La multifunzionalità si è dimostrata una risorsa sempre più importante per l'agricoltura italiana. Un ruolo riconosciuto nella costruzione del Piano Strategico della PAC.
La multifunzionalità rappresenta una componente fondamentale dell'agricoltura italiana e, con il passare degli anni, il suo ruolo si sta rafforzando come confermato dai dati del 7° Censimento generale dell'agricoltura diffusi dall'Istat nel corso del 2022 e riferiti all'annata agraria 2019-20[1].
L'incidenza delle aziende con attività connesse, sul totale delle aziende agricole italiane, è cresciuta, tra il 2010 e il 2020, passando dal 4,7% al 5,8% in conseguenza di una minor riduzione del numero di aziende (-14,5% per le aziende multifunzionali, contro -30% per le aziende totali). Tale dato assume un significato ancora maggiore se si considera che l'annata agraria di riferimento è coincisa, in parte, con l'inizio della diffusione del Covid-19n che ha impattato molto negativamente proprio su alcune delle principali attività connesse (agriturismo, didattica e agricoltura sociale, contoterzismo).
Le aziende multifunzionali, inoltre, sono condotte più frequentemente da imprenditori giovani rispetto al complesso delle aziende agricole (il 18,7% delle aziende con attività connesse ha un capo azienda under 41 contro il 9,3% delle aziende agricole) e sono più digitalizzate, fattore, quest'ultimo, direttamente collegato alla più giovane età dei capi azienda. Tra le aziende con attività connesse l'incidenza della digitalizzazione è, infatti, quasi quattro volte superiore rispetto al totale delle aziende agricole (61,7% contro 15,8%): tra queste, le più informatizzate sono le unità agricole che svolgono attività di fattoria didattica (76,6%), agricoltura sociale (71,5%) e agriturismo (69,3%)[2].
L'incidenza delle attività multifunzionali sul settore agricolo italiano è molto evidente anche in chiave economica, con un valore della produzione, pari a oltre 12,5 miliardi di euro nel 2021, che è cresciuto di circa il 50% negli ultimi dieci anni e rappresenta, ormai stabilmente, più di un quinto del valore complessivo del settore primario del nostro Paese (Fig.1).