Il cibo ha avuto un ruolo importante nella storia dell’umanità: nutrirsi è sempre stato il primo bisogno dell’uomo. Parlare dell’alimentazione di un’epoca ci fa subito capire come vivevano e qual era la loro condizione. In tutta l’Europa, durante il Medioevo, i prodotti destinati all’alimentazione provenivano dagli orti e dai campi coltivati attorno ai villaggi. Altri alimenti venivano raccolti dai boschi e nelle foreste, ad esempio ghiande, funghi, radici, frutti spontanei.
È dopo l’anno Mille che la ricerca del cibo diventa più difficile a causa dell’aumento della popolazione e della diminuzione dei terreni da poter coltivare poiché molti venivano usati dai grandi Signori come riserve di caccia, di pesca e per il pascolo.
La carne scarseggiava e divenne sinonimo di abbondanza e prosperità, mentre i pochi animali domestici divennero essenziali per svolgere il duro lavoro dei campi.
Il consumo dei cereali era aumentato perché il pane era divenuto un elemento essenziale per il nutrimento della popolazione.
Il pane, infatti, era presente a ogni pasto, ve ne era di tutte le varietà e colori: d’orzo, di segale, di castagne; il colore diverso del pane significava l’appartenenza ad una precisa fascia sociale.
I contadini si cibavano dei prodotti della terra da loro coltivata come le verdure dell’orto: cavolo, zucchine, cipolle, spinaci per farne zuppe di verdure di stagione, spesso mescolate ai legumi: ceci, fave, lenticchie, facili da essiccare e ricche di proteine; queste zuppe, spesso, sostituivano il cibo che veniva consumato soprattutto nei giorni di festa.
Venivano consumati anche carni bianche: polli, galline, qualche coniglio cucinati con erbe aromatiche tipiche dell’area mediterranea, come timo, rosmarino e basilico, insieme al grasso ricavato dagli animali e all’olio d’oliva che arricchiva queste semplici pietanze.
Particolare di una miniatura: l'uomo mangia con le mani seduto a tavola mentre una donna prepara il lardo e un'altra cucina
La raccolta del grano. Alcune persone, chine, mietono e altre preparano i covoni
La macellazione del maiale
La vendemmia. partendo da destra, un uomo raccoglie l'uva, una donna versa in un tino l'uva da pigiare e un giovane, a gambe nude, è pronto per la pigiatura
Diverse qualità di carni arrostite erano il cibo preferito del ceto nobiliare.
Lo stesso Carlo Magno era un gran mangiatore di arrosti e, probabilmente, è per questo che soffriva di gotta.
Attraverso i libri contabili si può desumere che i signori si nutrivano di carni bianche (capponi, oche, galline, polli) e rosse (manzo e maiale), ma soprattutto di selvaggina, come cervi e cinghiali e la carne d’agnello con pane di grano, uova e formaggi.
Per cuocere i cibi si usava sovente la bollitura con molte spezie, come il pepe che a quel tempo era carissimo e veniva usato anche come merce di scambio.
Le verdure, i legumi e la frutta non venivano abitualmente consumate dai signori perché erano considerati poco digeribili e venivano sconsigliati dai medici di allora perché troppo pesanti per i loro stomaci raffinati.
Il miele era l’unico dolcificante conosciuto e usato solo dai ceti nobiliari, perché lo zucchero, di provenienza araba, non era ancora diffuso.
Venivano utilizzate molte spezie provenienti dalle Indie come il coriandolo, il pepe, la cannella, la noce moscata, i chiodi di garofano, difficili da trovare perché molto costose; queste insaporivano i cibi e le bevande, ritardando la putrefazione e addolcendo i sapori aciduli.
Venivano usate anche le erbe aromatiche perché la carne, soprattutto la selvaggina ‒ cervi, caprioli, anatre, fagiani ‒ diventava meno dura e acquistava un sapore gradevole.
Il vino era l’unica bevanda consumata sia dai contadini che dai potenti in quanto era nutriente, rendeva più allegri, si usava come anestetico, tutti ottimi motivi che ne favorivano il consumo sia da parte dei contadini che dei ricchi signori.
I cibi dei ricchi e quelli dei poveri