Domenica 30 ottobre abbiamo vissuto la “DOMENICA INSIEME” improntata sul brano di Luca 15, “Il Padre misericordioso” in preparazione alla festa della 1 RICONCILIAZIONE nel cammino di catechesi del 3° anno
Ci siamo posti questa domanda: “Come far vivere ai ragazzi l’esperienza del figlio minore per interiorizzare maggiormente il brano di Vangelo?” La parabola del Padre misericordioso può essere narrata anche attraverso il gioco! Narrando, è necessario includere quegli spunti e quelle riflessioni, che aiutano a riconoscere Dio come un papà buono, che pensa a tutti, che ama tutti, perché tutti siamo figli suoi. E se siamo tutti suoi figli, siamo fratelli e sorelle fra noi, che devono amarsi perché, ci dice Gesù, se amiamo i nostri fratelli, amiamo anche il Padre dei cieli. Ma quali sono i gesti, che esprimono amore, che possiamo scegliere di compiere, di vivere, facendoli diventare nostri e facendoli diventare ”uno stile di vita”?
Tra il materiale presente nel sito abbiamo modificato un gioco esistente “LA PARABOLA DEL PADRE MISERICORDIOSO” e l’abbiamo adattato alle nostre esigenze per il luogo dove si sarebbe svolto, per il numero dei ragazzi impegnati, e per il tempo da dedicare al gioco.
Abbiamo chiesto la collaborazione degli adolescenti per ciò che riguarda le diverse tappe e soprattutto per le azioni che avrebbero dovuto fare.
Al momento dell’accoglienza dei ragazzi/e e dei familiari ogni ragazzo pescava dento una scatola un gettone di colore diverso. Questo sarebbe servito per formare le squadre.
Quindi ci siamo recati in chiesa per la celebrazione Eucaristica e poi abbiamo dato il via al gioco. Raggruppando le squadre in base al gettone colorato viene data la spiegazione del gioco al quale tutti devono partecipare….
Terminato il gioco abbiamo condiviso ciò che ciascuno ha portato (torte rustiche, polpette, verdura grigliata, torte…) mentre una ricca pastasciutta è stata offerta dalla Comunità. Poi abbiamo giocato nel cortile dell’oratorio e infine ci siamo trovati per riprendere quanto avevamo fatto in mattinata attraverso la tecnica del brainstorming.
Poi una buona merenda, una preghiera conclusiva e poi tutti a casa felici di aver trascorso una giornata davvero importante e indimenticabile
STRUTTURA DEL GIOCO
Ambientazione
Raggruppando le squadre in base al gettone colorato abbiamo raccontato una vicenda simile a quella del Vangelo:
...due fratelli che, come quasi tutti i fratelli hanno sempre qualche cosa da rinfacciarsi o motivi, per lo più inesistenti, per non andare d'accordo, vivono in una grande Azienda diretta dal loro padre imprenditore.
Uno dei due decide che la pur bella e sicura vita che fa non è più per lui... vuole GESTIRSI da solo. Chiede al padre di dargli il corrispettivo in denaro di quella che sarebbe stata la sua eredità e..... parte.....
Vengono nominati un “caposquadra e un tesoriere”. A quest’ultimo vengono consegnati i 10 scudi (gettoni da 100 scudi cadauno) e relativa mappa indicante il percorso da seguire ad ogni squadra. Ogni squadra parte a distanza di 2/3 minuti d’altra permettendo così di fare il gioco nella rispettiva tappa alla squadra che l’ha preceduta.
CITTA'
saranno coinvolti nel gioco dei barattoli (tutti devono lanciare la pallina – 1 tiro a testa e fare finta di contare i punti). Poi dovranno srotolare le liquirizie e poi mangiarle. Infine dovranno bere un bicchiere d’acqua. Verranno poi invitati a ripartire lasciando come 'gabella' 500 scudi
LOCANDA
verranno fatti sedere-rifocillati con un bicchierino di bibita molto piccolo, una patatina a testa mentre uno della postazione farà indovinelli semplici e/o racconterà barzellette, poi il locandiere si farà pagare 300 scudi e li manderà via perché aspetta altri clienti
AMICI
incontreranno un gruppetto di AMICI che li intratterranno con gare di abilità: Alcool test – dovranno camminare su una linea (scotch per terra) mettendo un piede dietro l’altro (passo delle formiche). Poi dovranno zig-zagare attorno a birilli. Poi uno degli AMICI con una scusa si farà mostrare il restante denaro che con mossa fulminea si prenderà e... a quel punto diventeranno 'CATTIVI' e li cacceranno…
FATTORIA
il Fattore li assume come braccianti giornalieri decantando il lavoro che devono fare e che avranno una paga di 1000 scudi... poi farà fare un lavoro insulso:
con un cucchiaino ciascuno dovranno prendere delle pietre piccole e riempire il bicchiere. Poi prenderanno i fondi dei lumini e prendendo l’acqua da una bacinella dovranno riempire un bicchiere, alla fine darà a ciascuno una patatina negando la paga, anzi minacciandoli che se non se ne vanno in fretta li denuncerà (mandare via a forza)
PASTORE
non di pecore ma di maiali. Offre loro di vivere con lui e mostra il loro rifugio, una capanna fatta con due tavoli e un telo spesso sopra per non far vedere cosa c’è. Per terra verrà sistemato lo scatolone e tutti dovranno entrare dentro a gattoni. A metà del percorso verrà messa una scatola contenente i rifiuti organici e una fialetta puzzolente - Scapperanno subito e verranno fatti partire a 'legnate' dal pastore.
CASA DEL PADRE
verranno accolti e fatti sedere, verrà asciugata loro la fronte... Potranno servirsi di ciò che è presente sul tavolo (focaccia, succhi, acqua…). Condivideranno tutto tra loro e tra gli altri membri delle altre squadre. Vincono tutti. Nel pomeriggio il tutto verrà ripreso nell’incontro di gruppo.
MAPPA
Materiale necessario: Responsabile Note
Gettoni colorati 10 tipi di colore diverso
Scatola per gettoni
Denaro (1000 scudi) 10 gettoni da 100 scudi per squadra
Mappa postazioni N° 10
Insegne postazioni
CITTA' *A*
Barattoli e pallina 1 tiro a testa
Rotella di liquirizia 1 a testa
Acqua 100 Bicchieri di carta
LOCANDA *B*
Patatine 1 x giocatore
Succo di frutta 1 bicchierino piccolo a testa
Indovinelli
AMICI *C*
Alcool test Scotch
Gimkana 4 birilli oppure sedie
FATTORIA *D*
cucchiaini 10
Piccole pietre
Bicchiere di plastica 1
Bacinella 1
Fondi lumini 10
Bicchiere di plastica 1 grande
patatine 1 x giocatore
PASTORE *E*
Tavoli 2
Telo coprente 1
Cartone 1
Umido (rifiuti)
Fialetta puzzolente (?)
CASA DEL PADRE *F*
Focacce o similare Mensa
Succhi di fruta Mensa
Acqua Mensa
Coca-cola Mensa
Aranciata Mensa
Momento di riappropriazione attraverso la tecnica del brainstorming
Ci siamo ritrovati in stanza diverse non più in base alla squadra del gioco mattutino ma in base al rispettivo gruppo di catechesi.
Abbiamo chiesto loro di raccontare passo passo che cosa avevano fatto nell’arco della giornata e abbiamo puntualizzato il momento dell’accoglienza e il gioco.
Al termine abbiamo letto la parabola del Padre misericordioso chiedendo di individuare le analogie del racconto con quanto vissuto nel gioco. E’ stata un’esplosione di interventi e ci siamo accorti come abbiano interiorizzato bene i diversi passaggi.
Possiamo senz’altro dire che l’esperienza del figlio minore sia stata recepita.
Ecco quanto emerso nei singoli gruppi:
2. Seconda Tappa.
L'abbraccio del Padre, ovvero La prima volta
(Preparazione al sacramento della riconciliazione, collocato nel contesto della vita spirituale e penitenziale avviata con il battesimo).
· Riferimenti sussidio: pp. 22-25.
· Riferimenti guida: pp. 45-47.
· Cosa vogliamo vivere
Desideriamo presentare il perdono di Dio attraverso l’esperienza dell’abbraccio e accompagnare i ragazzi a riconoscere che i gesti chiesti dal sacramento della riconciliazione chiede, ci permettono di compiere lo stesso itinerario del figlio minore della parabola.
· Svolgimento base:
Possiamo prevedere uno svolgimento in tre momenti:
1. esplorazione dell’esperienza dell’abbraccio;
2. preghiera di richiesta di perdono e approfondimento;
3. confronto tra i gesti del sacramento e l’esperienza del figlio minore;
1. Esplorazione dell’esperienza dell’abbraccio
In questo primo momento desideriamo esplorare l’esperienza dell’abbraccio nel vissuto quotidiano. Si inizia l’incontro mostrando ai ragazzi alcune immagini di persone che si abbracciano e si chiede loro d’immaginare la vicenda dei personaggi: “Perché si stanno abbracciando? Che cosa può essere successo?”.
Si possono guardare le immagini riportate nel sussidio a p. 22. In alternativa è possibile usare altre fotografie che rappresentano diversi tipi di abbraccio: tra amici, tra genitore e figlio, tra sportivi... oppure, ancora, si può ascoltare il canto (clicca per ascoltare)
Se lo si desidera, si può anche creare un cartellone online su cui incollare le immagini, predisponendo uno spazio per scrivere le ragioni dell’abbraccio che emergeranno nel dialogo. Al centro occorre lasciare uno spazio per attaccare, in un secondo momento, la figura del quadro di Rembrandt.
2. Preghiera di richiesta di perdono e approfondimento
Il secondo momento permette ai ragazzi di scoprire l’abbraccio del perdono di cui si parla nella parabola: “Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15,20). Nell’abbraccio del padre si manifesta l’amore di Dio che perdona e si percepisce la dimensione relazionale della riconciliazione: un legame profondo si rinnova. Il figlio sperimenta così l’accoglienza e scopre che la sua dignità non è mai stata cancellata, neppure a causa della sua distanza.
Si dialoga innanzitutto con i ragazzi: “Proviamo a descrivere alcune azioni che sono il contrario dell’abbraccio. In quali circostanze ci capita di tenere le distanza dagli altri? Possiamo scriverlo su dei foglietti oppure direttamente sul sussidio a p. 22”.
È importante curare bene questa attività, perché rappresenta già un primo semplice esercizio di esame di coscienza, che mette in luce ciò che ci allontana da Dio. In questo caso l’analisi non avviene a livello personale, cioè a partire dalle proprie azioni individuali, ma in modo comunitario attraverso il riconoscimento di alcune situazioni di peccato frequenti nel vissuto quotidiano. S’introduce inoltre il tema “della lontananza e dell’allontanamento” che verrà ripreso nel Tempo 5.
Quando tutti hanno scritto il foglietto o compilato la pagina del sussidio, il catechista prosegue: “Quante volte ci capita di vivere gesti come questi! Insieme chiediamo perdono al Signore: Pietà di me Signore...”. Si recita quindi la preghiera riportata nel sussidio a p. 11 che i ragazzi utilizzeranno anche durante la confessione.
Al termine della preghiera, il catechista può dire: “Adesso che abbiamo riconosciuto che a volte ci allontaniamo dal Signore, ci chiediamo: Lui cosa fa? Lo possiamo vedere nel sussidio a p. 23 in questo bellissimo quadro”. L’osservazione del quadro di Rembrandt, che raffigura l’abbraccio commosso tra il padre e il figlio della parabola, permette di introdurre il collegamento tra abbraccio e perdono. Si può scrivere: “Dio ci dona l’abbraccio del perdono”.
Si sosta quanto basta per osservare il dipinto (clicca per vedere) e in particolare la figura del padre e del figlio1, quindi si commenta il cuore dell’annuncio, riportato nel sussidio a p. 23:
“Il perdono è come un grande abbraccio. Dio Padre ci accoglie sempre e fa festa per noi, per questo non dobbiamo temere di riconoscere ciò che ci trattiene lontano da lui”.
Il perdono che si riceve attraverso il sacramento della riconciliazione è un’esperienza molto simile a un abbraccio: permette di sperimentare la gioia di essere amati, scaccia ogni timore, libera dal peso del male. Per questo non si deve aver paura di riconoscere il proprio peccato: quando lo facciamo e mettiamo tutto nelle mani di Dio, sperimentiamo l’amore del Padre che perdona e fa festa per i suoi figli.
1. Confronto tra i gesti del sacramento e l’esperienza del figlio minore
In quest’ultimo momento vogliamo accompagnare i ragazzi a scoprire che i gesti proposti dalla liturgia della Penitenza sono proprio gli stessi che ci permettono di compiere l’itinerario percorso dal figlio della parabola.
Dopo aver richiamato brevemente la vicenda della parabola del padre misericordioso si mostrano sette immagini (scaricabili on line, le stesse del sussidio alle pp. 24-25) ordinandole su un cartellone online (slide). Esse rappresentano le seguenti situazioni:
a. due bambini litigano;
b. i due bambini non si guardano più;
c. uno dei due è solo e triste;
d. l’altro si avvicina al gruppo degli amici;
e. un ragazzo dialoga con il confessore;
f. il confessore lo assolve;
g. si fa festa (eucaristia)
Si dialoga con i ragazzi, invitandoli a scrivere sulla destra delle immagini le situazioni della vita alle quali è possibile unirle, per poi scrivere sulla sinistra la parte della parabola che vi può essere collegata.
Elaborato collettivamente il cartellone, ci si confronta con le pp. 24-25 del sussidio che riportano le stesse immagini collegate a sinistra con la parabola e a destra con la vita di tutti i giorni. Non si tratta di compiere una correzione, ma di cogliere differenze e similitudini. La comparazione permetterà ai ragazzi di ampliare il discorso, scoprendo altri punti di vista, e di cogliere più in profondità l’annuncio della Tappa.
È importante che emerga il fatto che l’esperienza di perdono e di rilancio vissuta dal figlio minore è la stessa che anche noi possiamo vivere grazie al sacramento della confessione.
Vietata la riproduzione, anche parziale o ad uso interno didattico, con qualsiasi mezzo, non autorizzata.
Copyright Arcidiocesi di Milano
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1 Per avere alcune indicazioni sul quadro si veda il file on line, sempre in Tappa 2: “La parabola del padre misericordioso nell’arte.
PERSONAGGI
IN SCENA
Giuseppe: Il Padre Ramon: il figlio prodigo
Gionata: il figlio maggiore. Ester: prima donna
Dina: seconda donna Giuda: usuraio, proprietario dell’albergo
Daniel: un servo fidato
ATTO PRIMO
Una sala con drappi possibilmente antichizzata, due o tre poltrone. Un tavolo grezzo, con sopra un cesto di frutta. Vino, acqua e delle coppe da bere. un tappeto per terra.
Ramon : (È sdraiato su una poltrona e poggia i piedi su un’altra. Sta mordicchiando una mela.) — Uffa! Uffa! che vita insulsa, sempre le stesse persone, sempre la stessa casa, al mattino aspetto la sera e la sera aspetto la mattina. Mio padre non capisce che io ho bisogno di altre esperienze, dentro di me ho tante capacità che mi vengono represse. Vivendo così non sarò mai qualcuno che conta! ...
E …. mio fratello? .... poverino! va nei campi la mattina e non si vede più fino a sera quando rientra stanco e sudato. Mangia e va a dormire.
Io qui muoio di noia. Eppure il mondo è così bello, vario, pieno di delizie. Basta avere un po’ di soldi e ti senti realizzato. Uffa e poi uffa!
Padre : (Entra il padre vestito con una tunica rossa e qualche drappo sulle spalle.
Ciao Ramon, cosa fai qui tutto solo?
Ramon : Appunto papà, stavo pensando che sono troppo solo. Io ho bisogno di altro. ma per fare qualcosa che mi possa realizzare ho bisogno di soldi.
Padre : Ma cosa vuoi fare? Tu sai che qui quello che abbiamo è di tutti noi.... della famiglia e che quando io non ci sarò più dividerete tra voi il nostro patrimonio. Però bisogna poi saperlo gestire per non sperperarlo inutilmente.
Ramon — Certo papà, io saprò gestire la mia parte. Però ne ho bisogno subito. Non posso aspettare che tu muoia. Ti prego papà dammi subito la parte che mi spetta. Vedrai che non te ne pentirai. Andrò a vivere per conto mio in un altro paese e mi organizzerò, diventerò ricco, forse potrò aiutare anche mio fratello se ne avrà bisogno.
Padre — Vorresti lasciarmi? vorresti andare in un paese che non conosci? lontano dalla tua casa, lontano da tuo fratello? lontano da me? Non posso lasciarti andare sarei troppo preoccupato, non riuscirei a dormire. Ti voglio troppo bene.
Ramon — Papà questo è l’unico modo che mi può rendere felice, Non mi vorrai negare di avere una vita felice. Abbi fiducia in me. non te ne pentirai!
Padre — Non risponde... passeggia pensieroso avanti e indietro nella stanza.
Ramon — Si rannicchia sconsolato in un angolo della stanza aspettando che il padre dica qualche cosa.
Padre — Senti Ramon, se ti do la tua parte mi prometti che la userai bene? che realizzerai la tua vita e sarai felice?
Ramon -- ha un sussulto di gioia, che però cerca di contenere, non si aspettava tanto. e dice in fretta tutto d’un fiato. Certo, certo papà, dammi la mia parte e vedrai cosa saprò fare.
Padre — Allora darò disposizione affinchè tu abbia la tua parte (Esce pensieroso dalla stanza).
Ramon — Da una occhiata che si sia allontanato... Urrà! evviva! ce l’ho fatta! sono libero, sono ricco. Ora comincia sul serio la mia vita. È tanto che ci provavo, ma mio padre sempre, no! no! Finalmente ha ceduto. Ho vinto io. Appena mi consegna i miei soldi parto subito. Non voglio più saperne di questi vecchi e di questa vita insulsa. Evviva!
(si sfrega le mani e si allontana ballando e cantando)
Cala il sipario
ATTO SECONDO
Una sala con divano e tavolo e alcune sedie: ambiente ben rifinito; un tappeto per terra.
Ester :Ramon, dove andiamo a cena questa sera? Mi piacerebbe tanto quel locale dell’altro giorno, così ben rifinito, con tanti camerieri sempre pronti a servirti, e con tante specialità! Ci torniamo anche questa sera?
Ramon: Certo Ci torneremo ancora!
Ester: Benissimo!..... allora vado a prepararmi ci vedremo più tardi
Dina: (entra saluta Ramon con un bacio). Ciao, Ramon,… Io ti voglio tanto bene! mi piacerebbe tanto ballare con te anche questa notte, ma non so cosa mettermi. (pausa) ho notato nel negozio di Ramses un bellissimo vestito rosso, certo è un po’ caro…. se tu volessi farmi un regalino me lo ricorderei per sempre e sarebbe un segno del tuo amore!
Ramon: Certo cara. ( piccola pausa) …. Ecco … tieni,… (le da dei soldi) prenditi anche un bell’anello con brillante …. Ci servirà per il nostro fidanzamento!
Dina: O!... Grazie!... sei proprio caro, penso proprio che sarò tua per sempre ……. (esce dalla scena).
Ramon: (nella scena da solo) bella questa vita, … però,… pero … i soldi di papà cominciano a scarseggiare dovrò trovare un sistema per rimpinguare il portafoglio (passeggia un po’ da solo).
Giuda:O Ramon, avevo proprio bisogno di te!..... Senti, non è che io non mi fido, ma sono già tre mesi che alloggi in uno dei più belli alberghi della città, e ancora non ho ricevuto nulla. Vogliamo saldare il conto?
Ramon: Certo, certo, a quanto ammonta la pigione?
Giuda: Be! Tenuto conto della qualità dell’alloggio …, cene con amici …, festicciole …, ecc… ecc. …, ecco ho preparato il conto: (gli consegna tre fogli scritti a mano).
Ramon: (sbianca in volto) così tanto?!… non pensavo a tanto. Tremila Sicli d’argento?
Giuda: E si caro, la vita lussuosa costa,…
Ramon: Abbi pazienza e salderò quanto prima il conto.
Giuda. E no, prima si paga quanto dovuto così eravamo d’accordo e poi penseremo al futuro,.
Ramon: Ma io ora non li ho tutti questi soldi.
Giuda: Mi dispiace ma è proprio questo un motivo per saldare tutto e subito. Se non riesci a pagare tutto, (fissa con occhi avidi l’anello sulla mano di Ramon) mi darai anche quell’anello che porti al dito, e se non basta….. mi darai il vestito e….. sarai venduto al mercato degli schiavi perché io voglio che sia pagato tutto quanto mi è dovuto.
Ramon: L’anello no!... è l’unico ricordo che mi rimane di mio padre non togliermi a che questo.
Giuda: Poche storie, vediamo quanto hai in tasca: (si fa dare tutto, quanto ha), E’ piuttosto poco. Mi devi anche l’anello con brillante ,(gli sfila l’anello al dito). E’ ancora poco. …. Dammi anche il vestito, è di buona lana , può valere ancora qualcosa…. Ancora non basta…. domani mattina sarai venduto a Risu che ti manderà a pascolare i porci. ( e se ne va, lasciandolo in mutande e maglietta).
Ramon: ( rimasto solo, piange) Ho povero me ora come faccio, altro che cene e balli!….. Non ho più nulla, neppure il mio bel vestito! Essere sbattuto in mezzo ai porci, mi fa schifo solo a pensarci. Io …., il figlio di Giuseppe, un uomo amato e stimato da tutti.
E cosa mangerò? … dovrò mangiare quello che mangiano i porci… dovrò rubare perfino le carrube ai porci … per sopravvivere. (piange) povero me. La bella vita è stata solo una illusione di poco tempo. Sono rovinato.
E già,…. Se stavo nella casa di mio padre non mi mancava nulla…. E adesso cosa posso fare? Il guardiano di porci? No!.... Ritornare da mio Padre?… Come faccio a presentarmi a mio padre? Adesso che gli ho sperperato tutto il patrimonio, nelle feste e con le donne? Mi vergogno! Non sono più degno di lui. E poi c’è mio fratello, quello non mi ha mai potuto sopportare, mi mangerà vivo…. Povero me come faccio? Io non posso andare con i porci mi fa troppo da schifo. (cammina nervoso lungo la stanza ……..)
Basta!.... tornerò da mio padre, succeda quello che succede. Questa notte stessa, prima che arrivino gli aguzzini, partirò. Domani mattina, mi cercheranno inutilmente, prima che inizi l’asta degli schiavi. Tornerò da mio padre, … è sempre meglio che essere buttato in mezzo ai porci. E… cosa gli dirò? Gli dirò: “Padre ho peccato contro il cielo e contro di Te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio, trattami come uno dei tuoi garzoni, ma tienimi con te.”
(Cala il sipario)
TERZO ATTO
Una sala con drappi possibilmente antichizzata, due o tre poltrone. Un tavolo grezzo, come al primo atto ma più trascurato-.
Daniel: Signor Giuseppe, (il signor Giuseppe se ne sta in silenzio e pensieroso sul seggiolone.) come va questa mattina? ….,
Il Padre: Be!, cosi e così, come al solito da un pò di tempo…non riesco più a dormire!.
Daniel: Sa, vorrei dirle una cosa; lei non è più lo stesso. Sempre triste, pensieroso …. Se continua così si ammalerà. Con noi è sempre buono e ci tratta sempre con tanto rispetto, ma la sua mente è altrove, si vede!
Il padre: E sì caro Daniel, da quando è partito Ramon, non ho più pace. …. E’ come se fosse partito un pezzo del mio cuore. La mia mente va sempre a lui. Chissà come si trova? …, sarà ammalato?....,avrà ancora del denaro? …, riuscirà a far fronte alla sua vita, lui che non prendeva mai nessuna iniziativa?... ma! (scuote la testa)
Io spero sempre che ritorni, anzi ogni mattina passo lunghe ore alla finestra, immaginando il suo ritorno …. Proprio da qui vedi…, dove si vede fino a lontano.
Daniel : Però non si ammali, ….. io la lascio con i suoi pensieri, …vado a fare le mie faccende! ( Daniel esce)
Il Padre:( va alla finestra) Mio Dio, è lui!
Daniel! Daniel, è lui …. presto, … presto, chiama gli altri servi. Di a tutti che vengano qui. …. E’ lui! …. è tornato! …. mio Dio come e ridotto male, non ha più neppure il vestito……( passa un po’ di tempo)….
(il Padre sta per uscire dalla scena per andare incontro a Ramon, ma)
Ramon: (nel mentre si presenta Ramon mezzo nudo umiliato gli si butta ai piedi e gli dice: ) Padre ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno…….(non fa a tempo a finire la frase)
Il Padre: (gli butta le braccia al collo lo abbraccia lo bacia e dice). Figlio mio eri morto e sei tornato in vita eri perduto e sei stato ritrovato.
Daniel: ( entra in scena delicatamente)Signor Giuseppe, i servi stanno arrivando …., ma è proprio sicuro che sia lui?
Il padre: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, portate un anello nuovo per il dito, e i calzari per i piedi.
Ammazzate il vitello grasso e facciamo festa,
Balliamo e facciamo festa!
Daniel: E’ pronto il bagno di Ramon, presto, presto, conduci Ramon nel suo bagno ….., i profumi …, il vestito …., i calzari ….l’anello. Ci vedremo più tardi. (escono di scena Ramon con Daniel).
Mio Dio ti ringrazio, finalmente è tornato sano a salvo, è vivo, è qui con me! ( poco dopo)
Gionata: (Entra il fratello maggiore, imbronciato) Mentre stavo per recarmi nei campi, ho trovato i tuoi servitori sembravano tutti impazziti. Ho chiesto a uno di loro cosa fosse successo e mi hanno detto che ….. lui ….. è tornato, e quel che è peggio che tu gli vuoi far festa …..: A lui fai festa che ti ha piantato in asso, ha speso tutto con le prostitute ed ora ritorna, dopo averti umiliato, …. deriso, come se niente fosse. A me, che sono stato sempre con te, non hai mai fatto festa, nemmeno un capretto da mangiare con gli amici,. Io che ogni giorno lavoro nei tuoi campi.
Per me è tutto dovuto …, per lui no …, può concedersi qualunque cosa.
Il padre: Figlio mio quello che è mio è anche tuo, siamo la stessa famiglia, e per me siete tutti e due uguali e tutti e due cari “ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Cala il sipario
Nel Vangelo di Luca (cap.15) si racconta di un figlio che chiede al proprio padre l’eredità che gli spetta. Il padre, che aveva due figli, divide equamente i suoi averi.
Colui che riceve la sua parte, il figlio …………….., se ne va lontano di casa.
Sperpera tutto quello che il padre gli aveva dato in modo disordinato. Prima o poi finisce tutto, e lì dove era andato, sopraggiunge una grave …………..………, e, cominciò a trovarsi nel bisogno.
Per trovare di che vivere andò a pascolare, come garzone, una mandria di …………... La sua fame era tale che non avendo altro da poter mangiare avrebbe voluto saziarsi delle …………………… e delle ghiande di cui si nutrivano i porci.
Rientrato in se stesso, riflettendo come era sceso in basso, finalmente, decide di ritornare a casa. Difatti pensava come a casa di suo padre i servi venivano trattati meglio ed erano nell’abbondanza.
Allora pensa: “Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: padre ho peccato contro il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati. Si alzò e andò da suo padre”.
Quando era ancora lontano , suo padre lo ………….., ebbe ……………………, gli ……………………, gli si gettò al ………………. e lo ………………”. Il padre lo perdonò all’istante e, chiamati i servitori, ordinò loro di portare subito ………………..……….., l’………………….. al dito e ………………….. ai piedi. Poi volle che si prendesse subito un …………………………….. e di cucinarlo perché alla sera si sarebbe fatto festa.
Il figlio…………………., al ritorno dai campi, udì musica e danze e chiamò uno dei servi per capire che cosa stava succedendo. Gli riferirono del ritorno di suo fratello e della festa.
Lui si indignò e non volle partecipare a questa festa e trovò da replicare con il Padre perché la sentiva come un’ingiustizia: lui, il figlio maggiore, aveva sempre obbedito al Padre e non avevano mai fatto una festa per lui… Il figlio minore che ne aveva fatte di cotte e di crude, dopo che ritorna gli viene fatta pure la festa… Lui non capiva questo comportamento del Padre!!!
Ma il Padre gli disse: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo, ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.” (Lc 15, 11-32)
ALCUNI SUGGERIMENTI PRATICI
Questo testo può essere usato come narrazione all’interno di una drammatizzazione con i bambini oppure, dopo aver narrato la parabola, per “tirare le fila”, cioè per verificare se i ragazzi hanno compreso il percorso della parabola stessa.
Sia nell’uno sia nell’altro caso, si possono preparare degli oggetti che potranno aiutare i ragazzi a seguire il giusto percorso!!! Per esempio, si possono preparare:
- 2 Kippah (tipico copricapo ebreo…) per i due figli
- Un turbante per il Padre (fatto con un foulard)
- Un bastone x il figliol prodigo
- Delle monete o dei soldi di carta (fuori-corso J )
- Delle carrube
- Delle ghiande
- Un cartellone con disegnati dei maiali…o delle mascherine con faccia maiale
- Un vestito tutto a brandelli
- Una pashmina larga e preziosa x il vestito più bello
- Un bell’ anello vistoso (tipo bigiotteria)
- Dei sandali
- Dei grembiuli per la servitù
- ……
N.B.: Se l’incontro si svolge online, si potrà preparare una slide – da condividere con i ragazzi – con le immagini degli oggetti (clicca per vedere)
Il filo rosso : Attraverso la lettura della parabola della pecora smarrita, si sono accompagnati i ragazzi a scoprire il modo di agire di Dio quando ci si allontana da Lui: Egli va alla ricerca di chi è lontano e lo riaccoglie.
Cosa vogliamo vivere : la parabola del Padre misericordioso conduce alla gioiosa scoperta che Dio, nonostante i nostri tanti rifiuti, è sempre pronto a riaccoglierci come suoi figli, rivelando così il suo amore misericordioso di Padre.
Svolgimento :
1. Narrazione
Per entrare nel vissuto del brano biblico si propone una duplice attività: la lettura dialogata del testo e la drammatizzazione.
Nel sussidio è riportato il brano della parabola con alcune sottolineature e domande che permettono, attraverso il dialogo tra catechista e ragazzi, di ripercorrere la dinamica del testo. Si tratta di accompagnare i ragazzi alla scoperta della Scrittura, ascoltando gli interrogativi che affiorano dal racconto stesso. Non basta capire ciò che accade: occorre seguire passo dopo passo lo sviluppo della scena, rivivendo le sorprese, i vissuti e le reazioni dei personaggi.
Nel testo sono evidenziate alcune frasi ed esplicitate delle domande che sono come porte d’ingresso per cogliere il senso del racconto. Per avere qualche spunto circa la modalità con cui condurre il dialogo rimandiamo al file on line di lettura della Scrittura con i ragazzi.
Terminata la lettura dialogata, si può creare con i ragazzi una drammatizzazione, cioè mettere in scena la parabola, utilizzando una delle schede per la drammatizzazione allegate, avendo cura di sottolineare i passaggi fondamentali del testo che dovrebbero essere già emersi dalla lettura dialogata:
- la decisione del figlio di “fare da solo” e di chiedere la sua parte di eredità;
- il dolore del padre e la consegna silenziosa dell’eredità al figlio;
- il ricordo del genitore quando il figlio non ha più nulla, tocca il fondo e si sente solo;
- l’attesa vigile e piena di speranza del papà che poi vede finalmente il figlio all’orizzonte;
- la corsa e l’abbraccio del padre che non ha mai smesso di considerare il ragazzo suo figlio;
- l’accoglienza e il perdono del padre che ridà al figlio i segni della figliolanza: la veste, l’anello, i sandali.
La lettura della Parabola del Padre misericordioso può essere fatta anche utilizzando il metodo del Vangelo a bivi (clicca per vedere), che verrà proposto nella Tappa 3 – tempo 3 per la lettura del brano di Vangelo della Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Quando si legge il Vangelo, si offrono ai ragazzi dei “bivi”, cioè due soluzioni alternative, plausibili, tra cui scegliere per far procedere il racconto. È possibile anche inventarne altre, o addirittura chiedere ai ragazzi stessi di immaginare come la vicenda potrebbe andare avanti.
Il modo più semplice per realizzare questo tipo di attività è il seguente: il catechista racconta o legge la prima parte del Vangelo, e poi attacca su un cartellone bianco i versetti corrispondenti, precedentemente preparati. Quando si arriva ad uno dei “bivi” predisposti, il catechista chiede ai ragazzi di immaginare come la storia potrebbe proseguire, proponendo loro le due alternative: quella effettivamente presente nel testo evangelico e l’altra predisposta; lo può fare utilizzando una slide su cui scrive le due alternative.
I ragazzi discutono e si interrogano sulla possibile evoluzione della parabola; solo al termine del dialogo, il catechista svelerà qual è stata il reale proseguio della storia, lasciando sulla slide solo la soluzione corretta.
La storia può continuare alternando il racconto (o la lettura) alla discussione e scelta nei punti di bivio.
In alternativa, si può far vedere ai ragazzi un video
Al termine del video, lasciare spazio al dialogo e al confronto per la rielaborazione di ciò che si è visto, seguendo le indicazioni ed i passaggi sottolineati sia nel testo contenuto nel sussidio sia nella scheda predisposta dalla Diocesi nel materiale online.
2. Preghiera
L’incontro termina con una semplice preghiera personale in risposta alla narrazione evangelica. E’ opportuno proporre alcuni segni che sottolineino che ciò che si vivrà è cosa diversa da ciò che si è svolto (magari si può proiettare un’immagine sacra oppure la catechista può accendere un cero oppure chiedere in anticipo ai genitori di preparare un segno sacro – crocifisso, Bibbia, Vangelo, … che i ragazzi terranno vicino alla propria postazione di computer).
Il catechista invita a un istante di silenzio e di raccoglimento, che assomigli al momento in cui il figlio minore rientrò in se stesso pensando al padre.
Nel sussidio a p. 21 è riportata una preghiera che potremmo verosimilmente attribuire al ragazzo della parabola. La stessa è scandita dalle quattro parole/atteggiamenti che riprenderemo presentando lo svolgimento del sacramento della riconciliazione: “Ti ringrazio … ti chiedo perdono … ti prometto … ti prego …”. Dopo aver ascoltato le parole del figlio minore s’invitano i ragazzi a scrivere una preghiera personale rivolta a Dio, seguendo lo stesso schema.
Il filo rosso : Abbiamo, insieme ai ragazzi, esplorato i vissuti espressi dalla parabola (perdersi, cercare, ritrovare, ritornare)
Cosa vogliamo vivere : Vogliamo accompagnare i ragazzi ad entrare nel processo della riconciliazione e anche nella scoperta della sua dimensione ecclesiale.
Iniziamo l’incontro con un gioco che aiuti i ragazzi ad esplorare alcuni vissuti emersi dalla parabola della pecora smarrita. È importante, al termine del gioco, dedicare del tempo per rileggere l’esperienza vissuta, raccogliendo impressioni, idee ed emozioni emerse durante l’attività.
Cercare e trovare
Nel sussidio a p. 16 è riportato il disegno del magazzino del pastore in cui ci sono molti oggetti. A partire dall’immagine è possibile svolgere diversi giochi.
- Il catechista introduce l’attività dicendo: “Il pastore non trova più un oggetto nel suo magazzino, vogliamo aiutarlo noi?”. Quindi indica il nome di ciò che si è perso e i ragazzi singolarmente o a squadre lo cercano. Si può ripetere il gioco più volte cambiando l’oggetto smarrito.
- Si estrae una lettera dell’alfabeto, quindi i ragazzi, guardando l’immagine, scrivono il nome di tutti gli oggetti che iniziano con tale lettera. Si può ripetere il gioco più volte cambiando la lettera stessa.
La ricerca della pecora
I catechisti, attraverso un messaggio wa, chiedono ai genitori di nascondere nella stanza ove il figlio si metterà in collegamento per partecipare all’incontro tre pecore Si possono ritagliare delle sagome, oppure nascondere le statuine del presepe. Al via tutti si mettono alla cerca della pecora smarrita.
Quando qualcuno ne trova una ritorna alla base. Il gioco termina quando tutti hanno sperimentato la ricerca e la gioia del ritrovamento.
Annuncio e approfondimento
L’esplorazione dei vissuti permette ora ai ragazzi di sentirsi parte dell’annuncio del Vangelo. Il sussidio a p. 17 riporta alcune espressioni da leggere e commentare insieme:
Che pastore eccezionale! Cerca la pecora smarrita finché non la ritrova, senza darsi mai per vinto. Anche il gregge non è più come prima, perché manca una pecora.
Dio continua a invitarci e a cercarci per tenere viva la nostra amicizia con lui e ci riporta nel gregge della Chiesa, perché possiamo rimanere uniti anche a tutti gli altri amici di Gesù. Il peccato ferisce infatti anche la Chiesa. Il perdono fa crescere l’amicizia con Dio e l’amicizia tra di noi ed è motivo di gioia per il Signore e per la Chiesa.
L’annuncio e l’approfondimento sottolineano in particolare due aspetti:
- il pastore, che rappresenta Dio, cerca le pecore smarrite fino a quando le trova;
- il ritorno presso il gregge, che è la Chiesa, è fonte di gioia non solo per il pastore, ma anche per le altre pecore.
Il primo aspetto richiama la dimensione relazionale del perdono su cui ci siamo soffermati nel tempo precedente: il pastore cerca la pecora perché c’è un legame di affetto tra loro. L’allontanamento è quindi ferita a questo legame, sofferenza per il pastore.
Il secondo aspetto mette in luce la dimensione comunitaria ed ecclesiale del perdono e del peccato. Si può così richiamare l’importanza del gregge che è la Chiesa in cui noi possiamo seguire più facilmente il Signore, perché siamo aiutati dagli altri e l’unione fa la nostra forza. Per tale motivo il perdersi e l’allontanarsi non è soltanto una questione privata: un pastore preoccupato è andato alla ricerca della pecora e un gregge è rimasto privo di un suo membro. Il peccato diviene allora ferita alla Chiesa e la gioia del perdono non è soltanto propria di Dio, ma anche di tutti i credenti.
Dopo aver letto e commentato le parole scritte nel sussidio, si chiede ai ragazzi di sottolineare l’espressione che più li ha coinvolti e di disegnare la pecora smarrita all’interno del gregge.
Preghiera
Concluderemo l’incontro, recitando la preghiera riportata nel sussidio a p. 17 (Confesso a Dio onnipotente …)
Il filo rosso : Abbiamo, insieme ai ragazzi, visto come non sia facile vivere da figli di Dio. Attraverso la croce di Gesù e la sua Pasqua possiamo comprendere il fondamento che rende possibile il perdono di Dio.
Cosa vogliamo vivere : L’esperienza della pecora e del pastore, raccontata nella parabola della pecora smarrita e ritrovata, ci permette di cogliere la reazione di Dio nei confronti dell’uomo che si allontana da lui. La scoperta che ne deriva è la seguente: Dio perdona sempre i suoi figli, va a cercarli e con gioia si fa carico della loro vita.
L’incontro potrebbe iniziare guardando un video in youtube:
“Parableof the Lost Sheep.mpg” (clicca sul titolo)
Il video racconta la vicenda della pecora smarrita e mostra, soprattutto attraverso l’espressione degli occhi,il vissuto e i sentimenti dei personaggi. Trattandosi di un video molto breve, è possibile e utile rivederlo due volte, aggiungendo una consegna: “Ora che conoscete la storia, vi invito a rivederla ponendo attenzione particolare alle emozioni dei personaggi,cioè a ciò che provano il pastore e la pecora”. Terminata la visione, si dialoga con i ragazzi per rivivere l’esperienza. La pecora vive, all’inizio del racconto, la curiosità e il desiderio di evadere, insieme all’astuzia della fuga; poi, quando si trova nel pericolo, ecco affacciarsi il senso di abbandono e la paura; infine è raggiunta dalla gioia, quando riconosce il volto del pastore che viene a salvarla. Il pastore, invece, prima prova sorpresa e preoccupazione, perché una pecora è scappata, poi vive l’ansia della ricerca ed infine la gioia del ritrovamento. La scena si conclude con il pastore che esprime grande affetto e cura per la sua pecora, caricandosela sulle spalle e condividendo la gioia del ritrovamento con quelli di casa. Nella parabola di Gesù il pastore è Dio stesso, la pecora rappresenta coloro che si allontanano da Lui, e quindi anche noi, e il gregge è formato da tutti i suoi amici. In alternativa al video, si può scegliere di raccontare la vicenda, cercando di evidenziare in particolare due aspetti:
-la pecorella si perde perché si allontana dal gregge;
-il pastore buono lascia le altre pecore per cercare quella smarrita perché la ama.
La narrazione dovrà seguire con fedeltà il testo biblico, ampliando alcuni passaggi decisivi della vicenda suggeriti dalla parabola stessa. Anche i ragazzi possono contribuire alla costruzione della narrazione se si lascia loro la possibilità di
aggiungere alcuni particolari (ad esempio il nome della pecorella, il motivo del suo
allontanamento ecc.) oppure se si creano delle soste in cui scoprire i sentimenti dei
personaggi o nelle quali esprimere alcune domande utili alla comprensione e
all’approfondimento (ad esempio: “Perché il pastore, secondo voi, va in cerca della
pecorella?”). I passaggi della narrazione potrebbero essere i seguenti:
- la situazione di partenza: descrizione ed eventualmente scelta del nome della pecorella;
- la pecora si allontana dal gregge: sosta per intuire i motivi dell’allontanamento;
- lo stato d’animo del pastore buono, quando si accorge che una pecora manca;
- la ricerca del pastore buono e il suo stato d’animo;
- la gioia del ritrovamento;
- la conclusione di Gesù: il perdono è la gioia di Dio e la salvezza dell’uomo.
Ancora, è possibile drammatizzare la parabola, utilizzando il testo “I CERCATORI DI BELINA” (clicca sul titolo)
E’ anche possibile leggere la parabola del Buon pastore e della pecorella smarrita, utilizzando il metodo della gestualizzazione, basato sul metodo della lettura e conseguente comprensione di un testo, che i ragazzi conoscono bene perché molto utilizzato a scuola.
§ si legge e si spiega il testo del brano di Vangelo. Si deve partire da una lettura
sommaria, per avere un quadro ampio della situazione, per poi andare nel dettaglio,
attraverso una lettura più analitica.
§ si divide il testo in sequenze
§ scegliere la sequenza che più piace, che più colpisce
§ all’interno della sequenza scelta, individuare la parola chiave
§ individuare un gesto che rappresenti la parola individuata
Immedesimazione nel vissuto del pastore e della pecora
In questa seconda fase vogliamo con i ragazzi domandarci:
“Come reagisce il pastore di fronte alla pecora che si è allontanata dal gregge?”.
Dialogando con i ragazzi, si farà notare che la reazione avrebbe potuto essere di diverso tipo: il pastore sgrida o picchia la pecora, la lega perché non fugga più, le terrà continuamente gli occhi addosso oppure la curerà e la amerà come prima … Per accompagnare i ragazzi in questa ulteriore fase di riflessione, si possono mimare i vari momenti e le varie azioni, magari mimando l’azione opposto a quella realmente compiuta (il pastore sgrida la pecorella, la bastona, ..) in modo da destare la reazione dei ragazzi!!!
Il catechista mostrerà che Gesù nella sua parabola dice soltanto che il pastore è
pieno di gioia per aver trovato la sua pecora e che reagisce quindi con il perdono,
accogliendola di nuovo. Questo è il modo di agire di Dio: egli perdona sempre, perché
siamo suoi figli, e nello stesso tempo soffre e si preoccupa quando noi ci allontaniamo
da lui, perché ci facciamo del male da soli e ci isoliamo dal gregge (che è la Chiesa) e dal pastore (che è lui stesso) che ci ama e si prende cura di noi.
Per aiutare i ragazzi a sentirsi parte di questa buona notizia si suggerisce di partire
dall’immagine del sussidio (pp. 14). Si chiede ai ragazzi d’immedesimarsi nella pecora e
di riconoscere nel pastore Dio stesso. Quest’ultimo è raffigurato subito dopo il
momento del ritrovamento della pecora, quando pieno di gioia se la carica sulle spalle
e sta ormai giungendo presso il gregge. I due si guardano negli occhi.
Guardando il pastore ci si domanda:
“Che cosa prova nel cuore? Come ha reagito all’allontanamento della pecora?”.
Guardando la pecora ci si domanda:
“Che cosa prova nel cuore? In questo momento che cosa comprende di nuovo?”.
Si raccolgono a voce alcune risposte oppure si può scrivere sul sussidio a p. 14.
Al termine dell’immedesimazione si legge e si commenta, insieme ai ragazzi, l’annuncio
riportato ap. 14 del sussidio. L’amicizia tra Dio e noi è così forte che nessuno la può spezzare. Al male Dio risponde con il bene e al peccato risponde con il perdono. Dio perdona sempre, perché siamo suoi amici. Il peccato ferisce la nostra amicizia: quando compiamo il male ci allontaniamo dal pastore, cioè da Dio, che ci ama e si prende cura di noi, e ci isoliamo dal gregge che è la Chiesa. Dio perdona sempre per rinnovare la nostra amicizia con lui e perché noi torniamo a legarci a lui. Quando Dio perdona ci guarisce e ci rende nuovi.
Queste parole sottolineano la dimensione relazionale del peccato e del perdono.
Il punto di partenza per comprendere il perdono e il peccato è l’amicizia, l’alleanza
tra Dio e l’uomo. Esse sono irrevocabili e per questo il Signore risponde al male e al
peccato con il bene e il perdono.
Preghiera e richiesta di perdono
L’incontro può terminare con un momento di preghiera in cui riconoscere Dio come proprio pastore e rivolgergli alcune richieste di perdono. Nel sussidio, a p. 15, è riportato il salmo 23, Il Signore è il mio pastore. Il testo si può anche leggere dal Vangelo dei ragazzi che riporta, in fondo, una scelta di salmi per la preghiera.
Dopo aver recitato insieme il salmo, si invitano i ragazzi a chiedere perdono al
Signore per quelle volte in cui, come la pecora, ci siamo allontanati da lui e dal gregge.
Le espressioni libere permettono ai ragazzi di iniziare a dare un nome ai propri
peccati e ad affidarli con fiducia al buon pastore che ama immensamente le sue
pecore, perché, come dice la Scrittura, l’amore di Dio è per sempre (Sal 135). La
risposta alle ultime invocazioni di perdono utilizza le parole utilizzate nell’atto
penitenziale: “Kyrie eleison”. Possiamo tradurre questa espressione con “Signore,
pietà”. Essa fa riferimento all’atteggiamento umile dell’orante che esprime il proprio
senso di piccolezza di fronte alla grandezza di Dio: “Esalto te che sei più grande,
riconoscendo che io sono piccolo”.