IL CAMMINO DI DANTE
"NEL MEZZO DEL CAMMIN DI NOSTRA VITA."
"NEL MEZZO DEL CAMMIN DI NOSTRA VITA."
INTRODUZIONE:
Siamo nella Settimana Santa, dal sette al tredici aprile del 1300, quando Dante viene scelto per visitare il mondo ultraterreno e il Regno dei Cieli. Tutto parte con la Vergine Maria che prega Santa Lucia, affinché riferisca a Beatrice di aiutare Dante, recandosi da Virgilio. Quest'ultimo, grande poeta romano che simboleggia la ragione umana, è la prima guida di Dante che lo accompagnerà attraverso tutto l'Inferno fino al Paradiso Terrestre, dove a lui si sostituirà Beatrice, simbolo della fede. Infine, l'ultima guida di Dante sarà San Bernardo, simbolo dello slancio contemplativo, il quale si sostituisce a Beatrice nella candida Rosa dei Beati.
FINALITA':
Dante percorrere questo viaggio per sfuggire alle passioni terrene e arrivare alla libertà morale e alla fede. Egli intende rappresentare la lotta dell'uomo contro il peccato e la liberazione da esso; ma la lotta dell'uomo con il male rappresenta, nel linguaggio dantesco, la lotta dell'umanità per la conquista della felicità. Questo viaggio, inoltre, non serve a Dante solo per fungere da "guida" all'uomo, ma anche perché egli stesso deve purificarsi ed elevarsi a Dio.
LE TRE GUIDE E LA LORO FUNZIONE:
Beatrice, rappresentante e simbolo della scienza teologica, assume il ruolo di guida fino al decimo cielo, l'Empireo, dove la donna amata da Dante torna al suo seggio nella Candida Rosa.
Nella Divina Commedia Beatrice diventa una "donna angelicata", una creatura spirituale, il cui amore induce al bene e alla salvezza eterna, motivo per il quale a lei spetta il ruolo di guida nella terza cantica, quella dedicata al Paradiso.
San Bernardo, un vecchio dall'aspetto venerando il cui volto ispira benigna letizia e con l'atteggiamento devoto di un padre amorevole, è l'ultima guida che accompagna Dante nel suo viaggio ultraterreno.
Dante lo sceglie come guida nel Paradiso perché, per innalzarsi alla visione di Dio, agli uomini non basta la scienza teologica (rappresentata da Beatrice), ma occorre l’ardore contemplativo e il soccorso delle grazie che possono giungere attraverso l’intercessione della Madonna.
IL CAMMINO:
All'inizio della commedia Dante esordisce con "Nel mezzo del cammin di nostra vita" con il proposito di narrare un viaggio, ma non un viaggio qualsiasi, bensì un viaggio interiore portato ad esempio per tutti gli uomini. Dante, infatti, durante il cammino incontra spesso delle anime nei cui pensieri e comportamenti si immedesima; inoltre, vedere i peccatori nell’Inferno che soffrono pene atroci, è un colpo forte per Dante che ripensa ai suoi peccati, tra i quali il più noto è la superbia, caratteristica che riconosce tra i suoi difetti.
Emozioni di Dante personaggio:
Fin dal proemio dell’Inferno, egli prova un sentimento di paura alla vista di quel mondo sconosciuto, in particolar modo quando arriva nella selva oscura e poi quando incontra le tre fiere: la lonza, il leone e la lupa. Inoltre, si sente anche inadeguato al compito che gli è stato affidato, ritenendo di non avere le capacità di Enea e San Paolo i quali, prima di lui, erano riusciti a compiere il viaggio attraverso il mondo ultraterreno.
Grazie all’aiuto di Virgilio, Dante riuscirà però a trovare la forza per continuare il suo viaggio e riuscirà ad acquisire maggiore consapevolezza. Il poeta latino non solo, infatti, gli infonderà coraggio e sicurezza, ma lo inciterà anche a proseguire il suo percorso nell'oltretomba.
INFERNO II
Ma io perché venirvi? o chi ’l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono:
me degno a ciò né io né altri ’l crede. 33
Per che, se del venire io m’abbandono,
temo che la venuta non sia folle.
Se’ savio; intendi me’ ch’i’ non ragiono». 36
ANALISI:
Come è affermato da Dante nel verso 33, egli ha paura che anche altre persone non lo reputino in grado e all'altezza di compiere questo percorso. Dante ha paura che il viaggio nell'Aldilà sia folle, non autorizzato dal volere divino e premonitore quindi di pericoli sul piano della salvezza.
PARADISO XVII
«Ben veggio, padre mio, sì come sprona
lo tempo verso me, per colpo darmi
tal, ch’è più grave a chi più s’abbandona; 108
per che di provedenza è buon ch’io m’armi,
sì che, se loco m’è tolto più caro,
io non perdessi li altri per miei carmi. 111
ANALISI:
In opposizione ai versi del canto dell'Inferno sopra citati, a questo punto del viaggio Dante acquista maggiore consapevolezza e sicurezza per il futuro cammino, grazie alle esperienze che ha vissuto in questo viaggio. In particolar modo questa consapevolezza si può notare nelle prime parole "Ben veggio".
IL CAMBIAMENTO DI LUCE DURANTE IL PERCORSO:
Il cammino di Dante è anche caratterizzato da contrasti di luce.
Infatti, il rapporto luce-oscurità, da sempre sinonimo di relazione e contrasto tra bene e male, è un tema che si può trovare facilmente all'interno della Divina Commedia.
Dante cammina nell'Inferno al buio, facendo fatica a vedere e non trovando mai uno spiraglio di luce, non riuscendo quindi mai a percepire lo scorrere del tempo. Al contrario, nel Purgatorio, vi è un'alternanza di giorno e notte in cui Dante riesce a vedere sia albe che tramonti, capendo facilmente in che momento nella giornata si trova.
Nel Paradiso invece, vi è una luce che diventa più intensa man mano che Dante si avvicina alla fine del suo percorso e al cospetto di Dio. Come nell' Inferno, non riesce a percepire lo scorrere del tempo poichè vi è una luce perenne.
PURGATORIO VIII
Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ‘ntenerisce il core
lo dì c’han detto ai dolci amici addio; 3
e che lo novo peregrin d’amore
punge, se ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more; 6
ANALISI:
Il momento della giornata rappresentato da questi versi è il tramonto, i viaggiatori stanno partendo e la nostalgia di casa e degli affetti cresce. Il calar della sera è anche il momento della giornata in cui l'uomo avverte di più le sue debolezze e le sue insicurezze. Come i pellegrini, anche Dante prova più questi sentimenti di nostalgia e tristezza piuttosto che il sentimento di gioia per essere partito per un nuovo viaggio.
PURGATORIO XXVII
E già per li splendori antelucani,
che tanto a’ pellegrin surgon più grati,
quanto, tornando, albergan men lontani, 111
le tenebre fuggian da tutti lati,
e ‘l sonno mio con esse; ond’io leva’mi,
veggendo i gran maestri già levati. 114
ANALISI:
In contrapposizione al canto precedente, in questi versi il sole sorge e i pellegrini sono più lieti e più felici di continuare il loro cammino poiché la meta si avvicina. Anche Dante pellegrino è consapevole e fiducioso che presto arriverà alla meta raggiungendo il Paradiso, confidando nella grazia divina. Al contrario, Dante esule, invece, non spera di tornare in patria.
DANTE E ULISSE, IL VIAGGIO A CONFRONTO:
Dante e Ulisse: due viaggiatori, due diversi modi di viaggiare, due mete da raggiungere..
Il loro viaggio presenta analogie e differenze: entrambi procedono su un cammino in linea retta, ma mentre Ulisse procede su un piano orizzontale, Dante su un piano verticale di “ascesa”, di salita verso la luce divina. Dante rappresenta un pellegrino che cerca la salvezza, Ulisse, invece, è più un esploratore che va verso la conoscenza a tutti i costi. Le motivazioni che li portano a viaggiare sono diverse: Ulisse si muove per sete di conoscenza, che ha un significato profondo anche per Dante, ma mentre per quest'ultimo la conoscenza cresce contemporaneamente alla crescita morale, per Ulisse, invece, c'è una separazione fra conoscenza e morale. Nell’opera di Dante, questo esagerato desiderio di scoprire, diventa infatti qualcosa di negativo, qualcosa che bisogna sforzarsi di controllare per non superare i limiti posti da Dio. Ulisse, quindi, viene visto negativamente proprio per questa sua smania di conoscenza, ed è quasi il simbolo di una sfida coraggiosa che lo porterà, alla fine, a superare i confini del mondo (le colonne d’Ercole), ma con la conseguenza del naufragio e quindi della dannazione e della discesa verso l’Inferno. Dante sembra voglia utilizzare Ulisse proprio come personaggio da contrapporre a se stesso. Sia Dante sia Ulisse, infatti, iniziano un difficile viaggio, ma mentre quello del primo è voluto da Dio, quello di Ulisse no. Dante continuerà il suo viaggio di redenzione mentre l’eroe omerico sarà condannato a subire le pene dell’Inferno.
INFERNO XXVI
Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio
quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi,
e più lo ’ngegno affreno ch’i’ non soglio, 21
perché non corra che virtù nol guidi;
sì che, se stella bona o miglior cosa
m’ha dato ’l ben, ch’io stessi nol m’invidi. 24
ANALISI:
In questi versi si nota come Dante non voglia peccare di Hybris, accecamento mentale che impedisce all'uomo di riconoscere i propri limiti e di commisurare le proprie forze, avendo ambizioni troppo elevate e osando oltrepassare il confine posto da Dio. Così invece fece Ulisse, convincendo i propri compagni di viaggio a superare il limite rappresentato dalle colonne d'Ercole.
Lucia Morlini, Greta Rubaltelli