Sono l'ultimo di quattro figli, nato a Milano nel Gennaio del 1971 e, insieme a mia madre, a mio padre ai miei due fratelli e mia sorella, dopo essere stati sfrattati da un appartamento dell'ina casa, situato nel quartiere di Quarto Oggiaro (L'ho saputo solo oggi, in quei momenti non ero ancora nato), tutta la famiglia venne sistemata in un appartamento di ringhiera situato nelle case minime di via Adele Zoagli al n.3 a Milano, sempre nel quartiere di Quarto Oggiaro. Il lussuosissimo appartamento che ospitava tutta la famiglia misurava soltanto 34mq, ed era così composto: camera da letto, sala, cucinino ultra mini e bagno altrettanto mini. Senza nè vasca, nè doccia, così come anche senza bidet naturalmente. Tra il 1971 e gli anni 90, Quarto Oggiaro era considerato uno dei quartieri più problematici e, guarda caso, io nascevo proprio in quell'epoca storica. E dove per giunta? Nel posto più malfamato d'Italia di quel tempi, le case minime. http://www.quartoweb.it/p/attraverso-quarto-oggiaro-mostra.html Diciamo che la mia vita incominciava bene. Il quartiere era considerato uno dei peggiori d'Italia, in quanto totalmente in mano alla malavita, ed era così alta l'emergenza spaccio, criminalità organizzata e relative tossicodipendenze, che avevano istituito un centro per la distribuzione del metadone proprio tra i cortili delle case minime ma, molto probabilmente, l'emergenza non riguardava soltanto lo spaccio, ma era anche riferita alla guerra alle Brigate Rosse e al terrorismo, considerato che un giorno d'estate, verso l'imbrunire, assistetti ad una scena da film. Quel giorno, pressappoco negli anni dal 1975 al 1980, ricordo che mentre io e i miei genitori eravamo tranquilli a casa che ci stavamo preparando per la cena, udimmo un rumore assordante di motori, molto simile a quello emesso dai carri armati che passano in convoglio e così, allarmati, corremmo subito alla ringhiera fuori casa per vedere cosa stesse succedendo. La scena si dimostro surreale. Sembrava una scena di guerra. Camion della celere, mezzi blindati sia della Polizia che dei Carabinieri e così tante pattuglie, sia in borghese che con colori di istituto, che non avevo mai visto prima in vita mia, questo nonostante in via Zoagli non era molto raro assistere a scene di inseguimenti della Polizia o dei carabinieri, oppure assistere a qualche Blitz o sparatoria, ma mai con l'impiego impressionante di così tanti uomini e mezzi. Notammo subito che stavano entrando proprio nella nostra scala e la preoccupazione in quegli attimi saliva sempre di più negli occhi di mia madre e di mio padre. I poliziotti fecero ingresso, in tantissimi e in tenuta antisommossa, proprio sul nostro piano mentre altri correvano all'ultimo dei tre piani del palazzo ed altri ancora erano sotto con i mitra spianati. Praticamente avevano bloccato l'intero palazzo e, casa per casa, andavano a guardare all'interno e a chiedere i documenti agli abitanti. Tutto questo, perchè cercavano una ragazza che apparteneva alle Brigate Rosse e che, malcapitatamente, sua nonna Cesarina abitava proprio sul mio pianoerottolo. La nonna, poco prima di questo evento era deceduta, (e anche se non lo fosse stata, sicuramente moriva quel giorno per lo spavento) e, ovviamente, l'appartamento era rimasto in uso alla nipote che, molto probabilmente, lo utilizzava come covo e, proprio per questo, le forze dell'Ordine arrivarono in forze e gli sfondarono la porta. Buttarono giù la porta. Entrarono nell'appartamento, ma non prima però di ordinandoci di rientrare in casa per via di un potenziale pericolo di esplosione di una bomba trappola. All'interno dell'appartamento non trovarono nessuno per fortuna, altrimenti credo che si sarebbe scatenato l'inferno, quella era gente che sparava davvero. L'unica voce che girava in seguito a questi accadimenti, era relativa al fatto che pare avessero trovato nell'appartamente due pistole; trenta metri di miccia per esplosivi e alcuni documenti relativi al sequestro di Aldo Moro. Non so se fosse stato vero, ma queste erano le voci che giravano. Di lei, la nipote della Cesarina, mi ricordo solo che era brava con me e che quelle rare volte che la vedevo, mi accarezzava sempre la testa e spesso mi dava anche qualche caramella. Forse lo faceva semplicemente perchè abitavo sullo stesso piano della sua Nonna. Oppure perchè gli ero simpatico. Oppure ancora, lo faceva perchè pensava che a breve avessi potuto diventare un aderente alla causa, visto che ero così bravo e scaltro a fere danni. Mi ricordo poco di queste persone, anche perchè erano molto schive e riservate. Sono certo che che sua nonna si chiamava Cesarina e che lei, la nipote presunta terrorista, si chiamsse Katia, che poi in seguito seppi invece che si chiamasse Caterina dagli articoli di giornale. Un donnone, sempre vestita stile hippie ma simpatica, chi lo avrebbe mai immaginato che fosse una terrorista delle BR appartenente alla falange Alasia (Come seppi in seguito). https://cremonasera.it/cronaca/trent-anni-fa-il-brusco-risveglio-in-via-volturno-la-polizia-trova-il-covo-delle-brigate-rosse-con-5-terroristi-della-walter-alasia
Diciamo che la mia vita è iniziata in modo movimentato fin da subito. Ero nella pancia di mi madre e stavo già subendo uno sfratto; vivevo in un posto da schifo e, in più, assistevo tutti i giorni a scene da film...
Vivendo in sei persone in un appartamento così piccolo, ci si può benissimo immaginare quali potessero essere le difficoltà per tutti i componenti della famiglia, soprattutto per mia sorella e specialmente sotto l'aspetto Privacy ma, nonostante questo, ricordo con gioia e spensieratezza quei bellissimi momenti in cui la sera, quando dovevamo andare a dormire, (rido oggi parlandone coi miei figli), uscivano letti anche dal soffitto, ma anche questo, nonostante creasse seri disagi, proprio in quei momenti e proprio quella situazione, ti faceva sentire materialmente il calore del focolaio familiare più che in ogni altro momento e questo ci rendeva molto uniti e felici. Peccato che è durato poco però, perchè all'età di cinque anni ho visto uscire di casa il mio fratello maggiore che si sposava. Dopo tre o quattro anni andò via anche mia sorella e, dopo un altro paio di anni, se ne andò anche il penultimo nato dei miei fratelli. E così, rimasi solo con i miei anziani genitori i quali, arrivando da un'epoca completamente diversa di quella che era quella attuale di quel tempo, considerato che mio padre era Nato nel 1920 e mia madre del 1933, ed entrambi avevano vissuto la guerra. Mia madre da bambina, mentre mio padre invece come soldato e, appunto, avendo vissuto di prima persona situazioni drammatiche, per loro tutto girava intorno solo al fatto di dover stare bene di salute; di mangiare tutti i giorni e basta. Non potevano nemmeno immaginare quali fossero i pericoli insiti nel luogo in cui abitavamo...
I miei genitori erano persone semplici e umili e, soprattutto mio padre, era un gran lavoratore. Lui era il classico Milanese appartenente a quelle famiglie che sono insediate a Milano da generazioni, forse da sempre addirittura. Cresciuto in Corso Di Porta Ticinese coi miei nonni (Mai conosciuti), nella casa dei suoi nonni che, sicuramente a loro volta l'avevano ereditata dai loro nonni e così via. Diciamo un Milanesone razza purissima. Mentre mia madre era nata in provincia di Foggia e si trovava a Milano perchè in tempo di guerra, erano stati sfollati dal suo paese, Chieuti, ed erano scappati a Milano. Mi ricordo che mia madre a volte mi raccontava di episodi di guerra, ma soprattutto del miracolo della chiesa di San Giorgio del suo paese che, appunto in tempo di guerra, era stata minata da un soldato Tedesco per farla esplodere prima di sfollarli, ma il tentativo non andò a buon fine, in quanto il soldato Tedesco morì lui stesso folgorato dalla sua stessa miccia. Per mano di San Giorgio secondo la superstizione. Anche mio padre mi raccontava della guerra. Lui evitava l'argomento, l'aveva combattuta che era diverso da viverla, ma a me interessava molto e allora qualche storia ogni tanto me la riuscivo a fare raccontare. Come quella in cui era tornato a casa mentre la sua famiglia gli stava facendo il funerale perché disperso, non si sapeva già da quanto tempo. Quando ancora oggi penso all'episodio rido da solo perché. ora come allora, è come se avessi la scena davanti. Immagino mio padre che non riusciva a trattenersi dal ridere e sua madre suo padre e i suoi fratelli che sicuramente erano lì col cuore in gola e gli occhi di fuori. Mio padre ridendo mi raccontava, rigorosamente in dialetto Milanese: "Pareva che l'avevan vist un fantasma". "Sembrava avessero visto un fantasma". Roba da non credere.
Mio padre era un bonaccione. Si! è vero che mi raccontava della guerra, ma è anche vero che tutte le volte che gli facevo la fatidica domanda: "Hai mai ucciso qualcuno?", lui non me lo ha mai confermato. Si limitava a rispondere: "Non so, io li vedevo cadere, poi non lo so". Probabilmente non voleva tramettermi il messaggio che fosse giusto uccidere, anzi era sicuramente così, perché lui era un buono come del resto lo sono io fondamentalmente.
Per lavarci c'erano le docce pubbliche di via F. Orsini, dove oggi sorge una biblioteca Comunale https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Milano_-_biblioteca_rionale_Quarto_Oggiaro.jpg Naturalmente, alle docce pubbliche chi ci si recava? I ragazzi di via Zoagli; i ragazzi di via Carbonia (Altro complesso di case minime ma un pò più recenti) e gli Zingari, tra i quali avevo molti amici da bambino, perchè alcuni di loro frequentavano la scuola nella mia stessa classe alle elementari e, comunque, vivevano anche loro nel quartiere, per cui si conoscevano. Ma per me che ero ancora piccolo, all'inizio c'era invece il mio amato mastellone azzurro. Ho, ancora oggi, dei ricordi vividissimi del momento del bagno, nonostante fossi ancora molto piccolo, credo dai tre ai cinque anni; forse meno facendo le mie proporzioni dimensionali di quel tempo. Non potrò mai dimenticare come mia madre si dedicava a riscaldare le pentole di acqua, una o due alla volta sui fornelli della cucina per riempirmi il mastellone e farmi fare il bagno. Nonostante fossi stato così piccolo, mi sono rimasti dei ricordi limpidissimi. Ad esempio, ricordo benissimo che facendo le proporzioni delle grandezze tra il classico mastellone azzurro con un maniglione più grande dell'altro che vediamo ancora oggi in qualche Supermercato e me stesso infilatoci all'interno. Posso solo dire, che ricordo benissimo che quando mi ci sedevo dentro, l'acqua mi arrivava al collo e le braccia si muovevano tranquillamente per tutta la superficie orizzontale interna. Praticamente ci sguazzavo. Ero molto piccolo. Era uno dei Piu bei momenti della mia infanzia, mi sembrava di essere in piscina, adoravo l'acqua, tanto è vero che quando diventai più grandicello, insieme ai miei amici, ogni estate eravamo tutti i giorni alle docce a farci i gavettoni e a combinare sempre nuovi casini che, puntualmente, si concludevano con l'essere buttati fuori, anche addirittura dalle docce Pubbliche, per non parlare di quando andavamo piscina poi...
Quarto Oggiaro, degli anni 70, non era di certo uno di quei luoghi in cui i bambini imparavano cose sane, specialmente nelle case minime delllo stesso quartiere che, proprio negli anni 70, come già anticipato, erano diventate la più grossa piazza di spaccio di eroina a cielo aperto d'Europa. Era una giungla. Eroinomani a migliaia che ogni giorno frequentavano le case minime per acquistare la droga, oppure per prendere il metadone (Considerato che tale era l'emergenza, che in uno dei cortili del complesso delle case minime, al civico 5, avevano allestito addirittura, un centro per la distribuzione, appunto, del metadone), o semplicemente per bucarsi, considerato che le cantine offrivano spazi bui e ben nascosti; anche se in verità di nascosto c'era ben poco, tenuto conto del fatto che frequentemente potevi incontrare il tossico che si bucava dietro l'angolo davanti a tutti, bambini compresi, come se stesse fumando una sigaretta. Non mi è nemmeno mancato di assistere a qualche sparatoria tra balordi, oppure tra balordi e Polizia. Mi ricordo in particolare una situazione, in cui io e i miei amichetti ci trovavamo seduti sulla scala di un palazzo del n.1 del complesso, in cui abitava il papà di un ragazzo più grande di noi che conoscevamo bene, "anche se si bucava". Suo padre era considerato un pezzo grosso della malavita da come si sapeva in giro e, proprio quel giorno d'estate, mentre per caso ero seduto con i miei amichetti sui gradini della sua scala a giocare, avrò avuto sette o otto anni al massimo credo, ad un certo punto sentì il padre del mio amico discutere animatamente in casa sua con qualcuno. In estate tutte le porte delle case di via Zoagli erano completamente spalancate e si usava la tenda davanti alla porta aperta, ma solo per non farti guardare in casa da quelli che passavano e che abitavano sul piano, se non addirittura da tutti se abitavi a piano terreno, ma non certo perché c'era il rischio che venssero a rubare, considerato che non si permetteva nessuno perché se no lo linciavano vivo, (Quante ne avrei da raccontare...). Le voci si facevano sempre più grosse e forti e, ad un certo punto, mi ricordo benissimo che udì questa frase in dialetto Milanese: " Te du tri secund per andà via o' si no te spari" Traduzione: ti dò tre secondi per andare via altrimenti ti sparo. Il bello di tutto però, è che mi ricordo chiaramente, che Striscetto (Così era soprannominato il papà del ragazzo), scandendo i numeri a voce alta, VUN; DU'... il "TRI", tre in dialetto Milanese, non lo pronunciò mai. Arrivato al due aveva già iniziato a sparare. Fuggi fuggi generale. Compresi noi che eravamo sulla scala a nemmeno 10 metri dalla sparatoria, ma Il suo interlocutore prima di tutti. Lo vidi lanciarsi dalla ringhiera correndo fuori di casa, mentre Striscetto inseguendolo gli sparava a non finire. Per fortuna erano al piano terreno, altrimenti la persona in fuga sarebbe morta per la caduta. Credo che gli abbia sparato a dietro una decina di colpi e, per questo, mi sono sempre chiesto come abbia fatto a salvarsi la persona in questione. Ma la sua morte era soltanto rimandata. Difatti dopo un po di anni, la stessa persona venne uccisa davanti ad un bar di Quarto Oggiaro. Ma non scendiamo nei particolari, perchè la storia sarebbe troppo lunga e molto, ma molto, ma moooolto più articolata di quella che vi sto sintetizzando quì fin'ora. Questo perchè, malgrado la giovanissima età che avevo a quel tempo, ne avevo già viste e sentite di tutte. Ma per noi era tutto normale, eravamo NATI assistendo a queste cose. Dopo gli accadimenti appena descritti, anzichè essere terrorizzati, il bello è che io, insieme ai miei amici, ci ridevamo pure sopra a quanto accaduto, Questo, come immaginabile, per via del fatto che Striscetto avesse detto a questa persona che gli avrebbe incominciato a sparare al tre e invece al due gli stava già sparando e, proprio per questo, tra noi bambini venivano fuori delle parodie del tipo: "Se non mi dai il pallone entro tre secondi, ti do una sberla: UNO; DUE... e la sberla partiva invece al numero due. E via, partiva la rissa. Finta, ma tosta. Che risate! Ma anche che tragedia, interpretando psicologicamente cosa avevamo nella testa già da così piccoli. Ma lasciamo perdere che è meglio e, proprio per non rischiare di dover scrivere un libro qui, (Mi sa proprio che un libro non basterebbe nemmeno. Forse con una serie come quella del Milione di Marco Polo ce la facciamo però), che magari poi tra l'altro non interesserebbe nemmeno a nessuno, rischiando così di perdere il focus riferito alle mie soluzioni tecniche. Così come rischiando di perdere il focus anche riferito alla spiegazione a riguardo dell'ingegno innato, credo che sia meglio passare subito alla fase della mia istruzione, ovvero a quella scolastica, incominciando a raccontare dei tempi dell'asilo. Da subito un disastro🤦. Naturalmente, essendo nato in un posto senza regole, all'asilo non ero visto mica tanto bene, sia dai bambini che dai loro genitori e, oltretutto, io ci mettevo pure del mio; e a tempo pieno per giunta..."Staghe luntan, a chel lì, che l'è un delinquent", Traduzione dal Milanese: "Stai lontano da quello lì, che è un delinquente". Questo mi è anche capitato sentire da qualche nonno o qualche genitore riferendosi a me parlando al figlio o al nipote. Questo soltanto perché arrivavo da Via Zoagli. Ma il problema era che lo dicevano senza nemmeno conoscermi personalmente. E io dentro di me, che già capivo tutto mi dicevo: " Ma guarda sti pezzi di M... cosa dicono ai figli di me senza conoscermi, ora gli faccio vedere io" e iniziavano i bordelli. C'è una cosa che mi è rimasta impresso degli adulti di quel tempo, ma a volte anche di quelli odierni e che mi ha sempre fatto pensare che fossero tutti rimbambiti nel gestire i bambini. La circostanza in questione, riguardava il fatto che, spessissimo, capitava che sentissi parlare tra loro, di me o di altri, i professori o comunque anche altri adulti e mi è rimasto impresso il fatto che parlassero liberi vicino a te, convinti forse che tu non li sentissi o che forse non li capissi perché troppo piccolo, mentre io invece capivo tutto ed arrivavo poi alle mie conclusioni, da solo come al solito. Che idioti!!! Già fin dai primi anni di frequentazione, ogni giorno combinavo qualche guaio. Io, e il mio caro amico Simone, il mio principale compagno di disastri, eravamo scatenati e incontenibili, tanto che a volte la maestra ci doveva chiudere dentro lo spogliatoio allestito tra una classe e l'altra per poter fare stare un po' tranquilla lei stessa, insieme all'intera classe; ma chi se ne fregava, guai anche dentro lo spogliatoio. Ogni giorno chiamavano mia madre perché era successo qualcosa, non entro nei particolari perché la storia sarebbe lunga, come del resto ogni storia strana e particolare che ho vissuto nella mia vita, sempre ricca di molti particolari e sfaccettature da considerarsi strane e, proprio per questo, mi limiterò soltanto a fornire alcuni accenni. Non so il perché, ma adoravo fare guai, arrampicarmi, scappare e soprattutto fare a botte con i prepotenti che abusavano dei più deboli, cosa che odiavo e odio più di qualunque altra cosa ancora oggi. Perché nella mia strana follia, rispettavo comunque un codice più sentimentale che morale, nel senso che mi dispiaceva vedere i ragazzi impauriti da altri con la prepotenza e, per questo motivo, siccome ero uno tosto, se potevo aiutarli lo facevo. Aveva ragione mia mamma quando mi diceva: "Figlio mio, sei selvatico" ; "Fai sempre guai"; ma infine diceva anche: "Ma sei un buon Diavolo".
Purtroppo devo per forza aprire una triste parentesi a riguardo del mio caro amico Simone, considerato che per più epoche era il mio migliore amico indiscusso del tempo dell'asilo, delle elementari e dell'oratorio, protagonista e sempre presente ad ogni disastro che si combinava, fino ai tempi delle medie, quando frequentavamo appunto l'oratorio, ma non come chirichetti naturalmente, ma solo ed esclusivamente per combinare guai; e che guai, visto il fatto che stavamo crescendo e i guai diventavano sempre più grandi insieme a noi. Per non dilungare l'argomento, dico solo che Il prete ci odiava, non ci sopportava più. A volte mi chiedo come faccio ad essere ancora vivo e non enfatizzo quando lo sostengo. Questo me lo chiedo spesso perché, col senno di poi, ripensando a tutti i rischi corsi così stupidamente da bambino, spesso mi viene da pormi questa domanda e al contempo a ritenermi anche molto fortunato, sperando che i miei figli non facciano le stesse cose che ho fatto io. Simone era il mio amico di sempre, eravamo nati e cresciuti insieme, ci frequentavamo dopo la Scuola anche coi nostri genitori a volte e non ci eravamo mai persi di vista per poi, all'età di circa quarant'anni, vedermelo morire in un incidente stradale. Rimasi sconcertato per la sua morte, in primo luogo per l'amicizia che ci legava da fin da bambini e per tutta la vita a seguire, poi anche per l'assurdità e la banalità della sua morte, dopo una vita così spericolata. Specialmente ripensando a tutte le volte che, anche lui, aveva rischiato la vita insieme me, soltanto ad esempio, per divertirci a saltare da un piano all'altro col dislivello, situato al settimo piano di un palazzo in costruzione. Quando ripenso ora a quello che ho, anzi che abbiamo rischiato anche solo in questa occasione io Simone, Carmelo Di Lauro (Morto anche lui) ed altri amici, mi sobbalza il cuore. Bastava un sassolino ed era finita ancora prima di incominciare. Ma questa era solo una delle tantissime avventure, se così le vogliamo chiamare.
In questo momento storico, anno 2023, ho il terzo figlio che ha sedici anni e, ripensando a quello che facevo io da piccolo come uno stupido, rischiando la vita per gioco, vivo nel terrore che anche lui possa essere così cretino come me tanto da replicare le mie azioni, ma senza avere la mia stessa fortuna.
Ho dei ricordi vivissimi dell'asilo, forse perchè le circostanze e dinamiche di quei momenti erano ma me percepite in modo talmente intenso, da imprimersi in maniera indelebile nella mente e, molto probabilmente, questo proprio grazie a tutti i casini che combinavo e a quello che vedevo dove ero nato, le cui esperienze connesse risultavano davvero troppo forti per un bambino della mia età, tanto che tutto mi è rimasto in memoria. Da un altro punto di vista, dovrei forse anche ringraziare questa vita che, per molti aspetti, mi ha fatto diventare una persona completamente capace di fare tutto, di adattarsi a tutto e, soprattutto, di essere sempre stata una persona viva in tutte le fasi della propria vita. Per questo sostengo che forse è stato un bene vivere tutte le esperienze che ho vissuto, nel senso che, secondo il mio parere: " se non ti ricordi, è come se non hai vissuto in quel periodo". Personalmente preferisco un "brutto" periodo di cui mi ricordo tutto a un bel periodo di cui non mi ricordo nulla e che mi raccontano gli altri.
A proposito di ricordi! Vorrei aprire un piccolo capitolo che riguarda me da piccolissimo (mesi di vita) e di un ricordo che ho impresso ma ritenuto impossibile anche da mia sorella, che non è una stupida ma è un'insegnante, benchè ci fosse stata presente anche lei in quella circostanza. Prima di continuare a raccontare la stranezza di questo episodio, vorrei premettere di voler tenere conto del fatto che io ho un cervello un po strano in termini mnemonici, nel senso che mi ricordo davvero tutto già fin dai tempi precedenti all'asilo, ma che però magari all'ora di cena mi sono dimenticato cosa ho mangiato a mezzogiorno, per poi ricordarmelo magari tra un anno. L'episodio in questione, riguarda una circostanza in cui ricordo perfettamente che, durante un giro fuori casa con mia sorella che mi spingeva ed io dentro la carrozzina, (e non nel passeggino, per cui sdraiato e per cui probabilmente con mesi di vita), per recarci al mercatino comunale situato di fronte alle case minime e, proprio dentro il mercatino, incontrammo la Marina, un'amica di mia sorella bella corpulenta. Ricordo perfettamente il soffitto del mercatino pitturato di grigio fatto a quadrati o a rombi e le lampade di ferro che erano attaccate allo stesso soffitto con il filo che le faceva penzolare. Così come mi ricordo un lampo del negozio del macellaio e dell'elefantino tipo giostrina che c'era davanti al panettiere situato a fianco del macellaio, sempre dentro il mercatino. Ma la cosa incredibile, è che oltre a ricordarmi questo, mi ricordo benissimo questa scena. Nonappena entrati nel mercatino dalla parte in fondo dove c'era appunto il macellaio, ci venne incontro la Marina tutta euforica, gridando: "Che bello; Che bello", riferendosi a me che, molto probabilmente ero appena nato e forse era addirittura la prima volta che mi vedeva, considerata l'euforia e, mentre gridava, si abbassava verso di me e avvicinava la testa alla carrozzina. Mi ricordo come se fosse oggi, vedevo la sua faccia gigantesca. Un faccione enorme proprio sopra di me e proprio grande quanto me, tutto sorridente. Quarantanni dopo, una sera, parlando con mia sorella gli raccontai questo episodio a cui lei non voleva credere, giustamente. Gli spiegavo per filo e per segno, ma lei sosteneva sempre che, molto probabilmente, mi confondevo con qualche analoga circostanza che avevo vissuto quando ero più grandicello. Io insistevo e lei non mi credeva. Fino al momento in cui gli iniziai a descrivere perfettamente la carrozzina che mi conteneva. Incomincia col chiedergli: " La carrozzina era Azzurra?". E lei, Si! "La carrozzina aveva una capottina sempre azzurra?". Si! Dentro la carrozzina c'erano dei ricami in uncinetto bianchi che pendevano per tutto il bordo della carrozzina verso l'interno e scendevano a circa metà dell'altezza dello spazio in cui c'ero dentro io?". Mia sorella sempre più incredula; Si! Non ci poteva credere, gli descrivevo perfino la forma e i fori del ricamo del velo d'uncinetto che vedevo dentro la carrozzina. Era scioccata, e io per scioccarla ancora di più le dissi: "Ma questo non è mica l'unico episodio che mi ricordo di quando ero piccolissimo". Ed incominciai a raccontargli di quel giorno in cui c'era sempre lei con me a casa e io caddi dentro la spazio che si creava tra il letto e il muro quando veniva aperto il letto. Forse avevo due anni, non andavo nemmeno all'asilo. Ma mi ricordo come se fosse ora come era fatto il letto e il buco dal quale riemersi tutto pieno di ragnatele. Mia sorella scioccata. Sosteneva che era scientificamente impossibile e io gli rispondevo "Ma vai a cagare", da bravo fratello pestifero anche da grande...".
Nel 1982/83, iniziai le scuole elementari. Un'altra tragedia naturalmete. Mi ricordo come se fosse ora, il primo giorno di scuola e, soprattutto, un episodio proprio legato a quell'evento solenne di quella mattina e riferito al fatto di dover "per forza" indossare il grembiule nero, che ai tempi mi pare fosse ancora obbligatorio. Impensabile per me che ero allergico alla parola "Obbligatorio". Non sto a raccontare, ma diciamo che la scuola stava già partendo male fin dal primo giorno e, difatti, per tutti i cinque anni è stata un'epopea, sia dentro la scuola che fuori dalla scuola soprattutto, delle cui dinamiche racconterò solo un millesimo rispetto invece a tutto quello che avrei invece da raccontare, benché solo ancora alle elementari. Il contesto della scuola non mi dispiaceva, soltanto che, come un deficiente, mi ero vestito e mi portavo addosso la maschera di quello che doveva fare il duro e che se avesse saputo rispondere a tutte le domande sarebbe invece risultato un secchione e non più un duro, perdendo il proprio status, naturalmente. Per questo mi facevo i fatti miei e non rispondevo nemmeno se sapevo rispondere. Ma c'era di buono una cosa importante, ascoltavo e mi bastava. Non ho mai aperto un libro né ho mai svolto un compito, non mi piaceva il conteso autoritario a cui sono da sempre stato allergico, ma nonostante questo, qualunque cosa mi chiedeva la maestra io sapevo sempre rispondere. Mi ricordo di aver sentito la mia Maestra Augusta Brullo, parlare con la maestra Di Giacinto della classe a fianco: "Quello lo ammazzerei". "Non fa niente di niente". "Sembra che stia li a fare i disegnini sul quaderno, ma però quando gli chiedi qualunque cosa, lui sa rispondere; si vede che gli basta sentire". Era così davvero. Anche perchè ero portatissimo per lo studio in generale, soprattutto per l'Italiano la storia e le scienze ma, anche se non facevo mai nulla, da buon personaggio strano che ero, quando decidevo di fare qualcosa giusto solo perchè mi piaceva, capitava che la maestra rimanesse scioccata, tanto da portare il lavoro svolto alle altre classi per farglielo vedere. Non è capitato spessissimo, visto che non facevo nulla, ma è capitato a me e più di una volta, che ero un casinista patentato e a nessun'altro della scuola. Posso citare un episodio che riguardava la realizzazione di un tema libero, che io adoravo realizzare perchè viaggiavo con la fantasia e, difatti, quel giorno, a dire della maestra, tirai fuori il capolavoro. Avevo realizzato un tema su un diavolo dell'inferno ispirandomi al fumetto del diavolo Geppo, che per sua natura era buono, ma era pur sempre un diavolo intrappolato nei pregiudizi degli altri e, per questo, ne passava di ogni. Soprattiutto da parte dagli altri diavoli, che non potevano tollerare che lui fosse così buono. Forse, la storia fece successo proprio perchè in quel racconto di fantasia era come se stessi raccontando me stesso inconsciamente. Mi ricordo un giorno, credo in 3° o 4° elementare, che in classe si parlava dell'intelligenza e da dove provenisse e, nel contesto del ragionamento, la maestra Brullo disse queste testuali e memorabili parole: "Siamo tutti intelligenti, ma ce ne sono due che sono due potenziali geni e sono Davide e la Raffaella", Rimasi stupito, io ero il più scalmanato e pazzo della classe, anzi no, della scuola e forse anche di tutte le scuole del quartiere a quel tempo. Come poteva affermare una cosa del genere la maestra Brullo? E' vero che non ero uno che dormiva, ma da quì a considerare un potenziale genio me, era proprio assurdo. Ma credo che il perché di questa sua affermazione, derivi dal fatto che lei mi aveva capito nel profondo, non che fossi un genio sia chiaro, ma che fossi uno sveglio. Lei aveva imparato a sapermi prendere. Era l'unica che riusciva un po' a tenermi a bada col trucchetto che aveva imparato, ovvero quello di aver capito che io, per quanto scalmanato, la rispettavo perché aveva una certa età e dei modi così... né gentili e né simpatici, semplicemente dei modi che io reputavo giusti, benché a volte anche severa, che mi veniva automatico rispettarla. Fare casino con lei, mi sarebbe sembrato di offendere o tradire immeritatamente una persona che mi voleva bene. Aveva capito che con me, utilizzando la calma e la gentilezza mi faceva fare quello che voleva, facendomi sentire anche obbligato nei suoi confronti ad essere altrettanto calmo e tranquillo, se non a volte addirittura volenteroso. Una Grande Insegnante! Per fare capire bene e in poche parole l'elemento che ero, dico solo che alle elementari di via Cittadini, nei pomeriggi d'estate, quando si scendeva in cortile, mi pare alle ore 14.00, io scavalcavo il cancello di cinta della Scuola e me ne andavo nel mio cortile, che era situato proprio di fronte alla scuola, a farmi i fatti miei e a starmene coi grandi. Per poi riscavalcare prima delle 16.00 prima della campanella e rientrare senza fare capire niente a nessuno, se non ai miei pazzi amici. Non posso dimenticare la faccia di mia madre quella volta che, appena scavalcato da scuola ed entrato nel mio cortile, me la trovai davanti e io con quanta calma gli spiegavo che, se ero nel cortile della scuola, o ero nel cortile di casa, non sarebbe stato uguale? Tanto in cortile a scuola non si scendeva per studiare, ma solo per giocare, per cui non avrebbe fatto differenza stare lì o stare nel cortile di casa, giusto? Per trasmettere ancora meglio il messaggio, posso solo dire che la mia maestra del pomeriggio alle elementari, la Chiara, mi ha riconosciuto mentre mi trovavo in fila davanti alla mia e sua ex Scuola per le votazioni, mentre ero in compagnia di mia moglie e i miei primi due figli che avevano circa cinque e sei anni ognuno. Quando gli ho chiesto davanti a mia moglie: "Ma come hai fatto a riconoscermi?", si è messa la mano sulla fronte. La risposta era scontata, ma nonostante questo disse a mia moglie, con la classica complicità femminile, "Tremendo, ma se lo sapevi prendere era un coccolone".
Vorrei aprire una parentesi a riguardo delle affermazioni della mia maestra delle scuole elementari riferite al fatto di essere un genio o meno. Vorrei che sia chiaro che non sono così presuntuoso o megalomane e pazzo da sentirmi un genio, ma quelle affermazioni furono davvero quello che disse pubblicamente la maestra in classe e che furono anche quelle che innescarono la scintilla della mia illuminazione che esporrò nel prosieguo. Qualche mio compagno se la ricorderà di certo questa circostanza, soprattutto la Raffaella T., visto e considerato che anche lei era, insieme a me, il soggetto delle stesse forti affermazioni. Che forse un po' ci hanno azzeccato, visto che infine la Raffaelle è diventata un dirigente Bancario, almeno così ho sentito, ed io sono riuscito invece ad ottenere quattro brevetti per invenzione industriale completamente da solo. Questo non significa che oggi siamo diventati dei geni io e la Raffaella, ma diciamo che ci siamo un po' distinti dalle masse, come evidente.
Mia madre è stata troppo brava e soprattutto troppo ingenua con me. Ammetto che qualche bastonata mi ci voleva e mi avrebbe fatto anche bene, ma lei era la classica chioccia coi pulcini a cui non sarebbe mai nemmeno venuto in mente di rimproverare, figuriamoci di sculacciare il suo pulcino e io, già furbissimo e un gran figlio di P... fin da piccolissimo, approfittavo di questo. Mio padre si era ammalato di cuore quando avevo tre anni e per questo era mia mamma che si occupava completamente di me. Solo che per lei bastava che mangiavi e che non rischiavi di ammalarti, come già anticipato, ed era tutto ok. Infatti ogni giorno, quando dovevo andare a scuola, bastava che dicessi di star male per restare a casa, soltanto, ad esempio, per dormire un po' di più o per dedicarmi nell'esplorazione di una casa abbandonata del quartiere o anche di altre zone talvolta. Oppure per andare semplicemente al bar, la famigerata cremeria, oppure in cellula del partito, il bar situato nelle cantine delle case minime, (ex rifugi anti bombardamenti in tempo di guerra), a giocare coi videogiochi. Luogo quest'ultimo, che meriterebbe davvero un grande approfondimento, ma rimandiamo ad altra occasione...
Ero extra scatenato da piccolo, mia madre mi ripeteva sempre due famose frasi: "Figlio mio, fai sempre guai". "Figlio mio, tu sei selvatico", e aveva ragione, ero proprio selvatico. Ma lo sosteneva soltanto perché non comprendeva che io ero solo creativo perché pensavo già a tremila cose al secondo, ma purtroppo di quelle che apprendevo dove ero nato, ma non si capiva naturalmente, perché la mia creatività era poi espressa nei guai che combinavo che, comunque, anche se erano tali, io pianificavo sempre in maniera dettagliata fin già da bambino, calcolando tutti i rischi e pericoli. Non so perché lo facevo, perché poi alla fine se anche il rischio era alto si rischiava lo stesso. Conoscevo tutti gli spacciatori e i drogati che abitavano in via Zoagli, tra i quali, il più simpatico e bravo, il Luciano. Luciano, abitava anche lui sul mio pianerottolo, proprio a fianco della Cesarina ed ogni volta che mi vedeva si fermava con me a scambiare quattro chiacchiere. Si vedeva che mi voleva bene, mi chiamava Barabba. Forse perché facevo sempre guai e poi dicevo che non ero stato io. Luciano, quasi ogni sera veniva a bussare alla nostra porta tutto fatto, "Sciura Lina, te mel dè un limun?". Traduzione dal dialetto Milanese. "Signora Lina, mi dai un limone?". Mi sono sempre chiesto cosa se ne facesse dei limoni che ci chiedeva ogni giorno ma, in seguito seppi che gli servivano per sciogliere la droga. Tante le volte che veniva a chiedere limoni, che mia mamma a volte gliene comprava direttamente una retina e glieli regalava. Recentemente mi è riaffiorato un ricordo di una brutta circostanza di quando ero bambino proprio in quel periodo, che mi ha messo i brividi addosso. Non tanto per la circostanza in se stessa, a cui ormai si era fatta l'abitudine, ma quanto per quello che io riuscii a pensare e che feci per affrontare e risolvere questa situazione. La cosa grave, oppure strana, è che avevo solo otto anni e pensai questo in una situazione di grande pericolo con persone adulte: "Tanto loro mi vedono come un bambino, non possono mai immaginare, non mi devo preoccupare...".
Riuscii ad essere promosso per le medie, ma solo perchè la condotta era -0, ma i risultati scolastici all'esame erano eccellenti e, come sempre , con sola tutta farina del mio sacco possiamo dire ma, purtroppo, anche in questo nuovo contesto delle scuole medie la situazione non era certo migliorata, se non solo per me che, addirittura, non andavo nemmeno più a scuola. Se non solamente qualche giorno all'anno per fare qualche guaio o per trovare i miei vecchi amici, e così venni bocciato. Non solo il primo anno, ma per tutti i tre anni consecutivi, visto che facevo all'incirca dieci presenze all'anno. Dopo essere stato bocciato per tre volte, ripetutamente e volutamente per menefreghismo totale, le mie giornate trascorrevano serene e spensierate, in stile Pinocchio e Lucignolo, bighellonando insieme ai miei cari amici del ghetto e passando il tempo a ridere a scherzare e a progettare "Disastri" da mettere in atto. Disastri che poi venivano puntualmente compiuti, perchè noi di via Zoagli non ci limitavamo soltanto a parlare, ma agivamo, perchè eravamo spinti dalla fame quella vera e non dalla moda come invece succede oggi. Posso solo dire che mio padre era operaio e lavorava solo lui per mantenere moglie e quattro figli e io, per questo motivo, avevo pochissimi giochi da piccolo e dovevo andare a casa del mio amico Luchino per giocare con i suoi di giochi che, amichevolmente, spesso condivideva con me. Questo per fare intendere meglio il grado di miseria in cui vivevamo. Eravamo proprio poveri. Mai una vacanza al mare o in montagna coi miei genitori, pochissime foto. Nulla, solo case minime di Quarto oggiaro, tossici, fughe, botte, esplorazioni di case abbandonate, insomma disastri a tutt'andare e basta. Poco prima dell'abbattimento delle case minime, i miei fratelli si sposarono in successione uno dopo l'altro e, poco dopo il matrimonio del terzo di noi, rimasi solo con i miei genitori anziani. Negli anni ottanta, abbatterono le case minime e ci assegnarono una casa in Via Cogne 11 a Milano. Era una casa vera finalmente, dotata di vasca, bidet e, soprattutto, cameretta. Praticamente, la nuova abitazione era situata a cento metri da Via Zoagli, per cui per me non era cambiato nulla, ero rimasto nel posto in cui ero nato; in cui mi piaceva stare; in cui avevo gli amici e in cui ancora oggi vivo, anche se un po' da eremita per scelta. Poco tempo dopo, grazie ad una attività lavorativa come magazziniere e a qualche attività extra di commercio, incominciai a guadagnare qualche soldo e a togliermi qualche sfizio, specialmente in termini di vacanze, visto che non sapevo nemmeno cosa significassero fino a quel momento. E difatti, "Dopo" le medie e dimenticata completamente la scuola e con già un trascorso di lunga vita non indifferente alle spalle, anche se ero ancora così piccolo, col permesso di mamma, all'età compresa tra i quattordici e i diciassette anni, ero già stato tre volte in Olanda. Ma solo perchè c'erano degli amici più grandi a vegliare su di noi. Proprio loro, gli amici grandi, che erano più pazzi di noi. Ma mia mamma questo non lo sapeva. Avevo anche trovato la fidanzata ad Amsterdam, Monique che, appena potevo andavo a trovare, naturalmente raccontando a mia madre la solita bugia "Ci sono anche i grandi", non perché non ci fossero, ma perché erano tutte persone del ghetto in cui ormai eravamo assorbiti tutti allo stesso modo, grandi e piccoli, tutti destinati a fare una brutta fine. La mia testimonianza a riguardo è semplice e posso solo dire che quel contesto sociale ha determinato che quasi tutti i miei amici di infanzia sono in carcere o sono morti, alcuni uccisi altri invece morti per la droga o per la loro leggerezza, la stessa leggerezza con la quale avevano, anzi, avevamo preso la vita all'inizio. Ringrazio il cielo, che non mi è mai venuta voglia di drogarmi, altrimenti molto probabilmente non sarei qui a raccontarvela, come capitato a molti miei amici che invece ora avrebbero la mia età...
Durante una delle tante pazze vacanze, sempre condite da tantissime circostanze che meriterebbero di essere raccontate e ben approfondite e che un giorno forse racconterò, un giorno d'autunno mi ritrovai a Pamplona, in Spagna, con alcuni amici della mia età ed i soliti altri cari vecchi amici molto più grandi di noi. Avevamo conosciuto delle ragazze del posto durante il periodo e, mentre ci trovavamo proprio con loro in un Bar di Pamplona, ad un certo punto mi venne in mente di scrivere una cartolina ai miei genitori. Comprai la cartolina ed iniziai a scrivere ma, all'improvviso fui preso dal terrore. Mentre scrivevo, non mi ricordavo più come si scriveva segno o comunque una parola con "gn". Non mi ricordavo più dove andavano collocate la g e la n, se prima una lettera o l'altra, o viceversa. In quel momento mi resi conto che, benchè fossi considerato una persona intelligente, ero diventato un ignorantone che quasi non sapeva più nemmeno scrivere e, spaventatissimo, appena ritornato a casa dalla vacanza mi iscrissi alle 150 ore; ma il contesto psicologico era diverso, questa volta ero li per studiare per davvero e, difatti, uscii col massimo dei voti, anche se solo alle medie, e con mille raccomandazioni da parte degli insegnanti, di proseguire gli studi. A 18 anni avevo conseguito la licenza media, ma non mi bastava più perchè, pochi anni più tardi, ebbi l'illuminazione sui concetti dell'energia da fonti rinnovabili e così incominciai a studiare l'argomento in maniera autonoma ed anche molto approfondita, fino a fala diventare una vera e propria passione. Tra l'altro, una passione per una materia che mi risultava anche di facile comprensione. Tra un impegno di lavoro e un altro, oltre che l'impegno per la fidanzata, (Non la mia futura moglie), e l'impegno a fare sempre stronzate (Scusate, ma qui ci vuole la parolaccia!), non riuscivo ad iscrivermi alle superiori. Avevo intenzione di frequentare il liceo scientifico, che mi sarebbe servito soltanto per incominciare ad acquisire le competenze di calcolo necessarie per poter eseguire degli esperimenti in relazione ad alcune idee che avevo in mente nel campo dell'energia ma, purtroppo, per causa dei troppi impegni, il progetto scolarizzazione venne accantonato.
All'età di ventisette anni, dopo una serie di intensissime e movimentate ulteriori vicissitudini, mi sposai con la madre dei miei figli. E, all'età di 29 anni io e 26 mia moglie, avevamo già messo al mondo due figli maschi. Terribili, tanto che non ti davano nemmeno il tempo di andare in bagno. Ogni secondo si picchiavano o combinavano qualche guaio, figuriamoci se potevo seguire la scuola e concentrarmi completamente nello studio della fisica, dell'elettrotecnica e altro, con quel macello che c'era in casa e così decisi di accantonare nuovamente, ma solo momentaneamente, il progetto "Scolarizzazione". Di certo la voglia di capire e sperimentare che mi contraddistingue da sempre non mancava mai e così infatti, dopo tante tribolazioni e molti anni trascorsi, sono comunque riuscito ad studiare e ad imparare da solo quello che volevo e che non centrava nulla in verità con l'apprendimento delle capacità di calcolo come pensavo, che tra l'altro non ho mai nemmeno acquisita fino ad oggi, ma semplicemente il vero traguardo era quello di riuscire ad esprimere la mia natura tramite le mie idee.
Dopo poco essermi sposato, insieme a mia moglie che era già incinta di otto mesi del primo figlio, aprimmo una panetteria. La decisione fu un pò obbligata, in quanto in quel periodo essendo senza lavoro e con quasi due figli, decidemmo di investire tutto quello che avevamo. Fu un disastro. Mi ritrovai a zero. Persi tutti i soldi che avevo risparmiato nel giro di tre o quattro mesi e, per giunta, rimasi senza nemmeno un lavoro; con un figlio di un anno e mezzo e il secondo che stava per arrivare e, inoltre, tanto perché ci mancava la ciliegina sulla torta, avevamo l'incombenza di un affitto altissimo, stupidamente accordato per avere una casa proprio sopra al panettiere, che costava £1.300.000 al mese. E' facilmente ipotizzabile quali fossero stati i miei pensieri immediatamente dopo la chiusura del negozio, sia per l'incombenza dell'affitto della casa, come così anche per la necessità di soldi, ma mi trattenei dal fare guai. Forse per il senso di responsabilità per la famiglia, limitandomi soltanto ad occupare abusivamente una casa popolare che potesse ospitare me, mia moglie e i miei due figli, considerato che intanto era nato il secondo genito. La decisione di occupare abusivamente la casa, fu presa di conseguenza al rigetto della domanda che avevamo presentato per le case popolari perchè, secondo l'ente, non possedevamo i requisiti di emergenza per ottenere subito l'alloggio, soltanto perchè non avevamo lo status di extracomunitario o di malato terminale. Non gli bastava che un padre di famiglia, una madre e due figli di pochissimi anni, tra l'altro Italiani, fossero senza casa e senza lavoro. Mi ricordo, che mi recai subito dopo la risposta all'Istituto case popolari, ma solo per dirgli queste parole di persona: "Mio padre ha fatto sei anni di guerra e ha combattuto la battaglia di Montecassino per questo paese di M..., per poi vedere che a suo figlio gli viene negata la casa popolare di cui ha diritto, per queste motivazioni". " Si starà girando nella tomba", conclusi e me ne andai. Non sto a spiegare i particolari di questo periodo e nemmeno di tutte le avventure vissute, ma posso solo dire che entro breve tempo riuscii a sistemare la situazione economica da solo. Si! eravamo nella casa occupata, ma almeno intanto non ci mancava niente. I miei figli crescevano sereni e io intanto mettevo via i soldi per cercare di comprare una casa migliore per tutti. Infatti, nel 2003 acquistammo la nostra casa di famiglia. Una casa bellissima, un appartamento di 148 mq disposto su due piani, dotata di sala grande; quattro camere da letto; cucina abitabile, sgabuzzino; due bagni e quattro balconi, dei quali due sul tetto del palazzo. Ero innamorato di quella casa, l'avevamo arredata benissimo e io stesso ci avevo lavorato davvero sodo per ristrutturarla finemente. Avevamo tolto una delle quattro camere per ampliare il salone e per fargli scendere al centro la scala in ferro battuto. Una figata insomma e, proprio perché la casa era nostra, l'avevamo ristrutturata e arredata non badando a spese, sperperando inutilmente risorse, commettendo un grave errore. Dopo circa dieci anni dalla disastrosa esperienza della panetteria e nonostante l'incompatibilità caratteriale tra me e mia moglie, già emersa proprio durante il periodo trascorso nella panetteria e passato tra una nutritissima serie di litigi; ugualmente decidemmo di acquistare una tabaccheria. Non fu una buonissima idea, non tanto per il lavoro in se stesso che andava benissimo, basti pensare che in un mese avevamo triplicato gli incassi, ma quanto proprio per l'incompatibilità caratteriale che, alla fine, si è tanto intensificata da spingerci a vendere la tabaccheria dopo soli cinque anni circa e a farci separare definitivamente dopo circa dieci anni. Dopo qualche mese dalla vendita del negozio, mia moglie rimase incinta del terzo figlio, ma avevamo un bel gruzzoletto da investire e non ci preoccupavamo. Ci mancava solo di capire dove investire ma, prima di decidere dove mettere i soldi, la solita sfortuna o Karma si fece viva con il conteggio delle cattive azioni e, come al solito, incominciò un'altra epoca di quelle drammatiche. Persi nuovamente tutti i soldi, ma questa volta non solo quelli. Successivamente persi anche la mia famiglia e la casa, insieme a molto altro. Quando indico "Famiglia" in questo frangente, mi riferisco al senso di famiglia unita, considerato che quando io e mia mogli ci separammo due dei miei figli rimasero con il loro, "Caro buon vecchio e saggio padre", come mi chiamano affettuosamente in maniera così solenne. Non facendomi sentire quel senso di solitudine conseguente a queste situazioni. Tutto questo, accadde successivamente ad un periodo davvero buio, ancora più buio di quello appena descritto e che lascio quì come un buco temporale che và dall'anno 2007, anno in cui vendemmo il tabacchi, fino all'anno 2012, limitandomi soltanto a dire, "Nè ho passate di ogni". E' vero, è stata brutta la situazione, ma c'era di buono che comunque mi aveva consentito di frequentare le scuole superiori fino alla quinta ma, a prescindere da questo, questa volta l'esperienza era stata talmente intensa e forte, che fece succedere qualcosa in me a livello profondo. Un giorno spiegherò bene, ma posso anticipare che credo che tutti gli esseri umani arrivino ad un punto di riflessione interiore profonda, e questo mi pare accada spesso "Nel mezzo del cammin di nostra vita" ovvero verso la metà della nostra vita come insegna Dante Aligieri. Poi c'è gente che lo percepisce e gente che invece no. Trascorsi sei lunghi anni del più oscuro periodo della mia vita e certo che tutto andasse migliorando, la sfortuna continuava invece la sua marcia contro di me. Per farla breve e non scendere troppo nei particolari, posso solo dire che nel periodo successivo al 2012, mi venne messa all'asta e venduta la casa perché non riuscivamo più a pagare il mutuo, perchè i Senegalesi a cui avevamo affittato la casa nel periodo oscuro, non pagavano più l'affitto e in più, ormai immerso nei guai a non finire, mi lasciai con mia moglie ritrovandomi completamente solo, se non solo per i miei figli, senza soldi e senza nemmeno senza saper dove e come poterne guadagnare ma, proprio in quei momenti così difficili, spinto dalla disperazione quella vera, incominciai a riflettere e a domandarmi: "cosa mi è rimasto?"., "Nulla". "Non ho un soldo". "Non ho una famiglia", "Non ho più niente e non so nemmeno come fare". "Però devo dire che il mio cervello funziona sempre bene, perchè avrei molte idee da proporre alle Aziende". "Del resto nel corso della mia vita ho pensato a moltissime soluzioni che poi davvero, dopo molti anni sono state realizzate e messe sul mercato". "Ma non è che forse aveva ragione la maestra Brullo?". Queste sono state le riflessioni di un uomo disperato. Ma anche di un uomo che non si lascia nè abbattere e nè intimorire e, proprio per queste mie caratteristiche che non mi fanno arrendere davanti a nulla, incominciai a studiarmi tutto sulla proprietà industriale ed intellettuale per proteggere le idee che intendevo presentare, fino a riuscire, completamente da solo, a scrivere, depositare, seguire l'iter e ottenere quattro Brevetti per invenzione industriale e a realizzare molti progetti di grande impatto sociale in ambito informatico, oltre cha a maturare competenze straordinarie per una persona con la sola terza media inferiore. Ma la cosa paradossale di tutta questa storia, è che è stato fatto tutto nel periodo più buio della mia vita, quando oberato da gravissimi problemi. Come disse Steve Jobs all'Università di Stanford: "Abbiate fame". Lo capisco benissimo, ma poi penso: "La sua storia si basa sul fatto che la Apple è stata fondata in un garage", Ma riflettendo bene però mi dico: "Se aveva il garage aveva una grande case e se aveva una grande casa aveva i soldi la sua famiglia". "Perchè è considerata una stranezza il solo fatto di aver costruito il primo PC nel Garage? Dove lo doveva costruire? Forse sul tavolo del salotto della madre?". Non mi pare molto strana questa circostanza tanto enfatizzata se la mettiamo a confronto con quello che ho passato io e, oltrettutto, nel mentre mi sequestravano la casa, mi separavo da mia moglie, non avevo un soldo e molto altro ma, nonostante questo, sono arrivato ad importanti soluzioni tecniche nel campo dell'energia, come ormai bene dimostrato dal confronto delle date di deposito e di rilascio dei miei stessi brevetti, con il brevetto depositato da WorldWideWin. L'articolo della rivista scientifica scrive: "Questa tecnologia ci consentirà di distaccarci dai combustibili fossili". Non l'ho scritto io, ma so solo che stanno parlando della mia tecnologia inequivocabilmente, di cui io già conoscevo i benefici, come dimostrato nella sezione del sito "STATO DELLA TECNICA". Rifletto spesso sulla vita degli inventori o degli artisti che, quasi sempre, prima di avere successo ne hanno passate di tutti i colori e, per questo motivo mi dico tra me e me: "Sembra essere un compromesso che prima di riuscire devi soffrire", e concludo, "Ma allora se la quantità di successo è subordinata al grado di sofferenza, allora vuol dire che io diventerò il più famoso di tutti". Quando però???
Mentre ero oberato da situazioni da panico, dal 2012 al 2019, e me ne successero ancora di tutte, proseguivo imperterrito il mio lavoro, sperando che da un momento all'altro si sarebbe sistemata la situazione, grazie magari alla vendita di qualche Brevetto o domanda di Brevetto, oppure per mezzo della realizzazione di qualche Partnership che finanziasse lo sviluppo della soluzione. Nulla, la sfortuna continuava a perseguitarmi in modo assillante e tutto andava sempre più a rotoli. Quello che mi tormentava più di tutto, era soprattutto la procedura di vendita all'asta della casa che andava avanti. Un dispiacere enorme, pensando che mancavano soltanto €40.000 per finire di pagare il mutuo. Io correvo per sistemare, ma qualcosa me lo impediva, come me lo impedisce anche ora, anche se in maniera minore. Non esagero se dico che ogni cosa che facevo in quel periodo, anche banale, andava male. Tanto che ad un certo punto pensai addirittura che forse i ragazzi di colore a cui avevo affittato casa, mi avessero fatto un maleficio, considerato che dovemmo sfrattarli con l'ausilio delle forze dell'ordine perché non se ne volevano andare via da casa mia. Le persone che mi conoscono bene, possono testimoniare quanto era intenso il grado di sfortuna anche nelle minime cose, per avermi indotto a pensare una cosa del genere. Ma tutto non era stato da me elaborato per caso, ma bensì invece, in seguito ad una circostanza precedente che ora accenno quì. Nel 2007 era successa una cosa brutta in famiglia e loro (i Senegalesi), si erano messi a disposizione per fare risolvere il problema tramite un rituale di magia, che avrebbero fatto fare da uno stregone in Africa. Per questo motivo pensai subito alla stregoneria. Tra l'altro, dopo aver avuto questo sospetto presapoco nel 2018 , naturalmente incominciai a documentarmi a riguardo dei rituali di magia nera compiuti in Senegal e, ad un certo punto, mi imbattei in un articolo che spiegava che in Senegal compivano un un rituale di magia JiuJiu, sacrificando un animale, preferibilmente un piccione. Il maleficio sarebbe servito per fare ridurre in povertà chi ne era colpito, fino a farlo impazzire e il maleficio avrebbe continuato ad avere effetto fino a che le ossa dell'animale sacrificato non si fossero completamente consumate. Giuro che la situazione giornaliera era quella per davvero, ogni cosa che facevo andava male. Non potevo credere a quelle baggianate io, proprio io che sono una mente scientifica nata. E così non ci pensai più per un periodo, ovvero fino a quando un giorno decisi di pulire l'intercapedine che c'era al piano di sopra a casa, situata tra le pareti delle camere da letto e il tetto e, proprio mentre stavo pulendo, notai che in fondo all'intercapedine, anche se era molto buio, c'erano delle bottiglie di vino di birra e di qualche superalcolico e, mentre pensavo "Altro che mussulmani, guada come bevono", vidi lì vicino lo scheletro intero e bianchissimo di un piccione. Subito abbinai l'alcol a qualche strano rituale ma, prima di tutto, ripensai all'articolo che lessi qualche mese prima e abbinai subito la circostanza in cui proposero il rituale per farci un favore. Naturalmente pensai che fosse stato un caso e che il piccione fosse riuscito ad entrare, anche se non capivo da dove, e che non fosse più riuscito ad uscire e, per questo, fosse morto. Ma le coincidenze erano talmente tante che, nel dubbio, come da mia natura agnostica, mi documentai nuovamente, ma questa volta a riguardo di come ci si doveva comportare in casi del genere. Per farla breve, tutto si concluse con una preghiera; con la benedizione della casa e con l'incenerimento sul fuoco dello scheletro del piccione, ma senza averlo toccato, visto che questo era molto importante secondo la procedura. Io non so se è reale tutto questo, ma so solo che sono stati reali i guai che passavo e, soprattutto, che era reale il fatto che dal momento in cui mi sono liberato del piccione e ho benedetto la casa, le €50 in tasca non mi sono più mancate. Intanto io proseguivo la mia corsa all'oro per salvare la casa per mezzo della realizzazione di continue soluzione tecniche e depositi di relativi Brevetti, ma senza mai riuscire ad ottenere risultati tangibili. Tante soddisfazioni, ma niente moneta. Intanto la procedura esecutiva sulla casa andava sempre più avanti e l'ufficiale Giudiziario stringeva sempre di più il nodo. E' vero, ero riuscito a formare un bel Team nel 2017, ed ero arrivato a risultati pazzeschi nel 2017, del tipo quello che Tomtom Telematics voleva integrare l'App Cargospaceworld sui propri dispositivi di bordo dedicati alla loro divisione WebFleet ma, nel frattempo, la mia situazione economica era diventata sempre più disastrosa. Ero da solo, senza soldi e senza lavoro e, giusto perché la sfortuna non aveva limiti, circa un anno dopo me ne successe un'altra di quelle davvero gravi per cui è meglio lasciare nel racconto un altro buco temporale di almeno due anni e continuare a scrivere della quasi Partnership con Tomtom. Ricevetti l'invito da TomTom presso i loro uffici di Milano e, insieme a due membri del Team che ero riuscito a costituire, ci recammo all'appuntamento. Con infinito entusiasmo, parlammo della possibilità e delle modalità concreta di integrazione dell'app nei loro dispositivi di bordo android pro8. Il Direttore Commerciale: "Voi realizzate una presentazione che faccia capire bene cos'è Cargospaceworld e intanto lavorate allo sviluppo dell'app". "Intanto mi serve una presentazione, ma mi seve qualcosa che si muove". " Poi a noi (TomTom), non costa nulla proporre l'app ai nostri clienti già fidelizzati, per offrirgli un servizio aggiuntivo così utile ai nostri servizi base". Uscimmo da quell'ufficio tanto felici che non si poteva descrivere, i miei sogni si stavano concretizzando, perché c'erano circa l'ottanta per cento delle probabilità di incominciare a lavorare con Tomtom telematics, così ottenendo una visibilità eccezionale e, soprattutto , ottenendo la possibilità che i loro ottocentomila clienti diventassero anche i nostri clienti. Diciamo che ero arrivato al traguardo, ma purtroppo non andò secondo i piani. Lasciati i ragazzi del Team e mi incamminai verso casa. E' immaginabile con quanto entusiasmo e con quanti pensieri percorsi la strada del ritorno. Da una situazione disastrosa, ero arrivato davanti alla porta d'ingresso per la risoluzione dei miei problemi ma, come al solito, la sfortuna si accanì nuovamente e, proprio nel momento in cui entrai nel portone di ingesso del palazzo di casa, notai nella casella della posta una lettere con dei timbri che mi sembravano del Tribunale. E in effetti era così per davvero, era l'avviso di asta per la casa. Smorzato drasticamente l'entusiasmo per Tomtom, sentì il sangue ribollirmi delle vene , e così successe un altro casino, per il quale, come anticipato, è meglio lasciare un altro spazio temporale per non rischiare di dilungarsi troppo e passare direttamente all'anno 2019. Quest'anno, fu il migliore di tutti per i miei progetti. Arrivai 13° su 301 progetti nella Call Boost Your idea di Lazio Innova col progetto Cargospaceworld. Mi approcciarono i Business Angels Partners del programma, ma il Team, inspiegabilmente. non si fece più sentire. Nessuno rispondeva più ai miei messaggi. Mi mollarono tutti insieme senza nemmeno conoscersi uno con l'altro. Mi pareva molto strano, ma poi capii che la questione era solo riferita (Giustamente) al fatto di dover impegnare il proprio tempo senza ricavarne un profitto, così come anche per via dei propri impegni di lavoro. Certo, se lo avessi saputo che sarebbe finita così, non mi sarei nemmeno impegnato ad applicare ai bandi, ma che si può fare? Anche questa è esperienza. Ho avuto molte altre grosse opportunità che non sono riuscito a cogliere, come ad esempio quella riferita all'invito alla settimana dell'imprenditoria d'élite mondiale a Suzhou presso l'Università di XI'AN, con un piano di sviluppo della soluzione Cargospaceworld, da parte del Ministero Della scienza e Della Tecnologia Cinese. Sono stato invitato da Audi/Techstars a Berlino per tre mesi e con lo stipendio mensile per sviluppare il prototipo della soluzione WindWheel. Ho vinto la Call "Zero automotive" di Hack Asia e ad oggi, proprio mentre scrivo, sto perdendo anche l'occasione di sviluppare la soluzione A-Toroidal con l'acceleratore ClimatechX BIA che mi vorrebbe in Germania e sempre a Berlino per otto mesi con lo stipendio mensile, per arrivare a ingegnerizzare e prototipare la soluzione, fino al lancio sul mercato con l'aiuto di finanziatori e di un contributo della CEE di €137000. Anche questa è persa purtroppo. Sono arrivato molte volte sulla linea del traguardo e non sono riuscito ad andare avanti, ma ho capito molte cose da queste esperienze e, la più importante tra tutte, quella relativa al fatto che se non hai persone serie e competenti che ti circondano in questo difficile lavoro, è meglio che lasci stare. Io sarei stato disposto ad andare in ogni parte del mondo per sviluppare i miei progetti, sapendo anche svolgere qualunque attività legata alla fisica delle soluzioni, pur non sapendo fare i calcoli, ma purtroppo non parlo l'inglese e, inoltre, benchè io abbia molte competenze tecniche, queste non sono certificate. Tutte le difficoltà, sono causate principalmente dal non conoscere l'inglese e dal non avere la Laurea, ma posso garantire che nel mio CV è tutto vero quello che c'è scritto, anzi, non ci sono scritte anche moltissime altre competenze "Normali", tipo quella di saper cucinare benissimo. Di saper fare l'elettricista, l'idraulico, il muratore e il piastrellista e molto, ma molto altro e di non aver mai chiamato nessuno per qualsiasi guasto in casa. Insomma, la mia competenza più grande è quella della poliedricità e di saper vivere in qualsiasi condizione e trovare soluzioni diciamo. Se vogliamo dare un'interpretazione al mio strano modo di apprendimento e alla mia cognizione, possiamo esprimerlo così: "Di tutto un po', in un po' di tutto". Nel senso che ritengo che per poter pensare fuori dagli schemi, sia necessario carpire e immagazzinare tante informazioni di base centrale su molti argomenti i quali, in seguito, ovvero al momento giusto, dovranno essere ritirati fuori, rielaborati e solo in questo momento approfonditi, ma sulla base della nuova informazione o nozione che ci si presenta davanti e che ci ha fatto scattare la molla dell'interesse. Sembra tutto un processo normale, ma in verità non è proprio così...
Ma cos'è un genio? Cosa fa un genio? Come si comporta un Genio? Cosa significa la parola Genio? Secondo il mio parere, quello che si può definire un genio è semplicemente soltanto una persona che nasce con una acutissima capacità di percezione sia mentale che fisica del mondo che lo circonda e che già dal momento in cui viene al mondo è fortemente consapevole che lui stesso esiste e percepisce naturalmente lo stato della propria vita con estrema acutezza, in modo molto più accentuato degli altri e sente, ma senza rendersene conto, di avere un collegamento chiamiamolo spirituale con l'intero Universo e non solo con quello che lo circonda e che può vedere e che comunque lo porta ad essere curioso e ad indagare su tutti i fenomeni fisici che gli si manifestano davanti, perché sta cercando qualcosa che nemmeno lui stesso conosce. E' solo una questione di sensazione credo, o meglio, di percezione e consapevolezza. Credo che se la capacità di metabolizzare informazioni anche sommarie e anche quasi senza accorgersene e a riuscire poi, anche a distanza di anni, a tirarle fuori nel momento in cui queste risultano utili o coincidano con le nuove informazioni appena recepite in un determinato momento, e che eventualmente ti servono per poter realizzare qualcosa che hai pensato, oppure ancora, che ti fanno venire in mente una soluzione nuova quando le informazioni nuove sono confrontate con le informazioni o nozioni già acquisite prima (Forse decenni prima) e quasi impercettibilmente, ma che nonostante questo riaffiorano automaticamente anche dopo molti anni, per abbinarsi con le informazioni nuove acquisite che poi, dopo essere state elaborate, o meglio, miscelate tra loro, ti consentano di pensare e a tirare fuori qualche soluzione nuova ogni volta, allora sono un genio anch'io. Ma non lo potrei credere, questo perché per me questo processo è una condizione semplice, naturale e sempre attiva da sempre. O meglio, che si attiva automaticamente, immediatamente dopo l'osservazione del problema che si presenta, oppure dopo la visione o percezione di un fenomeno fisico, per fare in modo che il cervello incominci a lavorare da solo per fare riemergere le nozioni, appunto, spesso nascoste, per trovare la soluzione per mezzo di una specie di visione chiara di tutte le componenti che costituiscono il progetto o la soluzione. Molti dicono che gli inventori hanno le visioni e, sotto certi aspetti, posso confermare che è davvero così, essendo ormai anch'io un inventore, ed essendo anche testimone del fatto che anche io come tanti, vedo nella mia mente l'oggetto o la soluzione perfettamente limpida che si costruisce mentre la penso, ma quando dicono scemate del tipo "Le informazioni gliele mandano gli alieni", o altre cose del genere, come ad esempio era capitato a Tesla, mi immolo come testimone per smentire queste favole tramite l'esaustiva spiegazione che ho riportato quì. Credetemi, è' solo tutta percezione unita ad attenzione, curiosità, fantasia e un pò di pazzia, se vogliamo considerare le capacità valutative fuori dagli schemi. Le informazioni vengono metabolizzate naturalmente senza accorgersene, e quando ti servono saltano fuori. E' semplicemente così. E' un processo naturale, che io volte non riesco più a fermare, forse perchè generato dall'emicrania-cefalea con aura di cui soffro da quando ero bambino e che, recentemente, i Neurologi Italiani pare che abbiano scoperto quale sarebbe la causa del disturbo, che risulterebbe generato da una iperattività celebrale, sia elettrica che dei pensieri, che non si riesce più a fermare e che quando la tensione o lo sforzo celebrale diventa troppo forte e non riesci più a sostenerlo, l'organismo reagisce come un Flipper che, se troppo scosso e sollecitato, va in Tilt e si blocca tutto. Ed in effetti la sensazione è proprio questa, tante volte anche accompagnata da episodi di afasia. Ma questo credo che non faccia di me una persona più intelligente delle altre, ma però posso almeno affermare con certezza di avere avuto molte soddisfazioni e molte buone idee, e che le stesse, con grande soddisfazione personale, sono stato solo il frutto del mio fertile terreno, senza la necessità di dover andare a scuola o di qualcuno che mi spiegasse nel caso non avessi capito. https://www.medicinafunzionale.org/single-post/2016/06/13/lemicrania-vi-rende-piu-intelligenti
Dopo molta meditazione, sono riuscito ad interpretare i meccanismi celebrali alla base delle parole della mia maestra "Non fa niente, eppure sa rispondere a tutto". E' Questa la spiegazione, La comprensione non deve essere una forzatura, ma deve avvenire in modo naturale, senza nessuno sforzo. Ma purtroppo la scuola, così come organizzata è già nel suo insieme tutto uno sforzo, già soltanto partendo dal fatto che devi andarci da un orario ad un orario e da un giorno a un giorno preimpostati, che magari non coincidono con il tuo momento di apertura mentale. Per non parlare del contesto autoritario e a volte severo in cui si trovano gli studenti che hanno sempre addosso la pressione di dover per forza capire e più si sforzano e più non capiscono, ma semplicemente perché il cervello ha mille forzature in quei momenti. "L'ingrugnimento" per capire per forza fa l'effetto contrario a quello atteso. Ultimamente ne ho avuta una chiara percezione a riguardo, per una cosa per cui avevo difficoltà a capire. Io cosa ho fatto? Ho mollato l'attenzione mentre si riproduceva il video e mi sono messo a fare altro. Sembra incredibile, ma avevo capito tutto senza nemmeno accorgermene, così, con leggerezza. Vorrei fare un esempio con un paragone molto poco pudico per trasmettere bene il concetto. Il cervello funziona come quando devi andare in bagno, più sforzi e più non riesci. Tutto deve avvenire naturalmente.
Questo non significa di certo che io non abbia studiato, anzi, posso dire che io vivo di studio da ormai più di quindici anni e, tra un problema e l'altro, sono arrivato anche in 5° superiore (Un giorno spiegherò), anche se a distanza di molti anni, ma la differenza tra me e le masse in generale, è quella riferita al fatto che io studio per capire davvero e non per prendermi il titolo di studio per il lavoro o per esibirlo in Pubblico, oppure perchè lo volevano i miei genitori che, nel mio caso, avevano rispettivamente la seconda e la quinta elementare. Non voglio di certo dire che la scuola non serva a nulla e che tutti i laureati siano dei deficenti. No! non è così assolutamente. Dico solo però, che ce ne sono tanti di laureati che non capiscono niente e forse proprio per come è impostata la didattica, che più che un piacere diventa un nodo scorsoio al collo per gli studenti, soprattutto per quelli in tenera età. Posso soltanto dare un consiglio agli studenti: "Mettiete sempre in dubbio con intelligenza. Questo è il seme dell'evoluzione. Miscelate le nozioni che avete appreso col la tua fantasia, perché se non saprete elaborare col pensiero prima che con la matematica, vi potrete solo limitare a ripetere come i pappagalli il lavoro fatto da altri".
Credo, proprio per esperienza personale, che sarebbe sufficiente soltanto una buona memoria per conseguire il titolo di studio, ma lo volete sapere il semplicissimo perché? Perché tutto quello che viene insegnato e studiato, come diceva Leonardo, è stato fatto da altri e "noi", poveri studenti, ci dobbiamo soltanto limitare a copiare Legalmente e a ripetere, illustrando e riproducendo quello che hanno fatto o scoperto gli altri per noi, senza mai poter mettere in dubbio nulla per via dei modelli prestabiliti e senza nemmeno considerare che invece quello che abbiamo imparato dovrebbe essere messo sempre in dubbio se potrebbe servire ad uno scopo più nobile come quello di fare compiere all'umanità un nuovo passo evolutivo. E poi ci gasiamo e siamo anche fieri di essere dei copioni legalizzati, come del resto si gasavano anche i letterati dell'anno 1500 a cui si rivolse Leonardo.
«So bene che, per non essere io letterato, che alcuno prosuntuoso gli parrà ragionevolmente potermi biasimare coll’allegare io essere omo sanza lettere. Gente stolta! Non sanno questi tali ch’io potrei, sì come Mario rispose contro a’ patrizi romani, io sì rispondere, dicendo: Quelli che dall’altrui fatiche se medesimi fanno ornati, le mie a me medesimo non vogliono concedere. Or non sanno questi che le mie cose son più da esser tratte dalla sperienza, che d’altrui parola, la quale fu maestra di chi bene scrisse, e così per maestra la piglio e quella in tutti i casi allegherò». Leonardo Da Vinci.
Io, si! proprio come Leonardo o come Faraday e molti altri, e non lo dico di certo per paragonarmi a loro, ma è ormai evidente credo, che a certe conclusioni ci sono arrivato da solo e grazie al solo frutto della mia esperienza e non della scuola, come ampiamente dimostrato dalla vita che ho trascorso, (e che garantisco che qui ho sintetizzato moltissimo). Così come è anche dimostrato dai miei Brevetti e dalla moltitudine di progetti, Business Plan e disegni in 3d realizzati completamente da solo. Ho capito da solo certi concetti, semplicemente perché le informazioni che acquisivo piano, piano le elaboravo autonomamente e secondo la mia visione e la mia intuizione, non c'era qualcuno che mi diceva "Non si fa così, oppure si fa così". Allo stesso modo, credo che anche il mio CV esprima chiaramente il frutto della "Sperienza", semplicemente soltanto perché contiene informazioni e competenze vere e davvero solo maturate col frutto dell'esperienza che, nello specifico, mi hanno consentito di riuscire a realizzare la detta moltitudine di capacità e competenze tecniche, che mi hanno poi consentito di ottenere quattro Brevetti per invenzione industriale, di avere ottenuto inviti prestigiosi e di aver realizzato molti progetti di ingegneria dell'informazione, alcuni dei quali troverete ben illustrati qui. Per concludere, oggi sono ancora qui combattuto tra la contentezza di avere avuto ragione sulla MIA tecnologia brevettata nel 2016 e ad oggi implementata nell'eolico dai Norvegesi e la rabbia dovuta al fatto che per otto anni ho cercato di trovare Partnership per sviluppare il generatore, così come oggi è realizzato da altri, propagandando ed evidenziando i benefici tecnici a cui avrebbe portato questa tecnologia ai centri di ricerca; agli ingegneri; ai fondi di investimento; ai professori universitari; ad Aziende leader nel settore dell'energia. Nulla non mi ha ascoltato nessuno, così facendo finire la tecnologia Italiana nelle mani di altri paesi, col risultato che ora io mi trovo sempre allo stesso punto, con un pugno di mosche in mano a dover forse trattare con estranei della mia tecnologia come se invece fosse la loro. Il Brevetto in questione, che si potrà visionare quì sul sito unitamente alle rivendicazioni, riguarda un generatore sicrono a magneti permanenti e bobine contro rotanti tra loro che, già fin dal 2016, quando presentavo agli "esperti", quasi mi prendevano per un deficiente. Mentre ora salta fuori che la mia tecnologia è stata copiata dai Norvegesi e che, addirittura, nella loro propaganda della stessa soluzione, sostengono esattamente tutto quello che sostenevo io anni prima, ovvero che se l'alternatore della turbina eolica, così come anche quello dell'alternatore nella ruota, sarebbe stato configurato con due rotori contro rotanti tra loro, a cui aggrappati rispettivamente magneti permanenti all'uno e bobine all'altro, il generatore avrebbe sviluppato fino al triplo in più dell'energia elettrica, pur occupando gli stessi spazi di territorio. Non mi hanno ascoltato, neanche davanti alla dimostrazione pratica del prototipo che potrete vedere quì nel sito. A questo punto c'è proprio da chiedersi: "Ma chi è il cretino adesso?". "io che ho la terza media ma ho inventato la soluzione che forse ci permetterà di distaccarci dai combustibili fossili, oppure tu che hai la laurea in ingegneria e che occupi anche un posto di grande rilevanza e perlomeno avresti dovuto accertare l'efficienza della soluzione ma non hai fatto o capito nulla?". Non immaginate a quanti "professionisti", Aziende e a quanti enti di ricerca ho inviato la soluzione senza ottenere i risultati ovvi, più che sperati, considerando la portata della scoperta che ora è diventata tangibile e inopinabile. Cercavo partners che finanziassero l'estensione del Brevetto nel 2016, sperando che fosse facile, considerato il rapporto di ricerca più che positivo, ma nulla, nessuno ha capito la rilevanza della soluzione.
Nella sezione, " STATO DELLA TECNICA" si potranno confrontare tutti i miei brevetti, con quello rilasciato ai Norvegesi riguardante la detta tecnologia di cui si potranno anche confrontare le rivendicazioni. Questo allo scopo di fornire maggior sostegno a quanto finora qui asserito e dimostrare al mondo intero che Davide Panigada, benché abbia soltanto la terza media inferiore come grado di istruzione, riesce ugualmente a capire e a trovare, prima degli altri, le soluzioni ai problemi tecnici. Allo scopo di evidenziare maggiormente le mie attitudini naturali, qualora qualcuno stolto avesse dei dubbi, voglio dimostrare ancora più energicamente la mia credibilità postando sul sito anche alcune soluzione pensate molti anni prima e mai Brevettate per via del rischio di non riuscire ad estendere il Brevetto all'estero, come già successo. Ma alla fine è andata anche peggio, perché le mie stesse idee le ha avute qualcun altro dopo circa dieci anni. Ho avuto moltissime grandi idee nella mia vita, che poi in seguito sono puntualmente state tutte davvero realizzate e, proprio per questo motivo, da un po' di tempo ho deciso che d'ora in avanti, finché camperò continuerò ad esprimere la mia vera natura attraverso le mie idee a prescindere dai ricavi o meno. Mi basterà soltano che un giorno, quando si parlerà di qualche soluzione tecnica che avrà portato un beneficio all'umanità, qualcuno dimostri al mondo che l'ho inventata io. Il mio amico e Mentore spirituale Giuseppe Carrella, mi ripete sempre questa frase che mi ha illuminato: "bisogna avere il coraggio di cambiare la camicia bianca quando serve per riiniziare da capo". Questo credo sia uno di quei casi...