Intervista con l'autore, Giuseppe Barone
In questo volume di recentissima uscita Giuseppe Barone traccia una storia del catalogo dei classici greci e latini dei tipi Felice Le Monnier dal 1840 al 1999. L’analisi del catalogo segue lo sviluppo di fasi fondamentali della storia italiana, a partire dal Risorgimento, e si intreccia con le sue evoluzioni sociali e politiche fino alla fine del XX secolo.
Come è nata l’idea del libro?
Il saggio è tratto dal lavoro di tesi con cui conseguii la laurea magistrale in Editoria e scrittura all’Università La Sapienza di Roma. La commissione giudicatrice, infatti, decise di riconoscere alla mia ricerca la dignità di stampa. Le ragioni che mi spinsero a dedicarmi a quest’argomento sono essenzialmente due: la prima è il mio interesse per la ricezione della cultura classica nell’età moderna e contemporanea; la seconda è l’attuale assenza di studi che ricostruiscano il catalogo della produzione editoriale della casa editrice Le Monnier. Il volume, infatti, tenta di colmare umilmente, in piccola parte, questa lacuna, con l’augurio di fare da apripista a futuri lavori di sempre maggiori studiosi.
Cosa l’ha sorpresa o particolarmente colpita nello studiare il catalogo?
Senza alcun dubbio mi ha sorpreso positivamente constatare nel catalogo la presenza di autori classici meno noti al grande pubblico. Mi riferisco a Favorino di Arelate, del quale furono pubblicate le opere nel 1966; a Erode Attico, di cui fu edita nel 1968 la Peri Politeias; a Marco Valerio Probo, le cui Bucoliche furono date alle stampe nel 1970; a Mario Vittorino, del quale Le Monnier pubblicò l’Ars grammatica nel 1967, e a Valerio Flacco, di cui nel 1997 furono edite le Argonautiche. Può essere interessante riflettere sul dato che questi scrittori meno blasonati siano entrati nel catalogo tutti nella seconda metà degli anni ’60.
Ha avuto modo di riscontrare casi nei quali ci fosse un legame tra le scelte del catalogo e i mutamenti della società?
I casi nei quali tale legame appare palese sono numerosi. Emblematiche, ad esempio, sono in merito le pubblicazioni curate, durante il periodo risorgimentale, da Atto Vannucci, nelle quali si avverte forte il clima di quegli anni connotati dall’ideale della libertà e dell’indipendenza italiana. Non a caso per il primo capitolo del mio libro ho pensato al titolo “Influenze di stagione”, volendo evidenziare proprio l’incisività dei mutamenti culturali e sociali sulle scelte editoriali della Le Monnier nel corso dell’Ottocento. La considerazione può essere estesa anche al secolo successivo, dove, durante il ventennio mussoliniano, la predilezione del fascismo per il latino si evince in maniera manifesta nel catalogo lemonnieriano, in cui in quell’arco temporale le edizioni di classici latini sono maggiori di quelle delle opere greche.
Il Novecento porta particolari cambiamenti nel catalogo?
Come accennavo poco prima, nel Novecento la casa editrice fiorentina dovette fare i conti con l’avvento del fascismo. Infatti il cambiamento dei programmi scolastici comportò modifiche nei testi, molti dei quali dovettero essere accantonati. La Riforma Gentile, che innalzò il latino a materia princeps, portò la Le Monnier ad ampliare la propria offerta di classici dell’Antica Roma. Un altro cambiamento significativo fu causato poi dall’istituzione della scuola media unica nel 1962. Tale legge, oltre ad unificare i precedenti percorsi della scuola media tradizionale e dell’avviamento professionale, propugnò la considerazione dei licei come luoghi destinati a trasmettere una preparazione generale: lo stesso liceo classico doveva perdere i connotati della specializzazione filologica, attraverso un curriculum integrato in cui le discipline caratterizzanti l’indirizzo umanistico si saldassero con le materie prettamente scientifiche. Questa circostanza fece registrare una diminuzione della pubblicazione delle opere della letteratura greca.
L’intervista è a cura di Francesca Salvatori, dottoranda in Latin Language and Literature all’Università di Durham (UK).