outside the box
I giornali sono cibo per i pensieri, guai se diventiamo inappetenti
Leggere quotidiani e settimanali è un’abitudine che porta molti vantaggi, anche pratici. Senza dimenticare che una nazione informata è una nazione libera
di Beppe Severgnini
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Un quotidiano è un menù preparato da gente del mestiere. La lettura consente di conoscere i dettagli di una questione, di approfondirla, di leggere un commento (con cui convenire o dissentire). È una forma di studio. E lo studio paga, in tutti i sensi. Sapere le cose permette di cogliere le opportunità, di evitare gli errori, di lavorare meglio, di guadagnare di più (perché no?). Perfino di vincere le elezioni. Se il Partito democratico ha perso, in fondo, è perché non ha studiato abbastanza (i motivi dell’ansia degli elettori, ad esempio).
Non ho mai temuto internet, che utilizzo professionalmente dal 1994. Conosco la potenza della televisione e sono ammirato dalla resilienza della radio: ho frequentato, e continuo a frequentare, l’una e l’altra. Ma ogni volta che trovo il tempo di leggere attentamente un quotidiano o un settimanale – in viaggio, spesso – mi accorgo e di avere imparato qualcosa e di avere nuove idee. Food for thought, si dice in inglese. Cibo per i pensieri.
La raccomandazione non vale solo per voi lettori; vale anche per noi giornalisti. Leggiamo i giornali meno di prima; alcuni hanno quasi smesso di farlo (le mazzette intonse in alcune redazioni lo dimostrano). Perché abbiamo poco tempo, perché abbiamo tanto da fare, perché crediamo di conoscere le cose leggendo un titolo sul telefono o passando davanti al televisore. Per i giovani colleghi il rischio è maggiore: sono infatti costretti a produrre molto, in fretta e da soli (quando dovrebbero produrre meno, con più calma e accompagnati).
So di combattere una battaglia difficile. Non occorre conoscere le cifre della diffusione dei quotidiani per capire che la nostra società sta perdendo un’abitudine. Basta salire su un treno, entrare nel metro, avere figli di vent’anni. Ma le battaglie difficili sono, spesso, le più interessanti. Se hanno un senso, naturalmente. E questa ce l’ha. Una nazione informata è, e resterà sempre, una nazione libera. Il giorno in cui saremo solo contatti pubblicitari, smetteremo di essere cittadini.
State a sentire la “melodia” della narrazione di Severgnini: “I giornali sono formativi e utili. Per tutti, non solo per un ragazzino che sogna di fare il giornalista – scrive Severgnini – fate una prova. Oggi, domani e dopodomani leggete con attenzione il Corriere, compreso questo numero di 7. A cena, sabato, vi accorgerete di poter parlare con facilità di politica ed economia, cronaca e libri, cinema e tendenze. Stupirete gli amici, sarete stupiti voi stessi. Vi renderete conto di essere informati, di sapere le cose. E sapere le cose, da che mondo è mondo, è un vantaggio.