Gli incontri di formazione di quest'anno rivolti ai catechisti del decanato di Gallarate hanno come tema centrale l'accompagnamento dei genitori.
Come dobbiamo comportarci quando incontriamo i genitori dei ragazzi del catechismo primo o dopo l'incontro, quali atteggiamenti avere, quali premure, accortezze...
Queste le tematiche dei quattro incontri:
- Giovedì 30 ottobre Comunità e Famiglia, coprotagoniste nella meravigliosa avventura dell’educazione cristiana dei fanciulli
- Giovedì 11 dicembre La soglia: con lo sguardo di Gesù per uno stile di accoglienza tutto nuovo
- Giovedì 26 febbraio 2026 I catechisti: discepoli missionari e collaboratori alla gioia altrui
- Giovedì 23 aprile Il progetto diocesano per l’iniziazione cristiana “Con Te!”: un dono davvero prezioso da vivere in ogni Comunità in modo originale, insieme alle famiglie
Comunità e Famiglia nel percorso diocesano "Con Te!"
Il percorso diocesano “Con Te” prevede di coinvolgere le famiglie, che sono il contesto vitale in cui ogni ragazzo cresce, e da cui la trasmissione della fede non può prescindere. Una delle 4 dimensioni del m.i. su cui si fonda il percorso diocesano è appunto l’esperienza di Chiesa, che si vive nella comunità e nella famiglia come chiesa domestica.
COMUNITA'
Vediamo ora queste due parti come entrano in relazione.
La Comunità Cristiana è sicuramente il luogo privilegiato della catechesi, poiché l’IC è la porta di accesso alla Chiesa: non vi è fede se non in una dimensione comunitaria. Infatti la Cei considera la C.C. “origine, luogo e meta della catechesi” Nella C.C. è quindi indispensabile intessere relazioni vissute secondo lo stile di Gesù: occorre accogliere e far sentire accolti; bisogna essere aperti al dialogo; occorre infine l’accompagnamento, la vicinanza, lungo il cammino nella fede. Questo vale per tutte le
relazioni di una C.C., ma è tanto più vero verso i ragazzi e le loro famiglie. Occorre quindi che si instauri tra famiglia e C.C. una buona alleanza educativa. I genitori
hanno ricevuto il dono e il compito di introdurre e accompagnare i loro figli nel cammino della vita e in quello della fede. A sua volta la C.C. riconosce e apprezza la vocazione dei genitori ad essere i primi educatori nella fede e si fa promotrice di un itinerario che li possa aiutare. Certo, non mancano oggi fatiche e fragilità dei genitori nell’assunzione e nella conduzione di tale responsabilità. La C.C. è dunque chiamata a superare un atteggiamento spesso giudicante nei confronti della famiglia per costruire a piccoli passi una vera e propria alleanza educativa a favore dei piccoli. Ecco allora che la C. C. che accoglie e accompagna nella condivisione del comune compito di educare alla vita di fede genera sicuramente un’alleanza educativa feconda.
FAMIGLIA
La Famiglia, pur con tutti i suoi limiti e le sue fragilità, è il luogo dove già si vivono forme di vita cristiana. La vita quotidiana e il suo vissuto familiare contengono già tracce del divino e per questo sono luoghi privilegiati di trasmissione della fede: si pensi alla dedizione incondizionata dei genitori con cui essi scrivono pagine di vangelo autentico nella relazione con i figli. I figli da parte loro sperimentano quelle dinamiche di fiducia che sono alla base di ogni relazione significativa, e quindi anche nella crescita in un itinerario di fede.
Possiamo dire che “a casa ci si allena a delle pratiche”.
Oggi sembrerebbe che la capacità di trasmettere la fede da parte della F. sia spesso molto debole. Ciò non significa che tale compito non possa essere valorizzato. E’ compito e responsabilità della C.C. aiutare i genitori a riscoprire il dono e la vocazione di trasmettere la fede ai figli. Per molti l’I.C. è il momento per poter recuperare la propria fede: è importante quindi che la C.C. offra alle famiglie un aiuto discreto, facendo proprie le parole di San Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi:” Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece collaboratori della vostra gioia” E quindi al termine di questa prima parte possiamo concludere con Enzo Biemmi che “la famosa e sacrosanta frase “voi siete i primi educatori della fede”, rivolta a famiglie di tutte le forme e di tutti i livelli di fede, deve trasformarsi da rimprovero ad apprezzamento” riconoscendo che “solo in una famiglia, per quanto povera sia può avvenire: l’iniziazione alla vita umana, alle relazioni reciproche, al perdono al servizio al rispetto. Sii un buon papà, sii una buona mamma. Su questo e solo su questo la comunità ecclesiale potrà innestare il processo di iniziazione alla fede, che sarà sempre un’iniziazione alla vita umana, una vita secondo la grazia e lo stile del Vangelo.”
Prima di passare a esaminare le proposte del percorso diocesano, due parole sul metodo su cui esso si basa. Le quattro dimensioni – vissuto, Parola di Dio, non sono semplicemente l’una giustapposta all’altra, ma intrinsecamente unite tra loro come ingredienti di un’unica realtà: la Parola di Dio si interseca con il vissuto di ogni persona, con la cultura e il contesto vitale nella quale è annunciata; diventa poi Parola celebrata nella Liturgia, fonte di vita nuova nella comunità cristiana.
Come detto all’inizio, possiamo concludere che nell’esperienza della Comunità si intessono relazioni e in queste la Famiglia in quanto Chiesa domestica è parte attiva,
soggetto e non semplicemente destinatario. E’ decisamente un cambiamento di prospettiva e di sguardo verso la F., cambiamento che interpella tutta la C.C. e i
catechisti in modo particolare.
La Comunità Educante, all’interno della C.C. quale luogo della catechesi, ha il compito di stendere il programma del cammino da proporre alle Famiglie, a partire dalle
esperienze suggerite nelle varie guide Con Te! che esamineremo tra poco. E’ bene dunque dedicare del tempo a riflettere su come si vuole impostare praticamente
il percorso. Spesso infatti nel sentire comune si identifica il catechismo con una forma di scuola in cui la trasmissione dei contenuti è ritenuta compito di un esperto o di uno specialista, e per questo i genitori faticano a vedersi come educatori alla fede. Programmando il coinvolgimento delle famiglie, è necessario quindi fare proposte
sostenibili che tengano conto del vissuto del loro vissuto proponendo un numero di incontri adeguato, in giorni e orari praticabili. Occorre stabilire poi come portare a
conoscenza delle famiglie ciò che si propone, affinché si sentano coinvolte. Nello stendere il calendario, bisogna pensare a quali tipologie di incontri proporre, ad
esempio in funzione del luogo in cui la famiglia è invitata: in parrocchia o in oratorio (veri e propri momenti di incontro se non di vera e propria catechesi), nella propria casa (momenti famigliari in casa), negli appuntamenti comunitari già presenti (ad es. festa patronale, festa dell’oratorio). Occorre pensare poi alle modalità di svolgimento dell’incontro.
Vediamo ora cosa propone il percorso diocesano.
- Ogni anno dell’itinerario prevede incontri di famiglia in parrocchia o in oratorio, legati direttamente al cammino di IC.
- Sono previsti momenti familiari domestici, esperienze semplici, gesti e anche riti popolari, alla portata di tutti, che hanno il linguaggio di casa, in cui la dimensione
corporea e sensibile è particolarmente sviluppata e che raccorda il tempo liturgico con il tempo della famiglia (ad es. nei tempi forti di Avvento e Quaresima).
- I dialoghi spirituali e di discernimento sono un momento di ascolto, sullo stile di Gesù nei suoi molteplici incontri che ci raccontano i Vangeli: si mettono in dialogo diversi soggetti per cogliere la presenza del Signore e per far sì che ogni persona compia un passo avanti nella crescita nella fede.
- Ultimo punto, le celebrazioni: crediamo che sia chiaro a tutti di cosa si tratta, ne tratteremo diffusamente più avanti.
ITINERARIO DIOCESANO
Nell’itinerario diocesano si propone ogni anno: un incontro familiare di avvio, due domeniche insieme in Avvento e Quaresima, un ritiro o un pellegrinaggio o una visita
artistica nel Tempo Pasquale. Vi sono poi anche altre proposte di incontri e esperienze che lasciamo a voi scoprire, affinché il cammino familiare nelle vostre parrocchie sia sempre più ricco e articolato. La “domenica insieme” è un tempo disteso di catechesi, ma non solo, in cui sono coinvolti genitori e figli, appunto, insieme.
Consideriamo tre tipi possibili di domeniche insieme:
- Il tema proposto è lo stesso per genitori e figli, in cui si creano momenti comuni tra genitori e figli, occasione per riflettere sullo stesso tema, intrecciando la proposta degli adulti a quella dei ragazzi;
- Incontro di famiglia in cui i genitori lavorano insieme ai figli, offrendo ai genitori occasioni per parlare di fede ai loro figli e condividere con loro la scoperta del
Vangelo. I genitori, così, si scoprono capaci di trasmettere il Vangelo.
- Incontro a sfondo educativo o una vera e propria catechesi per i soli genitori, in relazione al percorso dei figli. Si vuole offrire un accompagnamento ai genitori per il
loro difficile compito educativo, perché la fede ha qualcosa da dire all’educazione.
Vi proponiamo ora un esempio di domenica insieme (lo stesso tema per genitori e figli, e momenti comuni).
Nella Terza tappa del 3° anno si incontra il Vangelo delle nozze di Cana. La famiglia viene coinvolta a partire da questo testo.
Genitori e figli insieme ascoltano, nella forma della drammatizzazione ( che si trova online), il maestro di tavola che manifesta tutta la sua sorpresa per l’accaduto: i servi stanno offrendo vino pregiato e buono, ma lui non sa da dove venga né chi l’abbia portato.
Il maestro di tavola chiede pertanto aiuto ai ragazzi e ai loro genitori per scoprire chi è l’autore di questa azione e perché l’abbia compiuta.
A questo punto, genitori e figli lavorano separatamente: i ragazzi, come piccoli detective, raccolgono indizi interrogando alcuni personaggi e risalgono così alla soluzione del “caso”. Gli adulti, intanto, lavorano in piccoli gruppi sulle stesse domande dei ragazzi, avendo a disposizione il testo evangelico; a loro è chiesto anche di rispondere a questa questione: come mai l’autore del miracolo non svela che è stato lui? Nasce così una discussione e una ricerca che diventano motivo di dialogo e riflessione.
I dialoghi spirituali
I dialoghi spirituali presuppongono e si esplicano in uno stile di accompagnamento e attenzione all’unicità della persona. Nel percorso Con Te! si suggerisce un dialogo all’anno, un incontro tra genitori e figli, del ragazzo con la catechista, tra famiglia e il responsabile del percorso IC o la catechista o… a cui si invita la famiglia a prepararsi, genitori e figli insieme, aiutati dalle pagine del sussidio nella sezione “Un anno con Te”.
Ogni dialogo è scandito da tre passaggi:
1) la memoria della vita che aiuta a prendere coscienza del punto in cui si è arrivati nel cammino di IC. Si può partire da due semplici domande: “Che cosa ricordi maggiormente del percorso di quest’anno e perché?” (al ragazzo) “In che cosa particolarmente avete visto maturare vostro figlio/a quest’anno? (ai genitori);
2) il riconoscimento del passaggio di Dio per cogliere con gratitudine come dono ricevuto ciò che il Signore ha compiuto e sta operando nella vita di ciascuno
3) il rilancio del cammino come incoraggiamento che permette di stimolare la scelta di un passo ulteriore
4) Le famiglie, nella vita quotidiana, predispongono nei ragazzi le condizioni per vivere l’esperienza della fede. Si tratta di proporre riti semplici, popolari, con il
linguaggio e i gesti di casa. La tradizione popolare ci consegna degli esempi: la corona dell’Avvento, il presepe…
5) Il percorso diocesano propone momenti di preghiera in famiglia, l’icona pellegrina…
Partecipare ai riti cristiani non vuol dire assistere passivamente alle celebrazioni, ma essere protagonisti attivi. Un cammino di ispirazione catecumenale è per sua natura a tappe, contrassegnate da passaggi rituali e consegne celebrative. Per questo il percorso “Con Te!” propone celebrazioni di inizio anno in cui siano coinvolte
anche le famiglie, riti di passaggio (Rito di ammissione e consegna del Vangelo, Rito di elezione e memoria del Battesimo, Rito di passaggio alla preadolescenza), riti di
Consegna, quali ad es. Consegna del Vangelo, Consegna del Padre Nostro, Consegna della Legge del Signore. Invita anche alla partecipazione alle celebrazioni comunitarie della parrocchia (Preghiera davanti al presepe, Via Crucis e tutti gli altri momenti della vita parrocchiale).
Le famiglie sono invitate ad essere parte effettiva della comunità locale, come protagoniste e non solo come destinatarie di proposte: in gioco c’è dunque il loro
inserimento nell’esperienza comunitaria. La vita ordinaria di una comunità è già portatrice di occasioni utili per inserirsi in essa
Si tratta quindi di valorizzare quello che già si vive nella comunità cristiana attraverso le celebrazioni e i tempi di vita comune.
Come si è visto, esperienza comunitaria e familiare sono dimensioni fondamentali della vita dei ragazzi e quindi anche della catechesi Concludiamo quindi augurando a tutti che le nostre comunità siano accoglienti e dialoganti così che si possano trasformare tutte le situazioni in opportunità di crescita della fede.
Cliccando sul link trovate le sliede utilizzate per l'incontro
Il cammino in famiglia
La proposta di Iniziazione Cristiana “CON TE!” è un cammino familiare: ragazzi e genitori insieme. Questa scelta di fondo deve essere tradotta in iniziative e scelte precise. All’inizio di ogni anno la comunità educante è chiamata a decidere quale cammino proporre alle famiglie a partire da alcune domande molto concrete: quanti incontri per la famiglia e/o per i genitori? Che tipo di incontri? Con quale stile e contenuto? Come stendere il calendario dell’anno?
Il rinnovamento della catechesi passa decisamente da questa scelta di fondo. I genitori sono davvero i primi educatori dei loro figli, perché trasmettono l’alfabeto della vita. La fede stessa, se trasmessa dai genitori, assumendo un tono affettivo e di significato, si scrive in modo più profondo nella vita dei bambini.
Tipologie di proposte:
a – Incontri di famiglia o in oratorio
b – Momenti familiari e domestici
c – Momenti familiari comunitari
(cfr. CON TE! – guida 1 anno – pgg 98-102)
LA FELICITA’ E LE BEATITUDINI
Incontro con i genitori
La ripresa dell'incontro di catechismo per il gruppo di 5° elementare (anno della Cresima) dopo le vacanze natalizie è stato l'occasione per incontrare i genitori per continuare il discorso educativo già intrapeso con la tappa 1.
La tematica ci è sembrata appropriata perché dovendo trattare l'aspetto della "felicità" abbiamo cercato di far riflettere su cosa indichiamo ai ragazzi perché ci si possa annoverare tra coloro che sono felici.
Questa volta il laboratorio è stato parallelo tra i ragazzi da una parte e i genitori dall'altra.
I ragazzi hanno visitato 3 stand dove veniva mostrata la stella della felicità di 3 beati Piergiorgo Frassati, Gianna Beretta Molla e don Pino Puglisi
I genitori hanno svolto l'incontro in questo modo:
OBIETTIVO (in assemblea) (min. 5)
Guidare i genitori a capire il vero senso della felicità che poi viene tradotto nel discorso della montagna (Mt 5,1-12).
Far riflettere su cosa è per loro e poi per i loro figli “la felicità”.
Quindi uscire dai modelli stereotipati di “stare bene con se stessi”, “avere tanti soldi”, “non avere problemi”…..
ACCOGLIENZA (mentre i genitori entrano nel saloncino a prendere posto proposta la canzone “FELICITA’” di Al Bano). Poi c’è il saluto iniziale e anche il rinnovo degli auguri per il nuovo anno.
PREGHIERA (in assemblea) (min. 3) – Salmo 1
1 Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi,
che non si ferma nella via dei peccatori;
né si siede in compagnia degli schernitori;
2 ma il cui diletto è nella legge del SIGNORE,
e su quella legge medita giorno e notte.
3 Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli,
il quale dà il suo frutto nella sua stagione,
e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà.
4 Non così gli empi,
anzi sono come pula che il vento disperde.
5 Perciò gli empi non reggeranno davanti al giudizio,
né i peccatori nell'assemblea dei giusti.
6 Poiché il SIGNORE conosce la via dei giusti,
ma la via degli empi conduce alla rovina. Gloria al Pdre…..
PROIEZIONE (in assemblea) (min.15)
Viene posta inizialmente questa domanda:
“Che cosa è per me la felicità” – “ quand’è che sono felice”
E viene chiesto di esprimere brevemente le proprie indicazioni
Viene distribuito un foglio con al centro una stella a 4 punte con queste indicazioni:
in alto - in rapporto con me stesso
a destra - in rapporto con Dio
in basso - in rapporto con gli altri
a sinistra - in rapporto con le cose
Nel frattempo viene fatta ascoltare la canzone “I sogni son desideri” e viene lasciato il tempo necessario affinché ciascuno possa riflettere e scrivere.
Poi si chiede di indicare cosa è stato scritto per i quattro punti e le indicazioni vengono scritte su un tabellone, oppure, se la stella viene proiettata, all’interno del quadrato di riferimento.
Poi vengono presentate la stella di san Francesco e di Piergiorgio Frassati e viene chiesto se queste persono possono considerarsi “felici”. Se la loro vita, così com’è indicata è stata una vita “felice”.
Dopo le diverse indicazioni dei genitori vengono presentate le vere figure di san Francesco e di Piergiorgio Frassati.
Che cos’è la felicità? E’ una domanda a cui è difficile rispondere anche se tutti siamo alla ricerca della felicità. Non sempre siamo disposti ad ammetterlo, a volte lo neghiamo per non sembrare infantili e poco realisti. Quindi tutti desideriamo essere felici. Della felicità ne parlano le favole, la canzone durante la fase di “proiezione” che avete svolto prima, non è stata inserita a caso, ne parlano le canzoni, le poesie, i film… a volte anche per riferire che l’obiettivo non è stato raggiunto oppure che la felicità sperimentata è stata compromessa con conseguenze a volte tragiche.
Se diamo uno sguardo alla Sacra Scrittura vediamo che la felicità viene da Dio. E dietro ogni esperienza che gonfia il cuore umano c’è il mistero buono di Dio. La grazia che sorregge il mondo da sempre è il luogo in cui scaturisce la nostra beatitudine.
Ed eco il passaggio successivo. Se siamo felici, ma di una felicità vera, siamo anche beati. Quante volte abbiamo detto: “Ah, beato te….” Ma questo è possibile se Dio dimora in noi, se camminiamo alla sua presenza. In questo modo compiamo la sua volontà, ci sentiamo protetti da Lui, guidati, consolati, perdonati…amati, ed è questo il vero motivo della felicità umana.
Il discorso della montagna di Matteo 5 (1-12) risponde appieno al grande desiderio che il cuore umano coltiva da sempre, fin dalla sua esistenza. Ma quali sono le forme di questa felicità che agli occhi del mondo sembrano un obbrobio, un abominio?
1 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
Qui sorge subito una domanda, a chi si rivolge Gesù e in quale occasione?
Gesù andava in giro per la Galilea predicando la buona Novella del regno e curando ogni sorte di malattia e infermità. Tutti accorrevano a lui e da ogni parte. Ma Gesù si rivolge ai discepoli mentre sullo sfondo c’è questa moltitudine. Ecco i destinatari di questo meraviglioso messaggio: i discepoli e le folle. Questo perché aveva una compassione smisurata, un affetto profondo per tutte quelle genti. E sono questi sentimenti che lo portano ad annunciare a tutta l’umanità la speranza di Dio, la grande promessa divenuta realtà. Infatti è da ora, da questo momento che si può essere beati e che è questo il desiderio di Dio per ogni vivente.
E’ una parola che viene ripetuta all’inizio di ogni frase per 9 volte: BEATI!
E la beatitudine è l’essenza del cristianesimo.
Quante volte abbiamo immaginato i santi come a dei “supereroi”, protesi al sacrificio, alla serietà. C’è anche questo in loro ma prima di tutto il loro segreto è quello di essere stati gioiosi nel cuore, di aver vissuto nella bellezza della grazia di Dio, di essere stati salvati e di essere suoi figli.
Ma questa promessa di essere beati deve essere misurata nella quotidianità, attraverso la fatica, la complessità dei rapporti, e allora come si può parlare di beatitudine di fronte a tutte le “malvagità” che ci circondano ?
Non crediamo che ci sia differenza tra le folle che seguivano Gesù e le nostre situazioni. Quello che Gesù annuncia non ha paura di misurarsi con il vissuto umano e con le sue ferite. Le otto beatitudini annunciate da Gesù sono le otto forme che il regno di Dio assume quando ci misuriamo con la concretezza della nostra vita.
(cfr. 02-parola-adulti-01-le-beatitudini da materiale web - ITL-Libri)
Guardiamo in dettaglio queste indicazioni di Gesù:
(prevedere un’eventuale proiezione)
BEATI I POVERI IN SPIRITO
Beati coloro che si accorgono di essere piccoli e così scoprono di poter contare su Dio e non solo sulle proprie forze
BEATI QUELLI CHE SONO NEL PIANTO
Beati coloro che accettano le difficoltà e sono sensibili nei confronti di coloro che soffrono, così accolgono la consolazione di Dio
BEATI I MITI
Beati coloro che sono umili e pazienti, non rispondono al male con altro male, piuttosto vincono il male con il bene
BEATI QUELLI CHE HANNO FAME E SETE DI GIUSTIZIA
Beati colo che difronte alle ingiustizie non stanno soltanto a guardare, ma sentono il bisogno di fare la propria parte per accrescere la fraternità con tutti
BEATI I MISERICORDIOSI
Beati coloro che hanno a cuore le miserie degli altri, non ricordano il male ricevuto, offrono un’altra possibilità a chi li ha offesi e agiscono sempre con tenerezza e amore
BEATI I PURI DI CUORE
Beati coloro che sono sinceri e limpidi, non hanno secondi fini e vedono la parte di bene che c’è in tutte le cose
BEATI GLI OPERATORI DI PACE
Beati coloro che si impegnano a mantenere la pace, sanno chiedere scusa e aiutano gli altri ad andare d’accordo
BEATI I PERSEGUITATI PER CAUSA DELLA GIUSTIZIA
Beati coloro che non hanno paura di pagare di persona il prezzo della fraternità, preferiscono agire bene anche se possono incontrare incomprensioni e ostilità
A questo punto si chiede se qualcuno ha qualche osservazione o domanda o perplessità, e prima di sciogliere il gruppo si scioglie per celebrare la messa è stata posta una domanda:
"SONO <LUCE> PER QUALCUNO?"
Al tewrmine della messa, mentre i ragazzi facevano merenda e giocavano il don ha dato i dettagli tecnici inerenti al sacramento della Confermazione.
Materiale occorrente e link
PC
Proiettore
Musica: Felicità
File PowerPoint: 13 gennaio 2024
Preghiera finale "Il segreto per essere felici"
Penne- matite
Le stelle di san Francesco e del beato Piergiorgio Frassati sono disponibili nel materiale web (ITL-Libri tappa3-tempo1-verso-la-felicità)
I catechisti parrocchia Natività di Maria vergine - Cuoricino (Cardano al Campo)