INTRODUZIONE GENERALE
Dante affronta spesso la tematica della corruzione della Chiesa e all'interno della Divina Commedia sono diversi i punti in cui il poeta inveisce contro di essa. Da quanto è possibile apprendere dalla sua opera politica più famosa, il De Monarchia, ritiene che il sistema dei due soli sia il sistema politico migliore. Secondo questa teoria i poteri del Papa e dell'Imperatore devono coesistere e collaborare, senza che uno prevalga sull’altro e ognuno ha il proprio compito: la Chiesa si occupa della felicità ultraterrena e l'Imperatore di quella terrena. Nel periodo storico in cui vive Dante, la Chiesa snatura questa teoria concentrando nelle sue mani il potere temporale oltre che quello spirituale perdendo quindi di vista il suo reale compito. La chiesa è ormai corrotta, priva di valori e infestata da uomini ambiziosi che prediligono i beni terreni rispetto alla felicità e alla gloria ultraterrena. Il tema è alla base del progetto stesso della Commedia e percorre tutto il poema, assumendo spesso toni di aspra polemica.
Inferno, Canto XIX
Ed el gridò: «Se’ tu già costì ritto,
se’ tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto. 54
Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio
per lo qual non temesti tòrre a ’nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?». 57
Riassunto e Analisi
Nel canto XIX dell'Inferno Dante e Virgilio si trovano nell'VIII Malebolgia e si imbattono nelle anime dannate, interrate fino ai piedi cosparsi dalle fiamme. Il poeta, che si inginocchia accanto alla buca-bolgia, ricorda un prete nell'atto di confessare un assassino. La posizione del dannato richiama la stessa pena che veniva inflitta nel Medioevo agli assassini: interrati con la testa nel suolo, punizione che rappresentava la loro vicinanza alla corruzione delle cose terrene.
Le anime descritte da Dante sono coloro che in vita si macchiarono del peccato di simonia e attraverso queste due immagini egli vuole esprimere il forte attaccamento della Chiesa ai beni materiali; come i simoniaci che estorcevano denaro in cambio di beni spirituali.
Tra questi spicca la figura di un dannato i cui piedi sono avvolti in fiammelle di un colore più vivace rispetto a quelli degli altri, costui si rivela essere papa Niccolò III. Dante gli chiede di parlare e il peccatore, scambiandolo per papa Bonifacio VIII, gli domanda perché sia già giunto all'Inferno e se sia già stanco di fare scempio della Chiesa.
Successivamente profetizza che proprio il papa Bonifacio VIII finirà nella sua stessa condizione, sopra di lui nella buca dedicata ai simoniaci. Questo è un astuto stratagemma ideato da Dante volto a criticare fortemente papa Bonifacio VIII che, ancora in carica durante la scrittura dell'opera, non poteva essere mandato all'Inferno, ma predestinato dalla profezia di un papa macchiatosi del suo stesso peccato.
Purgatorio, Canto XVI
Soleva Roma, che ’l buon mondo feo,
due soli aver, che l’una e l’altra strada
facean vedere, e del mondo e di Deo. 108
L’un l’altro ha spento; ed è giunta la spada
col pasturale, e l’un con l’altro insieme
per viva forza mal convien che vada; 111
Riassunto e Analisi
Dante e Virgilio si trovano nella III cornice del Purgatorio e incontrano gli iracondi. Tra di essi vi è Marco Lombardo. Dante gli spiega il motivo del suo viaggio e come è stato per lui possibile attraversare i mondi ultraterreni. Tra i due si sviluppa un dialogo in cui Marco Lombardo chiarisce i dubbi di Dante in merito al libero arbitrio.
Successivamente Marco Lombardo spiega perché sia necessaria la distinzione tra potere temporale e potere spirituale. L'anima appena nata è come una fanciulla che si indirizza verso ciò che le dà piacere in accordo con la sua primitiva natura: si rivolge quindi anche a quei beni terreni e materiali che portano una falsa felicità e deve essere pertanto guidata da una persona che applichi le leggi. Tale ruolo dovrebbe essere rivestito dall'imperatore, ma, poiché il papa ha concentrato nelle sue mani anche il potere temporale ostacola la funzione dell’imperatore e dà lui stesso un cattivo esempio ai fedeli.
Roma aveva due autorità, definite soli, che illuminavano le due diverse strade, esse si sono soffocate a vicenda perché l'unione tra spada (potere temporale) e pastorale (potere spirituale) non è positiva. La corruzione della Chiesa è quindi evidente ed è anche causa della corruzione dell'Italia, definita come costei ch’è fatta indomita e selvaggia nel canto VI del Purgatorio.
Paradiso, Canto XXVII
Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio, il luogo mio, che vaca
ne la presenza del Figliuol di Dio, 24
fatt’ha del cimitero mio cloaca
del sangue e de la puzza; onde ’l perverso
che cadde di qua sù, là giù si placa». 27
Riassunto e Analisi
Mancano ormai pochi canti prima che Dante possa finalmente raggiungere Dio e terminare il suo viaggio, ora si trova nell'VIII Cielo delle Stelle Fisse. Il canto si apre con un magnifico canto, Gloria, il quale rallegra moltissimo il poeta che è stato appena promosso negli esami delle virtù teologali. In seguito si accosta a lui San Pietro che muta il suo volto da un bianco candido ad un vermiglio acceso e che comincia un'invettiva piena di sdegno contro la Chiesa. Bonifacio VIII, chiamato in causa attraverso una perifrasi, viene accusato con toni accesi evidenti nella triplice ripetizione dell'espressione il luogo mio, toni che sfociano anche in espressioni di registro basso come cloaca.
È rilevante la contrapposizione tra il glorioso canto iniziale e l'ira di San Pietro che si spande per la cantica attraverso il cambiamento del colore delle anime dei beati che trascolorano come la nube che alla fine e all'inizio della giornata viene tinta dalla luce del sole. Non è un caso che Dante abbia scelto San Pietro come portavoce di questa invettiva perché egli è il primo papa nella storia del cristianesimo e deve essere quindi il primo ad inveire di fronte alla scostumatezza e discordia causate dalla Chiesa. Il giudizio dell'apostolo è sicuramente ispirato da Dio, ma, nell'uso di termini di un registro basso, egli si avvicina a tutti quegli uomini che riconoscono la corruzione della Chiesa e che ne vedono i disastrosi effetti sull'unità tra gli uomini. Il discorso si conclude con la profezia che un giorno la Provvidenza ristabilirà l'ordine; Dante dovrà essere il messaggero di questa nuova notizia da portare a tutti gli uomini.
L'influenza delle ingerenze di Bonifacio VIII sulla vita politica di Dante
Dante venne esiliato dalla città che tanto amava, Firenze, in seguito ad una infondata accusa di baratteria, ovvero corruzione nell'esercizio di cariche pubbliche. Questo derivò dalla sua contrapposizione al volere dei guelfi neri, i quali sostenevano che il Papa dovesse governare Firenze. Con questo iniziò un conflitto con Papa Bonifacio VIII, il quale sosteneva i guelfi neri, che in seguito portarono il sommo poeta all'esilio. Secondo Dante è con il papa che dilaga la corruzione all'interno della Chiesa, la stessa corruzione che ispirerà moltissimi versi della Commedia e trova salde radici nella traumatica esperienza personale di Dante.
Conclusione
Con questo sito abbiamo voluto offrire un breve saggio avvalendoci rispettivamente dei canti: XIX Inferno, XVI Purgatorio e XXVII Paradiso. Si potrebbe approfondire ulteriormente questa tematica attraverso i seguenti riferimenti: Paradiso XXI vv.127-135, Inferno XXVII vv.85-93, Paradiso XVII vv.49-51.
Dante ne analizza minuziosamente tutti gli aspetti esaltando gli apostoli e i santi, colonne della Chiesa, come Pietro, e giudicando con durezza chi invece al suo tempo l'ha rovinata, come Bonifacio VIII.
Jacopo Beltrami & Giovanni Spallanzani