconoscere che attraverso tutti questi perché c’è una parola di Gesù, c’è un mandato che viene dal Signore. La celebrazione del mandato e, in forma più evidente, l’istituzione di alcuni come ministri istituiti per la catechesi, per il lettorato, per l’accolitato sono una grazia per riconoscere il principio e l’anima di questo servizio.
Da dove si comincia a “fare catechismo”? Si comincia dalla relazione con Gesù. Si comincia da una amicizia che convince a condividere i sentimenti di Gesù. Si comincia dall’obbedienza alla sua parola: «Andate... insegnate...».
Coloro che sono mandati non sono scelti perché sono i migliori, perché hanno già studiato il manuale, perché si fanno avanti con ingenua generosità. Sono scelti perché Gesù li ha trovati disponibili, perché Gesù li ha chiamati amici per condividere la sua missione di annunciare la buona notizia del regno di Dio che viene.
Se il rapporto con Gesù finisce nel vago, in un presupposto scontato e irrilevante, se il rapporto con Gesù diventa solo una pratica da raccomandare ai bambini, se il rapporto con Gesù è ritenuto meno importante della tecnica comunicativa o dell’artificio di animazione, credo che fare catechismo non porterà frutto, né per il catechista o la catechista, né per i destinatari della proposta.
A servizio, perché mandati da Gesù.
– Che cosa devo dire? Quali discorsi interessano ai ragazzi e alla gente di oggi?
«perché la nostra gioia sia piena»
«Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare?» (Rm 10,14).
Non abbiamo altro da dire che Gesù. Non c’è altro nome in cui possiamo essere salvati se non il nome benedetto di Gesù. Non abbiamo altro scopo che aiutare bambini, adolescenti, giovani, adulti a incontrare Gesù.
Non si deve sottovalutare la ricchezza degli itinerari proposti, l’accuratezza dei sussidi preparati, il contributo delle competenze pedagogiche, psicologiche, didattiche eccetera.
È però necessario che non si perda di vista l’essenziale. I catechisti istituiti non saranno “super catechisti”, ma incaricati di aiutare tutti quelli che fanno catechismo a non dimenticarsi di Gesù: il Gesù dei Vangeli, non quello dell’immaginazione, il Gesù crocifisso, morto, risorto, Signore, non un simbolo di buoni sentimenti e di vaghe tenerezze.
I catecumeni che “chiedono il battesimo”, come si usa dire, sono testimoni del desiderio di comunione con Gesù nella santa Chiesa di Dio che lo Spirito ha suscitato nei loro cuori. C’è sempre il rischio di immaginare la catechesi come un’opera di seduzione, catturando l’attenzione con l’accondiscendenza alle aspettative, alle fantasie, ai luoghi comuni che abitano i pensieri di molta gente. L’esito è – talora – che il sale ha perso il suo sapore e la parola che chiama a conversione si riduce a una parola che dà ragione a quello di cui uno è convinto.
La verità di Gesù attestata nei Vangeli è la buona notizia che merita di essere annunciata.
– Come si fa a parlare alla gente di oggi? Fin da bambini abitano un mondo che li ingabbia nell’algoritmo. Per non parlare degli adolescenti: come fare per aiutarli a vivere la concretezza della vita cristiana nella concretezza della Chiesa, nella concretezza di una vocazione?
«Prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno» (Mc 16,18).
Le parole più necessarie sono quelle della fiducia. Ci sono molti segnali che dicono di sfide inedite e di difficoltà di comunicazione esasperanti. Ci sono esperti che studiano la situazione, individuano i nodi complessi che estenuano la libertà, la fantasia, lo slancio verso la vita di questa generazione. Sono esperti che ci offrono indicazioni preziose e metodologie incisive.
Ma le parole più necessarie sono quelle della fiducia. Gesù questo raccomanda ai suoi discepoli, mediocri e increduli, perché non esitino a partire e non si scoraggino lungo il cammino. In sostanza la promessa di Gesù è che lui non ci abbandonerà mai. Gesù opera con noi, con la sua grazia infonde in noi la sapienza. In lui tutto è stato fatto e tutto è attratto da Gesù innalzato da terra. Tutto e tutti, anche le persone più distratte, anche la gente che sembra una strada dove sarebbe stolto seminare. Noi continuiamo a seminare perché seguiamo Gesù che è passato dappertutto seminando la parola e facendo del bene.
In conclusione, celebriamo il Giubileo dei catechisti e rendiamo grazie per il servizio che rendono alle nostre comunità: un vero miracolo!
E di fronte alle domande e alle fatiche noi non abbiamo altra risposta: Gesù è la via, la verità, la vita.
Sono Samuela e vivo in una delle parrocchie della Valtravaglia, sul Lago Maggiore.
Sono sposata, ho due figli adolescenti e lavoro in un asilo nido.
Fin da giovane sono catechista dell'iniziazione cristiana nella mia parrocchia e, in questi ultimi anni, provo a coordinare il gruppo delle catechiste, approfondendo la mia conoscenza del percorso diocesano “Con Te!” e programmando, insieme alle catechiste, gli incontri con i bambini e con le famiglie.
Due anni fa il mio sacerdote mi ha proposto il corso di discernimento per l'istituzione al ministero della catechista… dapprima ero un po' titubante, poi, strada facendo, mi sono accorta della reale necessità di questo servizio.
Ora capisco meglio quanto sia necessario che qualcuno, con preparazione, impegno, fantasia e continuità, si prenda cura del cammino d’iniziazione cristiana.
E mi sento chiamata ad offrire il mio tempo e le mie competenze per questo.
I ministri istituiti del catechista, del lettore e dell’accolito si mettono al servizio per diventare corresponsabili della missione della Chiesa in comunione con i preti e con altri collaboratori.
Il cammino di discernimento e formazione mi ha permesso - di approfondire numerosi argomenti; di avere scambi con altre catechiste che vivono realtà diverse ma simili alla mia; di avere uno sguardo più ampio sulla realtà diocesana.
Domenica 19 ottobre, proprio qui in Duomo, l’Arcivescovo istituirà i nuovi ministri di catechista, lettore e accolito. Siamo 14 laici che hanno condiviso, insieme all’Equipe formativa, un prezioso cammino che dura da due anni.
Oggi che l’istituzione è ormai vicina posso dire di avere maggior consapevolezza del mio servizio. Senza necessariamente aspettarmi un riconoscimento dagli altri, sono felice di poter dare il mio contributo. Per questo continuerò a spendermi per costruire legami di comunione sincera nelle nostre comunità.